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USA:ZERO BATTE ZERO

Bush sembra aver vinto di stretta misura la sfida con lo sfidante
democratico. Sarà probabilmente riconfermato come amministratore
unico dell’imperialismo al servizio del Crimine Organizzato

DI GABRIELE ADINOLFI

Tutto può ancora succedere; tuttavia la riconferma di Bush sembra
scontata. Una vittoria striminzita per l’inquilino della Casa Bianca
(249 grandi elettori contro 242) ma più consistente di quella che
aveva ottenuto quattro anni fa contro Al Gore.

Lo scontro fra le due nullità che si contendevano il titolo di primo
amministratore della macchina imperialistica al servizio del
capitalismo cannibale – altra dicitura di quel Crimine Organizzato
che domina il mondo dal 1945 – sembra essersi conclusa con la
vittoria di colui che aveva dalla propria l’apparato di potere. I
democratici hanno immediatamente attaccato l’Amministrazione
accusandola di brogli, particolarmente in Ohio dove la vittoria del
presidente uscente non sembra chiara.

Kerry aveva tutte le carte in regola, nella società dello
spettacolo, per sostituire Bush: dalla sigla JFK che richiama in
modo subliminale al mitizzato Kennedy, all’appoggio della totale
congerie degli uomini dello spettacolo. Persino alcuni dei falchi di
Bush, ad esempio Perle, avevano dato segni di aperture sospette
verso i potenziali nuovi occupanti della Casa Bianca.

Intendiamoci, se avesse vinto Kerry, le cose non sarebbero
migliorate ma, probabilmente, peggiorate.

La politica dello sfidante democratico non si discostava da quella
del presidente in carica se non per delle sfumature, o meglio per
delle verniciature.

Gli Usa non possono fare altra politica da quella che conducono
oggi: una politica di sopravvivenza e di egemonia; l’una e l’altra
vanno di pari passo per quel colosso di argilla che vive del lavoro
del sud, del danaro degli altri paesi del nord, della sua potenza
militare al servizio di una cupola mafiosa che coordina un
perfezionato sistema criminale, articolato e concentrico.

Succubo dell’arroganza dei neocons, Bush non ha fatto altro che
esacerbare le contraddizioni, fino a spingere gli uni nelle braccia
degli altri importanti paesi subalterni che stava rapinando
(Francia, Germania) e potenze che sta minacciando (Russia, Cina),
incrinando persino, sia pure in minima parte, quell’alleanza
oggettiva che lega gli Usa all’Iran da mezzo secolo e che non si è
infranta con la caduta dello Scià ma ha soltanto trovato un
intermediario particolare: Israele.

Kerry, se una volta eletto avesse fatto la politica promessa, nei
prossimi mesi avrebbe smussato qualche angolo, ridotto le frizioni
nel nord del pianeta, e ci avrebbe coinvolti tutti, via Onu, a
partecipare più attivamente al disastro ecologico e umano che si
perpetra sotto la bandiera stelle e strisce.

Tutto sommato dovremmo essere più soddisfatti che continui Bush,
allora. Sempre che continui. Perché, come insegna l’esperienza, i
presidenti una volta eletti spesso cambiano politica. Che Bush
faccia esattamente quello che sbandierava Kerry non è dunque affatto
escluso.

In ogni caso, con la vittoria di zero su zero, l’essenziale permane.
Buon incubo, abitanti del mondo !

Gabriele Adinolfi
Fonte:http://www.noreporter.org/dettaglioArticolo.asp?id=1824

3.11.04

Pubblicato da Davide