UNO SGUARDO DA VICINO SUL VIETNAM

DI DERRICK Z. JACKSON

Gli 80 miliardi di dollari recentemente richiesti dal presidente Bush porta i costi di guerra dell’Iraq e dell’Afghanistan (dov’è finito Osama?) a oltre 300 miliardi.
Le spese per il Vietnam ammontarono a circa 584 miliardi di dollari, secondo una stima dell’Ufficio Congressuale per la Ricerca. L’Iraq è già costato molto di più nella valuta attuale rispetto alla Guerra Civile o alla Prima Guerra Mondiale. Si stanno per superare i costi della Guerra di Corea. Tra due o tre anni supereremo le spese sostenute per la guerra in Vietnam.
Questi 80 miliardi di dollari ci danno modo di certificare che l’Iraq, in termini finanziari, è da classificare la guerra più terrificante della storia dell’America.

Gli americani sono stati portati a credere di essere in grado di tener testa alle nazioni più pericolose sulla faccia della terra. Quando l’ex consigliere finanziario della Casa Bianca Lawrence Lindsay osò dire che un’invasione sarebbe andata a costare tra i 100 e i 200 miliardi di dollari, il responsabile dei fondi della Casa Bianca Mitch Daniels rispose subito che la sua previsione era “esageratamente alta”.Daniels stimò il costo tra i 50 e i 60 miliardi. La stima di Lindsay invece fu attaccata persino dall’ex Segretario del Tesoro Paul O’Neill che disse: “Non so a cosa stava pensando Larry”.

Il Generale Eric Shinseki osò dire durante un’udienza in Senato che “la richiesta di diverse centinaia di migliaia di soldati” sarebbe stata inoltrata dopo l’invasione per il mantenimento del “controllo su un appezzamento di terra in cui le varie tensioni derivanti dalle etnie potrebbero portare ad ulteriori problemi”. Shinseki affermò: “Ci vuole una grande presenza di fanteria per mantenere un ambiente sicuro, così da assicurare cibo alla popolazione, distribuzione dell’acqua e tutte le normali responsabilità legate all’amministrazione di situazioni come questa”.

Anche il segretario alla difesa il deputato Paul Wolfowitz era contrario: disse che Shinseki “è andato abbondantemente oltre il limite”.

Con ogni richiesta supplementare, l’Iraq diventa la missione che più oltrepassa il limite dai tempi del Vietnam.

Una volta stavano cercando Osama. Se lo sono perso mentre cercavano di trovare Saddam Hussein. Hanno accusato Saddam di detenere armi di distruzione di massa puntate sulle condutture d’aria e sugli acquedotti americani. Invece noi siamo diventati grandi come le armi di Saddam, sempre presumendo che si creda che i migliaia di civili iracheni uccisi per necessità durante la nostra invasione fossero in effetti esseri umani.

Il vicepresidente Dick Cheney una volta affermò che le forze americane sarebbero state “accolte come liberatrici”. Il segretario alla difesa Donald Rumsfeld disse di avere “prove ineluttabili” che una volta catturato Saddam, i suoi ex soldati avrebbero deposto le loro armi per celebrare la libertà dell’Iraq.

Ma anche la vera cattura di Saddam non ha fermato gli effetti del caos. A quasi 2 anni dall’invasione l’Iraq rassomiglia di più ad una guerra civile che ad una società civile. Ci sono stati tanti attacchi contro i soldati americani, la polizia irachena e i civili negli ultimi mesi quanti ce ne furono a Settembre, cioè 2.736.

Politicamente parlando, Bush non ha nessun altro posto in cui andare tranne il Vietnam. Durante la sua conferenza stampa di mercoledì, era così occupato nell’esporre i lati positivi del caos che si era creato, che non disse nulla a proposito dei soldati americani morti.

Nello stesso giorno in cui Bush disse: “Milioni di votanti iracheni dimostreranno il loro coraggio, l’amore per la patria e il desiderio di vivere in libertà”, uno dei comandanti americani a Baghdad disse che la capitale di quel paese restava sempre “territorio nemico”.

Mentre Bush si pavoneggiava dicendo: “Ho saldamente piantato la bandiera della libertà”, Raad al-Naqib, un dentista di Baghdad, dichiarò al New York Times: “Gli americani sono parte del terrorismo. Sono così spaventati che qualcosa gli accada che cominciano a sparare all’istante.”

Con le previsioni che un’occupazione protratta possa diventare sempre più solida di giorno in giorno, i confronti tra l’Iraq e le altre guerre della storia dell’America non sono più fuori questione.

In dollari attuali, la Seconda Guerra Mondiale è costata 2,9 trilioni. L’economista di Yale William Nordhaus stimò che un lungo conflitto in Iraq sarebbe costato fino a 1,9 trilioni. L’economista Warwick McKibbin, membro della banca centrale australiana, disse che un conflitto che durerà fino al 2010 potrebbe costare più di 3,5 trilioni di dollari.

È certo che ci saremo fino al 2010. Bush ha affermato nell’Aprile 2004 che le forze americane non staranno “un giorno più del necessario”.

Ma la sua strategia militare si basa sul fatto che ci vorranno da 3 a 5 anni per addestrare una forza irachena competente. Una volta Bush e i neo-cons promisero un’azione così completa da parlare apertamente di un “successo catastrofico” in cui iracheni grati si sarebbero precipitati verso le truppe americane e causato una crisi umanitaria.

La richiesta di 80 miliardi di dollari è la prova che quel successo è stata una catastrofe.

Derrick Z. Jackson
Fonte: www.commondreams.org/views05/0128-33.htm
28.01.05

Traduzione per Comedonchisciotte.net a cura di Mimosonamia

Pubblicato da Davide

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