Home / ComeDonChisciotte / UNO SCORCIO SUL BOSFORO

UNO SCORCIO SUL BOSFORO

DI ISRAEL SHAMIR

the truthseeker

Navi da trasporto dai pesanti carichi, transatlantici, navi passeggeri, navi da crociera e una miriade di traghetti, affollati di turisti, sbuffano, dalla Torre di Leandro, che si erge sulla nera roccia tra le chiare acque e, si aprono la strada al di là di montagne, simili a moschee nella terraferma, per entrare nel Bosforo, questo enorme Dio dalle sembianze di fiume, che scorre tra il Mar Mediterraneo e il Mar Nero. La città, una delle più grandi capitali dell’uomo di tutti i tempi, si è trovata a cavallo tra Europa e Asia sin dai tempi dell’imperatore romano Costantino, fondatore di questa nuova Roma. Un millennio fa era la più grande città del mondo, ed è ancora enorme. Vi abitano 15 milioni di persone e 20 milioni di turisti la visitano ogni anno. La sua grandezza spiega una strana visione da parte dell’eretico storico russo Anatolij Fomenko, sostenitore dell’idea che Gerusalemme, Roma, Babilonia, Mosca, e Londra non sono che immagini smarrite di questa città, il vero Impero.

Nonostante le sue dimensioni e la sua storia, la città è vigile e vivace, in modo pacifico, quasi riservato. Non sembra affollata – fatta eccezione per i punti caldi. Le strade sono pulite, il verde è ben curato, i brutti mercati delle pulci, di recente comparsa, se ne sono andati; vecchi edifici sono stati restaurati, i fatiscenti palazzi sono stati messi a nuovo, senza l’ombra di risparmio. Anche il Bosforo è stato ripulito, per la prima volta in assoluto gli scarichi fognari non vi sfociano più. Moderne autostrade circondano e attraversano la periferia, senza invadere i confini delle aree storiche.

Come antica sede del Califfato e sede di un governo islamico, la città ha trovato un giusto equilibrio tra fede e modernità. Le scuole sufi sono abbondanti e uomini dotti vi discutono di teologia, confrontando d’Aquino e Palamas con Ibn ʿarabī e Ibn Tofail. Gli armoniosi richiami alla preghiera dei Muezzin non disturbano i clienti dei caffè, mentre sorseggiano i loro drink. Le ragazze sono libere di indossare il velo o le minigonne ed entrambe le alternative vengono sfruttate.

Ancora più importante, il governo non sottoscrive una libera economia di mercato, evitando così gli eccessi neoliberali dei vicini. Ci sono molti caffè di proprietà comunale, in particolare nei parchi, i cui prezzi sono decisamente abbordabili, e quelli ospitati in antichi lussuosi palazzi imperiali, dove non esistono quote d’ingresso. Non vengono serviti alcolici e le famiglie con bambini ne sono attratte. In centro città gli affitti sono tenuti bassi per consentire alle librerie di sopravvivere e prosperare. La stretta globale è evidente in Turchia come altrove, ma qui le persone povere ricevono sussidi concreti, mentre alle classi stipendiate vengono forniti generosi prestiti per aiutarle ad andare avanti. I prezzi sono tenuti sotto controllo, evitando bruschi aumenti; il consumismo eccessivo è scoraggiato. I ricchi sono ricchi, e i poveri sono poveri; ma i ricchi non lo ostentano e i poveri non si disperano.

Le persone sono modeste, servizievoli e inoffensive; una bella differenza dalla Turchia di Fuga di Mezzanotte. Sono persone oneste e schiette e non si vantano di loro stessi. Non sono molti artistici e la loro cucina è molto simile a quella britannica. Se non è un gran complimento, non era stato concepito per esserlo: sono stati costruttori dell’impero e certe nazioni non sono solitamente amanti della buona cucina. Il popolo francese apprezzava troppo la buona cucina e le loro donne erano troppo attraenti perché il loro impero potesse essere sopravvissuto.

Istanbul non è l’unica oasi di benessere del paese, come capita spesso per tutte le capitali al di fuori dell’Europa. Adesso che ho viaggiato per tutta l’ampiezza della Turchia, ho visto ovunque la modernizzazione degli ultimi dieci anni: le strade sono piane, le case in buono stato, i mercati affollati, le persone ben vestite, le città né grigie né troppo sgargianti, ma molto moderne. È davvero una grande conquista da parte del moderato governo islamico, guidato dal primo ministro Erdogan.

La Turchia non è più il caso disperato che era negli anni ’60 e ’70. Ho conosciuto un paio di immigrati turchi in Germania, mi hanno detto che i loro padri presero una decisione affrettata quando lasciarono la loro patria per l’Europa quarant’anni fa. Vorrebbero tornare in Turchia, anche se non sarebbe facile trovare lavoro e riconnettersi ad un ambiente a loro “estraneo”, perché cresciuti nell’Europa occidentale. Ad ogni modo, non vi è una migrazione di massa dalla Turchia; l’incubo di milioni di turchi in cammino verso l’Europa si è dissipato. Preferiscono stare a casa, perché i turchi sono davvero orgogliosi della loro patria.

Erdogan è popolare, davvero carismatico – mi dicono. Ha sconfitto i suoi avversari e la sua posizione al comando non si discute. Per buone ragioni: la Turchia sta andando proprio bene, grazie. Il paese prospera, i redditi sono raddoppiati, il PIL triplicato (un PIL notevole di un trilione di euro -mille miliardi ndT- è a portata di mano). Il governo Erdogan può davvero congratularsi per l’ottimo lavoro svolto in Turchia.

II

I turchi hanno superato l’enorme trauma delle deportazioni di massa e delle espulsioni del 1920. Sebbene i greci della città non fossero stati espulsi, quasi tutte le altre comunità cristiane della Turchia furono mandate in Grecia, mentre i musulmani della Grecia furono deportati in Turchia; fu una separazione violenta e dolorosa di due comunità strettamente legate. Come in ogni separazione, le due parti separate – la moglie intelligente e il marito forte – hanno impiegato anni per adattarsi alla nuova posizione.

I greci ne hanno sofferto di più. Erano sparsi in tutto il territorio, occupando posizioni centrali. Alcuni storici turchi preferiscono chiamare la dominazione ottomana “l’impero turco-greco”. I greci erano grandi Visir dell’impero, i quali regnavano sul Mediterraneo, da Alessandria a Damasco fino a Istanbul; erano commercianti e scrittori di poesie, nei giorni della seconda Roma, proprio come durante il regno della prima Roma. Improvvisamente furono rinchiusi in una Grecia piccola e parrocchiale, dove quasi non potevano trovare il loro posto. Il poeta alessandrino Konstantinos Kavafis aveva fortemente sentito che la piccola Atene non avrebbe mai potuto sostituire la perdita delle grandi città costiere. Oggi la crisi greca non può essere compresa senza questa piccola parte di storia.

I turchi ne hanno ugualmente sofferto. Per tradizione avevano servito nelle forze armate e lavorato la terra; senza i greci, le arti e i mestieri subirono un declino, la militarizzazione non venne più verificata, la penuria di cibo era comune, la vita divenne triste e bestiale, come se la loro cultura se ne fosse andata assieme ai greci. Solamente adesso, molti anni più tardi, i turchi sono riusciti a riprendersi, e una ripresa vi è stata davvero.

Il governo Erdogan è buono per le comunità cristiane. I precedenti governi kemalisti della Repubblica di Turchia erano ferocemente anticristiani, ancor più che se fossero stati nazionalisti e antiislamici. Espulsero perfino i turchi Caramanli, perché cristiani. Proibirono alle restanti chiese di essere ristrutturate; i preti non potevano provenire dall’estero. Adesso, le proprietà della chiesa sono in fase di restauro, i fondi sono stati restituiti e i preti sono autorizzati a venire, restare ed ottenere la cittadinanza turca.

Il governo islamico ha permesso ai greci e agli armeni, che avevano lasciato il paese dopo gli scontri e i pogrom degli anni ’50, di ritornare, recuperando i propri beni e stabilirsi nuovamente in Turchia. In precedenza inimmaginabile, l’idea di un’unione con la Grecia comincia ad essere di nuovo presa in considerazione.

I turchi non sono gli unici pretendenti della bellissima Hellas (antico nome della Grecia, ndT): anche i russi la vorrebbero, la loro sorella in Cristo, abbandonata dall’occidente, nelle braccia della loro Unione eurasiatica. Così ha dichiarato Sergey Glaziev, il coordinatore dell’unione (che include oggi Bielorussia, Russia e Kazakistan) al recente forum di Rodi, la crème de la crème di russi, asiatici e dissidenti occidentali. Le offerte non si escludono a vicenda: si può immaginare il loro ménage-à-trois, la resurrezione di un nuovo impero bizantino. Il Kazakistan, musulmano e turco in modo equilibrato, è un vecchio amico della Turchia, così un’alleanza è plausibile. Un altro giro di vite da parte della signora Merkel, è questo può accadere.

Anche in Grecia vige l’idea di un nuovo impero. Ci sono voci che chiedono una riconsiderazione del passato e il riconoscimento dei vantaggi per entrambe le parti, procedendo con cautela. Dimitri Kitsikis è una di queste; ne ho sentite più di una durante la mia visita ad Atene. L’interazione non si limita solo ai dettagli. La scorsa domenica sono stato in una semplice chiesa greca in un sobborgo di Istanbul, e lì ho incontrato un giovane sacerdote greco, recentemente arrivato dalla Grecia, che già padroneggiava il turco e, ancor più sorprendente, ho incontrato un gruppetto di turchi etnici che avevano abbracciato il cristianesimo ortodosso e partecipavano alla funzione. I partecipanti sorridevano in modo benevolo e indulgente mentre recitavano il Padre Nostro in turco.

III

E tutti questi meravigliosi risultati che vorrebbero distruggere, sprecare e lasciare andare in malora. Mi riferisco a ciò che il governo turco sta tramando contro la Siria. Sarebbe già abbastanza grave se avessero l’intenzione di mandare le loro legioni a Damasco; sarebbe sbagliato, ma comprensibile, dato che Damasco e Aleppo sono parte del passato per il popolo turco, come Kiev e Riga lo sono per il popolo russo, o Vienna e il Tirolo per quello tedesco. Ma quello che stanno facendo è invece molto peggio.

I turchi stanno ricreando lo stesso scenario afgano che già era stato messo in atto dal Pakistan: riuniscono i militanti più fanatici da tutto il mondo, forniscono loro le armi e li mandano infiltrati oltre il confine siriano sotto il riparo delle loro stessa artiglieria.

Ci sono rapporti che segnalano che i Jihadisti di Al-Qaeda e i Talebani siano volati dal nord Waziristan in Pakistan fino al confine turco con la Siria, per esempio quello del 10 settembre, sul volo n°709 della compagnia Turkish Airlines, sotto gli auspici dei servizi segreti turchi, sulla rotta aerea Karachi-Istanbul. I 93 militanti erano originari di Saudi Arabia, Kuwait, Yemen, Pakistan e Afghanistan e comprendevano un gruppo di arabi residenti in Waziristan. Questo rapporto non poteva essere controllato singolarmente, ma ce ne sono molti riguardanti Jihadisti stranieri che hanno fatto rotta verso la Siria via Turchia.

Questo è esattamente ciò che il Pakistan ha fatto sotto la guida degli Stati Uniti negli anni ’80. A quel tempo l’Afghanistan aveva un governo laico, le donne lavoravano come insegnanti, le università erano piene, sorgevano fabbriche, e l’oppio era sconosciuto; anche il Pakistan godeva di buona salute. Pochi anni dopo, L’Afghanistan implose in una guerra civile (con il pretesto di “combattere i comunisti senza dio”) e il Pakistan seguì la via della perdizione. Dopo aver portato alla rovina l’Afghanistan, i guerrieri cominciarono a terrorizzare il loro ospite pakistano. Ora il Pakistan è uno dei paesi più poveri del mondo. È stato divorato dalla malattia che avevano nutrito e esportato, da uno jihadismo insensato.

Questa malattia ideologica è simile alla guerra batteriologica. Puoi sperare che i tuoi vicini vengano infettati dal parassita che tu stesso hai consegnato, ma presto anche l’intera popolazione verrà contagiata. Per questo motivo nessuno ha provato la guerra batteriologica su larga scala. È un suicidio. E questo è esattamente l’equivalente di ciò che il governo turco sta facendo adesso: portare i Jihadisti in Siria; ma per quest’ultimi è solo questione di tempo tornare in Turchia.

Io rispetto i sentimenti islamici dei turchi. Li vedo nelle moschee; conosco i loro ordini sufi e il loro gradimento di massa. Molti turchi si riuniscono a Konya, dove venerano il ricordo del grande poeta sufi Rumi, amato dalla California a Teheran. Il governo islamico è stato un vero successo in Turchia. Per quale motivo vogliono allora seguire il Pakistan sulla strada della perdizione?

Un saggio, scritto da Ahmet Davutoglu, ministro degli Esteri e principale promotore dell’intervento turco in Siria, è la risposta a questa domanda. Lo scrisse ancora studente universitario, più di 20 anni fa, e un conoscente, che aveva studiato con lui, se lo ricorda bene. Possiamo e dovremmo fare un patto con Satana, se necessario, aveva scritto il giovane Davutoglu.

A suo parere, l’Islam sunnita, del tipo praticato sotto l’impero del sultano Selim I e dei suoi successori (che postula uno scisma incolmabile tra Creatore e Creazione) non è solo l’unica vera fede; è una garanzia ferrea di buoni risultati: uno stato guidato da tale fede non può sbagliare. Anche le azioni malvagie saranno convertite dall’Onnipotente in buoni risultati. Per questo motivo, scrisse, l’impero è sopravvissuto e ha governato per 600 anni.

Ecco perché, aveva scritto il giovane Davutoglu, la Turchia islamista può costruire alleanze con partner forti, ed è irrilevante se questi poteri siano buoni o cattivi. Ciò significa che possiamo anche fare un patto faustiano con il diavolo, per poter trionfare grazie alle nostre convinzioni e con l’aiuto dell’Onnipotente. L’america è Satana per Davutoglu, come lo è per molti musulmani, ma armato della sua discutibile filosofia, è pronto ad unirsi a Satana, per un ulteriore gloria della Turchia.

Questa lettura, molto poco ortodossa, dell’Islam potrebbe essere influenzata dai suoi contatti con gli Yezidi, il cui atteggiamento nei confronti del diavolo nel migliore dei casi è ambiguo o, più meglio ancora, con quelli dei Dönmeh, seguaci di Sabbatai Zevi, che credeva che tutto è permesso è che quindi peccare è la migliore strada verso la salvezza? Le persone con credenze più ortodosse sanno che coloro che hanno a che fare con Satana, finiranno per farsi del male, perché non esiste un cucchiaio abbastanza lungo per poter mangiare con lui.

Poi arrivò il momento in cui la sua discutibile filosofia diventò discutibile politica. Gli Stati Uniti gli chiesero di portare militanti in Siria è così è stato fatto.

I miei amici turchi hanno sottolineato che Erdogan personalmente non aderisce a queste credenze teologiche, ma è guidato da considerazioni di ordine pratico. La questione di un’allenza con gli Stati Uniti e la NATO ha causato un divario tra Erdogan e il suo ex insegnante Necmettin Erbakan. Erbakan ne era contrario; Erdogan la considerava un dato di fatto. Erdogan vinse; la maggioranza dei seguaci di Erbakan ha seguito Erdogan. Formato il partito riformista AK, è salito al potere 10 anni fa e in generale ha avuto successo. La minoranza ha invece costituito il partito integralista Saadet (detto anche “L’islamico rivoluzionario”), che non ha avuto successo alle urne, sebbene avesse una certa influenza.

Contrariamente a ciò che potrebbe pensare uno straniero, è il Saadet ad obiettare fortemente l’avventura siriana di Erdogan e Davutoglu. Anche se l’intervento in Siria venga spesso descritto come “l’aiuto islamico ai musulmani massacrati”, i leader del Saadet lo percepiscono come un complotto americano contro la Siria e la Turchia.. Il Saadet ha fatto da guida a forti manifestazioni contro l’intervento.

Forse per il ministro Erdogan questo è il momento giusto per ascoltare i suoi vecchi compagni, sconfessando la politica del diavolo riguardo alla Siria, e per fermare la macchina da guerra prima che distrugga tutti gli obiettivi dei quali può giustamente ritenersi orgoglioso. Il sogno di portare la Siria verso una più stretta unione con la Turchia può ancora essere realizzato, ma non scatenando i cani della guerra.

Israel Shamir ha inviato questo articolo da Istanbul. Il suo indirizzo mail è [email protected]

Fonte: www.thetruthseeker.co.uk
Link: http://www.thetruthseeker.co.uk/?p=58719
21.10.2012

Traduzione a cura di ASIA per www.comedonchisciotte.org

Pubblicato da Truman

  • Fabriizio

    Senza nulla togliere alla lettura profonda di Isrel Shamir, possiamo anche supporre che piu’ banalmente Erdogan voglia poter diventare il terminale degli idrocarburi Qatarioti e Sauditi.

  • geopardy

    Potrebbe essere, ma a quale prezzo?

    Un domani dovrebbero anche creare una zona di grande stabilità, altrimenti i gasdotti saltano in aria, come è successo recentemente in Turchia nella zona curda (nonostante ci sia un’enorme presenza di militari turchi lì), in cui per diverse settimane è stato interrotto l’approvvigionamento di gas dall’iran alla Turchia.

    Raggiungere una “stabilità” di tipo afgano non credo sia consona

    Se questo è il motivo principale vedo assai dura la sua realizzazione, certamente dovrà intervenire la Nato a controllare i gasdotti, ma lì ci sono interessi irano-russi enormi che vanno in contro-tendenza.

    Credo che la Turchia rischierebbe di andare in pezzi, sarebbe una guerra lunghissima e con sviluppi inimmaginabili.

    Ciao

    Geo

  • Tao

    Abbiamo sempre guardato al Vecchio Continente come a un modello, dalla laicità ai Lumi Ma oggi è vittima delle sue paure Ho passato la vita intera ai margini dell’Europa continentale: dalla finestra della mia casa o del mio ufficio guardavo oltre il Bosforo e vedevo l’Asia sull’altra riva; perciò, quando pensavo all’Europa e alla modernità, mi sentivo sempre, come il resto del mondo, un pochettino provinciale.

    Come i milioni e milioni di persone che vivono al di fuori del mondo occidentale, dovevo comprendere la mia identità guardando l’Europa da lontano, e nel processo di elaborazione della mia identità mi sono spesso domandato che cosa poteva rappresentare l’Europa per me e per noi tutti. È un’esperienza che condivido con la maggioranza della popolazione mondiale, ma dal momento che Istanbul, la mia città, è situata proprio dove comincia l’Europa – o forse dove finisce l’Europa – i miei pensieri e i miei risentimenti sono stati un po’ più pressanti e costanti.

    Provengo da una delle tante famiglie dell’alta borghesia di Istanbul che hanno abbracciato con convinzione le riforme in senso laico e secolare introdotte negli anni ’20 e ’30 da Kemal Atatürk, il fondatore della Repubblica turca. Per noi, che a metà Novecento conducevamo una vita altoborghese a Istanbul, l’Europa non era semplicemente un posto dove poter trovare un lavoro, un luogo con cui commerciare o da cui attrarre investitori: era in primo luogo un faro di civiltà.

    A questo punto è il caso di sottolineare un fatto importante. Storicamente, la Turchia non è mai stata colonizzata da una potenza occidentale, non ha mai subito l’oppressione dell’imperialismo europeo. Questi ci ha consentito di coltivare più liberamente i nostri sogni di occidentalizzazione all’europea, senza risvegliare troppi ricordi brutti e sensi di colpa.

    Otto anni fa cercavo di convincere chi mi ascoltava di quanto sarebbe stato bello per tutti se la Turchia fosse entrata nell’Unione Europea. Nell’ottobre del 2004, le relazioni fra la Turchia e l’Unione Europea erano all’apogeo: l’opinione pubblica turca e gran parte della stampa apparivano soddisfatte dell’avvio ufficiale dei colloqui per l’adesione.

    Alcuni giornali turchi ipotizzavano con ottimismo che la faccenda non sarebbe andata per le lunghe, che Ankara sarebbe entrata a pieno titolo nell’Unione Europea entro dieci anni, nel 2014. Altri scrivevano resoconti fiabeschi dei privilegi che i cittadini turchi avrebbero finalmente ottenuto una volta entrati nella Ue. Cosa più importante di tutte, ci sarebbero stati investimenti e i tesori infiniti dei vari fondi comunitari avrebbero preso la via della Turchia, consentendo anche a noi, come i greci, di salire un gradino più su nella scala sociale e vivere nel comfort come gli altri europei.

    Nel frattempo diventava sempre più forte, specialmente in Germania e in Francia, il coro delle proteste di gruppi nazionalisti e conservatori contro il possibile ingresso della Turchia nell’Unione. Io mi ritrovai invischiato in questo dibattito e cominciai a interrogarmi (e a interrogare gli altri) sul reale significato dell’Europa.

    Se è la religione a definire i confini dell’Europa, pensavo, allora l’Europa è una civiltà cristiana: e in questo caso la Turchia, la cui popolazione al 99 per cento è di fede islamica, geograficamente fa parte dell’Europa, ma non ha posto nell’Unione Europea.

    Ma una definizione tanto ristretta del loro continente sarebbe soddisfacente per gli europei? Dopo tutto non è il cristianesimo che ha trasformato l’Europa in un modello per le persone che vivono al di fuori del mondo occidentale, ma una serie di trasformazioni sociali ed economiche, e le idee che tali trasformazioni hanno generato nel corso degli anni. Questa forza intangibile che negli ultimi due secoli ha fatto dell’Europa una calamita fortissima per il resto del mondo è, per dirla in parole semplici, la modernità. Come i nostri fidati libri di storia ci hanno insegnato, la modernità è il prodotto di fenomeni squisitamente europei come il Rinascimento, l’Illuminismo, la Rivoluzione Francese e la Rivoluzione Industriale. E l’elemento chiave è che le forze trainanti di questi cambiamenti di paradigma non sono state religiose, ma “laiche”.

    Qualche anno fa, ogni volta che veniva fuori l’argomento dell’Unione Europea, dicevo che la Turchia doveva entrare nell’Unione se dimostrava di essere in grado di rispettare i principi di libertà, uguaglianza e fratellanza. «Ma la Turchia rispetta questi principi?», mi chiedeva giustamente la gente, e ripartiva il dibattito. Ripensando a quei giorni non posso fare a meno di provare un senso di nostalgia per la passione con cui si discuteva, sia in Turchia che in Europa, dei valori che l’Europa doveva difendere.

    Oggi, con l’Europa che si dibatte nella crisi della moneta unica e il processo di espansione che ha subito un rallentamento, pochissimi si preoccupano ancora di ragionare e discutere su questi argomenti. E purtroppo è anche scemato l’interesse positivo che circondava il possibile ingresso della Turchia. In parte perché la libertà di pensiero rimane, tristemente, un ambito in cui il mio Paese è ancora in ritardo. Ma la ragione principale sta indubbiamente nel consistente afflusso di immigrati musulmani dal Nordafrica e dall’Asia in Europa, che agli occhi di molti europei getta un’ombra cupa di dubbio e paura sull’idea che un Paese a maggioranza musulmana entri nell’Unione.

    È evidente che questa paura sta spingendo l’Europa a erigere muri ai suoi confini, e ad allontanarsi gradualmente dal mondo. Mentre il motto Liberté, égalité, fraternité cade pian piano nel dimenticatoio, l’Europa si trasforma tristemente in un luogo sempre più conservatore, dominato da identità etniche e religiose.

    Orhan Pamuk
    Fonte: http://www.repubblica.it
    27.10.2012

    (Traduzione di Fabio Galimberti) © 2012

  • geopardy

    Interessante, ma è proprio quello che mi sarei apettato, giustamente, di sentir dire dell’attuale Europa.

    Diciamocelo chiramente, questa Europa non piace più a nessuno, tanto meno a tanti europei.

    Se per erigere muri intendiamo sottostare pedissequamente alla politica dei muratori isareliani, allora diciamo che questa Europa sta adempiendo ai suoi obblighi di chiusura al mondo.

    Ciao, Geo

  • RicBo

    Decisamente l’Europa sta facendo un errore madornale a rifiutare l’integrazione con la Turchia.

  • albsorio

    I burattinai trovano sempre dei burattini per i loro spochi scopi, peccato —-” I turchi stanno ricreando lo stesso scenario afgano che già era stato messo in atto dal Pakistan: riuniscono i militanti più fanatici da tutto il mondo, forniscono loro le armi e li mandano infiltrati oltre il confine siriano sotto il riparo delle loro stessa artiglieria.”

  • Primadellesabbie

    Trovo deliziosa la descrizione del mondo turco da parte del russo/israeliano sig. Shamir, un esempio di grande giornalismo. Molto interessante il pezzo introdotto da Tao che prendo a pretesto per alcune osservazioni.

    Il vasto mondo islamico é tenuto assieme da un testo sacro che costituisce anche un codice di comportamento e un indirizzo per il pensiero. I commenti a questo testo hanno offerto, nei secoli, la possibilità di qualche difformità (sciiti/sunniti ad esempio). Anche gli Ebrei derivano il loro modo di vivere da un libro sacro che regola anche il loro pensiero, anche in questo caso i commenti e gli studi sviluppatisi nel tempo hanno prodotto qualche corrente (non considero il sionismo una di queste).

    L’Europa trae la sua civiltà dal Cristianesimo…di cui non conosciamo quasi nulla. Un chiaro ed insistito invito all’amore reciproco, qualche parabola e un discorso la cui interpretazione corretta é patrimonio di pochissimi depositari (assieme al resto della dottrina). Questa civiltà é stata costruita per tutta la sua storia “navigando a vista”. Tenuta insieme dal patrimonio costituito dai detriti dell’Impero Romano, alcuni dei quali piuttosto ingombranti. Su questa base é stato detto e fatto tutto e il suo contrario (es. Agostino), padri della Chiesa sono stati “destituiti” (Clemente d’A.), i Concili hanno disegnato un percorso spesso contraddittorio, rivelatori di un vivere alla giornata. Ci sarebbero altre importantissime considerazioni ma queste possono bastare per quello che intendo dire qui.

    Abbiamo, quindi, ricavato un “codice di comportamento” non molto sacro ma molto malleabile, che ci permette di adattarci alle circostanze. In questi ultimi secoli ne abbiamo “goduto” gli effetti. L’enorme anomalia (ma spiegabile) sta in ciò che proprio questa caratteristica di improvvisazione, priva di riferimenti, che consente di cedere il timone a chiunque lo voglia prendere in quel momento ( principi, inquisitori, affaristi, malfattori), con le conseguenze che vediamo (compreso l’apparente enorme successo), proprio questo, dicevo, affascina il mondo!

    La novità sembra essere costituita dal fatto che comincia a non funzionare più e se ne stanno accorgendo anche i più distratti.

  • patrocloo

    Se lo dici tu….

  • mircea79_MI

    Un vero peccato leggere una tale massa di fesserie da parte di un commentatore serio come Israel Shamir…
    Discussioni dotte di teologia e modernità…mister Shamir se un predicatore cristiano prova a promuovere la sua fede in Turchia cosa gli succede? Il caso dei tre protestanti sgozzati a Malatya qualche anno fa non le dice niente??? Allah Aukbar direi no??? Altrochè se sono modeste ed inoffensive…sono passati i bei tempi delle stragi nei balcani contro i poveri contadini cristiani, adesso debbono accontentarsi di un prete ogni tanto poverini. Per tradizione signor shamir i soldati turchi erano cristiani strappati alle loro famiglie e convertiti a forza all’adorazione di un bavoso beduino arabo e del suo idolo pagano pescato in un vecchio santuario della mecca.
    “I turchi hanno superato l’enorme trauma delle deportazioni di massa e delle espulsioni del 1920. Sebbene i greci della città non fossero stati espulsi, quasi tutte le altre comunità cristiane della Turchia furono mandate in Grecia, mentre i musulmani della Grecia furono deportati in Turchia; fu una separazione violenta e dolorosa di due comunità strettamente legate. ” Bè i Turchi avranno superato il trauma delle “espulsioni” del 1920: gli Armeni e gli Assiri non si sono ancora ripresi dal sanguinario sterminio, degno in tutto della migliore tradizione maomettana, che i brutali fanatici turchi hanno loro inflitto in quel periodo, chiaramente e coerentemente Allah Akbar!!!! eh eh eh
    No signor Shamir nessuna malattia ideologica affligge la Turchia, semplicemente memeore dei bei tempi delle guerre sante di sterminio del sanguinario gran turco, che vorrebbe emulare, la turba fanatica turca ha deciso di riprendere la mano contro gli infedeli sciiti atalaiuti della Siria. Tutto qui solo e semplicemente caro vecchio fanatico e brutale islam…e cari vecchi sanguinari ghazi turchi.

  • Kvas

    Manco da istanbul da un paio d’anni ed è cambiata così tanto? Però!
    I turchi adesso sono gentili e premurosi, soprattuto non cercano di fregarti in ogni modo col loro stupido sorriso beduino stampato in faccia!
    Davvero non me ne capacito,
    Di come in un ostello, l’igene e la pulizia siano culture aliene e quando glielo si fa notare fanno spallucce, incredibile il progresso in soli 2 anni!

    Ma come si fa a scrivere simili fesserie??!!!
    Ma soprattutto a concedergli anche spazio!