UNO SCIOPERO CHE VALE PIU' DI UN CONTRATTO

FONTE: ETLEBORO (BLOG)

Il grande sciopero degli autotrasportatori rischia di bloccare il totale approvvigionamento di carburante e di prodotti alimentari. Il ministero dei Trasporti ha deciso in serata di precettare i camionisti impegnati nello sciopero, proclamato dalle Associazioni Cna Fita e Confartigianato, che perpetuerà il fermo del trasporto sino alla mezzanotte di venerdì. Il Governo minaccia la sospensione dall’Albo o la revoca dell’iscrizione, e addirittura la reclusione sino a 4 anni con arresto facoltativo. Alla dura reazione delle autorità risponde la Conftrasporto dichiarando che l’autotrasporto non è un servizio pubblico ma di carattere privato, e per tale motivo esula dal garantire un servizio minimo di rifornimento e di distribuzione di carburante e merci.

Tra i sindacati e le associazioni di categoria continua tuttavia ad aleggiare un’aria di sfida e di indifferenza, mentre le reazioni del Governo sono poco più paragonabili ad un secchio versato su incendio. L’intero sciopero, che ha volutamente emulato la grande azione coordinata degli autotrasportatori francesi, viene difeso come un atto dovuto e legittimo da parte di una categoria che subisce il rincaro del prezzo dei carburanti e delle autostrade, oltre alle pessime condizioni lavorative e salariali. Viene lanciato come un’azione intimidatoria volta a spuntare un maggiore potere contrattuale, ma si trasforma ben presto in panico e caos nelle città e nelle strade.

I distributori di benzina vengono saccheggiati, i supermercati svuotati, in preda alla corsa delle scorte, proprio come se l’intera nazione si stesse preparando per un periodo di grave crisi. L’emergenza “scorte” è scattata ancora prima del previsto, il panico e l’effetto domino hanno giocato un grande ruolo nell’ingigantire la crisi innescata dallo sciopero. Grande responsabilità va attribuita ai media, che hanno lanciato notizie e comunicati sempre più allarmanti, affermando che lo sciopero si sarebbe protratto oltre se non si fosse raggiunto un accordo, e trasmettendo le immagini del blocco delle principali vie di trasporto. Tuttavia, sembra alquanto assurdo che chi ha organizzato tutto questo non ne conoscesse gli effetti, e ha manipolato i media e l’informazione per movimentare oltre alle forze politiche, anche la popolazione. È fin troppo evidente che questo sciopero, organizzato in questo modo, senza una chiara informazione sui servizi minimi offerti e sulle garanzie per i settori di sussistenza della comunità, non è giustificato, da nessun tipo di problema sindacale e contrattuale.

Questo gioco va infatti ad innescare un continuo processo di rialzo dei prezzi, soprattutto dei generi alimentari, sulla scia della speculazione che viene fatta nei giorni caldi di crisi. Allo stesso modo, molti settori economici subiscono dei danni, in seguito al forzato blocco della produzione o della distribuzione, subendo delle conseguenze assolutamente sproporzionate rispetto al problema sociale da affrontare e risolvere. Per non parlare poi delle solite “lacrime da coccodrillo” delle false vittime, come la Fiat che annuncia il blocco degli stabilimenti di Fiat Auto, dove la produzione si è fermata per la mancanza di componenti lasciando inoccupati 17.000 lavoratori: sarebbe questo uno di quei casi rarissimi in cui la Fiat si ferma per responsabilità di altri. Anche il sistema di approvvigionamento dei prodotti agricoli rischia di cedere, con danni che si ripercuoteranno sull’intera filiera produttiva considerando che si tratta di beni altamente deperibili. Nei prossimi giorni, il peggio potrebbe ancora venire se la disinformazione continua e se le persone prenderanno d’assalto i mercati e i supermercati, senza poi alcuna ragione apparente.

La posta in gioco, dunque, non è solo una vittoria sindacale, in quanto il disagio provocato dallo sciopero si è trasformato in vero e proprio sabotaggio, o meglio, in un vero e proprio esperimento che potrebbe risuonare come “prove tecniche” della crisi petrolifera. Consideriamo infatti che lo sciopero italiano degli autotrasportatori di massa è stato preceduto da un simile evento in Francia, tra l’altro in un particolare momento storico e politico per entrambi i paesi, nonché per l’Europa. La Francia deve superare lo scoglio delle grandi riforme imposte dall’Unione Europea e la diffusa sfiducia nei confronti del neo-Presidente Sarkozy, mentre l’Italia deve nascondere la magra credibilità del suo Parlamento che approva con due voti di differenza una legge importante come quella della sicurezza. Tra l’altro, l’intero Governo è bersagliato da scandali, tangenti e legami con strane logge massoniche, con truffe per bancarotta e operazioni di riciclaggio, mentre i soli a restare in piedi sono le classi politiche della magistratura e dei “giustizionisti”. L’intera opinione pubblica è inoltre rivolta alla precaria situazione dei Balcani, che minacciano guerra, e del Medioriente, per il quale non sono ancora svaniti i programmi di invasione e guerrafondai degli Stati Uniti.

In tale situazione, si chiede alla popolazione di “immedesimarsi” con grande realismo in quello che potrebbe accadere se il rifornimento di gas e petrolio fosse interrotto anche per soli 4 giorni, e dunque se non fossero portati a termine accordi strategici di cooperazione energetica. Quella che noi tutti definiamo “massa”, indistintamente, sa benissimo cosa accade in Iraq, in Afghanistan, conosce il significato della “guerra per il petrolio”, e nonostante questo non fa nulla per fermarla o per delegittimare i propri politici. Questo significa che nessuno è disposto a rinunciare al proprio stile di vita consumista e sicuro, e, consapevolmente, legittima tali personaggi a fare tutto ciò che è in loro potere per risolvere il problema. L’Unione Europea, ben cosciente dell’appoggio e del sostegno dei suoi cittadini, sta agendo per porre sotto il proprio controllo il Kosovo, per garantirsi una colonia ambientale nei Balcani, il rifornimento di gas con Algeria e Russia, e il petrolio del Caucaso e della Libia. Tale esigenza spiega le recenti pressioni in seno al vertice EU-Africa di Lisbona per giungere alla redazione di un protocollo di comune accordo su fronti molto delicati, come quello energetico e produttivo, a fronte di una liberalizzazione dei flussi emigratori. C’è dunque da chiedersi se oggi possiamo parlare di semplice sciopero o di sabotaggio coordinato?

Fonte: http://etleboro.blogspot.com/
Link: http://etleboro.blogspot.com/2007/12/uno-sciopero-che-vale-pi-di-un.html
12.12.07

9 Comments
  1. Tao says

    Ricevo e volentieri pubblico un bel reportage di Bernardo Mattiucci, che ieri ha avuto la ventura di esplorare (ignaro) un pezzo di autostrade del Sud Italia. Quel che racconta è davvero impressionante. Sarà così, quando finirà la benzina abbondante?

    Un giorno in autostrada dal nostro inviato Bernardo Mattiucci

    Mi svegliano poco prima delle 8:00. Un imprenditore del paese ha bisogno dei miei servigi: mi chiede se posso andare “di corsa” a Manfredonia a prendere un pacchetto urgentissimo che, causa sciopero, non arriverebbe mai in tempo. Accetto, prendo la macchina e lo raggiungo.

    Parto poco dopo le 9.00, pieno di carburante e via: direzione Cassino per imboccare la A1 verso Napoli.

    La prima cosa che mi balza agli occhi e’ la totale assenza dei camion sulle strade.
    Qui, in provincia, gli scioperi arrivano mediamente solo con i giornali e la TV. Ma questa mattina e’ diverso. Solo macchine…. neanche furgoncini in giro.

    Arrivati a Cassino, sulla superstrada proveniente da Sora (da dove sono partito), ho notato 3 o 4 macchine ferme in fila per il rifornimento, ma non ci ho badato molto: non avevo acceso la radio e non sapevo ancora nulla!

    All’imbocco per l’Autostrada c’e’ la polizia (3 pattuglie), una valanga di gente (a pochi km c’e’ la Fiat) e camion fermi da tutte le parti.
    Si passa senza problemi, ma in molti, chissà perché, sbirciano dentro la mia macchina.
    Entro nel telepass e mi immetto nella corsia… desolata.
    Solo 2 macchine e un pullman straniero nel lungo rettilineo di 10 km che da Cassino prosegue verso S. Vittore, ultimo comune del Lazio.

    Viaggio con il limitatore a 134 km/h (130 km/h effettivi) e ascolto la musica.
    Adoro guidare le macchine col cambio automatico in autostrada… specialmente se quest’ultima e’ vuota, come oggi!

    Le aree di servizio sono intasate dai camion. Non come la domenica: oggi e’ diverso. Sono tutti fermi, anche quelli “importanti” con i prodotti deperibili.
    Do uno sguardo casuale alle ruote anteriori… BUCATE!
    1… 5… 10 camion… tutti con le ruote anteriori squarciate! E gli altri tutti dietro!

    A Caserta c’e’ un blocco.
    La polizia ha fatto transitare un convoglio militare contro mano, perche’ l’altra corsia, quella che da Napoli sale verso Caserta, e’ intasata dai TIR. Il convoglio transita e imbocca per Salerno e Bari. Io gli vado dietro.
    La diramazione, sulla corsia opposta, e’ completamente intasata dai TIR.

    Vado avanti, ed ogni stazione di servizio e’ identica alla precedente: 1… 5… 10 camion fermi e anche di piu’. Alcuni con le ruote bucate, altri con vetri e finestrini in frantumi, altri ancora persino scortati da polizia e carabinieri. Gli unici che camminano sono quelli di emergenza. Gasolio e rifornimenti per ospedali… e cose simili. Una pattuglia davanti, l’altra dietro!

    Arrivo a Manfredonia senza aver incontrato un solo camion, riparto poi nel senso contrario.

    Non e’ cambiato molto, anzi forse e’ peggiorato qualcosa. La tensione in zona Nola-Caserta e’ salita. C’e’ molta piu’ polizia in giro, tanti i camion con le ruote bucate, tantissimi quelli fermi.

    Sui tabelloni informativi si avverte che tra Caserta e Roma e’ stato segnalato un possibile “blocco”, 2 pattuglie sfrecciano come missili e con sirene spiegate. Poco dopo, su una piazzola di sosta, ci sono pattuglie di polizia e 4 o 5 TIR fatti accostare perché, da quello che ho capito, stavano ostruendo il passaggio delle autovetture.

    A Cassino c’e’ ancora “casino”, passo tra i camionisti infuriati che bloccano i furgoncini e le macchine cabinate. Mi fermano, mi chiedono se trasporto qualcosa (in un Mercedes wagon c’e’ tanto spazio): io nego e chiedo se vogliono controllare. Mi lasciano passare.
    La superstrada verso casa la percorro ad andatura moderata, ho consumato 3/4 di serbatoio e i distributori sono tutti intasati dalle file di macchine che tentano di fare il pieno.
    Eccomi a casa. Tutto e’ andato bene… ma qui in zona su 5 distributori di carburante controllati, in 2 c’e’ una fila chilometrica e negli altri il cartello a caratteri cubitali “carburante esaurito”. In uno, invece, c’e’ la polizia: e’ quello riservato ai mezzi di emergenza.

    E’ questa la situazione che si verra’ a creare nel periodo Post-Peak?

    Fonte: http://petrolio.blogosfere.it/
    Link: http://petrolio.blogosfere.it/2007/12/un-reportage-dai-blocchi-autostradali.html

    12.12.07

  2. Tao says

    LA CASTA CI PRECETTA

    DI MAURIZIO BLONDET
    Effedieffe

    Dunque, ricapitoliamo: i taxisti? «Squadristi» per Prodi.
    I padroncini di Tir?
    «Deplorevoli» per Prodi, autori di «serrata» per i giornali di sinistra, i quali invocano la repressione di polizia.
    Gli artigiani e i piccoli bottegai?
    «Evasori» per Visco, da trattare con irruzioni di fiamme gialle pistola in pugno.
    I giovani che non trovano lavoro?
    «Bamboccioni» per Padoa Schioppa.
    I benzinai?
    Da abolire per consegnare le pompe alle COOP, secondo Bersani.

    Categoria per categoria, a poco a poco il governo più incompetente che l’Italia abbia mai avuto
    (ed è un record) licenzia il popolo italiano intero.
    Mi correggo: licenziarlo non può, perché deve fargli pagare le tasse per i suoi lussi.
    Lo precetta, lo costringe a lavorare con ordinanza prefettizia per il suo proprio bene.
    E nello stesso tempo lo insulta, perché può.
    Ci vieta, con legge penale, di chiamare «froci» gli omosessuali; ma lorsignori si danno il diritto di chiamare squadristi i taxisti, e di trattare da delinquenti comuni i padroncini di Tir, mentre la casta giudiziaria rilascia gli assassini plurimi in anticipo, anzi nemmeno li manda in galera un giorno.

    Lo sciopero congiunto, pochi giorni fa, di parassiti Alitalia, delle Ferrovie, dei traghetti e dei trasporti municipali, è stato da lorsignori accettato con olimpica serenità: sono dipendenti pubblici, dopotutto.
    Lo sciopero dei Tir invece è illegale, manda in rovina il Paese, «fa mancare il pane e il latte ai pensionati».

    Eh no.
    Il pane ai pensionati, l’ha fatto già mancare prima la Casta.
    La Casta che ci giudica così male, e poi piange sui lavoratori carbonizzati della Thyssen e minaccia misure draconiane contro le imprese.
    Ma intanto, alle famiglie dei morti danno un assegno INAIL da duemila mila euro una tantum.

    Voglio ricordare che i dipendenti del ministero dei Trasporti, quelli su cui presiede il ministro Bianchi che precetta i padroncini, dalla loro cassa interna pagata da noi contribuenti con le sovrattasse, ricevono un assegno di morte di 30 mila euro, senza contare i contributi per i libri scolastici (250 euro), il doppio TFR (ai lavoratori privati è stato tolto), le regalie per cure odontoiatriche (9 mila euro l’anno), eccetera eccetera.

    Per le famiglie dei morti Thyssen, altri lavoratori e gente comune fanno collette, versano denaro sudato e scarso.
    Mai che si vedano i deputati e i senatori fare una colletta per un lavoratore, per un poliziotto ucciso dal delinquente recidivo mille volte arrestato e mille volte liberato dal solito giudice.
    Mai Ciampi s’è sentito in dovere di sborsare mille euro (dei 30 mila al mese che prende fra cumuli di emolumenti e pensioni Bankitalia) per una vittima del popolo lavoratore.
    Mai Bertinotti ha girato fra i colleghi con un cestino di elemosine per «i morti sul lavoro», dopo averci messo del suo.
    Mai il senatore a vita Colombo ha sacrificato la sua spesa per la coca (che prende «per ragioni di salute») in una colletta per i poveri.

    Ora, questa Casta minaccia multe ai TIR: fino a 25 mila euro al giorno per i trasgressori della precettazione, abbastanza da stroncare per sempre il mestiere.
    Evidentemente, la casta ritiene questo mestiere inutile.
    Mentre ritiene degni di protezione gli omosex.

    Invece, lo sciopero dei TIR mostra, con la forza dell’esempio, di quali ceti ha bisogno l’Italia, e di quali no.
    Un dipendente pubblico su tre può assentarsi dal posto ogni giorno, e non cambia nulla: il servizio resta pessimo come prima.
    Ma se i padroncini di TIR si fermano per 48 ore, manca il carburante alle pompe, la verdura ai supermercati, mancano la farina e i medicinali, la carne e i ricambi e i semilavorati alle imprese.
    Le ferrovie non sono in grado di portare merci, non in tempo e con certezza, anche se aumentano il biglietto del 15%.
    I dipendenti del ministero dei Trasporti, quelli ingrassati dalla cassa speciale, non sono in grado di far fallire lo sciopero dei padroncini, non si mettono al volante del Volvo o dell’OM articolato.
    Mica è capace di farlo Visco, o Padoa Schioppa.
    Non i magistrati che lasciano impuniti il 98% dei furti e il 70% degli omicidi, e che fanno durare una causa civile dieci anni.
    Da questa stretta, che ci porta disagi, si può imparare almeno questo: quali sono in Italia i ceti superflui, di cui possiamo fare a meno, e quelli indispensabili.

    E possiamo vedere che senso ha oggi la «legalità»: oggi è «legale» ciò che protegge e arricchisce la Casta e i suoi parassiti di riferimento, il suo corpo sociale di sostegno, e «illegale» tutto ciò che serve ai privati, e alla vita produttiva.
    E’ «legale» lasciar in albergo lo zingaro pluriassassino, è illegale scioperare se si è privati.
    E’ «legale» il cumulo di pensioni e stipendi di Ciampi e Padoa Schioppa, «illegale» per noi cumulare pensione e salario.
    E’ legale togliere il TFR ai lavoratori privati, illegale togliere il doppio TFR ai ministeriali dei Trasporti.
    «Legale» tutto ciò che si concedono i percettori di denaro del contribuente, illegale per principio, o almeno sospetto, ciò che fanno i contribuenti per guadagnarsi la vita.

    Quando la «legalità» si riduce a questo stato di iniquità e corruzione, come ho detto qualche volta, occorre smettere di pensare in termini di «legalità» o di «riforma del sistema», e cominciare a pensare in termini di rivoluzione: ossia su come fondare una nuova legalità, più legittima, dove il giusto e l’ingiusto ritrovino il loro posto vero.

    La rivoluzione è la liberazione dai parassiti succhia-sangue e dalle burocrazie inadempienti (non fanno il servizio per cui sono pagate), costosissime e che per di più hanno sequestrato la legalità e ci insultano.
    Classicamente, la rivoluzione è strappare i privilegi alle classi parassitarie e inutili.
    E’ allestire tribunali speciali che identificano i parassiti e li spogliano del maltolto per via breve.

    Ma ci siamo spesso detti, in queste pagine, che la rivoluzione è impossibile oggi in Italia: Paese troppo fratturato fra gruppi d’interesse minimi e tra loro ostili per trovare una unità d’intenti, dove metà della popolazione vive di parassitismo o spera di approfittarne, dove – per di più – i potenziali rivoluzionari non hanno autonomia economica, danno allo Stato il 60% di quel che guadagnano, e campano, se va bene, con 50 euro al giorno.
    Dove ci sono 13 milioni di poveri e altri milioni di precari affannati a mettere insieme il pranzo con la cena, e assillati dalla rata del mutuo da pagare alle banche truffatrici, non si può fare la rivoluzione.
    Tutto vero.

    Il fatto è che, in situazioni del genere, la rivoluzione si fa da sé.
    Ossia: senza progettazione né guida, nel modo più «sporco» e confuso nei fini, per l’irresistibile forza della realtà che s’impone.
    Tale è lo sciopero o serrata dei TIR.

    Chi li guida fa un lavoro usurante ma non riconosciuto come tale (i benefici per lavoro usurante vanno ai piloti Alitalia e ai tranvieri).
    E’ strangolato dal rincaro del gasolio, immenso e senza paragoni all’estero, furbescamente aumentato dalle accise che crescono quando cresce il prezzo del barile.
    E’ una classe assillata dalle cambiali che gravano sull’auto-articolato, un tragico mutuo che richiede di correre e consegnare e correre di nuovo, sempre con l’acqua alla gola, sempre con l’angoscia di essere vittime di furti impuniti del carico, di un incidente, di un ritiro di patente, di una qualche vessazione burocratica della burocrazia più ottusa del pianeta, il che significa finire «sotto» per sempre.
    Non ha il posto garantito, questa classe, come ha la casta pubblica.
    E’, per di più, insidiata dalla concorrenza di autrasportatori esteri, che fanno il pieno in Romania o Bulgaria, dove il gasolio costa la metà.
    Dalla concorrenza internazionale, il ceto parassitario pubblico s’è messo al riparo.

    La protesta di questa classe vessata di lavoratori è sacrosanta.
    Anzi di più: è obbligatoria per loro, altrimenti muoiono e scompaiono come categoria, e saranno rimpiazzati dai bulgari e romeni, dai neo-europei che la Casta ha lasciato entrare senza un’obiezione.
    Stanno perdendoci del loro, nonostante le cambiali da pagare; non hanno la protezione della CGIL (questa è riservata ai dipendenti pubblici assenteisti), né la benevolenza «legale» che spetta alla cocaina del senatore a vita, ai rom ubriachi, agli assassini recidivi e gratuiti.
    Eppure restano duri a fare il blocco.
    Il fatto è che, essendo padroncini, non hanno nemmeno una controparte, una confindustria, un padronato da impegnare.
    La loro controparte è direttamente il governo.

    Ed è questo, lo sappiano o no, il fattore rivoluzionario: al governo inadempiente e parassitario devono rivolgersi.
    E visto che il governo non li ascolta (sono disprezzabili padroncini, capitalisti, evasori potenziali), devono mostrargli la loro utilità sociale, come gruppo: senza di noi, non potete far niente, il Paese intero non riceve nulla.
    E’ così la rivoluzione: «sporca», basata sulla mera forza, la forza della realtà contro l’ideologia che maschera il privilegio indebito.
    E come reagisce la Casta?

    Come sempre le caste parassitarie: «con il richiamo all’ordine», alla «legalità».
    E con l’istigazione delle plebi: guardate, i vostri nemici sono gli autotrasportatori!
    Sono loro che vi affamano!
    Che vi fanno mancare la benzina, il latte e il pane!
    Sono loro i kulaki, i nemici del popolo!
    Sono loro i sabotatori!

    No, bisogna resistere a questa propaganda.
    Ricordare che i sabotatori primi sono i municipali che, occultamente, si assentano dal posto un giorno su tre e continuano a prendere lo stipendio, i soldi nostri.
    Che illegale è che il senatore Colombo resti dov’è, indegno com’è della carica.
    Illegale è l’incredibile ministro Bianchi, l’inqualificabile Prodi che ci licenzia come popolo, il Padoa Schioppa che ci dà dei bamboccioni dall’alto dei suoi 36 mila euro mensili, di cui 10 mila tassati al 9,5%.
    Illegale, anzi illegittimo, è il governo che non governa niente, che emette «leggi» che sono grida manzoniane, inapplicate e inapplicabili come le «norme sulla sicurezza», e Prodi ha il coraggio di dire: «Le norme ci sono e sono le migliori d’Europa».
    Di quel ceto non abbiamo bisogno, possiamo farne a meno.

    Degli autotrasportatori no, ci sono indispensabili.
    Sono impopolari, sono corporativi: in una società pullulante di corporazioni minime, che volete farci?
    E’ la rivoluzione sporca, non pensata, che si manifesta come forza delle cose.
    Disagi, certo.
    Anche a me manca il diesel per andare a Milano per Natale.
    A salire su un treno non provo nemmeno, perché il rincaro del 15% non corrisponde ad un miglioramento pari del servizio.
    Presto sarà scarso il pane e ci saranno rincari.
    Anche a Parigi, dal 1789 in poi, rincarò tutto.
    I rivoluzionari che stavano in permanenza in Comune erano pagati un tanto al giorno, per legge di Robespierre, e perciò avevano il tempo di andare a rumoreggiare sotto il parlamento legale, minacciare i parlamentari con le picche, fargli vedere le teste troncate dalla ghigliottina.

    Voglio dire: quella rivoluzione era ancora più sporca, e durò cinque anni.
    Finchè anche i sanculotti stipendiati si accorsero che la loro paga rivoluzionaria, in carta straccia, non bastava più a pagare il pane ad ufo.
    E lasciarono ammazzare Robespierre senza muovere un dito.

    Voglio dire anche: prepariamoci ad altri disagi.
    In fondo, viviamo in questi giorni nel mondo che i Verdi ci vogliono imporre per ideologia: niente carburante, niente gite fuoriporta né trasferte per la squadra del cuore, penuria del superfluo e del necessario.
    Ma aria pulita e nessun contributo al riscaldamento globale, e il trionfo del mezzo pubblico (se non sciopera).
    Ancora un po’ che duri lo sciopero dei TIR, e proveremo le altre gioie promesse dalla società ecologica e post-industriale: la borsa nera per i piselli secchi, il tesseramento (non più di un telefonino ogni due anni), la raccolta della legna nei boschi per la stufa, le vecchie maglie indossate a strati.

    Di che vi lamentate, voi che avete votato Pecoraro Scanio, che avete votato Bianchi e Bersani votando la loro ideologia paleo-marxista, che tratta da nemiche le classi non-parassitarie?
    Finalmente, avete vietato di chiamare finocchi i finocchi: bella e grande conquista sociale, soprattutto utile.
    Avete dimostrato che Vladimir Luxuria vi è più necessaria dei camionisti: benissimo.
    E’ il vostro mondo che vince contro i padroncini.
    Pecoraro Scanio però ha l’aereo di Stato, se vuol muoversi.
    Mastella ha l’airbus blù per seguire gli eventi sportivi.
    Voi no.

    Cominciate a capire che sono superflui?
    Non so se sia rivoluzione, probabilmente no.
    Ma è un assaggio di quel che costa e di quel che comporta.
    Un invito a diventare seri, se non altro.

    Maurizio Blondet
    Fonte: http://www.effedieffe.com
    Link: http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=2487&parametro=politica
    12.12.07

  3. infinitoxxx says

    Non ti sembra di essere esagerato quando te la prendi con gli omosessuali? Secondo me sei omosessuale.

  4. remox says

    Veramente profonda questa analisi, complimenti….

  5. maristaurru says

    Oggi mancava quasi la frutta, la benzina scarseggia, e allora? Improvvisamente ci spaventiamo per uno sciopero, quando in questo infelice paese siamo tartassati dagli scioperi da sempre, addirittura scioperi preventivi, tanto per gradire, fatti in vista della discussione di un contratto, così per gradire.

    Tram, treni, aerei, forniscono un servizio “ballerino e inaffidabile da sempre”. L’Alitalia in sofferenza ci costerà ancor di più per scioperi di personale in realtà super pagato, piloti e uomini radar. hostess , gente che scioperava con la ditta in difficoltà , forse per appesantire le difficoltà, solo che noi cittadini pagheremo il costo delle loro irresponsabili scelte, che ci fosse dietro un calcolo o meno.

    Abbiamo subito scioperi di medici e di infermieri, blocchi di sale operatorie, e mille altri disagi, sempre zitti a subire i ricatti di gente protetta, con ferie pagate, straordinari, pagati, benefit, pensioni spesso ottime.

    Ora scioperano, e per buone ragioni, gli autotrasportatori, e cade il mondo, si strologa addirittura di fare intervenire l’esercito.

    Come mai? A pensare male si fa peccato, ma ci si azzecca eccome!

    Di certo c’è che è una categoria mal vista perchè una cosa è evidente , sono lavoratori indipendenti, non vanno evidentemente alle frattocchie a farsi indottrinare, non fanno le anime belle, e di certo non avranno fatto la fila con i banchieri per certe primarie , qualunque fosse il loro credo politico, saranno stati col sedere sul sedile del camion, dove passano gran parte della vita a rompersi la schiena, è difatti una categoria “non parassita”, come tale discriminata dalla sinistra, una categoria che come sentivo oggi in TV, ogni mattina quando fa il pieno , paga allo Stato 100 euro almeno di tasse su quel pieno. Non è poco, vorrei saper fare dei conti per vedere se quel che pagano di tasse costoro è lontanamente paragonabile a quel che pagano altre categorie, per dirne una : Le Banche, esenti da IVA, con IRAP agevolata, ecc, ecc, ecc, eppure non gli basta ancora.
    Oppure, le Coop, esenti anche da metà INPS per i dipendenti, perchè gliela paghiamo noi cittadini, per esempio, ecc, ecc, ecc,

    Allora, concludendo : smettiamola con lo scemenzario di sinistra, smettiamola col perseguitare chiunque riesce a fare quel che voi non sapete fare: produrre ricchezza, che poi qualcuno assorbe per sputare sentenze e scemenze , non ne possiamo più, anche la vostra arroganza ormai oltre a stizzirci, ci ripugna, se potete, se siete in grado amici di sinistra, scendete dalla nuvoletta in cui vi siete autoposti…tacendo però, almeno per un po’ fateci riposare le orecchie, e magari date una voce al vostro Ministro Bianchi : se fosse appena appena meno arrogante, se tutti voi foste appena appena meno arroganti e più fattivi.. che ne dite?

  6. lucamartinelli says

    cari amici, credo che ,al di la’ di come il Censis considera gli italiani e cioe’ “poltiglia”, occorra essere totalmente solidali con gli atotrasportatori. alla francese, tanto per fare un esempio. il capo banda Prodi, massone servo di Goldman Sachs, è un traditore e non ha il diritto o la statura morale per criticare nessuno. disgustose le sue parole di ieri, a proposito dello sciopero. speriamo che i cittadini alle prossime elezioni semi-libere se lo tolgano di torno, e con lui i suoi compagni di merende. rimane il fatto che l’altra parte non è certo migliore, ma questo è un altro discorso. tornando a noi, intendo sostenere che questo sciopero dovrebbe servire a tutti per aprirci gli occhi sulle continue truffe e malversazioni che la casta ci impone. le accise sui carburanti che insieme all’IVA aumentano in automatico seguendo il prezzo del greggio sono una truffa. e questo è solo un esempio. mi piacerebbe che lo sciopero continuasse fino a mettere in ginocchio il governo. solo cosi si farebbe comprendere quali lavori sono utili al paese e quali sono parassiti. cmq non voglio tediarvi. spero nella solidarieta’ di tutti verso i camionisti. per una volta dimentichiamoci del nostro orticello e cerchiamo di capire le ragioni di chi fa un lavoro massacrante. saluti a tutti

  7. Hassan says

    lol … ancora con queste tattiche da medioevo.

  8. Affus says

    totalmente daccordo !

  9. gabriele71 says

    Sono solidale con gli uomini e i padri di famiglia che riforniscono alla guida dei loro tir le nostre esigenze ….se i camionisti sono arrivati a tanto è perchè sono veramente arrivati alla canna del gas ,turni massacranti da 15 ore e più .. con giorni e giorni fuori casa vaggiando di notte ed in tutte le condizoni ecc ecc, non certo per straquadagnare ma per cercare di restare a galla e portare la pagnotta a casa.

    IL potere di miglioare la situazione è nelle mani di chi possiede direttamente o indiettamente l’energia , e le vie di comunicazioni (autostrade porti ed aereoporti ) praticamente le grandi voraci ingorde banche piglia tutto ..notariamente conosciute per la loro santità ..d’ intenti .. penso quindi nonostante la pezza messa al ultimo momento dal governo …che assisteremo a una lenta cinesizzazione del nostro stile di vita “lavorare tanto guadagnare poco e con poche garanzie … ergo ..lasciate ogni speranza … non ci resta che pregare e parlo sul serio …perchè l’alternativa e romperci il culo lavorando o romperci la testa protestando .. e comunque vada si farà sempre il gioco delle banche pregate gente pregate ne abbiamo veramente bisogno..

    un saluto al lucido e arguto Bertani che leggo sempre volentieri

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