Home / ComeDonChisciotte / UNIRSI ALL’ ITALIA

UNIRSI ALL’ ITALIA

DI MARCO DELLA LUNA
marcodellaluna.info

Voi lo vedete, un valente e stimato imprenditore a fare società con un imprenditore di cattiva reputazione, pieno di debiti, in pericolo di insolvenza, che lavora con macchinari superati, tecnologie obsolete, e dipendenti infidi? Nel lungo corso della presente crisi finanziaria ed economica, da molte parti si indica l’integrazione politica dei paesi europei e la messa in comune dei debiti pubblici come cura dei mali odierni e prevenzione di quelli futuri. Ma solo un manipolatore può dire, e solo un merlo credere, che la Germania o paesi simili, a livello sia di ceti dominanti che di opinione pubblica, possano accettare l’idea dell’unione, dell’integrazione politica con paesi come l’Italia o la Grecia, soprattutto dopo le ultime prove di inefficienza, dissesto e degrado politico-istituzionale che hanno dato e stanno dando, senza posa, dal bilancio pubblico truccato al blocco camorrista dello smaltimento dei rifiuti, alle sceneggiate parlamentari. Chi mai vorrebbe sottoporsi a un parlamento europeo effettivamente legiferante in cui entrerebbero parlamentari eletti nelle regioni italiane a dominio mafioso? O parlamentari teleguidati dal Vaticano? O parlamentari avvezzi all’indecenza, abituati a drogarsi o a vendere il voto? Oppure nominati direttamente, e telecomandati, da un Berlusconi, che, a torto o a ragione, di fatto è bruciato in Europa? Chi vorrebbe associarsi un sistema tanto inefficiente e corrotto e impresentabile a un elettorato che non sia già altrettanto corrotto?I fatti del 2011 hanno definitivamente chiarito le idee ai popoli e ai governi dell’Europa sana e normale: nessuna integrazione col sistema-paese Italia. Si deve tenerlo sotto controllo e costringerlo a onorare i propri debiti, giusto per non farsi colpire dal suo default e per neutralizzarlo come potenziale competitore – poi, prenderne le distanze e dissociarsi. Altro che farsi carico dei debiti suoi e degli altri PIGS attraverso gli Eurobond. Agli europei è chiarissimo, oramai, che non si tratta semplicemente di un problema finanziario o economico, ma culturale, anzi etnico. L’Italia non si è minimamente corretta in tanti anni, quindi non lo farà nemmeno domani o dopodomani.

A questo punto, è suicida, per l’Italia, insistere in politiche giustificate da un progetto di integrazione che ben si sa oramai irrealizzabile, ossia che presuppongano un’integrazione che non ci potrà mai essere. E che impedisce di fare politiche diverse, ossia di spesa a debito per investimenti produttivi e innovativi. Occorrerebbe fare piani realistici, che tengano conto di ciò: di una graduale marginalizzazione dell’Italia, di un possibile default, di una possibile insostenibilità del cambio Lira-Marco (l’Euro non è una moneta unica, infatti, ma un sistema di parità bloccate, come il defunto SME, siccome i debiti pubblici restano divisi e pagano tassi diversi), in uno scenario in cui continua il declino economico e funzionale e aumenta l’instabilità politico-sociale. E’ necessario aver pronto un piano B per l’eventualità di uscita da Maastricht e per la riattivazione della moneta nazionale, in caso di necessità. Averlo, e far sapere agli altri che lo si ha. Ma per far ciò occorrerebbe un governo forte con una maggioranza sicura, quale non c’è né si potrebbe avere nemmeno andando a votare. E di una coesione nazionale che non si basi sul trasferimento di reddito da una parte produttiva del paese a una improduttiva, né sulla continua espansione della spesa pubblica assistenziale.

Ed è questo il punto di snodo di ogni analisi: il sistema-Italia da decenni è sottoposto a molteplici e gravi sollecitazioni e attacchi – soprattutto a sfide competitive derivanti dalla globalizzazione – ma di fatto non reagisce e continua a perdere posizioni rispetto all’estero e a perdere efficienza e credibilità all’interno. La sua classe dominante, ossia la Casta, si è curata, esclusivamente, di tutelare le proprie posizioni di privilegio e di intercettazione della spesa pubblica e delle risorse pubbliche, a spese della produttività, dell’efficienza e della legalità. Cioè si è curata di difendere le sue proprie rendite senza curarsi del funzionamento e della salute della società dal cui sfruttamento essa ricava queste sue rendite. E non dimostra alcuna tendenza a cambiare. Taglia la spesa che dovrebbe ampliare, ossia quella per investimenti, ricerca, formazione, servizi – mentre allarga quella corrente, clientelare, che invece dovrebbe tagliare: + 40% dal 2000 ad oggi. Manifesta dunque, oggettivamente, una natura, una mentalità e un funzionamento strettamente parassitari.

Un organismo unicellulare non ha bisogno di regole per coordinare il funzionamento delle sue cellule, appunto perché consiste di una sola cellula. Un organismo pluricellulare, come un lombrico, con organi specializzati per le varie funzioni, ha bisogno, per contro, di numerose regole. Un organismo ancora più complesso, come un uomo, capace di progettare il computer e di modificare il proprio genoma, ha bisogno di numerosi e sofisticati sistemi di regolazione a vari livelli – senza di cui non vive.

L’efficienza e la competitività dei sistemi sociali, come quella degli organismi viventi, dipende dalla loro capacità di strutturarsi in modo complesso, di coordinarsi nelle loro componenti, per sviluppare e svolgere funzioni sempre più specializzate, differenziate, evolute, e per coordinarle. Una tribù di trenta persone ha bisogno di meno coordinamento che un villaggio di mille. Una polis greca ha bisogno di meno coordinamento di un impero romano o cinese. L’incapacità dei greci di organizzarsi in una società panellenica ne ha determinato il tramonto e la sottomissione a Roma. La complessità, l’articolazione, può crescere solo di pari passo con la capacità di coordinamento, di cooperazione, ossia di produrre norme efficienti e di osservarle da parte della generalità: sovente si dimentica che non basta che le leggi siano rispettate, occorre anche che siano leggi funzionali e non disfunzionali al sistema e ai suoi componenti: se sono disfunzionali, illogiche, ingiuste, è meglio che siano, come spesso restano, disattese. L’incapacità italiana di organizzarsi in un sistema complesso, specializzato ed efficiente come quelli di altri popoli è palese e perdurante dalla c.d. unità d’Italia ad oggi, senza miglioramenti, anzi con tendenza al peggioramento. Si affermano e prevalgono, in Italia, soprattutto in politica e nelle istituzioni, i sistemi tribali, non evoluti, egoistici, parassitari, corporativi, miopi. I vertici dei partiti e dei sindacati sono divenuti orde di occupazione, saccheggio e spartizione, senza capacità tecniche di buona gestione e senza proposte strategiche per il paese nel suo complesso. Il palazzo della politica, per funzionamento assomiglia alla Tortuga, l’isola-base comune (bi-partisan), e porto sicuro, da cui i capitani-pirati salpano per compiere le loro predazioni.

L’efficienza di un sistema sociale è anche in mutua dipendenza con la pubblica fede, ossia con la fiducia reciproca tra cittadini e stato e tra cittadini e cittadini. La fiducia nello stato richiede che lo stato sappia sia governare bene ed equamente, sia legiferare bene ed equamente, sia applicare efficacemente le norme e le sanzioni. La mancanza di questi fattori corrisponde a una mancanza di pubblica fede, quindi a una società in cui prevalgono organizzazioni ristrette (di tipo familistico o tribale), che agiscono in base a un’ottica di saccheggio, a calcoli di breve termine, mordi e fuggi (perché non si possono fare programmi lunghi), a diretto scapito dei più deboli e della collettività, nonché delle generazioni venture, senza alcun interesse per il benessere e il futuro di questa stessa. I partiti politici italiani si evolvono in tribù od orde sostanzialmente secondo il modello dell’organizzazione mafiosa. Nessun progetto di lungo termine e di interesse collettivo fa presa o si afferma nel mondo reale (cioè fuori della propaganda e delle aspettative che essa, durante le campagne elettorali, suscita entro la soggettività delle persone che essa raggiunge). La pubblica amministrazione e la giurisdizione funzionano sempre peggio e costano sempre di più (con le ovvie conseguenze di improduttività economica, deficit pubblico, pressione fiscale, fuga dei capitali) perché chi le ha in mano le usa primariamente per sé e i suoi collegati e non per la loro funzione propria, e pretende di essere intangibile, ergendosi a valore morale intrinseco mentre manda in rovina il sistema. O forse che l’ANM si adopera per far sì che la “giustizia” italiana, che è centocinquantaseiesima al mondo per qualità, a livello di Africa nera, cessi di allontanare gli investitori con la sua sistemica inaffidabilità? No: la cosa non la interessa. Non è un problema suo. La Casta dominante vede la crisi come una minaccia non al paese ma al proprio potere e ai propri privilegi, quindi reagisce alla crisi aumentando la quota di risorse pubbliche destinata a comperare consensi mediante concessioni di privilegi, e diminuendo di conseguenza la quota di spesa destinata a servizi e investimenti utili (spende di più per fidelizzarsi Chiesa, magistrati, alti burocrati, monopolisti, capi-mafia, mentre per fidelizzarsi le categorie inferiori, non vitali, usa la paura: paura di perdere il lavoro, la pensione, i sussidi; paura di Berlusconi, del comunismo, delle tasse, degli immigrati, di Marchionne). Per effetto di queste contromisure, la crisi del paese si aggrava e minaccia ancora di più la Casta. Allora la Casta reagisce aumentando ulteriormente la quota di spesa pubblica destinata a propria tutela (ad es., si deliberano 100 miliardi per il feudo elettorale siculo e altri soldi per avere il sostegno vaticano) e aggiungendo misure di limitazione della libertà di protesta e dei mezzi di diffusione della informazione dissenziente (tagli ai sussidi all’editoria, restrizioni alla comunicazione pubblica via internet). Dato questo feedback positivo (ossia, di reciproco rinforzo) tra peggioramento della crisi e peggioramento della gestione politica, si va verso un punto di rottura, di system crash. Coloro che stanno portando avanti questo processo non è che non si rendano conto delle sue conseguenze e della sua insostenibilità, ma, analogamente al comportamento dei brokers che portavano e portano avanti i processi speculativi delle bolle finanziarie e immobiliari, finché il processo rende, nessuno lo ferma o ne esce. Il processo si arresta soltanto quando diventa insostenibile, e allora avviene l’implosione.

Il ruolo di un ministro delle finanze e dell’economia, in un simile sistema politico, è quello di far durare il gioco quanto più a lungo possibile, frenando gli eccessi di spesa pubblica cui alcuni gruppi politici ricorrerebbero per rafforzare o rappezzare la loro posizione di potere e conseguenti vantaggi, ma accentuando gli squilibri e anticipando così la fine del gioco, con conseguente danno per l’insieme della Casta e per il suo complessivo interesse. Interesse che in ciò converge coll’interesse dei paesi euroforti a costringere l’Italia a non fare default (a stringere la cinghia e ad alzare le tasse) finché quei medesimi paesi e i loro sistemi bancari non si saranno liberati dei bonds italiani nei loro bilanci. Questo ruolo del ministro in questione viene presentato come una politica di virtuosità, di convergenza europea, di risanamento, di ristrutturazione e rilancio, mentre ha tutt’altro scopo: prolungare il business della casta politica interna e dar tempo ai partners forti di mettersi al riparo dall’inevitabile tracollo italiano. A conferma di ciò sta il fatto che, in venti anni di declino, non è stato elaborato, discusso, e ancor meno attuato, alcun progetto economico strategico, alcun nuovo modello, alcuna riforma sistemica. Insomma, la politica economica dei governi italiani è una politica che, sotto il falso pretesto dell’integrazione europea, serve a due scopi: tirare avanti finché si può col business della Casta italiana e insieme obbedire gli interessi del padrone tedesco. Nel frattempo non si fa alcuna riforma (scuola, università, ricerca, pubblica amministrazione, trasporti, mentalità) per rendere il paese efficiente ed “europeo”, per prepararlo realmente all’integrazione che si dice di voler realizzare – ovviamente, mentendo, e solo per far accettare ai cittadini i “sacrifici”. La prospettiva cui si guarda dalle finestre dell’Hotel Bilderberg non è l’integrazione, bensì il system crash, la crisi “vera”, cioè tale da frantumare le attuali strutture di rendita, consenso e bloccaggio, quindi capace di aprire nuovi spazi di business, di investimento, di ristrutturazione del potere e da creare le condizioni politiche per una vera riforma – la quale probabilmente sarà basata su un take-over del sistema-Italia dall’estero, compiuto da capitali esteri, e che avvierà l’Italia a una gestione da parte di tali capitali, in stile Marchionne, ma senza più aver bisogno di negoziare. Il Belpaese troverà così la sua tanto agognata governabilità e modernizzazione.

Marco Della Luna
Fonte: http://marcodellaluna.info
Link: http://marcodellaluna.info/sito/?p=411
26.12.2010

Pubblicato da Davide

  • alverman

    Alla Camera nutrire i deputati ci costa 7 milioni

    Il Giornale 30 Dicembre 2010

    L’idillio tra il costrutto­re «rosso» Sergio Scarpellini e Montecitorio è forte anche a tavola. L’imprenditore che ha il monopolio degli affitti d’oro della Camera dei depu­tati fa la parte del leone anche negli appalti che riguardano la ristorazione dei parlamen­t­ari e degli impiegati che lavo­rano nei Palazzi del potere. Per agevolare al meglio il com­pito dei­rappresentanti dei cit­tadini italiani, si sa, non servo­no soltanto comodi e spaziosi uffici ma anche una ristorazio­ne di qualità.

    Ecco spiegata la spesa da capogiro ricavata dalle tasche dei contribuenti: la Camera ha speso nel corso di quest’anno quasi 7 milioni di euro per dar da mangiare e da bere a chi frequenta men­se e bar degli stabili istituzio­nali. La cifra esatta (6.821.947 euro) è riportata nel bilancio di previsione che adesso, gra­zie alla battaglia dei Radicali per la trasparenza della gestio­ne amministrativa, è pubbli­cato anche on line sulla pagi­na Open Camera del sito servi­zi. radicalparty.org . A ben guardare le cifre, la so­cietà «Milano 90» del costrut­tore Scarpellini si aggiudica una buona fetta di questa «tor­ta ».

    Quasi la meta: oltre 2.660.000 euro. Anche in que­sto caso, come già per l’affitto dei 12mila metri quadrati dei locali di Palazzo Marini, gli ac­cordi tra Montecitorio e la Mi­lano 90 non fanno seguito a un bando a evidenza pubbli­ca ma sono il frutto di un ac­cordo a trattativa privata. Una trattativa che, spulcian­do le centinaia di pagine dei contratti, appare molto artico­la­ta e copre ogni possibile det­taglio: dall’origine “doc” de­gli alimenti, al modo di confe­zionarli e a quello di presen­tarli, sino ad elencare con puntigliosa precisione anche i menu fissi per ogni giorno della settimana. Ed è così che si viene a sapere, ad esempio, che nella mensa di piazza San Silvestro il lunedì il cuoco pro­pone farfalle con ricotta e po­modoro o fettuccine alla cio­ciara, mentre il martedì domi­n­ano l’attenzione degli avven­tori i rinomati rigatoni cacio e pepe e la pasta con le lentic­chie.

    Giovedì ovviamente gnocchi alla romana, mentre il venerdì i cattolici osservanti possono rifocillarsi con il pe­sce del giorno e calamari fritti (gli agnostici e i laici, invece, hanno a disposizione tacchi­no ai ferri e saltimbocca alla romana). Questi sono soltan­to alcuni esempi tratti da uno dei menu settimanali. In tota­le sono dieci (quattro per la stagione primavera-estate e sei per l’autunno-inverno). La puntigliosa precisione del menù è niente, però, in confronto a quanto riportato dal «Capitolato relativo alle derrate alimentari» dove ven­gono descritti tutti i prodotti che vengono utilizzati nei punti di ristorazione della Ca­mera dei Deputati. Sfoglian­dolo si viene a sapere che Montecitorio offre ai suoi di­pendenti e ai parlamentari soltanto carni bovine prove­nienti dall’Italia (Chianina, Marchigiana, Romagnola, Maremmana, Podolica, Pie­montese), dalla Francia (Cha­rolais, Limousine) e dalla Da­nimarca.

    Un’intera pagina è dedicata alle caratteristiche delle uova, mentre ben otto cartelle elencano tutti i tipi di formaggi ammessi alla dieta dei deputati. E così via. Tutta questa precisione e esattezza ha bisogno ovvia­mente – solo per i parlamenta­ri perché il resto dei cittadini quando va alla mensa dell’uf­ficio o al ristorante sotto casa non gode di tali privilegi – di essere verificata costante­mente. Ed è così, quindi, che si spiega la straordinaria cifra di 126mila euro che la Came­ra spende per chiedere ai ri­ce­rcatori dell’Istituto superio­re di sanità di verificare la qua­lità del servizio di ristorazio­ne. Cui si aggiungono altri 80mila euro che vengono ver­sati nelle case dell’istituto G. Sanarelli dell’Università La Sapienza di Roma (che si oc­cupa di sanità pubblica). La salute, però, non si difen­de soltanto a tavola. I tecnici gestiti dall’Istituto superiore di sanità, per esempio, verifi­cano periodicamente la «fun­zionalità e l’adeguatezza del­le aree attrezzate per fumato­ri », dietro un compenso an­nuo per l’Istituto di 48mila eu­ro.

    Altri 10mila euro li prende poi il Cnr per il «programma di monitoraggio della even­t­uale presenza di gas radon al­l’interno degli immobili della Camera dei deputati». Anche stare seduti a una scrivania però comporta rischi. Ecco quindi entrare in gioco l’Istitu­to di architettura e ergono­mia dell’Univeristà La Sapien­za. La «verifica dell’ergono­mia dei luoghi di lavoro » den­tro il Palazzo costa 19mila eu­ro l’anno. Quando c’è la salu­te c’è tutto, senza badare a spese. Tanto paghi tu, sì pro­prio tu, che hai appena finito di leggere l’articolo.

    Pier Francesco Borgia – Gian Marco Chiocci

    Fonte > Il Giornale

  • Hamelin

    Mah… alla fine di tutto non ho capito dove sto articolo vuole andare a parare…
    A fare la sfilza di tutti i mali di questo paese si potrebbero scrivere pagine intere . Ci sono almeno più di 60 milioni di motivi…Il male prospera in questo mondo non per la sua forza , ma per l’inettitude del bene che guarda e tace…Il tipico ritratto di ogni Italiano credo , pure il mio. Proproste per cambiare la gente? Perché in fondo di questo si tratta …

  • martiusmarcus

    L'”indignatio” è da secoli uno dei piatti forti di ogni retore che si rispetti. C’è di più. Ogni relazione umana che si vuole rinforzare, lo fa a carico di un terzo che è, guarda caso, in quel momento non c’è, è assente. Chi di noi non la usa, l’indignatio, anche soltanto in una chiacchiera di circostanza aspettando un pulman che ritarda? Di solito però il tutto si riduce a uno sfogo, e dopo averla usata ci lascia l’amaro in bocca. Perché? Perché in sostanza è una specie di demagogia da strada, non porta da nessuna parte. Per capirla, e forse anche per starne il più possibile alla larga, è forse opportuno ricordarsi che il lamento è una forma associativa fra esseri umani “che non godono” altrimenti che tramite il lamento. La si può considerare, se si vuol andare nel gergo psico-cosologico, una vera e propria perversione. Beato chi di noi, invece di lamentarsi o di indignarsi a trecentosessanta gradi, si rimbocca le maniche e si dà da fare. Indignarsi sull’Italia è uno sport nazionale, e come tale lo rispetto: ma è purtuttavia un adagiare le palle sull’incudine e dargli di maglio.

  • tommasoliguori21

    Caro Marco
    (lo disse Gianni Agnelli a Michael Schumacher)
    hai il dono della profezia.
    Dovresti coltivarlo con più impegno.
    Tommaso Liguori

  • Ricky

    Che retorica verbosa ed inutile.

  • dana74

    brillante, ottima e lucida analisi.

  • secretfreewolf

    Nulla di nuovo, tutto di antico, europa sognata, ma europa sbagliata, italia sognata nel 45, realizzata come aborto a tutt’oggi, un elenco di problemi e cose irrisolte su entrambi i fronti, ma SOPRATTUTTO sul piano UMANO, sia a livello europeo, che ITALIANO. Inutile perdersi in considerzioni, quest’EUROPA e’ buona solo per dar voce a POTERI ECONOMICI, cioe’ lobbi ed egoismi millenari, quest’ITALIA allo stesso modo e’ lo specchio dei medesimi problemi, con la differenza che siccome l’Italia e’ l’origine del pensiero imperiale, conta anche su una popolazione assuefatta e divisa dalle politiche di una dominante classe imperiale.
    Cosa fare, POLITICAMENTE CREPARE ! Diciamo la verita’, la soluzione, deve essere POPOLARE, non italiana, ma anche italiana, finche’ esisteranno differenti accezioni d’umanita’ ed egoismi, esisteranno differenze e divergenze e SEMPRE S’IMPORRA’ il DIVIDE ET IMPERA di romana memoria. Caro Marco, la via non e’ l’indignazione, la rabbia, il mea culpa generale, l’accusa al singolo ecc., almeno finiamola con questa IPOCRISIA UMANA, che inquina qualunque progresso ed accordo alla base, il SISTEMA IMPERIALE E’ ALLO STREMO, sara’ sempre peggio, i cittadini con redditi medio-bassi saranno schiacciati in favore dei soliti EGOISMI di lobbi e di gruppo, questo e’ CHIARO, non solo in ITALIA, OVUNQUE, nessuna SINISTRA risolvera’ il problema senza DITTATURE e il passato TORNERA’ a cavalcare con guerre, morti, distruzione e DISUMANA UMANITA’. La via e’ fatta da uno SPIRITO DI UMANA CONVIVENZA, guardando avanti e non piu’ a vantaggi, capacita’ presunte ed economie imperialiste e di conquista, quindi all’uomo, al singolo in COSCIENZA la risposta. Siamo noi uomini normali che non abbiamo mai preso POSIZIONE e ci siamo fatti valere, nascosti dietro ideologie e simboli a proteggere IDEE e PREGIUDIZI strumentalizzati da chi ha rappresentato il DEMOCRATICO, ma AUTORITARIO POTERE.
    Colpa NOSTRA, basta indignazione, e’ ora di muoverci e fare, insieme senza piu’ FIDARE, basta false ipocrisie. Non basta vedere ogni giorno quello che passano le TV NAZIONALI ? Via quest’europa, via questa economia bancarottiera, via il monetarismo, la finanaza allegra e l’industria globalizzata, SIAMO UOMINI E VIVIAMO NELLE NOSTRE TERRE, che non sono dei GLOBALIZZATORI ! AVANTI, e’ ora di dire che cosa vogliamo dal futuro e che si tolgano dalle nostre SPALLE !