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UN'ARMA TERRIBILE IN MANO AI RICCHI


DI JULIAN EDNEY

Come il Capitalismo minaccia la vostra salute

Il fenomeno principale nel libero mercato capitalista è la creazione del benessere. L’altro fenomeno è la creazione di disuguaglianza sociale. Per i principi del “laissez faire” questo non è un compromesso, un aspetto positivo ed uno negativo, ma due aspetti positivi. La disuguaglianza, il risultato finale della concorrenza, è un un simbolo della sana lotta sulla quale si dice prosperi l’intera comunità.

Nella filosofia aziendale la missione del business è di massimizzare il profitto. A questo scopo l’efficienza vale quasi più di qualsiasi altra cosa, incluse le considerazioni morali. Alla filosofia originaria, l’utilitarismo, non importa se alcune persone sono destinate a soffrire per questo tipo di ingiustizie, se in seguito si prospetta un profitto più grande. (Infatti alcuni hanno disegnato la “curva dell’ indifferenza” mostrando vari gradienti di disuguaglianza tra le persone, che suggeriscono che più è alto il quoziente dell’uguaglianza meno le persone si ritengono totalmente soddisfatte. [1])Le rivoluzioni industriali hanno portato l’Occidente al benessere di massa. La loro storia può essere scritta come storia del progresso e questa può essere la rappresentazione esteriore. Ma all’interno delle loro viscere ci sono anche scioperi, azioni per la difesa dei diritti, decisioni antitrust e lotta per il lavoro; a volte il benessere rovina le persone. I liberi imprenditori spiegano ancora lo sciopero come atto di lavoratori invidiosi trasportati senza meta dalla tempesta. Ma queste azioni segnano tutte un’ineguaglianza di massa.

I conservatori di ieri e di oggi dicono entrambi che l’ineguaglianza non è negativa se viene da un mercato libero e giusto. Spiegano che la posizione in cui si è inseriti nella lotta economica per la sopravvivenza, dipende dalle proprie abilità, dall’intelligenza o dal carattere. Alcuni vanno oltre e ritengono che l’ ineguaglianza e l’ ingiustizia appartengano alla natura delle cose, quindi instaurare etica ed equità è come nuocere alla legge naturale e alla sua visione darwiniana, e non è una buona idea aiutare i “giocatori” deboli oppure quelli meno dotati, perchè rallenterebbe la selezione naturale.

Il nocciolo della questione è che il libero mercato e l’uguaglianza sono in opposizione.

Poi, quello che cerca di promuovere il “laissez faire” collide con i primi due valori della Democrazia: libertà ed uguaglianza. Sono i pilastri su cui si regge la Democrazia. Lo scopo è quindi quello di preservare entrambi.

Louis Brandeis, come membro della corte suprema, sia prima che dopo la Grande Guerra, partecipò al dibattito, sostenendo che possiamo avere la Democrazia oppure un gran benessere concentrato nelle mani di pochi ma non si possono avere entrambi. [2]

Sicuramente le condizioni di lavoro sono migliorate. Non si sfrutta più il lavoro minorile, non ci sono più turni di quattordici ore, né si pagano i lavoratori il minimo accettabile, ma ognuna di queste riforme è stata contestata, combattuta osteggiata e influenzata intensamente perchè non è nella natura dei detentori del business liberista desiderare ciò che è morale e umano. Loro vogliono il profitto.

I colori basilari di questo conflitto non sono mai cambiati. Le motivazioni per le quali la natura è crudele e non può essere cambiata e che la povertà è il risultato dell’inabilità o di un carattere debole abbondano ancora. Il resto della società fa i conti con la moralità ogni giorno. Ma gli uomini d’affari sono immorali, seguono l’utilitarismo e così si ha una collisione. (Una volta il cardinale Ratzinger presentò la posizione morale della Chiesa nei confronti di questo conflitto cronico) [3]. In questa parte della storia oscilliamo dalla parte destra del pendolo. Il potere sindacale è in declino e la cultura aziendale, il materialismo e i grossi capitali sembrano tutti invincibili. La gente che combatte per la giustizia sociale ha ragione ad aver paura, perchè il “laissez faire” e il darwinismo sociale sono ancora in crescita. [4]

Il capitalismo del libero mercato continua il suo corso antidemocratico. La situazione interna di molte aziende è autoritaria, spesso tesa allo sfruttamento. Le pubbliche relazioni ci servono regolarmente questi paradossi che conosciamo a memoria: la concorrenza è positiva per tutti e ciò che sembra negativo (l’infelicità e la povertà ) è invece un bene, perchè funge da incentivo. Terzo, dicono che produrre benessere attraverso la competizione significa far crescere tutti.

Ma l’osservazione comune mostra che la competizione non è positiva per chiunque, bensì solo per i vincitori. Ciò che è negativo non può trasformarsi in positivo e l’infelicità non è una sorgente d’energia ma porta invece alla depressione. E mentre questo paese diventa sempre più ricco, cresce anche l’ineguaglianza (questo succede a partire dal 1774) [5]. Dunque il libero mercato fa crescere l’intera società? No. Esso separa la classe alta da quella più bassa. (Potremmo meravigliarci di questi giochi mentali ma il “laissez faire” è un’ideologia potente e dietro il suo significato, in qualche modo, accettiamo che le ruote dello stesso asse possano girare in due diverse direzioni).

Più grande è il libero mercato più diventiamo diseguali. E le persone povere non possono cambiare tutto questo perchè, sebbene siano affidabili e lavorino duramente, non hanno potere.

Ma adesso si è inserito un nuovo fattore. Le nuove prove scientifiche hanno confermato che l’ineguaglianza è dannosa per la salute. Non si tratta più delle qualità di un individuo. Nemmeno ciò che egli fa.. E’ il sistema. E’ la condizione della società nella quale si vive, gerarchica oppure egualitaria.

Dopo anni passati raccogliendo dati riguardanti la salute, Ichiro Kawachi negli Stati Uniti [6], Richard Wilkinson in Gran Bretagna [7], John Linch ancora negli Stati Uniti [8] e i loro collaboratori hanno scoperto che c’ è qualcosa più letale delle sigarette, dell’obesità, dell’alcool, dell’inquinamento, dell’AIDS, degli incidenti automobilistici, dei suicidi e degli omicidi, cioè il gradiente di ineguaglianza della nostra società.

Questa scoperta era inaspettata ed i ricercatori hanno aspettato conferme prima di pubblicarla. Sono arrivate dopo dieci anni. Ora più di 30 studi dimostrano che se si vive in una società disuguale, si corre il rischio di avere una vita più corta e meno sana e l’ambiente diventa più violento. I ricercatori hanno confrontato 50 stati, correlando l’uguaglianza sociale all’aspettativa di vita. La pendenza della curva di disuguaglianza presuppone l’aumento di omicidi e un confluimento del malessere sociale. Non è solo povertà (separatamente la povertà è connessa ad un grado di salute minore).

Quando si confrontano le nazioni, d’altro canto, quelle più ricche non hanno una aspettativa di vita più lunga di quelle quelle egualitarie. Robert Sapolsky, nel suo recente articolo su Scientific American [11] estrapola i fattori di mediazione: sembra che le persone appartenenti a comunità con un “capitale sociale” più alto (il grado di fiducia reciproca dei cittadini e di partecipazione a gruppi sociali) sperimentino un grado di salute più elevata, un’aspettativa di vita più alta e un minor tasso di violenza. Salta fuori che le comunità con alti capitali sociali sono anche più egualitarie.

In breve, ogni comunità ha un gradiente sociale. Più il gradiente è alto, più la società è violenta. Possiamo aspettarci che questa evidenza sia contrastata in ogni modo. Si scontra frontalmente contro i nostri ideali di libero mercato. Gli Stati Uniti sono la nazione più diseguale del mondo. Più del 40% del benessere è detenuto solamente dall’ 1% della popolazione. Questa è un’arma terribile nelle mani dei più ricchi. Se vogliamo migliorare la nostra salute, qualcosa dal quale gli americani sono ossessionati, è chiaro cosa dobbiamo fare. Dobbiamo trovare un modo per aumentare sia la ricchezza che l’uguaglianza.

Julian Edney

Autore di Greed: A treatise in two essays. Nato in Uganda, adesso insegna in un College del Sud california e può essere contattato attraverso il suo sito web. www.g-r-e-e-d.com/GREED.htm

Fonte: www.counterpunch.org
Link: http://www.counterpunch.org/edney04032006.html
3.04.06

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ANNALISA

Note:

1. Rawls, J. A theory of justice. Cambridge: Harvard University Press, 1999. Pp. 32-34.

2. Ad un certo punto Brandeis divenne in effetti più incisivo, dichiarando che per la democrazia era essenziale tenere a freno la grandezza. Strum, P. (Ed) Brandeis on democracy. Lawrence, Kansas: University Press of Kansas, 1995.

3. Cardinale Ratzinger, J. (ora Papa Benedetto XVI), Economia di Mercato ed Etica fu presentato nel 1985 al simposio “Chiesa ed Economia a dialogo”, Roma, e può essere trovato su http://www.acton.org/publicat/occasionalpapers/ratzinger.html

4. Edney, J.J. Greed: A treatise in two essays. Lincoln, Nebraska: iUniverse, 2005. Vedi Greed II.

5. Sembra che nel 1774 l’1% più ricco possedesse il 14.6 % della ricchezza nazionale. Nel 1989 il 36.3 %. In Gordon J.S. “Numbers game,” 1992, Forbes, 9 ottobre, p. 48.

6. Kawachi, I., Kennedy, B.P. and Wilkinson, R.G. (Eds.) The society and population health reader. New York: The New Press, 1999.

7. Wilkinson, R.G. The impact of inequality. New York: The New Press, 2005.

8. Lynch, J. and G.A. Kaplan. Understanding how inequality in the distribution of income affects health. In Kawachi, I., Kennedy, B.P. and Wilkinson, R.G. (Eds.) The society and population health reader. New York: The New Press, 1999. p. 202.

9. Kawachi, I. and Kennedy, B.P. The relationship of income inequality to mortality: Does the choice of indicator matter? In Kawachi, I., Kennedy, B.P. and Wilkinson, R.G. (Eds.) The society and population health reader. New York: The New Press, 1999. p. 112.

10. Sapolsy, R. Sick of poverty. Scientific American, 2005, 293, 92-99. (dicembre 2005).

11. Ibid.

Pubblicato da Davide