UNA SOLUZIONE AFGHANA C'E': RIDARE IL PAESE AL MULLAH OMAR

Come Don Chisciotte - Informazione indipendente dal 2003

DI MASSIMO FINI

Il gazzettino

Le elezioni afgane, che i politici e i media occidentali avevano tanto enfatizzato, non solo sono state una farsa, com’era ovvio in un Paese occupato da 80mila soldati stranieri, dove è la stessa Commissione elettorale a manipolare i dati a seconda delle esigenze militari e politiche degli Stati Uniti, ma rischiano di trasformarsi in un boomerang. L’affluenza è stata bassissima. Meno del 50%, ammettono gli stessi osservatori internazionali, ma è un dato che va ampiamente decurtato perché, per i brogli, in moltissime sezioni, come risulta dai primi controlli, un’affluenza del 10% è stata trasformata in un 50%. Ma anche su coloro che sono andati effettivamente a votare non c’è da farsi illusioni. Una buona parte vi è stata mandata a forza dai capi clan locali per ritagliarsi una fetta di potere istituzionale negli anni che restano prima che i Talebani riprendano completamente il controllo del Paese. Un voto libero, individuale, democratico, come lo intendiamo noi, può essere solo quello andato a Ashraf Ghani, il più occidentalizzante dei candidati, non più del 2 o 3%.

Intanto i due candidati principali, il pashtun Hamid Karzai e il mezzosangue tagiko-pashtun Abdullah, si proclamano entrambi vincitori, accusandosi reciprocamente di brogli e non disposti ad accettare il successo dell’avversario. C’è il rischio di una guerra civile fra i tagiki dell’Alleanza del Nord e gli altri «signori della guerra» con cui Karzai, che non ha alcun seguito nè prestigio perché negli anni in cui i suoi connazionali si battevano contro i sovietici lui faceva affari con gli americani (e infatti nelle elezioni del 2004 fu imposto dagli Usa), si è alleato.


Una guerra civile in Afghanistan c’è già stata. Fra i «signori della guerra» per prendere il potere dopo la vittoria sui russi nel 1990. E durante quella guerra i leggendari comandanti mujaeddin, gli Ismail Khan, gli Heckmatjar, i Dostum, i Massud, e i loro sottoposti si trasformarono, in bande di taglieggiatori, di assassini, di stupratori che agivano nel più pieno arbitrio. La crescita del movimento talebano fu dovuta a questo. I Talebani, appoggiati dalla popolazione che non ne poteva più di quei soprusi, combatterono e sconfissero i «signori della guerra» e li cacciarono dal Paese riportandovi la legge e l’ordine, sia pur il loro ordine e la loro legge, la shariah. Nell’Afghanistan del Mullah Omar c’era sicurezza. Come mi ha raccontato Gino Strada, che vi ha vissuto, in quell’Afghanistan si poteva viaggiare tranquilli anche di notte. In quell’Afghanistan non c’era disoccupazione perché il Mullah, sia pur con qualche moderata, e mirata, concessione all’industrializzazione, aveva mantenuto l’economia di sussistenza. Non c’era corruzione per il semplice motivo che i Talebani facevano impiccare i corrotti. E dal 2000 non c’era neppure più traffico d’oppio perché il Mullah Omar aveva troncato la coltivazione del papavero. Sono esattamente gli obbiettivi che gli occidentali si sono proposti in Afghanistan senza centrarne uno. Ma quegli obbiettivi erano già stati raggiunti, dal mullah Omar, e sono stati distrutti proprio dagli occidentali che, per motivi puramente ideologici, per affermare la propria visione del mondo, hanno voluto la cacciata dei Talebani rompendo quell'equilibrio che l'Afghanistan aveva così faticosamente raggiunto.



Adesso che gli occidentali stanno perdendo la guerra («la situazione è grave e sta peggiorando» ha affermato Mike Mullen, capo di Stato maggiore Usa) farfugliano di una «soluzione politica». C’è una sola «soluzione politica» seria: chiedere scusa al Mullah Omar e agli afgani e sbaraccare, sperando che quell’uomo col suo prestigio, conquistato combattendo, giovanissimo, i sovietici, poi i «signori della guerra» e ora gli occidentali, con la sua indiscussa autorità morale, (all’apice del potere viveva con le quattro mogli e i figli in sette stanze) possa riportare l’ordine e la pace in Afghanistan. Se invece, cacciati gli invasori, questo non dovesse avvenire e i Talebani dovessero di nuovo battersi con i «signori della guerra», nel frattempo rafforzati dalle armi americane, vorrebbe dire che, oltre ad aver maciullato centinaia di migliaia di afgani, avremmo fatto perdere a quel Paese vent’anni riprecipitandolo nella situazione del 1990.

Massimo Fini

Fonte: http://www.massimofini.it/

Uscito su "Il gazzettino" il 28/08/2009

VEDI ANCHE: MASSIMO FINI - I TALEBANI HANNO IL DIRITTO DI POTER SBAGLIARE DA SOLI

Commenti (47)

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    1. maremosso 4 settembre 2009

      Gli Statunitensi sono in Afghanistan per i seguenti motivi:
      - qualche giacimento di petrolio e gas nel sottosuolo
      - l'avvicinamento fisico alle riserve ben più consistenti del Turkmenistan
      stimabili attorno al 10% di quelle globali
      - l'eventuale costruzione di gasdotti e relativo controllo dello sbocco
      verso l'oceano indiano in alternativa alle condotte in territorio russo
      - l'insediamento permanente di basi militari per minacciare Russia,Cina,Iran,India ed organizzare rivoluzioni filoccidendali in Uzbekistan, Kirghizistan, Pakistan e paesi della fascia locale turcomanna in genere.

      I pretesti sono i soliti: mancanza di democrazia, diritti delle donne, presenza di terroristi, alfabetizzazione ed aiuto allo sviluppo, contrasto al commercio di droga, insomma tutti gli ingredienti per il genocidio umanitario affiancati dalla sempre più allineata unione europea.
      I Talebani si oppongono per due ragioni. Innanzitutto perchè prima comandavano loro e non fa mai piacere perdere il potere. Secondariamente perchè una parte di essi non sono Talebani D.O.C. bensì scorbutici combattenti delle tribù locali che non si accontentano della Playstation e della democrazia imposta, ma si stanno mostrando sorprendentemente indispettiti se i soldati della Nato hanno mitragliato loro l'harem, stuprato la cognata, avvelenato l'orticello col napalm, spellato il cane col fosforo bianco, fatto nascere deforme il figlio mediante le nanoparticelle di uranio impoverito, bombardato un centinaio di parenti alle festa di matrimonio ma involontariamente, ucciso bambini e amici per strada, torturato, rovinato ed umiliato tutta la variegata popolazione afgana. Non si sa come finirà ma soprattutto quando finirà. Una sola considerazione. Per uno che non ha mai votato nè comunista nè socialista in tutta la sua vita, essere costretto a simpatizzare e solidarizzare con tutti i regimi autoritari, teocratici e dispotici del mondo perchè in questo momento, paradossalmente, rappresentano le istanze libertarie contro l'oppressione, è significativo di quanto schifo e repulsione susciti la politica americana.
      Negli anni ottanta speravo cadesse il muro di Berlino. Visti i risultati lo rimpiango.

    1. g10rdan0 3 settembre 2009

      Assodato, appurato e concordato tra di noi che il popolo afghano -come qualsiasi popolo della terra, stando al principio di "autodeterminazione dei popoli"- meriti di liberarsi dall'attuale occupazione violenta delle forze NATO, quello che io mi chiedo è: può un signor Massimo Fini, giornalista, opinionista, direttore politico di un periodico, quindi uno dei pochi riconosciuti e stimati pensatori del nostro paese, lasciarsi scappare un articolo così -in cui i distinguo sono lasciati a chi solo conosce un po' della storia afghana, le divisioni interne della sua popolazione e affini- per poi pontificare sul suo periodico -sulle testate a cui collabora- sulla mancanza di una informazione libera, corretta, capace e coscienziosa nel suo ruolo di mass medium, senza rischiare di apparire fuori luogo e senza mandare a puttane decenni di reputazione giornalistica?!



      Può in qualità di quanto sopra inneggiare onestamente ai taliban senza alcun distinguo, senza alcuna condizione?!



      E ancora, può sostenere quanto sopra senza rischiare di sputtanare la lotta del "pensiero ribelle", per sua natura debole e difficile da radicare rispetto al "pensiero conforme", a causa di cotanta acritica ignoranza storica e politica?

    1. g10rdan0 3 settembre 2009

      Beh, ragionandovi logicamente sì. Quello che ritengo manchi nell'articolo di Fini è un auspicio sul futuro di tale nazione: che sia in grado, una volta liberatasi dall'occupazione occidentale attuale, di affrancarsi anche dall'occupazione culturale talebana.



      Da un intellettuale mi aspetto anche questi distinguo, non solo quanto da lui scritto.

    1. Shardana 2 settembre 2009

      Ti ringrazio per le considerazioni fatte. Purtroppo anche su questo sito, che pure porta in evidenza quella frase di Voltaire, al dibattito civile e al rispetto delle opinioni altrui sono preferiti gli insulti personali e la denigrazione delle idee altrui. Fa piacere che ci siano persone come te con le quali si può discutere senza insultarsi.

      Tornando a quanto hai scritto io personalmente credo che non esista la Democrazia (con la maiuscola) ma le democrazie (con la minuscola), vale a dire diversi modi attraverso il quale il popolo riconosce e sancisce come legittimo un certo potere. Capisco che è una definizione un po' vaga e scarna, ma i dibattiti sulla democrazia hanno riempito gli scaffali delle biblioteche e affrontarlo in poche righe è un'impresa fuori dalla mia portata. Concludo precisando che io non mi auguro che un terrore prenda il sopravvento su un altro, ma se ragioniamo sul caso concreto dell'Afghanistan dobbiamo ammettere che siamo davanti ad una scelta: o stiamo con le truppe di occupazione, o con chi le combatte, e in questo senso non possiamo sottacere che il ruolo dei talebani sia preminente. Che mi stiano simpatici o meno conta poco, ma la precondizione per un autodeterminazione dell'Afghanistan, anche democratica come auspichi, è la cacciata degli occupanti.

    1. g10rdan0 2 settembre 2009

      Beh, vero.

      Si può quindi partire dal suo significato etimologico, il quale indica che la democrazia è il potere del popolo.



      Nel secondo termine, autodeterminazione dei popoli, stando a wikipedia, Il principio di autodeterminazione dei popoli sancisce il diritto di un popolo sottoposto a dominazione straniera ad ottenere l'indipendenza, associarsi a un altro stato o comunque a poter scegliere autonomamente il proprio regime politico.

      La mia domanda è: in che modo un popolo può decidere quanto sopra, se non è parte integrante di quella decisione, se non viene investito del potere di determinare e di determinarsi?

      Il mio discorso verteva proprio su questa riflessione e l'unica risposta a cui sono arrivato è: se il potere/possibilità data ad un popolo di decidere della sua politica viene formalmente applicata, siamo di fronte ad una decisione di tipo democratico, nei termini e nelle procedure; quindi, per un principio logico, l'autodeterminazione dei popoli, per affermarsi in quanto tale abbisogna imprescindibilmente di un processo di democrazia applicata.



      E' una riflessione, sarà fallata, sarà superficiale, ma è pur sempre qualcosa che se si basa sui termini, fila.



      Che poi democrazia, principio di autodeterminazione dei popoli, uguaglianza e umanismo siano concetti troppo labili per incontrare il favore della realtà, non ci piove; ma stiamo riflettendo, stiamo discutendo, non lasciamo nulla di intentato e poniamoci tutti -me compreso, Barnard compreso, Fini compreso- nel modo più umile e aperto possibile agli altri e discutiamo!



      Stando al tuo ultimo punto, la logica non ti tradisce: nessun regime s'è mai imposto con il solo terrore, ma c'è stato un momento in tutti i regimi in cui il terrore è stato l'unico potere giuridico.



      Può darsi che il popolo afghano preferisca il terrore talebano, fatto delle sue assurde regole, che il terrore occidentale, fondato sul caso: ma augurarsi che un terrore prenda il sopravvento su un altro, è decisamente esagerato!

    1. g10rdan0 2 settembre 2009

      Ma io CAPISCO ed ESULTO DELLA DIVERSITA', anzi sono convinto essa costituisca accrescimento culturale per i popoli; ma non posso esimermi dal pensare che, nei casi delle dittature, delle teocrazie -o di altre forme di governo illiberali- la diversità significa morte per altre persone o il calpestamento dei loro diritti di essere umani. Così come, questo è il caso dell'Afghanistan, l'intervento armato straniero.



      Scusate se ora sarò duro, ma permettetemi di dire che siete voi che non avete capito ciò che io ho scritto o che avete dato ad esso significati che non ha: io non sono favorevole ad alcun intervento esterno, nè mai lo sono stato e non ho mai scritto di esserlo; sono anti-sionista, anti-liberista, anti-democratico (sebbene sia il minore dei mali, nelle organizzazioni politiche che la storia ci ha insegnato) quando la democrazia si palesa nelle forme che noi conosciamo e assolutamente anti-interventista.



      Leggendo le vostre risposte ai miei commenti, invece sembra io sia un interventista, democratico, americano-liberista convinto (o illuso). Quindi delle due l'una: o io scrivo male e nel caso me ne scuso; oppure si presta poca attenzione a quanto si legge, rispondendo un po' troppo impulsivamente.

    1. g10rdan0 2 settembre 2009

      L'acrimonia non aiuta il dibattito sereno, così come non aiutano i pregiudizi pre-lettura di un sunto di qualsiasi forma e indirizzo, quindi calmiamoci.



      Non ho assolutamente scritto che il popolo afghano abbia bisogno -nè l'abbia mai avuto- di un intervento di "esportazione della democrazia" ad opera di chi la democrazia -storicamente e filosoficamente- ha scombinato, anzi: sono contrario da sempre all'intervento esterno non richiesto di chiccessia in qualsiasi paese.

      E quanto io ho scritto, il mio ragionamente sull'espressione " autodeterminazione dei popoli [it.wikipedia.org]", non voleva far passare la presunzione di verità, quindi ritengo l'accusarlo di falsità, un atto non pertinente: era un'idea che partiva dall'espressione di cui si sta discutendo, una riflessione.

      Può una riflessione essere indicata come falsa? Non credo.



      Tornando al discorso, io ho solo scritto che, se si parla di "autodeterminazione" di un popolo -e quindi di una massa- ritengo si stia parlando di un processo "democratico" nei termini.

      E' un discorso che esula dalla democrazia come la intendiamo noi, ma -scusate se mi ripeto- se si parla di AUTODETERMINAZIONE di un popolo, bisogna fare i conti con un processo che, se effettivamente attuato e determinato, non può prescindere da una forma di potere -anche temporaneo- esercitato dal popolo tutto, il quale alla fine (in un secondo momento) decide (determina, quindi si autodetermina) quale organizzazione socio-politica scegliere per il proprio paese.

      Se questa viene invece imposta, l'autodeterminazione -questa sì- è una balla colossale.



      Ora, va bene essere alternativi, essere anti-occidentali (lo sono pure io!), essere "contro", ma anche l'essere contro richiede spirito critico, sebbene si stia commentando amati e stimati opinionisti/giornalisti del calibro di Massimo Fini e -a modo suo- di Paolo Barnard, rappresentanti ante-litteram del, per dirla con Benoist, Pensiero Ribelle.

    1. Bigrex 2 settembre 2009

      Sono d'accordo con il tuo commento: non si può, per andare contro quella che è sicuramente un'ingiusta e sanguinosa occupazione dell'Afganistan da parte dell'occidente, dire che i talabani sono un faro di buon governo. Sicuramente quando loro erano al governo potevi girare liberamente per le strade.... a patto di avere la barba lunga di non parlare ad alta voce, di non ascoltare musica o leggere altro che il corano e soprattutto a patto di non essere una donna. Continuo a leggere commenti che dicono che la stragrande maggioranza degli afgani sono dalla parte dei talebani: vogliamo dire (e non sono sicuro nemmeno di questo) la stragrande maggioranza di metà (quella maschile) degli afgani?
      Prima della caduta del governo di Najibullah l'Afganistan era un paese laico con ampie libertà di espressione, di studi e di comportamenti.
      Con i talebani non c'era più nulla di tutto questo. Anche la Germania di Adolf Hitler era uno stato estremamente sicuro e soprattutto efficente non di meno il nazismo non era certo una forma di governo da additare ad esempio o da rimpiangere.
      Vogliamo dire che i talebani potrebbero essere il male minore? Può essere (senza troppa convinzione) ma spero per quel paese qualcosa di meglio, e comunque non mi sentirete mai dire: forza talebani.

    1. Bigrex 2 settembre 2009

      Sono d'accordo con il commento di Barnard: non si può, per andare contro quella che è sicuramente un'ingiusta e sanguinosa occupazione dell'Afganistan da parte dell'occidente, dire che i talabani sono un faro di buon governo. Sicuramente quando loro erano al governo potevi girare liberamente per le strade.... a patto di avere la barba lunga di non parlare ad alta voce, di non ascoltare musica o leggere altro che il corano e soprattutto a patto di non essere una donna. Continuo a leggere commenti che dicono che la stragrande maggioranza degli afgani sono dalla parte dei talebani: vogliamo dire (e non sono sicuro nemmeno di questo) la stragrande maggioranza di metà (quella maschile) degli afgani?
      Prima della caduta del governo di Najibullah l'Afganistan era un paese laico con ampie libertà di espressione, di studi e di comportamenti.
      Con i talebani non c'era più nulla di tutto questo. Anche la Germania di Adolf Hitler era uno stato estremamente sicuro e soprattutto efficente non di meno il nazismo non era certo una forma di governo da additare ad esempio o da rimpiangere.
      Vogliamo dire che i talebani potrebbero essere il male minore? Può essere (senza troppa convinzione) ma spero per quel paese qualcosa di meglio, e comunque non mi sentirete mai dire: forza talebani.

    1. pardrama 1 settembre 2009

      Posso capire il contesto in cui loro sono nati. Se fossi nato nella stessa situazione, non so dire cosa farei/penserei, agirei nello stesso modo? possibile, ma non certo.

      Cmq non esistono solo talebani in Afghanistan, vedi lo scrittore Hosseini Khaled.

      Probabilmente il popolo afghano non è pronto per la democrazia come lo è quello Iraniano.

      La cosa triste è che la ragione non sta da nessuna delle 2 parti.

      La libertà prima di tutto, dall'ignoranza, dai poteri economici, politici e sopratutto religiosi.

    1. marcello1950 1 settembre 2009

      LA SOLUZIONE C'E'
      -
      BISOGNA RIDARE L'AFGANISTAN AGLI AFGANI CIOE' ALLE TRIBU CHE SONO IL VERO POTERE AFGANO.

    1. tersite 1 settembre 2009

      2 testimoni oculari in missione umanitaria (....ovviamente finanziata dalla cia) chhe si chiama 'smile train '. Ma dopo tanti anni di guerra e occupazione è inevitabile che vengano chiamati al fronte pure ergastolani e criminali vari.

    1. Hassan 1 settembre 2009

      E' gente nata in un contesto di guerra, che hanno visti i nonni, i padri, i fratelli combattere, e sono cresciuti facendo solo quello. Adesso si oppongono all'imperialismo USA, come nessun altro sta facendo al mondo. Questo basta e avanza per dire W i Talebani, o W i Patrioti Pashtuns o W i Mujahedeen Afghani. Comunque tu li voglia chiamare.

    1. Hassan 1 settembre 2009

      Ottimo, coraggioso e pragmatico l'articolo di Massimo Fini. Ecco finalmente un giornalista che non fa del cerchiobbotismo e non gira intorno alle questioni, per fare il buonista a tutti i costi dicendo "abbasso l'imperialismo e abbasso i talebani". O l'uno o l'altro, si decidano i falsi indecisi... attualmente i Talebani sono il MALE MINORE. Altrimenti poi non ci si lamenti di altri 1000 anni di imperialismo americano...

    1. pardrama 1 settembre 2009

      Hai fonti valide e confermate per quello che dici sui soldati con sconto di pena?
      No non è per fare il pro-Usa. Voglio solo sapere se è vero o no

    1. pardrama 1 settembre 2009

      Probabilmente hai ragione, è sicuramente l'opzione più conveniente per diminuire il numero di vittime e riportare l'ordine nel paese (l'ordine non la pace).
      Da un punto di vista molto pratico sono d'accordo con te.
      E poi si sa che gli Americani escono con l'esercito solo se hanno almeno un secondo fine.

      MA MI FA SCHIFO CHIUNQUE HA IL CORAGGIO DI SCRIVERE "VIVA I TALEBANI"
      siete o degli stupidi o delle bestie.
      rappresentano tutto ciò in cui una persona "ragionevole" dovrebbe credere

    1. clausneghe 1 settembre 2009

      Ma, per fare quarantadue passi indietro, lo sapete voi che "taleban" significa e indica (indicava) = studente teologo=?
      Quindi, già il termine usato dai media per indicare i combattenti opponenti è cannato di suo, figuriamoci il resto...
      Che esistano così tante "madrasse" da sfornare in continuazione "insorgenti"? Ma vvia..
      L'Afghanistan è un agglomerato tribale da sempre analfabeta, pastore e guerriero.
      Dove le nostre leggi e usanze non valgono, giustamente, e al polo ci giocano con una tetsa di capra, tanto per dire...
      I feroci signori della guerra locali sono ritornati al fianco dei "volonterosi"
      per fare affari, come il fratello del fantoccio Karzai che sussuri e grida indicano come il maggiore commerciante di oppio, per dire..

    1. ottavino 1 settembre 2009

      In pratica l'occidente deve fare una cosa sola: autocritica. E poi autocritica e poi ancora autocritica. Non ha altri diritti. Figuriamoci avere idee di giustizia internazionale....l'occidente è un disastro totale...nessuno se ne rende conto, ma è così. Vedersi allo specchio non è facile...e poi rischi di spaventarti....

    1. ottavino 1 settembre 2009

      Troppo difficile avere idee chiare su quello che sarà il futuro dell'Afghanistan (o del mondo in genere). La nostra impotenza in merito è totale. Non sappiamo se costerà sangue, se ci saranno genocidi, ecc. Invece è semplice rimanere ai fatti: c'è un paese (della gente, delle tribù) aggredite e un aggressore. Questo aggressore non ha alcuna giustificazione per il suo comportamento, se non la sete di potere economico, militare, ecc. Ed è soltanto la cecità, l'insensibilità, la degenerazione morale di tutto l'occidente, che può portare ad approvare questo comportamento. Una profonda e ormai radicata mancanza di ogni attributo umano, può far succedere una cosa come questa. E questa attitudine si rivela peggiore di quella di Pol Pot. Infatti Pol Pot era uno (stupido), ma gli occidentali sono 1 miliardo (stupidi).

    1. Shardana 1 settembre 2009

      Caro Barnard,

      sul fatto che gli afghani non siano un popolo, ma un miscuglio di etnie diverse non ci piove, il termine è utilizzato solo per comodità. Essi sono fortemente influenzati dal credo wahabi, ma non sono wahabi come Usama Bin Laden.

      Un'altra cosa poi vorrei sapere da Lei: posso essere in linea di principio anche d'accordo che gli afghani meritino qualcosa di meglio degli americani e dei taliban, ma sa benissimo anche Lei che se domani gli occupanti levassero le tende dal paese a prendere il potere sarebbero i taliban. E' quindi favorevole a che il regime di occupazione che miete centinaia di vittime civili al giorno permanga in Afghanistan? Al momento il male minore sono i taliban, poi saranno gli afghani a sbarazzarsi di loro nei modi e nei tempi propri della loro Storia.

      Distinti saluti, con stima immutata.

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