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UNA SITUAZIONE MEFITICA, DI GRANDE PERICOLO

DI GIANFRANCO LA GRASSA
Ripensare Marx

Che Prodi sia una faccia di tolla, un uomo senza dignità, non l’ho mai messo in dubbio fin da quando è entrato in politica. Si ha a che fare con un tipico “boiardo di Stato” (di quello italiano, non francese o tedesco) e questo spiega già tutto. Le dichiarazioni che ha fatto alla Camera hanno tuttavia dell’incredibile, soprattutto se unite a quelle di altri esponenti di sinistra (del tipo del “poco onorevole” ministro dell’ambiente). In una situazione di sfascio completo, con servizi pubblici da paese sottosviluppato, con metà e più della popolazione in reali difficoltà economiche, con una crisi incipiente che in Italia si manifesta con maggiore gravità che altrove, ecc., venire a raccontare che questo governo ha risanato il paese, i conti pubblici, che la situazione a Napoli è sotto controllo (e senza rimuovere nessuno; perfino ci si vanta di mantenere gli inetti, e anche “qualcosa di più”, al loro posto!), implica una mancanza di pudore e una tale capacità di menzogna che, al confronto, Berlusconi è di una sincerità adamantina.

Quando quest’ultimo governava, molti “amici” si vergognavano di essere italiani, sostenevano di non reggere lo sguardo degli stranieri, ripetevano ogni secondo momento, con occhi smarriti e voce tremula: “l’estero ci guarda, cosa mai dirà di noi”. E un giorno si e l’altro pure, vi era la gara a riportare i giudizi negativi dell’Economist, del Financial Times, e via dicendo. Ieri, proprio il Financial Times ha scritto che l’Italia è il paese peggio governato d’Europa, e ha descritto la nostra situazione di sbando ormai totale. Che cosa dicono adesso quegli “amici”? E tutti gli altri giornalacci italiani che ripetevano le solite stronzate? Personalmente, non mi vergognavo allora e non mi vergogno adesso di essere italiano (che per me equivale ad essere di una qualsiasi altra nazionalità). Mi vergogno invece di quegli “amici”, della loro stupidità (e anche mala fede); mi vergogno per quelli che ancora difendono questa infame sinistra e la votano.Ripeterò fino alla nausea che quest’ultima è il cancro della nostra società, e non v’è speranza di guarire finché non si applicheranno i metodi necessari: l’asportazione chirurgica (migliore) o la chemioterapia (soluzione di ripiego). Certamente, però, si debbono aggiungere due considerazioni. Innanzitutto, la cura non è rappresentata dal ritorno della destra al governo, poiché si tratterebbe soltanto di un tentativo di applicare dei “pannicelli caldi” che, come ben si sa, rendono la piaga purulenta con infezione dilagante e setticemia. No, mi dispiace: o vi è la possibilità della profonda incisione con un bisturi o altrimenti non vi sono speranze da coltivare. Inoltre, deve essere ben chiaro alla nostra coscienza che l’origine profonda della malattia si situa in quegli ambienti finanziari e industrial-decotti, asserviti agli interessi statunitensi, che hanno provocato la profonda degenerazione del tessuto sociale italiano. Tuttavia, bisogna essere realisti: è rarissimo che si riesca a colpire al cuore la “bestia” che ci aggredisce. Sarebbe però già tanto amputarle gli arti, spezzarle i denti; fuor di metafora, togliere di mezzo i sicari politici dei reali mandanti dell’italicidio. Questi sicari sono i sinistri; sarebbe sufficiente colpirli e ripulire ben bene il paese dalla loro esiziale presenza politica.

Il dramma della nostra situazione è che l’egemonia ideologica stabilita dagli ignobili “chierici” di “sinistra” ha fatto passare, a livello di buone quote di popolazione (in specie di certi strati lavoratori, soprattutto dell’inefficiente e lassista settore pubblico), la convinzione che la linea che va dal meglio (o almeno dal meno peggio) al peggio è la seguente: sinistra “radicale”-sinistra “moderata”-destra (con poche sfumature al suo interno, ma comunque con il nemico n. 1 sempre identificato nel cavaliere). Si tratta di un mondo rovesciato; bisogna invertire la sequenza: destra-sinistra “moderata”-sinistra “radicale”. Quest’ultima è la prima che dovrebbe essere battuta e, possibilmente, eliminata politicamente; poi viene la seconda e infine la prima, la meno pericolosa (se non altro perché più ottusa e incapace). Finché non saremo riusciti a smantellare l’ideologia degli abietti “chierici” di cui sopra – che dilagano nei mass media, nell’editoria, nel cinema, ecc. – non riusciremo a creare organismi politici in grado di ridare un minimo di normalità al paese.

*****

Se però Prodi continua a resistere, bisogna smetterla con le spiegazioni fondate solo sul suo carattere (magari ricordando che è di Reggio, i cui abitanti vengono ironicamente chiamati “teste quadre”, o “queeedre”, suono prolungato tra l’a e l’e). E’ evidente che questo mediocre e infido personaggio ha dietro di sé ben altre resistenze, che si fanno via via più pericolose perché sentono comunque il terreno franare. Anche il nuovo uso di settori della magistratura “militante” (e per chi milita, lo sappiamo bene da quindici anni!) annuncia possibili colpi di coda di inaudita gravità. Così si dimostra vera un’altra affermazione che i più avveduti ripetono da anni: si gridava al “fascista” Berlusconi perché erano questi i veri autoritari insinuati dappertutto, come i vermi nel formaggio, per impregnarlo delle loro losche ideologie e politiche di dittatura strisciante ma sempre più lampante (salvo che per i ciechi e per i farabutti che li votano)

Pochi giorni fa si è svolto un fatto estremamente significativo, su cui non si è voluto insistere troppo. Bassolino, primo responsabile della situazione vergognosa a Napoli (dove da non so quanti anni è stato sindaco e poi presidente della Regione), non è stato sfiduciato (diciamo così) per appena tre voti (144 a 141). Mancavano tuttavia ben 12 senatori di F.I., la principale forza di quell’opposizione che aveva presentato la mozione. La Lega si è un po’ incazzata, ma senza esagerare; il più incredibile è che Berlusconi e altri dirigenti di quel partito non hanno levato un solo motto di riprovazione nei confronti di un’assenza così massiccia da non poter essere casuale. E pensare che è stato Berlusconi ad essere scoperto mentre tentava di “convincere” senatori di “sinistra” a far cadere Prodi. E’ proprio vero che l’ex premier è un po’ giuggiolone.

Naturalmente, non sono in grado di conoscere i retroscena di una manovra, giocata sui continui rinvii della resa dei conti; sono tuttavia certo che i vari intrallazzi continueranno, portando sempre più il nostro paese nella vergogna e nel pantano. Nessuno sa con che cosa sostituire la politica attuale, voluta dal cosiddetto “piccolo establishment” (da me denominato GFeID), pur lacerato da lotte intestine acute (e sempre più lo saranno, se precipita la crisi in atto). Le torbide mene non si sono per nulla concluse: molti posti di vertice, nelle grandi imprese e negli apparati istituzionali (ivi compresi i corpi speciali in armi), sono vicini a scadenza e al ricambio; il quadro della crisi incipiente – detta finanziaria, ma in realtà assai più vasta e profonda, con i suoi effetti che muteranno i rapporti di forza tra gruppi dominanti centrali e tra gruppi subdominanti italiani – non è ancora disegnato con linee sicure. La sorte delle Generali – che, per quanto concerne l’Italia, è un punto focale dei (dis)equilibri e rapporti di forza tra questi dominanti e subdominanti – non è tuttora decisa in una sicura direzione. In fondo, non è del tutto chiara nemmeno l’operazione (minore) Alitalia, dove due “alleati” (Intesa e Prodi-PadoaSchioppa) sembrano su posizioni opposte; è però meglio, per il momento, non trarre conclusioni.

Alcuni segnali sembrano indicare il rinsaldarsi di un’alleanza tra Bazoli e Montezemolo (e Della Valle). Questi ultimi due – dopo aver installato (assieme ad altri, sia industriali che finanzieri) il fondo Charme, di cui il blog ha spesso parlato, nel “paradiso fiscale” lussemburghese – hanno costituito la NTV per prepararsi alla privatizzazione dell’alta velocità ferroviaria (prevista per il 2010). In questi giorni nel capitale di tale società è entrata, con (mi sembra) il 20%, la banca Intesa, che ha appoggiato (se ne deve parlare solo al passato?) Carlo Toto di AirOne in merito alla possibile acquisizione di Alitalia. Toto è però anche il principale azionista di Rail One, società concorrente della NTV per quanto riguarda i treni ad alta velocità. L’Intesa fa dunque da trait d’union dei due competitori (ex tali a questo punto?). Non mi consta che l’Antitrust si sia finora mosso; vedremo se interverrà a difesa delle “sacre regole” della “libera concorrenza”. Rilevo intanto che Intesa, a sua volta, ha sempre avuto rapporti molto stretti con la statunitense Goldman Sachs (il cui già vicepresidente è oggi al vertice di Bankitalia). Limitiamoci a segnalare questi intrecci piuttosto interessanti.

Notiamo inoltre un altro piccolo fatto, sempre senza – al momento – commenti: la Goldman (negli Usa) e l’Intesa (in Italia) sono, si dice, le uniche grandi banche a essere pressoché esenti dalle perdite clamorose legate ai crediti immobiliari (subprime); mentre in acque assai meno buone navigano a tal proposito, ad es., l’Unicredit e le americane Citigroup, Merril Lynch, JP Morgan, Morgan Stanley, ecc. Se però ci riferiamo, più generalmente, alle operazioni compiute tramite quelle scommesse che sono i derivati, non si salvano gran che nemmeno le due banche che apparentemente sono state meglio amministrate dai loro gestori. Non scordiamoci poi del passato recente: per quanto concerne il crac Parmalat (e Cirio), il comportamento dell’Intesa (oltre a quello di numerose banche americane) non è per nulla esente da molte “perplessità”.

Concludiamo provvisoriamente: le forze di sinistra che reggono l’attuale Governo sono sempre state i reali fiduciari dell’intero apparato parassitario della finanza italiana subordinata a quella americana. I vertici di Confindustria seguono a ruota, e oggi il suo presidente uscente – che ha ricevuto dal governo di sinistra molti “regali” per la Fiat e altre industrie nella stessa situazione – sembra legarsi al duo bancario (Goldman dominante e Intesa subdominante) che appare al momento in condizioni appena un po’ migliori rispetto alle banche concorrenti. Il presidente confindustriale in scadenza, a quello che si legge sui vari giornali, si sta muovendo per far eleggere una sua sodale; nel contempo, cerca pure di diversificare i suoi investimenti onde non rimanere impigliato in quel che accadrà alla Fiat; da qui, forse, un certo contrasto con il “mago” Marchionne, che potrebbe sentirsi lasciato un po’ solo nella battaglia per il “miracolo” (non ancora compiuto malgrado le grandi chiacchiere) concernente la Fiat.

Insomma, i “grandi” manovrano in un’arena tutta loro, completamente avulsa dal paese che affonda e la cui situazione economica va imputridendo. Le stime circa il nostro prossimo tasso di sviluppo sono in continuo ribasso, mentre cresce la tensione inflazionistica (non certificata, nemmeno per un quinto del reale, dall’ineffabile Istituto che si pretende addetto alle statistiche). E il Governo cade, non cade, sta in bilico; e anche cadesse, il putrefatto capitale finanziario-industrialdecotto intensificherà le sue torbide manovre, orientate dai “padroni” statunitensi, che devono tenere succube l’Italia come loro campo di oscure operazioni miranti a non perdere il controllo dell’Europa, onde rinsaldare il cordone sanitario contro le nuove potenze crescenti del capitalismo “orientale”. In tutto questo bailamme, l’opposizione non può veramente opporsi, essendo più ottusamente filoamericana dello schieramento di maggioranza; quanto alla sinistra “radicale” è ormai, al di là delle buone intenzioni di una sua infima parte (per nulla lucida però), una forza apertamente reazionaria.

Sia chiaro: so bene che ci sono persone oneste che tentano di ripercorrere la via della critica al potere oggi esistente in Italia; persone che comprendono pure come l’Italia sia “serva” degli Usa. Tuttavia, i loro sforzi non sortiranno effetti – si continuerà nell’ossessiva creazione di gruppetti che si staccano da altri gruppetti, e via continuando in questa attività ormai affetta da demenza senile – fino a quando non si capirà che bisogna innanzitutto ri-capovolgere il mondo rovesciato di cui ho sopra detto: combattere senza posa, nell’ordine: sinistra “radicale-sinistra “moderata”-destra. Non che sia sufficiente, ma è la prima operazione da compiere.

*****

Sintetizziamo per i ciechi e i sordi. Il “nemico pubblico n. 1” sono i nostri parassiti finanziari e industriali, “weimarianamente” asserviti ai centri strategici di potere statunitensi, che ci stanno trascinando verso la crisi. Entro la prima metà di quest’anno, sono in programma circa 600 nomine pesanti negli apparati politici, amministrativi e in quelli economici “pubblici”, impadronendosi dei quali si crea un apparato di reale dittatura, mascherata formalmente da democrazia, in grado di scremare l’intero popolo lavoratore (dipendente e detto autonomo) a vantaggio dei parassiti suddetti e dei loro padroni d’oltreoceano. I fiduciari principali di questo blocco “rapinatore” sono il mediocre “boiardo di Stato” – pronto a servirli senza un minimo di vergogna per come viene costretto a fare la figura dell’ebete ripetendo monotonamente “tutto va ben, madama la marchesa” – attorniato dai politici e intellettuali della sinistra (di cui la più serva e opportunista è quella che viene denominata “radicale”), la vera “munnezza” da avviare verso qualche discarica ben predisposta. Stiamo entrando in un tunnel privo di via di uscita; o si fermano in tempi brevi i parassiti e i loro sicari politici (e intellettuali) o finiremo tutti in una grande cloaca piena di liquame e di rifiuti. Non si cerchi però di fermarli ri-votando la destra; ci vuol ben altro “vigore”!

Gianfranco La Grassa
Fonte: http://ripensaremarx.splinder.com/
22.01.08

Pubblicato da Davide

  • alcenero

    Francamente alcune cose non mi sono chiare. Sono d’accordo sul fatto che questa sinistra sia apertamente filo-USA e asservita agli interessi dell’elite industriale finanziaria quanto la destra. Non capisco però la ‘graduatoria’ delle forze da sconfiggere.

    Se, come penso anche io, la “sinistra “radicale” è ormai, al di là delle buone intenzioni di una sua infima parte (per nulla lucida però), una forza apertamente reazionaria” allora essa è da riformare a partire dalle buone intenzioni di quella “infima parte”. Ma perchè una destra filo-USA dovrebbe essere meglio di una sinistra filo-USA? tanto più che solo in quest’ultima (e proprio nella parte indicata come peggiore, quella “radicale”) vi sono delle “buone intenzioni” di una sua seppure “infima” parte. Insomma a grande linee concordo ma ho alcuni non irrilevanti dubbi!

  • Tao

    UN’AGGIUNTA NECESSARIA

    DI GIANFRANCO LA GRASSA

    A parte il fatto che nessuno è in grado di predire cosa accadrà domani al Governo in Senato (se si andrà come pare al Senato); a parte che il Parlamento, da stalla di vacche qual è sempre stato, è adesso trasformato in un mercato dove si contrattano non solo i voti dei senatori, ma le circa 600 poltrone di prossima assegnazione in vari enti ed imprese “pubbliche”; a parte che i luridi mercanti sono gli stessi che accusavano (con l’aiuto della magistratura militante e le intercettazioni telefoniche debitamente fornite ai giornali di regime tipo La Repubblica) Berlusconi di “comprare” senatori per fare cadere Prodi; a parte che i senatori a vita, compresa la “grande scienziata”, dimostrano di essere fatti della stessa stoffa di chi ci ha condotti nella cloaca attuale; a parte tutto questo, il mio ultimo pezzo sul blog non concerneva il fatto se Prodi sopravvivrà o cadrà, se ci saranno subito elezioni o governi istituzionali, ecc. Si tratta di questioni “minori” di fronte alla domanda: perché non è caduto sinora? Perché ha potuto trascinare il paese ad essere il peggio governato d’Europa (come ha sostenuto il Financial Times, un tempo citato quasi quotidianamente dalla sinistra contro Berlusconi)?

    Questo Governo, ma soprattutto l’intero schieramento di sinistra – con al primo posto quella estrema o radicale, la più fetida raccolta di opportunisti e traditori che si ricordi nella storia; almeno infame quanto le socialdemocrazie che condussero i lavoratori al macello della Grande Guerra – è il fiduciario politico d’eccellenza della finanza “weimariana” e dell’industria in mano a vertici parassiti (e lo saranno anche dopo l’ormai prossimo cambio della guardia), che succhiano le risorse create dal popolo lavoratore (dipendente e autonomo). Quello che sostenevo nell’articolo è che, se si continua con questo gioco degli specchi della destra e della sinistra, la rovina della popolazione (almeno del suo 80%, salvo una quota non irrilevante di porcaccioni, sfruttatori, accaparratori, ecc.) è assicurata; inoltre ci avvieremo ad una dittatura strisciante, mascherata da “democrazia elettorale”, come quella sempre inventata dai padroni americani (vedi Ucraina, Georgia, ecc.) per i paesi sottoposti al loro incontrastato predominio, e divenuti pedine del loro sporco gioco contro le nuove potenze crescenti a est e delle loro imprese neocoloniali punteggiate di stermini di massa.

    Infine, ricordavo che, per il momento, è pura utopia o qualcosa di ancor peggio, fingere che ci siano possibilità di rivolte contro il capitale; la sinistra – di cui sono entrati a far pienamente parte da alcuni decenni i “comunisti” e i post-“comunisti” – è il pilastro decisivo che si erge a difesa del capitale pur fingendo il contrario (una buona dimostrazione, mutatis mutandis, della saggezza della frase maoista: “sventolano la bandiera rossa per meglio affossarla”). Per il momento, è bene accontentarsi di abbattere questo pilastro, di sbriciolare questa sinistra, cominciando da quella radicale. Del resto, nel gioco degli scacchi, prima di poter arrivare allo scacco matto (al Re, cioè alla finanza weimariana e agli industriali parassiti e divoratori della ricchezza creata dai ceti lavoratori), è necessario mangiarsi molti pedoni; e questi sono, per un 20%, quelli della destra, ma per almeno l’80% le truppe cammellate della sinistra (ivi compresi i sindacati ufficiali, reggicoda del Re). Annientare queste truppe cammellate, disperderle, è l’“imperativo categorico” di chi voglia salvare una prospettiva: non del “comunismo”, illusi o farabutti che siete, ma quella di non farsi intanto divorare e di non finire in mutande per la gloria dei parassiti confindustriali e dei banchieri felloni.

    Questo il senso dell’articolo messo nel blog. Siamo vicini alla resa dei conti: e si deve fare appello a lasciar perdere le vecchie diatribe, non a caso sempre alimentate da sinistra e destra, per impedire che le “forze sane” si raccolgano. Si continua a rimestare: destra e sinistra appunto, comunismo e anticomunismo, fascismo e antifascismo, antisemitismo e ipocrite commemorazioni dell’Olocausto (che servono solo a giustificare il massacro di altri popoli da parte dei massacrati di ieri), il laicismo (anticlericalismo) e la religiosità (clericalismo), ecc. Mascalzoni abietti, imbonitori da strapazzo. State svendendo tutte le merci avariate da decenni e decenni di storia ormai trascorsa, pur di fermarla, onde poter sopravvivere da saprofiti all’irrefutabile condanna da essa emessa nei vostri confronti! Non bisogna farsi sommergere dalla vostra merda. Questo volevo dire. E’ chiaro finalmente?

    Gianfranco La Grassa
    23.01.08

  • Tao

    Il commento della politica in Italia è uno strumento potentissimo per allontanare i cittadini dalla comprensione reale degli eventi. Lo vediamo con la percezione che si ha del governo Prodi, certamente capace di gravi errori e malamente fondato nella sua instabile maggioranza parlamentare, ma comunque in grado di svolgere un’azione risanatrice almeno sui conti pubblici. Anche l’avvio di una qualche redistribuzione ed il recupero del gettito sono risultati importanti, nel clima in cui si sono prodotti. Nonostante questi risultati concreti è tale la capacità di manipolazione che il governo attuale è diventato la madre di tutti i problemi italiani, l’alternativa inconcludente e distruttiva della destra sembra addirittura maggioritaria, nelle scelte di voto. Ma per una volta cerchiamo di allargare il quadro e di capire, a parte le considerazioni Mastelliane sulla sua intangibilità violata, cosa sta facendo cadere Prodi.

    Il primo tassello del quadro è la potentissima offensiva della curia, che ha travolto veramente il governo, offrendo una sponda ed un alibi ai partecipanti al tiro su Prodi. Gli ambienti curiali, che erano sopiti e controllati, si sono scatenati, con furia domenicana, dando luogo ad una inedita spallata al governo. Cosa ha provocato questa reazione ? in fondo si tratta di un governo che non ha certo lesinato verso l’unzione delle sacre gerarchie, con episodi avvilenti anche per il più accomodante dei laici, castrando tutto il suo programma di modifiche nell’allargamento dei diritti civili. Cosa sta premendo per sciogliere il parlamento prima ancora del maturarsi del più goloso dei privilegi, la pensione su cui fanno fidamento tanti peones ? Evidentemente ci sono altri fattori potenti, dei quali la stampa colpevolmente non si cura, compresi commentatori che fino a ieri sembravano più avveduti.

    A mio avviso uno degli elementi che spingono per la caduta del governo è la politica energetica ed industriale attivata da Prodi. Mentre Berlusconi con Putin ha inscenato una pantomima da rotocalco, Prodi è riuscito a diventare un partner fondamentale, con l’ultimo colpo messo a segno per il progetto South Stream, che dovrebbe garantire all’Italia un accesso al fondamentale Gas Russo, senza ulteriori mazzette da pagare a chi pretende di controllare i flussi delle risorse. Prima di questo ci sono state altre importanti collaborazioni attivate, a partire dal grande progetto per gli aerei civili, che prevede anche modifiche alle leggi Russe per garantire gli assetti di sviluppo comune. Questi fatti concreti non passano certo inosservati, cosi come le frizioni sulle basi USA in Italia. C’è poi il capitolo della missione in Afghanistan, che ci vede in una posizione difficile, rispetto la visione USA, su come gestire l’occupazione.

    La crisi di governo avviene mentre sono in corso frenetiche consultazioni diplomatiche internazionali, al margine dell’evento “specchietto” di Davos.
    Ci sono le scelte da fare a breve sul Kosovo, che influenzerannoo il futuro dell’Europa in modo determinante per i prossimi anni.
    Ci sono interessi forti che vogliono un’Italia debole, in questa fase politica, e si possono far risalire direttamente ai circoli atlantici, quegli stessi che, apprendiamo da loro stessi, erano ben dentro la strategia della tensione degli anni 70, e che negli ultimi anni hanno acquisito ulteriore potere dalla insana concentrazione finanziaria mondiale. Un’Italia che abbia una politica critica, su scelte scellerate come la guerra permanente, puo diventare una sponda in Europa per chi non accetta di vedere il futuro come sudditi, ab eterno, di politiche che non svolgono certo i nostri interessi strategici, in questa ottica l’Italia ha un ruolo fondamentale, specie in questa fase fluida nei rapporti internazionali, quando sta cambiando alle fondamenta il sistema di controllo geostrategico delle risorse. Mastella è solo la punta dell’Iceberg, l’ostacolo a Prodi ed alle sue politiche è ben più grande ed è ben immerso nel ventre del potere italiano, ed è interpretato nel palcoscenico dei media da attori consapevoli o semplici pupi.

    Per concludere basti pensare che le nomine che doveva, finalmente, operare Prodi riguardavano le poche aziende rimaste che abbiano uno spessore internazionale, un peso strategico, in grado di operare sugli eventi che si delineano. Pensando a questa dimensione internazionale si possono capire molte cose, sulla crisi attuale, e anche internamente alla “sinistra” si puo iniziare a capire cosa c’è in gioco, a partire dai Turigliatto del momento e da tutti coloro che non guardano oltre il proprio ombelico.

    Cataldo
    23.01.08

  • sasha

    Queste sono chiacchiere da bar, invettive banali, vaneggiamenti senza stile ad opera di un dilettante allo sbaraglio.
    Indubbiamente i criteri di valutazione degli articoli su questo forum si sono molto annacquati ultimamente.

  • Giusto

    Sono d’accordo. Che si fa?…

    Che fare?!…

    Quando?

    Dove?

    Con chi?

    Con che?

    Ecc. ecc. ecc.