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UNA PROSPETTIVA STORICA: LA TERZA FASE DELL’IMPERIALISMO AMERICANO

DI WILLIAM RIVERS PITT

La nazione americana ha conosciuto dalla propria origine tre stadi di evoluzione imperiale. Ogni fase ha alimentato la successiva e tutte e tre sono nate e cresciute con la guerra. Per la precisione ogni fase si è rinforzata con i grossi profitti che sono andati a quei pochi che hanno provocato le guerre. Le prime due fasi non sono crollate perché assorbite nella fase successiva, nella quale sono passate le circostanze e le difficoltà precedenti. Oggi ci troviamo nella terza fase dell’impero, una fase marcia dal di dentro.
La prima fase, già presente alla fine della guerra civile, ha avuto inizio con la guerra contro il Messico. Gli stati che si trovavano a est del Missisipi furono sottoposti al governo federale. Fu creato un sistema di tassazione nazionale per consentire al governo di affidare lucrosi contratti alle varie ditte che dovevano fornire vitto, vestiario, armi ecc. all’esercito. In tal modo ebbe inizio il sistema descritto da Eisenhower come “il complesso militare/industriale”.

Molti anni prima gli Americani erano stati spinti a invadere le terre dell’ovest occupate dalle popolazioni indigene. Sotto la bandiera del Destino/Manifesto, la macchina militare/industriale che era stata creata per combattere gli Stati Confederati si aprì la strada fino all’Oceano Pacifico. Durante le operazioni la grande maggioranza delle popolazioni indigene furono cancellate dai libri di storia, una storia che viene sempre scritta dai vincitori.

I confini di questa prima fase furono limitati ai primi 48 stati continentali, che però non rimasero soli a lungo. Quando Woodrow Wilson divenne Presidente la prima fase si era estesa fino a comprendere Cuba, Guam, Puerto Rico e le Filippine. L’impronta imperiale si era spinta in Asia e nel Sud America. Mentre gli altri imperi mondiali erano in declino, quello spagnolo praticamente dissolto con la firma del trattato di di Parigi del 1898, e gli imperi francese e inglesi erano sotto attacco e in via di abbandono, l’impero americano diventava sempre più forte ogni giorno di più.

Il passaggio dalla prima alla seconda fase avvenne il 2 aprile 1917, quando il neo eletto Presidente Wilson, rovesciando la precedente impostazione di restare fuori dal conflitto europeo, chiese al Congresso la dichiarazione di guerra contro la Germania. In precedenza gli americani, in gran parte, si erano definiti desiderosi di restare al di fuori dei guai del “Vecchio Mondo”. Però quando i primi fanti furono spediti oltremare anche questa linea di demarcazione fu superata.

Malgrado la vittoria in Europa la seconda fase richiese molti anni ancora prima di poter germogliare e fiorire. La Marina e l’Esercito americani erano stati smantellati dopo la fine della guerra “che doveva porre fine a tutte le guerre”, e gli anni ’30 assistettero al quasi crollo dell’economia americana. L’avvento della seconda guerra mondiale, con la vittoria finale rinsaldò la seconda fase dando vita e cambiando per sempre le colonne fondamentali dell’economia americana. Da quell’istante in poi, sino ad oggi, l’economia americana si è fondata principalmente sulla preparazione e la partecipazione alla guerra.

Alla fine della seconda guerra mondiale l’influenza americana si estendeva su tutta l’Europa sino ai confini del nuovo nemico, l’Impero Sovietico. Roccaforti della seconda fase si potevano trovare in Africa, nel territorio metropolitano giapponese, su molte isole del Pacifico e, con la creazione dello Stato di Israele, nella regione strategicamente vitale del Medio Oriente. Le aziende americane che avevano costruito la vittoriosa macchina da guerra navigavano ormai in un oceano di profitti. Il “complesso militare/industriale” stava diventando la forza dominante del commercio interno e internazionale, oltre che nella stessa struttura sociale e nella provocazione/risoluzione dei conflitti.

La Guerra Fredda è stata la realtà principale della seconda fase, una lotta mortale fra due imperi che si è combattuta su tutta l’area del pianeta. Il gelido confronto che si è stabilito al Checkpoint Charlie di Berlino trovava il suo contrappunto sanguinoso nelle guerre combattute in Corea, Vietnam, Laos, Cambogia, Angola, nella penisola del Sinai e altrove. I commercianti di armi Russi e Americani hanno invaso il mondo con milioni di armi convenzionali per gli alleati che combattevano per loro.

Allo stesso tempo ambedue le parti costruivano armi nucleari sempre più potenti e distruttive, sparse in tutto il mondo, puntate sull’avversario e pronte a essere usate. In più di una occasione, e soprattutto durante la crisi dei missili a Cuba, i draghi nucleari scatenati sono stati a pochi passi dal lanciare le loro fiamme mortali. La produzione di tutte queste armi ci ha lasciato in eredità innumerevoli quantità di scorie nucleari.

Le radici della terza fase sono state piantate in profondità adesso. Sul fronte interno la gente si è ormai abituata a vivere in uno stato continuo di guerra. La creazione della dottrina Truman, da parte di uomini come Paul Nitze, ha posto le basi di una realtà ormai esistente da lungo tempo: gli Americani possono essere governati molto più facilmente quando si instilla loro la paura per gli stranieri che si trovano “al di là” dell’orizzonte.

I contratti necessari a costruire e a dispiegare ogni sorta di armi divennero la fonte di profitti dalle dimensione epiche. Il complesso “industriale/militare” ormai era padrone di intere schiere di politici appartenenti ad ambedue i partiti, e manteneva un legame ombelicale con l’industria petrolifera per un semplice fatto di convenienza reciproca. Le guerre non si possono combattere senza un’abbondanza di petrolio e benzina, e così dopo un po’, i mezzi e i fini divennero indistinguibili.

La transizione dalla seconda alla terza fase è avvenuta lentamente. Milioni di americani erano scesi in strada per protestare contro il grande tributo di morti che l’Impero richiedeva. La guerra del Vietnam finì con l’immagine dei diplomatici americani che fuggivano in elicottero dai tetti dell’ambasciata. Il Presidente fu costretto a scegliere fra rassegnare le dimissioni o a essere destituito e rischiare la prigione. Le operazioni in Iran del 1950 si conclusero nel 1979 con la rivoluzione islamica e l’umiliazione quotidiana dell’America posta di fronte allo spettacolo dei propri cittadini presi in ostaggio, bendati e con i fucili puntati alle tempie.

L’Afghanistan fu invaso dall’Impero Sovietico. La CIA, per molto tempo la punta di diamante della politica estera americana, dovette subire un alto là dalla Commissione Church. La benzina conobbe un brutale rialzo dei prezzi e l’economia americana si incagliò nuovamente. Il popolo americano, in larga parte, cadde in una depressione di massa che fu definita dal loro presidente della seconda fase un “malessere”.

E’ difficile stabilire esattamente quando ebbe inizio la terza fase, ma ci fu un avvenimento che può essere considerato come punto di svolta. Il 2 febbraio 1980 la sconosciutissima squadra americana di ockey riuscì a battere l’invincibile squadra russa a Lake Placid. L’esplosione di entusiasmo nazionalistico che ne seguì, aumentato anche dalla vittoria sulla Finlandia nel turno finale per la conquista della medaglia d’oro, provocò una emozione pubblica senza precedenti.

Fu a Lake Placid che è nato l’ormai famoso coro di “U.S.A.!U.S.A.!” Il pubblico americano era stato abituato sin dalla seconda fase a essere considerato il migliore di tutti in tutto, ma gli anni precedenti a Lake Placid erano stati piuttosto frustranti. Un semplice avvenimento come una vittoria sportiva sul ghiaccio era stato sufficiente per provocare delle scintille che avrebbero dato fuoco al detonatore della terza fase imperiale. Il popolo americano ormai si era incantato a vedere la propria bandiera a sventolare vicino, ma un po’ più sopra, a quella dell’Unione Sovietica. Si trattava del primo assaggio di quello che sarebbe diventato uno sforzo senza interruzioni per ottenere il dominio mondiale totale.

Il motivo centrale di questa terza fase è costituito dal sorgere di un “movimento conservatore”, da non confondersi con la razza di conservatori che comprendeva Nixon e Rockfeller, il nuovo movimento conservatore era formato da un nazionalismo americano accoppiato al cristianesimo evangelico. Si tratta di un movimento con due teste: stato e religione. I concetti di “distensione” e “cooperazione internazionale” venivano abbandonati. I loro aderenti erano e sono “radicali”/estremisti in tutto il significato del termine, nel senso che vogliono distruggere completamente lo stato sociale americano nato dai tempi di Rooselvet.

Il primo Presidente della terza fase è stato Ronald Reagan. I conservatori hanno trovato in lui la loro perfetta rivendicazione, dopo essersi ricostituiti come partito durante la campagna elettorale per Barry Goldwater. Reagan era l’uomo perfetto: fiducioso in se stesso al massimo, impegnato a far arricchire la classe delle corporations e a smontare la rete sociale costruita da Rooselvet con tutti i mezzi necessari.

Reagan diede inizio alla politica della lingua biforcuta adottata dalla presente amministrazione: da una parte predicare la fine dell’intrusione del governo negli affari dei cittadini, affondare tutti i programmi governativi che esistono, e dall’altra impedire gli ideali del “piccolo governo” aumentando continuamente gli apparati militari e di spionaggio con migliaia di miliardi di dollari dei contribuenti.

Tutto questo denaro, come fu durante la prima e la seconda fase, andò ad aumentare il potere e l’influenza della combinazione industriale/militare/petrolifera. Il movimento conservatore, finanziato dalla combinazione i/m/p, spingeva perché il governo abolisse ogni regolamentazione negli affari, nel commercio e ancor di più nel campo editoriale/televisivo. Durante questa fase la combinazione è riuscita a impadronirsi del 99% di tutti i mezzi di comunicazione, assicurandosi così una pubblicità continua dell’impero, 24 ore al giorno, sette giorni alla settimana, 365 giorni all’anno. Le voci dissonanti sono state tutte messe a tacere.

Quando vi fu la caduta del muro di Berlino, e l’impero sovietico finalmente implose, lo stendardo di questa terza fase fu messo a sventolare perché tutti lo vedessero. Per la prima volta nella storia, dopo l’apice dell’Impero Romano, c’era un solo paese, un solo governo e un solo esercito che comandava supremo su tutto il mondo conosciuto. Il movimento conservatore, rimasto senza nemici dopo la caduta del comunismo, rivolse le proprie energie e frustrazioni verso l’interno, contro i propri cittadini. Lo scopo finale era quello di eliminare dal dibattito e dalla considerazione tutti coloro che non avessero approvato l’impero, e che non si fossero adattati al modello di Ricostruzione Cristiana che volevano imporre a tutta la società.

L’arrivo di G. Bush, capo dell’ala evangelico/politica della Cristianità Americana sin dal 1996, alla presidenza della repubblica è stato il coronamento finale dei sogni del movimento conservatore. I fatti dell’11 settembre hanno consolidato la loro supremazia. Ora uno stato di guerra permanente e il governo mediante la paura sono accettati senza obiezioni. Adesso i mezzi di comunicazione di massa, di proprietà della combinazione i/m/p, danno spazio a questi radicali/estremisti, dipingendoli come americani moderati e ragionevoli. Anche il predominio della combinazione i/m/p è accettata senza domande. L’idea che l’America si trovi impegnata in una guerra santa è stata ampiamente diffusa.

Alcune screpolature cominciano però a comparire sotto la superficie, molte erano già iniziate nella seconda fase. Molte delle armi convenzionali sparse per il mondo durante la guerra fredda, cominciano a essere usate contro di noi. Molti dei paesi che ci sono stati così utili durante la guerra fredda, come l’Irak e l’Arabia Saudita, sono diventati dei grossi problemi destabilizzanti che hanno reso evidenti i difetti del nostro apparato militare e di sicurezza, non più adeguati ai compiti di mantenimento dell’impero. Il dollaro è in continua discesa, lenta ma progressiva, e nuove alleanze fra nazioni come la Cina, la Russia e l’Iran minacciano di far crollare l’egemonia americana. Il petrolio, che è la vera moneta del regno, sta diventando scarso. L’estremismo, che si presenta ogni volta che una forza preponderante si mette in moto, è fuori controllo essendo ormai ben organizzato e finanziato.

Ormai è chiaro che questo terzo impero americano è minacciato dal crollo a causa del proprio peso. Il movimento conservatore non è in grado di controllare le forze che gli si sono scatenate contro. L’apparato militare non è in grado di fronteggiare tutti gli impegni irragionevoli che gli sono stati chiesti. Gli spettri del secondo impero compaiono dappertutto: in Europa, in Africa, nel Medio Oriente e nell’Asia centrale. L’economia americana, alimentata per sessanta anni dal petrolio e dalle guerre, corre il grave rischio di essere sconfitta da tutti e due.

Forse un giorno nascerà una nuova potente società che avrà capito le lezioni della storia. Gli imperi crollano, sempre. Si consumano da soli, all’inizio piano piano, e poi con velocità sempre crescente man mano che l’apparato militare non riesce a risolvere le minacce e consuma sempre più le proprie risorse interne. Forse, un giorno.

William Rivers Pitt
Fonte:www.truhout.org
Link: http://www.truthout.org/index.htm
1.03.05

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Pubblicato da Davide