UNA LEGGE DA PREPOTENTI

DI LUIGI IRDI
ilbarbieredellasera.com

Capisco che l’idea non sia molto solleticante ma se riuscite a superare il mal di mare dato da commi e codicilli, riferimenti e ter-bis-quater, la lettura del decreto sicurezza su cui il governo ha posto quest’oggi (ieri, ndr) la fiducia definitiva  può diventare un utile strumento di interpretazione dello spirito della maggioranza.

Il primo pensiero è che è una legge di prepotenti. Il secondo è che è una legge che vibra un’altra martellata, come se ce ne fosse bisogno, alla libertà di espressione e alle ultime speranze di controllo dal basso dei governanti, il terzo pensiero è che è una legge per i ricchi che respinge più lontano i poveri, quelli sporchi e laceri che disturbano la quiete dei signori.

Partiamo dal fondo ovvero dall’articolo 60. L’articolo dice che se qualcuno, sulla rete internet, insomma da un sito qualunque, istiga alla delinquenza o alla disobbedienza alle leggi, il Ministero dell’Interno gli può tagliare il collegamento. Non solo. A dover intervenire all’istante (entro 24 ore) sarà il service provider, pena una multa da 50 mila a 250 mila euro.

Uno pensa. Be’, se il sito della Lega Nord, per esempio, incita al tiro al marocchino, o se gli Skinheads scrivono “dagli all’ebreo”, è giusto che il ministero dell’Interno intervenga e li faccia tacere cosa che certamente il ministro Maroni farà senza esitazioni.

Nella legge sono espressi però due concetti:  “l’istigazione a delinquere” e “la disobbedienza alle leggi”. In fondo, a voler essere pignoli, non c’è nessuna differenza, ma allora perché specificare?

Perché una cosa è dire: ammazzate la nonna. Un’altra è: smettiamo per protesta di pagare il canone della Rai, oppure “partecipiamo a quella manifestazione anche se non ce la vogliono far fare”.  Se il sito di Forza Italia sostiene con il suo capintesta che le tasse sono troppe e che evaderle è un diritto, che farà Maroni? Stacca l’interruttore?

Inoltre, è semplicemente mostruosa la multa per i provider che, per qualche motivo, non riesce in 24 ore a intervenire. Minimo 50 mila euro, massimo 250 mila, ovvero mezzo miliardo delle vecchie buone lirette. Un piccolo provider rischierà mai di prendere in gestione un sito, diciamo così, sbarazzino che magari predica la legalizzazione della marijuana?

 Fossi il provider del Barbiere della Sera, dove chi scrive ha la possibilità di commentare liberamente ogni cosa, mi chiederei se il gioco vale la candela. La pericolosità di questo provvedimento è dunque evidente. Se rompi le palle ti taglio i fili, a te e a chi ti ospita. Così impari a disturbare il governo.

Questo punto  è passato piuttosto inosservato, ma rientra nella categoria davvero importante della guerra a ogni tipo di contrappeso. Nessuno approva l’istigazione a delinquere, beninteso. Ma se viene bandita dalle comunicazioni anche quella storica e gandiana forma di protesta che è la disobbedienza civile, un passo in più verso l’autoritarismo è stato compiuto.

Le ronde, poi. Al sottosegretario alla Giustizia Jole Santelli va il merito di aver coniato l’espressione geniale  “sicurezza partecipata”. Cioè, è l’idea, i cittadini partecipano in apposite formazioni, alla gestione della sicurezza. Da Alberto Custodero, sulla Repubblica di ieri l’altro, abbiamo appreso che Roberto Maroni, oggi ministro di Polizia, reclutava elementi per la ronde padane, quei figuri in tuta verde che sognavano (sognano) la secessione armata della Padania e quindi si capisce già meglio la spinta decisiva di Bossi e Maroni verso l’istituzione delle ronde per ottenere la legittimazione dei soldatini bergamaschi.

Bisogna leggersela bene la legge. I sindaci, dice il testo, possono avvalersi della collaborazione di cittadini non armati al fine di segnalare alle autorità “eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio sociale”. In via privilegiata i sindaci dovranno scegliere associazioni composte da ex appartenenti alle forze dell’ordine (carabinieri, poliziotti, finanzieri, pompieri, vigili urbani eccetera) o ex militari, tutte categorie con il porto d’armi pressochè automatico e che, verosimilmente, si metteranno in tasca il ferraccio.

Lasciamo pure da parte le polemiche un po’ stucchevoli, benché fondatissime, sull’appalto privato della sicurezza pubblica (e comunque la vorrei proprio vedere una ronda padana farsi un giro a Casal di Principe). Vorrei interrogarmi sull’espressione “disagio sociale”. E’ evidente che l’animus leghista dell’istituzione delle ronde ritiene disagio sociale i problemi della marginalità. Immigrati clandestini, Rom, microcriminalità cittadina, barboni che dormono sulle panchine e roba così. Le ronde interverranno e sarà interessante vedere come.

Ma ci sono altri punti di vista. Per esempio, quelli che parcheggiano l’auto negli spazi riservati ai disabili o ai motorini, quelli che al bar o dal fruttivendolo non ti fanno lo scontrino fiscale,  l’avvocato che evade miliardi di tasse,  a me creano un disagio sociale gravissimo e terribile. Se ci fosse in giro un’opposizione vagamente decente, si darebbe da fare subito per organizzare ronde nutrite e toste, magari di ex poliziotti e militari, per contrastare questi fenomeni.

Portando il ragionamento a conseguenze estreme, si può arrivare a immaginare una società in cui diverse interpretazioni del concetto di “disagio sociale” si combattono attraverso ronde dalle diverse politiche. Chi dà la caccia ai clandestini, chi agli evasori. Una bella prospettiva, non c’è che dire.

Una legge per ricchi e contro i poveri. E’ la parte che riguarda l’immigrazione. C’è da dire che personalmente non trovo sbagliata in linea di principio l’introduzione del reato di ingresso clandestino. E’ un principio su cui si può essere d’accordo, benché assolutamente inutile.

Se io muoio di fame in Centrafrica, attraverso il Sahara e dalla Libia parto sul gommone per l’Italia, me ne sbatto se Maroni mi fa la multa. Non mi pare sia un deterrente efficace. Tra morire di fame e affrontare il giudice di pace voi cose scegliereste?

A stupire, nella legge, sono gli intenti vessatori escogitati dal governo nei confronti di questa povera gente. Se io decido di affittare una casa, a un equo prezzo, a un educato bengalese senza avergli prima controllato il permesso di soggiorno, rischio la prigione fino a tre anni.

Viene quindi già precluso il primo importante passo verso l’integrazione. La conquista di una casa. Ancora, se io ospito in casa dei miei nonni una badante non in regola con i documenti, rischio sempre tre anni (favoreggiamento di immigrazione clandestina?) Ovvio che la caccio seduta stante e la spingo in strada.

Se devo rinnovare il permesso di soggiorno, devo pagare 200 euro, su un salario, chi ha una domestica extracomunitaria lo sa, che non arriva ai mille. E così via, tutti calci negli stinchi per renderti la vita più difficile. Se vuoi cambiare la tua residenza, il governo si riserva il diritto di venirti a controllare a casa la qualità del cesso che usi (capo 19 del primo emendamento approvato ).

Si potrebbe continuare. Nella fame di legge e ordine che lo affligge, il governo introduce perfino la procedibilità d’ufficio del reato di oltraggio a pubblico ufficiale. Vuol dire che se protesto troppo vivacemente con un vigile urbano, rischio una pena fino a tre anni di carcere. E si procede d’ufficio. In automatico, non su eventuale querela del vigile offeso.

Cosa tutto questo abbia a che fare con la sicurezza è difficile dire. A parte infatti alcune norme che irrigidiscono i controlli sulle aziende sospettate di collusioni mafiose e in materia di appalti, la legge è in realtà solo un mezzuccio per appagare le bramosie della Lega Nord e le sue pulsioni anti immigrati.

Appunto, una legge da prepotenti.

Luigi Irdi
Fonte: www.ilbarbieredellasera.com
Link: http://www.ilbarbieredellasera.com/article.php?sid=17171
14.0.5.2009

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