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UN PADRONE SI GIUDICA DAI SERVITORI CHE SI SCEGLIE

Mentana, il craxiano moderato al servizio del Cavaliere fino a quando non è più servito …

DI MARCO TRAVAGLIO

Guarda un po’, alle volte, i casi della vita. Giovedì scorso l’Italia unanime si stava congratulando con Canale 5, “vero servizio pubblico”, per l’ottima fiction su Borsellino. E subito Canale 5 licenziava Mentana per sostituirlo con Rossella, noto visagista-tricologo. Così l’Italia unanime si precipitò a solidarizzare con il subcomandante Enrico e a piangere sulla tomba il suo Tg5 libero e indipendente. E subito, a turbare le esequie, giunse da Padova la notizia del terribile agguato a due giovani coniugi, incatenati, aggrediti a colpi di martello e lasciati in fin di vita in una villa del Padovano, forse a scopo di rapina. Così la mente correva alle leggendarie edizioni del Tg5 della campagna elettorale 2001, che rappresentavano un paese (l’Italia) in preda a orde barbariche di clandestini e rapinatori, grazie ai governi dell’Ulivo. In stereofonia con quella sacra rappresentazione, Silvio Berlusconi, padrone anche del Tg5, infestava l’Italia di manifesti con scritto “Città più sicure” promettendo di dimezzare i reati e di azzerare gli sbarchi di immigrati. Non appena il Cavalier Padrone ebbe vinto le elezioni, sbarchi e rapine sparirono (o quasi) dal Tg5. Ma non dal Paese dove, anzi, crebbero e si moltiplicarono. Ragion per cui, ieri, i telespettatori orfani del tg libero e indipendente devono essersi domandati, increduli, a proposito della feroce rapina di Padova: vuoi vedere che, niente niente, l’Ulivo è tornato al governo e non ci han detto nulla?

Col tempo, quando il regime sarà caduto e tornerà un minimo di informazione, qualcuno potrebbe addirittura porsi un’altra domanda: ma come mai, nell’ottima fiction su Paolo Borsellino, non si faceva alcun cenno all’intervista-testamento rilasciata dal giudice tre giorni prima che ammazzassero Falcone e 50 giorni prima che ammazzassero lui? Si tratta della celebre intervista trasmessa nottetempo da Rainews24 e ripresa poi da quei criminosi di Luttazzi e Santoro. Sarebbe stato un ottimo finale, mostrare Borsellino mentre annuncia a due giornalisti francesi che la sua Procura sta indagando sui rapporti fra Berlusconi, Dell’Utri e Vittorio Mangano, che a suo avviso non era uno stalliere, ma un “uomo d’onore di Cosa Nostra, terminale del traffico di droga a Milano, testa di ponte dell’organizzazione mafiosa nel Nord Italia”. Ma pareva brutto parlare di corda in casa dell’impiccato.

Che, a 11 anni dalla discesa in campo del Cavaliere, Mentana e chi per lui comincino a domandarsi se non esista un possibile conflitto d’interessi fra il padrone del Tg5 e il padrone del regime, è incoraggiante. C’è chi, come Montanelli, l’aveva già capito nel 1993, ma non tutti hanno i riflessi così pronti. Mentana, quando Indro fu cacciato dal Giornale che aveva fondato, dichiarò impavido: “Sto cominciando a sentirmi a disagio” (8-1-1994). Ma fu un attimo, poi gli passò.

Due mesi dopo il pool di Milano chiese al gip l’arresto di Dell’Utri: lui sparò la notizia (una richiesta di arresto non ancora valutata dal gip!) al Tg5, così il polverone salvò dalle manette l’amico del padrone. Dell’Utri ringraziò: “Devo ancora ringraziare il Tg5 se non sono andato in carcere”. Da buon craxiano, Mentana partecipò attivamente all’attacco contro la magistratura. Nel ’95 serviva una faccia presentabile per depistare le indagini su All Iberian, la società off-shore usata da Berlusconi per imbottire Craxi di miliardi.

Il 24 novembre l’apposito Mentana intervistò, a Parigi, il socio arabo del Cavaliere, Tarak Ben Ammar, il quale giurò al Tg5 che non c’era nulla di illecito: l’amico Silvio gli aveva pagato 15 miliardi per certi diritti televisivi e per uno spiacevole disguido i quattrini erano finiti su un conto di Craxi anziché sul suo.

La balla era talmente grossa che, convocato dal tribunale per ripeterla sotto giuramento, il buon Tarak preferì non farsi vedere. Nel 2001, debilitato dalle accuse di Montanelli (“questa è la destra del manganello, alla Rai faranno piazza pulita, era Mussolini che non sopportava la satira”), il Cavaliere si rifà il trucco elogiando la satira “buona” di Sabina Guzzanti contro quella “cattiva” di Luttazzi. Mentana, prontamente, spara la notizia al Tg5 e chiede un’intervista a Sabina. Lei accetta, ma a un patto: rompere il gioco di Berlusconi esprimendo massima solidarietà a Luttazzi.
Mentana promette non una, ma tre volte. Poi taglia tutte le frasi di solidarietà a Luttazzi. Il gioco (del Cavalier Padrone) è fatto: Sabina buona contro Luttazzi cattivo. Gioco tanto più riuscito in quanto – Berlusconi dixit – “il Tg5 è di sinistra”. Mentana completa l’opera facendo campagna elettorale per l’astensione: tipico atteggiamento da comunista.
Gli ingenui, per troppo affetto, pensavano che facesse così perché eseguiva degli ordini.

Ora invece apprendiamo dalla sua viva voce che, “in tredici anni, Berlusconi non mi ha mai chiesto nulla”.
Dunque lo faceva gratis, spontaneamente. Ma ora non va più bene nemmeno lui: seguitava a mandare in onda la pelata berlusconiana senza ritoccarla nemmeno un po’. Non aveva capito che siamo in un regime e certe cose non si fanno. Il coiffeur Rossella, invece, l’ha capito da un pezzo. Un padrone – diceva il maggiordomo Jeeves nei romanzi di Wodehouse – lo si giudica dai servitori che si sceglie. E viceversa

Marco Travaglio
Da: Luigi Sedita
[email protected]
20.11.04

Pubblicato da Davide