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“UN NUOVO 11 SETTEMBRE”: ELEMENTO FONDAMENTALE DELLA DOTTRINA MILITARE USA

DI MICHEL CHOSSUDOVSKY

Globalresearch

Già da diversi anni gli alti responsabili dell’amministrazione Bush, inclusi il presidente e il vicepresidente, hanno affermato, in termini non equivoci, che ci sarà “un nuovo 11 settembre”.
Le citazioni dei discorsi presidenziali e dei documenti ufficiali sono innumerevoli. L’America è minacciata:

“I prossimi imminenti attacchi… saranno d’intensità pari o superiore a quelli dell’11 settembre… Ed è più che ovvio che la capitale della nazione e New York saranno due obiettivi presenti in ogni lista…” (Tom Ridge, ex segretario del Dipartimento della sicurezza interna, dicembre 2003)

“Voi vi chiedete, ‘È un problema serio?’ Si, potete metterci la mano sul fuoco. Non si adottano decisioni simili se la situazione non è molto seria”. (Donald Rumsfeld, ex segretario alla difesa, dicembre 2003)

“… Informazioni attendibili indicano che Al Qaeda sta portando avanti i suoi piani per scatenare un attacco a grande scala negli Stati Uniti, nel tentativo di distruggere le nostre procedure democratiche… (Tom Ridge, ex segretario del Dipartimento della sicurezza interna, 8 luglio 2004)

“Il nemico che ci ha aggredito l’11 settembre è ora indebolito e disarticolato, ma è ancora micidiale e sta progettando di colpirci nuovamente”. (Vicepresidente Dick Cheney, 7 gennaio 2006)

“Siamo ancora un paese in pericolo. Una parte della nostra strategia consiste ovviamente nel portare avanti l’attacco contro i terroristi che vorrebbero distruggerci. In altre parole, è importante sconfiggerli oltremare in modo da non doverli mai fronteggiare sul nostro territorio. Ammettiamo, tuttavia, che dobbiamo essere ben preparati qui in patria”. (Presidente George W. Bush, 8 febbraio 2006)

“I nostri principali nemici sono al Qaeda e i suoi fiancheggiatori: scelgono le proprie vittime in modo indiscriminato, uccidono innocenti per portare avanti una ideologia con obiettivi chiari e ben precisi, cercano di dar vita a un califfato islamico estremista che permetta loro d’imporre a gente che non lo vorrebbe un brutale nuovo ordine, così come nazisti e comunisti avevano sperato di poter fare nel secolo scorso. Un nemico così fatto non scenderà a compromessi col mondo civilizzato…. (Presidente George W. Bush, conferenza della coalizione CENTCOM, 1 maggio 2007)

“Oggigiorno disponiamo di conoscenze tecniche e scientifiche che rendono del tutto realistica la possibilità che un manipolo di terroristi possa uccidere centinaia di migliaia di persone e non solo migliaia, come hanno già fatto l’11 settembre. E ciò ha cambiato la dimensione della minaccia che ci troviamo ad affrontare”. (Michael Chertoff, segretario del Dipartimento della sicurezza interna, Yale University, 7 aprile 2008).

Stiamo combattendo una guerra contro il terrore perché il nemico ci ha attaccati per primo, e ci ha colpito duramente… I capi di Al Qaeda hanno affermato di avere il diritto di “uccidere quattro milioni di statunitensi… Negli ultimi sei anni gli Stati Uniti sono stati capaci di vanificare i loro tentativi di aggredirci qui a casa nostra. Nessuno può garantirci che non verremo nuovamente attaccati. (Vicepresidente Dick Cheney, United States Military Academy Commencement, West Point, New York, 26 maggio 2008)

[la sottolineatura è mia]

Queste autorevoli dichiarazioni vanno tutte nella stessa direzione: il nemico ci colpirà ancora!

“Un nuovo 11 settembre”: premesse storiche

La certezza di un nuovo 11 settembre è entrata a fare parte integrante della dottrina militare statunitense: gli USA sono sotto attacco e l’esercito americano deve dare una risposta preventiva.

Subito dopo l’invasione dell’Iraq nell’aprile 2003, furono adottate numerose misure di sicurezza nazionale, esplicitamente orientate a contrastare un secondo possibile attacco contro il paese. In effetti, le procedure vennero lanciate nel maggio 2003, contemporaneamente alla prima fase dell’operazione TIRANNT (Theater Iran Near Term), un piano di guerra contro l’Iran. (cfr. Michel Chossudovsky, “Theater Iran Near Term” (TIRANNT) , Global Research, 21 febbraio 2007).

Il ruolo di un “evento in grado di provocare perdite massicce”

In un’intervista giornalistica del dicembre 2003, il generale Tommy Franks, ex comandante del CENTCOM, aveva delineato lo scenario di quello che descriveva come un “evento in grado di provocare perdite massicce” sul territorio americano [un nuovo 11 settembre]. Il punto di vista del generale Franks era l’idea e la convinzione che le vittime civili erano necessarie per risvegliare la consapevolezza e ottenere l’appoggio pubblico per la “guerra totale al terrorismo”: in qualche parte del mondo occidentale, forse negli stessi USA, ci sarà un attentato terroristico massiccio e con molte vittime che spingerà la gente a interrogarsi sulla nostra stessa costituzione e a chiedere la militarizzazione del nostro paese per evitare il ripetersi di un altro sanguinario attentato di massa”. (Intervista del generale Tommy Franks, Cigar Aficionado, dicembre 2003).

Franks stava indirettamente alludendo a “un nuovo 11 settembre”, che avrebbe potuto essere sfruttato per galvanizzare l’opinione pubblica americana a favore della legge marziale.

Questo “evento in grado di provocare perdite massicce” veniva indicato dal generale Franks come una svolta politica cruciale. La crisi e gli sconvolgimenti sociali che si sarebbero scatenati come reazione alle perdite di vite umane avrebbero reso possibili importanti cambiamenti nelle strutture politiche, sociali e istituzionali degli USA e avrebbero portato alla sospensione del governo costituzionale (cfr. Michel Chossudovsky, Bush Directive for a “Catastrophic Emergency” in America: Building a Justification for Waging War on Iran? Global Research, 24 giugno 2007)

L’operazione Northwoods

Il concetto di “evento in grado di provocare perdite massicce” fa parte di un piano militare. Nel 1962, i Capi di stato maggiore avevano messo a punto un piano segreto, l’operazione “Northwoods”, per provocare deliberatamente vittime civili nella comunità cubana di Miami (“assassinando cubani che vivevano nel nostro paese”), in modo da giustificare l’invasione di Cuba: “Potremmo far saltare una nave statunitense a Guantanamo Bay e darne la colpa a Cuba”, “Potremmo organizzare una campagna terroristica dei comunisti cubani nell’area di Miami, in altre città della Florida, o addirittura a Washington”, “l’elenco delle perdite americane nei giornali americani provocherà una vantaggiosa ondata d’indignazione nazionale” (cfr. il documento Top Secret del 1962, ora declassificato, dal titolo “Justification for U.S. Military Intervention in Cuba”, in Northwoods, all’indirizzo http://www.globalresearch.ca/articles/NOR111A.html).

Sottoposta al presidente Kennedy, l’operazione Northwoods non venne portata avanti.

Dottrina militare

Il generale Franks non stava esprimendo un’opinione personale sull’utilità delle perdite civili, stava solo descrivendo un elemento fondamentale di un’attività dei servizi segreti statunitensi legato all’operazione Northwoods.

Il ricorso a perdite civili in patria viene usato come strumento di propaganda, con l’obiettivo di modificare completamente la realtà: la nazione che aggredisce diventa quella che viene aggredita e gli USA si trasformano in vittime di una guerra scatenata dagli Stati che sostengono il terrorismo islamico, anche se in realtà sono loro che hanno dato vita a un teatro di guerra a grande scala in Medio Oriente.

L’intera “Guerra globale al terrorismo” rientra perfettamente nella logica dell’operazione Northwoods: le morti di civili negli Stati Uniti a causa degli attacchi dell’11 settembre vengono usate come “un pretesto di guerra” per ottenere il consenso della massa a un intervento militare in Afghanistan e in Iraq.

Dal 2005 in poi, l’idea di un nuovo 11 settembre è diventata parte integrante dei programmi militari. Le dichiarazioni della Casa Bianca, del Pentagono e del Dipartimento della sicurezza interna mirano ad ottenere un più grande accordo sulla necessità e l’inevitabilità di un secondo attacco terroristico in una delle grandi aree urbane statunitensi.

Nel corso del mese successivo alle esplosioni londinesi del luglio 2005, sembra che il vicepresidente Cheney avesse chiesto all’USSTRATCOM (US Strategic Command) di mettere a punto un piano contingente per “rispondere a un nuovo attacco agli Stati Uniti, simile a quello dell’11 settembre”. Il “piano contingente” usava il pretesto di un “nuovo 11 settembre” per lanciare un’ampia operazione militare contro l’Iran (Philip Giraldi, Attack on Iran: Pre-emptive Nuclear War , The American Conservative, 2 agosto 2005)

Nell’aprile 2006, il Pentagono, sotto la guida di Donald Rumsfeld, aveva preparato un dettagliato piano militare per “combattere il terrorismo” a scala mondiale, con l’intento di rispondere a un probabile secondo grande attacco terroristico agli Stati Uniti.

La logica del progetto del Pentagono presumeva un’aggressione agli USA da parte di un nemico esterno che avrebbe causato perdite tra i cittadini statunitensi, perdite che sarebbero state usate come pretesto per giustificare azioni militari nel teatro di guerra mediorientale. L’appoggio dei servizi segreti americani alle organizzazioni terroristiche islamiche (il nemico esterno) destinate a condurre le aggressioni non veniva ovviamente citato.

Erano stati previsti differenti “scenari” per un nuovo attacco stile 11 settembre sul suolo patrio. Secondo il Pentagono, un secondo attacco all’America avrebbe soddisfatto un importante obiettivo politico.

I tre documenti del Pentagono consistono in un “piano globale della campagna” e in due “piani complementari”, il secondo dei quali si concentra esplicitamente sulla possibilità di un “nuovo 11 settembre” sul territorio statunitense e sulla “opportunità” di sfruttare un simile evento per allargare le frontiere della guerra in Medio Oriente condotta sotto l’egida degli USA: “Indica come l’esercito può contrastare e rispondere a un nuovo grande attacco terroristico negli Stati Uniti e include minuziosi allegati che suggeriscono ai militari una serie di opzioni per reagire rapidamente contro gruppi terroristici specifici, singoli individui o Stati fiancheggiatori, a seconda di chi venga ritenuto responsabile dell’evento. Un nuovo attacco potrebbe offrire al tempo stesso la giustificazione e l’opportunità, oggi inesistenti, per agire contro alcuni ben individuati obiettivi, affermano ufficiali dell’esercito, in servizio o a riposo, che hanno familiarità col piano (Washington Post, 23 aprile 2006, [la sottolineatura è mia])

Legge marziale

Dopo il 2003 sono state adottate varie procedure per introdurre la legge marziale in caso di cosiddetta “emergenza nazionale per catastrofe”.

Qualora venisse proclamata la legge marziale, i militari si farebbero carico di molte funzioni del governo civile, incluse giustizia e applicazione della legge.

Le iniziative nel campo della sicurezza interna indicavano le circostanze esatte in cui, in caso di un nuovo 11 settembre, dovrebbe essere proclamata la legge marziale.

Nel maggio 2007 il presidente ha emanato un’importante National Security Directive (National Security and Homeland Security Presidential Directive NSPD 51/HSPD 20) in cui viene esplicitamente prevista la possibilità di un nuovo 11 settembre:
la direttiva NSPD 51, che si adatta perfettamente ai presupposti del piano antiterrorismo del Pentagono (2006) e del piano contingente del vicepresidente Cheney. (cfr. Michel Chossudovsky, Bush Directive for a “Catastrophic Emergency” in America: Building a Justification for Waging War on Iran?, Global Research, 24 giugno 2007), fissa le procedure per garantire la continuità del governo in caso di “emergenza per catastrofe”, definita come
“qualsiasi incidente, indipendentemente da dove avviene, che provochi livelli estremamente elevati di perdite umane, danni, alterazioni della normalità in misura tale da colpire gravemente i cittadini, le infrastrutture, l’ambiente, l’economia o il funzionamento del governo degli Stati Uniti”.

La direttiva NSPD 51 parte dal presupposto che gli Stati Uniti siano aggrediti e che la “emergenza per catastrofe” sia un attacco terroristico in una grande area urbana.

La direttiva NSPD 51 definisce la “continuità del governo” come “uno sforzo coordinato dell’esecutivo del Governo federale affinché le Funzioni nazionali essenziali siano garantite anche in caso di “emergenza per catastrofe”.

Più di recente, nel maggio 2008, la Casa Bianca ha emanato una nuova direttiva presidenziale per la sicurezza nazionale,Biometrics for Identification and Screening to Enhance National Security (NSPD 59, HSPD 24).

La direttiva NSPD59, che completa la NSPD 51, non riguarda soltanto i KST (un termine gergale della Sicurezza interna per indicare “i terroristi noti e i sospetti”) ma include varie categorie di terroristi interni, partendo dal principio che questi gruppi locali stanno lavorando mano nella mano con gli islamisti.

“La capacità d’individuare i singoli terroristi che potrebbero minacciare gli americani e il paese è essenziale per proteggere gli USA. Dopo l’11 settembre 2001, i servizi segreti hanno fatto notevoli progressi nel rendere più sicura la nazione grazie all’integrazione, all’aggiornamento e alla messa in comune delle informazioni utili per localizzare tutti coloro che potrebbero minacciare la sicurezza nazionale” (NSPD 59).

La direttiva va ben oltre il problema dell’identificazione biometrica, e raccomanda di raccogliere e archiviare le relative informazioni “biografiche”, cioè informazioni dettagliate sulla vita privata di cittadini statunitensi, il tutto “nel pieno rispetto della legge” (per ulteriori dettagli, cfr. Michel Chossudovsky, “Big Brother” Presidential Directive: “Biometrics for Identification and Screening to Enhance National Security”, Global Research, giugno 2008). Colpisce quindi direttamente i cittadini americani, considerati adesso tutti come potenziali terroristi.

Anche se i “teorici della cospirazione” sono stati accusati di arzigogolare sulla possibilità di un nuovo 11 settembre, in realtà la maggior parte delle insinuazioni provengono da fonti ufficiali (incluse Casa Bianca, Pentagono, e Dipartimento della sicurezza interna.

Il fatto che “eventi in grado di provocare perdite massicce” siano inseriti nei piani di politica estera statunitense è diabolico, e le spiegazioni ufficiali sono grottesche.

Consenso bipartisan nella campagna per l’elezione presidenziale: “Al Qaeda colpirà ancora”

La campagna per l’elezione presidenziale ha evitato di parlare di un nuovo 11 settembre, ma entrambi i candidati hanno ammesso il pericolo di un secondo attacco. Barack Obama e John McCain hanno concordemente sottolineato il loro impegno a proteggere gli USA da Al Qaeda:

[Domanda: Chi è il nemico?] “Al Qaeda, i Talebani, una fitta rete intenzionata ad attaccare gli Stati Uniti, dominati da una ideologia distorta che ha completamente sovvertito la religione islamica, così da obbligarci a dar loro la caccia”. (Risposta di Barack Obama a Bill O’Reilly, Fox News, 5 settembre 2008

Negli ultimi anni al Qaeda ha sofferto gravi rovesci, ma non è ancora sconfitta e se gliene offriremo l’opportunità ci colpiranno di nuovo (John McCain, Discorso d’investitura, 5 settembre 2008)

Mainstream Media Report: “La necessità” di un nuovo 11 settembre

Anche se il Washington Post ha rivelato la sostanza dei documenti segreti del Pentagono sull’opportunità di un nuovo 11 settembre, l’argomento non è stato oggetto di grandi commenti o analisi.

Vale però la pena di sottolineare che in una intervista alla Fox News nell’agosto 2007 un “nuovo 11 settembre” venne indicato come un mezzo per sensibilizzare gli americani e unirli contro il nemico.

Su Fox News, il commentatore Stu Bykofsky dichiarò che gli Stati Uniti “avevano bisogno” di un nuovo 11 settembre per unire il popolo, che aveva “dimenticato” chi è il nemico. Affermò inoltre che “vi sarebbe stato un nuovo 11 settembre”, e John Gibson, conduttore della Fox News, si dichiarò d’accordo. Le vittime civili avrebbero contribuito a unire il paese e a sensibilizzarlo: “saranno necessarie molte vittime per risvegliare il paese” dichiarò John Gibson [la sottolineatura è mia] .

Anche se il controverso articolo di Stu Bykofsky sul Philadelphia Daily News (9 agosto 2007) venne in quel momento considerato stravagante, quello che Bykovsky affermava non era in realtà molto diverso dal punto di vista del Pentagono (ispirato all’operazione Northwoods) sul ruolo di “eventi in grado di provocare perdite massicce” nel provocare “un’utile ondata d’indignazione”.

Trascrizione

Rete Fox News

LA GRANDE STORIA CON JOHN GIBSON

7 agosto 2007, 5PM, EST
Editorialista criticato per aver affermato che “Abbiamo bisogno di un nuovo 11 settembre”
Conduttore: John Gibson
Intervista con l’editorialista Stu Bykofsky

John Gibson:
Per salvare gli Stati Uniti abbiamo bisogno di un nuovo 11 settembre. Ecco quello che un noto editorialista indica come rimedio per unire gli americani, ribadendo che quasi 6 anni dopo il terribile attacco terroristico abbiamo dimenticato i nostri nemici: le guerra in Iraq ha diviso i cittadini, repubblicani e democratici sono criticati per l’invasione. Per giustificare la sua affermazione ricorda che, anche se dopo l’11 settembre ci eravamo stretti tutti assieme, il fronte si è oramai sgretolato. Adesso i blogger sono furiosi: alcuni dicono che il giornalista dovrebbe essere licenziato per aver detto che, cito, “abbiamo bisogno” di essere nuovamente aggrediti. Si tratta solo di un modo per scioccare e attirare l’attenzione o l’editorialista ha valide basi per quel che dichiara? Bene, adesso l’editorialista Stu Bykofsky del Philadelphia Daily è qui con noi per spiegarsi. Allora Stu, ripetiamolo: che vuoi dire con le parole abbiamo bisogno?
Stu Bykofsky: Bene, la mia tesi è che siamo terribilmente divisi, non c’è unione in questo paese, e proprio perché siamo divisi siamo deboli. Se guardo indietro per capire cos’è che ci ha uniti negli ultimi anni, constato che l’11 settembre ci aveva uniti e ci ha mantenuto uniti per almeno due o tre anni.
John Gibson: Stu, ma quando affermi che saremo di nuovo attaccati e che saremo di nuovo uniti, intendi sottolineare una sorta d’inevitabilità oppure vuoi dire che per mantenerci uniti dobbiamo soffrire?
Stu Bykofsky: Uh, John, in realtà non avevo chiesto che gli Stati Uniti venissero attaccati. Capisco che la gente possa aver interpretato la frase in questo modo, ma non è quello che ho voluto dire. Comunque, un nuovo attacco contro il paese è inevitabile. Ne sono convinto, tu no?
John Gibson: Si, in effetti anche io lo penso, e credo anche che ci vorranno un sacco di morti per svegliare gli americani. Il punto Steve, cioè Stu, chiedo scusa…
Stu Bykofsky: Nessun problema.
John Gibson: …è l’uso di “abbiamo bisogno”. Se dici, che so, che dovrà succedere e che ci saranno perdite perché gli USA hanno abbassato la guardia è una cosa, ma se invece dici che “abbiamo bisogno” di essere attaccati, beh hai reso furiosi i parenti delle vittime.
Stu Bykofsky: John, uh, posso capire che siano sconvolti. Stai leggendo il titolo o il testo del mio editoriale, che al momento non ho qui davanti a me?
John Gibson: Buona domanda. Hai usato “abbiamo bisogno” nel testo o solo nel titolo?
Stu Bykofsky: Nel titolo.
John Gibson: Dunque, in effetti non approvi l’uso di “abbiamo bisogno”?
Stu Bykofsky: Uh, no. C’è una piccola differenza. I titoli vengono scritti da altre persone, e non corrisponde esattamente a quello che cercavo di dire.
John Gibson: D’accordo, allora…
Stu Bykofsky: Però, se guardi al contesto…
John Gibson: Quello che stai dicendo di dire è che in un certo qual modo, come dire, abbiamo abbassato la guardia, ci stiamo combattendo tra di noi invece di combattere i terroristi, e che se non facciamo di nuovo un fronte unito altri americani moriranno.
Stu Bykofsky: Proprio così. Stiamo lottando come un branco di cani inferociti, mentre la nostra attenzione dovrebbe concentrarsi altrove. E dico anche che a mio avviso la causa principale di questa situazione è la guerra in Iraq, che è stata condotta in modo così disastroso dall’amministrazione.
John Gibson: Stu…
Stu Bykofsky: Non dai nostri soldati.
John Gibson: Si, d’accordo, non voglio ficcarti in un nuovo pasticcio. Stu, quali sono state le reazioni dei giornali?
Stu Bykofsky: Uh, ieri, quando l’articolo è stato pubblicato, la reazione era stata moderata, penso perché la gente di Filadelfia che mi legge da tempo sa cosa aspettarsi da me. Poi è stato diffuso in altre città, e stamani, quando mi sono svegliato, ho trovato oltre un migliaio di email, e molte altre hanno continuato ad arrivare in giornata. E ho avuto un mucchio di chiamate…
John Gibson: Molti volevano che fossi licenziato, giusto?
Stu Bykofsky: Pardon?
John Gibson: Molte email chiedevano che venissi licenziato, giusto?
Stu Bykofsky: Uh, varie persone mi hanno detto che volevano chiamare il mio editore per suggerirgli di licenziarmi, è vero, ma non credo che succederà.
John Gibson: Continuerai con la tua colonna?
Stu Bykofsky: Oh, senz’altro.
John Gibson: Stu Bykofsky, da Filadelfia Philadelphia. Molte grazie Stu.
(trascrizione della video originale)

Michel Chossudovsky
Fonte: www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=10767
31.10.08

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CARLO PAPPALARDO

Pubblicato da Davide

  • edo

    Se vuoi far dimenticare l’11 sett. preparane uno più grande? In realtà a me pare una mossa disperata e il mondo occidentale non è abbastanza povero (ne’ materialmente ne’ moralmente… a parte l’atteggiamnto dei Barnard, Travaglio e affini, sul tema), per accettare del tutto supinamente un fatto nuovo devastante e falsamente attribuibile ad un nemico di fantasia.
    Evidentemente il re è talmente nudo che non ha strategie alternartive. Non rimane che ipotizzare lo scenario: supponendo che gli USA non possano scioccare emotivamente il mondo colpendo semplicemente se stessi, è plausibile che l’attentato coinvolga contemporaneamente molte capitali europee (vaticano compreso). Quali le date più propizie secondo la numerologia esoterica tanto cara agli autori dell’11 sett?

  • Egon

    no no, scusa, immaginati ora quanto si sta cagando addosso un newyorkese,
    la strategia della tensione funziona sempre. Ora in america sono tutti convinti che Obama sarà un presidente pacifico, che trasformerà l’acqua in vino, ma appena esploderà il palazzo dell’NSA, vuoto, ma con tutto il personale all’interno, o magari Walt Disney World di orlando, allora vedrai come tutti gli americani saranno pronti di nuovo a fare la guerra, e a farsi impiantare un chip sottopelle.