DI PAOLO BERDINI
Ilmanifesto.it
Anche se nulla ancora emerge dall’informazione televisiva che ci inonda con le immagini delle inaugurazioni delle case per i terremotati dell’Aquila, il tragico fallimento dell’esperienza guidata da Bertolaso sta iniziando ad essere evidente a tutta la popolazione aquilana, anche a quella che aveva creduto alla favola delle new town. Ma proprio quando gran parte della stampa grida al miracolo della realizzazione di (poche) case in tempi rapidissimi, come è possibile parlare di fallimento? È che nella popolazione abruzzese inizia a rendersi evidente la cinica disinvoltura con cui il governo li priverà per molti anni a venire del bene più prezioso che essa aveva: le città, i borghi, i centri storici. Una popolazione che era abituata a vivere in luoghi in cui le relazioni umane erano rese possibili e facilitate proprio dai luoghi urbani, inizia a toccare con mano che dovrà abituarsi a vivere per molti e molti anni in condizioni di isolamento sociale, con le difficoltà a risolvere anche le esigenze primarie come quelle degli acquisti o dell’uso dei servizi pubblici. In quelle che hanno chiamato spudoratamente new town esistono solo abitazioni e nessun presidio sociale. Le città si riconoscono per i servizi sociali, ma questo ai liberisti fa evidentemente orrore. Se si tiene poi conto che buona parte di quella popolazione è anziana e non è in grado di spostarsi autonomamente con l’automobile, si comprende di quale misfatto si sia macchiato il governo.
Non saranno dunque i fuochi artificiali di questi giorni a cancellare l’infamia di aver scelto deliberatamente di trasferire in luoghi isolati, senza alcun servizio pubblico, senza la minima dotazione di quelle attrezzature private che rende gradevole (o almeno meno disagevole) la vita di tanti cittadini aquilani. E la condanna della popolazione sarà senza appello perché, come racconta nel suo bel libro Giovanni Pietro Nimis (Terre mobili, Donzelli editore, 2009), le alternative esistevano. Gli straordinari esempi di ricostruzione da eventi sismici sperimentati negli altri tragici casi (Friuli 1976 e Umbria-Marche 1997) sono lì a dimostrare che in tempi contenuti e con il coinvolgimento pieno delle popolazioni locali sono stati raggiunti risultati straordinari con un consenso generalizzato. Il Friuli è un esempio celebre di rinascita di una popolazione. I centri antichi dell’Umbria e delle Marche sono di nuovo vitali e abitati. Le case sono state rese sicure. Si obietterà che le popolazioni hanno dovuto passare qualche anno in scomodi container. Ma la scomodità era resa meno acuta dalla vicinanza alla propria abitazione, dall’essere localizzati all’interno dei luoghi urbani, dalla condivisione con le stesse persone con cui si erano condivise vite di relazioni,. L’assegnazione delle case abruzzesi è avvenuta per sorteggio: la vita ridotta ad una tombola a premi in cui guadagnano soltanto coloro che stanno realizzando alloggi che costano 2.800 euro a metro quadrato a fronte dei mille con cui si costruisce in ogni luogo d’Italia.
Così, famiglie che abitavano in un luogo conosciuto e misurabile nella vita di ogni giorno saranno costrette a vivere da tutt’altra parte, in tanti luoghi periferici scelti in base alla disponibilità dei suoli e non sulla base di un ragionamento sul futuro di una comunità urbana. E questo avviene senza che nulla si sappia sui tempi e sulle modalità della ricostruzione dei centri antichi, ad iniziare da quello de L’Aquila. Insomma pochi cittadini abruzzesi si vedono assegnare una casa mentre tutti non hanno ancora alcuna certezza su quando partiranno i lavori per la ricostruzione delle loro meravigliose città. A sei mesi dal terremoto del 1997, le due regioni coinvolte avevano già deciso criteri e suddiviso i centri da ricostruire in comparti operativi. A sei mesi dall’evento del 6 aprile 2009 sono state consegnate solo poche case. Ad un ragionamento organico si è sostituito un gesto teatrale sotto gli occhi delle televisioni. La complessità della città è stata sostituita dalla semplificazione di case in desolate periferie.
In questi giorni in cui Il Manifesto sta svelando la impressionante ragnatela con cui imprese blasonate hanno inquinato tanti luoghi del nostro paese. Mi hanno colpito le frasi di un colloquio di due malavitosi che parlavano dell’affondamento delle navi dei veleni lungo le coste calabresi. Dice il primo che a causa dell’affondamento il mare si guasterà per sempre. Il secondo risponde che con tutti i soldi guadagnati potranno cercare mari lontani e puliti. L’inquinamento, insomma, non li riguarda. Anche in questo caso la distruzione chissà per quanti anni delle comunità urbane non coinvolge i decisori. Nelle periferie de L’Aquila ci andrà la parte debole della società. Mica loro.
Paolo Berdini
Fonte: www.ilmanifesto.it
30.09.2009
hansolo 3 ottobre 2009
Le C.A.S.E. della premiata ditta B&B sono peggio del troiaio di Milano2, te l'assicuro io che all'Aquila ci sono nato e ci vivo da 48 anni! Un mio amico ingegnere e fino a ieri sostenitore sfegatato del Berlusca si è visto assegnare per se e la sua famiglia (moglie e due piccoli) un loculo nelle C.A.S.E. di Bazzano: si sente male al solo pensiero di dover stare lì dentro per chissà quanti anni! Palazzi di 3 piani e centinaia di appartamenti, se realizzati in 3 mesi quali garanzie di durevolezza possono dare? Il progetto C.A.S.E. era con tutta evidenza già pronto dentro il cassetto della Protezione Civile, per essere tirato fuori alla prima occasione (e infatti era già bell'e pronto 2 giorni dopo il sisma). Per realizzarlo sono passati sopra tutto e tutti, hanno esautorato il comune e militarizzato la città. Quello che non si sa e che la stampa ufficiale non dice è che all'Aquila c'è un consistente patrimonio edilizio facilmente recuperabile, costituito dall'insieme delle abitazioni classificate "A" (agibili), "B" (inagibili per danni non strutturali, per esempio tamponature che rischiano di cadere, tegole pericolose ecc.), "C" (inagibili per danni strutturali non gravi). Molte di queste abitazioni sono "prime case" ma non dimora principale (capita che un uomo ed una donna possiedano ciascuno una sola casa, si sposino e vadano ad abitare a casa di uno dei due...), oppure seconde case. Il governo ha assicurato i finanziamenti (con soldi che però ancora non ci sono) solo per le prime case che sono anche abitazione principale, per il resto so' ca77i.
A causa dell'esiguità dei fondi stanziati o si ristrutturavano TUTTE queste case (che ora sarebbero quasi tutte pronte) oppure si costruivano le C.A.S.E. con gettate immani di cemento armato per le faraoniche quanto inutili piattaforme antisismiche (a cosa serve una piattaforma antisismica se sopra ci costruiscono una casa già di per sé antisismica?) che hanno fatto lievitare i costi di queste C.A.S.E. a circa 2700 euro al mq!!! Laddove i costi di costruzione di una casa antisismica si attestano sui 1300 euro al mq massimo!!! Non solo, le tanto sbandierate C.A.S.E. basteranno solo per ospitare 15.000 persone, ma all'Aquila e dintorni vivevano oltre 80.000 persone! Mentre costruivano le C.A.S.E. 30.000 di queste persone sono state sfollate nelle strutture ricettive della costa, soprattutto nel teramano (il presidente della Regione, uno dei tanti fantocci telecomandati da Berlusconi, è teramano, guardacaso!), 20.000 stavano sotto le tende a costi simili a quelli di un albergo a 3 stelle (!!!), e questa storia VA ANCORA AVANTI! una spesa media di 40 euro al giorno a persona per 6 mesi a quanto ammonta? 360 milioni di euro!!! Per riparare le case facilente riparabili (A, B e C) hanno dato al comune dell'Aquila solo 10 milioni dei 20 promessi, quando per le sole case "A" ne servirebbero 120!!! Se invece delle C.A.S.E. avessero da subito favorito la riparazione di tutte le abitazioni facilmente recuperabili adesso l'emergenza abitativa sarebbe in gran parte rientrata, il resto del fabbisogno avrebbe potuto essere facilmente soddisfatto con casette in legno come quelle consegnate ad Onna e come quella che ha costruito mio fratello per il conto suo nel giardino di casa sua (http://farm4.static.flickr.com/3448/3895496339_419ede6658_b.jpg), al costo di circa 500 euro al mq (800 al massimo). In tal modo la fase di contenimento dell'emergenza abitativa avrebbe coinciso con la prima fase della ricostruzione, senza mostruosità come queste
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http://www.protezionecivile.it/gallery/images/copy_4_web4.jpg
http://www.regione.piemonte.it/protezionecivile/images/stories/Notizie/TERREMOTO_ABRUZZO_6APR09/new_case_sfollati.jpg
Adesso invece i soldi sono stati spesi tutti per le C.A.S.E., rovinando per sempre territori agresti di notevole bellezza, e la case degli aquilani stanno ancora così:
http://farm3.static.flickr.com/2644/3895595135_593481f23f_b.jpg.
Dopo 6 mesi le macerie sono ancora tutte dove stavano il 6 aprile, anzi sono aumentate perché la mancata messa in sicurezza degli edifici lesionati ha provocato ulteriori crolli. I vigili del fuoco impediscono (giustamente) di entrare in molte abitazioni per prendere vestiti e suppellettili, in quanto prima di consentire l'accesso queste devono essere messe in sicurezza A SPESE DEI PROPRIETARI perché loro (i VVFF) non hanno mezzi, uomini e risorse finanziarie sufficienti. Le C.A.S.E. di Berlusconi sono non sono solo una passerella mediatica cinicamente architettata per i propri fini, rischiano di essere il colpo mortale, dopo il terremoto, a quella che era la sesta città d'arte italiana. D'altra parte già Ingazio Silone, che subì il terremoto di Avezzano del 1915, ebbe a dire: i danni peggiori non li fanno le guerre ed i terremoti, ma i dopoguerra ed i dopoterremoto! Se tutti gli italiani, e non solo gli aquilani, non stanno molto attenti e all'erta, l'Italia fra una decina d'anni rischia concretamente di avere una meravigliosa città d'arte in meno ed una nuova Scampia in più.