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UN MESSAGGIO DALL’ ARGENTINA: IL NOSTRO SOSTEGNO AL POPOLO GRECO !

DI ADRIAN SALBUCHI
voltairenet.org

Ci sono analogie sconcertanti tra il decennio catastrofico dell’Argentina (1991-2001), che ha portato ad un massiccio default, e le recenti ed incombenti difficoltà della Grecia. In tutti e due i casi, la colpa è delle organizzazioni di credito internazionali ed entrambi i paesi sono stati afflitti da rivolte e proteste diffuse contro le misure di austerità imposte dal FMI. L’economista argentino Adrian Salbuchi offre una vigorosa analisi di questa crisi “artificiosa” che non conosce frontiere.

Nel momento in cui gli argentini, oggi, guardano il telegiornale e vedono le cose terribili che accadono in Grecia, non possono che dire “Hey, è IDENTICO all’Argentina nel dicembre 2001 e l’inizio del 2002…!”. All’epoca, l’Argentina subì il suo peggiore collasso a livello monetario, del sistema bancario e del debito pubblico, che portò a tumulti, violenza folle, proteste e guerra sociale. L’agitazione fu così dannosa da costringere alle dimissioni il Presidente Fernando de la Rua, soprattutto a causa del suo famigerato Ministro dell’Economia pro-cartelli bancari, Domingo Cavallo, generando un vuoto politico che portò l’Argentina ad avere cinque (ben cinque!!) presidenti in quell’ultima terribile settimana di dicembre 2001.

La scintilla del caos sociale in Argentina fu il tentativo del Presidente de la Rua di attuare le misure di austerità, evidentemente ingiuste, imposte dal FMI che richiedeva, come al solito, il massimo sacrificio da parte della popolazione – più tasse, meno spese sociali, “budgets bilanciati”, nessuna spesa in disavanzo, ed altre misure anti-sociali – che causarono un crollo del PIL argentino di quasi il 40%.

Metà della popolazione precipitò al di sotto della soglia di povertà (molti non fecero mai ritorno alla tradizionale classe media argentina), alle banche private fu concesso di trattenere legalmente i risparmi della gente, i depositi in dollari USA furono cambiati in pesos in modo del tutto arbitrario a qualsiasi tasso di cambio deciso dalle banche o dal governo (il dollaro fu svalutato del 300%, da un peso al dollaro a 4 pesos al dollaro nel giro di poche settimane) eppure… nemmeno una banca è crollata! Infatti, da allora sono tutte di nuovo “in affari come sempre”, mentre i poveri e gli impoveriti sono completamente esclusi dal campo.

In Argentina, nel corso di 25 anni di governi provvisori, il Cartello Bancario Internazionale guidato dal FMI ha generato un Debito Pubblico fondamentalmente illegale – o al massimo, illegittimo – che è cresciuto in maniera enorme, finendo per far collassare l’intero sistema economico-finanziario. Non fu una coincidenza. Faceva parte di un modello altamente complesso, architettato al fine di controllare interi paesi, tramite un ciclo a fasi sequenziali e stadi ben identificabili con un solo scopo principale: quando l’economia viene alimentata al fine di attuare una “modalità di crescita” artificiale, l’insieme di tutti i profitti viene privatizzata nelle mani dei suoi “amici”, managers e operatori. Tuttavia, quando l’intero schema – come ogni schema Ponzi truffaldino – raggiunge il suo culmine ed il collasso totale è a portata di mano, allora invertono il processo e socializzano tutte le perdite.

Questo è quanto ha fatto Mr. Cavallo – un protetto di Rockefeller – garantendo che il popolo argentino avrebbe sostenuto le perdite, mentre i banksters [contrazione di banker e gangster, ndt] internazionali riscuotevano tutti i profitti. I media mainstream – locali e globali – ringraziarono; il New York Times arrivò addirittura a suggerire che l’intera Patagonia (vale a dire le 5 province meridionali dell’Argentina, che ricoprono il 35% del suo territorio e godono di un incommensurabile benessere in termini di energia, miniere, risorse idriche ed alimentari) doveva staccarsi dal resto del paese per poter “risolvere i suoi guai col debito estero”…

Ora, questa era l’Argentina del 2001/2002; ma non è anche il caso dell’americano odierno che pagando le tasse soccorre Goldman Sachs, CitiCorp, e GM mentre perde la sua casa, la sua pensione, il suo lavoro? Non è ciò che sta accadendo alla Grecia oggi? E l’Islanda? Il Regno Unito? L’Irlanda? E – prima o poi – Spagna? Portogallo? Italia?…

In Argentina, la nostra gente si è ormai abituata ad essere sempre più povera, cosicchè quando si è tornati alla “normalità”, Goldman Sachs e CitiCorp controllavano i media locali in modo da garantire il potere ad un nuovo regime-burattino sottomesso ad interessi di lucro: vale a dire, il team marito-moglie filo-mafia bancaria di Nestor e Cristina Kirchner… E la giostra continua a girare, mentre il popolo argentino continua a pagare…

Oggi, guardiamo la Grecia e vediamo gli stessi segnali spia: il FMI che impone rigide misure di austerità come condizione delle banche per ottenere più prestiti (come se un paese che collassa sotto il peso del debito potesse superarlo indebitandosi ancor di più!!), i media di regime che parlano con enfasi del bisogno della “Grecia di comportarsi in maniera corretta e responsabile” (come se la FED [Banca Centrale Americana, ndt], la banca di Inghilterra, Goldman Sachs, Bankfein, Greenberg fossero esempi di affidabilità e responsabilità), i governi locali provvisori che fanno tutto ciò che gli è possibile nell’interesse delle banche (George Papandreou è un habitué degli incontri del Gruppo Bilderberg e della Commissione Trilaterale, come lo era Fernando de la Rua, membro fondatore del capitolo locale del CARI, Consiglio Argentino per le Relazioni Internazionali), le grandi banche come Goldman Sachs che provano a recuperare ciò che gli è dovuto nel mezzo dei disagi e delle rivolte; tutto questo ha per sfondo cittadini disperati che scendono in strada per esprimere ciò che è chiaro a tutti: i banchieri internazionali ed i governi provvisori locali costituiscono una complessa associazione di ladri e rapinatori.

Poi accade l’inevitabile: il governo manda la polizia in strada per proteggere i bancari, se stesso e gli interessi dell’élite del potere del Nuovo Ordine Mondiale.. Poi la violenza dilaga, la gente resta ferita o uccisa.. la povera (polizia) combatte contro la povera (gente), mentre i ricchi al sicuro osservano da lontano sogghignando..

Non fate errori: questo è un modello mondiale.

Non fate errori: non c’è NESSUNA democrazia, neanche ad Atene, la sua terra madre..

Quello che noi subiamo in tutto il mondo – che sia in Grecia, Argentina, Brasile, Indonesia, Spagna, Islanda, Stati Uniti o Inghilterra – è un sistema meccanico di conteggio dei voti, che dipende completamente da enormi quantità di denaro, necessarie a finanziare costose campagne politiche, comprare la copertura di radio, tv e stampa, pagare rozze strutture di partiti politici, giornalisti, analisti, ed ovviamente anche i ben commercializzati candidati stessi: una vasta schiera di fantocci decrepiti, di cui leggiamo ogni giorno sui giornali: Bush, Blair, Papandreou, Obama, Clinton, Menem, Kirchner, Lula, Uribe. Sarkozy, Rodriguez Zapatero, Merkel…

Ciò che abbiamo è una “democrazia” completamente assoggettata al denaro, anche se dobbiamo ancora capire che il denaro NON è democratico (e neanche dovrebbe). Il denaro è controllato dalla mega-struttura bancaria che usa il FMI, la Banca Mondiale, la FED, la BRI, la BCE come sue entità di regolazione globale, e paga al fine di gestire l’intero “show democratico”. Quindi, alla fine abbiamo “la miglior democrazia che il denaro possa comprare”.. che non è affatto una democrazia..

Perciò, chi è il prossimo? Spagna? Italia? Portogallo? Il Sistema Monetario Europeo andrà in pezzi? Un bail-out di 750 miliardi di Euro farà precipitare in picchiata la neonata (ancora in fasce) valuta? Il Meccanismo Monetario Europeo crollerà? La Germania sarà il primo stato a riconvertire le riserve auree nei vecchi marchi tedeschi?

L’Euro in collasso e il dollaro teoricamente super-inflazionato (shhh! non ditelo ad alta voce!!) prepareranno la strada per una nuova valuta mondiale, essenzialmente privata, che verrà gestita a livello globale dai cartelli monetari privati delle varie Goldman Sachs, HSBC, CitCorp, Deutsche Bank di questo mondo?

Restate sintonizzati.. C’è ancora tanto, tantissimo da vedere..

Adrian Salbuchi
Fonte: www.voltairenet.org
Link: http://www.voltairenet.org/article165415.html
14.05.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ROBERTA PAPALEO

Pubblicato da Davide

  • amensa

    il sistema “democratico” è marcio.
    Marcio alla radice perchè tende ad escludere chi dovrebbe avere il potere, e si continua enfaticamente a professare, ovvero il popolo, dalle decisioni di un certo rilievo.
    La diseducazione ad informarsi, a comprendere, poi , da parte del popolo completa l’opera.
    quando la maggior parte dei governi permettono ai ricchi di arricchirsi ulteriormente, ed in modo esponenziale, lo fanno concedendo anche briciole di benefici al popolo ch efelice li ringrazia e li rielegge, non accorgendosi ch equaanto viene fatto, vienbe fatto a debito.
    Debiti che poi vengono a scadere, ed allora si riversano sulle spalle dei soliti noti.
    Ma i popoli non sono privi di responsabilità. Non si può credere di avere vantaggi senza pagare nulla. E’ sempre e solo una copertura per permettere alle ricche lobbies di arricchire ulteriormente, per poi spostare i loro capitali all’estero e lasciare al popolo l’onere di ripagare i debiti.
    quando i popoli capiranno ch elivelli di tassazione marginale superiore dell’ordine del 50% sono indecenti, rappresentano un furto nei confronti del popolo dei cristi che sbarcano il lunario, che andrebbero elevati al 90-95% ( e parlo dei livelli di tassazione per i redditi sopra i 200-250.000€/anno), mentre andrebbero defiscalizzati completamente quelli inferiori ai 20.000, che andrebbero colpite ogni eredità superiori al 1000.000€ in modo da sollecitare individui capaci ad investire, a produrre, e non adagiarsi sul depauperamento delle risorse ereditate, quando si capirà tutto ciò che non è antipopolare, ma invece proprio a favore di una maggiore redistribuzione della ricchezza, grande vantaggio per i mercati che così avranno tanti possibili acquirenti, allora avremo fatto finalmente un passo avanti verso la vera democrazia.

  • nomorelie

    http://it.euronews.net/2010/05/20/tagli-a-pensioni-e-stipendi-no-dei-romeni-al-piano-anticrisi/

    A pagare sia chi ha sbagliato e depredato la Romania. In decine di migliaia sono scesi in piazza a Bucarest, contro le misure di austerity pianificate dal governo per sbloccare la nuova tranche del prestito da 20 miliardi di euro, concordato col Fondo Monetario Internazionale, per salvare il paese dal crack.

    “Dopo quarant’anni di lavoro sono finalmente in pensione – dice una manifestante -. Ma se ci riducono le pensioni, come pensano che vivremo?”.

    Rispettivamente del 15% e del 25% i tagli a pensioni e stipendi statali che il premier Emil Boc vorrebbe in vigore dal 1 giugno. Scure che rischia però di paralizzare un’economia, caratterizzata da salari medi che non arrivano ai 500 euro.

    “Quella di concentrarsi sui tagli alla spesa – sottolinea Geoffry Franks, capo della missione Romania per l’FMI – è stata una decisione del governo, perché negli ultimi anni ritiene di aver perso il controllo della spesa pubblica. È stata una decisione soltanto del governo”.

    Un’altra via sarebbe insomma possibile. Neanche la protesta da giorni portata avanti da pensionati, mamme e lavoratori agricoli sembra però indurre Bucarest a un dietrofront.

    Muro contro muro che ha portato i sindacati a chiedere, insieme alla testa del premier, anche la convocazione di uno sciopero generale per il 31 maggio.

    Copyright © 2010 euronews

    http://www.finanzainchiaro.it/dblog/articolo.asp?articolo=8611

    Il presidente romeno, Traian Basescu, ha annunciato, giovedì, dure misure di austerità volte a ridurre le spese pubbliche- requisito d’obbligo affinchè Bucarest possa beneficiare delle prossime tranche dell’accordo di prestito concluso con il Fondo Monetario Internazionale, l’Ue e la Banca Mondiale.
    “Si tratta innanzittutto della riduzione del fondo salari del 25% nell’intero settore pubblico romeno, misura che va applicata dal 1 giugno. Inoltre, è prevedibile una riduzione delle pensioni del 15%. Si procederà ad una notevole riduzione delle sovvenzioni, e i soldi risparmiati saranno stanziati a quelli che, realmente, hanno bisogno di sostegno finanziario. Sarà inoltre ridotto del 15% il sussidio di disoccupazione”, ha affermato Traian Basescu.
    La classe politica ha avuto varie reazioni all’annuncio del presidente. L’opposizione ha criticato le misure proposte dalle autorità, che ritiene di una gravità senza precedenti e che dimostrerebbero l’incapacità del Governo. Dal canto loro, i partiti al potere affermano che le misure sono dure, ma sono parte delle lotta alla crisi economica.
    I leader delle grandi confederazioni sindacali ritengono che le decisioni annunciate dal capo dello stato non facciano che correggere gli sbagli del Governo a carico dei piccoli contribuenti, e che quelli più colpiti saranno i pensionati, i disoccupati e le persone con bassi salari.
    I sindacati affermano che non possono accettare questa situazione e si preparano per lo sciopero. I padronati, invece, sostengono le misure, ma considerano che il Governo dovrebbe concedere fondi per gli investimenti affinchè esistano prospettive reali di rilancio economico.

    Le misure di austerità annunciate nel contesto della visita di valutazione a Bucarest di un’equipe congiunta del FMI, dell’Ue e della Banca Mondiale sono state precedute dalla presentazione da parte del governatore della Banca Centrale romena, Mugur Isarescu, del rapporto trimestrale. La Banca Centrale ha rivisto al rialzo la progonosi sull’inflazione per il 2010, dal 3,5 al 3,7%. Isarescu ha sottolineato che la Banca Centrale continuerà ad essere prudente in quanto gli sviluppi economici interni ed esterni sono ancora sotto il segno dell’incertezza. Stando al governatore, la situazione è controllabile.
    “Restiamo prudenti. In questo momento, la prudenza potrebbe essere chiamata prudenza massima, perchè dobbiamo avere spazio di manovra per qualsiasi eventualità interna ed esterna. Continueremo a gestire adeguatamente la liquidità nel sistema bancario, il tasso di cambio fluttuando entro un margine del 5%. Noi lo riteniamo stabile”.
    Sempre questa settimana, il tasso annuo d’interesse della politica monetaria è sceso, in Romania, fino alla soglia storica del 6,25%.

    In occasione della sua prima visita ufficiale a Bucarest, il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, ha ringraziato la Romania per la sua partecipazione alla missione dell’Alleanza di stabilizzazione dell’Afganistan.
    “Mi avvalgo di questa occasione per rigraziare la Romania, il popolo romeno per il contributo in Afganistan. È un contributo molto importante, un contributo senza riserve. Le forze romene hanno svolto azioni molto importanti nell’ambito delle nostre operazioni in Afganistan, perciò, desidero congratularmi con voi per la decisione di potenziare il numero delle truppe romene in questo paese”.
    Durante i colloqui con gli esponenti di Bucarest, Rasmussen si è pronunciato per un’estensione del sistema di difesa antimissilistica dell’Alleanza, in vista della protezione della popolazione dei paesi europei membri della Nato.

    La Romania e la Moldova confinante (repubblica ex-sovietica, a maggioranza romenofona) hanno celebrato, questa settimana, 20’anni dall’organizzazione del cosidetto “Ponte di Fiori” sul Fiume Prut, al confine comune. Il 6 maggio del 1990, a qualche mese dalla Rivoluzione anticomunista di Bucarest e nel contesto della rinascita nazionale promossa dal governo repubblicano di Chisinau, gli abitanti dei due stati hanno potuto, per la prima volta, passare liberamente il confine. Centinaia di migliaia di cittadini romeni hanno visitato in quella occasione lo stato vicino, creato su territori romeni annessi da Mosca nel 1940. Stando agli storici, per 50’anni, il confine sul fiume Prut era stato il più ermetico dietro l’ex Cortina di Ferro, per il desiderio del Cremlino di isolare i cittadini della Moldova sovietica dai loro connazionali.

    Decine di migliaia di persone hanno visitato, nella prima settimana dell’Esposizione Mondiale 2010 di Shanghai, il padiglione nazionale della Romania, intitolato “Greenopoli-Una città migliore, una vita migliore”. L’esposizione, cui partecipano quasi 200 paesi ed organizzazioni internazionali, si svolge fino al 31 ottobre. Il padiglione della Romania, a 5 piani, concepito come una mela verde, ospita ogni giorno spettacoli di folclore, balletto, danza contemporanea, concerti di musica classica, ma anche degustazioni di piatti tipici romeni. (Fonte: rri.ro)

  • yiliek

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    http://www.centrofondi.it/content/euro-180

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