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UN IMPERO QUASI INSOLVENTE

DI VLADIMIRO GIACCHE’
antefatto.ilcannocchiale.it/

Il 5 maggio l’amministrazione comunale di un’importante città dell’Occidente resterà senza più soldi in cassa. Non si tratta di Atene, ma di Los Angeles. A Colorado Springs, già da qualche tempo donazioni private sono indispensabili per tenere aperti i parchi. Nel Maryland molti lavoratori pubblici saranno a breve messi in congedo per il secondo anno consecutivo. Sono tre esempi di un unico problema: l’insostenibilità del debito pubblico Usa.

Il debito del governo degli Stati Uniti è attualmente di circa 13.000 miliardi di dollari. Ancora più grave il fatto che il deficit di bilancio annuale del 2009 è stato di 1.400 miliardi di dollari (pari all’11,2% del prodotto interno lordo), superiore anche a quello che si ebbe nel 1942, in piena seconda guerra mondiale. È in rosso sia il bilancio federale, che quello degli Stati dell’Unione (180 miliardi il loro deficit di bilancio 2010) e di moltissime municipalità. Vanno poi aggiunti i debiti delle agenzie pubbliche di mutui immobiliari Fannie Mae e Freddie Mac (5.000 miliardi) e soprattutto la necessità di finanziare nei prossimi anni prestazioni pensionistiche e sanitarie per qualcosa come 41.000 miliardi di dollari.

In ambito pensionistico, la crisi ha creato una vera e propria voragine. Basti pensare che i soli 3 fondi pensione dei dipendenti pubblici della California (che riguardano 2 milioni e mezzo di persone in tutto) hanno riportato tra il giugno 2008 e il giugno 2009 perdite per poco meno di 110 miliardi di dollari. Secondo una ricerca appena pubblicata dalla Stanford University lo squilibrio tra il patrimonio di questi 3 fondi e le prestazioni da erogare ammonta a 500 miliardi di dollari.
I buoni del Tesoro emessi dagli Usa (i T-Bond) sono passati da 3.410 miliardi di dollari del 2000 a 7.545 miliardi nel 2009. Quest’anno sono previsti almeno altri 2.000 miliardi di nuove emissioni. A queste cifre vanno aggiunte le emissioni statali e municipali. Le sole obbligazioni municipali in essere lo scorso anno ammontavano a 2.800 miliardi di dollari. E va notato che queste obbligazioni rappresentano un ulteriore aggravio per il bilancio federale, che finanzia un terzo degli interessi pagati dalle municipalità agli obbligazionisti. A questi ritmi, entro dieci anni il governo federale degli Stati Uniti dovrà emettere 750 miliardi di obbligazioni all’anno soltanto per ripagare gli interessi sui titoli di Stato già in circolazione.

Con questa montagna di debito pubblico, è dubbio che gli Stati Uniti possano beneficiare ancora a lungo del rating elevato attuale (tripla A). Lo ha dichiarato la stessa agenzia di rating Moody’s, ipotizzando che in un prossimo futuro gli Usa (al pari della Gran Bretagna) potrebbero subire un abbassamento del loro merito di credito.
Qualche sinistro scricchiolio sul fronte degli acquirenti del debito Usa (per la metà collocato all’estero) si comincia già ad avvertire: a gennaio, per il terzo mese consecutivo, i cinesi hanno ridotto le loro posizioni in titoli di Stato Usa, e a marzo i gestori di Pimco, il più grande fondo obbligazionario del mondo, hanno escluso i T-Bonds dai loro nuovi acquisti. Gli analisti di Morgan Stanley non escludono che quest’anno la domanda di titoli di Stato americani possa risultare inferiore all’offerta per 600 miliardi di dollari, con un conseguente forte rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato americani (ossia degli interessi che gli Usa devono pagare a chi acquista questi titoli).

Sulla sostenibilità del debito pubblico incidono anche le prospettive dell’economia: che allo stato sono tutt’altro che brillanti, a dispetto di quanto si sente ripetere. La moderata crescita del pil degli ultimi trimestri è attribuibile per due terzi a programmi di stimolo governativi (in particolare agli incentivi per la rottamazione delle auto e ai sussidi per l’acquisto della prima casa): cioè è stata pagata con l’aumento del debito pubblico. Lo stesso vale per la crescita dell’occupazione a marzo, che ha beneficiato di 48.000 posti di lavoro pubblici part-time creati per il censimento.

In un contesto del genere la stessa crisi greca, che sinora ha indubbiamente avvantaggiato gli Stati Uniti (rafforzando il dollaro a scapito dell’euro), potrebbe rivelarsi micidiale in quanto potrebbe innescare una crisi più generale del debito sovrano. Un effetto-domino che colpisse il debito pubblico degli stati avrebbe conseguenze drammatiche ed imprevedibili, perché colpirebbe i prestatori di ultima istanza che hanno salvato il sistema finanziario internazionale dal collasso. Ma è uno scenario che non si può escludere: in fondo, come ha affermato recentemente l’analista Dylan Grice di Societé Générale, “i governi degli Stati più sviluppati sono insolventi secondo ogni ragionevole definizione”.

I numeri visti sopra ci dicono che in questo scenario gli Stati Uniti sarebbero un bersaglio più che plausibile. Per dirla con lo storico Niall Ferguson, oggi “il debito Usa è un riparo sicuro allo stesso modo in cui era considerato un porto sicuro Pearl Harbour nel 1941”.

Vladimiro Giacchè
Fonte: http://antefatto.ilcannocchiale.it

Da il Fatto Quotidiano del 27 aprile 2010

Pubblicato da Davide

  • fm

    Con tutto questo debito chi sono i creditori? Quanti sono? E` possibile identificarli?

    Visto che tutta questa storia si basa molto sul “gioco d’azzardo della finanza” che poco ha a che fare con l’economia reale e le popolazioni dei vari stati (che puntualmente ne paga le conseguenze) non sarebbe ipotizzabile un “reset”, ovviamente ripartendo con regole nuove che impediscano queste aberrazioni?

  • nautilus55

    E’ vero, ma sono proprio quei creditori a non essere d’accordo per il reset! Finché dura, pensano. Ciao

  • gamma5

    Chi sono i creditori dei debiti pubblici? Chi più chi meno tutti noi, per fare due es. chi ha sottoscritto obbligazioni sovrane, chi ha una polizza vita (i patrimoni delle assicurazioni sono pieni di bot cct bpt). Ripartire da zero con un bel reset? Le conseguenze sarebbero peggiori di una terza guerra mondiale. Il problema e che tantissimi non si rendono conto che per 30 anni abbiamo vissuto usufruendo di uno stato sociale che non potevamo permetterci.

  • fm

    Quando dici “piu` o meno tutti noi” non capisco in che misura.
    Voglio dire, per mantenere in piedi questa baracca si annunciano sempre misure lacrime e sangue… Io penso che la gente sarebbe ben felice di rinunciare al proprio credito per liberarsi delle conseguenze che ne deriverebbero dall’esigerlo.

    Parlo cosi` perche` non ho la piu` pallida idea delle quantita`.

    Io che non ho polizze vita ne` bot, cct, cosi` come credo piu` del 90% delle persone di cosa siamo creditori? Credo di nulla.

    Il restante 10% (secondo me anche di meno), o ha piccoli crediti oppure ha fortune enormi. Beh, cosi` come si espropriano i terreni, qui si esproriano i crediti per poter consentire al 90% delle persone di poter continuare ad avere un futuro. Non mi sembra neanche tanto immorale (soprattutto pensando a come quel 10% si e` “guadagnato” quei crediti).

    Dove sbaglio?

  • amensa

    tu non hai ne bot, ne cct, ecc…. ma è la solita media dei polli che tutti ne mangiano mezzo, anche se io sono vegetariano !
    il fatto è che qualcuno ha la sua parte, la tua, la mia, ecc….

  • amensa

    bravo ! era ora che qualcuno puntasse il ditop anch ein quella direzione.
    se ci fosse una società di rating francese o tedesca, gli USA potrebbero scordarsi già da ieri la tripla A.
    magli occhi non si sono ancora girati verso una realtà assai peggiore e molto più vicina a noi, quella della gran bretagna !
    sembra che siano tutti d’accordo a lasciargli fare le loro elezioni tranquilli, ma non credo ch equella pace durerà molto oltre.
    (vedi volume dei CDS in rapido e voluminoso aumento sui titoli sovrani e bancari e tutto ciò cheè denominato in sterline)

  • Tonguessy

    La fine imminente di qualsiasi impero si vede da questi dati macroeconomici: quanto costa mantenere le frontiere attive vs quanto costa mantenere la pace sociale. Il loro nuovo Nobel per la pace (fa il paio con Kissinger) ha investito in attività belliche più di qualsiasi predecessore e nel contempo non ha trovato soluzione al disagio interno. Come brillantemente sottolinea l’articolo di Chomsky qui sotto la popolazione è allo stremo e le rivoluzioni succedono proprio in tali eventualità. Si tratta quindi di pura cecità amministrativa, o di un piano ben congegnato di cui non si intravvedono i disegni?

  • lucamartinelli

    articolo preciso e puntuale nella sua logica. Ma le vicende di questi mesi stanno dimostrando che occorre fare i conti anche con l’oste, cioe’ con gli Usa. La loro storia insegna che hanno sempre vissuto facendo pagare agli altri popoli, soprattutto quelli sottomessi, il loro debito. Non credo che abbiano intenzione di crollare senza far nulla. Ripeteranno il loro cliche’: la guerra.

  • fm

    La media in certi casi non ha nessun significato (come nel caso dei mezzi polli o anche nel caso dei salari)…

    Qui sarebbe meglio usare una mediana

    Se si scoprisse che, come dicevo, il 95% della popolazione di polli non ne mangia per niente le cose cambierebbero.

  • amensa

    “La loro storia insegna che hanno sempre vissuto facendo pagare agli altri popoli, soprattutto quelli sottomessi, il loro debito”

    c’è sempre una prima volta per tutto…..

  • dana74

    certo che se si scorporano le aziende per addossare le parti in perdita allo stato e la parte che genera profitto al privato mi pare ovvio che vada a finire così.
    Ci si lamenta del nulla.
    Esempio per quanto riguarda l’Italia.
    Gli italiani pagano a suon di tasse le autostrade, queste poi vengono regalate ai Benetton di turno che incassano pedaggio.
    Ovvio che aumenta il debito pubblico, o no, se si toglie la possibilità allo stato con i pedaggi di recuperare l’investimento e fare cassa per futuri investimenti.

    Per quanto riguarda i fondi pensione, se si permette a tali fondi di farci quello che vogliono con i soldi dei contribuenti che ingenuamente li affidano a loro per accantonarli, siamo a posto, costoro sono colpevoli, ma non di pesare sulle casse dello stato, ma di essersi fidati di soggetti alla ENRON.

    Non so come sia per gli USA ma se ogni nazione avesse mantenuto la propria sovranità nazionale e monetaria il debito si poteva anche decidere di contenerlo stampando moneta.

    Sta tiritera del debito pubblico che serve come arma di ricatto che avvantaggia gli stessi soggetti che stanno affossando la Grecia piace molto ai filoatlantisti del Fatto Quotidiano, anche loro organo di propaganda.