UN DOCUMENTO NO-TAV CHE VALE LA PENA DI LEGGERE CON ATTENZIONE

DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI
Libero pensiero

Domani, a Roma, c’è la manifestazione nazionale dei No-tav.
Tutti sanno che cosa sia la No-tav.
E’ uno dei trend di moda.
Pochi, in realtà, conoscono -nel dettaglio- le autentiche posizioni.
Così come pochi sono al corrente del fatto che il governo francese, presieduto da Hollande, ha rubricato il progetto nella sezione “non priorità del governo” e l’accetta passivamente soltanto per questioni di carattere diplomatico che gli impongono di non scontrarsi con il governo italiano, il quale -in cambio- asfalta l’autostrada privilegiata per l’industria francese per venire ad accaparrarsi a prezzi di saldo le aziende italiane che interessano strategicamente ai nostri cugini d’oltralpe. E’ comunque un grandioso affare per la Repubblica francese.Fino a due anni fa, se ne parlava molto meno.
Fino a quattro anni fa, ancora di meno.
Fino a sei anni fa, non se ne parlava affatto.
Irruppe sullo scenario mediatico nazionale, in gran cassa, in seguito alla manifestazione del vaffaday indetta da Beppe Grillo nel 2007.
Nel 2006 se ne occupavano soltanto i soggetti politici attivi, e (si intende) i valligiani e la cittadinanza valdostana coinvolta nella vicenda. 
Ho ritenuto quindi utile, per la comprensione di tutti,  leggere un documento pubblicato nel 2006, in un’epoca, quindi, in cui la No-tav non era al centro dell’interesse mediatico.
L’aspetto interessante di questo importante documento consiste nel fatto che è stato redatto da un’impeccabile associazione accademica italiana. Tale studio venne consegnato ufficialmente all’allora governo italiano (era in carica Berlusconi) subito dopo al nuovo governo Prodi e in seguito riproposto al nuovo governo Berlusconi.
Il documento è il prodotto del lavoro di uno dei più antichi centri di produzione culturale della nostra Bella Italia, il CISP (Centro Interdisciplinare di Scienza & Pace) dell’Università di Pisa, attivo da centinaia di anni come laboratorio di intelligenze al servizio della cittadinanza, frequentato nel ‘600 da Galileo Galilei, anche se allora aveva un nome diverso.
Il documento reca la firma del prof. Loris Tappa.
Vale la pena di leggerlo e diffonderlo.
Mi è parso completamente privo di ideologia, complottismo, chiacchiere.
E’ uno strumento culturale per riflettere, meditare, dibattere.
Buona lettura a tutti.

Sergio Di Cori Modigliani
Fonte: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it
Link: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2013/10/un-documento-no-tav-che-vale-la-pena.html
18.10.2013

Democrazia diretta o indiretta? O meglio e in modo più preciso: quale spazio di azione possono conquistare i movimenti richiedenti una maggiore rappresentanza dal basso? Molti gruppi sono nati negli ultimi anni per chiedere un maggior coinvolgimento delle comunità locali nelle decisioni di carattere economico e ambientale (si pensi ad esempio alle proteste contro la costruzione del ponte sullo stretto di Messina o alla rivolta della cittadina di Scanzano Ionico contro un centro nazionale per i rifiuti nucleari). Per molti osservatori questi ultimi sono casi fortemente criticabili e sono classici esempi della sindrome Nimby (not in my back yard – non nel mio cortile). In maniera molto semplice la sindrome Nimby si può spiegare così: tutti vogliono mantenere il proprio benessere e i propri privilegi, ma nessuno vuole accettare vicino alla propria città o regione una parte delle cause del loro benessere e dei loro privilegi. Con la parola “cause” si deve intendere: inceneritori, autostrade, scorie nucleari, ecc. Il problema della sindrome Nimby potrebbe quindi essere interpretato come frutto dell ‘egoismo di una comunità locale nei confronti dello sviluppo economico di una intera Nazione (e quindi di tutti i suoi cittadini). In quest ‘ottica potrebbe apparire che il concetto stesso di rappresentanza dal basso sia figlio di quello che potremmo chiamare, con una sorta di ossimoro, “l ‘individualismo comunitario”. 
Le cose, forse, non stanno sempre così. Un caso molto interessante da analizzare da questo punto di vista è da alcuni mesi al centro dell ‘attenzione di tutti i notiziari.

Solo dall ‘autunno 2005 si parla diffusamente nei mass–media del Corridoio V e della TAV (treni ad alta velocità) Torino–Lione, ma sia questo progetto infrastrutturale, sia le proteste dei cittadini hanno una storia ben più lunga.
All ‘inizio degli anni ’90 il trattato di Maastricht diede alla Comunità europea l ‘impegno di sostenere e realizzare delle reti transeuropee di trasporto (TEN-T TransEuropean Network-Transport). L ‘obiettivo di questo progetto di infrastrutture fu un tentativo di rendere più efficiente il sistema dei trasporti europeo e di collegare le zone più periferiche dell ‘Unione europea con le regioni centrali della Comunità.
Nel dicembre del 1993 venne presentato al Consiglio europeo il Libro bianco sulla crescita, la competitività e l ‘occupazione, nel quale vi erano le idee di base e le linee guida del TEN-T; sempre nel dicembre 1993 questo Libro Bianco venne approvato e, contemporaneamente, vennero istituiti gruppi di lavoro per studiare la fattibilità dei differenti progetti. I gruppi presentarono suggerimenti e raccomandazioni, i cui punti principali vennero accolti dai Consigli europei di Corfù nel giugno del 1994 ed Essen del dicembre 1994, compresi 14 progetti prioritari nel settore dei trasporti. Il lungo iter burocratico, però, non era ancora concluso. La Commissione europea, infatti, pubblicò, nell ‘aprile del 1994, la proposta ufficiale per la rete transeuropea dei trasporti che fu poi discussa durante gli anni 1994, 1995 e 1996 in seno al Consiglio europeo e al Parlamento: il 23 luglio 1996 conclusero il processo di conciliazione e arrivarono finalmente ad un accordo sulle linee guida comunitarie per lo sviluppo delle reti transeuropee di trasporti.
Nei 14 progetti suddetti era già presente la Torino–Lione, che fa parte del Corridoio V, cioè una linea ferroviaria che dovrebbe collegare Kiev con Lisbona passando attraverso altre importanti città europee.

Concentriamoci, ora, su alcuni utili dati tecnici riguardanti il tratto ferroviario contestato. Le polemiche riguardano la cosiddetta tratta di valico o parte comune italo–francese lunga 79,5 Km, la maggior parte dei quali (circa 64 Km) sono in galleria: questo percorso collegherebbe Bussoleno in Piemonte con Jean de Maurienne in Francia. I tempi della realizzazione sono molto lunghi: i dati ufficiali prevedono che la tratta di valico sarà conclusa tra il 2018 e il 2020. Anche i dati economici, come quelli temporali, tendono a lievitare: “Il costo della sola tratta di valico stimato dalla società LTF – Lyon–Turin Ferroviarie, aggiornato al 2003, è di 6,7 miliardi di euro, con una crescita dal 2000 del 17 per cento (stime del Gli [Gruppo di lavoro intergovernativo italo-francese]). Applicando lo stesso tasso di crescita medio annuo, oggi le previsioni dovrebbero arrivare a 7,46 miliardi di euro. In base al Memorandum di intesa del 5 maggio 2004, l ‘Italia si farà carico del 63 per cento dei costi non coperti dall ‘Unione europea e la Francia del 37 per cento. Per la tratta esclusivamente italiana (Bussoleno–Torino), dovrebbe aggirarsi sui 4,6 miliardi di euro, cui vanno aggiunte le spese per adeguare il nodo di Torino e quelle per il potenziamento della linea storica, necessaria a far fronte ai previsti incrementi di domanda da adesso al 2020.
Le previsioni più accreditate ritengono che il costo per il bilancio pubblico italiano dovrebbe aggirarsi attorno ai 13 miliardi di euro. Ma l ‘esperienza internazionale insegna che, in media, i costi delle opere ferroviarie sono più alti di un buon 30 per cento rispetto alle previsioni. In questo caso, il costo per il bilancio italiano salirebbe a circa 17 miliardi di euro.” Naturalmente i costi vanno analizzati insieme ai benefici; quale è, quindi, e quali sono le prospettive future circa la domanda di traffico? La domanda di traffico sulla tratta ferroviaria Torino–Lione nel 1997, secondo gli studi del Gruppo di lavoro intergovernativo italo–francese era la seguente: 10,1 milioni di tonnellate di merci e 1,3 milioni di passeggeri per anno. Dopo 7 anni, nel 2004, il traffico delle merci era sceso a 8,5 milioni di tonnellate in un anno e il numero dei passeggeri era rimasto estremamente basso. 
Se si potenziasse l ‘attuale tratto ferroviario e si tassasse ogni camion in transito sulle rete autostradale di 100 euro la domanda potrebbe giungere a 16,9 Mtonn/anno nel 2015; con la realizzazione dell ‘AV la domanda, sempre secondo gli studi del Gruppo di lavoro intergovernativo italo-francese e sempre mantenendo la tassa sui camion, salirebbe fino a 21,1 Mtonn/anno. La capacità della nuova linea sarebbe però di ben 40 Mtonn/anno: per il 50% delle sue potenzialità non verrebbe quindi sfruttata.
Questi sono, in estrema sintesi, i dati fondamentali dell ‘opera. 
Vediamo ora quali siano le motivazioni principali dei contrari e dei fautori della Tav. Le ragioni contrarie sono riducibili a due categorie: una riguardante i problemi tecnici della realizzazione della linea ferroviaria (le cosiddette sette criticità), l ‘altra esprimente problemi concernenti il nostro modello di sviluppo economico.
Ecco il primo gruppo di critiche:
1. Mancanza di coerenza globale: il nuovo modello ferroviario è errato, bisogna tener conto della possibilità di potenziare la vecchia linea ferroviaria;
2. Rischi di inondazione: i lavori producono pericoli di inondazione per la valle;
3. Linee ad alta tensione: impatti sul paesaggio e rischi per la salute dei cittadini;
4. Inquinamento sonoro: inadeguatamente studiato sia per il periodo del lavoro sia durante il funzionamento della linea;
5. Problema cantieri: esistono problemi circa il trattamento e il trasporto dei materiali di sterro, circa il rischio di un raddoppiamento dei tempi del lavoro, circa la presenza di amianto nelle formazioni geologiche coinvolte negli scavi del tunnel;
6. Risorse idriche: rischio perforazione degli acquiferi ed esaurimento delle fonti dell ‘acqua potabili;
7. Zone di protezione: il progetto deve seguire due quadri giuridici nazionali differenti. Tutto questo comporta una differente valutazione delle zone di incidenza da considerare e delle misure di compensazione associate.
Recentemente, per cercare di rispondere a queste critiche, la Signora Loyola de Palacio (attuale coordinatrice europeo responsabile del progetto n° 6 Lione–Torino–Budapest) ha deciso, insieme alla Commissione europea, di utilizzare una consulenza indipendente per valutare la fondatezza degli studi condotti da LTF. Ne è nato un documento di 158 pagine dal titolo Analisi degli studi condotti da LTF in merito al progetto Lione – Torino (sezione internazionale). Rapporto finale.
In questo studio si afferma che le analisi condotte dalla LTF circa i rischi posti in evidenza dai No Tav sono sufficienti e assolutamente adeguate: secondo tale rapporto ognuna delle “sette criticità” perde ogni reale consistenza. Naturalmente i contrari al progetto Torino-Lione contestano questi risultati: a loro dire la commissione di studi ha mostrato chiari segni di non-imparzialità.
Lasciamo da parte le discussioni sui dati più propriamente tecnici dell ‘opera e occupiamoci di un aspetto che ci pare più interessante utilizzare come spunto per poter riflettere sulla Nimby e sulla rappresentanza dal basso, e cioè le critiche dei No Tav al modello di sviluppo economico dominante:
1.  “L ‘attuale sistema globalizzato di produzione distribuita comporta un ‘esasperata e continua movimentazione di materie prime, semilavorati e prodotti finiti; il maggior sfruttamento di lavoratori e materie prime, l ‘alta velocità di spostamento di denaro, merci e forza lavoro sono considerati i cardini della competizione. Sono fattori che rendono questo sistema non sostenibile per il futuro del pianeta. Un obiettivo da porre è perciò la diminuzione della quantità di merci circolanti;
2.  non si può accettare che per un misero 1% di riequilibrio si trasformino vallate in corridoi di transito industriale devastando l ‘ambiente, minando la salute, svalutando l ‘abilità del territorio, negando prospettive alle produzioni locali in direzione di una marginalizzazione sociale delle popolazioni. Sì a passare quote significative di trasporto merci da gomma a rotaia, ma utilizzando al meglio le numerose ferrovie esistenti: è l ‘obiettivo giusto, già rivendicato da molti anni (la capacità merci è utilizzata al 50% circa);
3.  la città [Torino] non deve essere ridotta a nodo di flussi di merci e persone, a mero luogo di scambio mercantile: qualità della vita, cultura dell ‘accoglienza, sostenibilità ambientale e sociale sono i presupposti di aggregazione di una comunità di abitanti.”
Le ragioni favorevoli al progetto Tav, invece, sono sintetizzabili in questi quattro punti:
1. benefici ambientali dovuti ad un minor traffico merci e passeggeri su gomma;
2. diminuzione dei tempi di percorrenza;
3.  aumento della competitività per le aziende italiane;
4.  volano per lo sviluppo economico del paese.
Dopo aver analizzato tutti questi dati possiamo ora porci il quesito centrale: la “questione Tav” si può definire un caso di Nimby? Secondo Alberto Ronchey certamente sì: “Gli ostacoli contro l ‘avvio a soluzione di problemi fondamentali per l ‘economia italiana, oramai, risultano sempre più clamorosi e visibili. Al di là delle mancate privatizzazioni competitive, due questioni primeggiano fra le altre. Si tratta di vincoli gravosi, come l ‘arretratezza delle infrastrutture civili e la precarietà delle forniture d ‘energia elettrica oltre tutto dipendenti dalle costose importazioni petrolifere.”?Chi o che cosa sono gli ostacoli? Ronchey continua così: ?”Fra le cause di numerose conflittualità prevalgono interessi particolari, pregiudizi municipali, estremismi ecologici, diffuse permissività verso proteste che bloccano strade o ferrovie, indulgenze clientelari e così avanti.[…] Certo, anche se nessuno tollera niente nel cortile di casa è sempre necessario ascoltare tutti. Ma su innumerevoli problemi, dopo aver tentato la persuasione o cercato la comprensione, si dovrà decidere. Finora, ha vinto quasi sempre l ‘opportunismo e il lassismo. Così stanno le cose. Ma senza prenderne atto, e senza pervenire alle razionali conseguenze sia nella mentalità collettiva sia nella condotta governativa, questa sarà presto una società in via di sottosviluppo.”
E ‘ interessante, però, notare come il dialogo tra i favorevoli e i contrari avvenga su due piani differenti. I cosiddetti “No Tav” insistono sulla necessità di cambiare il modello di sviluppo: nella prima obiezione fra quelle che ho denominato “critiche al modello di sviluppo” (“l ‘attuale globalizzazione comporta una esasperata movimentazione di prodotti”) si pone apertamente il problema della globalizzazione e della sua gestione. Arrivano a sostenere che l ‘obiettivo economico debba essere quello di diminuire il flusso delle merci e cioè si propongono l ‘esatto contrario dei fautori della Tav. Se, come sosteneva Aby Warburg, il buon Dio è nel dettaglio, è estremamente educativo osservare la bibliografia proposta dal sito internet dei No Tav di Torino. Gli unici tre libri di economia in senso stretto sono tutti dedicati al concetto di decrescita: ancora una volta, ciò che si contesta è il modello di sviluppo economico attuale e, con esso, si criticano le forme di organizzazione politica che ne derivano. Le richieste di fondo sembrano essere dunque due: no ad un modello di sviluppo considerato insostenibile e sì ad una maggior partecipazione delle comunità locali nei processi decisionali. E ‘ facile notare come le quattro ragioni a favore della Tav non tocchino realmente i problemi posti dai contestatori: in questa disputa le parti in causa sembrano parlare due lingue differenti. 
Su questo doppio livello diventa molto difficile il dialogo e diventa quasi impossibile trovare una soluzione che metta d ‘accordo tutte le parti coinvolte.
Come si può notare il problema della linea Torino-Lione (e si potrebbero fare anche molti altri esempi) non pare allora essere un caso di Nimby perchè, in realtà, le comunità della Val di Susa richiedono un cambio di prospettiva circa il concetto di sviluppo economico e circa il processo decisionale. Su questo piano ha probabilmente ragione padre Alex Zanotelli quando scrive: ”Noi, io per primo, vediamo i cittadini della Val di Susa dal di fuori, li percepiamo come coloro che hanno resistito. Ma qui c ‘è molto di più. Qui c ‘è una valle dove si stanno sperimentando nuovi processi di democrazia partecipata.
Il concetto di Nimby, quindi, venendo adoperato con estrema disinvoltura dalla maggior parte dei mass-media, può rischiare di essere utilizzato come elemento di copertura rispetto alle richieste innovatrici di moltissimi movimenti. Questi ultimi, in realtà, chiedono un differente approccio rispetto ai problemi che dovrà affrontare la politica (sia a livello locale, sia nazionale, sia internazionale) nei prossimi decenni: questi movimenti non sono dunque espressione di quello che precedentemente ho definito “individualismo comunitario”, ma manifestano la necessità di ripensare globalmente i nostri rapporti con gli uomini e con le cose. E ‘ significativo, a questo riguardo, il Documento Finale della IV Assemblea Nazionale della Rete Lilliput: “Perseguiamo il cambiamento delle regole che governano le istituzioni finanziarie e il commercio internazionale. Proponiamo il cambiamento dei comportamenti e degli stili di vita, un modello diverso di gestione integrata del territorio, delle risorse naturali (acqua, energia e materia) e dei beni comuni basato sulla partecipazione, sulla consapevolezza dei limiti delle risorse e sulla riduzione dell ‘impronta ecologica. Riconfermiamo la nostra prospettiva e il nostro impegno per una economia di giustizia e solidarietà, in netta opposizione al modello economico e di sviluppo dominante.”

In conclusione si può affermare che il caso Tav, comunque andrà a finire, dovrebbe lasciare nell ‘opinione pubblica alcuni importanti spunti su cui riflettere. Innanzitutto sarebbe necessario aprire su tutti i mass-media una pacata discussione, priva di ideologismi, sui possibili modelli alternativi di sviluppo economico. Inoltre bisognerebbe tutti insieme ricominciare a riflettere, sulla scia di Karl Popper e, soprattutto, di Paul Feyerabend, sulla strada da percorrere per giungere ad una società maggiormente aperta alle istanze dei cittadini.

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A-Zero
A-Zero
18 Ottobre 2013 , 22:09 22:09

Che due scatole. Eccolo il pianta recinti. Si è messo l’opposizione NOTAV in saccoccia. Nel saccoccione della Beppe Grillo & Co., anzi della BP e Associati. Un bel recinto, con tensione a basso voltaggio per farci stare dentro le mandrie elettorali. A quanto pare sarebbe grazie al Beppe&Co. che esiste un’opposizione NOTAV. Questo è il paradigma: Opposizione sociale? No M5S? No party. Come se nel 1998 non fosse successo niente. Ah, già? Baleno appeso alle sbarre … beh ci facciamo il santino da mettere insieme alle foto di qualche sbirro morto per la causa civile, dentro un gadget, una bella marmellata in cui non ci si capisce niente chi sta sopra e chi sta sotto, chi sta contro e chi a favore dello stato delle cose. Egregio Lei, sappia che domani la sollevazione non è solo dei NOTAV, e di chiunque sia incazzato contro questo stato di cose, M5S compreso. NOTAV e solo una parte. E spero che domani non avrete niente da mettervi in saccoccia. Voi fate parte del problema. Per me M5S = recupero preventivo di qualunque opposizione sociale. Gi la repressione preventiva e partita, gli scagnozzi del regime imperversano per Roma a caccia di chiunque possa far… Leggi tutto »

radisol
radisol
18 Ottobre 2013 , 22:20 22:20

In verità nè i 5 Stelle, e nemmeno Grillo, hanno la minima pretesa di “appropriarsi” del movimento No Tav … che esiste dagli anni novanta, quindi da molto prima il M5S … e che è oggettivamente ed orgogliosamente “non rappresentabile”, anche se innegabilmente il M5S è stato più coerente e rispettoso di qualsiasi altra forza politica istituzionale nei confronti degli stessi No Tav ….. ma questo è un altro discorso …. è casomai Di Cori Modigliani, nella enfasi tipica del “neofita”, a dare una lettura tutta sua personale di questo tipo …

consulfin
consulfin
19 Ottobre 2013 , 11:03 11:03

Domani, a Roma, c’è la manifestazione nazionale dei No-tav.“. OGGI non c’è affatto la manifestazione nazionale dei No-tav. Oggi, in una Roma blindatissima, con furgoni della polizia e dei carabinieri dislocati sulle principali vie d’accesso, c’è la manifestazione CONTRO L’AUSTERITÀ. Questa manifestazione è la conclusione di una settimana intera di eventi, a cominciare da quelli dell’occupazione di un immobile vicino alla stazione Termini, da parte di un gruppo di rifugiati.
Alla manifestazione di oggi certamente saranno presenti i no-tav, ma ci sono i no-muos, i no-inceneritori, i no-discariche, i precari, i cobas, l’usb, i no-dal molin … e ci sarò anch’io, che non sono un no-tav. In sostanza è la manifestazione di quelli che non sono favorevoli o sono penalizzati da questa stagione politica. Quindi NON dei no-tav.
Queste “semplificazioni” lasciamole all’informazione di regime.

A-Zero
A-Zero
19 Ottobre 2013 , 15:03 15:03

Certo, Radisol, che non hanno mai formalizzato politicamente nessuna pretesa di accaparrarsi di questo o di quello. Però di ambiguità ce ne è. Anche perchè formalizzare politicamente un NO MUOS vuol dire andare a dire all’ambasciatore USA: “No MUOS!!”. Dai Radisol, le raccontiamo ai bimbi le favolette la sera? L’estensore dell’articolo parla per sè? Non pe il M5S? Però quando si fa cmapagna elettorale tutto fa brodo … Radisol lo sai benissimo che non si può essere messi tutti in una marmellata idnistinta. Hanno usato Aldo Bianzino, e hanno fatto qualcosa per liberarizzare l’uo e la coltivazione della cannabis in qualunque sua forma? No. Hanno usato persino Baleno, e altri ammazzati e torturati nelle caserme. Hanno fatto qualcosa per tutte le violenze e le lesioni subite dai Valligiani? Hanno fatto qualcosa contro la giosiosa macchina da guerra di Caselli? Si sono messi a contare gli scontrini. Radisol avevano una potenza in mano. Grillo, comprensibilmente sè cacato sotto. E giusto che sia così. E ancora più giusto che si ridimensionino per quello che sono e per il segmento sociale che intendono rappresentare. Chi non vuole farsi più rappresentare guardi altrove, a cominciare da se setsso e dai più prossimi di condizione.… Leggi tutto »

alvise
alvise
19 Ottobre 2013 , 16:06 16:06

Va beh, tutto quello che si vuole, però Grilloha dato un tono alla protesta che prima di lui, non era sentito.Forse perchè lui, essendo uomo pubblico è più ascoltato.Anche per il Vajont c’era qualcuno che diceva la verità sulla pericolosità della diga, ma non era ascoltato, se ci fosse stato un Grillo qualunque a quei tempi, non pensi che, andando nelle piazze a parlarne,sarebbe stato ascoltato?Non pensi che l’opinione pubblica, messa al corrente di un pericolo, sia determinante per certi poteri?Ma poi, sei daccordo sul TAV o no?Per me questo è il punto, al di la di quanto dice Modigliani.Io non sono d’accordo,è una vaccata!!Non è una battuta sterile e gratuita, è ponderata, magari analizzata male ma ponderata.TAV, una vaccata!!

A-Zero
A-Zero
20 Ottobre 2013 , 11:52 11:52

Salve Alvise, non so se con le tue domande intendi interloquire direttamente con me. Certo possono essere poste a me come a chiunque e chiunque può leggere e partecipare alla discussione. Perciò ne approfitto per rispondere, anche nel caso non fosse tua intenzione interloquire direttamente con me. Esiste una opinione pubblica? Boh, direi di si, ma non è una cosa reale e oggettiva, direi piuttosto essere una astrazione, un fantasma, una empirica strutturazione ideologica sovra-individuale, cioè esiste una proiezione ideologica pubblica che si può, non tanto ‘definire’ (definizione attiene a un riconoscimento/riscontro oggettivo), quanto indicare, o meglio ‘appellare’ o ‘etichettare’, come opinione pubblica. La definisco ‘proiezione’ in quanto viene generata da uno o pochissimi punti e si proietta verso o su una moltitudine innumerevole (nel nostro caso milioni di individui) di riceventi. Grillo è un uomo ‘pubblico’? Si. Grillo si è costituito uno fra i pochissimi punti generante proiezione ideologica, ovvero ‘opinione pubblica’? Si. Questa ‘opinione pubblica’ se informata ulteriormente riguardo un pericolo può essere determinante per certi poteri? Si, indubbiamente per me è così. Se ad un insieme limitato di fonti ideologiche (insieme strettamente controllato), in un insieme di mezzi di trasmissione ideologica (insieme strettamente controllato, ma arricchitosi di… Leggi tutto »

radisol
radisol
20 Ottobre 2013 , 15:02 15:02

Dici bene … io stesso mi sento “irrappresentabile” … e mi riconosco nella manifestazione di ieri a Roma …. che non era la manifestazione “dei No Tav” … ma qualcosa di molto più ampio ed appunto “irrapresentabile” … rimane il fatto che gli unici deputati presenti ieri al corteo di Roma, e senza alcuna particolare volontà di farsi notare per questo … hanno evitato accuratamente le interviste che volevano fargli … erano due deputati del M5S …. non c’erano nemmeno i Sel ….. indi per cui, convintissimo personalmente che i giochi veri non si fanno in Parlamento … che l’unica speranza è in una piazza diffusa, del tipo di quella di ieri, nel territorio …. ma poi, se si dovesse votare … e considerando il fatto che considero l’astensione inutile, se ne parla solo il lunedì dei risultati elettorali e poi viene subito “rimossa” … ancora oggi non avrei un dubbio al mondo su chi votare …. pur da “irrappresentabile” …

alvise
alvise
20 Ottobre 2013 , 22:28 22:28

Si era una risposta al tuo intervento, e come hai intuito, per tutti quelli che entrano, quindi ho voluto generalizzare la risposta.Devo dire che, leggendoti, ho capito il tuo modo di vedere e su alcuni punti mi vedo d’accordo, tuttavia risponderti su alcuni step mi riesce un po difficile vista la tua lunga esposizione dialettica molto bella ed esauriente