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UN DIRITTO DA 20 MISERI CENTIMETRI ?

DI PAOLO BARNARD

E’ l’estate del 2000, sono a Boston per la mia prima intervista a Noam Chomsky. A chi non lo conoscesse rammento che Chomsky è il più noto intellettuale dissidente americano di sempre, definito dal New York Times “probabilmente il più importante pensatore vivente”, ed è il linguista di maggior calibro del XX e XXI secolo. Insegna al prestigioso Massachussets Institute of Technology (MIT), dove è professore ordinario.

Bene, sto per incontrare questo mostro sacro della cultura accademica nel suo ufficio all’MIT e vengo avvisato dal suo segretario che l’intervista non potrà durare più di 60 minuti, poiché “Chomsky ha un importante appuntamento alle 17 precise”. Non nascondo a costui il mio disappunto: rappresento un network televisivo nazionale (RAI), sono venuto da oltreoceano per intervistare il professore, ho preso questo appuntamento 3 mesi fa, e ora ho solo 60 minuti per montare la telecamera, i microfoni, fare le prove audio e video, poi sbrigare un tema come il Debito del Terzo Mondo, Fondo Monetario, Banca Mondiale, sperequazione della ricchezza… Niente da fare, il prof. ha un impegno. Fine della discussione.

A seguire: “Nè rossi nè neri, solo liberi pensieri”. Qualche riflessione sulla manifestazione romana contro il decreto Gelmini (Carlo Gambescia);’

L’intervista è piacevole, Chomsky è gentile, tutto fila liscio, ma dopo 59 minuti, accidenti a lui, il segretario bussa lievemente alla porta e si mostra a Chomsky attraverso il riquadro di vetro della stessa. Sessanta secondi dopo è l’intellettuale in persona che con un sorriso mi dice “time’s up, sorry..”, il tempo è finito, spiacente. Un rapido saluto, stretta di mano e fuori dallo studio con tutti i marchingegni del mio mestiere. Chomsky richiude l’uscio alle mie spalle.

Sono nell’anticamera indaffarato ad arrotolare cavi, riporre microfoni, controllare le cassette, ma non manco di guardarmi intorno in attesa dell’arrivo di questo ospite così imprescindibile. Non c’è, non arriva, nessuno ha suonato, non ci sono colleghi di altri network in coda per un’intervista. Il segretario armeggia col suo pc, un paio di tizi (presumibilmente docenti) camminano da un ufficio all’altro senza alcuna intenzione di dirigersi da Chomsky, un ragazzino meno che ventenne se ne sta seduto alla mia destra sfogliando testi e appunti. Per il resto calma piatta. Ma dov’è sto pezzo da novanta per cui mi hanno messo le braci al sedere?

Saranno passati sette minuti, quando Chomsky riapre l’uscio dello studio e con fare cortese invita il ragazzino ad entrare. I due si accomodano e iniziano la conversazione, li vedo attraverso il riquadro in vetro. Ancora la mia mente si rifiuta di arrendersi all’ovvia realizzazione, e in un residuo sforzo di capricciosa incredulità mi spinge a chiedere al segretario “ma è quel giovane l’appuntamento importante?”. “Sì, è uno del primo anno, un ordinario colloquio col prof.”, giunge serafica la risposta del mio interlocutore. Riparto per l’Italia.

Devo fare rewind e proprio spiegarvelo? No, sicuramente non serve. Cari studenti, questa scena affatto isolata nel panorama accademico statunitense appartiene a un ‘film’ che se mai verrà proiettato in Italia sarà forse fra un secolo, o probabilmente di più. Essa ci parla di un essere nell’università che dista da noi italiani come Marte dalla Terra, di una riforma vera, epocale, di un concentrato di democrazia, diritti, intelligenza, umiltà, pedagogia, libertà che nessuno qui da noi neppure si sogna di sognare. Noi, poveracci, siamo arditamente alle prese con la preistoria della riforma del sapere e dell’insegnare. Qualcuno, qui, se lo immagina un grande barone universitario italiano sbarazzarsi velocemente della CBS, di France 2 o della ZDF tedesca per onorare un colloquio con un ‘primino’ di neppure vent’anni?

E allora. Chiedo a tutti e con vero pathos: perché abbiamo rinunciato a immaginare un ‘altro mondo’? Perché ci facciamo sempre ingannare da chi ci convince che il cambiamento significa conquistare due metri quadri in più di pollaio puzzolente, e non, come dovrebbe essere, miglia e miglia di prati e colline, valli e montagne dove respirare veramente? Perché ci scanniamo per ottenere due metri quadri in più di finanziamenti o di risicate riformucole da strappare alla Gelmini e non lottiamo invece per un’istruzione nuova a cominciare dalla dignità di ogni singolo studente che deve essere il protagonista importante, il numero uno delle priorità di ogni docente, imprescindibile appuntamento senza se né ma, oggetto-soggetto di un diritto attorno a cui ruota tutto il sistema istruzione, e vi ruota con UMILTA’?

Non capite, studenti, che il gioco più perverso dell’era politica contemporanea è proprio il riformismo? E’ quella cosa che ci ha tutti convinti che lottare per i diritti del nostro futuro significhi ottenere qualche decimetro in più nella catena che ci hanno messo ai piedi. Oggi ci hanno convinti, e lo ripeto, che libertà e rivoluzione, che riforma e miglioramento significhino potersi allungare di altri 20 centimetri dal muro cui siamo incatenati nel pollaio in cui siamo rinchiusi. E ce l’hanno fatta: noi siamo proprio ridotti così, completamente dimentichi della possibilità di avere Diritti Veri e una Vita Inedita, ma del tutto inedita, in questo caso un’istruzione da secolo nuovo. Insomma, un’altra esistenza dirompente nel cambiamento, così come l’umanità ha sempre saputo fare nella sua uscita dalla barbarie verso la civiltà. No, nel XXI secolo del riformismo siamo stati ridotto a sentirci trionfanti se un Walter Veltroni riuscirà col referendum a donarci 20 centimetri di riforma dell’istruzione in più. Ed è così in ogni campo del nostro vivere.

No, no e no! Cosa avrete risolto quando e se la Gelmini avrà fatto marcia indietro? Perché non mettiamo tutta questa energia oggi esplosa nelle piazze per arrivare a una scuola che non ci devasti l’anima, che non ci faccia odiare la cultura, che sia il nostro regno del rispetto nell’età più sensibile di tutta la vita, che non ci insegni le virtù del servilismo e dell’arroganza, dove non ci si senta con le ossa svuotate di fronte alle cattedre o ad aspettare nei corridoi i favori dei baroni? Dove a neppure vent’anni si possa entrare a colloquio dal tuo professore sul tappeto rosso, mentre fuori dallo studio, in corridoio, al resto del mondo tocca di aspettare voi e la piena soddisfazione del vostro diritto.

Immaginare in grande, immaginate in grande.

Paolo Barnard
Fonte: www.paolobarnard.info
Link: http://www.paolobarnard.info/interventi_indice.php
31.10.08

Pubblicato da Davide

  • Tao

    “NE’ ROSSI NE’ NERI, SOLO LIBERI PENSIERI”. Qualche riflessione sulla manifestazione romana contro il decreto Gelmini

    DI CARLO GAMBESCIA

    Iniziamo con una battuta. Cattiva.
    Se Berlusconi nel 2007, avesse organizzato a Roma, nell’ arco di una settimana, due manifestazioni “oceaniche” contro il governo Prodi, il centrosinistra si sarebbe rivolto all’Onu, per chiedere un intervento dei caschi blu contro due nuove marce fasciste su Roma.
    Ma cerchiamo di essere lucidi e seri.

    La manifestazione di ieri è per un verso un successo “di massa”, ma per l’altro rappresenta una decisa normalizzazione imposta “dalla élite” del centrosinistra. O per dirla tutta: un azzeramento e sconfitta dell’ ”Onda” e di ogni volontà collettiva di cambiamento “sistemico”, o comunque “forte”. E non solo nel mondo scolastico e universitario.
    Una vera e propria controrivoluzione politica e sindacale, iniziata con l’espulsione violenta da piazza Navona di quegli studenti di destra che invece si proponevano, una tantum e seriamente, di volare oltre la destra e la sinistra. Un progetto che nei giorni precedenti, sembrava aver affascinato e caratterizzato (e non solo in chiave di borghese culto dell’ apoliticità) lo stesso movimento degli studenti anti-Gelmini. E invece no: ha avuto la meglio il solito opportunistico collante antifascista. Per fare la gioia dei Fioroni, dei Veltroni, dei Di Pietro, delle Bindi e compagnia cantante. E, dulcis in fundo, di Epifani. A capo di un sindacato ultranormalizzato da un pezzo, la Cgil, che non è stato finora capace di prendere una posizione chiara e netta contro l’introduzione nella legislazione italiana sui contratti di lavoro della cosiddetta flessibilità, così cara alla Confindustria.

    Notare un cosa: mentre a piazza del Popolo si cantava l’inno di Mameli; intonato dagli stessi che nei giorni precedenti si erano opposti a celebrare tout court il 4 Novembre, il Ministero della Pubblica Istruzione veniva circondato, “anche” dagli studenti della sinistra più aggressiva. Come dire, nella ricostituita unità del centrosinistra, c’è spazio per tutti dal sindacalista in piedpoul ai lanciatori di (falce e) martello … Sfogatevi un po’ ragazzi… Quel che conta è l’esclusione di coloro che, guarda caso, aspirino, una tantum e sul serio, a volare oltre la destra e la sinistra all’insegna di un tonante e azzeccatissimo ” Né rossi né neri, solo liberi pensieri”.

    Quanto al centrosinistra ministeriabile, sul che cosa fare effettivamente – a parte un improbabile referendum – poi si vedrà: ci penseranno, una volta tornati al potere, i ministri mercatisti in doppiopetto, col patentino della sinistra: Bersani, Padoa-Schioppa e qualche new entries, appena pescata, fresca fresca, tra gli economisti de Lavoce.info… Oppure chissà, tutto si risolverà, grazie alla miracolosa Discesa in Terra (d’Italia) del nuovo Messia Americano Barack Obama…
    La tragedia di “questo” centrosinistra è che sembra essere d’accordo, al suo interno e con il “popolo” di sinistra, solo quando deve dire no a Berlusconi. Dopo di che sotto gli slogan nulla… Non la proposta di un provvedimento, chiaro e netto, contro il numero chiuso, contro la flessibilità, oppure per contrastare seriamente gli incidenti sul lavoro. Per quale ragione? Perché si dovrebbe mettere in discussione la società capitalista, o quanto meno la sua deriva speculativa e aggressiva nei riguardi dei lavoratori. In breve: la “società del rischio”, non liberalmente accettato, ma imposto dall’alto, e solo agli indifesi. E non la si vuole discutere – e ciò, per ogni vero riformista, è una tragedia nella tragedia – neppure nei termini infrasistemici di una socialdemocrazia classica.

    Notare un’altra cosa: il “partito” di Repubblica, da sempre nelle grazie di certo capitalismo italiano con facciata riverniciata a sinistra e portafoglio a destra, si è fatto in quattro per promuovere la ricostituita unità antifascista: da Di Pietro ai piccoli Lenin gonfiabili della birra sociale.
    Tuttavia l’opportunismo politico non caratterizza soltanto il centrosinistra. Dall’altra parte – il centrodestra – si risponde in chiave di bieco moderatismo politico… E’ di oggi la dichiarazione di Maroni di voler far sgomberare con la forza le scuole occupate. Naturalmente, per solleticare e soddisfare, al tempo stesso, gli istinti peggiori di una destra forcaiola. Che pure esiste. E con i suoi piccoli Mussolini, altrettanto gonfiabili.
    Chi ci salverà dagli opportunisti di destra e di sinistra? Chissà, forse un rinnovato e coraggioso grido: “Né rossi né neri, solo liberi pensieri”…
    Lasciamo perciò che risuoni alto e forte, se non in piazza, almeno nelle nostre coscienze politiche individuali.

    Carlo Gambescia
    Fonte: http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com
    Link: http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/2008/10/ne-rossi-n-neri-solo-liberi-pensieri.html

    31.10.08

  • Lestaat

    Quand’è che invece di fare sti inutioli e vuoti pipponi si degnerà di entrare negli atenei a parlare con gli studenti?
    Magari si renderà conto che gli studenti non ce l’hanno affatto con la Gelmini o Berlusconi, ma dicono esattamente quello che dice Barnard, ma come al solito, il “puro”, il “vate”, l'”illuminato” Barnard crede di essere l’unico ad aver capito come va il mondo.
    Per anni ha fatto il giornalista e se ne esce adesso con la grande scoperta….dell’acqua calda.
    Ah Barnard…..scendi dal pero.

  • Hassan

    Ma no! Barnard è l’unico “puro” dell’intero sistema di “controinformazione”! Come ti permetti di infangare questo Messia che ha “capito tutto”… non è mica un rancoroso che parla male di Grillo, Ricca e Travaglio perchè l’hanno escluso dal loro “club”!

  • Marcusdardi

    La nostra Bella Italia, patria del Rinascimento è oramai un moccolo di candela spenta. A volte pensiamo di essere il centro del mondo mentre il nostro provincialismo ci ha fatto perdere la bussola.

    Immaginare grande è un bell’invito, l’insieme è più importante di ogni singolo elemento.

    Si parla troppo nel Belpaese, si parla troppo e spesso a vanvera.

    Un sano pragmatismo d’oltreoceano ci può forse venire in soccorso.

    Anche l’uomo più colto ed intelligente del mondo è di passaggio ed è solo un granello di sabbia nell’infinito, noi tutti siamo granelli di sabbia più piccoli ma siamo tutti, sempre e solo granelli.

    Ciao
    Marcusdardi

  • reza

    Al di là di ogni tentativo di sminuire la protesta sociale (sociale prché comprende tutta la società: studenti di vari livelli, lavoratori scolastici, professori e i genitori, fratelli, sorelle, zii e cugini di questi ) attualmente in corso in Italia da parte del governo ed ogni tentaivo di cavalcare questa potesta da parte dell’oposizione fino ad ieri inesistente, da una società morta, non solo demograficamente, ma anche dal punto di vista di idee e pensieri come era fino a prima dell’inizio delle proteste l’Italia; è nata una cosa nuova che si basa su due pilastri importanti : il lavoro e i giovani.

    Era ora che in Italia la gente si svegliasse per vedere che il berlusoniso è tutto un inganno, era ora che la gente si svegliasse per prendere nelle proprie mani le sorti del futuro del paese , quando i politici della destra e della sinistra sono incapaci e quindi, a mio avviso, l’Italia si è rialzata davvero ma non per andare a votre Berluscni bensi per togliere dalle sue mani il futuro dei propri figli.

    La preoccupazione in faccia a Berlusconi è visibile, anche nelle sue ripetute smentite che lo sputtanano anche di fronte a quelli che solo pochi mesi fa lo hanno votato, si nota l’atteggiamento di chi ha scoperto di avere perso definitivamente ciò che credeva di avere costruito almeno pr i prossimi 5 anni e fino a prima di morire, mentre la sinistra scopre i avere perso la piazza poiché la piazza dei ragazzi è più convinta nelle proprie rivendicazioni per ciò che gli italiani stanno perdendo e di questo, la stessa sinistra ha grandi colpe.

    Tutti, dico tutti quanti, i politici, i sindacati, gli intellettuali e anche la chiesa, si devono mettere in coda a questo MOVIMENTO che è, finalmento, nato in Italia, mentre i ragazzini dele scuole e delle università italiane , si devono rendere conto dell’importanza del loro movimento che attualmente E’ UNICO IN EUROPA con queste caratteristiche.

    Non voglio paragonare questo MOVIMENTO all’68 o ad atro poiché, per me, è una vera novità assoluta in occidente dell’2008, e vorrei tanto vedere i ragazzi cosi svelti di scegliere i loro leader in mezzo a loro stessi senza fidarsi del politico di turno che , nel mgliore ipotesi, è già stato complice dei problemi che il movimento vuole risolvere:

    LASCIATE STARE I COLORI RAGAZZI, PER VOI NON DEVONO ESISTERE I COLORI POICHE’ VOI APPARTENETE AD UNA GENERAZIONE CHE NE’ HA VISTO DI TUTTI I COLORI, UNITEVI E COINVOLGETE LE VOSTRE FAMIGLIE E RIPRENDETE IL VOSTRO FUTURO DALLE MANI DI QUELLI CHE CERCANO DI RUBARVELO, SENZA VIOLENZA E SEZA CEDERE DI FRONTE AGLI INGANNI , CHE GIA’ LE VOSTRE PRIME GRIDE HANNO TOLTO IL SONNO ALLA CASTA DI POLTICI E DI INTELLETUALI CIARLATANI CHE VIVONO E MANGIANO A VOSTRA SPESA, SPENDENDO IL DENARO DEI VOSTRI GENITORI PER GODERSI LA VITA INVECE CHE SPENDERLI PER IL VISTRO FUTURO.

  • Marcusdardi

    Criticare e offendere non serve a nulla, tutti noi abbiamo le nostre opinioni e anche la critica a mio avviso deve essere costruttiva.

    Portare esempi, anche se passate, da oltreocano lo trovo positivo poichè sul suolo ialico perdiamo troppo tempo in polemiche mentre un poco di positività e di belle parole ci aiuterebbero tutti a migliorare, sono tante goccie insieme che formano i fiumi.

    ciao
    Marcusdardi

  • lupomartino

    Nè rossi, nè neri, solo liberi pensieri!!!
    Bravo Gambescia, l’hai detta giusta, ci hanno rotto con le loro sceneggiate bicolori, c’hanno rotto da decenni….

  • sacrabolt

    [quote]Qualcuno, qui, se lo immagina un grande barone universitario italiano sbarazzarsi velocemente della CBS, di France 2 o della ZDF tedesca per onorare un colloquio con un ‘primino’ di neppure vent’anni?[/quote]
    se il ragazzetto pagasse 20.000 USD l’anno, anche il prof. gianni vattimo butterebbe fuori bob woodword

  • Lestaat

    Son daccordo col principio ma sto Barnard sono mesi che ci propina le sue illuminate elucubrazioni sentendosi unico interprete di una realtà che invece dimostra sempre più di non aver minimamente compreso.
    Prendere come esempio l’atteggiamento di Chomski non è certo da persona intelligente dato che tale atteggiamento dipende esclusivamente dal buonsenso della persona e non da un sistema libero e giusto.
    Se al posto di Chomski ci fosse stato qualcun altro, si sarebbe potuto comportare come un qualsiasi altro barone delle nostre università, perchè anche a Chomski, sarebbe concesso, come qui in Italia.
    Anche qui ci sono professori in gamba che si comportano come lui e non vedo come questo articolo possa essere rilevante nella comprensione di quanto accade alle scuole.
    Barnard come al solito si limita a fare dissertazioni sulla sua personalissima percezione di quanto accade, e purtroppo, la sua percezione deriva da quanto i media tradizionali portano avanti. Il suo discorso sugli studenti ne è un esempio lampante. Che vada a fare il suo mestiere negli atenei e a parlare con i ragazzi invece di fare il profeta delle mie gonadi.

  • Lestaat

    ohhhhh….qualcuno di buonsenso.
    straquoto.

  • Tetris1917

    ma dipende che tipo di rapporto intercorre tra ragazzini/ragazzine e professore 🙂
    A parte gli scherzi, purtroppo sono convinto della bonta’ in generale del discorso di Barnard, che se l’ho capito bene, lui propone una rivoluzione culturale (non come quella stile Mao sia chiaro) sia lato professori sia lato studenti. E’ una cosa giusta in generale. Ma per ottenere questo ci sta bisogno di strumenti, di analisi, di sintesi, del ripulirsi di tutta la lordura sovrastrutturale di questi anni. Insomma bisognerebbe iniziare a contestare non solo la scuola, ma pure i rapporti sociali e il tipo di societa’ in cui viviamo. E’ possibile che questi ragazzi hanno le spalle tanto larghe e soprattutto la capacita’, tutta nuova, di proporre un modello alternativo? Forse no; ma io intravedo qualcosa di pulito in loro che molti vecchi bastioni del 68 o del 77 o di qualsiasi forma di lotta fallita del passato, hanno perso. Un mio professore universitario, veniva da quelle esperienze, ed e’ diventato uno dei classici baroni/elefanti/bastioni di questo mondo*. Quanti ce ne sono in giro. Lo slogan ” ne rossi ne neri” e’ un buon punto di inizio per fare una analisi oggettiva della realta’, ma penso che una volta fatta questa, uno schieramento uscira’ fuori e chi e’ veramente rivoluzionario, sapra’ rendersi conto di chi propone bolle di sapone o chi vuole veramente cambiare le cose.

    Saluti

    *Vedetevi sto stralcio tratto dal film “La meglio gioventu” di M T Giordana

    http://it.youtube.com/watch?v=TxGJ6DFocyY

  • babel63

    Se Barnard fosse un po’ sincero con se stesso, chiamerebbe le cose con un altro nome. Credo che con Chomsky abbia vissuto una situazione di dissonanza cognitiva. In parole povere, Chomsky si è comportato da vero stronzo maleducato però Barnard non ha il coraggio di ammetterlo forse perchè prova per lui un’infatuazione intellettuale, pertanto ha bisogno di trovare una scusa per giutificarlo. Barnard, come purtroppo spesso gli accade (v. polemica con Travaglio), inizia col piede sbagliato una danza corretta e alla fine suicida la sua credibilità di bravo giornalista d’inchiesta. Di quale umiltà parla Barnard? Di un tizio che si è impegnato di concedermi, con tre mesi di anticipo, un’intervista, per la quale devo attraversare l’atlantico, ma che all’ultimo momento mi avvisa che mi dedicherà meno tempo poichè deve parlare con un alunno con il quale pobabilmente potrebbe parlare il giorno dopo… Una domanda a Barnard: quanto ha pagato la RAI l’intervista a questo cafone illuminato?

  • reza

    Mò se Barbard è bravo o no non cambia niente la cosa importante è che siamo di fronte a “TENETE LE FILA” , “ROMPETE LE FILA” E “LEVATI FRANFCESCO” e daie con le sparanghe dei neonazifascisti agli studenti con tanto di complicità della polizia dello stato e quindi del governo.

    Abbiamo visto tutti il filmato quindi non ci piove sopra che ciò che Cossiga ha detto Berlusconi ha fatto.

  • Duffy

    bellissimo articolo
    grazie

  • BarnardP

    Sono Paolo Barnard.

    Mi rammarico che vi sia sempre chi non ha di meglio da fare che sfogare in questi forum la propria rancorosità, condendo i commenti con valutazioni svalutative su chi scrive.

    Cosa dicano ‘gli studenti’ degli atenei non è possibile saperlo, né lo sa Lestaat. Sono troppi, e non credo che questo signore abbia racccolto le opinioni di ciascuno. Ci si basa dunque su quanto esce dalle università sotto forma di comunicati ufficiali o comunicati stampa se pubblicati e che rappresentino appunto la posizione ‘degli studenti’. Mi trovi Lestaat un tale comunicato rappresentativo della posizione degli iscritti agli atenei italiani, e non di 15 individui qui o 21 là fra migliaia, che rivendichi ufficialmente ciò che io ho citato nel mio pezzo. Se tale comunicato esiste, sarò il primo a recarmi a Roma e a leggerlo pubblicamente davanti al Ministero.

    Il caso Chomsky non è affatto isolato negli USA, e l’ho scritto. Ho visitato i maggiori atenei americani, dove ho lavorato, e nella maggioranza dei casi l’atmosfera che si respira è quella distante dall’Italia come Marte dalla Terra. Gli episodi si specano. Le rette da 20 mila dollari non c’entrano nulla, visto che gli studenti laggiù non hanno scelta e i docenti potrebbero approfittare di ciò per replicare l’arroganza italica e i metodi deteriori dei nostri atenei. Ma sovente non accade.

    La RAI non ha pagato nulla a Chomsky. La regola dei 60 minuti è per tutti, e non sta a noi decidere se nell’economia degli impegni e della vita di Chomsky e di quello studente vi era la possibilità di rinviare il colloquio. Inoltre, perdere di vista il valore di quell’episodio per una polemichetta di questo tipo è deplorevole.

    Il mio pezzo, infine, è un attacco alla trappola del riformismo e dei suoi sacerdoti, contro cui, di nuovo, non ricordo battaglie nazionali o occupazioni nazionali o cortei di massa o scioperi generali da parte di studenti, insegnanti o di altri soggetti oggi in piazza.

    Grazie a Duffy. Saluti a tutti. P.B.

  • Lestaat

    Carissimo Barnard,
    rieccola a fare il martire.
    LOL
    E non lo dico con cattiveria.
    So come ci si sente quando si è nei suoi panni.
    Tutti quelli che, ad un certo punto della propria vita, scoprono che il mondo che li circonda è molto diverso (e molto in peggio) da quello che si è sempre pensato si comportano come, lei. L’ho fatto anche io.
    Certo, spesso, un po’ di umiltà, aiuta quelli come lei a cercare di comprendere un po’ meglio il tutto prima di sparare sentenze, ma a volte non accade (anche io pecco di immodestia, per questo la capisco, ma a me manca il vittimismo. I casi della vita) e ci si ritrova ad urlare come pazzi, come fa lei, contro tutti e contro tutto in modo vago e superficiale.
    Quel che dice della protesta studentesca è sintomatico.
    Lei semplifica, banalizza, fenomeni sociali che, pur non essendo difficili da comprendere a grandi linee, sono un po’ più complessi di quanto lei descrive.
    Facendolo per di più con l’alterigia del neo-illuminato è anche fastidioso.
    Badi bene che lei a me piace, e anche parecchio, e confido tra l’altro che tornerà ad essere quel gran giornalista che era, anzi, meglio di ciò che era.
    Le circostanze della vita l’hanno portata a cambiare punto di vista, a guardare la realtà diversamente. Beh, meno male. Ma quello che prima o poi capirà, è che lei non è l’unico, nè il primo. Già più di un secolo fa c’erano intellettuali che descrivevano alla perfezione i meccanismi del potere e della propaganda, e lo faceva anche in modo più onesto ed accurato di lei.
    Anche oggi ci sono intellettuali, giornalisti, scrittori, che con lucidità riescono a descrivere la realtà per cercare di comprenderla quanto e più di lei.
    Sorvolo sul “comunicato” poichè trattasi di una sciocchezza priva di significato, faccio solo notare che se un comunicato ci fosse, descriverebbe esattamente quello che il movimento di protesta NON E’ per i motivi che lei descrive quando parla dei suoi colleghi. E lei lo sa bene.
    Da “neofita” del pensiero libero ha la tendenza, come tutti hanno fatto, me compreso, ad essere un po paranoico, il che rende quel che dice spesso superficiale.
    Giusto, nei principi di fondo, ma superficiale e banalizzante.
    I movimenti di protesta sono sempre stati strumentalizzati.
    E in due modi:
    1-direttamente
    gran parte delle “organizzazioni” all’interno dei movimenti di protesta fanno capo ad un qualche movimento politico e spesso ne sono strumento.
    Lo sappiamo.
    Ma il movimento nel suo complesso, non è questo.
    Negli anni ’70 gran parte del movimento studentesco e operaio avrebbe volentieri crocifisso sia Berlinguer che i sindacalisti, lo ricorderà, eppure, agli occhi di gran parte della popolazione, a capo della protesta c’erano il PCI e i sindacati.
    E qui veniamo al secondo modo in cui si strumentalizza un movimento.
    2-indirettamente tramite la manipolazione della percezione di esso da parte della popolazione.
    Tra i titoli di Repubblica.it di oggi spicca, a mio avviso, “i fascisti picchiano gli studenti”
    E’ significativo.
    E’ l’inevitabile tentativo di riaccendere la diatriba destra sinistra che tanto fa comodo allo status quo. La speranza è che si ricominci a farli picchiare tra loro, magari anche peggio, mentre chi governa fa i propri affari.
    Azione giovani, forza nuova, casa pound…sono PARTE della protesta, non antagonisti ad essa.
    E’ così che funziona e ha sempre funzionato.
    La protesta ha semplicemente ragione e si lamenta non contro la Gelmini e Berlusconi, ma contro l’intera classe politica che ha ridotto ai minimi termini la scuola. Le basterebbe fare una passeggiata in un ateneo in questi giorni per saperlo.
    Quello che oggi avviene è appunto la strumentalizzazione indiretta e purtroppo la sua critica, invece di aiutare chi la legge, che sia un ragazzo facente parte del movimento di protesta o un normale cittadino, a comprendere ciò che accade, aiuta a disinformare poiche riduce ad un misero teatrino di burattini quello che in realtà è un reale disagio e una reale richiesta di cambiamento.
    E’ per questo che le ho detto in varie occasioni che è troppo preso da se stesso.
    Lei non si rende conto di essere soltanto uno come tanti, che finalmente comincia a capire, e che probabilmente non capirà mai davvero fino in fondo certe cose, come tutti quanti, come me, come la Gabanelli, come Travaglio, come Grillo o come Mazzucco.
    La sua è solo una parte della realtà, e spesso purtroppo, visto che è da poco che frequenta certi “lidi” fraintende e semplifica distorcendo malamente tutto.
    Siamo tutti coscienti del ruolo che ha Travaglio sa?
    Non c’era certo bisogno dei suoi articoli per saperlo.
    Ma è lei a fare quello di cui poi accusa anche me.
    Se la prende con le persone convinto, ingenuamente, che se uno non combatte TUTTO vuol dire che è parte del sistema “malvagio”.
    E’ sciocco, suvvia. Travaglio fa il suo mestiere. E lo fa bene. Ha la tendenza a guardare più da una parte? Certo, chi non ce l’ha? Lei è obbiettivo? Sempre? Sicuro?
    Travaglio è cresciuto in una società che lo ha reso così. Cresciuto nelle redazioni di giornali importanti, accanto anche a mostri sacri del giornalismo italiano e da questi ha imparato non solo il mestiere ma ne ha anche condiviso il pensiero e la forma mentis.
    Chi non sarebbe filo-israeliano se tutti credessero a ciò che ci raccontano i media?
    E Travaglio ci crede, perchè è fatto così, perchè è cresciuto così, perchè ha studiato così…
    Questo non squalifica il suo lavoro però.
    Che a lei piaccia o meno tutto ciò che dice di Berlusconi è semplicemente vero.
    Quindi fa bene il suo lavoro.
    Certo anche a me dispiace che in TV a parlare ci sia Travaglio e non che ne so, Bertani o Gambescia o ancora meglio la Randazzo.
    Dispiace e anche parecchio.
    Ma è appunto perchè sappiamo tutti come funziona che non mi sorprende.
    Il suo atteggiamento però è e resta superficiale su queste cose.
    Attenzione, non posso certo escludere che Grillo, Travaglio o chi le pare, siano dei meschini galoppini del potere, ma alo stesso tempo, devo onestamente ammettere che è facile che non lo siano, e che seguano semplicemente il loro modo di essere, i loro principi e la loro visione della realtà, che, in questo concordo con lei, è distorta.
    Ma le sue semplificazioni restano tali.
    La realtà è più complessa di così, non tantissimo eh, ma un po’ di sicuro, e farebbe bene ad avere meno certezze quando fa critiche ad altri, o ancora meglio sarebbe se smettesse di fare pipponi moralistici e ricominciasse a fare quello che ha sempre dimostrato di saper fare, raccontarci la realtà dopo averla vista direttamente con i suoi occhi, ma senza pregiudizi questa volta, come faceva quando questo sistema marcio fino al midollo, per lei non era poi così tanto male, tanto da viverci dentro senza proferire una parola in merito. E io, a differenza di lei, non credo che lei facesse parte del sistema perchè “malvagio” o “opportunista”, ma semplicemente perchè la sua formazione e la sua vita non le permettevano di guardare la realtà da un altra prospettiva. Beh ora che l’ha cambiata quella prospettiva, si rimetta al lavoro, le riuscirà ancora meglio di prima, e smetta di fare il vate del pensiero libero, perchè libero da pregiudizi, in mezzo a questa palude, non lo è nessuno.

  • marco76

    Secondo me non si e capito cosa intenda dire Paolo…
    Il discorso e che nel nostro paese non si e in grado di ragionare con la propria testa, cadendo spesso (o meglio sempre) vittime della strumentalizazzione da parte del politico di turno o dell’antagonista di turno…
    Queste manifestazioni lasciano il tempo che trovato se non sono coadiuvate da un cambiamento reale prima di tutto personale…
    Credo che molti stiano protestando contro Berlusconi piuttosto che per una scuola migliore, come manifestavano contro Prodi per qualcos’altro…
    Ci si affida troppo agli altri piuttosto che crearsi un’idea propria capendo le cose…In questo modo e facile finire come pecore…
    Viviamo in un Paese dove se non ce lo dice Grillo, la destra o la sinistra, non ci si indigna di nulla…questa e la vergogna piu grave…
    Vogliamo una vita migliore e piu degna? Allora incominciamo col rimboccarci le maniche…I nostri pensieri e le nostre idee valgono piu delle ideologie confezione pronte all’uso…Ci vorrà del tempo, questo e sicuro, ma i risultati arriveranno….
    Con questo non metto in dubbio la legittimità della protesta, anzi credo che protestare sia giusto, però attenzione alla strumentalizzazione.
    Saluti
    Sepultribe76

  • Lestaat

    Lo si è capito perfettamente invece.
    Ma di persone che usano la propria testa ne è pieno il mondo per fortuna e Barnard non ha capito un’acca di ciò che accade vedendo complici o burattini ovunque invece che cercare di capire il vero funzionamento del sistema sociale occidentale.
    E guardi che non c’è modo di evitare le strumentalizzazioni, NON ESISTE modo. Bisogna soltanto comprenderne il funzionamento e ragionare quindi sui fatti dopo un attenta decodifica dandosi da fare perchè tali strumenti di comprensione siano sempre più di facile accesso e diffusione, invece di fare le paternali.

  • marco76

    Sta dicendo le stesse cose che dice Barnard…Informarsi, analizzare e farsi la propria idea…
    Mi pare che in Italia (sul resto del mondo non ci posso mettere la mano sul fuoco) sia portati, non so se per mancanza di voglia o per troppa faciloneria, a rivolgersi sempre a qulcuno che si crede ne sappia piu di noi…Questo non vale per tutti, ma per la maggioranza si…
    Barnard, essendo giornalista, analizza i fatti ed esprime le sue opinioni…E normalissimo che si possa essere d’accordo o meno con lui…Troppa gente però risponde ai suoi articoli mettendosi sulla difensiva…Per questo credo colga nel segno…

  • cinthia

    Io vorrei fare solo una domanda che affiora spesso quando leggo dell’America e del suo sistema d’istruzione.
    E’ indubbio che l’università americana punta sul merito e sul massimo sviluppo dell’autostima dei suoi studenti e futuri cittadini, ma proprio su questo il mio dubbio si sviluppa preoccupante e mi chiedo: questa ben costruita overdose di autostima non sarà poi il terreno fertile su cui appoggiare la costruzione del sistema di potere americano e cioè egocentrismo sfenato, guerre giuste e tutto ciò che correla il corredo necessario al perfetto imperialista democratico forte, aitante e protetto da dio?