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UN CASO DI COSCIENZA NELL'OSPEDALE DI PADERBORN: DEL MEDICO O DEL PAZIENTE ?

DI ANTONIO CARACCIOLO
civiumlibertas.blogspot.com/

Avrei altro in programma per la giornata e spero, anche con beneficio dei miei Cinque Lettori, di riuscire a racchiudere in breve spazio la riflessione in me sorta su una notizia di ieri, concernente il caso di medico “ebreo” che per problemi di coscienza – dice lui – non ha voluto operare in un ospedale tedesco un paziente che aveva sul corpo il tatuaggio di una svastica o qualcosa di simile. Pare che in Germania le leggi sulla privacy siano molto più severe che in Italia e non è lecito andare alla ricerca dei nomi o di ulteriori dettagli, che però a noi non servono per la nostra riflessione, tipica e di scuola. Intanto, l’eco della notizia e la sua ricaduta sui media ci sembra decisamente più ampia di quella sulla mega-truffa americana, dove i contribuenti tedeschi sono stati allegramente frodati da falsi “sopravvissuti” all’«Olocausto».

Su questa notizia sembra si voglia stendere un velo di silenzio. Eppure, è molto più grave. Riguarda sempre la Germania… Sarà un caso? Non sono un “complottista” di quelli che immaginano che vi sia un ordine che parta da Tel Aviv o da una Sinagoga e dica ad ognuno cosa deve o non deve fare. Credo basti immaginare una logica di schieramento, di campo, perché ognuno sappia autonomamente cosa fare e come comportarsi, perfino cosa dire e quali argomenti usare. Ormai ho imparato a osservare i movimenti della stampa, il flusso delle notizie. Ho perfino coniato la metafora delle rondini di ottobre ossia dei “falsi stormi dell’informazione”, che richiamano o distolgono l’attenzione dei più, dei grandi numeri, della “massa”.

Su “La Repubblica”, quotidiano contro il quale ho promosso una causa civile che mi vedrà impegnato per anni, forse per decenni, essendo questi i tempi della giustizia civile in Italia, dico su “Repubblica”, lo stesso articolista che aveva edulcorato la notizia sulla mega-truffa, ha diretto il suo olimpico sguardo da New York all’ospedale di Paderborn, dove così conclude il fatto:

««…A quel punto il chirurgo non ci ha più visto. Ha chiesto al collega al suo fianco di operare lui, è uscito dalla sala operatoria, è andato direttamente a parlare con la moglie del paziente, che attendeva la fine dell’intervento. “Io non opererò suo marito, signora, non posso, perché sono ebreo, la mia coscienza non me lo permette”. L’altro chirurgo ha preso il suo posto, tutto è andato bene. Non si sa se il paziente abbia protestato o sporto denuncia, ma forse potrebbe non convenirgli. Per quanto anche l’omissione di soccorso sia perseguita con severità, nella Repubblica federale qualsiasi esibizione di simboli nazisti è reato penale» ( fonte).

Sempre ieri, per una sorta di corrispondenza di amorosi sensi, la mia attenzione è caduta sulla sublime penna della signora Nirenstein, ancora per poco – mi auguro – nel parlamento italiano, dove il suo cuore batte tutto per Israele, pretendendo che “noi” siamo “loro”, come recita nel titolo di un suo libello: “Israele siamo noi”. La penna della signora non si è esercitata sulla mega-truffa di New York, ma si è espansa su Paderborn, dove ci ha fatto sapere che se fosse stato per lei, che si immagina nei panni del chirurgo “ebreo”, lei lo avrebbe operato il tedesco con la svastica sul corpo. Ma dopo aver esordito così procede con un lungo sproloquio, senza né capo né coda, ma che trova dignità di stampa sul “Giornale”, ne conclude con un «Possiamo condannarlo?» a discolpa del medico che ha infranto il giuramento di Ippocrate, salvo eventuale omissione di soccorso, prevista in genere da tutti i codici penali.

E qui, dopo una necessaria premessa, sul fatto e sul diritto, inizia la mia riflessione. Quando si dice: “avere il coltello dalla parte del manico” si tratta in genere di una metafora, di un modo di dire, ma in questo caso si indica proprio la realtà: un medico con il bisturi ed il suo paziente, in anestesia, su un tavolo operatorio. Ricordo tanti anni fa, in una corsia di ospedale, un paziente che diceva al medico di essere preoccupato, perché avrebbe dovuto essere operato pochi giorni dopo e non aveva trovato chi lo raccomandasse. Il medico gli chiese se per caso fosse un meridionale, essendo allora ben nota la propensione dei meridionali a cercare sempre una raccomandazione. Il paziente rispose un poco piccato: «Si! Perché? Non sono un italiano?» Ogni volta che raccontavo l’episodio, suscitavo il sorriso di compatimento da parte di chi ascoltava. Ma ora, salendo dall’estremo sud dello stivale, all’estremo nord della Germania, a Paderborn, forse quel lontano mio ricordo, deve essere rivisitato con ben altra luce e intelligenza.

Con tipico etnocentrismo sia l’articolista di “Repubblica” sia la signora Nirenstein immaginano il caso tutto dal punto di vista di chi tiene per il manico il coltello, cioè il bisturi, e per nulla dal punto di vista di chi sta dall’altra parte, sul tavolo operatorio. E se questi, dopo che la signora Nirenstein ci ha dato un vivido ritratto del medico “ebreo”, avesse lui detto: «No! Io da te non voglio essere operato, perché temo che tu possa ammazzarmi…». Chi potrebbe dirlo? Un raptus, un trauma d’infanzia, l’influenza di una fiction… Ma non sarebbe neppure necessaria, forse, una motivazione. Sapendo che sei un “ebreo”, non voglio essere operato da te e chiedo un chirurgo di mia fiducia. Cosa sarebbe successo? Non si sarebbe gridato subito all’antisemitismo? La signora Nirenstein, appena di ritorno dal Canada*, dove insieme ad altri due deputati italiani, ha partecipato ad una interparlamentare per concordare misure legislative internazionali contro l’antisemitismo dilagante, non avrebbe forse indicato in questo ipotetico rifiuto un ulteriore caso di “antisemitismo”?

Sotto il profilo penale si discute – ma non abbiamo seguito e non seguiremo tutta la rassegna stampa sul fatto – se oltre alla violazione della regola deontologica del giuramento di Ippocrate che impone a ogni medico di curare ogni malato, non certo di ucciderlo o lasciarlo morire, non vi sia stato anche un reato penale di omissione di soccorso. Con stile sornione l’articolista di “Repubblica”, nel brano sopra riportato, ipotizza che al paziente non converrebbe denunciare il medico “ebreo” in quanto in Germania il suo tatuaggio – magari privatissimo, in quanto sulla natica destra – costituisce un titolo di reato severamente punito, magari con anni di carcere… E siamo qui ai 200.000 casi, di cui io cerco conferma o smentita statistica! Riusciamo intanto a capire come in Germania (e si vorrebbe anche in Italia) sia facile finire in galera per ogni quisquilia che disturbi un ebreo. Avrei qui un altro bel ricordo su cui soffermarmi, ma appesantirei un testo che invece voglio chiudere al più presto, per occuparmi di altro.

Non sappiamo se l’articolista di “Repubblica”, ministro di verità e saggezza, abbia particolari informazioni, ma rebus sic stantibus chi ci impedisce di pensare che il paziente non sia già stato condannato proprio per quel tatuaggio? Chi ci impedisce di pensare che il medico “ebreo” non sia andato a denunciare il “paziente” dopo essersi rifiutato di operarlo? Chi ci impedisce di pensare che l’operazione consistesse proprio nell’asportazione del tatuaggio per non incorrere in nuove sanzioni penali? Non potendo avere notizie nel dettaglio, in ragione della legge tedesca sulla privacy, non possiamo immaginare di tutto. E, del resto, ci interessa un caso tanto ipotetico quanto verisimile e realistico, non il singolo fatto concreto.

Un caso per riflettere su come a 65 anni dalla fine della guerra vi sia chi pensa di poter vivere ancora secoli a venire sulla “colpa” degli altri. Su di una “colpa” dichiarata da un Tribunale dei vincitori sui vinti: una barbarie che annulla di colpo secoli di civiltà giuridica. Ognuno sa, peraltro, che i Governi dei Paesi ai quali appartenevano i Giudici di un simile Tribunale, hanno commesso crimini affini o assimilabili e, certe volte, maggiori e più ributtanti di quelli palesemente ascritti o attribuiti ai vinti: prima, durante e dopo il processo di Norimberga. Inoltre, essendo passati 65 anni dalla fine della guerra, ed immaginando che per essere soldati bisognasse avere almeno 18 anni, si può calcolare che quasi nessuno di quella generazione viva ancora. È ben vero che nella megatruffa, sulla quale i media si affrettano ad allontanare lo sguardo e l’attenzione della “massa”, vi sono stati parecchi casi di “sopravvissuti” all’«Olocausto» nazista, nati dopo il 1945.

E veniamo qui a “nazismo” e “fascismo”. Io vado sempre dicendo e scrivendo che in senso proprio non esistono più né nazisti né fascisti, essendo il fascismo e il nazismo finiti nel 1945. Inoltre, per chi è nato dopo quell’anno diventa oltremodo difficile sapere cosa siano stati quei regimi in quanto di essi si hanno soltanto narrazioni ufficiali e accreditate per legge. È in pratica proibita una libera e autonoma ricostruzione del passato storico che ha riguardato la vita dei nostri genitori e dei nostri avi, spesso diffamati soltanto per aver vissuto i loro anni maturi nella prima metà del XX secolo. Io credo perfino che molti giovani, fatti passare per neonazisti, non si rendano perfino conto di quel passato e, magari dicendosi nazisti – ma non ne ho mai conosciuto uno – intendano soltanto protestare contro un passato, cui è loro negato l’accesso, come fosse una porta chiusa, al di là della quale non si può entrare e per sapere cosa c’è dietro di essa bisogna solo attenersi o a quanto ce ne dice l’articolista di “Repubblica” o la signora Nirenstein o il medico di Paderborn, forse nato prima del 1945 e dunque “testimone” di quegli anni.

E concludo con una nota per i miei nemici in malafede. Io ho presente come un diaframma fra il mondo come poteva essere prima e dopo il 1945. Appartengo alla schiera di quanti vedono dopo quella data la Germania, l’Italia e l’Europa tutta interamente distrutta da una guerra civile iniziata nel 1914 o 1917 e nella quale astutamente si sono inseriti i nemici dell’Europa. Dico: distrutta, non liberata. Ai presunti Liberatori dico che se credono di avere acquisito una legittimazione con cui opprimono quelli che vedono solo “distruzione” dovrebbero fondare una siffatta legittimazione su ciò che pensano di aver saputo fare dopo il 1945. La mia impressione è che non abbiano fatto nulla e cercano la loro legittimità solo nella delegittimazione, demonizzazione e criminalizzazione di tutto ciò che è stato prima del 1945 e che per giunta, divenendo esso sempre più remoto, non ci è neppure concesso di conoscere, con i nostri mezzi critici e con la nostra propria testa. Dobbiamo fidarci di lor signori, spesso più incolti di una capra, ma pronti a strillare come se li scannassero, appena uno dice loro cose non gradite.

* Quelli del “Corriere canadese” sono tanto liberali e democratici che si sono ben guardati dal far passare un mio commento critico sulla notizia, pur essendo previsto un apposito spazio: “dite la vostra”. Il foglio canadese è in realtà una sorta di agenzia sionista, che pubblica sempre e solo notizie di “tendenza”, frequentemente riprese da una rassegna stampa cristiano sionista.

Antonio Caracciolo
Fonte: http://civiumlibertas.blogspot.com/
Link: http://civiumlibertas.blogspot.com/2010/11/un-caso-di-coscienza-nellospedale-di.html
14.11.2010

Pubblicato da Davide

18 Commenti

  1. E se un medico palestinese vedendo un tipo tatuato con la stella di david non avesse operato, cosa sarebbe successo?!?

  2. P.S. ma davvero in germania si rischia di andare in galera per un tatuaggio? Possibile che la libertà di espressione sia finito così sotto i piedi?

  3. In Germania è vietato esporre in pubblico,alla vista pubblica,il simbolo nazionalsocialista.Quindi anche un tatuaggio,in questo caso non è specificato dove fosse il tatuaggio,ma sicuramente non in vista,per cui non dovrebbe scattare l’imputazione.Ma tutto è possibile nella repubblica tedesca quando c’è da reprimere una qualsiasi forma non “corretta politicamente”!

  4. Cari compatrioti, se non avete ancora capito cosa è l’euro e da chi è manovrato, allora non è la colpa dell’ebreo sionista o del mero ebreo, se la “deficenza” è una colpa che colpisce inizialmente il singolo ma è poi facente parte di una certa società, ed è proprio con tale capacità che ci stanno fottendo, mi rendo conto che già loro per loro conto sperano che noi si sia stupidi, e mio malgrado mi accorgo ultimamente troppo spesso, che non è che abbiano tutti i torti, anche se, se lasciati fare i nostri più intelligenti, questi hanno capacità di fotterli per generazioni altro che saponette! soggetti del genere è meglio trasformarli in carta igenica, tanto solo con la merda certa gente si realizza.

  5. Il medico ebreo si è comportato da perfetto nazista. Che c’è di strano?

  6. Perfetto…quoto..

  7. Ad Auschwitz,in due soli registri appositi che si sono conservati e che coprono il periodo dal 10 settembre 1942 al 23 febbraio 1944 (17 mesi)sono riportate11.246 operazioni chirurgiche.

    Fonte: Henryk Świebocki, Widerstand, in: Auschwitz 1940-1945. Studien zur Geschichte des Konzentrations- und Vernichtungslagers Auschwitz,vol. IV, p. 330.

  8. Operazioni chirurgiche?? Ma non facevano fare a tutti la doccia e poi via ai forni???

  9. Per togliersi ogni dubbio è sufficiente leggere il libro o chiedere informazioni alla direzione del museo di Auschwitz.
    Quel numero risulta da documenti ufficiali,mai smentiti.
    Lo stesso levi primo nel suo libro dice che il 10% degli internati era COSTANTEMENTE presente negli OSPEDALI di Auschwitz…ed ad Auschwitz c’erano anche oltre 90.000 internati contemporaneamente,il cui 10% equivale a 9.000 ricoverati!

    Vogliamo dire che anche levi primo,internati ebreo,era un NEGAZIONISTA?

  10. razzzzzzzzzzzzzismo !
    antisemitismo !
    tutti contro i poveri figli di israele che è l’unica democrazzzia in medio oriente non dimentichiamolo

  11. Al di là delle considerazioni legali (omissione di soccorso non mi pare che ce ne sia, dato che il tipo (evito il termine medico appositamente) ha comunque lasciato il paziente ad altri medici) direi che si tratta di un caso in cui l’operatore sanitario ha anteposto il suo essere ebreo al fatto di essere un medico.
    Se si antepongono le proprie idee, religiose o politiche che siano, al giuramento di Ippocrate, direi che non si è degni di essere medici.

  12. Scrive Caracciolo: “Ai presunti Liberatori dico che se credono di avere acquisito una legittimazione con cui opprimono quelli che vedono solo “distruzione” dovrebbero fondare una siffatta legittimazione su ciò che pensano di aver saputo fare dopo il 1945.”
    I “presunti Liberatori” della Germania sapevano bene cosa fare per legittimare il loro operato: salvaguardare i nazisti per usarli in chiave anticomunista. Operazione Odessa, Operazione Paperclip, Operazione Ratline e così via.
    “Gli Alleati sospesero le indagini per catturare i criminali di guerra
    e permisero consapevolmente che ex funzionari nazisti ed ufficiali
    delle SS, giudici ed altri come loro legati al nazismo assumessero
    posti di rilievo nel governo e nell’industria della Repubblica
    Federale Tedesca.”
    James Milano, capo del CIC (Counter Intelligence Corp).
    http://www.appelloalpopolo.it/?p=2193
    Andò proprio a finire così, che i veri responsabili dei deliri nazisti (il cartello petrolchimico della IG Farben) diventarono nuovamente gli artefici del dopoguerra.
    Il grottesco che mette in luce questo articolo è che un ospedale legato a doppio filo con l’industria petrolchimica abbia medici ebrei che si rifiutano di curare una persona che ostenta quel simbolo che anima le azioni (il Progresso, la Modernità!) dei veri padroni del mondo. Ah, se ci fosse ancora Goldoni!

  13. Il medico in questione ha tradito il giuramento ippocratico e per questo é da condannare.
    Su questo fatto Caracciolo monta la sua pseudo analisi e la sua patetica difesa di una millantata libertá di analisi storica, aggiungendo un nauseante vittimismo (la faccenda del suo contenzioso con Repubblica) facendosi passare per perseguitato.
    Narcisismo intellettuale che non frega niente a nessuno.
    D’altronde, per capire il personaggio basta leggere queste righe:

    E veniamo qui a “nazismo” e “fascismo”. Io vado sempre dicendo e scrivendo che in senso proprio non esistono più né nazisti né fascisti, essendo il fascismo e il nazismo finiti nel 1945. Inoltre, per chi è nato dopo quell’anno diventa oltremodo difficile sapere cosa siano stati quei regimi in quanto di essi si hanno soltanto narrazioni ufficiali e accreditate per legge.

    Queste parole sono nauseanti, sono una negazione assoluta della memoria storica, dei racconti dei nostri padri, nonni e di tutti i sopravvissuti.
    Quello che mi consola é che nessuno si ricorderá di Caracciolo fra 10 anni.

    A quelli poi che si indignano e considerano un attentato alla libertá di espressione l’atteggiamento della Germania dove é vietato esporre simboli nazisti, consiglio un giretto da quelle parti, specialmente nella parte est, dove quelle ideologie di razzismo morte e dominazione sono tutt’altro che scomparse, come il buon Caracciolo vuol dare ad intendere.
    La societá ha il diritto di difendersi da certo marciume ideologico ed anzi in Germania sono anche troppo teneri.

  14. Non sono d’accordo. La vicenda personale di Caracciolo non è per nulla “nauseante vittimismo”, giacché non credo piaccia a nessuno di ritrovarsi in qualità di “Mostro” sulla Home page di un quotidiano molto diffuso… il tutto basato su menzogne e illazioni di cui il detto quotidiano non si assume la responsabilità con una smentita ufficiale.

    Riguardo ai racconti di nonni padri e zii, dipende da quale parte essi si trovavano all’epoca del conflitto. Ricordo che per far emergere alla conoscenza generale alcuni fatti storici importanti (tanto per citarne alcuni, le Foibe e i crimini commessi dai resistenti) sono stati necessari decenni. Sui massacri compiuti anche in Italia dagli Alleati non esiste tutta la pubblicistica che esiste sui crimini delle forze armate tedesche.

    La narrazione storica, fatta con qualsiasi mezzo (dal saggio storico al film di Hollywood con l’attore alla moda), influenza la percezione che si ha della realtà.

    Per esempio, quando da piccolo vedevo i film sul “Far West”, grazie a John Wayne e company, ero convinto che gli indiani fossero selvaggi assetati di sangue… la realtà storica fu ben diversa… si trattò di un genocidio bello e buono in cui gli indigeni furono le vittime…
    …è un po’ come sa tra 30 o 40 anni il cinema tedesco cominciasse a produrre film sulla Seconda Guerra Mondiale in cui i cattivi sono gli ebrei…

    Ora lungi da me voler difendere chi semina odio e violenza, ma questo pretesto non deve servire a impedire la ricerca storica, anche se da alcuni sfruttata per fini riprovevoli.

  15. A quanto pare. Tra l’altro la svastica geometricamente è un simbolo bellissimo, ma quanto pare nelle scuole occidentali (da abolire) non viene insegnata la storia e la cultura orientale.

  16. “La societá ha il diritto di difendersi da certo marciume ideologico ed anzi in Germania sono anche troppo teneri.”

    Arrivano i buoni, ed hanno le idee chiare ed hanno già fatto un elenco di tutti i cattivi da eliminar.

  17. Nell’ infermeria del Konzentrationlager di Auschwitz-Birkenau,settore BIIA ,dal 26 Giugno al 26 Luglio, furono CURATI 3135 Detenuti ( ebrei ungheresi ) per:

    a) Casi chirurgici…………….. 1426
    b) Scarlattina……………………… 5
    c) Orecchioni ………………………16
    d) Diarrea ………………………..327
    e) Costipazione……………….. 253
    f) Angina…………………………..79
    g) Diabete…………………………..4
    h) Varie…………………………..268
    i) Scabbia………………………….62
    l) Polmonite……………………….75
    o) Influenza……………………..136
    p) Piaghe……………………………5
    q) Erisipela………………………….5

    evidentemente il medico “nazi” era MENO discriminatore del medico ebreo “tedesco”!

    Fonte: Henryk Świebocki, Widerstand, in: Auschwitz 1940-1945. Studien zur Geschichte des Konzentrations- und Vernichtungslagers Auschwitz

  18. Non trovo elegante intervenire nel dibattito su un mio testo, ma mi capita spesso di fare quello che sento non dovrei. Ho già notato, per altri commenti, che Ricky deve avere qualcosa di personale nei miei confronti. Che dire qui in poche battute?

    Intanto io scrivo normalmente innanzitutto per me stesso, e poi anche per Cinque Lettori: prima erano Quattro, poi uno mi ha detto di aggiungere anche lui e sono così saliti a Cinque. Qui, solo in CDC, vedo che solo oltre 2000 ed altri ancora in altri siti: non pongo il Copyright su ciò che scrivo. Mi dispiace che nelle riprese dal mio blog passano errori e refusi che poi invece correggo, anche modificando la forma e la sostanza di testi scritti sempre di getto.

    Ricky, dunque. Non te fotte nulla dei casi miei? E chi ha mai chiesto la tua solidarietà o compassione? Figuriamoci! Sarei messo proprio male! Sai il mio nome e cognome. Io di te cosa so? Che sei un… Ricky? E chissà cosa si potrebbe nascondere dietro!… Dovrei preoccuparmi degli insulti di un Anonimo?

    Ma per “Repubblica” le cose si pongono diversamente e per questo intervengo: ci hanno provato ed è andata loro male!

    1) Hanno violato la legge sulla stampa, non pubblicando nell’ottobre 2009 la smentita, che io stesso ho mandato loro per tre volte ex art. 8 legge n. 47/1948. Neppure hanno voluto pubblicare la lettera formale che ha mandato loro il mio Legale.

    2) Hanno scritto il FALSO, come è risultato dal procedimento disciplinare a mio carico presso il CUN, ai massimi livelli possibili, dove sono stato assolto.

    3) Pur avendo pubblicato sul mio blog la mia Memoria difensiva (che certamente Lor signori hanno letto), ben si son guardati dal dare notizia della mia avvenuta assoluzione, con FORMULA PIENA PER INESISTENZA DEL FATTO E DEL DIRITTO.

    4) Non si presentano alla causa che ho intentato loro;

    5) Insistono nella continuazione del mendacio, ritornando a fare il mio nome in data 15 ottobre 2010;

    6) Faccio ricorso di urgenza ex art 7000 c.p.c… ma ahimé una procedura di urgenza che doveva essere sbrigata subito, va a finire a febbraio… dove almeno spero di vederli in faccia questi miei diffamatori… Questa è la giustizia in Italia! E non è qui un mio affare personale, un mio “astio” personale. È la giustizia di questo paese di merda, dove una causa civile dura trent’anni! Mi auguro per lui, che Ricky non debba mai chiedere e ottenere giustizia!

    Ma dovesse durare 10 o 30 anni la mia causa civile contro Repubblica e il suo articolista, sarò lì ad aspettarli! Senza nessun “vittimismo”, beninteso!

    Vittimismo? Sono abituato all’uso rigoroso del linguaggio. E non so proprio cosa significhi il “vittimismo” che Ricky mi attribusce. Sono certamente… INCAZZATO! Questo si! Se poi “Repubblica” è la fonte di verità a cui normalmente attinge Ricky, che si abbeveri pure!

    Devo rispondere sulle mie “pseudo…, ed altri insulti”? Bah!

    Io “non voglio dare nulla ad intendere a nessuno”: ognuno intende per sé quello che vuole, a suo rischio e pericolo. Io mi sforzo di capire la mia quotidianità per me stesso. Non ho proprio mai preteso o anche lontanamente pensato che una verità che apparisse tale a me, dovesse esserlo anche per altri. Purtroppo, mi tocca faticare non poco per liberarmi delle verità che altri hanno imposto a me! Se poi Ricky pensa di attaccarmi lui le sue verità, allora… mi incazzo un’altra volta. Se li tenga le sue convinzioni e le sue verità. Ben gli facciano. Io so che gli uomini si dividono un “amici” e “nemici”. E non mi turba più di tanto il sapere che concettualmente parlando Ricky è visibilmente un mio “nemico”. Stia tranquillo, non dovrà temere da me: non so nemmeno chi sia e se esiste.

    La differenza fra me e Ricky è che io da quando sono sulla rete ho fatto sempre uso del mio nome e cognome… È una scelta che ha i suoi inconvenienti.

    Quanto all’essere ricordato da altri, e da Ricky in particolare, dopo che sarò morto o anche solo fra 10 anni, è un problema che non mi sono finora mai posto. Trovo poi incomprensibile che Ricky abbia bisogno per consolarsi di sapere che “nessuno si ricorderà di Caracciolo fra 10 anni”. Di tanti problemi che attanagliano la mia mente (di mestiere faccio il… filosofo), questo assolutamente non me lo pongo.

    Chiedo scusa per l’intromissione nel dibattito. Eleganza avrebbe voluto, che non dovessi farlo, lasciando libero ognuno di criticarmi come meglio crede.

    Ma su “Repubblica” no! Ritengo che sia un giornalismo infame contro cui dovrebbe intervenire chiunque stia dalla parte della verità (termine troppo impegnativo), ma almeno della legalità.

    In questa vicenda mi sono trovato proprio da solo contro tutti i poteri mondiali della Lobby. Come dice Mearsheimer nel suo Decalogo, in questo casi, dopo un attacco simile e di così inaudita potenza, contro un singolo, il fatto di non aver perso significa aver vinto! Altro che “vittimismo”… se ho dato questa impressione, vuol dire proprio che non so scrivere.

    Antonio Caracciolo