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UN 25 APRILE LO SOPPORTO, MA DUE NO…

DI FRANCO CARDINI
secoloditalia.it

Io, “fascista immaginario”, ho giurato per la Repubblica. Ma gli yankee che c’entrano?

Ho seguito ieri e domenica quanto è stato detto – e quanto è avvenuto – anche quest’anno in relazione alla “festa” del 25 aprile che, personalmente, non nascondo di vivere con disagio. A due livelli. Il primo come persona, perché sono io, con i miei anni, le mie idee e la mia storia. Il secondo come cittadino e come insegnante. Primo livello. Nonostante la mia settantina, o proprio per quello, ho la memoria lunga: e, se mi piacciono moltissimo quelli che cambiano idea e hanno la coerenza e il coraggio di spiegare le ragioni legittime per cui la cambiano, non ho mai amato furbastri, opportunisti e voltagabbana. Mi ricordo benissimo quel che ero da ragazzo e da giovanissimo: ero un fascista (non un “neo-“), nel senso che ritenevo che il fascismo fosse stato una conclusione logica e tutt’altro che folle, in sé e per sé, del Risorgimento unitario (sul quale adesso ho molti dubbi) e che avesse fondato in Italia lo stato sociale, un nuovo senso dello stato, una nuova “civiltà del lavoro”, un originale concetto di “modernizzazione”, una società nella quale cittadinanza e fede religiosa (per i cattolici) non stessero più in conflitto com’era fino dal 20 settembre 1870 e un modo originale d’intendere la giustizia sociale e i rapporti fra le classi nella prospettiva del Bene Comune.

Nella foto: Franco Cardini

Naturalmente, non approvavo né la violenza, né le prospettive coloniali (che però riconoscevo frutto dei tempi), né l’alleanza con Hitler e il nazionalsocialismo, né il coinvolgimento nella guerra ’39-’45, né tanto meno il razzismo e l’antisemitismo. Giunsi così ad elaborare, tra i miei sedici e i miei venticinque anni, un mio “fascismo immaginario” cattolico, socialista ed europeista. A parte un bel po’ di ciarpame nostalgico, sentimentale e rivendicatorio, sono rimasto fedele a quelle mie idee adolescenziali e giovanili. D’altro canto, la mia famiglia – solidamente e saggiamente cattolica di base – aveva i suoi “opposti estremismi”, che peraltro erano due paste d’uomo e che si volevano un gran bene: l’anarchico nonno Giulio e il fascista (ex Ardito del Popolo, poi squadrista e repubblichino) zio Roberto. Li ricordo perché, quando ci parlavo, a parte le opposte valutazioni su Mussolini (e quelle concordi e convergenti su casa Savoia, e quelle un po’ differenti ma non opposte su Santa Romana Chiesa), mi spiegavano le stesse cose: che bisognava essere onesti, che se una cosa è “pubblica” vuol dire che è di tutti e non che non appartiene a nessuno, che non si doveva fare agli altri quel che avremmo sgradito fosse fatto a noi, che lo stato sarebbe meglio se non ci fosse ma visto che c’è bisogna portargli rispetto ed essergli fedeli perché di scuola, di strade, di ospedali e ohimè anche di giudici e di poliziotti c’è obiettivamente bisogno (il che vuol dire che tutti debbono pagare le tasse in proporzione di quel che hanno e di quel che guadagnano).

Con queste premesse, mi trovo a disagio con la Festa della Liberazione nella misura in cui non è ancora, e secondo alcuni non deve divenire, una festa della riconciliazione nazionale. Si dice che è così, ma non è vero. Si continua a considerare dei reprobi quelli che stavano “dall’altra parte”, dimenticando se non altro la grande lezione del diritto canonico, cioè che esiste uno ius in bello, che riguarda la ragione e il torto di chi fa una guerra (e a quel livello si potrebbe anche dire che c’erano una parte “giusta” e una “sbagliata”), ma poi c’è anche lo ius ad bellum, che riguarda il grado di moralità con al quale si fa una guerra: e lì la differenza non sta nel colore della divisa né nelle idee per cui si combatte, bensì nel comportamento (e a quel livello criminali e atti criminosi vi furono dalle due parti: si può anche fare una graduatoria, se si vuole, ma non si può far coincidere i vincitori con tutte le virtù e i vinti con tutte le infamie, perché ciò è obiettivamente ingiusto). Napoleone trasformò la Place de la Révolution, in cui si ghigliottinava la gente, in Place de la Concorde. In Italia, 65 anni dopo quel 25 aprile, siamo lontani dal far quel che Napoleone fece più o meno una decina di anni dopo al fine del periodo più tragico della Rivoluzione.

Secondo. Il mio disagio di cittadino e d’insegnante nasce da qui. Nel 2009 il parlamentare d’origine missina Ignazio La Russa, approdato al governo e noto per lo sfoggio di uniformi paramilitari come ministro della Difesa, ricordò in un discorso pubblico, con espressioni per la verità misurate, anche i “ragazzi di Salò”. Tuoni e fulmini. La Russa imparò la lezione e da allora si è allineato e coperto. Qualche mese prima, il sindaco di Roma Gianni Alemanno, stessa origine sia pur in diversa corrente, era stato bacchettato per aver assistito senza replicare al discorso di un militare che, a proposito del 20 settembre, si era permesso di ricordare che nel 1870 c’era stato anche qualche povero cristo di soldato del papa ammazzato dai liberatori. Anche qui, solite tirate d’orecchie. Vale la medesima regola. I buoni democratici non sopportano di aver vinto: vogliono che si riconosca che hanno vinto perché erano i migliori, perché avevano tutte le ragioni e il Nemico era sempre, comunque e totalmente dalla parte del Male. È la laicizzazione del concetto di Guerra Santa: del resto Hegel, parlando della ragione immanente della storia, non diceva in fondo nulla di diverso.

Ecco perché lunedì 26 aprile 2010, una bella giornata di sole fiorentino, ho fatto incetta di quotidiani dal giornalaio sottocasa e con questa “mazzetta” da parlamentare ho intrapreso l’escussione sistematica dei quotidiani. Constatando una sostanziale omogeneità di temi e di toni dal nostro Secolo d’Italia a il manifesto, il che non mi stupisce affatto – la battaglia politica accanita, in Italia, verte su poltrone, sgabelli e strapuntini: non sulle idee e sulla storia – rivelo alcune perle d’infamia. Ad esempio questa. Il Corriere della Sera sbatte in prima pagina la foto di un raduno di neofascisti in camicia nera a Giulino di Mezzegra, il paesetto comasco nel quale secondo una vulgata sempre più incerta venne ucciso, il 28 aprile del 1945, Benito Mussolini. La mostruosità non sta nei nostalgici in sommaria uniforme, bensì nel primo piano di una bella bambina di cinque-sei anni, in camicia e basco neri anche lei. Commento del giornalista Goffredo Buccini: «I nostalgici… han portato i bambini. Che andrebbero lasciati fuori dagli odi degli adulti». Parole d’oro, giuste.

Ma sorgono spontanee alcune considerazioni. Per esempio: se si deve parlare della violenza dell’odio, allora i manifestanti democratici che hanno preso a parolacce e corpi contundenti la ex della Cisnal (sindacato para-missino) Polverini, governatrice del Lazio, sono stati molto più violenti dei neofascisti di Giulino di Mezzegra; e più violenti di loro sono stati quasi tutti gli oratori di domenica scorsa, che hanno ribadito la condanna senza appello e senza distinzioni per tutti i combattenti di Salò, mentre a Giulino di Mezzegra ci si è limitati, al massimo, a una certa malinconica apologia di fascismo. Inoltre, se ci preoccupiamo dell’infanzia plagiata (e si fa benissimo), perché allora ci s’indigna della bambina in camicia nera e non anche del fatto che i bambini vengono portati anche in altre manifestazioni? Perché il sacrosanto rispetto di chi è innocente e non va coinvolto nei nostri odi o comunque nelle nostre opzioni di parte, e dev’esser lasciato libero di maturare e scegliere poi, se vorrà, da che parte stare, deve valere solo se i bambini si camuffano da fascisti e non da fieri democratici o da tifosi o da quel-che-volete? Se così è si condanna la scelta di parte, quando è “sbagliata”: l’abuso e la violenza sul minore appaiono viceversa legittimi o comunque un’allegra birichinata perdonabile in altri casi. E io non ci sto. Anche se so che tutto ciò comporta altre contraddizioni, altri paradossi: andando di questo passo, il rispetto dei piccoli porterebbe a intaccare anche la tradizione del battesimo e dei sacramenti impartiti ai bambini e comunque ai minorenni. Lo so, le cose sono sempre più complesse di quanto ci si augura. D’altronde, bisogna pur stabilire delle priorità. Parliamone. Ma non facciamo il gioco delle tre carte, secondo il quale se un bambino si traveste da balilla è male e se invece si traveste da partigiano o da tifoso della Curva Nord, allora tuttovabenmadamalamarchesa. Nossignori. Non ci sto.

E già che non ci sto, fatemi fare quel che secondo Crozza il Presidente della Repubblica non può fare: cioè permettetemi di non inghiottire il rospo. Perché se è vero che ho disagio a celebrare il 25 aprile perché penso ai disgraziati ammazzati come cani nel nome della Libertà e che spesso non avevano ancora vent’anni (e magari chi sparava era stato vicefederale e aveva scritto idiozie antisemite sul giornalino del Guf), perché penso alle ausiliarie della Rsi violentate e rapate a zero e alle quali oggi è ufficialmente proibito offrire un fiore, è non meno vero che a questa repubblica, nata dalla resistenza, ho giurato due volte fedeltà, come soldato e poi come pubblico funzionario, e non mi permetto di dimenticarlo nemmeno un attimo. Ma anche la fedeltà alla parola data ha un limite.

Un 25 aprile baste e avanza. Due sono troppi. Non chiedetemi l’impossibile: siccome 25X2 fa 50, non pretendete che vi celebri il 50 aprile. Invece, dai giornali di lunedì apprendevo proprio questo. Il 25 aprile è la festa della Liberazione – nonostante ci richiami anche a un evento obiettivamente infausto, la fine di una guerra conclusa in una tragica sconfitta – perché, lo ha ricordato il presidente Napoletano, ci ha liberato dalla dittatura nazifascista. Durante la mia adolescenza e giovinezza, avevo in odio il fatto che si facesse di tutto per convincere la gente e insegnare nelle scuole che la liberazione dal nazifascismo era stata tutta e soltanto, o in massima parte, opera della resistenza partigiana, in particolare (così si diceva nella mia Toscana) di quella comunista e al massimo un pochino anche azionista. Siccome un po’ di storia la sapevo, mi chiedevo: e i partigiani cattolici? E i poveri soldati “badogliani”, quelli del regno del sud? E gli alleati, che erano stati quelli che sul serio avevano vinto al guerra? Poi, il vento è cambiato: ora sembra che i partigiani comunisti al massimo buttassero al gente nelle foibe o si dessero a infami e indiscriminate vendette perché a loro volta volevano instaurare il regno del terrore e la repubblica bolscevica asservita a Mosca, mentre tutti i meriti vanno agli altri, i cosidetti “bravi ragazzi venuti da Oltreoceano per liberarci”.

Bene: i conti non tornano. Le virtuose democrazie liberali che nel ’39 dichiararono guerra alla Germania, ma si dimenticarono (ah, la distrazione!…) che del casus belli – la violazione del territorio nazionale polacco – erano responsabili anche i sovietici. Se avessero davvero scatenato la guerra per difendere la Polonia, avrebbero dovuto dichiararla anche a Stalin. Non lo fecero. Lo fece, più tardi, lo stesso Hitler. E fu ancora Hitler a dichiarare guerra agli Stati Uniti; il presidente Roosevelt era al riguardo molto riluttante: fosse stato per lui, che era in guerra contro il Giappone (ma non l’aveva dichiarata alla Germania), forse i bravi ragazzi non sarebbero mai venuti a liberarci. Per contro, è obiettivo che la vittoria sul nazismo si sia in gran parte dovuto proprio a Stalin e ai comunisti. Vogliamo celebrare la Liberazione? Benissimo: allora, una parte della gloria e dell’onore vanno anche a Stalin. Piaccia o no. E soprattutto, per piacere, non facciamo che le Liberazioni sono due. Non diciamo che, oltre a liberarci dalla tirannide hitleriana, i bravi ragazzi venuti d’Oltreoceano e i loro sostenitori ci hanno liberato anche dalla dittatura bolscevica.

Da quella avevano già pensato a mantenerci immuni Stalin e Roosevelt, che si erano accordati a Yalta su come spartirsi la torta. E quel grande politico che fu Togliatti, con la “svolta di Salerno”, seppe esser di ciò fedele interprete. Molti comunisti dovettero inghiottire il rospo, qualcuno dette segno di non volerci stare e sparì di circolazione. Ma a liberarci dal comunismo non fu il 25 aprile, fu la Realpolitik. Ne discende una preghiera ai politici. Per piacere, se proprio non vi riesce di trasformare la festa della liberazione in festa della conciliazione, almeno limitatevi a una liberazione, quella dal nazifascismo. Anche quella dal comunismo è davvero troppo. Un 25 aprile va bene, ma basta e avanza: due sono eccessivi. No al 50 aprile.

Franco Cardini
Fonte: www.secoloditalia.it
28/04/2010

Pubblicato da Davide

  • TitusI

    Eccellente Cardini 🙂

  • nettuno

    Cardini , come sai , la storia la scrivono i vincitori. Ma parliamo dei liberatori , che poi ci hanno colonizzato. Non ultimo la creazione di una moneta a debito chiamata euro ed una banca centrale privata . Costoro che guidano la grande finanza ( garda caso sono anche ebrei ) sono stati i finanziatori della 2 guerra mondiale ora stanno fecendo una guerra economica chiamata “crisi ” . Per questo sarebbe meglio dire che il 25 aprile rattresenta festa della colonizzazione anglosassone.

  • Diapason

    …Domanda: come giudica, Cardini, tutto il periodo antecedente alla conquista del potere del partito fascista?

    Spiego meglio la domanda: lei parte dal presupposto che siccome ha saputo, fin già dalla gioventù, estrapolare da quella ideologia certi elementi tutto sommato “salvabili” condannando paritempo gli aspetti esecrabili, autoreferenzialmente si assolve del suo essere fascista e mette in sofferta (inizialmente) bambagia la coscenza.
    Così sdoganato, passa alla disamina dei più moderni 25 aprili fin’oggi commemorati, mettendo (legittimamente, s’intende) in controluce personali pro e contro.
    Ma manca tutto il pre.
    E il pre non è roba da poco, perché è essenza stessa della sua operazione di autoassoluzione.
    Se osserviamo quel periodo storico con la lente del diritto, ad un certo punto ci imbattiamo in elezioni viziate da intimidazione, violenza verbale e fisica, vandalismi sapientemente indirizzati.
    Elezioni che, senza questo tipo di forzature, avrebbero avuto ben altro esito.
    Un regime, dunque, che consolida un potere acquisito in maniera già precedentemente tutt’altro che democratica, rendendo tragedia un momento emblematico di vita democratica come devono essere le elezioni, può da lei essere legittimato a governare in virtù di (poche o tante pochissimo conta) qualità, innovazioni, vantaggi, che (d’accordo – in parte o totalmente – o meno che si possa essere) durante gli anni successivi è stato in grado di infondere nella società italiana?

    Un esempio becero, per semplificare: scarcererebbe lei un assassino se, diversi anni dopo la sua incarcerazione per indiscutibile colpevolezza, si scoprisse tra le carte della vittima un piano per uccidere tre persone?

    Non conta granché che io possa esser d’accordo o no sulla sua disamina: conta il fatto che il regime fascista, se davvero qualcosa di buono ha avuto tra i suoi tendini, non aveva diritto alcuno di avere la possibilità di dimostrare le sue presunte qualità, visto che per arrivare alla condizione di poterle dimostrare (governare) ha violato le regole iniziali di partecipazione.
    …Altro infantile esempio: non si continua a dire “beh, tutto sommato è stato un buon giocatore, nonostante certi errori tattici gravi” di qualcuno che ha vinto una partita a Risiko, se a posteriori si scopre che ha inizialmente violato le regole, foss’anche per un singolo miserevole carrarmatino in più.
    Lo si condanna per scorrettezza e gli si toglie la vittoria: qualsiasi pregio dimostrato nel suo giocare è frutto di iniziale frode.
    Discutere dunque di come ha giocato la sua partita è… fuffa.

    Torno perciò a chiederle: come giudica lei il fascismo precedente alla presa del potere?

    Cordialmente.

  • Ricky

    Si, ok, la storia la scivono i vincitori, lo sappiamo.
    L’Italia non ha mai fatto i conti con il suo passato, anche questo é vero.
    Giusto anche ricordare i partigiani cattolici e i badogliani.
    Ma non si puó mettere sullo stesso piano i ragazzi di Saló con chi li combatteva, per il semplice motivo che gli uni appoggiavano un regime tragico e gli altri no, per quanto dica bene del fascismo il Cardini.
    Che, se proprio era cosí a disagio qui in Italia, poteva benissimo andarsene dal suo compare Francisco Franco, che é durato per altri 30 anni. Vabbé, il fascismo di Franco non era proprio lo stesso, coinvolgeva pesantemente la Chiesa ma tra fascisti ci si intende, che volete che siano queste quisquilie..
    Ci saremmo liberati di personaggi come Cardini, ed evitati interventi come questo.

  • ventosa

    Articolo illuminante, cioè: quando è già tutto accaduto, tiro le somme, correggo gli errori ed espongo una tesi, in alcune parti, quasi da libro cuore. Un solo dettaglio: non serve ad un fico secco, se non al Sig. Cardini ed il che il suo “fascismo immaginario” (sono daccordo con Diapason), perchè non attendibile nemmeno come mini-saggio. Non si può più ascoltare, ad esempio, gente che ripete che gli USA ci hanno liberato, quando ormai anche i bambini hanno capito che sono venuti per conto della “Mamma” a fare la spesa. Vorrei dire la mia anche su un’altra questione:
    io ho frequentato le elementari e le medie negli anni sessanta a Roma e nessuno mi ha mai insegnato che “i partigiani erano comunisti”. Al contrario, a scuola la morale cattolica e domocratica mi ha fatto crescere col cervello imbottito di menzogne che faccio ancora fatica a smaltire. Sig. Cardini, bell’articolo nel quale si cuce il vestito su misura, scartando molti pezzi di stoffa buoni.
    Saluti.

  • materialeresistente

    cardini rassegnati Piazzale Loreto con il maiale appeso è la più bella immagine che l’Italia ha ancora oggi, prima ancora delle monetine di Craxi.
    W La resistenza

  • vimana2

    Roosvelt nn voleva fare la guerra alla Germania?
    Ma queste sono buffonate se poi teniamo conto che Per Harbor fu un attacco conosciuto, provocato con decine e decine di incidenti ricercati dagli USA…..
    L’URSS poi invase la polonia per guadagnare territorio nei confronti della Germania ben sapendo che nn doveva fidarsi, cercò anche delle trattative con il governo polacco per presidiare militarmente l’intera polonia ma la polonia rifiutò….le conseguenze poi si videro.

  • Nellibus1985

    Questo outing fa davvero onore a Cardini, e mi trovo in completo accordo con lui su tutto, in particolare per quanto riguarda l’attuale, orripilante americanismo dilagante, secondo i ministri del quale la seconda guerra mondiale l’avrebbero vinta solo ed esclusivamente gli statunitensi.

  • renatino

    Quoto materialeresistente! Ma le monetine andavano tirate a tutti!

  • Altrove

    Fascisti che liberano fascisti dai fascisti per arrivare al più grande fascismo che la storia abbia mai conosciuto: la società dei consumi… Cos’è che si festeggiava il 25 aprile? Mi è qui, sulla punta della lingua…

  • redme

    …articolo confuso.. c’è qualcosa di non detto…“Perseo usava un manto di nebbia per inseguire i mostri. Noi ci tiriamo la cappa di nebbia giù sugli occhi e le orecchie per poter negare l’esistenza dei mostri “ K. Marx…..

  • anonimomatremendo

    Infatti la Resistenza é stato l´ allearsi con il Mostro per scacciare un mostricciattolo.

  • redme

    …carina come battuta….se non ci fosse stato il milione di comunisti greci ammazzati magari, i partigiani, un pensierino ce lo potevano fare…..

  • anonimomatremendo

    Intervista a
    ADOLF HITLER

    Piergiorgio Odifreddi

    Gennaio 2005

    Adolf Hitler nacque in Austria il 20 aprile 1889, e dedicò la sua vita alla realizzazione del piano politico esposto nel 1924 nel Mein Kampf, “La mia battaglia”, scritto in prigione dopo un fallito tentativo di colpo di stato. Il suo regno di terrore potè iniziare legalmente nel 1933, grazie al 44% dei voti del Partito Nazionalsocialista, e all’8 % del Partito Nazionalista (20,5 milioni in tutto), ottenuti alle elezioni: a dimostrazione del paradosso che un dittatore può anche arrivare al potere democraticamente.

    L’espansione del Terzo Reich iniziò nel 1938 con l’annessione dell’Austria, e raggiunse al suo massimo un’estensione da Capo Nord al Sahara, e dalla Normandia al Caspio. La contrazione iniziò nel 1942 con le sconfitte di Stalingrado e di El Alamein, e si concluse il 9 maggio 1945 con l’entrata dei russi a Berlino. Poco prima, il 30 aprile, Hitler si era ucciso con un colpo di pistola nel suo bunker.

    Sessant’anni dopo, mentre nel mondo si sta organizzando un Quarto Reich che va dagli Stati Uniti al Mediterraneo, abbiamo parlato del Terzo col sanguinario vegetariano che l’ha comandato per dodici anni.

    Fürer, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale il suo nome è diventato sinonimo del male. Cosa ne pensa?


    La storia è sempre stata scritta dai vincitori, e il bene è ciò che sta dalla loro parte. Se avessimo vinto noi, sinonimo del male sarebbe diventati i nomi di Churchill o di Roosevelt.


    Non crede che ci siano motivazioni oggettive, oltre alla sconfitta? Stalin la guerra l’ha vinta, eppure anche il suo nome è diventato sinonimo del male.


    Milioni di persone non l’hanno pensata così, su Stalin, prima e dopo la guerra: quanti russi hanno pianto, quando è morto? Temo che lei non sappia molto nè dello stalinismo, nè del nazismo, a parte ciò che le ammanniscono i Ministeri della Propaganda, del suo paese e di quello che lo comanda.


    Ministeri della Propaganda? E quali sarebbero i nostri Goebbels?


    Per parlarle in termini che lei può capire, se il nostro era il totalitarismo inumano del 1984 di Orwell, il vostro è oggi il totalitarismo dal volto umano del Mondo nuovo di Huxley. I suoi Ministeri della Propaganda sono dunque il cinema e la televisione: se vuole trovare i nuovi Goebbels, li cerchi fra gli Spielberg e gli Zeffirelli, o fra i Murdoch e i Berlusconi.


    Cosa voleva insinuare, fra l’altro, con quel “paese che ci comanda”? Che l’Italia sarebbe una colonia degli Stati Uniti?

    E non lo è, forse? Da quando siete stati occupati, nel 1944, non vi siete più liberati. A tutt’oggi ci sono 125 basi e 35.000 truppe statunitensi in Italia: è indipendenza questa? In Germania, poi, stiamo ancora peggio. Quella che voi chiamate liberazione, fu soltanto la sostituzione di un’occupazione militare a un’altra, meno esibita ma non meno effettiva.


    Non vorrà negare, però, che il nazismo si è macchiato di crimini contro l’umanità mai visti prima.

    Ah, sì? E quali?


    Anzitutto, lo sterminio di sei milioni di ebrei.


    Non dica cretinate. Il mio modello per la soluzione del problema ebraico è stato il modo in cui gli Stati Uniti avevano risolto l’analogo problema indiano: un genocidio sistematico e scientifico dei diciotto milioni di nativi che vivevano nell’America del Nord. Quanti indiani rimangono negli Stati Uniti, oggi? Qualche centinaio, mantenuti in riserve come i bisonti. E quanti ebrei rimangono invece, al mondo? Milioni, e hanno addirittura uno stato tutto per loro: il quale, tra l’altro, sta mostrando di aver imparato la nostra lezione sul come trattare le minoranze etniche.


    Lei è proprio un senza Dio!


    Senza il Dio degli ebrei, magari. Ma avevamo il vostro: non è forse stato Elie Wiesel, premio Nobel per la pace nel 1986, a dire che “tutti gli assassini dell’Olocausto erano cristiani, e il sistema nazista non comparve dal nulla, ma ebbe profonde radici in una tradizione inseparabile dal passato dell’Europa cristiana”? Non senza motivo le mie SS portavano scritto Gott mit uns sulla fibbia della cintura.


    La Chiesa non la pensa certo così!

    Ma se, da quando Rolf Hochhuth ha rotto l’incantesimo con Il vicario nel 1963, non si fa che parlare del silenzio di Pio XII nei confronti di quello che voi chiamate Olocausto! E poi, lei non ha certo letto il mio Mein Kampf, che immagino non sia facile da trovare nelle vostre librerie: se l’avesse fatto, ricorderebbe però che il progetto per il trionfo del nazismo era modellato sulla tenace adesione ai dogmi e sulla fanatica intolleranza che hanno caratterizzato il passato della Chiesa cattolica.


    In ogni caso, basterebbe a condannarvi il disprezzo per la vita umana di civili innocenti che avete dimostrato durante la guerra.


    Questa la vada a raccontare agli abitanti di Amburgo e di Dresda, sui quali avete riversato le “tempeste di fuoco” che ne hanno ucciso un milione. O a quelli di Hiroshima e Nagasaki, trecentomila dei quali sono stati inceneriti da due bombe atomiche: nessuna propaganda può cancellare il fatto che i “cattivi” nazisti non hanno costruito queste armi di distruzione di massa, mentre i “buoni” Stati Uniti le hanno non solo costruite, ma usate!


    Almeno, non vorrà negare la sua aberrante politica eugenetica.


    Perchè mai dovrei negarla? Era un mezzo per ottenere la purezza della razza. Ma non capisco cosa ci trovi di aberrante: la mia legge del 1933, per la prevenzione dei difetti ereditari, era esplicitamente basata sul modello statunitense di Harry Laughlin, al quale noi demmo per questo motivo una laurea ad honorem nel 1936 a Heidelberg. Lo sa, lei, che la prima legge per la sterilizzazione di “criminali, idioti, stupratori e imbecilli” fu promulgata nel 1907 dall’Indiana? Che fu poi imitata da una trentina di stati americani, e dichiarata costituzionale nel 1927 dalla Corta Suprema? Che negli anni ’30 furono sterilizzati 60.000 individui negli Stati Uniti, metà dei quali nella sola California? E che negli anni ’50, dopo la guerra, furono castrati 50.000 omosessuali?


    Non vorrà dire che gli Stati Uniti, il melting pot, sono un paese razzista!


    Lei è proprio un ingenuo! Secondo lei, contro cosa manifestava Martin Luther King, ancora negli anni ’60? E chi scrisse Il passaggio della Grande Razza nel 1916?


    Chi?

    Madison Grant, amico di Theodore Roosevelt. Quando il libro fu tradotto in tedesco, gli mandai una lettera entusiasta, di cui lui fu molto compiaciuto. E a proposito di Roosevelt, non dimentichi che Pierre van der Berghe, studioso della razza, l’ha messo insieme a me e a Hendrik Verwoerd, l’artefice dell’apartheid sudafricano, nella Trinità del Razzismo del Novecento.


    Di questo passo, arriverà a dire che gli Stati Uniti furono anche un paese nazista!

    Gli Stati Uniti non possono aver seguito il nazismo, perchè l’hanno preceduto e ispirato. In fondo, volevamo entrambi una cosa sola: come cantavano le mie SS, Morgen die ganze Welt. Purtroppo il mondo era quasi tutto nelle mani delle potenze coloniali, e bisognava toglierglielo con la forza. Il “male” di cui ci hanno accusati era tutto qui: voler fare a loro ciò che essi avevano fatto ad altri. Noi abbiamo fallito, ma gli Stati Uniti stanno portando a termine quello che era il nostro vero progetto: il dominio globale (militare, politico ed economico) del pianeta.


    E’ questa, dunque, l’eredità del nazismo?

    L’ha già dichiarato Otto Dietrich zur Linde, il giorno prima della sua esecuzione, nell’intervista rilasciata all’argentino Borges, poi pubblicata col titolo Deutsches Requiem: il nazismo era un’ideologia così ben congegnata, che l’unico modo per sconfiggerla era di abbracciarla. Noi volevamo che la violenza dominasse il mondo, e il nostro scopo è stato pienamente raggiunto. Non abbiamo vissuto e non siamo morti invano.

  • ilnatta

    veramente carina. hai un link originale?

  • anonimomatremendo
  • buran

    Stimo in generale Cardini, ma quoto al mille per cento questa affermazione

  • Tao

    In questi giorni d’aprile, come ti muovi sbagli.
    Qualunque cosa si dica o si faccia, salta sempre su qualcuno a farti un processo alle intenzioni — e meno male che ci si limita a quello. Non che la cosa non succeda tutto l’anno, sia chiaro: ma in questo periodo è più frequente e anche più scontato, va’. Se non temessi di apparire troppo dissacrante, citerei volentieri Pietre di Antoine.

    Fatto sta che il clima non è dei migliori — e non parlo di quello atmosferico, che pure dà da pensare. Così, so già che se parlassi di Sergio Ramelli o di Alberto Brasili scontenterei comunque qualcuno: e allora lascio stare.
    Invece preferisco riflettere sul fatto che a 65 (ses-san-ta-cin-que) anni di distanza dalla conclusione della seconda guerra mondiale ci sia ancora gente disposta a scannarsi (metaforicamente, ma sospetto che lo farebbe volentieri in real life) su dicotomie vetuste come fascismo/antifascismo e comunismo/anticomunismo— come se non fossero categorie ormai consegnate alla storia, come se non fossero fenomeni ormai conclusi, come se il muro di Berlino non fosse caduto e la guerra fredda non fosse finita e le Twin Towers non fossero crollate.

    In tutta onestà, oggi come oggi (e per la verità da un quarto di secolo almeno) non riesco a vedere un pericolo nel fascismo o nel comunismo o nei loro contrari o corollari eccetera eccetera. I pericoli sono altrove: e il bello è che sono così macroscopici che la gente neanche se ne accorge — un po’ come la luce del sole, che se la guardi troppo a lungo invece di rischiarare acceca.
    Anzi, quando sento le qualifiche di “fascista” e “comunista” affibbiate a persone di cui non farò i nomi perché ne rigurgitano già i media d’Italia — quando sento questo, non riesco neanche più a innervosirmi. Mi viene da ridere — dio mi perdoni, con tutto il rispetto per il sangue copiosamente e generosamente versato dall’una e dall’altra parte, e che sembra essere scorso via come acqua sulle piume di un’anitra.

    Tutto questo avvitarsi su di un odio non più generazionale ma generato da un’ignoranza cupa e dall’ottuso incancrenirsi su schemi ridotti a gusci vuoti mi fa un’immensa tristezza — pari soltanto all’immensa rabbia che mi monta dentro quando leggo e sento di maestrini che non sono né buoni né cattivi, ma soltanto stupidamente funzionali al mantenimento dell’Italia nel suo status non già di nazione sovrana (come dovrebbe essere e come non è più da un pezzo) bensì di colonia americana. E se penso che le cose avrebbero potuto andare diversamente (e quanto!), mi viene quasi voglia di mollare tutto — e Valle Giulia sembra ormai così lontana.

    Alessandra Colla
    Fonte: http://www.alessandracolla.net
    Link: http://www.alessandracolla.net/?p=427
    29.04.2010

  • Erwin

    Chissà perchè il Cardini usa il termine “nazifascismo”?Una idiozia di termine.

  • ostara

    …….il presidente Roosevelt era al riguardo molto riluttante: fosse stato per lui, che era in guerra contro il Giappone (ma non l’aveva dichiarata alla Germania), forse i bravi ragazzi non sarebbero mai venuti a liberarci…….

    Solo una precisazione: il presidente Roosevelt chiese al congresso americano
    i fondi per la guerra contro la Germania e l’Italia, mai il congresso li rifiutò con la legittima motivazione che poichè non erano stati aggreditida quei paesi non c’era motivo di scendere in guerra contro di loro.
    Fummo noi (furbi !) che decidemmo di dichiarare guerra agli Stati Uniti unitamente alla Germania.
    Il che da un’idea del clima non proprio favorevole all’intervento da parte degli
    Americani, che comunque grazie alla guerra e non al new deal superarono la crisi economica che si trascinava dal 1929.
    Cordialità

  • maristaurru

    Cardini mi sembra si limiti ad esporre il come lui ha vissuto quella epoca ed è un punto di vista che senza dubbio, e senza entrare nel merito , a me pare abbia il pregio di essere personale e n on appiattito alla vulgata necessaria per brillare in un paese in cui in realtà Erano tutti fascisti, pochissimi non si chinarono alla dittatura dalla quale presero prebende ed onori per lasciarla solo quando era evidente la fine.Tra quelli che non si chinarono , alcuni finirono male, molti sono sconosciuti, i pochissimi noti, sono qulli che meno starnazzano di antifascismo e che comunque in genere non ci hanno costruito sopra una carrierona . Le eccezioni a quanto sopra sono poche e note e comunque trovabili .

    Piazzale loreto : non va dimenticato comunque , non c’è solo la comprensibile reazione alla dittatura, ma nel modo c’è tutta la stupidia ferocia e la viltà che, mi rendo conto solo ora nel web, è davvero insito nel popolo italiano: i dittatori si processano.

  • loco

    Materialeresistente al cazzo! Rassengati tu, per quanto i reazionari e le amebe come te si rifiutino ottusamente di ammettere le verità celate e le pagine di storia strappate, L’egemonia culturale e finita da un pezzo.. VERRETE SPAZZATI VIA DA CASA POUND E DA UNA NUOVA RIVOLUZIONE FUTURISTA!