UK. ECCO IL REPORT DEL MEETING SEGRETO SUL PEAK OIL DEL GOVERNO INGLESE !

UK. ECCO IL REPORT DEL MEETING SEGRETO SUL PEAK OIL DEL GOVERNO INGLESE !

DI DEBORA BILLI

petrolio.blogosfere.it

Doveva restare segreto persino l'evento stesso del meeting, ma il Guardian ha rotto le uova nel paniere. Questa è la prima notizia che ci riporta Rob Hoskins dal suo blog. Rob ha presenziato al summit sul peak oil del governo inglese come rappresentante di Transition Network, e racconta com'è andata.

Definito "affascinante e frustrante" allo stesso tempo, il meeting ha visto la partecipazione di 20 selezionatissime persone, tra le quali ministri, esponenti del governo e dell'industria e studiosi del problema. 4 le presentazioni, la prima delle quali ha riassunto la non consapevolezza dei governi sul peak e la necessità immediata di prendere provvedimenti.

La seconda presentazione ha esposto il punto di vista dell'industria petrolifera, secondo la quale il plateau è cominciato nel 2004. Dal 2005 è finita inoltre l'era del petrolio a basso prezzo. E' stato chiarito che non conta la disponibilità, ma la continuità del flusso sul mercato, e che le compagnie sono ben consapevoli del fatto che, malgrado le riserve siano ancora consistenti, buona parte di esse non sono economicamente sfruttabili. L'esempio usato è stato quello delle particelle d'oro nell'acqua del mare: ce ne sono moltissime, ma nessuno si sogna di prendersi la briga di estrarle. Esiste qualche margine di sfruttamento nel gas non convenzionale, ma per renderlo conveniente occorre che il prezzo aumenti di parecchio. Fin qui l'industria, che a me pare assai chiarificatrice: a porte chiuse si ammettono verità generalmente ben occultate quando ci si rivolge al grande pubblico (e ai mercati...)

La presentazione della Peak Oil Task Force si è focalizzata sulla produzione, chiarendo che difficilmente si raggiungeranno i 90 milioni di barili al giorno e che da quel momento comunque non si potrà che scendere; che i Paesi occidentali, meno abituati alla volatilità dei prezzi, avranno molti più problemi di Cina e India; infine, che il primo settore su cui agire è quello dei trasporti.

Transition Network ha presentato le proprie proposte per una discesa soft, incentrata su un mondo a bassa energia, e portando i molti esempi di comunità locali che già stanno adottando politiche di transizione.

La discussione che è seguita ha un po' sconcertato il nostro insider. Qualcuno ha suggerito che non occorre prendere provvedimenti di sorta, visto che ci penserà il mercato a regolare la transizione attraverso il meccanismo del prezzo. Al che, qualcun altro ha saggiamente obiettato che se penserà a tutto il mercato, allora cosa ci sta a fare il governo? Quest' ultimo, infatti, dovrebbe agire proprio per rispondere alla volatilità e all'indeterminatezza del prezzo. Qualcun altro ha osservato che dovrà cambiare l'intero approccio politico, da una società dove ci si preoccupa di distribuire il surplus ad una dove bisogna invece saper dividere una torta più piccola.

I gruppi di studio a seguire si sono concentrati sulle risposte nazionali e locali alla sfida in atto. Molta la preoccupazione per i trasporti. Le conclusioni finali del lavoro sono state le seguenti:

- La data del peak è incerta, ma comunque inevitabile;

- C'è un alto rischio che i problemi si presentino nel giro di 3 o 4 anni;

- I prezzi saranno inevitabilmente più alti;

- A breve termine, si conterà di più sul gas naturale

- L'intervento del governo sarà inevitabile;

- Lo stile del cambiamento sarà decisivo, e il governo dovrà trasmettere il messaggio alla popolazione in modo chiaro ma non pessimista;

- Ci sarà bisogno di intervenire nei trasporti pubblici;

- Il sistema di pianificazione per l'uso del territorio dovrà tenere il problema ben in mente, e in futuro si potranno considerare anche i razionamenti.

Rob ha trovato affascinante come il governo sia sia finalmente deciso ad affrontare seriamente la questione peak oil, e si è sentito onorato per l'invito esteso alla sua associazione che è molto attiva a livello locale. Ha trovato invece frustrante l'impossibilità di farli uscire dal mito dell'eterna crescita economica, dal mito di "la tecnologia risolverà i problemi" e da come ogni preoccupazione sia concentrata essenzialmente sui trasporti, panacea per i quali pare essere il semplice passaggio alle auto elettriche e tutta la rete di alimentazione ad esse connessa.

Sembra non esserci alcuna considerazione di come una nazione che è la seconda più indebitata al mondo, che è diventata un importatore di energia in un momento di volatilità dei prezzi, riuscirà a pagare una simile infrastruttura.

Credo che questo summit sia da considerarsi un evento di importanza storica. E credo anche che, forse, la segretezza dell'evento non sia stata violata del tutto casualmente...

Debora Billi
Fonte:http://petrolio.blogosfere.it
Link: http://petrolio.blogosfere.it/2010/03/uk-ecco-il-report-dal-meeting-segreto-sul-peak-oil-del-governo-inglese.html
26.03.2010

Commenti (45)

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    1. AmonAmarth 7 aprile 2010

      Questa è un'ottima osservazione, e diffidare di chiunque fornisca dati così sensibili è buonissima cosa. Ma "cercare di dimostrare in tutti i modi che siamo già al "fondo" " non è esattamente quello che fa ASPO o il club di Roma: senza fare riferimento ad ASPO basterebbe andare a vedere quanto petrolio è stato prodotto (e quindi venduto) ad esempio negli ultimi 20 anni. Quei valori sono stati oggetto di scambio nei mercati internazionali dell'energia e delle materie prime, dunque i valori riportati non possono che essere stati vigilati da chiunque abbia trattato direttamente su quei mercati, causa altrimenti di cattiva reputazione dei "fornitori" che danno meno di quanto contrattato e fatto pagare (cosa oltretutto illegale in quanto frode in stile "mafioso") e in secondo luogo completa stupidità dei compratori inaccorti (raffinerie e multinazionali chimiche)... cosa che ritengo piuttosto improbabile. Dando un'occhiata a questi dati si può vedere un comportamento piatto negli ultimi 5 anni, ovvero un periodo di "stasi", seguito ahimè dalla crescita di "paliativi" come i biocombustibili (fregatura in toto antiecologica che ha fatto inoltre impennare i prezzi del cibo in tutto il globo) e simili, oppure un ritorno al carbone, però "pulito" (ahhaahahahah!). Una conferma della veridicità della "teoria del picco" potrebbe essere tutta sta foga ad ottenere ancora energia da altre fonti non rinnovabili finchè si rivelano essere "ancora economiche", non è plausibile? Altrimenti c'è veramente in ballo un gran complotto multigenerazionale fra tutti i produttori di petrolio (OPEC e non-OPEC) assieme a tutte le multinazionali della raffinazione e della produzione di materie prime... Probabile si, e forse molto, non lo escludo, ma anche in questo caso non credo che potremmo farci molto noi semplici persone abituate in questi termini al solo "fare benzina"... Converrebbe invece autoorganizzarci differentemente per diventare indipendenti da tutti questi sfruttatori (picco o non picco, il prezzo aumenta perchè lo decidono loro!) attraverso una rilocalizzazione delle nostre economie, attuazione di un sincero comportamento ecologico non ipocrita ma cosciente e produzione di cose che servono davvero. Questo con tutta la gente compresa e nuovamente coinvolta con la propria piccola comunità in qualcosa di positivo, contro questo sistema globalizzato, spietato, atomizzante e senza particolari mire pacifiche e utopiste. Di QUESTO dovremmo parlare, senza pensare se sia vero che la teoria del picco sia vera o complotto o interesse. Pensiamoci. Un saluto.

    1. AmonAmarth 7 aprile 2010

      Questa è un'ottima osservazione, e diffidare di chiunque fornisca dati così sensibili è buonissima cosa. Ma "cercare di dimostrare in tutti i modi che siamo già al "fondo" " non è esattamente quello che fa ASPO o il club di Roma: senza fare riferimento ad ASPO basterebbe andare a vedere quanto petrolio è stato prodotto (e quindi venduto) ad esempio negli ultimi 20 anni. Quei valori sono stati oggetto di scambio nei mercati internazionali dell'energia e delle materie prime, dunque i valori riportati non possono che essere stati vigilati da chiunque abbia trattato direttamente su quei mercati, causa altrimenti di cattiva reputazione dei "fornitori" che danno meno di quanto contrattato e fatto pagare (cosa oltretutto illegale in quanto frode in stile "mafioso") e in secondo luogo completa stupidità dei compratori inaccorti (raffinerie e multinazionali chimiche)... cosa che ritengo piuttosto improbabile. Dando un'occhiata a questi dati si può vedere un comportamento piatto negli ultimi 5 anni, ovvero un periodo di "stasi", seguito ahimè dalla crescita di "paliativi" come i biocombustibili (fregatura in toto antiecologica che ha fatto inoltre impennare i prezzi del cibo in tutto il globo) e simili, oppure un ritorno al carbone, però "pulito" (ahhaahahahah!). Una conferma della veridicità della "teoria del picco" potrebbe essere tutta sta foga ad ottenere ancora energia da altre fonti non rinnovabili finchè si rivelano essere "ancora economiche", non è plausibile? Altrimenti c'è veramente in ballo un gran complotto multigenerazionale fra tutti i produttori di petrolio (OPEC e non-OPEC) assieme a tutte le multinazionali della raffinazione e della produzione di materie prime... Probabile si, e forse molto, non lo escludo, ma anche in questo caso non credo che potremmo farci molto noi semplici persone abituate in questi termini al solo "fare benzina"... Converrebbe invece autoorganizzarci differentemente per diventare indipendenti da tutti questi sfruttatori (picco o non picco, il prezzo aumenta perchè lo decidono loro!) attraverso una rilocalizzazione delle nostre economie, attuazione di un sincero comportamento ecologico non ipocrita ma cosciente e produzione di cose che servono davvero. Questo con tutta la gente compresa e nuovamente coinvolta con la propria piccola comunità in qualcosa di positivo, contro questo sistema globalizzato, spietato, atomizzante e senza particolari mire pacifiche e utopiste. Di QUESTO dovremmo parlare, senza pensare se sia vero che la teoria del picco sia vera o complotto o interesse. Pensiamoci. Un saluto.

    1. Pellegrino 7 aprile 2010

      Marco Pannella mandò una lettera a Grillo (il capo dei "rivoluzionari colorati " italiani gestiti da Soros). In essa si parla di riduzione della popolazione mondiale di almeno della metà rispetto ai quasi 7 miliardi di persone. E' solo un esempio, ma è l'ennesimo "ambientalista" la cui soluzione di fondo sfocia nel malthusianesimo. Il principe Filippo d’Edimburgo (da un punto di vista strategico il più noto ambientalista del mondo) razzista e notoriamente filonazista, fondatore del Wwf, è altresì noto per affermazioni del tipo: “Nel caso in cui mi reincarnassi, mi piacerebbe tornare sottoforma di un virus mortale, in modo da poter contribuire in qualche modo a risolvere il problema della sovrappopolazione”.

      Marco Pannella nella lettera che Beppe Grillo fa propria, riportandola per intero nel suo programma, afferma: “Se non imbocchiamo subito la strada di un rientro dolce della popolazione del pianeta da 6 miliardi di persone più o meno alla metà nell’arco di 4 o 5 generazioni, di un secolo, continueremo ad esser travolti dallo tsumani natalista …”.

      Questa è la filosofia dei ricchi codardi abituati a credere di essere i padroni del mondo. Senza alcuna base scientifica (o su basi discutibili -e discusse) sciorinano cifre, impongono limiti, ma sempre agli altri, sempre ai più deboli (i posteri che non potranno esserci, i paesi del terzo mondo che non possono progredire perché altrimenti ci fregano la possibilità di mantenere il nostro tenore di vita).

      Tutto è riconducibile alla tradizione malthusiana che con il National Security Study Memorandum 200 prodotto dell’ufficio di Henry Kissinger (il documento segreto, datato 1974, viene declassificato nei primi anni ’90) diviene strategia politica ufficiale dell’Impero britannico, prima che degli Stati Uniti. Al paragrafo 29 di questo studio, infatti, si parla di “programmi demografici” che portino al raggiungimento dell’obiettivo dei “3 miliardi [di persone] in meno nel 2050”.

      Ecco a quali "filantropi" rispondono certi "ambientaisti" amici dei Rothschild,
      e quali sono le teorie di riferimento degli analisti del "picco".

    1. figliodionan 7 aprile 2010

      Per farsi un'idea di com'e' un economia basata sul petrolio ad alto costo si puo' vedere il doc "The power of community": parla dello shock petrolifero subito da Cuba nei primi anni '90 a causa del taglio della fornitura di petrolio operato dalla Russia. Cuba era ed e' tuttora sotto embargo: niente medicine, niente pesticidi e fertilizzanti, poca benzina, eppure ne sono usciti, anzi a sentir loro ci hanno pure guadagnato... in qualita' della vita.

    1. marcopa 7 aprile 2010

      I costi di estrazione del petrolio sono tenuti segreti , come altri dati che dovrebbero invece essere conosciuti da tutti. Ma che i costi siano crescenti con l' aumento delle difficolta' e dei tempi di ricerca dei nuovi giacimenti e' lapalissiano.Comunque nel M.O sono localizzate (cosi' dicono) il 66% dei giacimenti dichiarati, circa il 33% della quantita' estratte attualmente (cosi' dicono), il costo di estrazione e' meno della decima parte del costo medio (questa e' una mia proporzione molto approsimativa ma utile per dare l' idea della differenza di costi tra M.O: e altre zone)(cosi' dicono). L' esistenza reale della guerra in Iraq e delle tensioni con l' Iran invece non sono messe in discussione da nessuno.

    1. Pellegrino 7 aprile 2010

      "Cosa c'è che non va nel calcolare quanto potremmo impiegare a consumare quello che ci rimane delle scoperte? "....che discorsi.... è ovvio che non esistono pozzi senza fondo!! Ma, cercare di dimostrare in tutti i modi (onesti e non....) che siamo già al "fondo" contribuisce QUI E ORA a tenere ALTO il prezzo del petrolio.
      Con questo stratagemma l'ASPO & C. tengono bordone ai petrolieri, dai quali, con grande probabilità, sono finanziati.

    1. marcopa 7 aprile 2010

      Anch' io sono convinto che la teoria del picco sia dimostrata. Quello che e' valido in singole regioni e' valido per il totale delle regioni. i dati su quantita', i costi, i tempi, sono da verificare con attenzione e le conseguenze possono essere diverse a seconda delle strade prese.
      Quello che segnalo e' che l' impatto di un brusco arretramento economico in una societa' qualche volta si e' gia' verificato. Il piu' grande per dimensioni e vicino nel tempo probabilmente e' stato nell' est europa dopo il crollo del socialismo reale. Oltre ai consumi e' diminuita (non ho dati ma sono certo di averlo letto) la vita media. Quindi e' probabile che in futuro a livello mondiale non ci sara' la presenza predominante degli anziani ma si tendera' a quello che succede nei paesi piu' poveri, vita media piu' breve e maggioranza numerica delle giovani generazioni.

    1. AmonAmarth 6 aprile 2010

      Per quanto riguarda la "veridicità" della "teoria" del picco quoto in pieno astabada, che ha riportato l'esempio dell'oro (un fatto accaduto realmente, non un opinione sul futuro). Tutto ciò che nella "teoria" può essere affetta da "opinioni" sono i dati iniziali, ovvero i dati sulle scoperte di giacimenti passati e presenti. Le "scoperte" sono ciò che sappiamo di avere, mentre la "produzione" è ciò che sappiamo di aver consumato. Cosa c'è che non va nel calcolare quanto potremmo impiegare a consumare quello che ci rimane delle scoperte? E' forse questo un atto ideologico o opinabile? Per un rigore d'onestà spassionato potremmo (e dobbiamo) tutti dire: OK io non mi fido dei dati sulle scoperte di giacimenti petroliferi. E INFATTI è così: nessuno, nemmeno io o te, ha le carte in mano per sapere quanto petrolio fosse od è tuttora contenuto in ognuno dei giacimenti scoperti. Ma siamo sicuri di una cosa: ogni giacimento ha un fondo, e gonfiato o alterato che sia il dato sulla sua capienza rimane il fatto che prima o poi non potrà più fornire petrolio economico come quando fu appena scoperto. E poi di nuovo: queste considerazioni non portano automaticamente all'accettazione di "soluzioni" genocide o antiumanistiche di alcuna sorta, ma solo la conoscenza di tali considerazioni e dell'effetto che queste POTREBBERO avere sul sistema economico/produttivo globale. Altrimenti potremmo definire ad esempio Rob Hopkins un genocida filo-Malthusiano, ...ma mi pare che stia organizzando tuttaltro (http://www.transitionnetwork.org) ... non ti pare?

    1. astabada 6 aprile 2010

      Guarda che "TEORIA" non e' mica un peggiorativo: dire che una tesi scientifica e' una teoria non significa sostenerne la falsita'! Esempio: la teoria (ripeto la TEORIA) della relativita' speciale dice che se viaggi a una velocita' pari al 99.9% di quella della luce ed accendi una torcia, la luce della torcia si allontana da te alla velocita' della luce... Assurdo!

      Per quanto riguarda la teoria del peak oil essa e' costituita da una verita' incontrovertibile, da un "fatto" che e' sotto gli occhi di tutti (quelli che, senza ideologie al piede non si girano dall'altra parte): il pianeta e' finito e finite sono tutte le risorse da cui possiamo attingere. Il punto e' poi capire quando queste risorse finiranno. L'oro ad esempio ha raggiunto il picco di produzione nel 2003, ben prima che il bubbone della crisi attuale scoppiasse; da allora il prezzo dell'oro e' quadruplicato, ma cio' non ha portato ad un aumento della produzione. La stessa cosa potrebbe essere in corso con il petrolio, dico potrebbe perche' se non si crede ai dati pubblicati sula produzione (non sto qui a discutere nel merito) non rimane alcun mezzo di analisi.

      Il fatto che il petrolio stia finendo o no in questo momento, dire altresi' che abbiamo gia' raggiunto il picco di produzione, e' un'affermazione circa un sistema particolare e non inficia la verita' della teoria come tale.

      Cheers,

      astabada

    1. TizianoS 6 aprile 2010

      Io sono avverso alle teorie malthusiane, ma credo che un pianeta con poco petrolio tornerà progressivamente al medioevo. Ne vediamo del resto già le avvisaglie con l'attuale crisi economica, iniziata guarda caso con l'impennata dei prezzi del petrolio a 150 $ al barile e che sta portando all'immiserimento soprattutto le plebi urbane. Credo che, come rimedio, sempre più gente abbandonerà le città per tornare nelle campagne.

    1. Pellegrino 6 aprile 2010

      ma per piacere......con i documenti del Club di Roma che confermano quanto detto ne potrei riportare a centinaia.......sarebbe anche interessante ricostruirne tutta la storia..la coscienza degli italiani (e non solo) ne avrebbe grande giovamento!!!!

    1. astabada 6 aprile 2010

      Ehi non fare come le BR, che' a decontestualizzare ed incollare ci si puo' scrivere anche la Commedia!

      Il senso della frase e' che il vero nemico dell'umanita' e' se' stessa, non che il nemico del club di Roma e' l'umanita'

      Cheers,

      astabada

    1. Pellegrino 6 aprile 2010

      Per tornare all'ASPO ed alla sua (presunta) "antipatia" per i "petrolieri" e la sua (dichiarata) simpatia per le teorie Malthusiane, ENRICO MATTEI, in uno scritto del 1960 diceva: ”Io lotto contro il cartello [petrolifero anglo-americano] non solo perché è oligopolistico, ma perché è maltusiano e maltusiano ai danni dei paesi produttori, come ai danni dei paesi consumatori”.........curioso no? "petrolieri" ed "anti-petrolieri" accomunati dalle simpatie malthusiane....
      Ripeto, la teoria ("TEORIA") del peak-oil fa comodo ai petrolieri per tenere alto il prezzo del petrolio. Così come le teorie sulla 'sopvrapopolazione' sono solo T-E-O-R-I-E, teorie oligarchiche e razziste!!!

      L'ASPO è l'organo che in questo quadro si occupa di PROPAGANDA.

    1. AmonAmarth 6 aprile 2010

      Ottimo l'ultimo post: Malthus era indubbiamente ossessivo e filogenocida, e le esternazioni antiumanistiche di alcuni moderni ecologisti (pochissmi voglio sperare) mi fanno semplicemente paura ("Il vero nemico, allora, è l’umanità stessa"... !!!) ... e questo non è solo il mio parere credo. Ciònonostante non si può tralasciare di considerare i limiti dello spazio fisico in cui viviamo, comprensivo dei suoi materiali e delle loro trasformazioni, che sottostanno alle leggi della termodinamica. Questo intorno ha subito un pesante cambiamento da qui a 150 fa, che necessita un continuo introito di energia e chimica di sintesi, quindi di materie prime, provenienti da questo ambiente, e non da un altro pianeta. Essendo il pianeta un sistema materialmente chiuso (tranne forse per gli asteroidi e i meteoriti), non si può logicamente contare di mantenere un tale livello di consumo utilizzando suddette risorse all'infinito. Per espandere queste possibilità di produzione è indubbiamente necessario, nel prossimo futuro, imparare a fare uso di energie rinnovabili (sole e derivati) per riciclare la materia esausta prodotta e farla tornare ad uno stato utile. Ripeto: la soluzione sta nell'accettare quale sia la situazione in questi termini (non rinnovabilità) per trasformare questo sistema in una macchina rinnovabile e quindi "infinita". Bisognerà sicuramente fare dei sacrifici, e questi saranno fatti sulle cose inutili, ovvero sui milioni di sottoprodotti, merci e rifiuti della nostra era del culto dell'inutilità, NON SULLE PERSONE. L'uomo prima di tutto.

    1. Pellegrino 6 aprile 2010

      Thomas Robert Malthus: "La popolazione, se priva di ostacoli, cresce in proporzione geometrica", "Per quanto possa sembrare crudele nel caso singolo, la povertà assistita deve essere considerata una vergogna" dunque "* Ogni bambino nato in soprannumero rispetto all'occorrente per mantenere la popolazione al livello necessario deve inevitabilmente perire, a meno che per lui non sia fatto posto dalla morte degli adulti... pertanto... dovremmo facilitare, invece di sforzarci stupidamente e vanamente di impedire, il modo in cui la natura produce questa mortalità; e se temiamo le visite troppo frequenti degli orrori della fame, dobbiamo incoraggiare assiduamente le altre forme di distruzione che noi costringiamo la natura ad usare. Invece di raccomandare ai poveri l'igiene, dobbiamo incoraggiare il contrario. Nelle città occorre fare le strade più strette, affollare più persone nelle case, agevolando il ritorno della peste. In campagna occorre costruire i villaggi dove l'acqua ristagna, facilitando gli insediamenti in tutte le zone palustri e malsane. Ma soprattutto occorre deplorare i rimedi specifici alla diffusione delle malattie e scoraggiare quella persone benevole, ma tratte decisamente in inganno, che ritengono di rendere un servizio all'umanità ostacolando il decorso della estirpazione completa dei disordini particolari".
      -------------------
      Club di Roma, The First Global Revolution, 1991
      “Cercando un nuovo nemico contro cui unirci, pensammo che l’inquinamento, la minaccia dell’effetto serra, della scarsità d’acqua, delle carestie potessero bastare ... Ma nel definirli i nostri nemici cademmo nella trappola di scambiare i sintomi per il male. Sono tutti pericoli causati dall’intervento umano ... Il vero nemico, allora, è l’umanità stessa”.

    1. AmonAmarth 6 aprile 2010

      ...ah ma scusate, cosa vuol dire "avere l'anello al naso"?

    1. AmonAmarth 6 aprile 2010

      Credo infatti che nessuna delle nostre affermazioni non escluda la realtà dell'altra: è vero che si può estrarre combustibile dallo shale o dai bitumi del Canada, è vero che si può tirare avanti ancora per un po' col metano, è vero che si può ottenere benzina dal carbone attraverso la Fischer Tropsch, è vero tutto ciò che è possibile fare a questo mondo, ma comunque vada ognuna di queste operazioni è NON RINNOVABILE, e spero non ci siano dubbi sulla natura finita di petrolio, metano, carbone e bitumi. E non è nemmeno questa la questione, perchè è l'effettiva estrazione di queste risorse, che a sua volta impiega energia e risorse finanziarie sempre più ingenti. Non c'è bisogno di immaginarsi come sarà il futuro e quando lo sarà, ma dobbiamo solo essere sicuri che prima o poi queste risorse saranno un lusso, perchè saranno più scarse di prima (scarsità intesa come velocità di produzione rispetto ad oggi). Inoltre, come ha già detto anche figliodionan, a parte il puro concetto energetico, oggi è la petrolchimica che ci dà tutto quello che abbiamo (farmaci, polimeri, trasporti, ...) e dovremo imparare a riottenere gli stessi attraverso il riciclo e l'utilizzo di energia rinnovabile. Ma guardate che considerare tutto questo non comporta niente di eclatante, nessun scenario alla Mad Max o simili, nessuna "viosne millenaristica", etc.. anzi immagino che il declino sarà dolce (non si smetterà mai di produrre petrolio!!) e tuttosommato alla fine si rivelerà gradevole per tutti perchè ci riavvicineremo ad un sistema più equilibrato e naturale. Ho solo dubbi che a quelle condizioni rimarranno in piedi proprio tutte quelle cose che caratterizzano il presente, come il superconsumo, lo spreco, la superilluminazione, i viaggi "low cost" etc... E forse questo è un bene, o no?

    1. figliodionan 6 aprile 2010

      Il problema del picco petrolifero non riguarda solamente i trasporti, ma anche e soprattutto la produzione del cibo e la plastica di cui le nostre vite quotidiane sono circondate; non si arriverà mai all'ultima gocca di petrolio, semplicemente molte cose saliranno di prezzo, all'inizio con fluttuazioni importanti, per poi stabilizzarsi su prezzi elevati per la maggior parte delle persone: ci sarà insomma un'impoverimento dell'attuale stile di vita occidentale, se non ci prepariamo; sarà invece un cambiamento se già da ora iniziamo ad adottare metodi di consumo a basso impatto ambientale.
      Pensare il futuro su sistemi energetici non rinnovabili, metano o nucleare che sia, non mi sembra una gran trovata: si rimanda solamente la resa dei conti, senza considerare poi il cambiamento climatico e l'incidenza che l'uso dei combustibili fossili ha su di esso.

    1. Boero 6 aprile 2010

      Comunque l'estrazione shale vale soprattutto per il metano,quella del petrolio è più problematica,per questo ritengo che nel futuro si virerà sul metano.
      Cioè,se non petrolio,sarà qualcos'altro,esistono anche tecniche brevettate nel terzo reich come la Fischer Tropsch che permettono l'estrazione di idrocarburi dal carbone.
      No,non credo ad apocalissi energetiche,magari a riduzioni di consumo,ma non a reset energetici e a fine della civiltà PER MOTIVI ENERGETICI.

    1. Boero 6 aprile 2010

      Anche per me Pellegrino ha ragione,almeno sul gas naturale(metano).
      Indipendentemente dagli articoli su repubblica IL PREZZO DEL GAS NATURALE E' SOTTO DEL 90% RISPETTO AI MASSIMI DEL 2008,E A DIFFERENZA DEL PETROLIO E DELLE ALTRE COMMODITIES STENTA A RIPRENDERSI ED E' SALITO SOLTANTO DELL'1% NEGLI ULTIMI 6 MESI.
      QUESTO SIGNIFICA,CHE PUR IN PRESENZA DI BOLLA SPECULATIVA,IL MERCATO RIFUGGE DAL METANO PERCHE' EVIDENTEMENTE RITIENE CHE L'AFFLUSSO DI METANO SHALE ABBATTERA' I PREZZI.
      Prendersi un auto a metano potrebbe essere una buona idea,invece di prendere per il culo uno che ha nickname Pellegrino richiamando riti medievali,e poi abbracciando acriticamente visioni del mondo di chiara matrice apocalittica millenaristica.
      ''mito di "la tecnologia risolverà i problemi" bhe quelli intrinseci alla natura umana no,ma quelli tecnici sì,è solo una questione di volontà politica.
      Chi non pensa che sia così può consolarsi sempre con letture medievali:)

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