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TUTTO PUO’ SUCCEDERE. O NIENTE.

DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.com

L’attacco alla Freedom Flotilla dello scorso 31 Maggio, è parso a molti come una boa senza ritorno, qualcosa che potrebbe scardinare gli attuali equilibri nell’area. Oppure che, passata l’indignazione, tutto rimarrà come prima.
Sinceramente, il mio sesto senso sta raccontando che la seconda ipotesi è la più plausibile, almeno per quel che riguarda gli aspetti esteriori, soprattutto per quelli di stampo militare. Un po’ diversa la situazione, invece, in ambito politico e, soprattutto, mediatico.

L’aspetto giuridico

Secondo la Conferenza di Ginevra del 1958, il limite nel quale uno Stato può esercitare il controllo sui natanti che vi transitano è di 12 miglia nautiche, circa 23 Km. Chi esercita la giurisdizione sulla nave?

Il principio generale è che ogni nave è sottoposta esclusivamente al potere dello Stato di cui ha nazionalità: lo Stato di bandiera o Stato nazionale ha diritto all’esercizio esclusivo del potere di governo sulla comunità navale e esercita siffatto potere attraverso il comandante (considerato come organo dello Stato).

La successiva Conferenza di Montago Bay (1982) introdusse il concetto di mare territoriale (sempre 12 miglia), estendendo però il limite a 24 miglia (46 Km circa) – in quella che è definita zona contigua al mare territoriale, calcolato dalla linea dei capi, ossia dai segmenti che uniscono i capi della costa – ma solo per le seguenti attività:

a) prevenire la violazione delle proprie leggi di polizia doganale, fiscale, sanitaria e di immigrazione;
b) reprimere le violazioni alle stesse leggi, qualora siano commesse sul suo territorio o nel suo mare territoriale.

Quali sono i casi nei quali una Marina può intervenire?

1) Acque internazionali. La nave pirata può essere catturata da qualsiasi Stato e sottoposta a misure repressive. Lo Stato nel cui territorio è in corso una guerra civile può visitare e catturare qualsiasi nave che si proponga di recare aiuto (in armi o armati) agli insorti;
2) Zona economica esclusiva. Lo Stato costiero può visitare e catturare navi e relativo carico per infrazioni alle proprie leggi sulla pesca o allo sfruttamento delle risorse sottomarine;
3) Mare territoriale. Rilevano i principi già analizzati del diritto di passaggio inoffensivo e della sottrazione alla giurisdizione penale dello Stato costiero dei fatti puramente interni alla nave.

Precisiamo che il conflitto arabo-israeliano non può rientrare nella casistica delle guerre civili, giacché i palestinesi non sono cittadini israeliani.
La materia è assai complessa (non tutti gli Stati hanno recepito in pieno i contenuti della Conferenza di Montago Bay), perciò consigliamo chi desiderasse approfondire l’argomento di visitare il collegamento in nota [1], dal quale è stato tratto il testo in corsivo.

Secondo le cronache inviate dai partecipanti alla missione della Freedom Flotilla [2], “L’attacco è avvenuto in acque internazionali, a 75 miglia al largo della costa di Israele, in violazione del diritto internazionale”. Le fonti israeliane non hanno smentito, ossia non hanno affermato che le navi stessero attraversando aree sottoposte alla Conferenza di Ginevra del 1958 né altre aree che consentissero ad Israele qualsivoglia diritto ad intervenire per un’ispezione.

Siccome le navi della Freedom Flotilla battevano regolarmente la bandiera dei relativi Stati, il comportamento israeliano può essere circoscritto a tre eventi:

1) atto di pirateria;
2) guerra di corsa;
3) atto di guerra nei confronti dei Paesi di provenienza (bandiera) del naviglio in oggetto.

I casi 1 e 2 non possono essere presi in considerazione, giacché le navi assalitrici (israeliane) non battevano bandiera pirata e nemmeno possedevano una patente di corsa, consegnata loro dal relativo governo, nei confronti delle navi assalite.
Siccome le navi della Freedom Flotilla non avevano atteggiamento ostile, né avevano commesso atti di guerra nei confronti di chicchessia e neppure avevano attentato all’ecosistema marittimo, violando le norme relative alla conservazione degli ambienti marini la Marina Israeliana – ai sensi della normativa internazionale – ha commesso un atto di guerra nei confronti della Turchia, della Grecia e d’eventuali altre navi battenti altre bandiere.
Ai sensi della normativa internazionale, le nazioni assalite potrebbero rispondere con atti di guerra nei confronti dello Stato di Israele senza, per questo, essere accusate d’iniziare una guerra: l’atto israeliano consentirebbe loro la semplice difesa.

L’aspetto mediatico

L’assalto alla Freedom Flotilla è stata una sconfitta mediatica come mai se n’erano viste per l’apparato d’informazione israeliano: disinformativo o controinformativo che lo si voglia definire.
Interessante notare come una serie di personaggi, da Levy a Grossmann, fino al nostrano Lerner si siano smarcati da una difesa che non aveva più basi per reggere.
Rimangono sulla barricata le Nirenstein, ma questo è ovvio: se la suddivisione dell’intelligenza – per dirla con Cipolla – è una costante nella popolazione degli umani, il buon senso – per dirla con Cartesio – non fu distribuito da Dio in gran copia.
Diventa, quindi, interessante notare i “distinguo” dei commentatori “prudenti” – i quali hanno compreso che la falla fa acqua e non può essere tappata – dai pasdaran che tirano dritto come niente fosse.
Questi ultimi sono giunti al ridicolo.

Presentano bancarelle [3] multicolori dove, a Gaza, abbondano verdure d’ogni tipo: nessuno di noi, ovviamente, ha letto le statistiche di fonte ONU [4] nelle quali sono esposte le drammatiche condizioni di vita dei palestinesi nella striscia di Gaza, derivanti soprattutto dall’illegale embargo israeliano.
Costoro, in definitiva, offendono la nostra intelligenza: sarebbe come fotografare la vetrina di un autosalone zeppo di Jaguar, Bentley e Rolls-Royce a Roma e poi affermare che tutti gli italiani sono dei Paperoni.
Ehi, capataz pelato, fratello dell’editore “ammazzateli tutti”, non ti ho fornito una bella idea? Pensaci.

Poi, ci sono le disinformazioni più “tecniche” [5], dove vi fanno ascoltare l’accorato richiamo via radio di un ufficiale israeliano – a bordo della nave che poi assalirà la Freedom Flotilla – il quale pretende (ma insomma, questi pacifisti non vogliono proprio collaborare!) che le navi lo seguano in un porto israeliano. Dimenticando che, in acque internazionali, la richiesta si configura praticamente come guerra di corsa.
Noi, che ci siamo dilettati nel cercare di capire le stranezze di certi eventi storici – da Pearl Harbour ad Ustica, dal Tonchino all’11 Settembre – siamo stati tutti, ovviamente, completamente convinti dalle accorate richieste dell’ufficiale israeliano. Che, raccontano, era proprio in contatto radio con la Freedom Flotilla! Per quel che riguarda l’onere della prova, quel tizio poteva essere in uno studio televisivo a Tel Aviv e poteva parlare con il regista di là di un pannello di polistirolo.
La realtà, però, ha tagliato loro le ali.

Hanno dovuto ammettere che l’assalto è avvenuto in acque internazionali, mettendo in soffitta vecchi tentativi di ampliamento “unilaterale” delle acque territoriali: anche noi italiani potremmo ampliare unilateralmente, ad esempio, le nostre acque territoriali ad Ovest di 200 miglia. Bisognerebbe, però, sapere come la prenderebbero alla base militare francese di Tolone.
Perciò, l’informazione israeliana meno “de no antri” ha scelto l’altra strada: salvare l’icona di Shalit e dei terrificanti missili di Hamas, gettando a mare (sic!) la marina di Tzahal, l’insipienza di Barak e la sfingea inconcludenza di Netanyahu.
Ma, quella che appare come una semplice scelta redazionale, nasconde in realtà due diverse impostazioni politiche per il futuro.
Qual era il vero obiettivo?

L’aspetto politico

Il vero obiettivo dell’azione militare condotta il 31 Maggio 2010 (anniversario della battaglia dello Jutland!) era la Turchia, ma non sul piano geopolitico (ossia intesa nella sua interezza): l’esito atteso era quello di far saltare gli equilibri interni turchi.
Per capirlo, dobbiamo fare un passo indietro.

Per riuscire a traghettare l’Impero
Ottomano verso la moderna Turchia, Mustafà Kemal (detto Ataturk) dovette cedere l’arbitrato del suo impianto costituzionale alla casta militare. In altre parole, dal 1923 in poi, furono i militari a reggere – in pratica – il timone della politica turca.
Una reggenza a volte discreta, altre pesante, come dimostrano i colpi di stato del 1960, 1971 e 1980, ma non è probabilmente coerente chiamare “colpi di stato” le ingerenze dei militari nella vita politica turca, giacché quel diritto – che può essere inteso come una sorta di “veto” quando essi ritengano che la politica turca si discosti troppo dai loro piani – fu riconosciuto proprio da Ataturk. Al punto che la tribuna centrale del parlamento turco era riservata proprio ai militari: osservatori silenti (ma non troppo) di tutte le vicende legislative della Turchia moderna.

Ovvio che questo impianto non potrebbe mai essere accettato all’interno dell’Unione Europea – come non potrebbe mai essere accettato uno Stato come Israele, addirittura privo di una Costituzione – ed il compito del partito islamico moderato dei Gul e degli Erdogan è proprio questo: riportare l’esercito all’interno dei confini “naturali” stabiliti da tempo in Europa.
Chi, in Turchia, aveva solidi rapporti con Israele?
Il perno della “strana alleanza”, fra il più popoloso paese musulmano del Mediterraneo e la “controparte” ebraica, ruota (anzi, oramai potremmo dire “ruotava”) proprio sulle collaborazioni in campo militare, le manovre congiunte, ecc. In pratica, con questa impostazione forse un po’ bislacca ma in qualche modo funzionale, Israele manteneva un piede nella staffa NATO, poiché la Turchia è da sempre il “baluardo” ad Est dell’Alleanza Atlantica.

La nuova politica di Erdogan – si veda, come prodromo della situazione di questi giorni, il mio “Solimano guarda verso Est [6] – mette ovviamente in crisi i rapporti fra la casta militare ed Israele indebolendo, contemporaneamente, i militari all’interno e l’alleanza sul piano internazionale.
In fin dei conti, potremmo quasi affermare che l’attacco alle navi della Freedom Flotilla sia stato una “scialuppa di salvataggio” lanciata ai militari turchi, per compiere quel “quarto colpo di stato” che avrebbe riportato la politica turca su un binario più gradito a Tel Aviv. Difatti, Erdogan torna precipitosamente in Turchia dall’America del Sud (dov’era in visita) e s’affretta a cavalcare politicamente uno sfrenato antisionismo, unica sua “assicurazione” contro le mire dei militari. I quali, osservando che la popolazione è schierata all’unisono con il partito islamico, si trovano depotenziati ad agire.

E, questo, corrisponde in pieno con le due “anime” dell’informazione israeliana: quella rozza, che considerava un gioco da ragazzi scatenare la reazione interna dei militari turchi, e che oggi continua ad affossare Israele sul piano internazionale. La quale, però – contemporaneamente – riesce a “parlare” a quella parte del sionismo estremo a fini interni israeliani: giustificando l’ingiustificabile, continua a legare al carro del Likud i partiti estremisti dell’ortodossia ebraica.
Se, invece, preferite un approccio meno legato ad Ezechiele e desiderate fare un po’ di Kippur per le vittime innocenti, è pronta l’altra campana – Grossmann, Levy, Lerner, ecc – i quali (essendo più intelligenti della focosa Nirenstein) hanno subito compreso che l’operazione era miseramente fallita e tentano – con una buona dose di cenere fra i capelli – di salvare almeno il salvabile, ossia che Hamas è un’organizzazione terrorista, la quale governa “illegalmente” Gaza (ma non aveva vinto le elezioni?), i terrificanti razzi palestinesi, il soldato Shalit, ecc. Leggete i loro articoli: grondano pentimento e salvatio, salvezza per quel poco che tentano di salvare.

A questi signori, imbellettati di tanto ardore democratico, poniamo una domanda che può apparire tecnica, mentre è invece profondamente politica.
Perché mai, le navi israeliane – se desideravano mantenere il blocco di Gaza – non hanno fermato il convoglio appena fosse entrato nelle acque territoriali (sedicenti) israeliane – 23 km da terra, mica sulla spiaggia – per chiedere, con tutti i crismi della legalità internazionale marittima, un’ispezione?
Vista l’ora dell’attacco e la rotta del convoglio, le navi della Freedom Flotilla avrebbero varcato la soglia delle 12 miglia nautiche all’alba: cosa ben diversa rispetto alla notte, come chiunque abbia navigato ben sa. La notte, in mare, ogni tappo di sughero si trasforma nell’Olandese Volante.
Se l’avessero fatto, nessuno avrebbe messo in dubbio il diritto israeliano d’ispezione: alla luce del sole in tutti i sensi, temporale e giuridico.
Invece?

Invece, si scende dalle funi con gli elicotteri in hovering sopra delle navi mercantili, dove la gente sta dormendo – durante “l’ora del lupo”, fra le 3 e le 4 di notte – per poi poter dire che ci sono state reazioni violente, ma le uniche dichiarazioni delle prime ore sono quelle israeliane. Quelle di una forza navale che sequestra ed imprigiona senza motivo centinaia di persone di svariate nazionalità!
Spieghino, gli illustri giornalisti di nazionalità israeliana o di provata “amicizia” per lo Stato d’Israele, le motivazioni di quella scelta, che è incomprensibile proprio alla luce del diritto marittimo e del buon senso: a meno che – come sopra ricordavamo – i “destinatari” di tanto clamore fossero pochi personaggi con molte stellette sulle uniformi, che attendevano un centinaio di miglia a Nord, con i piedi ben piantati sulla terraferma. I quali, hanno glissato. Qui, si apre l’altro scenario, quello militare.

L’aspetto militare

Israele ha smarrito l’icona di terrifica potenza militare nella campagna libanese del 2006, e non l’ha più ritrovata. Si limitano a bombardare ed a vessare la popolazione civile di Gaza, ma finiscono per mostrare al mondo la loro deprimente impotenza.
Perché affermiamo ciò?
Poiché se, nel 2006, Israele fosse stato la potenza militare tanto osannata, le colonne corazzate di Tzahal avrebbero dovuto innestare la marcia in Galilea e frenare nel centro dei Beirut. In realtà, non giunsero nemmeno a varcare il Litani, lasciando sul campo circa il 10% dei mezzi corazzati.
A cosa fu dovuta quella sconfitta?

Al deprimente pressappochismo dei suoi generali ed ai mezzi tecnici del nemico.
I carri israeliani furono fermati da un nuovo tipo di lanciarazzi russo a doppia carica: il primo razzo provocava lo scoppio della corazza reattiva [7], mentre il secondo penetrava il carro. Successivamente, ci furono le proteste israeliane a Mosca, ma i russi risposero con il classico “pippa”.
Ancor più significativo fu il danneggiamento o l’affondamento (ha scarsa importanza) d’alcune unità navali israeliane, ad opera dei missili antinave lanciati da Hezbollah. Qui, è necessario un approfondimento.

Un missile non colpisce per traiettoria balistica (a differenza di un razzo), bensì perché l’elettronica di cui dispone – in volo od a terra – gli consente di “trovare” da solo il bersaglio. Ovviamente, la nave tenterà di confondere il missile inviando falsi segnali ed “oscurando” la propria posizione: in gergo tecnico, queste operazioni si chiamano ECM od ECCM, ossia contromisure elettroniche e contro-contromisure elettroniche.
Come probabilmente avrete capito, si tratta di una partita a scacchi elettronica, nella quale ciascuno dei due contendenti cerca di confondere l’avversario: potete aggiungere tutti i “contro” che desiderate.

I missili giunti sui bersagli, però, testimoniarono che l’elettronica di Hezbollah (di provenienza siriana, quindi iraniana, in definitiva software indiano o russo) ebbe la meglio su quella isra
eliana, di provenienza USA. Ciò allarmò, e parecchio, le alte sfere militari, di qua e di là dell’Oceano Atlantico. Mesi dopo fu programmata ed eseguita una ricognizione armata sul territorio siriano, molto probabilmente per “catturare” segnali elettronici, più che per colpire chicchessia.
Dal 2006 – nonostante le roboanti minacce all’Iran – Tzahal se n’è stato ben compreso nei suoi confini: al più, esercitano una sorta di “caccia alla volpe” sui civili palestinesi, ad esclusivo uso della propaganda interna.
Perché Israele non ha deciso – quando ancora era in carica Bush – di bombardare i siti nucleari iraniani?

Semplicemente, perché non era e non è in grado di farlo.
In tutti i casi, gli F-15 con la stella di David dovrebbero inoltrarsi per centinaia di chilometri sul territorio o sul mare nemico, e non sono in grado di farlo. Troppo rischioso, perché l’Iran non è certo Hamas. Troppo lontano, per non rischiare fiaschi ancora peggiori. Troppo pericoloso anche per scatenare Armagheddon, giacché all’attacco nucleare israeliano – i quali, ritengo, non avrebbero remore ad attuarlo – subirebbe il contrattacco con testate biologiche dall’Iran, mentre i missili Iskander siriani “ombreggiano” già oggi i siti nucleari israeliani, compresa la centrale di Dimona.
La vecchia definizione di “tigre di carta” – in fin dei conti – ben s’adatta: ciò non ha condotto certo i militari turchi a lanciarsi nella carica. Più probabilmente, li ha consigliati di ringuainare le sciabole.

Conclusioni

Quello che sta avvenendo, è soltanto la disperata ritorsione di un imperialista mancato, il quale osserva passare il tempo e, con esso, vede ogni giorno scemare le possibilità di raggiungere i suoi obiettivi di potenza, la Eretz Israel tanto agognata.
Lo stesso Olmert giunse a dire, nel Settembre del 2008, che:

“Grande Israele è finita. Essa non esiste. Chi parla in questo modo si auto-illude.” [8]

Purtroppo, dalle le treccine nere che spuntano dalle tese dei cappelli a Gerusalemme – fino alle treccine rosse di qualche giornalista nostrana – pare che la sordità stia dilagando. Consiglieremmo un buon otorinolaringoiatra: prima che sia troppo tardi e che la sordità, inesorabilmente, avanzi.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com/
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2010/06/tutto-puo-succedere-o-niente.html
1.06.2010

[1] Fonte: http://www.studiamo.it/dispense/diritto-internazionale-marittimo.html
[2] Fonte: www.repubblica.it
[3] Vedi: www.informazionecorretta.com
[4] Vedi: www.asianews.it
[5] Vedi: http://www.informazionecorretta.com/
[6] Vedi: http://carlobertani.blogspot.com/2010/04/solimano-guarda-verso-est.html
[7] Vedi: http://it.wikipedia.org/wiki/Corazza_reattiva
[8] Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Grande_Israele

Articolo liberamente riproducibile nella sua interezza, ovvia la citazione della fonte

Pubblicato da Davide

  • telethont

    Ottimo articolo Carlo Bertani, davvero. “se la suddivisione dell’intelligenza – per dirla con Cipolla – è una costante nella popolazione degli umani, il buon senso – per dirla con Cartesio – non fu distribuito da Dio in gran copia.”
    :-)…vecchio “lupo di scuola”…
    Concordo con la tesi che sia stato un intervento diretto principalmente contro la Turchia dei politici e a favore dei “dunmeh turchi con le stellette”… oltreché per ricordare al mondo che Gaza è “Cosa Loro”…
    Esatta a mio avviso anche la tua ricostruzione dell’ ultima “aggressione difensiva” contro il Libano nel 2006… con lo scontro di elettroniche anti contro anti… dove il software “Yousuf 3.0.1” ha avuto la meglio sul “Moshe 6.0.9″…
    Verosimilmente succederà niente… succedesse tutto credo sarebbe un problema anche peggiore… La Turchia non è potenza nucleare, ma dispone di un esercito temibile, probabilmente in grado di spezzare le gambine a Tsahal…
    Quello che mi disgusta profondamente è tutto l’apparato mediatico di propaganda filo-sionista, il cumulo di menzogne che raccontano da 60 anni, che buona parte della gente nostra si beve ed introietta allegramente, i dogmi storiografici e tanto altro… du’ palle…
    Incidentalmente mi è capitato di leggere un tuo articolo di qualche mese fa, in cui dopo esser rimasto impressionato dall’indiscutibile arroganza di un tale Rabbi Cohen, prendevi le difese della chiesa cattolica… addirittura !…
    Bene, io mi sento “discretamente oppresso” da tutta “quella roba lì”, di qualsiasi tenore e virulenza essa sia… parafrasando Animal Farm mi verrebbe da dire che: “tutte le religioni sono merda (sterco), ma alcune sono più merda (sterco) delle altre”.
    Mi si perdoni la volgarità …perché in realtà è solo apparente, credo che l’osceno del villaggio sia ben altro. Statemi bene tutti, un saluto con la pinnagialla. Telethont

  • pasha

    Gentile Carlo,

    entro nel dibattito solo adesso pur seguendo da tempo sia il sito sia il suo blog. Non che prima non avessi intenzione di scrivere… Diciamo che la ‘vicinanza’ – fisica e non solo – alle cose turche mi appassiona. Ma non è questo il momento di dilungarmi su questo punto…
    Un fatto successo qualche settimana fa – il 16 maggio – è stato poco discusso nella stampa occidentale, ossia il rifiuto di Israele di permettere ad uno dei più grandi pensatori viventi del pianeta, Noam Chomsky, di entrare in Cisgiordania e di tenere una conferenza presso la Università Birzeit. Per un paese che si considera un modello di democrazia in mezzo a fanatici islamici e regimi terroristici, il non concedere ad un ottuagenario cittadino americano, professore emeritus all’MIT, forse potremmo anche omettere il dettaglio che è ebreo e che ha vissuto in un Kibbuz in Israele negli anni ’50, di visitare un paese altro da Israele dove avrebbe parlato sicuramente di che cosa voglia dire la democrazia o l’apartheid… bè, francamente la dice lunga su quanto a quelle latitudini tengano in considerazione la libertà di parola e – ancor più grave – di pensiero.
    Ricordo solo che nella temutissima ex terra del califfato e dei sultani, in mano a feroci e truci militari che vogliono solo il male dei Kurdi (questo è ciò che emerge in questi giorni contro la Turchia!) qualche mese fa ha tenuto una conferenza presso una delle università più prestigiose di Istanbul una certa Naomi Klein (certo, niente a che vedere con le nostrane Noemi!). La conferenza improntata sui diritti umani era stata organizzata in onore del turco armeno Hrant Dink ucciso qualche anno fa davanti alla sede del giornale dove lavorava. La Klein – siamo in Turchia, mica in una libera democrazia occidentale! – ha parlato apertamente del problema degli armeni, della politica turca di Erdogan ancora troppo chiusa nei confronti delle minoranze curde, dell’ipocrisia del governo nel mostrare solo il rispetto dei diritti quandi fa comodo, ed aveva tuttavia un titolo quanto mai curioso: “The Power of Being Consistent: Insisting on Palestinian Humanity in the Western Media”. L’obiettivo principale della Klein era infatti di fare leva sulle coscienze in un’università turca e nella società turca in genere sul problema reale rappresentato dalla repressione operata dagli israeliani nei confronti dei palestinesi e di come alcuni problemi debbano essere sempre discussi, anche se scomodi.
    Nei media turchi, nel bene e nel male, se ne è parlato di quello che la giornalice-scrittrice canadese (omettiamo anche per lei il fatto che sia ebrea) aveva da dire su quanto si dovrebbe imparare dal passato per non ripetere sbagli nel presente, di come il biocottaggio dei prodotti sudafricani aiutò la fine dell’apartheid, ecc.
    Non vorrei pormi domande sbagliate, nè vorrei far pensare che qui nel Levante non ci siano problemi, ma in Italia sarebbe possibile un confronto nelle università o sui giornali su questi temi? Altra notizia di poco conto – passata quasi inosservata nelle settimane scorse – la timida protesta della Coop per non permettere la distribuzione di alcuni prodotti di provenienza israeliana… allora si che dai ‘bypartisans’ si sono levati cori di protesta contro chi osa mettere in dubbio l’onesta dell’operato degli israeliani…
    Queste note non vogliono togliere niente allo scritto di Bertani, che anzi condivido appieno, solo portare un’altra testimonianza fuori dal coro di come anche qui nel Levante sia sentito il disagio provocato da un vicino che a tratti – pur essendo di cartapesta – tira fuori gli artigli e quando lo fa, purtroppo, ci sono sempre poveracci a subirne le conseguenze.
    un caro saluto a tutti i lettori di Comedonchisciotte

    Il pasha

  • Eighthdormant

    Bell’articolo, però ardisco completarlo là dove noto una incompletezza: anche quelli che sostengono Israele ma fanno finta di criticarlo blandamente, come Levy, Grossmann, o Lerner, cercano intanto di portare avanti la dottrina della disonformazione moderna: ripetere una menzogna ossessivamente fino a trasformarla in verità.
    In parecchi articoli occidentali apparsi ieri ed oggi c’è un denominatore comune: Israele ha sbagliato perchè ha “ecceduto”, o è caduto in una “trappola”.
    Però, mentre si afferma ciò, ci si infila dentro il solito cumulo di menzogne e di disinformazioni che si vuole trasformare in verità.
    Da Grossman, a Lerner, ad altri, infatti si afferma che (butto giù quello che mi ricordo, tanto, per elencarle tutte, ci vorrebbe un libro):
    -Gilad Shalit è un “ostaggio” e Hamas che lo detiene è “criminale”, “terrorista” e “genocida” (sì, ho sentito anche questa parola).
    Commento mio: ma gli 8000 prigionieri palestinesi senza processo cosa sono? No, loro non sono ostaggi, sono “Sospetti terroristi”.
    E poi, semmai, essendo Gilad Shalit un soldato, andrebbe definito prigioniero di guerra.
    E sta proprio qua la menzogna di fondo:
    -Senza neanche dirlo si nega che i palestinesi siano in popolo in guerra che difende il proprio diritto all’autodeterminazione, valore fondamentale dell’ONU e della legge internazione.
    Un popolo che risponde ai razzi israeliani con altri razzi peraltro rudimentali; eppure, per i commentatori occidentali i razzi israeliani sono legittimi strumenti di difesa, mentre le “migliaia” di razzi palestinesi sono “terrorismo” che colpisconi i centri abitati israeliani.
    Commento: ultimamente il lancio di razzi è ridottissimo, è fatto da gruppi dissidenti con Hamas, e comunque è in risposta a quello che dovrebbe essere obiettivamente definito atto di guerra che si chiama assedio, o “blocco di Gaza”.
    Aggiungo che le centinaia di manifestazioni pacifiche che ogni anno i palestinesi fanno, sempre represse in modo violento dagli israeliani, come del resto è successo con la Flotilla, non trovano neanche spazio nei commenti occidentali.
    Infine, il principio di autodeteminazione dei popoli, dove va a finire? Ce se ne ricorda solo quando fa comodo? Per molto meno di questa violazione da parte serba ai danni dei Kosovari albanesi, si è bombardato la Serbia per 78 giorni, qualcuno se ne ricorda ancora?
    -Si afferma o sottintende che sia legittimo intercettare navi merci di un paese estero per il semplice “sospetto” di terrorismo, e che sia legittimo per gli Israeliani invadere le acque territoriali di Gaza.
    Commento: questo punto contiene un coacervo di problemi creati dalla cosiddetta “guerra al terrorismo” ma anche dalla mancata nascita dello stato palestinese.
    Ormai si dà per scontato che si possano imprigionare, aggredire in acque internazionali, torturare, attaccare o sanzionare paesi, per un semplice “sospetto”.
    Una nave è “sospetta” di terrorismo? addosso!
    L’Iran è “sospetto” di produrre la bomba atomica, anche se migliaia di ispezioni della agenzia atomica internazionale dicono che non c’è nessuna prova? Addosso con sanzioni lo stesso!
    E’ come affermare che siccome uno compra una tanica di benzina, è sospetto terrorista perchè ci potrebbe produrre una bomba molotov!
    Tutto il concetto di giustizia moderna, qui, regredisce allo stadio della “Santa Inquisizione”, in cui uno sospetto di stregoneria o di eresia doveva portare le prove della sua innocenza, senza che l’inquisitore dovesse apportare alcuna prova.
    Inoltre Israele riafferma di fatto la propria sovranità sulla striscia di Gaza, proprio mentre mentendo dice che si è ritirato da essa.
    Ecco perchè non vuole togliere il blocco a Gaza: solo con questo può continuare a riaffermare la sua sovranità sulla Striscia.
    Ma è corretto considerare le acque di Gaza come acque territoriali Israelianie?
    A me sembra modestamente di no.
    Nessuno stato al mondo, a parole, neanche gli Stati Uniti, riconosce Gaza e Cisgiordania come territorio Israeliano.
    Quindi, a mio avviso, navi Israeliane in acque territoriali di Gaza=aggressione ad uno stato indipendente, con Israele aggressore.
    Qualcuno ha tirato in ballo, per giustificare questo ruolo improprio israeliano nelle acque di Gaza, nientemeno che gli accordi di Oslo del 1993; ma allora anche Israele dovrebbe però rispettare una serie di impegni controfirmati in quell’accordo, che invece disattende.
    Il principio di autodeterminazione dei popoli dovrebbe prevalere.
    A questo punto, secondo me, così come il Kosovo è stato riconosciuto da molti paesi occidentali, e l’Ossezia del sud è stata riconosciuta dalla Russia e dal Nicaragua, occorrerebbe riconoscere l’indipendenza di Gaza e Cisgiordania, al limite come due entità separate; in fin dei conti, anche in Kosovo, Mitrovica è sotto controllo serbo e ci sono tanti altri punti in sospeso, eppure la indipendenza è stata riconosciuta.
    -Si arriva persino grottescamente ad affermare che sulla Flotilla, assieme a persone in buona fede, ci siano membri di organizzazioni “dall’ideologia fanatica e religiosa”, oppure addirittura membri o simpatizzanti di AlQuaeda!
    Ohibò, sempre lei, e l’ologramma di Bin Laden come l’uomo nero di tutte le paure infantili che riecheggia ancora ed ancora!
    Commento: basta tirare in ballo l’uomo nero, Bin Laden, che si può giustificare tutto, la Nuova Santa Inquisizione, gli atti di guerra in acque internazionali, le violazioni dei diritti umani, la demonizzazione dei musulmani senza se e senza ma.
    Ma soprattutto, tirando in ballo l’uomo nero si può fare di un erba un fascio, in nome della lotta a pochi violenti che loro affermano di esistere, e non si sa se è vero, visto che si difendevano legittimamente da un’atto di guerra illegale, si va a prendere come “ostaggi” più di 600 persone illegalmente.
    -Ma scusatemi, ma se i Palestinesi non li mettiamo in Palestina, dove li mettiamo?
    Qualcuno li vuole ospitare a casa sua e si offre?
    Gli regaliamo, che so, la Louisiana, tanto disgraziata com’è da uragani e onde petrolifere, chi la vuole?…
    Scusate la battuta, ma i genocidi iniziano quando c’è un popolo senza difese, senza una terra su cui rifugiarsi, e con la comunità internazionale in altre faccende affaccendata, e qua le condizioni propizie per un genocidio palestinese ci sono proprio tutte, e inoltre gli atti sempre più violenti di Israele sono un test per vedere fino a che punto la comunità internazionale sta ferma a guardare, magari ripetendo le solite condanne, ma senza reagire, cioè senza intervenire realmente, con sanzioni e caschi blu o altre missioni di interposizione.

    Permettetemi una divagazione sullo stato penoso della nostra politica nonchè radio/televione.
    Ieri ho sentito Radio Anch’io con ospiti: Fiamma Nirenstein e Fassino.
    Il conduttore dà due minuti finali a testa:
    Comincia Fiamma Nirenstein, che racconta la sua solita storia, francamente non mi ricordo più i dettagli.
    A questo punto arriva la volta di Fassino, il quale, dopo avere per un minuto e mezzo ripetuto fino alla nausea che lui è amico di Israele, ha detto la solita frase generica su due popoli e due stati.
    E poi, nonostante la vuotezza dell’intervento, è stata data di nuovo la parola a Nirenstein! Ma come?
    E intanto, ma tra Ballarò, Vespa, ecc…, praticamente non c’è stata una sola trasmissione sulle TV Italiane sull’argomento?
    Scusate, ma le guardo poco, magari mi sbaglio.
    Andate a vedere i dibattiti sulle TV satellitari, anche le più schierate; si vedono delle cose più serie, con davvero rappresentanti di entrambe le parti, e che non passano metà del tempo a dire quanto loro sono amici.

  • TizianoS

    Complimenti a Carlo Bertani per l’ottimo articolo.

    Credo ci fosse bisogno che qualcuno chiarisse l’aspetto giuridico della faccenda della “flottilla” di Gaza.

    L’articolo conferma quanto in basso sia caduta l’Italia nella comprensione e nell’applicazione del diritto, quella Italia erede, almeno geograficamente, della civiltà romana che proprio per il diritto si fece così tanto ammirare dai popoli.

    E parlando di diritto, se c’è uno stato che avrebbe bisogno di essere più degli altri da esso tutelato è proprio Israele, per la sua natura di piccolo paese contornato da innumerevoli nemici. Inopinamente invece Israele ha scelto la strada (del tutto innaturale vista la risibilità della sua consistenza demografica) di potenza regionale, forte militarmente, irrispettosa dei principi di giustizia e del diritto, senza confini dichiarati, senza trattati di pace con palestinesi, siriani, libanesi, ecc.

    Israele ha certamente goduto (e forse abusato) del suo “status” di popolo perseguitato dal nazi-fascismo, ma questa condizione non durerà all’infinito. Ed ha goduto della straordinaria protezione degli USA, che non sembra però più così solida come un tempo. Infine ha goduto dell’amicizia della casta militare turca, costituita in maggioranza dai famosi “dunmeh”, cripto giudei come lo era Ataturk, i quali sembrano ormai ridotti in minoranza.

    Alla luce di quanto sopra, si può prevedere che lo stato d’Israele durerà anche meno del Regno Cristiano di Gerusalemme, che come tutti sanno fu spazzato via dal Saladino e durò meno di duecento anni. Ma al contrario dei crociati che si ritirarono in buon ordine, non credo che ciò avverrà per gli israeliani.

  • fuocopuro

    Io non ne sarei così sicuro.

    Questi sono pazzi, e ora che il nuovo nemico è la Turchia e hanno dimostrato al mondo e a sè stessi di avere la totale impunità, politica e mediatica, possono porsi nuovi obiettivi.

    Per esempio provocare la Turchia, trascinarla in guerra, costringerla a uscire dalla Nato e a allearsi con l’Iran…

    Assistendo alle abominevoli bassezze di cui sono stati capaci i politici nostrani (L’ultima di Frattini: “Grazie Israele!”), al modo in cui Obama si è di nuovo piegato alla lobby, al servilismo dei media, non mi viene da ben sperare in una loro moderazione.

    E poi, è proprio quando si sentono più insicuri, che reagiscono in modo rabbioso.

    Sarà dura.

    http://fuocopuro.blogspot.com [fuocopuro.blogspot.com]

  • TitusI

    Bertani, siamo sicuri che il gas di fronte alle coste di Gaza non centri nulla?

    http://controcoerente.blogspot.com/

    Saluti.

  • Tonguessy

    Ringraziando Carlo per l’ottima disamina, voglio solo aggiungere che sparare su pacifisti addormentati non può che essere un segno di debolezza. Una nazione conscia della propria forza non se la prende con persone inequivocabilmente in difficoltà (disarmate). Siamo lontani anni luce dal fronte orientale in cui due superpotenze si affrontano e giocano ad armi pari.
    Voglio anche sottolineare come in questa prova di debolezza si sia giocata la carta del patrottismo (quello invocato da Caracciolo) contro l’interazionalismo, ovvero il dirtto di QUALSIASI polo ad esistere e a resistere.

    Un’ultima annotazione: se l’invasione del Libano del 2006 è finita in una sciagura per l’IDF è solo per la sostanziale UGUAGLIANZA tecnologica. Ben diversamente sono andate le cose nelle Americhe, quando la disparità tecnologica scrisse la Storia. Questo mi porta ad uno sciagurato pensiero: la guerra fredda (il mostrare i muscoli tecnologici) fu veramente necessaria….

  • daveross

    L’articolo ha aspirazioni universalistiche nel spiegare una faccenda molto complessa.
    Tuttavia condivido il fatto che Israele abbia violato il diritto internazionale nel caso in cui il fatto fosse avvenuto in acque internazionali.
    Infatti, il diritto di ispezione da parte della marina Isrealiana sarebbe permesso solo in alcuni casi che non si sono verificati (Art.110 UNCLOS).

    Ci fosse stato il diritto di ispezione, le cose avrebbero portato ad un’altra interpretazione. Soprattutto per questo video, se vero: http://www.youtube.com/watch?v=4Knou6STkJA

  • Eighthdormant

    Caro FuocoPuro, Caro Carlo,

    i miei timori sono ancora più neri, cioè temo che cercheranno di fare di peggio, che porteranno ancora più avanti la loro pulizia etnica e che potrebbero farla franca ancora.
    Sottolineo, non gli ebrei, che sono una religione rispettabile, e neanche gli israeliani in quanto tali, io mi riferisco solo alla attuale cricca sionista che non si accontenta dei territori pre- ‘1967 e che continua ad impestare di guerre ed insicurezza il medioriente.
    Se volesse la pace, basterebbe che si ritirasse almeno dal 95% dei territori di Cis-Ciordania e Gaza, magari lasciando indietro qualche territorio conteso, ma non come ha fatto per Gaza, cioè con il blocco strangolatore, bensì aprendo le frontiere, pur con opportuni controlli di frontiera; a quel punto potrebbero sedersi al tavolo delle trattative da un punto di forza, morale e materiale, e trattare gli ultimi dettagli con calma.
    Il fatto di non ritirarsi è di per sè un sintomo di cattiva fede.
    Ma del resto, PROPRIO perchè Israele è una democrazia, i voti dei coloni in Cis-Giordania sono determinanti per il voto, e quindi nessuno mai oserà farlo.
    RIPETO E SOTTOLINEO: proprio perchè è una democrazia e quindi nei giochi delle alleanze, fanno da ago della bilancia non le maggioranze che votano sempre per il loro partito abituale, ma delle minoranze però ben organizzate come i coloni in Cis-Giordania che ovviamente non volgiono il ritiro.
    Purtroppo, molto cinicamente, il futuro della Palestina dipenderà dal gioco complesso di alleanze, di cui pochi si sono accorti in Italia, quanto meno.
    Se ne sono accorti solo Vittorio Da Rold del sole 24 ore e una giornalista di AlJazira English.
    La Turchia, da secoli dominatrice del mondo islamico, anche prima ancora dell’impero ottomano, guarda di nuovo a est, a cercare una posizione di egemonia nel mondo islamico, perchè è delusa dall’Occidente.
    E’ da un secolo che bussa alle porte d’Europa, che cerca di entrare nell’Unione Europea, che pur di ottenere questo è entrata nella Nato, ed ha avuto più morti nella guerra di Corea di chiunque altro tranne USA e GB.
    Eppure viene offesa ed umiliata, con scuse sempre nuove, e sa già che non entrerà in Europa.
    Ed allora si rivolge ad Est.
    Ma, come ha notato Bernardo Valli di Repubblica, non può rivolgersi ad Egitto e Arabia Saudita, che sono i migliori alleati degli USA ASSIEME ad Israele, in funzione anti-Iraniana. Sunniti contro sciiti.
    Non può fare altro che flirtare con Siria, Iran e Brasile, e cavalcare il problema palestinese sperando che ad un certo punto gli USA li aiutino ad entrare in Europa o facciano altre concessioni in cambio della propria acquiescenza.
    O forse, sempre come dice Da Rold, si accorge semplicemente che l’occidente è in crisi economica e le pressioni economiche occidentali sono meno pressanti.
    Cinicamente, speriamo che gli interessi della Turchia continuino a corrispondere con quelli Palestinesi almeno per un po’, chissà che non ne venga fuori qualcosa di buono ed una pace onorevole ed equilibrata, anche se non probabilmente giusta, per Palestinesi ed Israeliani.
    E che Recep Tayip Erdogan rinforzi bene e magari raddoppi le sue guardie del corpo.
    Mi sa che in parecchi lo vorrebbero morto, questo momento…

  • nautilus55

    Non capisco il senso del video: cosa vuol dire mostrare coltelli che chiunque, in mare, porta in tasca? Si vedono persone aggredire i soldati israeliani a colpi di giubbotto salvagente. Giustifica un simile massacro?

  • costantino

    Non capisco nemmeno io.
    Qua bisogna discutere della marina di una paese che va in acque internazionali e ammazza delle persone (fossero anche terroristi non interessa ne importa) . E’ un atto di guerra. Stop.

  • SempreIo

    Seguendo il link segnalato da daveross, poco sopra, ho anche visto i 9 minuti di quest’altro http://www.youtube.com/watch?v=le_KUfGRQRQ&NR=1 (dalla parte dei “buoni”) dove si vede come alcuni tra i passeggeri della Mavi Marmara non siano armati di soli giubbotti salvagente (nautilus55, non negare l’evidenza), ma cioò che mi incuriosisce di più è sapere cos’ha in mano questo attivista sulla stessa nave (immagine sotto).

    Video, tra l’altro, ripreso e trasmesso anche da Russia Today che, però, lo monta proprio da pochi frame dopo quello dell’immagine e che elimina le parti degli attivisti con in mano dei bastoni (non giubbotti salvagente).

    Che i militaretti israeliani abbiano aggredito una nave in acque intenazionali – se vero – rischia di assumere sempre meno importanza e da aggressori possono venir considerati … non voglio neanche pensarlo.

    Image and video hosting by TinyPic

    Versione ingrandita qui: http://i46.tinypic.com/1602d02.jpg

  • oldhunter

    Quoto parola per parola quanto si afferma nel commento, tranne quel: “La Turchia, da secoli dominatrice del mondo islamico, anche prima ancora dell’impero ottomano, guarda di nuovo a est, a cercare una posizione di egemonia nel mondo islamico, perchè è delusa dall’Occidente.” Non si tratta affatto di delusione per non essere stata accettata nell’EU, ma della cognizione della fine a breve di questa Europa e della sua moneta dai piedi d’argilla, l’indifendibile euro!

  • nautilus55

    Non si può giudicare nulla da quei pochi fotogrammi: chi è l’uomo vestito di nero che ha fra le mani qualcosa? E’ una pistola? Anche lo fosse, tutte le navi mercantili hanno una modesta dotazione d’armi a bordo, di competenza del comandante. Il quale, se avesse “aperto l’armadietto” dopo esser stato assalito in acque internazionali, sarebbe stato nel pieno diritto delle convenzioni internazionali. Il fotogramma del giobbotto salvagente si nota chiaramente, non l’ho inventato. E poi: chi ha aggredito? Le navi israeliane non avevano diritto d’ispezione in acque internazionali. Ciao Sempreio

  • Nemesi

    E’ improbabile che sia una pistola, lo si capisce da come viene impugnato l’oggetto, avete mai visto impugnare un’arma mantenendo quella posizione a braccio aperto, sembra più la posizione di qualcuno che stia lanciando qualcosa, oppure usando l’oggetto come corpo contundente.
    Se proprio dovrei sbilanciarmi potrebbe sembrare la posizione di chi ha in mani una pistola lancia razzi e sta lanciando un razzo in aria (?).
    Bisognerebbe analizzare bene la scena e in ogni caso non sta scritto da nessuna parte che se vengo aggredito non ho il diritto di difendermi.

  • vic

    Oggi, vista la stagione, siamo in visita di cortesia ad una rinomata fabbrica di gassose off-shore. Off-shore si’. Si tratta ti tecnologia d’avanguardia che solo menti brillanti ed elette possono escogitare. Curiosamo un po’

    V: Buongiorno signor Raz, come va la produzione di gassose?
    Raz Glupenstein: Bene, va molto bene. Fra breve saremo in grado di gassificare tutto il mare qui attorno.
    V: Lapeppa, un mare tutto di gassosa!
    Raz G. (ride): Il nostro scopo non e’ solo la gassosa in se’.
    V: No? Avete uno scopo collaterale, forse del vino?
    Raz G.: Dovrebbe spiegarglielo il nostro avvocato specialista in legislazione marittima, ma cerco di fare del mio meglio.
    V: Faccia pure.
    Raz G.: Come lei ben sa, la legislazione marittima si occupa di legiferare attorno ai temi delle acque, tratta essenzialmente questioni di acque territoriali ed extraterritoriali.
    V: Effettivamente. Cosa centra la vostra gassosa?
    Raz G. (s’impettisce): Modestamente gassando tutto questo mare di fronte a Gaza trasformiamo la fascia territoriale in fascia gassosa, detto in termini precisi la fascia Gazosa diventa fascia gassosa.
    V: Embe’?
    Raz G. (s’entusiasma): La legislazione marittima parla di acque, non di gassose. Le nostre poi sono super gassose, anzi meta-gassose.
    Vic: Maddai!
    Raz G.: Le gassiamo col metano, molto piu’ leggero del CO2. Dal gusto molto particolare.
    V: C’e’ un risvoltino per l’avvocato vero? Me lo spifferi in via confidenziale, suvvia.
    Raz G. (s’avvicina, sussurra all’orecchio): Le flottiglie non ce la fanno a galleggiare sulle meta-gassose, van giu’. Siccome non esistono trattati internazionali sulla navigazione nella gassosa, non possono nemmeno protestare.
    V: Glup!
    Raz G.: Glup.
    V: Gulp, s’e’ fatto tardi, grazie della frizzante spiegazione, m’aspetta un potente mezzo marittimo per riportarmi a casina.
    Raz G.: Apprezzi il nostro mare, gran bel mare.
    V: Bye bye.

    Gran bel mare, il Mare Minum.