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TUTTI DEVONO SAPERE CHE FB E’ UNA TRAPPOLA

DI FRANCO BERARDI “BIFO”
facebook.com

“Tutti devono sapere” è il nome di una pagina Facebook che informa(va) sulle questioni della cosiddetta riforma Gelmini, l’attacco definitivo scatenato contro la scuola pubblica italiana, il tentativo – che purtroppo sta avanzando – di distruggere alla base ogni vita intelligente, ogni democrazia in questo paese.

Diecimila persone erano collegate a questa pagina: insegnanti, genitori, studenti.

Da un paio di giorni questa pagina è stata cancellata senza motivazioni senza spiegazioni.

Per violazione di qualche norma di un regolamento che nessuno conosce.

Facebook è così. Ricevo sempre più spesso messaggi (spesso comicamente disperati) di persone che sono state bannate dal social network, e annaspano perché la loro socialità si alimentava sempre più degli scambi di messaggi, e della continua consultazione del sito nel quale chi è solo (quasi tutti lo sono di questi tempi) può trovare la coccolante conferma della sua esistenza, e la sensazione di avere amici, anche se più tempo passi davanti allo schermo, meno amici avrai nella carne e nello sguardo.

Io protesto insieme a molti altri contro la cancellazione autoritaria della pagina “Tutti devono sapere”. Però vorrei cogliere questa occasione per dire a tutti (anche ai diecimila iscritti della pagina bannata) che questa è una lezione su quel che è Facebook, e su quello che sta diventando la Rete, nella fase del Web 2.0: un ordigno totalitario, una bomba psichica a tempo destinata a distruggere ogni empatia tra esseri umani.

 

Negli anni ’80 tradussi un articolo dal titolo Communication without symbols, scritto da un giovane ingegnere elettronico di nome Jaron Lanier. Lanier lavorava allora in California per un laboratorio di ricerca sulle nuove tecnologie, e fu il primo a sviluppare le interfacce del Data Glove e di altri congegni di Virtual Reality che precedettero e prepararono il lancio del world wide web.

Ora Jaron Lanier ha pubblicato un libro dal titolo You are not a gadget, che costituisce per quel che ne so la migliore critica del Web 2. 0 e particolarmente del social network che ha attratto più di mezzo miliardo di utenti, e che sta trasformando la vita quotidiana di una parte considerevole della nuova generazione.

La prima parte del libro è dedicata all’analisi delle filosofie californiane che identificano nell’Info-Cloud la forma più alta di vita intelligente associata, e tendono a vedere nella rete telematica la forma più avanzata di vita intelligente, fino al punto che, come diceva Kevin Kelly nel suo libro del 1993 (Out of control) la mente globale non può essere compresa né controllata dalle menti umane individuali, e questo significa che essa è di un ordine superiore alla mente umana, come un alveare ha intelligenza superiore a quella delle api che lo hanno costruito.

“La funzione di questo modello non è, scrive Lanier, rendere la vita più facile per la gente. Ma promuovere una nuova filosofia, secondo cui il computer evolve verso una forma di vita che può capire gli umani meglio di quanto gli umani capiscano se stessi…”

(You are not a gadget, pag. 28, traduzione mia)

Lanier parte dalla premessa (filosoficamente importante) che

“L’informazione è esperienza alienata.”

E aggiunge: “Se i bit possono significare qualcosa per qualcuno, è solo perché sono oggetto di esperienza. Quando questo accade, si crea una comunanza di cultura tra chi immagazzina bit e chi li va a pescare nella memoria. L’esperienza è il solo processo che può disalienare l’informazione.” (29)

La tecno-Teologia della Mente alveare ha elementi molto affini alla Teologia Neoliberista, secondo cui esiste una mano invisibile che automaticamente regola tutti gli scambi economici in modo tale da realizzare il migliore dei mondi possibili in una condizione di deregulation perfetta.

Leggiamo ancora Lanier: “Nel passato un investitore doveva essere capaci di capire almeno qualcosa su quel che il suo investimento avrebbe effettivamente prodotto. Oggi non è più così. Ci sono troppi strati di astrazione tra il nuovo tipo di investimentoi e l’evento produttivo.

I credenti nella filosofia della mente alveare sembrano pensare che per quanti livelli di astrazione siano in un sistema finanziario questo non ne riduce l’efficacia. Secondo questa ideologia, che mescola cyber-cloud ed economia friedmaniana (Neoliberista), il mercato farà quel che è meglio per tutti, e non solo, farà tanto meglio quanto meno la gente è in grado di capirlo. Io non sono d’accordo. La crisi finanziaria prodotta dal collasso dei mutui immobiliari è stato la prova del fatto che troppa gente aveva creduto nella teologia.” (pag.97)

Prima del collasso, effettivamente, i banchieri ci assicuravano che i loro algoritmi intelligenti potevano calcolare ogni rischio ed evitare prestiti pericolosi. Sappiamo come è andata a finire, milioni di persone hanno perso la casa, il sistema finanziario è crollato, la popolazione è stata costretta a salvare le banche, causa del disastro, e oggi l’economia mondiale è sprofondata in una recessione che appare irreversibile, e i governi europei chiedono alla popolazione di rinunciare ai suoi diritti, ai suoi salari, al suo tempo libero alla sua pensione perché il sistema finanziario – che ha provocato tutto questo – deve essere salvato.

Cosa c’entra in tutto questo Facebook? C’entra eccome, perché Facebook è la forma più compiuta di una forma di totalitarismo algoritmico di cui Lanier parla così:

“Con la formazione del Web 2. 0 si è verificata una forma di riduzionismo. La singolarità viene eliminata da questo processo che riduce a poltiglia il pensiero. Le pagine individuali che apparivano nella prima fase di Internet negli anni ’90 avevano il sapore della persona che le faceva. MySpace preservava qualcosa di quel sapore, anche se era cominciato il processo di formattazione. Facebook è andato oltre organizzando la gente dentro identità a scelta multipla, mentre Wikipedia cerca di cancellare interamente il punto di vista. Se una chiesa o un governo facessero una cosa del genere lo denunceremmo come autoritario, ma se i colpevoli sono i tecnologi, allora sembra che tutto sia  alla moda, e inventivo.” (pag. 48)

E per finire, Lanier si chiede: “Sto forse accusando centinaia di milioni di utenti dei siti di social network di accettare una riduzione di sé per poter usare dei servizi? Ebbene sì, io li accuso. Conosco una quantità di persone, soprattutto giovani ma non solo che sono orgogliosi di dire che hanno accumulato migliaia di amici in Facebook. Ovviamente questa affermazione si può fare solo se si accetta una riduzione dell’idea di amicizia.” (pag. 52)

Il problema è fino a quel punto questa riduzione potrà arrivare. Se si tratta di persone che hanno ormai un’esperienza psichica ed esistenziale, probabilmente Facebook finirà per essere solo una enorme perdita di tempo e una trappola come è successo per le diecimila persone che hanno affidato a Facebook la loro azione politica e comunicativa.

Ma se l’utente ha otto anni o dodici, allora io credo che la questione sia molto più pericolosa.

“Mi preoccupo per la prossima generazione, scrive Lanier, che cresce con una tecnologia di rete che esalta un’aggregazione formattata. Non saranno forse più inclini a soccombere alle dinamiche di sciame?”

Queste parole non le scrive un umanista nostalgico, né un rabbioso sovversivo luddista, ma un ingegnere informatico che ha immaginato la rete molto prima che Internet esistesse.

Per questo dovremmo ascoltarle, e riflettere, perché la nostra socialità, attraverso la rete, esca dalla rete e invada la vita, che altrimenti non ha più amicizia, né piacere, né senso.

Franco Beradi “Bifo”
Fonte: www.facebook.com
Link: http://www.facebook.com/home.php#%21/notes/franco-berardi/tutti-devono-sapere-che-fb-e-una-trappola/464023495368
31.10.2010
 

Pubblicato da Davide

  • totalrec

    Per la cronaca, la pagina di facebook è ancora accessibile e visibile, anche se pare che gli amministratori non riescano più ad accedervi. Prima di gridare al complotto, comunque, prenderei in considerazione l’ipotesi di una “normale” malfunzione della piattaforma, che è all’ordine del giorno e che probabilmente verrà presto risolta. Ciò non toglie che Facebook sia un orrore, una vera e propria degenerazione della vita sociale e una sterilizzazione delle potenzialità di internet e dell’informatica in generale. Ma perché questa gente non apre un blog o un sito, anziché una pagina facebook? E’ così complicato acquisire quel minimo di competenze necessarie a non ritrovarsi sempre alla mercè di qualcuno?

  • amensa

    se qualcuno avesse cominciato a fare un dossier su ogni persona, con vita , tendenze, impieghi, hobby ecc… si sarebbe gridato allo scandalo.
    poi nacque facebook…….
    mi pare che tutti coloro che si sono autodescritti così bene su facebook, non abbiano la minima idee di quante informazioni hanno dato di se stessi, gratutitamente e volontariamente, a chi volesse conoscerli per controllarli.
    complimenti !!!

  • 10secondi

    quoto.
    il vero problema di cui non si parla mai è proprio questo…
    altro che “piano solo” e lista nera dei “politicamente pericolosi”
    con FB sono riusciti a creare una generazione di schedati…

  • Kevin

    E’ il prezzo che bisogna pagare per la stupidità, l’egocentrismo e l’esibizionismo. Mi sembra uno scambio equo.

  • Faulken

    e capirai che novità… singolarità / massa, basta qualche nozione evangelica o aver frequentato la rete pre social network senza bisogno del frasario guattaristico da cui bifo non riesce a sganciarsi. Cmq sia, si…

  • mazingazeta

    Mai stato attratto da fb, così a naso. E non vedo perchè avendo un blog da anni, debba dare nome, cognome e nr. tel. a tutti. Pochi riflettono su questi semplici aspetti, mica per timori ma per la ragione che la mia vita privata appartiene a me. E poi è acquisito il fatto che le aziende hanno iniziato a individuare i propri candidati pure attraverso le loro pagine di faccialibro : emblematico come in italiano suoni così bene no ?

  • af74

    Credo si parti da un punto di vista profondamente errato, la reale portata di una pagina web , credo vivamente che questo sistema possa in qualche modo informare , ma pur tenendo presente che informazione verra letta solamente da chi interessa, esempio se si tratta argomenti su gruppi come gli illuminati, accosterai gente che gia di suo tratta argomenti tipo signoraggio ,massoni ,politica internazionale ecc , ma di certo nessun altro, che se anche leggera sara in maniera superficiale, al di la del numero lettori ,quindi poco vale trattare siti come fb come siti tranelli , poco vale rendere inagibili pag che verrebbero riaperte esattamente come quando chiuse, forse perdendo poche amicizie ,perche chi credeva nella pagina ovviamente si riscrive, diverso discorso a l’impatto che si vuole creare , cioe’ se piu persone portano avanti una politica giusta o errata che sia, non devono ne possono credere che una pag web sia la soluzione ,perche non lo e’ ,nemmeno lontanamente , anzi il vero rischio e’ che si creda che l’apertura o meno di una pagina sia importante ,o credere che la sua chiusura sia realmente una dichiarazione di “paura” di questo o quel governo o istituzione , al massimo puo essere un contentino a continuare cosi ,cioe io ti chiudo la pagina, cosi puoi credere di essere importante , al fine di confinare il tuo pensiero solamente in quel punto, contringendoti in qualche modo a riaprirla e ad aumentare le amicizie o contatti , tralasciando le reali strade sociali o politiche ,e impatto sociale ottenuto e’ chiusa pag insegnanti con 10000 contatti , ma riaperta e ora ha 15000 contatti , e nella reale societa il messaggio e’ : BENE ORA E’ TUTTO A POSTO, ma non e’ cambiato un cazz.. , quindi non date VALORE A CIO CHE NON C’E’ LA…….
    e tengo blog – sito – e pagina fb (andrea fontana)

  • ottavino

    “Per questo dovremmo ascoltarle, e riflettere, perché la nostra socialità, attraverso la rete, esca dalla rete e invada la vita, che altrimenti non ha più amicizia, né piacere, né senso.”. Che idee questo Bifo…ma nessuna socialità è possibile nel “mondo”. E’ proprio per questo che le gente sta nella rete!

  • fm

    Facebook e` una trappola…
    Google anche.

    Qualsiasi cosa si posti online (status su facebook, post su un blog, etc.) rimarra` ad imperitura memoria.

    Vale la pena notare che non c’e` nessuno schema manovratore dietro, ma solo il vile denaro. La schedatura e` un side-effect.

  • AlbertoConti

    Non so perchè, ma facebook mi ricorda il calcio. Alla larga!

  • martiusmarcus

    Spiace ammetterlo, ma Bifo sottolinea un pericolo vero, un problema in più creato dalla tecnologia: la cyber-alienazione. Diventerà col tempo un tarlo in grado di consumare mente e corpo delle generazioni nate e formatesi al suo interno? Certo le generazioni post-social network non saranno come quelle pre, poco ma sicuro. L’impatto psichico dell’agorà virtuale a lungo termine è un bel punto interrogativo che proietta delle ombre poco rassicuranti, specie per chi ha visto egoduto un mondo reale, con piazze reali, sorrisi reali e non faccine. La cosa paradossale è che tutto questo lo si dica dentro facebook e lo si discuta poi su un blog!! Ma tant’è.

  • AldoVincent

    Mah, non saprei che dire, se non che ogni riflessione è utile per capire il marchingegno che regola le nostre opinioni. Io sono un navigatore del Web fin da quando andava a pedali e credo di poter parlare per esperienza personale. Sono un tipo “eccentrico” nei suoi scritti e nell’esprimere le proprie opinioni. Credo di non essere omologato a nessun modello. Per questo, e lo posso documentare, io sono stato bannato da tutti i Forum, salotti culturali, aggregatori di notizie ed opinioni, molto prima che arrivasse Facebook. Quindi il fenomeno non va attribuito al mezzo ma a quello che già siamo e che il mezzo amplifica.
    Piuttosto devo riconoscere che il difetto del social network si riscontra proprio nell’omogeneizzazione (dio che brutto neologismo) delle opinioni. Ho cinquemila “amici” e questo mi espone più di altri alle varie “segnalazioni” da parte di coloro che non condividono le mie idee, con sospensione di alcune funzioni. Succede inoltre che se esprimo opinioni con cui qualche “amico” non concorda, questi – dopo avermi insultato – stacca la spina, cioè mi cancella dai suoi amici, non permettendomi nessun tipo di replica. Si va delinenado quindi un circolo, un salotto, una camarilla, dove tutti condividiamo le medesime idee. Una specie di inutile sterile parlarsi addosso.
    A questo, ahimè, non si rimedia…

  • vic

    Oggi ci samo infilati di soppiatto laddove viene aggiornato il dizionario.
    Siamo finiti negli uffici del maxistero della neolingua.

    Neoapprendista linguista: Capo, io la parola socialismo la cancello. Nessun giovane la usa piu’, tantomeno ha la minima idea di cosa significhi.
    Capa linguista: Cancella allora.
    Neoapp. ling: Socialita’, che facciamo? Poi ci sarebbe ‘soci della birra”.
    Capa ling. (concentrata): Correggi socialita’, oggi si dice social. Ci vuole snellezza ragazzo.
    Neoapp. ling: Bene, ho corretto anche “Cinema Sociale” in “Cine Social”
    Capa ling: Obbrobrio, ragazzo! Via via, cancella tutto.
    Neoapp. ling: Lascio “Cine”.
    Capa ling: Hai messo l’espressione in vero italiano?
    Neoapp ling: Socialistichespiralidoso, quella?
    Capa ling.: No, non quella. Social network, quello e’ puro italiano.
    Neoapp ling: Capo, non c’e’ la cappa sulla mia tastiera fiorentina.
    Capa ling: Ragazzo, domani avrai una tastiera nuova con la doppia vu e anche con la cappa.
    Neoapp ling: Capito! Grazie capo.

    Essendo l’ora di cena, vado a capo anch’io.
    Buon appetito!

  • Earth

    Non solo, immagina quanto tempo e forza lavoro necessitava un’impresa del genere e invece cosi’ ognuno ha fatto la sua parte riducendo al minimo il tempo impiegato e l’ha fatto pure gratis, mentre chi lo gestisce ci guadagna pure con la pubblicita’ (autofinanziamento del progetto a tempo illimitato).

  • Firenze137

    condivido molte delle cose dette, ma non tutte. Le nostre vite sono state e sono piene di ‘eventi’, situazioni, persone, aggeggi, aggeggi tecnologici a doppia faccia. Il bene ed il male. Lo yin e lo yang.

    facebook è uno di queste realtà. Fa leva su meccanismi interiori che assecondano la nostra esisgenza di comunicare. Quindi la ‘base’ degli stimoli che danno vita alla vita sociale di ognuno di noi.

    Lo stimolo è presente, è imperante, e lo strumento ‘facebook’ è potente. Molto potente.

    E’ apparentemente gratuito, ma in realtà se mettiamo in conto il tempo che ci dedichiamo (anche se questo è nominalmente tempo libero) la risorsa tempo personale è notevole.

    C’è e ci può essere il controllo dall’alto di coloro che stanno nella stanza dei bottoni, sia quelli che fanno parte del ‘Sistema Paese’ che la ‘Proprietà di facebbok’ che ne ricava un utile e che quindi come tutte le macchine che fanno soldi devono ‘convivere’ col ‘Sistema’ , cioè non darsi noia/danneggiarsi a vicenda. Ecco perchè superata una certa ‘soglia di danno’ – o dall’una o dall’altra parte- l’altra provvede a eliminare o limitare il danno. Le chiusure degli account sono in questo senso. Ma ovviamente la censura è equivalente ad altri tipi di censura sui media che giornalmente operano analogamente a quelle – meno evidenti ma ci sono – dei paladini della protesta come grillo, travaglio ecc.

    Quindi facebbook non è nè un bene assoluto nè un male . E’ una medaglia a doppia faccia. E secondo me va solo preso a piccole dosi, sopratutto limitando il numero degli amici. Io non sono particolarmente richiesto, ma limito gli accessi ( ne ho meno di 100 ) ad un numero misurato e realistico. Tanto 5000 amici servono solo ai personaggi pubblici , attori e smili.

    E’ curioso poi che il ‘sistema’ facebook ti stimoli continuamente ( a me che rifiuto gli amici/accessi, in particolar modo) a dire quello che fai e a catturare nuovi amici. E’ ovvio il movente commerciale, ma suppongo che ci sia anche quello di sapere chi sono io e che cosa faccio. Io non ho segreti. Ma certo la catalogazione gratutita degli utenti facebook con i loro profili e connotazioni personali è un valore aggiunto di grande interesse sia per gli operatori commerciali che per quelli del Sistema. Sistema Paese sopratutto.

    Comunque l’era di facebook continua. Prima o poi si fermerà. Ma certo non domani.

  • geopardy

    Confermo che mi è successo più volte di essere bannato e non sono uno che insulta, ma tendo a sviluppare ragionamenti, quindi, confermo in pieno ciò che dici.
    Nel web è più facile escludere, per il semplice fatto che non puoi chiedere spiegazioni del perchè sei stato escluso.
    Semplice, non so chi tu sia, non mi piace come ragioni, quindi…. ti faccio sparire senza alcun ripensamento o scrupolo; altro sarebbe, però, se l’esclusione avvenisse dall’interno della gestione, pubblica o privata che fosse, essa dovrebbe garantire il più totale disinteresse circa il suo utilizzo (sempre che non si stia architettando o perpetrando dei reati veri e propri).
    Ciao
    Geo

  • geopardy

    Bisognerebbe capire se l’anonimato sistematico di miriadi di blog sia più garante di libertà di un luogo del web in cui usi nome e cognome.
    Tutto qui, poi, per quanto riguarda i dati tutto verissimo, ma su facebook, ad esmpio, dubito che qualcuno pubblicherebbe foto del tipo: questi sono i miei compagni durante la rapina che abbiamo fatto al centro commerciale.
    Le cose importanti sfuggirebbero comunque al controllo della rete, mentre ci sono una miriade di blog che inneggiano alle peggiori nefandezze, coperti da anonimato.
    Rischi grossi ci sono in entrambi i casi.
    L’unica alternativa sarebbe parlare guardandosi negli occhi.
    ciao
    geo

  • wld

    L’Espresso ha fatto questo articolo: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/%3Cdiv%3Ela-polizia-ci-spia-su-facebook%3Cdiv%3E/2137277 dove si legge chiaramente che “La polizia ci spia su Facebook”, c’è stata subito una risposta di smentita della Polizia Postale, e la successiva risposta dell’espresso. Concordo con “fm” che Facebook e` una trappola così dicasi per tutti gli altri motori di ricerca e socialnetwork compresi i blog e chat; uscire dalla rete non sarebbe poi così male, solo che non lo farà nessuno, è la droga del terzo millennio, “chi è colpa del suo mal pianga se stesso”.

  • redme

    …“Facebook è l’occhio del Grande Fratello”.. Richard Stallman

  • AldoVincent

    ehehehehe
    ogni tanto c’è il bisogno di una boccata di sottile ironia in questo web pesante e tedioso
    grazzz

  • caps

    basta rileggersi un articolo comparso molto tempo fa su CDC…

    https://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=5266

    molti non hanno buona memoria…..ed educazione (ovviamente non mi riferisco a questo post…)

  • Kevin

    Se lo dice Stallman c’è da mettere la mano sul fuoco.

  • w4ller

    Mi son sempre chiesto… ma perchè non venite a postare sulla pagine di comedonchisciotte su fb? Che è molto più comoda?
    Eppoi basta con ste nickname del cavolo.. nome e cognome voglio.

  • ambrogio

    Dunque, siccome la pagina in questione l’ho aperta io e siccome da 10 giorni tutti gli amministratori non hanno più a disposizione gli strumenti di pubblicazione, ho pensato di dire due parole in coda ai commenti al testo di Franco. Intanto non è una questione tecnica, questo è assodato, ma una decisione di FB per altro una decisione senza alcuna motivazione. In queste pagine, c’è un articolo sul tema abbastanza interessante: https://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=5858&mode=thread&order=1&thold=0
    Una pagina dedicata a fornire informazioni sul disastro che sta vivendo la scuola pubblica, questa la ragione della sua nascita. Complotto? non credo. Controllo automatico attraverso parole chiave? forse. I primi effetti dell’accordo Viminale/FB? può darsi. Una cosa è certa, qualunque sia la ragione, da dieci giorni 10000 persone hanno perduto uno strumento di comunicazione piuttosto potente dal punto di vista organizzativo. Per il resto non temo Fb, nè tweeter ne qualsivoglia altro socialnetwork. Li uso per quello che offrono. Punto. Neppure la prvacy è un problema, decido io cosa dire di me e se anche mi spiano non c’è nulla che debba nascondere. Gli rimane una panoramica sui miei gusti forse, ma chi se ne frega. E quando mi fottono, come in questo caso, mi spingono a trovare altre soluzioni. Un blog tipo questo?

  • w4ller

    Ohhh. Così si ragiona.