Turchia, 55 avvocati arrestati per aver difeso dissidenti

DOPO IL GOLPE FALLITO NEL 2018, RAPPRESAGLIA CONTRO GLI AVVOCATI

Ricordate il tentativo di colpo di stato in Turchia del luglio 2018? La risposta di Erdogan, come era da immaginarsi, sarebbe stata pugno di ferro e repressione. Da quel giorno si contano 1480 indagati, 570 detenuti e 441 condannati, a cui oggi si aggiungono 55 avvocati colpevoli per aver difeso dissidenti.

Era successo già in moltissimi casi (compreso Ebru Timtik) che l’arresto dell’avvocato discendesse dall’abusato paradigma per cui se difendi il terrorista sei terrorista anche tu. Ma qua, esplicitamente, per la prima volta, l’ordine di arresto si basa sul fatto di “avere difeso affiliati all’associazione di Gulen” e “avere cercato di manipolare i processi in favore dell’organizzazione terroristica con la scusa di avvalersi della legge”. Insomma, di avere svolto la loro professione.Per arrestare i 55 colleghi si sono mobilitati 1500 poliziotti, quando potevano essere fermati ogni mattina in Tribunale (alcuni infatti sono stati arrestati proprio lì) e due colleghe incinte sono state portate via con le manette dietro la schiena. Agli arrestati non è stato concesso di nominare difensori di propria scelta, ma sono stati forniti difensori indicati dalla procura.

La situazione è perciò molto preoccupante.

 

La corte suprema ha anche confermato l’arresto dei 18 avvocati dell’Associazione Avvocati Progressisti ( Çhd), di cui faceva parte Ebru Timtik, la legale turca morta il 27 agosto dopo 238 giorni di sciopero della fame.

 

 L’associazione era stata messa fuori legge con i decreti emergenziali del 2018: i 18 avvocati progressisti erano stati condannati a 189 anni di carcere complessivi, con pene variabili da un minimo di 3 anni fino a 19 anni di reclusione, per presunti reati di terrorismo

 

L’accusa, infatti, si basava esclusivamente sui cosiddetti “testimoni segreti”, la cui identità è sconosciuta, impedendo un reale contraddittorio. Nonostante il numero di contraddizioni denunciate, le condanne sono state confermate dalla Cassazione, causando stupore e indignazione da parte di molte associzioni forensi che denunciano la criminalizzazione dell’avvocatura in turchia.