TSIPRAS E LA SINISTRA AL SOLDO DELLA FINANZA

TSIPRAS E LA SINISTRA AL SOLDO DELLA FINANZA

DI DIEGO FUSARO

scenarieconomici.it

Tsipras: la sinistra che sta con l’euro; la sinistra che sta col capitale e con i padroni; la sinistra che ha tradito Marx e i lavoratori. Con una sinistra così, non vi è più bisogno della destra. È la sinistra che vuole abbattere l’austerità mantenendo l’euro: cioè abbattere l’effetto lasciando la causa, ciò che è impossibile “per la contradizion che nol consente”.

La domanda da porsi, allora, è una sola: stupidità o tradimento? Propendo per la seconda risposta: tradimento. Tradimento di una sinistra passata armi e bagagli dalla lotta contro il capitale alla lotta per il capitale, dal monoclassismo universalista proletario al bombardamento universalista imperialistico in nome dei diritti umani, dalla lotta per i diritti sociali alla lotta per il matrimonio gay come non plus ultra dell’emancipazione possibile. Dalla falce e il martello all’arcobaleno: non v’è null’altro da aggiungere, temo.

Tutto questo farebbe ridere, se non facesse piangere. È una tragedia storica di portata epocale. Il quadro a cui, nell’immaginario comune, sempre più si dovrebbe abbinare l’idea della sinistra (Tsipras in testa!) non è più Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo, bensì L’urlo di Edvard Munch: dove, tuttavia, il volto trasfigurato dal dolore e immortalato nell’atto di gridare scompostamente è quello di Antonio Gramsci, ucciso una seconda volta, dopo il carcere fascista, dalle stesse forze politiche che hanno tradito il suo messaggio e disonorato la sua memoria.

Il paradosso sta nel fatto che la sinistra di Tsipras oggi, per un verso, ha ereditato il giacimento di consensi inerziali di legittimazione proprio della valenza oppositiva del’ormai defunto Partito Comunista e, per un altro verso, li impiega puntualmente in vista del traghettamento della generazione comunista degli anni Sessanta e Settanta verso una graduale “acculturazione” (laicista, relativista, individualista e sempre pronta a difendere la teologia interventistica dei diritti umani) funzionale alla sovranità irresponsabile dell’economia e della dittatura finanziaria. I molteplici rinnegati, pentiti e ultimi uomini che popolano le fila della sinistra si trovano improvvisamente privi di ogni sorta di legittimazione storica e politica, ma ancora dotati di un seguito identitario inerziale da sfruttare come risorsa di mobilitazione conservatrice.

La sinistra di Tsipras è il fronte avanzato dell’opposizione ideale a sua maestà Le Capital. Nel loro esercizio di una critica già da sempre metabolizzata dal cosmo mercatistico, i tanti fustigatori à la Tsipras della società esistente svolgono sempre e solo la stessa duplice funzione apologetica di tipo indiretto. La loro critica addomesticata e perfettamente inseribile nei circuiti della manipolazione organizzata occulta la propria natura apotropaica rispetto a una critica non assimilabile nell’ordine dominante. La loro critica già metabolizza l’ordine neoliberale (euro, finanza, spoliticizzazione, rimozione della sovranità, ecc.).

Tsipras e la “sinistra Bilderberg” neutralizzano la pensabilità, se non altro per l’opinione pubblica, di critiche effettivamente antisistemiche. In tal maniera, all’opinione pubblica e alla cultura universitaria pervengono sempre e solo idee inoffensive e organiche al sistema, ma contrabbandate come le più “pericolose” in assoluto, creando l’illusione che esse coincidano con il massimo della critica possibile.

Prova ne è che oggi le sole idee veramente “pericolose”, cioè incompatibili con lo Zeitgeist postborghese e ultracapitalista, coincidono con il recupero integrale della sovranità nazionale (economica, politica, culturale, militare) come passaggio necessario per la creazione dell’universalismo dell’emancipazione, con la deglobalizzazione pratica e con il riorientamento geopolitico contro la civiltà del dollaro. E, invece, i pensatori osannati come i più pericolosi dalla dittatura della pubblicità, propongono l’innocuo altermondismo in luogo della deglobalizzazione, l’inoffensivo multiculturalismo dei diritti umani in luogo della sovranità nazionale, la demonizzazione dei dittatori e degli “Stati canaglia” in luogo del suddetto riorientamento geopolitico. Muovendosi entro i confini del politically correct fissati dal sistema, essi criticano il presente con toni che, quanto più sembrano radicali, tanto più rinsaldano il potere nel suo autocelebrarsi come intrascendibile e democratico. Che lo sappiano o no, Tsipras e i suoi compagni di partito sono pedine del capitale, mere “maschere di carattere” (Marx), meri agenti della produzione: essi svolgono – lo ripeto – la funzione di oppositori di sua maestà il capitale.

Come sappiamo (ma repetita juvant), il progetto eurocratico si rivela organico alla dinamica post-1989 a) di destrutturazione degli Stati nazionali come centri politici autonomi (con annesso disciplinamento dell’economico da parte del politico) e b) di “spoliticizzazione” (Carl Schmitt) integrale dell’economia, trasfigurata in nuovo Assoluto. Dal Trattato di Maastricht (1993) a quello di Lisbona (2007), la creazione del regime eurocratico ha provveduto a esautorare l’egemonia del politico, aprendo la strada all’irresistibile ciclo delle privatizzazioni e dei tagli alla spesa pubblica, della precarizzazione forzata del lavoro e della riduzione sempre più netta dei diritti sociali. Spinelli e Tsipras vorrebbero rimuovere gli effetti lasciando però le cause. Il che, evidentemente, non è possibile. Sicché essi, con la loro falsa opposizione, sono parte integrante della grande recita del capitale, svolgendo la funzione dei finti oppositori, vuoi anche del nemico che si finge amico, ingannando popoli lavoratori e gonzi di ogni estrazione.

Che ha mai a che fare il signor Tsipras con Marx e Gramsci? Nulla, ovviamente. Tsipras ha assistito al genocidio finanziario del suo popolo causato dall’euro: egli stesso è greco. E, non di meno, vuole mantenere l’euro: non passa giorno senza che egli rassicuri le élites finanziarie circa la propria volontà di non toccare l’euro. E, in questo modo, offre una fulgida testimonianza – se ancora ve ne fosse bisogno – del fatto che Marx e Gramsci stanno all’odierna “sinistra Tsipras” venduta al capitale come Cristo e il discorso della montagna stanno al banchiere Marcinkus.

Diego Fusaro

Fonte: http://scenarieconomici.it

Link: http://scenarieconomici.it/tsipras-sinistra-soldo-finanza-diego-fusaro/

15.01.2015

Commenti (13)

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    1. adriano_53 17 gennaio 2015

      Come un albero lo si riconosce dal frutto, allora un articolo che da adito ad un commento come quello di GioCo è di per sè un articolo insensato. Fusaro scrive troppo e medita poco: l'esatto contrario di ciò che richiede la sua professione.

    1. ROE 17 gennaio 2015

      Concordo con Fusaro e tuttavia mi chiedo: quante persone (cioè quale percentuale della popolzione), oggi, sarebbero disposte a partecipare ad un'iniziativa politica tesa a cambiare radicalmente il sistema? La gente vuole solo più denaro. E subito. Se non fosse così, il classismo non sarebbe mai esistito.


    1. Georgios 17 gennaio 2015

      Quello che scrivi in apertura e' proprio la nostra speranza. Ossia la salvezza tramite SYRIZA suo malgrado. Perché per quel che riguarda la sua volontà meglio lasciar perdere.

      Il fatto e' che la crisi che affligge la società greca da quasi 5 anni ormai e' finalmente approdata a livello politico cioè partitico. Verrà travolto tutto lo status quo di clientelismo, favoritismo e di grandi abbuffate nato nel 1974 dopo la caduta dei colonnelli (diciamo la nostra prima repubblica). E spariranno tutti.


      Ne
      nascerà un periodo di instabilità politica (una manna per il popolo
      martoriato) in cui le nuove tendenze sociali dovranno trovare la
      propria espressione politica. Quando ciò accadrà aspettatevi una
      reazione a catena un tutto il sud europeo.

      Per quel che riguarda i “mercati”, cioè gli speculatori, tutto quello che ci aspettiamo e' che si scannino tra loro. Mors loro vita nostra. Aspetta e vedrai quando la Grecia ripudierà il debito ed abbandonerà la casa di tolleranza fatta dagli euro.

    1. Georgios 17 gennaio 2015

      Condivido l'analisi eccetto per la parte centrale.

      Secondo me i due trenini hanno origini diverse. Il primo e' nato al principio per ragioni di necessità di azione politica e solo molto più tardi (Kautsky, inizio 20o secolo) si e' trasformato in ciò che si può definire prodromo del stalinismo, ossia della figura monolitica del partito-chiesa. Ma in ultima analisi sempre della presa in mano della situazione da parte della “classe capitalistica”, mai abbastanza approfondita come giustamente osservi, si tratta.

      Il secondo invece non e' stato che la mossa necessaria per un ulteriore mimetizzazione della trappola tesa e che e' scattata pochi anni fa. In nome del socialismo naturalmente (sociale la mimetizzazione, bancario la trappola).

      Ma d'altra parte solo pagando si impara. Forse l'umanità riuscirà a capovolgere i piani dell'oligarchia (che sempre classe e') evitando sia la soluzione armageddon sia quella robocop. Io ci credo.

    1. Cataldo 17 gennaio 2015

      Ecco il Fusaro lucido ed utile

    1. Cataldo 17 gennaio 2015

      E si, ormai siamo al redde rationem, l'euro è un elemento addirittura secondario, abbiamo di fronte lo spettro di una guerra su vasta scala.

    1. GioCo 16 gennaio 2015

      Secondo me non c'è nessun tradimento, è una evoluzione consenziente e rettilinea di un ceto trasversale rispetto dogmi sinistrorsi che è sempre stato più preoccupato di salvaguardare le proprie posizioni di privilegio e l'accesso alle risorse (come il controllo di chi fa cosa in una società che ruota attorno all'idea di lavoro, quindi alle direttive centrali del centralissimo partito comunista) rispetto alla salvaguardia coerente dell'ideologia propugnata.

      Un ideologia "per gli altri" e in particolare imposta a "disubbidienti", cioè a quanti non si conformano.
      Detta così è evidente come sia potuta diventare un favolosa arma in mano liberista, perché non ci sono mai state che differenze formali, basate solo su vocabilari differenti. Da una parte la tanto vituperata "classe capitalista" di cui (ovviamente) nessun comunista ha mai approfondito, in quanto "satana incarnato", ma che corrispondeva esattamente alla "restrizione delle libertà" liberista. Due dogmi un padrone, potremmo dire oggi: l'arroganza.

      Tutti i movimenti di sinistra, "proletari di tutti i paesi unitevi!" e del pensiero che si proclamava unilateralmente "materialista", sono diventati "culto del capo", regolarmente inumato come mummia ritualmente divinizzata, meglio che se fosse inventato dalla "Skull&Bones". Cosa c'è di meglio di un culto divinatorio mascherato da "pensiero materialista"? Infatti il cosmismo comunista nato nel 1800 è lo specchio perfetto del transumanesmo liberista nato nel 1957. Ma che coincidenza, eh? Proprio come i trenini, uno dietro l'altro e porprio nel periodo in cui i pochi hanno deciso che il patto sociale, il lavoro, era stracciabile.
      Tutti a inneggiare la scienza che poi era la tecnologia per trasformare l'uomo in androide. Oppure, detta come preferisco, rendere il lavoratore inutile.

      Se il lavoratore è inutile, quando parliamo di marxismo e del concetto materialista, della rigorosità razionalistica e scientifica, di che diamine stiamo parlando? Semplice, di come dovremo sparire, in un ideale futuro che abbiamo contribuito a costruire ma in cui (come lavoratori) siamo di troppo.

      Dal punto di vista di chi comanda è chiarissimo. Il lavoro non serve. Lo rivela qualsiasi proiezione futurista, da quella "bianca" che sogna un luogo di ozio o sollazzo eterni, a quelli catastrofisti, che sognano un rinnovamento epocale. Ora, a mio avviso possono esserci due scuole di pensiero su come spazzare via diversi miliardi di persone di troppo: una "rapidocentrica" e una "paziente". Quella rapidocentrica vota un disastro, che immagino più accettabile se appare naturale, dato che dopo ci sono meno giustifiche a cui pensare, ma tanto anche non lo fosse che differenza fa? L'importante è dove scarichi la colpa.
      Il problema di una soluzione rapida rimane però il danno collaterale relativo ambientale e il tempo necessario a ri-terraformare per permettere alla vita di tornare rigogliosa: la mancanza di pazienza prima, potrebbe essere pagata dopo. Ovviamente è un problema che riguarda i sopravvissuti scelti: qualunque disastro apocalittico rischia di innestare processi poco reversibili o del tutto irreversibili.

      Cosa che non accadrebbe con la soluzione paziente, dove il lavoro di sparire, lo stanno già portando avanti i diretti interessati, tramite un processo di impoverimento che porterebbe verso progressivi stadi di inedia. Una morte lenta per strangolamento, schiacciata dentro un silenzio mediatico tombale in cui i corpi umani avanzati verrebbero a un certo punto virtualmente assimilati dai processi industriali, fino a sparirci dentro. Armageddon Vs Robocop potremmo dire. Insomma, l'idea liberista e quella cinese (per intenderci).

    1. Tonguessy 16 gennaio 2015

      C'è una linea di pensiero che vuole qualsiasi forza parlamentare comunque debole rispetto alle vere esigenze del popolo. Ci sono state feroci critiche verso il vecchio PCI, che pure ha rappresentato (forse) l'unica grossa voce di dissenso nel panorama politico del dopoguerra. Quindi mi sembra ancor più sensato collocare Tsipras in quell'oscuro universo di forze colluse. Non intendo qui nè difendere nè infierire contro Tsipras, il voto non mi interessa più da un pezzo, ma una considerazione mi sento di farla: non so quanta differenza passi tra Tsipras (che non vuole uscire dall'euro) e la Lega di Salvini che invece vuole uscire. La realtà secondo me è che è stato completamente disattivato il processo democratico, quello che pure aveva portato il PCI ad un passo dai palazzi e alle a critiche feroci verso quel partito. Non ha funzionato allora, perchè dovrebbe funzionare oggi? Forse ci si illude ancora che ci sia una via di fuga, ma ho il sospetto che tale fuga, semmai, sia il prodotto di quelle scelte scellerate che si avvitano su sè stesse sempre di più fino a fare implodere tutto il castello di convinzioni e scelte. Insomma, Tsipras o non Tsipras non ci resta che aspettare: il Tempo è galantuomo e ci saprà spiegare i fatti al momento opportuno

    1. Rosanna 16 gennaio 2015

      Senza dubbio le scelte politiche di Syriza e di Tsipras sono ambigue e piuttosto deboli
      per abbattere la dura politica del regime eurocratico, però se la vittoria alle elezioni di fine
      gennaio è schiacciante e se Tsipras può governare da solo, allora le pressioni di una Grecia che da tempo soffre tragicamente per le politiche di austerity, vedendo peggiorare tutti gli asset economici e registrando un aumento della mortalità infantile addirittura al 43%, cioè subendo un regresso economico da terzo mondo. potrebbero farsi pericolose per la tenuta dell'euro, soprattutto se appoggiata dall'opinione pubblica degli altri paesi del sud Europa.

      Non ci scommetterei che nulla potrebbe accadere, perché il franco svizzero ha rivalutato del 10% sull'euro, dopo oscillazioni arrivate anche al 30%, e questo proprio in previsione delle prossime elezioni greche.

      Non dimentichiamo che i mercati non ragionano secondo ideologie, ma per interesse e spesso hanno ragione ... purtroppo.

      Ma la "salvezza" potrebbe venire proprio da loro.

    1. giorgiogio48 16 gennaio 2015

      Condivido l'idea di fondo di questo articolo

    1. bertol 16 gennaio 2015

      A mio vedere il quesito attuale è più grande dell'euro: più che fuori o dentro l'euro, è fuori o dentro la Nato. Il problema comunque per tsipras è già superato: è per stare dentro la NATO (" la Nato fa parte del ns DNA..."

    1. AlbertoConti 16 gennaio 2015

      Davide contro Golia è un mito. La Grecia oggi non ha bisogno di illudersi in un
      mito impossibile, ma di uscire da un incubo reale.

      Non conosco Tsipras al
      punto di azzardare previsioni sul suo comportamento futuro, ma nei suoi panni,
      cioè quelli di un concreto traghettatore del suo Paese fuori dalla tragedia,
      sarei non solo prudente, ma arciprudente in economia, anche a scapito della
      coerenza ideologica, diventata una questione talmente ingarbugliata da diventare
      con ogni probabilità un lusso insostenibile, assolutamente fuori luogo al punto
      in cui si trova la Grecia oggi.

      A parte i garibaldini nostrani della
      "lista Tsipras", che non prendo neppure in considerazione per non perdere tempo
      inutilmente, è chiaro che l'eventuale governo Tsipras della Grecia rappresenti
      una grande aspettativa per noi italiani di buona volontà. Ma non è ne giusto ne
      possibile caricarla di tanta responsabilità, per rispetto del Popolo
      greco.

      La moneta è sì simbolo e strumento della schiacciante dominazione
      "neoliberista" (tanto per intenderci, in attesa di un termine onnicomprensivo),
      ma al tempo stesso la sua radicale riforma è solo condizione necessaria, ma non
      sufficiente da sola, per invertire la rotta verso un riequilibrio nella
      distribuzione della ricchezza prodotta sia localmente che su scala
      continentale.

      Per riconquistare la libertà dell'autoderminazione
      economica e politica di un popolo, piccolo o grande che sia, è indispensabile
      agire su più fronti, localmente e strategicamente nel contesto geopolitico
      reale, così fortemente alterato dalla disperata prepotenza USA, che ci costringe
      al masochismo.

      Realisticamente saremmo noi italiani a poter dare una mano
      ai greci, su tutti i fronti, dal pratico all'ideologico, e non viceversa.
      Peccato che non abbiamo le risorse umane per farlo, e di questo ci dobbiamo
      vergognare, prima di lanciare nostalgiche abiure ideologiche, che non
      cambieranno i fatti di una virgola.

    1. Ercole 16 gennaio 2015

      Analisi encomiabile denunciamo apertamente i servi dei padroni e i tappetini del potere, il tempo della mediazione e del riformismo è finito la crisi del terzo ciclo di accumulazione del capitale mette tutti di fronte a un bivio :socialismo o barbarie altre strade non ce ne sono.

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