TROPPO BENESSERE CI HA FATTO TROPPO MALE

TROPPO BENESSERE CI HA FATTO TROPPO MALE

DI MASSIMO FINI

ilfattoquotidiano.it


A noi servirebbe una crisi molto più profonda di quella che stiamo attraversando. Una guerra, meglio ancora. Ma noi occidentali le guerre le facciamo agli altri, non le subiamo più. In Afghanistan ci sono più di tremila soldati italiani, ma la cosa non tocca la nostra vita quotidiana. Viviamo nelle retrovie. Piuttosto comodamente, tutto sommato. Eppure in giro è tutta una lagna. Le famiglie che non arrivano alla fine del mese. I giovani che non trovano lavoro. Ma nessuno è mai morto, in Italia, perché non ha trovato lavoro. Caso mai è vero il contrario. I giornali sono zeppi di notizie economiche, di Ftsi, di spread, di Fed, di Eurostock, di imprese che chiudono. Ma l’economia non è tutto nella vita dell’uomo e di una comunità. “Non si vive di solo pane” ha detto qualcuno, che non è stato l’ultimo della pista, in un’epoca in cui il pane non abbondava. La verità è che il benessere ci ha fatto male. Abbiamo perso ogni capacità di soffrire, dimenticando che la privazione è pedagogica e che, come scrive Nietzsche, “ogni malattia che non uccide il malato è feconda”. Perché ci aiuta a riscoprire, o a scoprire, l’autentica gerarchia dei valori, a distinguere fra ciò che è essenziale e quello che non lo è. Durante una guerra un amore va fino in fondo a se stesso, fa piazza pulita delle stronzate, non ci si logora perché uno schiaccia il tubetto del dentifricio dalla testa e l’altra dalla coda.


Durante una guerra depressione e nevrosi, malattie della Modernità, crollano quasi a zero. Nel Dopoguerra noi italiani, sconfitti, eravamo infinitamente più poveri di quanto lo si sia ora anche negli strati più bassi della popolazione. Ma eravamo anche infinitamente più sereni e più allegri. Dopo essere scampati ai bombardamenti angloamericani e ai rastrellamenti tedeschi ci bastava d’esser vivi, di gustare l’inestimabile piacere di sentirsi vivi. Tutti fumavano. I film erano pieni di attori con la sigaretta perennemente in bocca (Casablanca e Humphrey Bogart valgano per tutti). Non era ancora nato il terrorismo diagnostico, il terrorismo della medicina preventiva. Si viveva nel presente, non nel sempre imperscrutabile futuro. “I nostri ragazzi non hanno futuro”. Non si è mai sentita sciocchezza più grossa.

Un ragazzo di vent’anni ha comunque più futuro di un uomo di 70 pieno di quattrini. Ci siamo inventati diritti inesistenti: al lavoro, alla salute e persino alla felicità, com’è scritto nella Dichiarazione d’indipendenza di quegli eterni e pericolosi fanciulloni che sono gli americani (per la verità in quella Dichiarazione è affermato un meno irragionevole “diritto alla ricerca della felicità” che però l’edonismo straccione contemporaneo ha introiettato come un vero e proprio diritto alla felicità).


Diritti di tal genere non esistono perché nessuno, foss’anche Domineddio, può garantirli. Esiste, quando c’è, la salute, non un suo diritto.



Esiste, in rari momenti della vita di un uomo, un rapido lampo, un attimo fuggente e sempre rimpianto, che chiamiamo felicità, non il suo diritto. In quanto al lavoro: o c’è o non c’è. E sarebbe più saggio affermare se non il diritto almeno la legittimità a battere la fiacca e a oziare. Invece siamo qui tutti, Stati, popoli e individui a sbranarci per “competere” economicamente, a ciò indotti da un modello demenziale, per poi renderci conto, alla fine dell'esistenza, che abbiamo vissuto per il niente.



Ecco perché credo che, in mancanza di una guerra, una crisi economica vera non potrebbe farci che bene.


Massimo Fini

Fonte: www.ilfattoquotidaino.it

21.09.2013

Commenti (48)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Nascondi area commenti 20 caricati
    1. yago 23 settembre 2013

      Beato te che sei ricco!
      Come vorrei avere i tuoi vent'anni ed essere un morto di fame.

    1. FreeDo 22 settembre 2013

      Ottimo Georgejefferson; dovremmo riuscire a mantenere sempre certi livelli nell'esternare i nostri punti di vista, se non altro per non sentirsi accusare di contiguita' con le "trombe" dei potenti, ad opera di chi dimostra una buona dose di fondamentalismo nell'esprimersi.

    1. FreeDo 22 settembre 2013

      Un esempio di come la grettezza, la mancanza di tatto e l'assenza di profondita' riescano a ridurre in sterco argomenti che meriterebbero approfondimenti un po' piu' seri.

    1. Georgejefferson 22 settembre 2013

      la MANCATA comprensione dei fondamentali dell'economia e'il massimo apice della sottomissione delle masse verso alcune elite.Diffondere maggiore comprensione dovrebbe essere il preludio al ritorno dell'etica in predominio sul mero strumento dell'economia.Ma e'un cammino lungo di cui il problema non sta nel sperare al mondo migliore domani,o nell'arco della nostra vita,ma ostacolare le intenzioni della retrocessione in atto,pianificata per il lungo termine.
      Il progresso civile vero e'cosa lunga,ma come vederlo nei pur minimi piccoli passi realizzati se,per profitto/egemonia,si attua retrocessione nella consapevolezza?

      Una riflessione personale mi induce a convincermi che l'uomo in se avrebbe tutte le potenziabilita di creare un mondo migliore,non perfetto,ma piu equo e di vita dignitosa,se solo ci fosse piu cooperazione,senso di responsabilità,ma prima di questo dovrebbe cambiare l'uomo ponendone le basi,accrescere culturalmente ed eticamente ed allontanare le abitudini genetiche deviate costruite,volontariamente o no,dal susseguirsi delle abitudini negli eventi storici del passato.

      Prima di sperare in una cooperazione ottimale e umana negli scambi,va combattuta la propaganda che induce e stimola nell'inconscio collettivo la visone ideologica della legittimazione costruita/modellata sulla legge del piu forte,quella pseudo legge di natura che parte nell'inganno gia dal termine..
      La parola"forza" sottointende istintivamente ad una connotazione positiva..niente di piu falso in realta,perche non e'altro che l'imposizione degli ideali dell'istinto predatorio antico ed ancestrale,del piu scaltro/furbo/sleale chiamato furbamente"forza".E'quell'impulso che portiamo tutti dentro in eredita dall'antica e millenaria lotta per la soppravvivenza,un tempo necessaria,ma che spesso tanti uomini col loro sentimento e ragione hanno cercato di ridimensionare per meglio crescere culturalmente insieme.

      l'evoluzione spacciata come naturale e progressista(di cui la globalizzazione ne e'un chiaro aspetto)non ha in realta niente di evolutivo o progressista sotto tanti aspetti allo stato attuale,umanamente parlando(nel senso alto del termine). E'spesso invece un chiaro tentativo di ripristinare gli antichi ordini.L'indietro spacciato per avanti con l'inganno.

    1. Georgejefferson 22 settembre 2013

      Certo,scritto con termini quali:

      "più guerra per disciplinare...A noi servirebbe una crisi molto più profonda di quella che stiamo attraversando. Una guerra, meglio ancora. "

      "Ma nessuno è mai morto, in Italia, perché non ha trovato lavoro"

      ,a lasciar intendere che le lotte emancipative degli ultimi secoli,seppur non risolutive e parziali...siano state tutte sbagliate perche abbiamo i consumisti usa e getta e i viziati figli di papa.Quindi,il gioco dei padroni ti antica memoria:"non guardare a noi elite che pontifichiamo,e al nostro stile di vita,ma consolati della povertà perchè ti disciplina al sacrificio,ai valori veri" che piu che valori veri sembrano un feticcio di religiosa memoria del senso di colpa per il peccato.

    1. mazzam 22 settembre 2013

      ....che è esattamente il tema del pezzo di Fini.

    1. karson 22 settembre 2013

      Beh.. se questa è la tua opinione io ho l'impressione che in parlamento abbiamo troppi filosofi e pochi realisti... io la penso come Georgejefferson, io penso che con la pancia piena potremmo essere tutti dei buoni filosofi... e quando si hanno i crampi alla pancia che diventa più difficile sparare cazzate

    1. Georgejefferson 22 settembre 2013

      Si certo la Storia,la storia dei ricchi finti filosofi che pontificano delle virtu' della poverta (degli altri),che non si occupano del "particolare" tranne quando e' il suo di "particolare" ad essere scosso,allora indietreggiano,chissa come mai.Mi aspetto Fini in cattedra durante la guerra a consolare i disperati perche "insegna a vivere".Si metta una barriera protettiva prima pero...Il "riflette la polemica televisiva del cameriere telese" dillo a tua sorella,in primis.Potrei dirti lo stesso..."rifletti l'ideologia delle elite deviate che vogliono il ritorno alla divisione netta tra gli ultra poveri da una parte,e loro dall'altra che pontificano sulla giustezza di tale situazione,perche per natura cosi era e sempre sara' ".Ti do una notizia,i camerieri in Tv lavorano per quell'ideologia,consapevoli o meno.

    1. Georgejefferson 22 settembre 2013

      Visto che lo sai,presumo lo conoscerai,con cosa campa?Presumo anche che interesserebbe a molti sapere come si guadagna la pagnotta..normale,quando si pontifica sulla poverta uguale bello,degli altri,alludendo che siano tutti consumisti usa e getta,auspicando la guerra,la fame e la sofferenza del vivere come ideale e valore per "disciplinare".E perche non va dai suddetti disperati a parlare di questo.Mica sara un codardo che scrive da dietro la scrivania,non credi?Guarda che in molti comprendono la stupidita del consumismo usa e getta,ma da li ad auspicare piu poverta,miseria e guerra come "disciplinante" e' ben diverso.Si mostri dai disperati veri,se ne ha il coraggio,non verso i ragazzini dei cellulari.

    1. Giaurro 22 settembre 2013

      Di consolare gli umili e i diseredati si occupa In Onda di La7 ogniqualvolta il porcellino Telese li inviti a sbraitare contro i mali del piccolo mondo che abitano. Forse se ne occupa anche Georgejefferson, dato che il tenore delle insinuazioni (travestite da domande) che pone riflette una profondità di pensiero del tutto attinente a quella dell'insipiente polemica televisiva. Al contrario, i filosofi - o generalmente chiunque si occupi di pensare la totalità - non si curano della particolarità, e non potrebbero farlo nemmeno volendo, perlomeno finché vestano quei panni. Le sofferenze individuali stanno su un piano di alterità rispetto al procedere della storia.

    1. Giaurro 22 settembre 2013

      Sì, lo so. E voglio presumere che anche tu lo sappia. Quello che non posso presumere, dato che non ne scorgo nemmeno lontanamente la ragione, è cosa questa domanda si prefigga di dimostrare o supporre.

    1. Georgejefferson 22 settembre 2013

      Come vive il "filosofo" della poverta' (degli altri) fini?Tu lo sai?

    1. Georgejefferson 22 settembre 2013

      Tu che hai capito tutto perche di persona non vai da un disoccupato che ha perso il lavoro a 50 anni,con figli e genitori malati?Magari lo puoi consolare,visto che "capisci ma i piu non capiscono"?

    1. Coilli 22 settembre 2013

      Complimenti. Un articolo di una profondità e di una lucidità assolutamente fuori dal comune. Proprio per questo destinato a non essere capito dai più.

    1. Giaurro 22 settembre 2013

      Tra l'altro. I pagliacci occidentali non si vergognano minimamente a millantare povertà laddove distribuirne nel resto del mondo a piene mani, e di quella VERA, è stato uno dei loro destini storici da almeno 170 anni?

    1. Giaurro 22 settembre 2013

      Massimo, hai ragione. Ma sei, tuo malgrado, nato postumo. I peoni del benessere materialistico non lo capirebbero nemmeno se domani un redivivo contadino del XIV sec. venisse a raccontargli che, ai suoi occhi, anche i meno abbienti di noi vivono nel leggendario Paese di Bengodi descritto dal Boccaccio. Non lo capirebbero, parimenti, se il medesimo contadino li interrogasse, stupito, sul perché altrettanti cittadini di Bengodi siano, da quando Bengodi esiste, tanto psicologicamente disperati, tanto individualmente segnati da tristi passioni, ma di una disperazione e di una tristezza che i suoi umili occhi non avevano mai potuto osservare nella sua povera - ma va da sé, forse solo "materialmente" povera - terra d'origine.

    1. Georgejefferson 22 settembre 2013

      Una verita' e' che non vogliono farci lavorare per mantenerci,da secoli cercano di indurre nelle coscenze che la disoccupazione sia "naturale" e non pianificata per scopi ben precisi.Sovaproduzione di merci,vero..di merci non di lavoro,come esci di casa vedi che lavoro da fare c'e' e fin troppo.Anche la cura degli anziani e' lavoro,del territorio,della ricerca.I soldi servono per lavorare cazzo..ci servono per lavorare,ci servono per lavorare!

    1. ericvonmaan 22 settembre 2013

      lettura consigliata per Fini:

      http://www.libreriauniversitaria.it/son-tutti-finocchi-culo-altri/libro/9788804534167

    1. karson 22 settembre 2013

      Quoto!

    1. karson 22 settembre 2013

      sono completamente d'accordo con te! il nostro fini sta troppo bene... come i nostri politici... quindi è fuori dalla realtà! chissà se dovesse vivere mangiando una tazza di latte con un pò di pane inzuppato al giorno... se direbbe ancora tutte le cazzate che ha scritto ora... mio padre ti direbbe: vai a zappare fini... che a fine giornata sei stanco e dormi.

Visualizzati 20 di 48 commenti approvati.