TRIONFA LA MONDADORI AL PREMIO STREGA. LA FINANZA COMPATTA RINGRAZIA

DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI
sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/

Ciascuno ha i propri nemici, e su questo fonda la propria idea sociale del mondo. Intendendo per “nemici” i responsabili dello sfacelo, della decadenza, e in ultima analisi la scomparsa di questa o quella specifica civiltà. Il nemico, infatti, è colui che rappresenta una minaccia alla propria idea del mondo.

Così funziona la specie umana.

Nella foto: Alessandro Piperno vincitore del Premio Strega 2012Tutte le religioni, per quanto parlino di amore, sono basate su un collante sociale che ruota intorno alla condivisione di un nemico comune. Negli ultimi diecimila anni, sul pianeta, miliardi di esseri umani si sono scannati tra di loro (e seguitano a farlo) nel nome dell’amore e della pace suggerito dalla propria religione, che spinge a prendersela con un nemico. L’unica religione al mondo che fa eccezione, è il buddismo, che identifica –per la prima volta nella Storia- per tutta l’umanità un solo nemico comune: il proprio Ego. Per i buddisti non esiste il nemico, non esistono nemici. Ciascuno se la deve vedere con se stesso e abbattere “l’idea di nemico” che ci portiamo dentro. Percorso òstico e non facile.

Per questo motivo è la più perseguitata religione al mondo. Sono vittime di un Paradosso Culturale Planetario: i più odiati dal potere sono coloro che non hanno nemici. Perché sono pericolosi. Se scomparisse l’idea di nemico esterno, scomparirebbe la guerra, e svanirebbe nel nulla l’idea che un’etnia o un popolo possa essere migliore o addirittura superiore a un altro. Ho grande stima e rispetto per i buddisti.
Chi scrive non è buddista.

Nonostante l’età, sono travolto da una intensa passione civile che mi impedisce di essere distaccato e di non denunciare le responsabilità del “nemico” della società. Penso, infatti, che il buddismo sia nobile ma necessita di altri 5.000 anni prima di potersi affermare. Esistono più probabilità statistiche che la necessaria mutazione metafisica di cui il popolo italiano ha bisogno per evolversi, e quindi sopravvivere, possa avvenire collettivamente. Se cominciamo ad aspettare che avvenga singolarmente, impiegheremo centinaia di anni. E’ necessario usare un catalizzatore collettivo.

Ovvero, applicare un dispositivo ”tecnico” che abbia la funzione di accelerare il processo, diffonderlo, estenderlo, e una volta ampliato in tutta la collettività, BUM, dar vita a una mutazione antropologica che consenta il cambiamento e la modificazione.

Personalmente ritengo (e chi mi legge penso lo abbia capito da un pezzo) di aver identificato nella Cultura quel catalizzatore necessario. Da cui la responsabilità della classe intellettuale, di chi òpera nel campo della produzione e formazione culturale. E quindi anche una specifica selezione dei propri nemici.

Comprendo e capisco la posizione di un altro furibondo appassionato civile, Paolo Barnard, il quale è tutto preso dalla sua nobile attività pedagogica nell’allertare la cittadinanza sulla presenza del nemico che lui ha identificato (qui semplifico per necessità) nei finanzieri e nei detentori del potere finanziario planetario. Tant’è vero che già in tempi non sospetti (cinque anni fa) li imputava di essere gli autori del “più grande crimine”.
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Io la penso diversamente. I finanzieri sono soltanto biechi esecutori.

A me interessano i mandanti.

Io penso che il nemico –e quindi la responsabilità perniciosa e assassina da attribuire-  sia invece degli artisti e degli intellettuali. Perché storicamente, a loro, spetta da sempre, la facoltà di controllo, di formazione, di informazione, di costante pedinamento del potere per controllare che cosa faccia e che cosa non faccia per poi riferire (grazie ai loro strumenti) a tutta la collettività come stanno le cose, applicando una funzione di allerta, di denuncia, di smascheramento, di rivolta, di indignazione sociale e individuale.

I finanzieri sono sopravvalutati. Sono semplicemente squallidi individui, per lo più vittime di gravi patologie comportamentali sado-maso, che godono del privilegio di esercitare un delirio psicotico di onnipotenza, approfittando del fatto che la classe intellettuale si è assunta la responsabilità di addormentare le nazioni, diventando i custodi della narcolessia. Senza questi servi, ben pasciuti, ben pagati, ben osannati, i finanzieri verrebbero ridotti alla loro funzione di mercanti ragionieri, sottoposti a ferree leggi collettive, e molto spesso anche adeguate cure psichiatriche.

Non è un caso che dalla rivoluzione francese in poi, il potere planetario ha attuato una novità fino ad allora inèdita: ogni volta che assume il comando, la prima azione consiste sempre nell’assicurarsi la fedeltà della classe intellettuale, artistica e scientifica, a costo di bruciare libri, uccidere gli oppositori, incarcerare i liberi pensatori. Ciò che, ancora oggi, rende la rivoluzione francese unica nel suo genere, consiste nel fatto che l’abbattimento dell’ancien regime non comportò affatto l’attacco alla cultura, all’arte e alla scienza prodotta dal vecchio potere. Non venne mai bruciato neppure un libro. Non venne mai incarcerato o ghigliottinato neppure un intellettuale in quanto intellettuale; quelli ai quali hanno staccato la testa era perché appartenevano a un’aristocrazia economica e non volevano rinunciare ai loro privilegi di casta superiore. Li hanno ghigliottinati, seguitando a pubblicare i loro libri.

Gli artisti e gli intellettuali asserviti italiani sono le badanti del popolo al servizio della finanza.

Sono loro che vanno attaccati, smascherati e richiamati all’assunzione storica di responsabilità.

La truffa del trionfo di Monti a Bruxelles, ingegnosa pantomima per riuscire a far passare una nuova manovra economica capestro sotto lo spiritoso nome di spending review, non sarebbe stata possibile né tantomeno praticabile, se, nei precedenti venti giorni, si fosse scatenata –invece di far parlare economisti, sindacalisti, politici, ecc.- una furiosa quanto furibonda polemica relativa allo scandalo della compra-vendita di voti nell’assegnazione del Premio Strega, il più importante premio per la letteratura italiana.

E’ proprio così, caro Barnard.

La finanza avrebbe sussultato.

La mafia sarebbe impallidita.

E invece, è andata come doveva andare.
Ha trionfato l’omertà, la complicità, la collusione.
Con un’unica eccezione. Quella dello scrittore Fulvio Abbate, siciliano doc, il quale dieci giorni fa si è dimesso dai giurati scrivendo una lettera a Roberto D’Agostino (che il giornalista ha regolarmente pubblicato sul suo sito Dagospia) nella quale si dichiarava soprattutto disgustato delle manovre orchestrate da Veltroni nel sostenere Carofiglio, per non parlare degli interventi continui di Alfano, Casini, Rutelli, Fini, e tutti gli altri. Nessuno ha ripreso quella lettera. Non è stata neppure commentata. Da allora, fanno circolare la voce che Abbate sia un pazzo.

E’ stato premiato un esangue valvassore che ha fatto un discorso di esaltazione della sua casa editrice, la Mondadori, presentata come faro di progresso e di evoluzione della società italiana. C’erano tutti alla grande festa, nessuno escluso. Erano mescolati politici, faccendieri, direttori di testata, mignotte e finanzieri.

E’ stato celebrato lo squallore di una nazione arresa.

E Mario Monti ha capito che può tranquillamente andare avanti.

Un paese senza letteratura, senza scrittori adeguati, senza intellettuali ammalati di passione civile, è un paese destinato a eseguire gli ordini della finanza.

Se Pier Paolo Pasolini fosse stato vivo, non sarebbe stato possibile far passare in parlamento la legge sul fiscal compact.

Ciascuno si sceglie i propri nemici e ciascuno si assume la responsabilità di denunciare al paese coloro che vengono identificati come nemici del popolo

In Italia, il vero nemico non è Goldman Sachs.

Il vero nemico è il silenzio assordante della truppa intellettuale asservita che fa la fila per essere satollata da prebende, consulenze, assunzioni, retribuzioni, nel nome di una propria vanità multipla che diventa –quando è trasferita nel sociale- irresponsabilità criminale. Non parlano di nulla. Non raccontano nulla di ciò che accade. Non spiegano nulla. Gorgheggiano da un ricco convegno a un altro preoccupati di passare poi alla cassa, dove un mediatore della finanza elargisce un bell’assegno.

Nel terzo capitolo delle memorie di Harry Truman, pubblicato verso la fine degli anni’50, c’è scritto “Se non fosse stato per William Saroyan, John Steinbeck, Erskine Caldwell, Sinclair Lewis, John Dos Passos e William Faulkner, l’America non avrebbe potuto accettare il New Deal perché non lo avrebbe capito. I nostri scrittori hanno raccontato la vera vita della gente, hanno spiegato come stavano le cose, e la nazione si è resa davvero conto di ciò di cui c’era bisogno. L’America sarà sempre riconoscente ai propri artisti, ai propri intellettuali.  Loro ci hanno spianato la strada. Senza di loro, tutto il lavoro del sottoscritto, di Roosevelt, di Keynes, non sarebbe servito a nulla”.

Siamo stati defraudati e abbandonati.

La classe intellettuale italiana, marcia, obsoleta e collusa, ha consegnato il futuro culturale delle giovani generazioni nelle mani dei finanzieri psicotici.

Preparatevi il paracadute.

Sergio Di Cori Modigliani
Fonte:; http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/
7.07.2012

5 Commenti
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diotima
diotima
6 Luglio 2012 14:49

“Nel terzo capitolo delle memorie di Harry Truman, pubblicato verso la fine degli anni’50, c’è scritto “Se non fosse stato per William Saroyan, John Steinbeck, Erskine Caldwell, Sinclair Lewis, John Dos Passos e William Faulkner, l’America non avrebbe potuto accettare il New Deal perché non lo avrebbe capito. I nostri scrittori hanno raccontato la vera vita della gente, hanno spiegato come stavano le cose, e la nazione si è resa davvero conto di ciò di cui c’era bisogno. L’America sarà sempre riconoscente ai propri artisti, ai propri intellettuali. Loro ci hanno spianato la strada. Senza di loro, tutto il lavoro del sottoscritto, di Roosevelt, di Keynes, non sarebbe servito a nulla”. e infatti… stendiamo un velo pietoso … Nessuno ha consegnato niente a nessuno. Caro Modigliani, dopo il pistolotto sul buddismo che identifica il principale nemico dell’uomo nel proprio ego, sei caduto proprio nel tranello che vede i responsabili della propria rovina in persone esterne a sè… Sei l’ennesima dimostrazione che la contraddizione umana insita nell’uomo nella realtà e non nella solitudine di un monastero a cercare lontano da tutti l’illuminazione ( è più facile ,in condizioni di eremitaggio, essere coerenti e liberarsi del proprio ego) è dura a morire.… Leggi tutto »

ericvonmaan
ericvonmaan
6 Luglio 2012 17:01

Ma Sergio Cori Modigliani: chi è?

Mattanza
Mattanza
6 Luglio 2012 19:58

Che ti frega scusa?

Mattanza
Mattanza
6 Luglio 2012 20:03

Penso che coscientizando la gente sul tema finanza si possano pruomovere iniziative sociali volte a mitigarne l’effetto negativo,mentre coscientizzare la gente sulla poverta’ e fallacia del sistema informativo e sulla complicita’ degli intellettuali al sistema,porti a poco.
Cmnq in linea di massima condivido il discorso e questo vale anche per la divulgazione scientifica a mio avviso.

Tao
Tao
7 Luglio 2012 8:56

Il 5 di luglio, ero ancora sul treno, ho sentito una signora romana dire al telefono, al suo fidanzato, «Che vuoi da me?». Credo, che fosse il suo fidanzato, lo chiamava Amore. «Amo’», a dire il vero. E io ho pensato che se me l’avesse detto una mia fidanzata, a Parma, quando ero giovane, «Che vuoi da me», ci sarei rimasto malissimo. E anche adesso che ho quarantanove anni, se me lo dicesse mia figlia, «Che vuoi da me», per esempio, ci resterei malissimo. Poi sono sceso dal treno ho preso la metropolitana ho camminato venti minuti, prima di arrivare al treno della metropolitana. Su e giù per delle scale. E intanto che camminavo pensavo che a Roma, la metropolitana si paga come quella di Milano, un euro e mezzo, dovrebbero farla pagare un po’ meno. E intanto sentivo l’odore di Metropolitana mi sembrava di essere a Mosca, che è stato il primo posto dove ho vissuto che c’era una metropolitana che gli ho voluto bene. Poi sono arrivato all’albergo l’abergatore era contentissimo che era arrivato l’inviato di Libero. «Ma dov’è Libero, la sede, qua a Roma?» mi ha chiesto. «Guardi, – gli ho detto io, – non lo so».… Leggi tutto »