Home / ComeDonChisciotte / TRICHET E IL VOTO DELLA NONNA IRLANDESE

TRICHET E IL VOTO DELLA NONNA IRLANDESE

DI RUBEN MARTINEZ DALMAU
Rebelion

Un paio di anni fa, durante un seminario sul fallimento della Costituzione Europea al quale fui gentilmente invitato, sentii un collega – quasi un amico – esporre con crudezza il ragionamento elitista che è stato profuso sulla Costituzione Europea, con le riserve del caso, fin dai suoi inizi. “A cosa serve indire un referendum sul Trattato?”, domandava indignato il professore, dopo aver sproloquiato in lungo e in largo sul “no” francese, consapevole com’era che la consultazione francese non era necessaria secondo la legislazione del paese vicino. “Io non vorrei certo che mia nonna votasse sul futuro dell’Europa – continuò il cattedratico – Cosa può saperne mia nonna dell’Europa?”. Come si sa, l’ultimo coup de force di Chirac andò storto, cose che accadono quando si consultano le nonne. Neanche le nonne irlandesi sono state zitte, e in Irlanda ha vinto la decisione di negare l’approvazione del mini-trattato, che in pratica era un’altra via per approvare in linea di massima la Costituzione Europea. Non si dica mai che la democrazia è noiosa.

L’unica cosa di cui fui grato al mio collega durante quella cena è che era stato sincero su quello che molti altri pensavano ma non avevano il coraggio di dire. Il collega aveva colto nel segno. Cosa sanno i cittadini dell’Europa per poter prendere decisioni sul suo futuro?
La verità è che sanno ben poco, e da questo punto di vista si è tentati di agire con la sincerità del mio collega. Sono questioni tecniche, dobbiamo risolverle tra noi, e che non si preoccupino: stanno in buone mani. Le mani di coloro che, per esempio, furono così esperti che, seguendo a occhi chiusi il resoconto elaborato da tutti i governatori delle banche centrali europee, decisero con il Trattato dell’Unione Europea (Maastricht, 1992) quale livello di autonomia dovesse avere la Banca Centrale Europea, attualmente l’unica banca realmente indipendente di tutto il mondo. E che adesso, in piena crisi economica, se ne lamentano.

Però il rimprovero ai cittadini europei a proposito dell’Unione Europea non è del tutto giusto. Se nei corsi universitari si fa fatica a insegnare agli studenti la differenza tra il Consiglio dell’Unione, il Consiglio Europeo e la Commissione Europea, o a far sì che capiscano in quali ambiti il Parlamento Europeo è codecisore oppure no, o che sappiano distinguere tra una direttiva e un regolamento, come si può pretendere che queste conoscenze le abbia la gente comune, già poco interessata in generale a quello che percepisce come distante? Gli artefici dell’Unione Europea nella quale viviamo dovettero lottare contro le perplessità degli Stati, e vedersela con persone e volontà le più diverse. Forse in quel momento storico si poteva capire l’oscurantismo e la lontananza delle istituzioni, la complessità della sua creazione, il fatto che le cose non potevano godere della completa trasparenza, perché agli Stati non passava neanche per la testa quello che oggi è un’ovvietà: che una buona parte delle decisioni che ci riguardano e che determineranno il nostro futuro si trova nelle istituzioni europee. Per esempio, il tasso di interesse che paghiamo per il mutuo è condizionato direttamente dalle dichiarazioni del signor Trichet.

Per esempio, chi ha tratto vantaggio dall’affermazione del Presidente della Banca Centrale Europea sulla possibilità di un aumento dei tassi di interesse? È ovvio: i banchieri. Senza che la Banca Centrale abbia loro aumentato di un millesimo il prezzo del denaro, a sorpresa, e per loro vantaggiosamente, ha offerto ai banchieri su un piatto d’argento la possibilità di incassare di più per il denaro che hanno prestato. Più soldi per le banche, meno soldi per le case, ipotecate fin sopra i capelli con mutui ereditari. Può il signor Trichet essere messo in discussione dagli Stati e obbligato a dimettersi? Istituzionalmente no. La Banca Centrale Europea, messa in grado di imporre sanzioni o di emettere disposizioni, e direttamente responsabile dei tassi di interesse nella zona euro, è “indipendente” da qualsiasi formula istituzionalizzata di controllo democratico.

Da tutto questo una cosa risulta evidente: che l’Unione Europea che gli europei vogliono non è l’Europa che abbiamo. Di qui le sorprese degli ultimi anni, in paesi fondatori del processo europeo come la Francia e l’Olanda, che hanno coraggiosamente votato contro quello che i partiti, i rappresentanti, le istituzioni avevano chiesto loro. Di qui anche la paura della vittoria di un “no” al referendum irlandese, una vittoria che effettivamente c’è stata. Gli irlandesi, che hanno la fortuna di avere una delle costituzioni più democratiche d’Europa – lo si chieda ai tedeschi, che in cinquant’anni sono stati incapaci di convocare un referendum per votare la loro – hanno contato sulla possibilità di decidere quale Europa vogliono, anche se (e non era la prima volta) la campagna istituzionale è stata platealmente e radicalmente a favore di una delle due opzioni.

Il problema se votare o no, per fortuna, è stato superato in Irlanda, per quanto dispiaccia a molti e in particolare a quel mio collega. La vittoria del “no” nell’unico referendum convocato (non vi era un’altra possibilità, come impone il sistema costituzionale irlandese) ha causato una battuta d’arresto quasi peggiore del fallimento della Costituzione Europea. Coloro che con miopia vedono nell’atteggiamento negativo del popolo irlandese nei confronti del Trattato di Lisbona un sentimento antieuropeista dovrebbero ora chiedersi: adesso le nonne europee voterebbero a favore di una Banca Centrale Europea indipendente, se avessero l’opportunità di riconsiderare la questione? Speriamo che il secondo fallimento della riforma dei trattati faccia sì che gli europeisti si rendano conto che l’avanzata democratica del processo europeo può realizzarsi solo con la legittimità, con la partecipazione e con l’approvazione delle nonne.

Versione originale:

Rubén Martínez Dalmau è professore di Diritto Costituzionale all’Università di Valencia. È autore di La independencia del Banco Central Europeo (Tirant, 2005)

Fonte: www.rebelion.org
Link: http://www.rebelion.org/noticia.php?id=68857
14.06.08

Versione italiana:

Fonte: http://mirumir.altervista.org/
Link: http://mirumir.altervista.org/2008_06_01_archive.html
15.06.08

Traduzione a cura di Manuela Vittorelli membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica

Pubblicato da Davide

  • IVANOE

    ottima riflessione.
    Era quello che pensavo anch’io ieri quando ho appreso della vittioria dei no in IRLANDA.
    Finalmente tra tanti popoli coglioni europei un popolo con le palle !!!
    Viva l’IRLANDA !!!
    Trichet con le sue prese in giro continue ripetute quasi a volte perverse insiste a dire che i tassi devono aumentare perchè i prezzi non si fermano e l’infliazione sale e bisogna moderare i salari ( pure !!!) .Ma per dio lui dove stà che cosa sta facendo o dicendo e che leve deve e può muovere per fermare la vergognosa anzi schifosa corsa dei prezzi che stà massacrando le popolazioni europee.
    Ma che razza di europa è questa ( sà tanto d’italia !!!), con la tedesca merkel che rispolvera gli antichi geni di una germania passata e ammonisce che l’europa si farà senza l’irlanda ? Ma come tutti i paesi UE avevano solennemente apporvato che se un solo paese non fosse stato d’accordo si sarebbe rivisto il tutto ?
    E quindi che razzai europa prepotente è questa ? Non è la mia europa.
    Pensavamo tutti all’inizio della nascita europea che ecco finalmente avremo regole comuni, salari comuni, leggi comuni, giustizia comune e invece… tutt o il contrario. Stà diventando l’eurpoa dei corsari finanziari, di uomini politici senza dio, che affossano le economie e le speranze della povera gente.
    Ben gli stà alla BCE ed a Triche, vediamo se dopo l’irlanda adesso avrà la faccia tosta di aumentare i tassi a luglio in ragione dell’inflazione che proprio lui non controlla.
    Non sono un ammiratore della lega ma spero tanto che anche noi facciamo un referendum per la ratifica del trattato per sommergere di no questa finta e falsa Unione europea.

  • illupodeicieli

    Potete anche notare come in diversi giornali online la notizia della bocciatura tramite referendum che l’Irlanda ha fatto al trattato, sia in pratica scomparsa dai titoli principali: non è importante per loro, mentre noi l’abbiamo in cima al sito. Penso sia significativo: avrei voluto infatti scrivere qualcosa a questi signori ma non ho trovato nè un sondaggio nè uno straccio di luogo dove poter precisare ciò che, pur intervistato un esimio professore della Luiss, intervistato venerdì scorso ,di pomeriggio mi pare alle 17,a radio Capital non ha fatto. Gli è stato chiesto essendo lui un costituzionalista o qualcosa del genere, che cosa avessero obiettato e da obiettare gli irlandesi: ebbene non ha risposto alla domanda e non ha fornito spiegazioni. Poteva almeno dire qualcosa , ad esempio citare gli articoli del trattato incriminati dai sostenitori del no e controbattere (se anche lui,come poi è apparso chiaro era ed è un lecchino degli eurocrati).

  • Bazu

    Varrebbe la pena notare che la politica (mi sembra improprio usare ancora questa parola), è sempre più estranea alle persone. Spero che risposte come quella degli Irlandesi siano sempre più frequenti e da ciò consegua la consapevolezza della situazione in cui viviamo.

  • maristaurru

    Bene, finalmente due parole di saggezza chiare, serene e precise, una nonna Italiana che a modo suo da tempo critica l’europa delle Banche e dei Burocrati,

    sentitamente ringrazia

  • edo

    è la firma della loro malafede.