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TRANQUILLAMENTE SUICIDATO

DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.com

Mentre tutti erano attenti alle vicissitudini dell’economia, la Magistratura italiana ha iniziato a trattare il caso di Stefano Cucchi e, dalle prime avvisaglie, sembra che il “copione” sia il medesimo del caso Sandri, che ha già condotto alla scandalosa condanna (senza carcere) per l’agente Spaccarotella[1]

Ancora non s’è spento il clamore per le “stranezze” nelle imputazioni, che un altro caso arriva in cronaca – dopo Giuliani, Aldrovandi, Mastrogiovanni, Uva e tutti gli altri – ed è la volta di un altro Stefano, di cognome Gugliotta, al quale è andata meglio: il solito pestaggio e due denti spaccati[2] . Almeno, è ancora vivo.
Il poveraccio era stato scambiato per un altro tizio, segnalato come un agitatore nella kermesse del calcio capitolino, mentre stava semplicemente recandosi ad una festa. Staremo a vedere cosa s’inventeranno questa volta.

Intanto, scoppiamo dalla curiosità di poter leggere per esteso le motivazioni per le quali i magistrati – Vincenzo Barba e Maria Francesca Loi – hanno derubricato l’accusa per la morte di Stefano Cucchi, da omicidio preterintenzionale a favoreggiamento, abbandono d’incapace, abuso d’ufficio e falso ideologico per i medici dell’ospedale “Pertini”, lesioni e abuso d’autorità per gli agenti della Polizia Penitenziaria[3] .
Intanto, la parola “omicidio” è scomparsa dal novero delle accuse, e questo la dice lunga sulla “piega” che prenderà il processo. Si ha un bel dire che l’accusa di “abbandono d’incapace” è grave e può trasformarsi, se acclarata, in 8 anni di carcere: vorremmo sapere cosa, dopo tre gradi di giudizio, rimarrà di quelle accuse. Il caso Spaccarotella docet: insomma, da una sola accusa “pesante” si fa uno “spezzatino” il quale, nei vari gradi di giudizio, perderà pezzi ad ogni dibattimento. Non l’avessimo già ascoltato, questo copione, per troppe volte.

Approfondendo un po’ la lettura sotto l’aspetto linguistico – perché l’interpretazione delle norme avviene anche alla luce della semplice lingua italiana – scopriamo che l’impianto accusatorio, al processo, seguirà le linee che andremo ad esporre.
All’inizio della vicenda, ci sono gli agenti della Polizia Penitenziaria che – “abusando della loro autorità” – ossia compiendo azioni che non dovevano compiere, “escono dal seminato”, ossia dalle loro competenze. Un po’ come un bidello che vuole farti una multa per aver posteggiato la moto di fronte alla scuola, o un vigile urbano che pretende di dichiarare guerra alla Spagna. In cosa consiste l’abuso?
Nel provocare delle lesioni. Ora, il termine “lesione” è assai vago: si va dal graffio provocato al vicino di banco con il temperamatite al calcio nel ventre scoccato con forza, il quale ti provoca un’emorragia interna e ti conduce alla morte in pochi minuti. Al momento, non sappiamo nemmeno se tali lesioni siano meglio specificate. Gravi? Lievi? Lesioni e basta.

Volontarie? Beh…se quegli agenti non erano sotto l’effetto di una potente droga psicotropa…sì, senza dubbio sapevano di picchiare. Almeno quello. Se quelle lesioni hanno – in definitiva – ucciso Stefano Cucchi, non potevano certo essere dei buffetti.
Insomma – raccontano i magistrati italiani – quegli agenti si sono lasciati un po’ andare…hanno smarrito per un attimo il codice deontologico ed hanno malmenato “un pochino” il povero Stefano Cucchi, gli hanno dato una “ripassata”…mica roba seria, per carità, non esageriamo…la quale non rientrava, però, nei loro compiti. Cattivoni: non fatelo più, eh?

Siccome Cucchi è stato “lesionato” – ricordiamo che l’impresentabile sottosegretario (minuscolo) Giovanardi giunse a dire che Stefano era morto perché fragile e drogato[4]: ha forse, il sotto-sottosegretario, inviato una “nota personale” ai magistrati? – viene ricoverato (dopo un po’, prima devono accorgersi che è stato veramente “lesionato”) all’ospedale Sandro Pertini, laddove si prendono cura dei carcerati. Se il vero Sandro Pertini fosse ancora in vita, so già chi farebbe “lesionare”.
Qui, dei pessimi medici commettono una serie di reati impressionante.

Per prima cosa lo abbandonano, giacché Stefano è dolorante e non lo curano, “favorendo” così la “negativa evoluzione” di quelle lesioni che gli agenti, “soprappensiero” per qualche istante, gli avevano procurato. Quando s’accorgono che l’hanno fatta grossa – semplicemente perché Stefano muore – iniziano a stendere la “cortina fumogena” per pararsi il sederino, commettendo così i reati d’abuso d’ufficio e falso ideologico. Insomma, mentre truccavano le carte del mazzo, non s’erano accorti che infrangevano la semplice consuetudine che proibisce di barare al gioco.
Seguendo la logica di quei magistrati, verrebbe quasi d’aver pena di questi poveri derelitti: più che altro, sembrano dei colossali ignoranti, dei “cinghiali laureati in Matematica Pura”, come affermava de André.

Il “corpus” di questa bella dissertazione – che, non dimentichiamo, è sfociata in delle accuse ridicole, solita roba da “un buffetto e via” – è la netta sensazione d’aver a che fare con determinismo senza limiti, quasi un manifestarsi del Fato. Tutto diventa casuale, quasi che degli Dei bizzarri avessero tutto previsto e favorito: un po’ la spiegazione del sotto-cerebrato Giovanardi che, inesorabilmente, dopo la morte di Stefano continuava a spargere fango sulla semplicissima constatazione che, un giovane che non aveva motivi per morire, in carcere aveva trovato chi glieli aveva prontamente forniti.
Tramite la derubricazione delle accuse, si volge il capo dall’altra e si finisce per non scorgere più i fatti: Stefano Cucchi è entrato sano in carcere e ne è uscito cadavere. Cadavere, capito? Morto.

Ora, chi lo Stato un po’ lo conosce, sa che ci sono cose dette nelle righe e fra le righe: avviene in tutti i comparti, dalla scuola ai ministeri, dalle amministrazioni periferiche alle strutture di controllo del territorio.
Siccome i dettati legislativi sono così aleatori da contraddirsi ad ogni piè sospinto, è compito dei dirigenti cercare d’appianare le mille contraddizioni che un potere politico assente finisce per generare.
Così, fra le righe, viene detto ciò che le righe non raccontano, non spiegano, rimandano, non chiariscono, nascondono.
Non vorremmo che, qualche “riga” non detta ed aggiunta “fra” le righe, sia “sfuggita” a qualche dirigente di polizia ed abbia generato gli oramai tanti casi di omicidio in carcere, botte, gente malmenata e “suicidata”: non troviamo altra giustificazione per gli oramai troppi casi di “sbagli”, “scambi di persona”, “incidenti”, “eccessi” e via discorrendo.
Il sospetto che ci coglie, è che qualcuno abbia aggiunto fra le righe ciò che nessuna riga conteneva: sarebbe il caso d’intervenire rapidamente, prima che i casi aumentino.
Se così non fosse, dovremmo concludere che quel “fra le righe” fosse contenuto – in forma blanda, suadente, contraddittoria, ermetica, esoterica, melliflua o contorta – “nelle” righe e, questo, nessuno Stato democratico – che accende le luci del Colosseo quando una condanna a morte viene trasformata in detenzione! – potrebbe mai permettere. A meno d’essersi trasformato, nella notte del dottor Jekyll, in mister Hyde.

Ma, chi è genitore, può provare per un attimo a ricordare la fatica di tirar su un figlio: le apprensioni, le malattie, qualche volta l’ospedale, i rimproveri dati con il cuore gonfio…e poi le gioie degli abbracci, dei sorrisi, le speranze, le delusioni, ancora fatiche…stai attento con quel motorino…lascia perdere: vengo io a prenderti in discoteca, anche alle tre di notte…
Poi le speranze: dai, provaci ancora a rimediare quel 4 in Matematica, almeno passi l’Estate tranquillo…vedrai che ci riuscirai, che quel lavoro l’avrai…
Le delusioni: perché ti sei lasciato andare in quella storia di coca…ma cosa speravi di ricavarci…dai, ti aiuteremo ad uscirne…
Queste (e molte altre) sono le fatiche di qualsiasi genitore: qualche volta alcune non si presentano, ma un buon plafond è comune per tutti.

Dopo tutto questo, ai genitori di Stefano Cucchi la giustizia italiana (minuscolo) si presenta dicendo che il loro figlio è stato “lesionato” soltanto per un misero “abuso d’autorità”, e che non gli sono state prestate le necessarie cure perché hanno semplicemente deciso d’abbandonarlo al suo destino?
Come madri, come padri – se siamo un popolo che ancora ha in sé i semi della giustizia e dell’uguaglianza di fronte alla legge – dovremmo inviare tutti un fiore a quei genitori, perché sappiano che tanti altri genitori italiani sono con loro. E una pernacchia, a questa giustizia che non osiamo definire da “terzo mondo”, soltanto perché in tante parti del Terzo Mondo è più civile.

C’è una petizione aperta per chiedere la verità sulla vicenda di Stefano, che è vergognosamente ferma a circa 120 firme a questo indirizzo:

Saranno solo firme, ma costa poco firmare per raggiungere le 5.000 firme ed inviare la petizione. Coraggio.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com/
Link: http:/carlobertani.blogspot.com/2010/05/tranquillamente-suicidato.html
12.05.2010

Articolo liberamente riproducibile nella sua interezza, ovvia la citazione della fonte.

[1] Vedi : http://www.corriere.it/cronache/09_luglio_14/sandri_sentenza_condanna_e81ac5dc-70a0-11de-9fc1-00144f02aabc.shtml
[2] Fonte : http://www.repubblica.it/cronaca/2010/05/12/news/il_ragazzo_pestato_in_carcere_sono_qui_senza_motivo_non_dormo_pi-4000286/
[3] Fonte: http://www.repubblica.it/cronaca/2010/04/30/news/cucchi_la_procura_chiude_l_inchiesta_cade_l_accusa_di_omicidio_colposo-3723060/
[4] Fonte: http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/cronaca/morte-cucchi-2/giovanardi-cucchi/giovanardi-cucchi.html

Pubblicato da Davide

  • Tonguessy

    Serrare le fila: questo impone la situazione attuale. Lo scollamento tra popolo, politica ed economia è tale da richiedere un’ulteriore compattezza (modello testuggine romana) da parte delle caste superiori.
    Difendere il ruolo delle forze dell’ordine tout-court. Mettere sotto l’ala protettrice dello stato (minuscolo) chiunque sia impegnato nella salvaguardia dello status-quo, ovvero delle infamie perpetrate da politici e lobbies economico-finanziarie.
    Dare un segnale di cedimento (concedere Giustizia, riconoscere l’Uguaglianza davanti agli ordinamenti della Res Publica) sarebbe pericoloso, innescherebbe quella catena di rovinosi eventi che porterebbe le persone a chiedere sempre più Giustizia.
    No, le persone vanno lasciate marcire nel dubbio amletico: scegliere se rischiare veramente tutto (vita dei propri cari inclusa, modello macelleria messicana Bolzaneto-Diaz) oppure starsene zitti pregando qualche entità suprema (quella di cui Dell’Utri è così esperto) che le cose si appianino da sole.
    Mi ricorda troppo da vicino la tragedia di madre coraggio Cindy Sheehan. Solo dopo avere spedito il figlio in guerra e esserselo visto ritornare nel sacchetto nero ha capito che la guerra non è cosa bella.
    Imparare dalla Storia mai, vero?

  • oldhunter

    Ben detto Bertani. Come al solito, d’altronde, ma in modo più stringato e convincente. Ma il punto sottaciuto è che quella in cui viviamo non è una democrazia vera. Lo è solo di facciata. Come tale, si regge non sul consenso consapevole di chi vota, ma sul controllo dei media, sulla manipolazione delle coscienze e, come arma finale contro gli irrequieti e gli irriducibili, sulle forze dell’ordine che sono il vero lacchè del potere. E il lacchè non viene mai perseguito, tranne che non danneggi il padrone! Allora si che sono guai, per lui. In realtà, viviamo in uno stato di polizia dove questa può tutto contro i deboli e gli indifesi. Quanto alla casta dei magistrati, essa non ha il compito di proteggere i deboli dagli abusi del potere e dei suoi lacchè perché essa stessa è solo al suo servizio.
    Ma questo la gente lo sa. Infatti, diciamolo finalmente ad alta voce e con chiarezza, polizia e guardie carcerarie sono al secondo posto nella graduatoria del disprezzo popolare. Al primo c’è la casta che ci domina tutti.

  • lucamartinelli

    capisco e condivido i commenti degli amici che mi hanno preceduto. Vorrei solo invitare ad una comprensione profonda del problema. Comincio ripetendo, con la speranza che serva a qualcosa, quanto piu’ volte affermato: “in uno stato democratico la polizia è al servizio del cittadino, mentre in una finta democrazia o in un regime è il cane da guardia dei padroni”. avete mai visto la celere fare irruzione e sfasciare tutto in una sede di Confindustria? O caricare un corteo di seminaristi? A parte l’estremizzazione degli esempi volevo solo far notare che le bastonate le pigliano sempre i soliti. Infine un accenno ad un discorso un po’ piu’ psicologico: i vertici delle forze dell’ordine, essendo illuminati, sanno che tra le fila degli agenti, per forza di cose, ci sono anche persone con gravi problemi psicologici, alla Rambo, tanto per capirci. Bisogna che ogni tanto li lascino fare, senza eccessive punizioni. Ci sono circostanze in cui servono anche loro, circstanze particolari come in Argentina e in Cile o in Grecia negli anni 60. Tanto per capirci ancora meglio Gioacchino Genchi è attualmente sospeso senza indicazione di quando potra’ riprendere servizio, mentre gli assassini di Ferrara non sono stati sospesi, ma trasferiti. Se questo è il metro di misura quanto ho scritto non è molto lontano dalla verita’. saluti a tutti

  • TitusI

    Vero, le manganellate sono solo per il popolino, vorrei vederli questi “Rambo” spezzare la schiena a un Tronchetti Provera o a un Tanzi, subito arrivano fuori dalle fabbriche a tutelare gli interessi degli Agnelli, ma chi li paga? A chi devono lealtà? La verità è che sono scelti per il peggio con gli scopi peggiori dalle persone peggiori…e da li nasce l’opinione diffusa su di loro.

  • Tonguessy

    “in uno stato democratico la polizia è al servizio del cittadino, mentre in una finta democrazia o in un regime è il cane da guardia dei padroni”.
    Io penso che la questione sia mal posta. Non esiste democrazia buona e democrazia cattiva: esistono le classi sociali ed esistono le elites che impartiscono gli ordini che tutte le altre classi subalterne devono riconoscere e a cui viene richiesta obbedienza.
    Per i casi del destino può succedere che chi detiene il potere lo usi in modo saggio, ma visto che le persone sagge sono una piccolissima minoranza abbiamo ben poche speranze che questo succeda. Nella quasi totalità dei casi succede che chi impartisce gli ordini lo faccia per tornaconto suo e delle elites che rappresenta. Non vedo cosa c’entri la democrazia in tutto questo, ma se proprio vogliamo farcela entrare bisognerebbe che qualcuno mi facesse la cortesia di scrivere a chiare lettere cos’è la democrazia e come si applica nelle realtà sociali tenendo bene in mente cosa abbiamo avuto storicamente e socialmente finora.

  • vic

    Se mi ricordo bene, la democrazia originale, quella Greca, era in mano gia’ allora alle elite.

    Mi piacerebbe sentire qualcuno che vive in quei posti di cui si parla poco, ufficialmente paesi non democratici, almeno secondo il nostro metro, nemmeno tanto cristiani, sempre secondo il nostro metro: penso a Singapore ed alla Malaisia.

    Chissa’ che non ci sia qualcuno che legge CDC da laggiu’! Magari un cuoco italiano. O un consulente di fondi, ehm, sovrani.

    A proposito di paesi non democratici in cui non si viveva poi cosi’ male, mi viene in mente l’esempio di Hong Kong, quando era ancora governato dagli Inglesi. I quali si affrettarono a dargli una parvenza democratica solo allo scoccare del lungo periodo previsto dal contratto d’affitto centenario con la Cina.

    Credo che i cittadini vogliano una sola cosa: essere bene amministrati e se possibile anche capiti. Non mi sembra sia il caso italiano, attualmente.

  • oldhunter

    Caro Tonguessy, tu affermi che “non esiste democrazia buona e democrazia cattiva”. Sbagli: il problema è che non esiste la democrazia! La parola Democrazia la usiamo spesso. Forse troppo. Però il solo pronunciarla illumina l’animo di fede in un futuro migliore per tutti noi e per i nostri figli. È ancora oggi un anelito comune, una speranza di giustizia ed equità contro ogni sopraffazione; è l’ideale di quelli che la votarono in alternativa a una monarchia irresponsabile e fuggiasca o che lottarono per ottenere quei diritti sociali e del lavoro che oggi ci tolgono. Ma la pronunciamo sapendo che, al di là dell’odiosa retorica con cui si gonfiano le bocche certi politici, essa non è stata mai realizzata. In particolare, qui in Italia. Anzi, qui da noi si è realizzato solo quanto diceva il grande Tomasi di Lampedusa parlando del sistema: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”. È solo una parola, quindi. Che negli ultimi 200 anni è stata usata come un’arma contro di noi, il popolo. Ma non ci può essere tolta anche la speranza che essa rappresenta. Che poi la “Democrazia” sia solo un’illusione e un’irrealizzabile utopia, è cosa tutta da discutere e vedere.

  • Abrazov

    Provate ora a collegarvi alla pagina web del quotidiano LA STAMPA.
    Bene, non troverete una riga sul caso Gugliotta ….tutti
    gli altri quotidiani “mainstream” hanno articoli in piena evidenza
    ma LA STAMPA no… ci scriveva il Minzolini se non sbaglio , vero ?

  • Abrazov

    Rettifica

    Articolo inserito da LA STAMPA alle 16.15 circa

    mah

  • Truman

    @vic
    Non penso che sia la democrazia la chiave per capire i posti che hai citato. Ricordo Singapore come la città più bella del mondo, migliore anche di Kiev (che per me resta seconda). A Singapore una delle cose che mi colpivano erano i minacciosi volantini che avvertivano come per lo spaccio di droga fosse prevista la pena di morte. Era percettibile la presenza di uno stato autoritario, ma era uno stato autoritario che pensava a governare, intendo nell’interesse dei cittadini. Singapore piena di giardini lussureggianti ed orchidee era (e lo è ancora) una delle città più tecnologiche del mondo, dove si trovavano gli ultimi prodotti tecnologici (ad uso dei consumatori) ma anche tutti i componenti della migliore qualità per realizzare prodotti di eccellenza. Singapore, straordinario incrocio di culture e di razze, applicava l’etica del lavoro dei protestanti nordeuropei, pur mantenendo le più antiche religioni (Roba da far schiattare Bossi nel vedere un paese dove il concetto di razza è assente). E c’erano anche i devianti, i negozianti imbroglioni, i furbetti.
    Le scuole di Singapore erano e sono tra le migliori, perchè un paese che pensa al futuro cura le scuole e la preparazione degli studenti.

    Hong Kong era la sorella di Singapore, un altro esempio di come la colonizzazione inglese dell’estremo oriente potesse anche fare qualcosa di buono. Alle origini di Hong Kong c’è la vittoria dell’Inghilterra contro la Cina, la quale voleva far smettere il commercio di oppio. La Cina restò cornuta e mazziata e cedette Hong Kong per 100 anni, tra le varie punizioni che il vincitore applicò al vinto. Hong Kong era meno cosmopolita di Singapore, un incrocio tra la mentalità inglese e quella cinese, l’etica protestante e la laboriosità cinese, il buon cibo (per chi ama mangiare cinese) ed il commercio. Ambedue città enormemente affollate ed incredibilmente laboriose. Anche qui studenti bravissimi.
    Non l’ho visitata dopo il ritorno alla Cina, ma credo non sia cambiata molto.

    Da Singapore alla Malesia si va in treno, sono attaccate, ma diverse. La Malesia è un magnifico esempio di come tre gruppi etnici diversi (indiani, cinesi e malesi) possano convivere bene sotto un regime paternalistico che assomiglia alla nostra DC degli anni ’60. Ognuno dei gruppi etnici mantiene la propria religione ed i propri templi. Paese di indipendenza recente, ha quella forza propulsiva delle nazioni che si sentono finalmente libere (almeno in parte) di decidere il proprio destino. Nella capitale (Kuala Lumpur) è opprimente la polizia religiosa, che controlla i comportamenti dei mussulmani con modi di fare analoghi a quelli della Santa Inquisizione che qualcuno vorrebbe restaurare da noi.
    Forse bisognerebbe parlare di Malesie più che di Malesia, però. All’allontanarsi dalla capitale la cappa della religione tende ad evaporare (un po’ come avviene a noi allontanandoci da Roma). Nei due stati malesi nel nord del Borneo si respira un’aria decisamente più gradevole, qui si aggiungono i filippini alla varietà etnica. Si nota l’apertura mentale dei posti di mare. Qui comunque, più che nella Malesia continentale, c’è molta povertà, ma anche una genuinità ed un contatto con la natura che noi abbiamo perso.

    In definitiva

    Vale forse la pena di ricordare che l’indiano Amartya Sen dice che alle origini della democrazia c’è la tolleranza delle idee diverse dalle proprie e in questo l’oriente è stato quasi sempre davanti a noi.

  • Tonguessy

    Caro vecchiocacciatore (ehm..sicuro che un nick come questo sia appropriato per CDC?) penso che stiamo dicendo le stesse identiche cose: tu dal punto di vista dell’utopista, io dal punto di vista del realista. Il motto di Tomasi mi è molto caro, e descrive in un aforisma la storia dell’umanità (onanità?) dall’avvento dell’agricoltura ad oggi.
    Per me, anima pratica, non esiste scelta tra ciò che potrebbe essere e ciò che è. Parmenide lo aveva già dichiarato qualche millennio fa: ciò che è, è – ciò che non è, non è. Far esistere ciò che non è rappresenta un tentativo di dare voce a ciò che voce non ha mai avuto perchè mai è esistita. Quando canterà sarò ben lieto di ascoltarne i gorgheggi. Nel frattempo mi limito ad ascoltare il fastidioso brusio della democrazia occidentale a cui, senza ombra di dubbio, preferisco il silenzio.

  • Sokratico

    date un’occhiata a questa intervista:

    http://www.youtube.com/watch?v=qtQf1wddaVM

    un caso Cucchi, di due anni fa, ma relativo a un incensurato che stava per testimoniare, messo in cella con due detenuti considerati “pericolosi” in un carcere di massima sicurezza. La sua casa, nel frattempo è stata “ripulita”, il suo computer scomparso.

    Entrato in carcere sano e incensurato, uscito dopo tre giorni morto “suicidato” con uno-dico-uno lacci da scarpe…il ragazzo pesava 92Kg, per intenderci…un po’ come gli impiccati con i piedi per terra, eh?

    Italia è un paese senza dignità, nè libertà.

  • Tonguessy

    “Italia è un paese senza dignità, nè libertà. “
    Fortunatamente abbiamo un mentore di tutto rispetto da cui stiamo imparando molto: gli USA. Un po’ alla volta vedrai che arriveremo anche noi ai loro standard di dignità e di libertà. Suona minaccioso?

  • oldhunter

    a conferma si legga il post: http://www.beppegrillo.it/2010/05/nesssuna_giusti/index.html?s=n2010-05-13

    “NIKI GATTI. LORO HANNO ARCHIVIATO, NOI NO”.

    Articolo di Beppe Grillo

  • A_M_Z

    Economic Origins of Dictatorship and Democracy – 2003

    di Daron Acemoglu;
    molto interessante; se non altro affronta il problema in modo scientifico.

    Faccio un copia incolla dei concetti fondamentali:

    -Teoria della transazione dalla dittatura alla democrazia; il divario tra ricchi e poveri inteso come forza trainante alla base del cambiamento politico.
    -Esistenza gruppi sociali con interessi economici e/o politici: pressione per l’attuazione di politiche che vadano a proprio vantaggio e creazione di istituzioni che garantiscano loro il potere politico.
    -Poveri: maggior potere politico in democrazia
    -Ricchi: maggior potere politico in autocrazia.
    -Una rivoluzione (verso democrazia) è tanto più attraente per i poveri quanto maggiore è la disuguaglianza mentre per i ricchi una democrazia con una disuguaglianza alta fa sì che sia molto costosa facendoli propendere per la repressione (verso autocrazia).
    -Nota: i conflitti in economia e politica non riguardano solo ricchi VS poveri ma i gruppi di interesse possono organizzarsi in varie dimensioni per proteggere i propri interessi.

    Insomma; la democrazia esiste nel senso che è possibile aggregandosi far valere i propri interessi.
    Dal mio punto di vista se si dirige lo Stato come istituzione capitalista più di tanto non si può fare, si mantiene ciò che c’è anche con le bastonate.

    Se si vuole fare un’ipotesi possibilista penso che la democrazia non esisterà finche i lavoratori/consumatori non si uniranno in un gruppo che attraverso il voto raggiungerà il potere politico assecondando poi le istituzioni al proprio volere e tornaconto.

  • lucamartinelli

    perfetto, ma anche senza voto. Una bella serie di bastonate alle persone giuste, possibilmente a chi indossa un grembiulino e tiene al collo un compasso….