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TRA OBAMA E ROMNEY PREFERIVO SANDY

DI MASSSIMO FINI
il fattoquotidiano.it

Non riesco a capire come si possa prendere sul serio quel Grande Barnum che sono le elezioni presidenziali americane, cui in Italia per giorni e giorni sono state dedicate dozzine di pagine, talk-show ed estenuanti dirette e notturne. Sono una sorta di Super Bowl politico, altrettanto kitsch, mancavano solo le puttanone scosciate a cavalcioni degli elefanti. “Michelle, non ti ho mai amato tanto in vita mia come in questo momento” è una frase che, pronunciata nel più importante discorso alla Nazione, nemmeno Silvio Berlusconi avrebbe osato permettersi. A me di queste elezioni, nonostante la grancassa, non importava nulla. E non credo di essere il solo.Fra i due candidati tifavo per l’uragano Sandy. Solo un sismografo sensibilissimo può avvertire le differenze fra Repubblicani e Democratici. In questa tornata poi, per conquistare il famoso centro, i programmi dei due schieramenti si sono ulteriormente ravvicinati finendo per coincidere del tutto. Di differente rimanevano solo i colori: azzurri gli uni, rossi gli altri. Chiunque avesse vinto, nulla sarebbe cambiato in politica interna e in quella estera. Negli Stati Uniti, il Paese più potente, più forte, più ricco del mondo, che può sfruttare ancora la rendita di posizione per la vittoria militare di tre quarti di secolo fa.

Solo in Italia si può scambiare Obama per un uomo di sinistra. Così come solo in Europa si può credere che i Democratici siano meno guerrafondai dei Repubblicani. Fu il democraticissimo Kennedy a iniziare la guerra del Vietnam e il repubblicano Nixon (il miglior presidente che gli Usa abbiano avuto nel dopoguerra) a chiuderla. Fu sempre Kennedy a combinare il pasticcio della Baia dei porci e il democratico Carter quello del blitz in Iran. È stato il democratico Clinton a scatenare la più assurda delle ultime guerre occidentali, quella contro la Serbia, europea e cristiana. In quanto al Nobel per la Pace, Barack Obama ha mandato altri 30 mila soldati in Afghanistan e, rispetto a Bush, ha aumentato del 13% le spese militari.

Ma il problema non sono gli americani e chi li comanda. Siamo noi europei. È da quel dì, dal crollo dell’Unione Sovietica, che avremmo dovuto capire che gli Stati Uniti erano diventati, da alleati obbligati, degli avversari se non proprio dei nemici. Noi europei non abbiamo alcun interesse a seguire gli Stati Uniti nella loro politica aggressiva nei confronti del mondo arabo-musulmano, se non altro perché lo abbiamo sull’uscio di casa e non a diecimila chilometri di distanza. E in economia sono stati gli americani, inseguendo il paranoico sogno di ipotecare il futuro fino a epoche siderali, a provocare una crisi devastante che hanno poi scaricato sull’Europa permettendosi anche di colpevolizzarla per una crisi che da loro è partita e di affossarla ulteriormente a colpi di previsioni negative delle loro ambigue agenzie di rating. Per gli americani noi siamo stati sempre degli “utili idioti” da usare a loro piacimento. Avremmo dovuto già capirlo da tempo. E invece siamo ancora lì ad agitar bandierine, azzurre o rosse, per festeggiare il nostro servaggio.

Massimo Fini
Fonte: www.ilfattoquotidiano.it
10.11.2012

Pubblicato da Davide

  • Primadellesabbie

    Questa volta, sig Fini, ho l’impressione ci sia un’inversione di ruoli. Dovrebbe essere lei a spiegarmi le pagine e pagine per il Barnum. Ancora lei dovrebbe spiegare agli italiani ed agli europei che non c’é la sinistra in US, ci sono molti aspetti della storia di quel paese che varrebbe la pena di mettere in evidenza. Credevo fosse il suo lavoro, suo e di altri giornalisti. Ma forse siete troppo pochi e magari mal pagati, o forse il vostro Ordine non vi tutela a sufficienza. Ho sentito dire da qualcuno che voi giornalisti usereste prendere abitualmente per i fondelli i vostri lettori, ma io non potrei mai credere ad una simile malignità. Dopotutto voi siete la libera stampa, i garanti della democrazia, che diamine!

  • Ercole

    che le elezioni americane sono una farsa no lo scopriamo adesso, lo sono sempre state , come quelle che avvengono in tutti gli stati del mondo ,dietro la maschera della democrazia in realta si eleggono i rappresentanti del capitale burattini asserviti al potere,da mettere in pasto al popolino,sta a noi a non cadere in queste trappole , e denunciare la nostra asservitu all,imperialismo dominante,noi non abbiamo bandierine da sventolare e neppure patrie da difendere il nostro compito storico e quello si abbattere il capitalismo sotto tutte le sue forme,a maggiore ragione in una fase di crisi acuta come e quella attuale di cui non vi e soluzione,abbiamo tutto da guadagnare, e mettere la parola fine alle nostre catene.

  • Tao

    La stampa occidentale e del Golfo ha raccontato le elezioni negli Stati Uniti come una prova della vitalità della «democrazia più potente del mondo». All’opposto, aveva definito all’inizio dell’anno il referendum e le elezioni legislative in Siria come «farse» e faceva appello al rovesciamento della «dittatura». Di che cosa si tratta esattamente? Confrontiamo i due regimi, applicando loro i medesimi criteri, sebbene uno sia talmente più potente dell’altro che ci si impedisce per abitudine di criticarlo.

    La Costituzione degli Stati Uniti è proclamata in nome del popolo, ma attribuisce la sovranità agli Stati federati e non ai cittadini. Di conseguenza, gli Stati Uniti non sono una democrazia nel senso inteso da Lincoln («Governo del popolo, dal popolo, per il popolo»), ma un patto tra il Popolo e un’oligarchia. Recentemente, Occupy e lo slogan «Noi siamo il 99%», hanno ribadito che negli Stati Uniti la ricchezza e il potere sono stati monopolizzati da meno dell’1% della popolazione.

    Comparativamente, la nuova Costituzione della Siria riconosce la sovranità del popolo che sceglie i propri leader, ma – per far fronte ad una situazione di guerra regionale permanente – instaura un sistema di governo opaco che priva il Popolo dei mezzi di controllo necessari a un funzionamento democratico quotidiano.

    Secondo la Costituzione degli Stati Uniti, il presidente non è eletto dal popolo, ma da un gruppo di 538 elettori che rappresentano gli Stati federati. Tuttavia, nel corso del tempo, si è imposta l’idea che i governatori dovevano consultare i loro abitanti prima di nominare i rappresentanti del loro stato nel collegio elettorale. In alcuni stati, questa consultazione è obbligatoria, in altri è solo consultiva, poiché il governatore può anche fare solo di testa sua. In ogni caso, le elezioni del 6 novembre non avevano valore costituzionale. E ricordiamo che nel 2000 la Corte Suprema ha ignorato il voto del popolo della Florida per proclamare l’elezione di Bush Jr. contro Gore.

    La funzione principale dello scrutinio cui abbiamo appena assistito non è quella di eleggere il presidente, ma di rinnovare il patto nazionale. Nel partecipare, i cittadini USA esprimono la loro adesione alle istituzioni. Ma questa continua a diminuire (tranne che nelle elezioni del 2008). E soltanto circa 120 milioni di adulti su 230 si sono recati alle urne. Si tratta di un tasso di partecipazione nettamente più basso di quello che abbiamo potuto constatare in Siria durante il referendum e le elezioni legislative, quantunque lo scrutinio non si sia potuto svolgere in quattro distretti in guerra.

    Obama ha raccolto il 50,38% dei suffragi espressi, mentre Romney ha avuto il 48,05%. Il restante 1,67% è andato a 18 altri candidati di cui non avete mai sentito parlare e che non hanno avuto accesso ai media per presentarsi ai loro connazionali. Contrariamente a una credenza popolare, il partito democratico e il partito repubblicano sono organi parastatali. Così, le primarie in seno ai partiti non sono state organizzate dai partiti, ma dagli Stati federati, e a loro spese. Inoltre, a prescindere dal voto dei cittadini, i due maggiori partiti gestiscono congiuntamente varie amministrazioni, come la NED (vetrina politica all’estero della CIA). In definitiva, il sistema bipartisan degli Stati Uniti è l’equivalente del vecchio sistema siriano del partito unico. A contrario, la Siria di oggi ammette una sfilza di partiti politici che cominciano ad avere un accesso ai media.

    Per definizione, il «sogno americano» è solo un «sogno», un’illusione. Coloro che lo prendono come un modello dovrebbero ridestarsi.

    Questa breve comparazione non deve demoralizzare il lettore siriano insoddisfatto delle precedenti riforme. Dovrebbe semmai incoraggiarlo nel mostrargli che le istituzioni del paese si stanno muovendo nella giusta direzione, anche se resta ancora un lungo cammino da percorrere.

    Torniamo per un attimo al voto negli Stati Uniti e alle lezioni che si possono ricavare da esso. «Democratico» o «Repubblicano» sono due marche diverse dello stesso prodotto. Potete scegliere Pepsi o Coca-Cola, visto che ciascun marchio è associato nella vostra immaginazione a mitologie distinte. Potete sentire una netta preferenza per l’uno o l’altro. Ma se fate una degustazione alla cieca, non sarete in grado di distinguere l’una dall’altra, perché è lo stesso prodotto. In questa prospettiva, le ambasciate degli Stati Uniti hanno agito come sondaggisti che effettuano indagini di marketing. Hanno organizzato elezioni simulate in diversi paesi. Questo aiuta a capire i gusti dei consumatori stranieri. Anche voi votate. Scegliete tra Obama e Romney (inutile parlare degli altri 18 candidati). Il vostro voto non serve a nulla, perché non siete un cittadino degli Stati Uniti? Ma anche quello dei cittadini USA non serve affatto! Vi si chiede soltanto di giocare.

    Questo pseudo-pluralismo è illustrato dal discorso della vittoria di Barack Obama. Avrebbe potuto essere letto in modo identico da Mitt Romney. Esso celebra l’alleanza tra il Popolo e l’oligarchia: ciascuno deve essere in grado di avere successo nella vita; il nostro esercito è il più potente della Storia; le nostre comunità etniche formano un solo Popolo. Il contenuto politico si è limitato a una frase, anch’essa consensuale: «Intendo lavorare con i leader di entrambi i partiti per affrontare sfide che possiamo unicamente risolvere insieme: ridurre il nostro deficit; riformare il nostro sistema fiscale; stabilizzare il nostro sistema immigrazione; liberarci dalla dipendenza dal petrolio straniero.»

    Notiamo tra l’altro che due degli obiettivi del secondo mandato di Obama avranno un impatto sul Vicino Oriente. La riduzione del disavanzo comporta il mantenimento dei tagli al budget del Pentagono, e dunque la continuazione del ritiro dei GI dalla regione. La fine della dipendenza dal petrolio straniero implica che non sarà più necessario per Washington proteggere il Regno dell’Arabia Saudita e il sistema jihadista da esso concepito.

    Thierry Meyssan
    Fonte: http://www.megachip.info
    11.10.2012

    Traduzione a cura di Matzu Yagi

    Questa “cronaca settimanale di politica estera” appare simultaneamente in versione araba sul quotidiano “Tichreen” (Siria), in versione tedesca sulla “Neue Reinische Zeitung”, in lingua russa sulla “Komsomolskaja Pravda”, in inglese su “Information Clearing House”.

  • Primadellesabbie

    Il “potere”, quando non sia l’Impero in cui ogni singolo suddito si identifica con la volontà del Re (per dirla in breve), ha bisogno di una zona d’ombra in cui poter manovrare senza rendere conto ad altri. Si pensi agli “accordi segreti” tra Stati o alla base delle organizzazioni internazionali o ancora, ad un livello molto basso ma indicativo, ai “fondi neri” delle imprese economiche. Si tratta di qualcosa che riempie il vuoto inevitabile tra la realtà del potere (o delle sua parodia) e la demagogia che lo definisce all’esterno. L’unico caso di potere “democratico” in Europa, che conosca, fu quello delle tribù germaniche che, però, usavano l’accorgimento di una colossale e sistematica sbronza collettiva prima di prendere le decisioni importanti.

  • Fabriizio

    a parte eventuali peli nell’uovo … l’articolo è assolutamente veritiero.

  • mariomonti

    Ok Massimo, d’accordo, ma non farti prendere la mano, L’america è da sempre guerrafondaia: Kennedy ha iniziato la guerra in Vietnam ma Bush di guerre ne ha iniziate due (con il padre, tre), come al solito si tratta di scegliere “the lesser of two evils”. Tu dici che Obama scatenerà l’inferno contro l’Iran? rabbrividisco

  • kawataxi

    il repubblicano Nixon (il miglior presidente che gli Usa abbiano avuto nel dopoguerra). Fini dovrebbe rileggersi la storia, Nixon ha privatizzato la sanita’ pubblica, abolito il gold standard ed e’ stato ricordato come un cattivo presidente! vi consiglio il film: nixon frost il duello, tanto per farvi un idea di chi era il nasone…
    saluti

  • patrocloo

    Non ho letto l’articolo di Fini, solo il titolo: naturalmente su questo sono d’accordissimo. E tanto mi basta 🙂

  • rebel69

    Tao stavo per complimentarmi con te per il commento che avevi scritto,poi ho visto l’autore e quindi ti ringrazio per averlo postato.

  • rebel69

    I “germanici”si sbronzavano per decidere,a noi ci tengono in sbornia 365 giorni all’anno

  • rebel69

    E comunque,per dire le stesse cose, c’è una bella differenza di stile fra Meyssan e Fini.Si vede che quest’ultimo è più abituato a parlare con dei Babbuini

  • andyconti

    Non sono le elezioni americane ad essere una farsa, sono gli Stati Uniti d’America ada essere un paese farsa in se’.