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TOMGRAM: DAHR JAMAIL SUL FENOMENO ZARQAWI

DI TOM ENGELHARDT
Tom Dispatch

Proprio in questi ultimi giorni, secondo USA Today, è stato diffuso un “video di propaganda” appositamente preparato da Abu Musab al-Zarquawi, sospetto terrorista collegato con al-Qaeda, mostrante attacchi suicidi contro forze USA in Iraq, presumibilmente ispirato o commissionato dallo stesso terrorista. Dato che George Bush lo citò per la prima volta nell’Ottobre 2002 in un discorso a Cincinnati, come prova della presenza di al-Qaeda in Iraq e quindi del nesso essenziale tra Saddam Hussein ed al-Qaeda, Zarqawi si è ancor più posto al centro dell’attenzione proponendosi come la maggiore minaccia terroristica irachena. Sulla sua testa pende ora un’enorme taglia e viene citato regolarmente dal Presidente e da altri rappresentanti dell’amministrazione pubblica come il nostro nemico numero uno in quelle terre, prova vivente che l’Iraq è “il teatro centrale della guerra al terrore”. Negli USA è arrivato a personificare la guerra in Iraq, la sua presenza è contemporaneamente la spiegazione immediata del-perché-siamo-in-guerra e la giustificazione vivente per ogni atto che commettiamo laggiù.
Zarqawi in effetti è stato uno strano fenomeno nella guerra in corso. Alcune volte sembra che si trovi contemporaneamente in ogni luogo del suo paese, accusato (o, attraverso diversi siti della jihad, celebrato) per qualunque cosa, dagli ultimi attacchi IED (IMPROVISED ESPLOSIVE DEVICES, Dispositivi Esplosivi Improvvisati, ndt) contro truppe USA, agli assalti con mortaio contro le basi USA, agli assalti suicidi con autobomba contro bersagli civili Sciiti, rapimenti, decapitazioni, addirittura una serie di attacchi dinamitardi dal Marocco alla Turchia nel 2003, per non citare la resistenza di tutte le città irachene contro l’occupazione americana. Se succede qualcosa, ed è terrificante, egli sembra essere l’unico responsabile. Il suo nome ha più o meno sostituito Saddam e Osama Bin Laden come nemico preferenziale degli Stati Uniti. Egli è letteralmente il derviscio rotante, nemico per eccellenza. I suoi luogotenenti o sottoposti cadono costantemente nelle mani degli Americani, mentre lui viene avvistato in ogni luogo caldo dell’Iraq – o fuori dall’Iraq. La sua organizzazione sembra essere ritenuta responsabile quasi per ogni attacco, ogni dinamitardo suicida, ogni esplosione nel paese. La ricerca di Zarqawi è diventata un – se non IL – tema fondamentale della guerra Americana in Iraq.

Recentemente, il blogger di nome Billmon ha postato la seguente serie di tipici titoli su Zarqawi:

– 16 giugno 2005: Gli USA affermano di aver catturato il leader di Al Qaeda nell’area di Mosul

– 5 giugno 2005: Arrestato militante collegato a Zarqawi

– 25 maggio 2005: Importante militante di al-Zarqawi arrestato a Nord di Baghdad

– 25 maggio 2005: USA: arrestati militanti di al-Zarqawi

– 9 maggio 2005: Miglioramenti visibili dopo il nuovo arresto di militanti di al-Zarqawi

– 19 aprile 2005: Le Forze di Sicurezza irachene catturano due sostenitori di Zarqawi

– 9 marzo 2005: Un “principe” di una cella di Zarqawi e altri sei catturati a Baluba,

quindi ha suggerito i seguenti modelli per la storia tipo sulla-quasi-cattura-di-Zarqawi nella nostra stampa, una sorta di variante irachena dell’America’s Most Wanted (il più ricercato d’America, ndt): Forze [Irachene/USA/USA e Irachene] hanno [acciuffato/catturato/arrestato] [un/una/due] [eminenti/intermedie/] [figure/capi operativi/terroristi operativi] della [Giordana/Collegata ad al-Qaeda/Tra le più ricercate in Iraq] organizzazione terroristica di Abu Musab Zarqawi.

Eppure, fino a prova contraria, l’effettiva organizzazione o rete di Zarqawi è, al massimo, di natura modesta e nessuno tra quelli che scrivono su di essa o sul suo capo sa realmente se egli sia vivo o morto, in Iraq o fuori.
Uno sguardo agli articoli di stampa più comuni sul conto di Zarqawi ce li rivela pieni di parole come “probabilmente,” “presumibilmente,” “afferma,” e “la CIA ritiene, con un alto grado di probabilità.” Le fonti non dichiarate che ci dicono quello che si suppone di sapere su Zarqawi sono invariabilmente anonimi “ufficiali americani” o “ufficiali dell’intelligence”: le stesse persone che
ci avevano assicurato che il ricercato subì l’amputazione di una gamba in uno degli ospedali di Baghdad ai tempi di Saddam. (Ora si ritiene che egli abbia di nuovo due gambe.)

Come mettere assieme questa figura adeguatamente satanica – in grado di personalizzare tutti gli orrori dell’Iraq in un singolo corpo mostruoso e di portarli nelle case del pubblico americano in una maniera che l’amministrazione Bush ritiene conveniente – con il poco che si sa su quello che probabilmente è un criminale di provincia non particolarmente brillante, è un compito alquanto arduo. Il giornalista indipendente Dahr Jamail, che scrisse per Tomdispatch (tra gli altri) da Baghdad, prima di tornare a casa per una pausa, è ora tornato in Medio Oriente e, da Amman, Giordania, si è mosso per conto suo alla ricerca della verità che sta dietro al fenomeno Zarqawi. Tom

IL FENOMENO ZARQAWI

DI DAHR JAMAIL
Iraq Dispatches

Una notevole porzione della violenza che affligge l’Iraq viene regolarmente attribuita al Giordano Ahmad al-Khalayleh, meglio noto come Abu Musab al-Zarqawi e la sua organizzazione Al Qaeda con base in Iraq. Talvolta sembra che nessuna auto-bomba venga fatta esplodere, nessuna imboscata venga messa in atto senza che il suo nome venga evocato o accusato direttamente dall’amministrazione Bush.
Bush e i suoi più stretti collaboratori hanno, in pratica, fatto un buon uso di lui, elevando le sue gesta terroristiche fino a fargli raggiungere proporzioni epiche, quasi mitiche (in questo molto aiutati dai vari mezzi di informazione ufficiali). Dato che oggi l’invasione e l’occupazione dell’Iraq sono stati provati oltre ogni ragionevole dubbio essere il risultato di bugie e manipolazioni dell’amministrazione americana, ho iniziato a chiedermi se il temuto Zarqawi esiste effettivamente.

Ad Amman, dove ho fatto base di recente, delle interviste casuali con i giordani hanno generato più domande che risposte su Zarqawi. Comunque, visto che la capitale giordana si trova a pochi minuti di taxi da Zarqa, la città che si dice sia quella di origine di Zarqawi, ho deciso di togliermi ogni curiosità su di lui recandomi là e cercando di avere informazioni più precise dai suoi vecchi vicini di casa.

“Zarqawi non so nemmeno se esiste” mi ha detto un tassista trasandato di Amman, e il suo fu un commento piuttosto tipico – “è come Bin Laden, non sappiamo nemmeno se esiste; però, se esiste, approvo il fatto che combatta contro l’occupazione USA in Iraq.”

Chiacchierando con un uomo mentre prendevamo un tè in una piccola sala al centro di Amman, gli chiesi cosa ne pensasse di Zarqawi. Lui era convinto che Zarqawi sia perfettamente reale, ma l’idea che sia il responsabile di una tale quantità di attacchi in Iraq è semplicemente “senza senso.”

“Gli americani lo stanno utilizzando per la loro propaganda,” insistette. “Pensaci
bene: con tutta la loro potenza e le possibilità dei servizi segreti, non riescono a trovare un uomo?”

Come molti altri nella confinante Giordania, anch’egli mostrò una approvazione ideologica alla resistenza armata in Iraq, aggiungendo, “Inoltre è diritto di ogni persona difendersi se il suo paese viene invaso. L’invasione americana in Iraq ha destabilizzato l’intera regione.”

L’amministrazione Bush ha regolarmente affermato che Zarqawi si trovava – ed era appena fuggito via – da qualunque città o area che fosse loro intenzione attaccare o isolare o contro cui fosse deciso di lanciare una campagna ostile. Lo scorso anno, lui e la sua organizzazione furono indicati come aventi il loro quartier generale a Fallujah, prima dell’assalto americano che rase al suolo la città. Ad un certo punto, gli ufficiali americani addirittura ipotizzarono che egli stava comandando la difesa di Fallujah da qualche altro posto, via telefono. Eppure, si suppone che egli sia fuggito da Fallujah appena prima o appena dopo l’inizio dell’assalto, a seconda di quale mezzo di informazione o comunicato stampa militare leggete.

Da allora egli è spuntato, secondo i rapporti dei servizi segreti e della stampa americana, a Ramadi, Baghdad, Samara e Mosul, tra gli altri posti, senza dimenticare vari viaggi in Giordania, Iran, Pakistan e/o Siria. I suoi più stretti “luogotenenti” sono stati catturati a camionate, secondo i rapporti militari americani, eppure sembra che lui ne abbia una scorta infinita. In maggio, un servizio giornalistico della BBC addirittura definì Zarqawi “il leader dei ribelli in Iraq,”
sebbene un più sobrio analista della caotica situazione irachena afferma che il suo gruppo, Jama’at al-Tawhid wal Jihad, seppure modesto per dimensioni e capacità, è probabilmente collegato ad una rete mondiale di seguaci della jihad.
In ogni caso, trovare delle cifre che diano l’esatta proporzione del gruppo rimane un compito improbo.

L’ex segretario di stato USA Colin Powell, nel febbraio 2003, offrì in visione presso le NU delle foto del “quartier generale” di Zarqawi nel nord dell’Iraq controllato dai Curdi, affermando inoltre che Zarqawi aveva dei collegamenti con Al-Qaeda. Il gruppo di piccole capanne fu raso al suolo dalle forze USA nel marzo di quell’anno, fornendo nuovi motivi ai mezzi di informazione per affermare che Zarqawi era stato ucciso. Ancora, in apparente contraddizione con
le dichiarazioni di Powell sull’importanza di Zarqawi, nell’ottobre 2004 arrivarono le precisazioni del Segretario della Difesa Donald Rumsfeld, che ammise che le connessioni tra Zarqawi e Al Qaeda avrebbero potuto in effetti essere piuttosto ambigue, che egli avrebbe potuto essere più un rivale che un luogotenente di Osama bin Laden. “Qualcuno potrebbe legittimamente sostenere che
egli non è Al Qaeda,” aggiunse Rumsfeld.

L’Eterno Mondo che non c’è di Zarqawi

Per chiunque tentasse di valutare il fenomeno Zarqawi dalla confinante Giordania, ulteriori cause di complicazione sono le contraddittorie affermazioni che i giordani regolarmente offrono su praticamente ogni aspetto della vita di Zarqawi, la sua storia, le attività attuali o anche la sua stessa esistenza.

“L’ho incontrato qui in Giordania”, ha dichiarato Abdulla Hamiz, un commerciante di 29 anni di Amman, “Due anni fa”. Hajam Yousef, che lucida scarpe sotto una palma da datteri nel centro di Amman, ha invece dichiarato: “Lui non esiste, se non nelle menti dei politicanti americani”.

Infatti, quel poco che si conosce effettivamente su Zarqawi suona come la biografia di un uomo con alcuni problemi, ma normale, della zona industriale di Zarqa. L’oggi trentottenne, secondo la BBC, Zarqawi viene descritto come un adolescente ribelle che prese a frequentare brutte compagnie.
Da ragazzino gli piaceva giocare a calcio nelle strade e lasciò la scuola a 17 anni. Secondo alcuni racconti, i suoi amici affermano che nella sua adolescenza cominciò a bere molto, farsi tatuaggi e partecipare a risse dove non poteva sperare di spuntarla. Secondo rapporti dei servizi segreti giordani forniti alla Associated Press di Amman, Zarqawi fu incarcerato negli anni 80 per abusi sessuali, sebbene non siano disponibili ulteriori dettagli sui fatti. Attorno ai 20 anni evidentemente iniziò a cercare la sua strada e finì per prendere la via dell’Afghanistan negli ultimi anni della guerra contro l’invasore sovietico.
Mentre alcuni mezzi di informazione come il New York Times affermano che in effetti egli non partecipò a combattimenti in Afghanistan, esistono fonti giordane che pensano che vi prese parte.

Viene poi raccontato che egli ritornò in Giordania nel 1992, dove fu arrestato dopo che le autorità giordane rinvennero armi nella sua abitazione.
Al suo rilascio nel 1999, partì ancora una volta verso il Pakistan. Quando il suo permesso di soggiorno per il Pakistan scadde, nel timore di essere arrestato come sospetto di attività terroristiche in caso di ritorno in Giordania, entrò in Afghanistan.

Dopo aver presumibilmente condotto un centro di addestramento al tiro laggiù, fu di nuovo avvistato dalle autorità giordane, che lo indicano di ritorno in Giordania passante dalla Siria nel Settembre del 2002. In un periodo imprecisato tra quel mese e l’undici Maggio 2004, quando fu accusato di aver decapitato l’ostaggio americano, Nick Berg, a Baghdad, Zarqawi entrò in Iraq.
Molti mezzi di informazione hanno riferito che il suo scopo in Iraq è quello di generare una guerra civile tra Sunniti e seguaci della Shia.

Nel settembre del 2004, la BBC, tra gli altri, riferì: “Gli ufficiali USA sospettano che Zarqawi… sia circondato assieme ai suoi seguaci nella città ribelle di Fallujah,” sebbene le loro fonti, come è vero per più o meno tutte le fonti giornalistiche dall’Iraq, fossero piuttosto nebulose. Durante il secondo assedio di Fallujah, lo scorso novembre, Newsweek riferì che: “alcuni ufficiali USA affermano che Zarqawi potrebbe effettivamente essere a capo o istigare eventi nella città telefonando da qualche altro luogo dell’Iraq”. Sebbene nemmeno loro citarono fonti specifiche o
prove per quanto affermato, Newsweek ingigantì l’importanza di Zarqawi in questo modo: “Il suo ruolo cruciale nel deterioramento della situazione della sicurezza in Iraq, in ogni caso, non può essere sottostimato”. Nel frattempo la BBC stava riferendo che il suo “network è considerato la fonte principale dei rapimenti, attacchi dinamitardi e tentativi di assassinio in Iraq” – altra
affermazione fatta senza troppe, per non dire nulle, prove concrete.

Alla fine, la grande massa di reportage su Abu Musab al-Zarqawi poggia su una miriade di dichiarazioni basate su fonti anonime, più o meno misteriose – per lettori comuni – come il soggetto stesso degli articoli. Egli vive quindi in una sorta di eterno mondo che non c’è del reportage, pettegolezzo e attribuzione. Si potrebbe quasi dire che nella storia non si è mai scritto così tanto su un personaggio basandosi su informazioni così labili. Mentre da una parte abbiamo una vaga descrizione di chi egli sia, da dove venga e dove soggiornò prima di entrare in Iraq, prove che potrebbero reggere di fronte ad un tribunale penale sono al momento praticamente assenti.

La domanda a cui urge rispondere in questo assordante vuoto di informazione è:
Chi trae beneficio dalle continue storie sul misterioso Zarqawi?

La ricerca del passato di Zarqawi

Il mio piccolo viaggio sembrava solo ripetere su scala più modesta questo fenomeno di grandi dimensioni. Si trattava del tipo di storia in cui, dall’inizio alla fine, nessuno tra quelli che ho incontrato sembrava disposto a farmi sapere il suo vero nome (o a lasciare che un nome reale fosse utilizzato nell’articolo).
Sin dall’inizio, Zarqawi e il bisogno di anonimato furono saldamente – e forse appropriatamente – legati l’un l’altro. Abdulla (non è il suo vero nome, ovviamente), l’uomo che accettò di portare me e il mio traduttore Aisha ad Al-Zarqa per questa escursione, era un giordano, apparentemente dell’età di 30 anni, che fumò una sigaretta dietro l’altra nervosamente per tutto il viaggio.
Decidemmo di andare con lui dopo averlo incontrato mentre stavo conducendo il mio sondaggio informale su Zarqawi ad Amman.

“Lo conosco personalmente perché abbiamo combattuto assieme in Afghanistan agli inizi degli anni 90” ha insistito Abdulla , “Se vuoi, ti posso mostrare da dove proviene.”

Quando arrivò a prenderci nel tardo pomeriggio del giorno successivo con il suo taxi arrugginito e ammaccato, concordammo una modesta retribuzione da pagarsi al termine della nostra escursione. Mentre ci inerpicavamo lungo una strada di collina verso la città natale di Zarqawi, Al-Zarqa, egli estrasse prontamente un piccolo pacco di foto. Le guardai mentre ci dirigevamo verso le zone di origine di Zarqawi e notai Abdulla mentre stava in piedi di fronte alla enorme Moschea Faisal di Islamabad, Pakistan, con una lunga barba (non più presente) che dominava il suo morbido dishdasha.

Un’altra foto lo ritraeva a Peshawar, Pakistan, una città vicina al confine afgano, nota come area di reclutamento e addestramento per i Talebani. Altre foto sembravano mostrarlo nelle Filippine, in piedi di fronte a una fitta foresta, con una mitraglietta appesa alla sua spalla. In nessuna delle
foto – la cosa non mi sorprese affatto – si vedeva un compagno che avesse un ghigno simile a quello ora globalmente noto di Zarqawi.

Dopo un po’ che viaggiavamo, all’improvviso Abdulla disse: “tutti quelli che collaborano con gli americani in Iraq dovrebbero essere uccisi!”

Presi questa frase come un segnale della sua volontà di raccontare, e gli chiesi di dirmi cosa sapeva di Zarqawi. Secondo la sua versione, egli incontrò il mitico terrorista a Peshawar, prima di essere mandati assieme in un campo di addestramento sul confine dell’Afghanistan, nel 1990.
“Esistono diversi campi di addestramento ben noti nelle montagne tra Afghanistan e Pakistan,” mi spiegò, “e noi eravamo in uno di quelli, assieme ad altri combattenti per la libertà provenienti da Siria, Giordania, Palestina e Libano.”

Solo i combattenti per la “jihad” erano ammessi nei campi, continuò a spiegare con orgoglio. Solo ai combattenti che erano presentati da altri mujahideen ben noti era concesso il diritto di entrare, nel tentativo di proteggere quei campi da spie infiltrate. Dopo tre mesi di addestramento con mitragliatrici e lanciarazzi, Abdulla mi disse che lui e Zarqawi si recarono in Afghanistan per
combattere i Russi che erano rimasti laggiù.

Quando lo guardai con aria dubbiosa – dato che i Russi si erano ritirati dall’Afghanistan nel febbraio del 1989 – egli replicò: “Molti di loro rimasero laggiù anche dopo che il loro governo aveva annunciato il ritiro – perciò noi stavamo spingendo fuori dal paese i rimanenti.”

Questa era una storia piuttosto inverosimile, ma egli continuò a raccontare. Gli fu data la possibilità di scegliere, disse, dove andare in Afghanistan, e Abdulla con orgoglio mi disse che la maggior parte dei mujahideen scelse di andare nelle zone “calde” dove si aspettavano di trovare il modo di
combattere. La nostra discussione fu quindi interrotta perché nel frattempo avevamo completato il trasferimento verso Zarqa ed eravamo arrivati nei paraggi in cui viveva, almeno così si dice, il cognato di Zarqawi. Fummo fatti scendere nei pressi di una piccola moschea dove si presume che Zarqawi usasse pregare

Abdulla ci dice che non è sicuro per lui aggirarsi in quel posto, — sebbene non si sforzi di spiegarci il perchè –, per cui concordiamo che lui ci avrebbe chiamato al nostro cellulare entro un’ora, per vedere se ci serviva ancora tempo o no.

Quindi Aisha ed io iniziamo a camminare attraverso il tranquillo quartiere medio borghese, chiedendo alla gente se qualcuno sapesse dove viveva il cognato.
Piccoli bambini giocano nelle strade. Dietro di loro siedono giovani uomini e genitori, che ci guardano con sospetto. Il vento soffia sacchetti di plastica lungo le strade, tra le
tipiche case di pietra della Giordania. Alla fine troviamo un vecchio uomo con una fluente barba bianca e gli occhi stanchi seduto su una povera sedia di fronte a un piccolo negozio di drogheria. Ci dice di essere l’Imam della moschea, ma quando gli chiedo se si ricorda Zarqawi aggira la domanda con eleganza.

“E’ probabilmente vero che era solito pregare nella mia moschea” mi risponde stancamente, “ma non lo posso dire con certezza, dato che rivolgo la schiena ai fedeli che conduco nelle preghiere.”

Dopo di ciò guarda lontano, lungo la via. Penso che sta sperando che ce ne andiamo, — certamente come molti altri ricercatori di Zarqawi arrivati prima di noi. Quindi lo ringraziamo e ce ne andiamo.

Poi incontriamo una donna – non ci fornisce alcun nome – che ci assicura che Zarqawi è della tribù di Beni Hassan, la più grande tribù della Giordania, prima di puntare il dito verso una casa bianca a due piani con un ricevitore satellitare nero sul tetto.

“Quella è la casa di Ahmed Zarqawi” dice a bassa voce, riferendosi a uno dei suoi fratelli, prima di avvertirci: “Ma non andate là perché vi tireranno addosso delle pietre. Sono stanchi dei giornalisti.”

Dopo essere stati fuorviati momentaneamente dalla vista della casa di suo fratello, riprendiamo insistentemente a chiedere notizie di suo cognato, ma tutti ci dicono semplicemente di non sapere dove vive, cosa apparentemente strana. Appena giunti sulla sommità della collina su cui sorge la casa di suo fratello, incontriamo un uomo di mezza età che desidera essere intervistato. È alquanto
raro incontrarne in questo villaggio che è stato certamente inondato dai mezzi di informazione, per non parlare delle ben più minacciose visite del personale di servizi segreti e della polizia di diversi paesi.

Come il nostro tassista, quest’uomo accetta di essere intervistato con la condizione di rimanere anonimo. Questo sembra essere parte di un gruppo di abitanti del villaggio piuttosto ragionevoli con i mezzi di informazione. Ci dice che il fratello di Zarqawi non ne sa molto della mitica leggenda del fuorilegge giordano, a causa del fatto che egli si tiene a debita distanza dal trambusto.
Poi sorride e aggiunge: “Però tutti i mezzi di informazione sono andati a filmare la casa del fratello, perché pensavano che fosse la casa di Zarqawi!”

Poi ci indica una piccola valle dove le file di case si adagiano illuminate dal sole che tramonta. “Lui [Zarqawi] viene da quel villaggio, viveva vicino ad un cimitero e suo padre è il sindaco di quel distretto, che è chiamato quartiere al-Ma’assoum.”

Afferma inoltre di aver conosciuto Abu Musab da quando aveva sette anni, dato che andarono alla scuola elementare Prince Talal Primary School assieme. “Era un piantagrane, sin da quando era piccolo”, ci spiega, “sebbene quello che i media dicono di lui non sia vero. Abu Musab è un tipo normale. Quello che gli americani dicono non è vero. La maggior parte di noi lo conosce e i suoi vicini non credono a niente di quello che dicono i mezzi di informazione”.

Ci dice che Zarqawi lasciò la zona agli inizi degli anni 90 per andare in Afghanistan, ma che non crede che ora sia in Iraq. Assieme ad altri nei dintorni, è convinto che Zarqawi fu ucciso nella regione Afgana di Tora Bora durante i bombardamenti USA che seguirono gli attacchi dell’undici settembre.

“Sua moglie e i loro tre bambini vivono ancora laggiù”, aggiunge, “Ma non andate a parlarci. Non ve lo concederanno”. Egli crede che Zarqawi fu ucciso, al “100%,” quindi aggiunge enfaticamente: “Se è ancora vivo, come mai non ci sono sue foto recenti? Tutte quelle mostrate dai media sono piuttosto vecchie”.

Come molti giordani, egli supporta la resistenza irachena: “Tutti i mussulmani dovrebbero combattere contro questa occupazione, perché ogni giorno gli americani stanno massacrando iracheni innocenti”. Zarqawi, ci dice, non era un combattente prima di andare in Afghanistan. “Poi sua moglie si vestì di nero e continua ad indossarlo da allora”. Secondo questo uomo, Zarqawi ha due fratelli che si chiamano Ahmed e Sail. Ci dice con un sorriso “La maggior parte dei mezzi
di informazione che arrivano qui sono occidentali, perché io penso che la maggior parte dei mezzi di informazione arabi sa che questo è tutto un mito.”

Solleva le mani quando uno dei suoi figli ci porta del caffè e chiede “Quando mostrano degli ostaggi in Iraq, perché lui non entra mai nel filmato? Semplicemente perché non c’è prova offerta dai media americani che lui sia vivo”

Continuiamo a chiacchierare di altre cose mentre beviamo il nostro forte caffè arabo, sedendo sotto la vigna che circonda la terrazza sopra le nostre teste. Quando il sole comincia a tramontare, lo ringraziamo per la chiacchierata e per il caffè, quindi usciamo mentre il nostro tassista ci
telefona.

Sto camminando velocemente attraverso le strade per incontrarlo quando Aisha, con cui ho lavorato spesso a Baghdad, mi rassicura: “Puoi rallentare, Dahr, non siamo in pericolo qui. Questa non è Baghdad dove saremmo uccisi dopo il coprifuoco”.

Poco dopo incontriamo il nostro tassista. “Non vi hanno detto dove si trova la casa di suo cognato perchè è stata violata già molte volte” ci dice con sicurezza. “Sia dai servizi giordani che da quelli USA.”

Il nostro autista insiste che Zarqawi è vivo e vegeto in Iraq. “Sono certo di questo, perché se fosse morto ci avrebbero mostrato la sua foto e annunciato il fatto. Lui è sempre stato così forte. Quando eravamo in Afghanistan, ogni volta che avevamo una nuova arma o missili francesi da studiare, lui era il primo ad imparare tutto.”

Ci porta presso un’altra moschea in cui si presume che Zarqawi seguisse le funzioni. Ora ci troviamo nel quartiere al-Ma’assoum e il nostro autista ci dice che una sorella di Abu Musab è la direttrice del Centro islamico del distretto. Quindi aggiunge, piuttosto distrattamente, di essere stato rinchiuso in diverse prigioni, per un totale di sette anni – una di quelle dichiarazioni che non
sapete se non avreste mai voluto sentire o se semplicemente siete sollevati di non averla sentita ore prima, mentre stavate iniziando.

“In Afghanistan, quando decapitavamo la gente era per dimostrare al nemico a che cosa stavano andando incontro. Era per terrorizzarli”

Penso tra me con un sogghigno: ”Bene, allora funziona.”

Lui aggiunge: “La jihad in Iraq non è solo Zarqawi. Dipende da Allah se noi vinceremo, non dipende dalla banda di Zarqawi. Se lui viene ucciso, la jihad continuerà laggiù.”

Gli chiedo delle vittime civili. Pensa che Zarqawi si preoccupi dell’uccisione di persone innocenti?

“Ho avuto così tante discussioni con gli iracheni per dirgli che Zarqawi non insegna ai suoi seguaci ad uccidere le persone innocenti. Se facesse questo, sarei il primo a rivoltarmi contro di lui. Lui combatte solo contro americani e collaboratori”.

Di nuovo fuma una sigaretta dietro l’altra mentre nell’oscurità ritorniamo ad Amman. Lo pago mentre lo ringraziamo per averci portati a Zarqa, poi il suo taxi ammaccato si infila nella strada trafficata.

La misteriosa vacuità di Zarqawi

Dopo le discussioni con il nostro autista e gli altri giordani, la sola cosa che mi sento di dire di sicuro è che Abu Musab al-Zarqawi è una persona reale. Che sia vivo o meno, che stia combattendo in Iraq o no, di quali atti sia effettivamente responsabile laggiù, è tutto da discutere. Su un punto comunque sono abbastanza sicuro: le affermazioni americane secondo cui Zarqawi avrebbe degli agganci con il governo laico della Siria non hanno senso. Esattamente come Saddam Hussein si
oppose al fondamentalismo religioso di Osama Bin-Laden, il governo siriano non vorrebbe avere a che fare con un fondamentalista come Zarqawi.

I responsabili dell’amministrazione Bush che hanno falsamente affermato che Saddam Hussein aveva dei collegamenti con Bin-Laden e con Zarqawi, esattamente allo stesso modo hanno comodamente collegato Zarqawi a un governo siriano che vorrebbero togliere volentieri dalla scena. Similarmente, i collaboratori di Bush continuano a collegare Zarqawi alla resistenza irachena – senza dubbio un’altra dichiarazione falsa, visto che la resistenza irachena è composta
principalmente da nazionalisti iracheni ed elementi Baathisti che stanno combattendo per espellere gli occupanti dal loro paese, non per creare una jihad islamica globale.

Quindi, anche se Zarqawi è coinvolto nello svolgimento di attacchi all’interno dell’Iraq e se venisse ucciso in un prossimo futuro, l’effetto che questo avrebbe sulla resistenza irachena sarebbe sicuramente trascurabile. Non sarebbe niente altro che l’ennesimo “punto di svolta” americano, dove in realtà non si svolta granchè.

In questo momento, quando tentate di rintracciare Zarqawi, un uomo con una taglia da 25 mln di dollari Usa sulla testa, o semplicemente tentate di risalire agli albori del suo percorso nella vita, sia che lo cerchiate nei cunicoli di Tora Bora, nella città distrutta di Fallujah, sui confini Siriani, o a Ramadi, avrete molte probabilità di finire contro un muro di misteriosa vacuità. Qualunque cosa
il vero Zarqawi sia o non sia in grado di fare oggi in Iraq o in un altro luogo, egli è oscurato dallo Zarqawi della leggenda. Egli potrebbe essere il Terrorista dei Terroristi dell’amministrazione Bush (ora che Osama Bin-Laden è stato gettato in un angolo), l’ospite indesiderato dei ribelli iracheni, il
personaggio inventato in qualche sogno di un militante della Jihad, o tutto quanto assieme.
Qualunque cosa sia, l’uomo Zarqawi è scomparso in una storia epica che potrebbe o non potrebbe essere di sua parziale creazione. Anche da morto, sarebbe difficile da far morire; se fosse ancora vivo, difficilmente potrebbe sopravvivere al mito di Zarqawi che tutti alimentano.

Chiunque egli sia in realtà, il “lui” dei siti web sostenitori della Jihad e delle dichiarazioni americane, è ora inestricabilmente collegato con la disastrosa occupazione dell’Iraq e con una amministrazione Bush che, anche se lo ha dipinto come un essere satanico, sta tentando di fargli perdere le sue qualità mitiche, per ridimensionarlo.

Io sono sicuro che continueremo a sentire parlare di “lui” in Iraq, Giordania o in altri luoghi, man mano che il suo mito, forse ora al di fuori del controllo di chiunque, continua a trasformarsi come parte inestricabile della brutale, sanguinaria occupazione dell’Iraq, dove l’amministrazione Bush si trova a combattere in primo luogo non Zarqawi (o i suoi imitatori), ma gli iracheni che
si presumeva fossero venuti a liberare.

Dahr Jamail
Fonte: http://www.tomdispatch.com/
Link: http://www.tomdispatch.com/index.mhtml?pid=4481
05.07.2005

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MILHO

Pubblicato da Truman