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TOH, IN LIBIA C'E' LA GUERRA CIVILE E VOGLIONO UN GOVERNO TECNICO

DI PIERO LA PORTA
pierolaporta.it

Da circa un mese le truppe governative del Consiglio nazionale generale (GNC) vanno all’assalto di Bani Walid e nelle ultime ore sembra che ne abbiano il controllo.

Diciamo “sembra” perché l’informazione appare alquanto manipolata sin dagli inizi di questa vicenda. Questa lunga battaglia è stata a lungo giustificata con la necessità di ripulire la zona dai rimasugli dei fedelissimi a Gheddafi.

Qualche dettaglio tuttavia non torna chiaro. La nomina inaspettata di Ali Zeidan, quale primo ministro libico, il 14 ottobre scorso, scalzando Mustafa Abushagur, si offre a differenti letture.
La più elementare è che la Libia è tuttora instabile, ma non è una grossa novità. La lettura più importante tuttavia la fornisce la collocazione del figlio 29enne del premier, Zeidan Ali Zeidan, che vive a Garchling, presso Monaco di Baviera. Il ragazzo è un abile quanto tutelato uomo d’affari e viaggia d’amore e d’accordo col governo berlinese, sin dagli albori della “primavera libica”, fornendo alle fazione anti Gheddafi sostegni logistici e massmediatici attraverso la Gesellschaft Libyschen, l’associazione di libici residenti in Germania, sotto l’occhio ammiccante dei servizi tedeschi.

Tutto questo significa che la Germania – che durante le operazioni anti Gheddafi mantenne un profilo bassissimo – è penetrata nelle stanze del governo libico ben più di quanto sia riuscito a Usa, Gran Bretagna e Francia, che hanno profuso energie militari, finanziarie e diplomatiche.

Dietro la battaglia di Bani Walid c’è la questione irrisolta dell’ostilità fra la tribù Ourfella e il distretto di Misurata. L’ingresso nell’area di governo di Ali Zeidan ha determinato la recrudescenza degli assalti a Bani Walid.

Ali Zeidan deve scegliere se allearsi con l’ANF (Alleanza delle Forze nazionali), guidata Mahmoud Jibril (della tribù Orfella) o con la Fratellanza mussulmana – dietro la quale vi è Washington – che è l’anima di Misurata e delle operazioni contro Bani Walid.

Le truppe che hanno assaltato Bani Walid sono in buona parte controllate da Salem Al Dabnoun Wa’er, che gode appoggi delle tribù Oursheffana e Jmil oltre che di fazioni della Ourfella.

Salem Al Dabnoun Wa’er è stato a lungo esiliato negli Stati Uniti dopo aver tentato di spodestare Gheddafi nel 1993, con altri congiurati provenienti proprio da Bani Walid, della tribù Ourfella.

È significativo che questo ex esule negli Usa oggi si sia alleato con Abdul Rahman Al Swehli e Hassan, dei Fratelli Mussulmani, tradendo il suo antico legame con Bani Walid.

Ogni tribù chiede di essere significativamente influente nel governo di Ali Zeidan; sarà dunque difficile trovare la quadra. Anche in Libia quindi va facendosi strada l’idea di un governo tecnico. Nel frattempo – come accade in Italia in diversa misura e differente maniera – la Germania e gli Usa se le danno di santa ragione per interposte persone.

Piero La Porta
Fonte: www.pierolaporta.it
Link: http://www.pierolaporta.it/toh-in-libia-ce-la-guerra-civile-e-vogliono-un-governo-tecnico/#more-523
26.10.2012

Pubblicato da Davide

  • Fabriizio

    asciutto e informativo. Bell’articolo !

  • Mariano6734

    cmq vicino Monaco vi é Garching semmai… (sono Monachese)

  • albsorio

    Le tribu vengono usate per mantenere il caos e giustificare il nuovo ordine, poi ” Tutto questo significa che la Germania – che durante le operazioni anti Gheddafi mantenne un profilo bassissimo – è penetrata nelle stanze del governo libico ben più di quanto sia riuscito a Usa, Gran Bretagna e Francia, che hanno profuso energie militari, finanziarie e diplomatiche” ma dai… chi è che ha depredato oro e gas libico i tedeschi? Ma fammi ridere.

  • cardisem

    Mi sembra che l’obiettivo di questi “interventi umanitari” sia già stato teoricamente previsto dal filosofo inglese Thomas Hobbes: per distruggere uno stato e ridurlo ad una condizione permanente di impotenza è di mantenerlo in uno stato permanente di guerra civile. È il caso della Libia e lo si tenta ora anche in Siria. Il passo successivo, ove possibile, può essere quello della “cupidigia di servilismo”. Ed è questo il caso di paesi come l’Italia.

  • Jor-el

    L’instabilità politica e il caos sociale sono gli ingredienti indispensabili con i quali l’imperialismo USA allarga la sua sfera d’influenza. Non dimentichiamo mai che quello degli USA è un imperialismo commerciale, del business, che significa accaparrasi le materie prime, distruggere ogni possibile concorrente, concludere affari (legali, pseudolegali, apertamente criminali) e annientare i popoli devastando il tessuto sociale. Gaza è il paradigma da esportare in tutto il Medioriente. Ed è quello che stanno facendo.

  • geopardy

    Forse non hai capito che l’Europa ha fatto la sua scelta di campo, con la Nato, che non è semplicemente un allenza militare, ma sempre più una struttura economica preponderante, siamo sulla stessa barca degli Usa.

    Ogni azione, da quando qualcuno la definì “vecchia Europa”, è stata indirizzta ad un unico fronte di interessi.

    Ciao

    Geo