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THE ANTI-EMPIRE REPORT, N.20

DI WILLIAM BLUM

Le “rivoluzioni” dell’Est europeo

Nei miei report precedenti ho parlato del perché ritenessi le insurrezioni politiche dell’Est europeo negli ultimi 18 mesi (scaturiti poi in cambi di governo in Georgia e Ucraina con conseguenti punti di rottura in altri stati) fenomeni non del tutto spontanei. Ho anche asserito che nei casi in cui c’è stata una rivolta, ci fosse il coinvolgimento di tutti, o della maggior parte, dei soliti sospetti: il National Endowment for Democracy (insieme a due dei suoi sostenitori: l’International Republican Institute e il National Democratic Institute for International Affairs), l’USAID (Agency for International Development), le organizzazioni dell’Open Society di George Soros, il Freedom House, ecc.
Questa opinione ha ricevuto alcune critiche. Mi hanno fatto presente che le persone che vivevano nei luoghi della rivolta avevano profonde motivazioni e le loro manifestazioni erano basate su lamentele legittime e non avevano certo bisogno di “agitatori esterni”.

Sicuramente non nego l’esistenza dei loro problemi, tuttavia sostengo che i manifestanti abbiano avuto bisogno di più forza, di tutela e di diversi finanziamenti. Pensiamo per un momento a quali fossero i problemi più comuni di questa gente: disoccupazione, moltissime difficoltà economiche, elezioni discutibili e corruzione del governo. Non vi sembra che tutti questi problemi possano essere applicati in egual misura agli Stati Uniti? Ad esempio, esiste forse un altro parlamento al mondo dove i membri ricevono più bustarelle (“contributi politici”) dei membri del congresso americano? Non sono forse milioni gli americani che odiano i loro leader esattamente come la gente in Georgia e in Ucraina odiava i suoi? Se non è la maggioranza degli americani a pensarla così, allora non sono stati in maggioranza nemmeno i rivoltosi dell’Est europeo. Perché allora non vi è una sommossa anche qui? Perché non scegliamo un colore simbolico e non sbattiamo gli imbroglioni fuori dal nostro paese? Forse perché avremmo bisogno di un qualche istigatore esterno e benestante. Una vecchia battuta: “Perché non ci potrà mai essere un coup d’état negli Stati Uniti? Perché a Washington non c’è l’ambasciata americana”.
Il fenomeno non ha niente di nuovo. Gli Stati Uniti hanno utilizzato la stessa tecnica per il primo cambio di regime dopo la Seconda Guerra Mondiale, in Iran nel 1953, pagando appositamente le folle per la strada e il caos che ne seguì. Nemmeno nell’Europa dell’Est questa tattica non è nuova, perché venne utilizzata dal National Endowment for Democracy e dall’USAID per rovesciare i governi in Albania e in Bulgaria nei primi anni ’90. {1}

Insuccesso dell’intelligence o ambizioni imperiali?

Il 31 marzo la Commission on the Intelligence Capabilities of the United States Regarding Weapons of Mass Destruction (Commissione che si occupa delle abilità dell’intelligence degli Stati Uniti nella ricerca delle armi di distruzione di massa N.d.T.) ha consegnato il suo rapporto al presidente. La Commissione ha concluso affermando che “il coordinamento tra intelligence ebbe torto in quasi tutti i suoi giudizi espressi prima della guerra e relativi alle armi di distruzione di massa nascoste in Iraq. E’ stato un fallimento colossale da parte dei servizi segreti, e i motivi principali furono l’incapacità di raccogliere informazioni esatte sul programma WMD irakeno (relativo alla costruzione di armi di distruzione di massa), i gravi errori nell’analisi delle informazioni da raccogliere e la mancanza di chiarezza relativa alle analisi, sul fatto cioè che fossero basate soltanto su ipotesi e non su prove reali.” {2}E’ probabile che molte persone, membri della Commissione inclusi, sfruttino ciò che ha dichiarato la Commissione per sottolineare che “se la comunità dei servizi segreti ( che sembra più un piccolo villaggio nel New England) avesse svolto meglio il suo lavoro, avrebbe scoperto che l’Iraq non possedeva un arsenale di WMD tale da poter essere una minaccia per gli Stati Uniti, e tutto l’orrore e il sangue si sarebbe potuto evitare.

Questa, tuttavia, è un’ipotesi alquanto discutibile, perché presume che l’amministrazione Bush abbia iniziato una guerra perché credeva realmente che l’Iraq fosse pericolosa e armata e che costituisse una minaccia “imminente” per gli Stati Uniti.
Peccato che l’amministrazione Bush sapesse perfettamente che le risorse militari dell’Iraq non fossero tali da destare alcuna preoccupazione. Questo è il discorso relativo alle sanzioni americane sull’Iraq che Colin Powell ha tenuto nel febbraio 2001:
“E francamente hanno lavorato. (Saddam Hussein) non ha sviluppato significative risorse per le armi di distruzione di massa. E’ incapace di progettare potere convenzionale contro i suoi vicini”. {3}E adesso il discorso di Condoleezza Rice relativo a Saddam Hussein tenuto nel luglio dello stesso anno: “Siamo in grado di evitare che possa fare uso di armi. Non è riuscito a ricostruire le sue forze militari”. {4}

Cuba, da sempre due pesi e due misure

L’Unione Europea ancora una volta ammonisce Cuba a rilasciare i suoi “dissidenti” dalle prigioni. Gli Stati Uniti stanno facendo pressione sulla Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, attualmente riunita a Ginevra, per raggiungere lo stesso obiettivo. I censori di Cuba sono particolarmente preoccupati perché molti prigionieri sono giornalisti e poeti.
Quello che però continuano a non riconoscere è che l’arresto di queste persone non a nulla a che vedere con il fatto che siano giornalisti, poeti o addirittura dissidenti “solitari”, ma con i loro stretti, oserei dire intimi, rapporti politici e finanziari con funzionari del governo americano.
Gli Stati Uniti stanno al governo di Cuba come al Qaeda sta a Washington, solo molto più potenti e molto più vicini. Durante il periodo della rivoluzione cubana gli Stati Uniti e gli esiliati cubani anti-Castro negli Stati Uniti hanno inflitto a Cuba danni maggiori di quelli che l’11 settembre 2001 ha inflitto a New York e Washington. Nel 1999 Cuba ha intentato una causa contro gli Stati Uniti per $181,1 miliardi come indennizzo per le vittime di (al tempo) quarant’anni di aggressioni. L’accusa riteneva Washington responsabile della morte di 3.478 cubani e del ferimento e della mutilazione di altri 2.099. I funzionari cubani consegnarono le pratiche per la causa alla Sezione di Interessi US all’Havana, ma gli americani rifiutarono di accettarle. Il governo cubano allora portò il caso alle Nazioni Unite, dove dal 2001 è rimasto nelle mani del Comitato anti-terrorismo. Il comitato è formato da 15 membri del Consiglio di Sicurezza, che ovviamente include anche gli Stati Uniti e che può quindi giustificarsi per non aver agito in relazione alla faccenda.
Forse gli Stati Uniti possono ignorare un gruppo di americani dissidenti che ricevono fondi da al Qaeda e s’incontrano ripetutamente con i leader conosciuti di quella organizzazione negli Stati Uniti? Avrebbe forse importanza se questi dissidenti americani affermassero di essere giornalisti o (aiuto!) poeti? Negli ultimi anni il governo americano ha arrestato un numero impressionante di persone sia negli Stati Uniti sia all’estero sulla base di presunti legami con al Qaeda, possedendo molto meno prove di quante ne avesse Cuba contro i sui dissidenti e i loro legami con gli Stati Uniti.

Sicuramente gli Stati Uniti hanno arrestato moltissimi americani dissidenti durante le manifestazioni contro la guerra, anti-globalizzazione, contro la”Scuola delle Americhe” (SOA) e altre ancora. Molti di loro sono stati condannati a mesi e mesi di prigione dopo aver concordato abusi fisici e psicologici.

Libri di testo di storia che hanno infiammato l’opinione pubblica

I libri di testo giapponesi sono stati di nuovo presi di mira da attacchi emotivamente infuocati da parte della Corea del Sud e della Cina, entrambe vittime della brutale politica imperiale giapponese prima e durante la Seconda Guerra Mondiale. I critici, nord-coreani inclusi, hanno sempre sostenuto che i libri di storia giapponese hanno sempre ripetutamente negato l’aggressione della nazione in tempo di guerra. Il 5 aprile il Ministero dell’Educazione giapponese ha approvato una nuova edizione di un testo già in uso che i critici però contestano perchè contiene ulteriori distorsioni della storia e dipinge il Giappone imperialista come un liberatore e non come occupante dei suoi vicini asiatici. Secondo i critici, il testo evita la parola “invasione”. {5}Beh, viene da chiedersi quando il numero delle vittime dell’aggressione imperiale US inizierà a lamentarsi dei libri di testo americani. Un esempio soltanto, l’ultimo di cui sono venuto a conoscenza dalle pagine dei libri di testo: gli Stati Uniti non hanno mai “invaso” il Vietnam. I futuri libri di testo americani allora parleranno della “liberazione” americana dell’Iraq e dell’Afghanistan? Esiste un libro di testo attuale che trasmetta alle menti dei giovani americani le orribili conseguenze del ruolo di Washington in Indonesia nel 1965, in Grecia nel 1967 e in Angola nel 1975, solo per citarne alcuni?
Frances Fitzgerald, durante i suoi studi sui libri di testo americani, ha osservato che “secondo questi libri, gli Stati Uniti sono stati una specie di esercito della salvezza per il resto del mondo: nel corso della storia, non hanno fatto altro che distribuire benefici agli stati poveri, ignoranti e oppressi. … gli Stati Uniti hanno sempre agito in maniera disinteressata, sempre per nobili ragioni: hanno sempre dato, mai preso”. {6}

Economics 101 rivisitato

Quando nel 2000-2001 in California c’è stata la “crisi energetica”, poco di quello che leggevo a riguardo aveva senso; nessun articolo spiegava in modo preciso, passo dopo passo, quello che stava succedendo e perchè. E la ragione, conclusi io alla fine, era che gli scrittori stavano in gran parte analizzando la situazione come si trovassero in un libro di testo, in stile “causa ed effetto” di Economics 101(corsi base di concetti economici N.d.T), il metodo scientifico. Soltanto dopo la rivelazione del ruolo criminale ed artefatto di Enron e di altre corporation il quadro cominciava ad essermi chiaro. Questo è solo uno degli esempi di come, in questi anni, io sia giunto alla conclusione che le ragioni basilari dei fenomeni economici e/o le spiegazioni che vi vengono date derivano da quanto segue: il 50% sono di natura politica o ideologica, il 20% sono una frode e vengono manipolati “legalmente”, altri 20% di natura psicologica e il restante 10% di natura scientifica. Le percentuali ovviamente sono una stima approssimativa.

L’attuale campagna per la riforma sulla previdenza sociale, sebbene presentata in termini economici, è in realtà motivata da considerazioni politiche ed ideologiche.
L’ascesa o la caduta del mercato azionario da un giorno con l’altro è l’esempio del fattore psicologico, anche se ogni giorno Wall Street ci regala una spiegazione ufficiale in termini economici. Ci hanno detto che il recente enorme aumento del costo della benzina è un classico esempio della legge di domanda e offerta, immutabile come la legge di gravità.
Io, comunque, resto scettico. Perché in alcune zone del Medio Oriente, Europa e Nord America un gruppetto di uomini, alcuni dei quali dirigenti di compagnie petrolifere, hanno pensato bene che fosse il momento giusto di prendere una decisione in grado di soddisfare un loro particolare desiderio: diventare ancora più ricchi.

Emozioni primitive

Una triste storia su Ahmad e Mazari Ayubi (nella foto), una coppia sposata di afgani. Sono cugini di primo grado. “Esiste un detto nel nostro paese secondo il quale un matrimonio tra cugini è il più virtuoso perché è un’unione formatasi in paradiso”, dice un eminente medico afgano.

Ahmad e Mazari hanno avuto otto figli. Tutti, tranne uno, sono paralizzati dal collo in giù e mentalmente ritardati, o sono già morti per la stessa malattia al cervello. Ahmad adesso è d’accordo con la richiesta di Mazari di non avere più bambini. L’ultima fonte di tensione tra loro è se dare il loro consenso al matrimonio del loro figlio sano di 13 anni con sua cugina di primo grado, la figlia di 10 anni del fratello di Ahmad. L’unione è stata combinata dalla madre di Ahmad prima della sua morte ed è sostenuta dal fratello di Ahmad, il quale insiste dicendo che “anche se tutti i nostri nipoti saranno malati, non voglio rendere infelice mia madre nella tomba”. {7}La mia prima reazione alla frase del fratello è stata: “Oh al diavolo tutti loro, sono così primitivi da non preoccuparsi di una cosa del genere, meglio così, forse tutta la loro dannata stirpe finirà.
Il mio secondo pensiero è stato: Ci sono probabilmente tantissimi soldati americani in Afghanistan e in Iraq, parti di macchine militari che hanno ucciso sicuramente più di centomila persone e mutilate molte di più in queste terre piene di dolore. Soldati che sanno d’essere parte di qualche cosa di esasperante, stupido e crudele, ma chi ragiona dicendo: ” anche se ammazziamo tutti e distruggiamo qualunque cosa, non avrò rattristato la mia madrepatria nel suo momento del bisogno, non avrò tradito la fiducia che lei ha riposto in me”?

Nuova entrata nell’Hypocrisy Hall of Fame

Secondo un rapporto del senato americano, dal 1985 al 1989 gli Stati Uniti hanno fornito “l’Iraq con materiali autorizzati “doppio uso” che aiutavano lo sviluppo dei programmi chimici, biologici e del sistema missilistico inclusi: agenti precursori di armi chimiche, piantine d’impianti per la produzione di agenti per la guerra chimica, disegni tecnici… (e) equipaggiamento per riempire le testate chimiche” {8}Nessuno di quegli uomini d’affari americani che hanno esportato questi materiali è mai stato perseguito. Ma adesso viene fuori che nel 1989 gli Stati Uniti hanno chiesto ai Paesi Bassi di estradare Frans van Anraat, un uomo d’affari olandese, per aver esportato materiali chimici all’Iraq che venivano presumibilmente utilizzati dal governo irakeno per produrre alcuni gas tossici utilizzati contro i Kurdi e gli Iraniani. Tutto questo viene fuori ora perché van Anraat, che ha vissuto in Iraq dal 1989 al 2003, fino cioè all’inizio dell’invasione americana, è attualmente perseguito dai Paesi Bassi. Il caso è una tappa importante: sarebbe infatti la prima volta che un uomo d’affari viene perseguito per crimini di guerra da un tribunale
nazionale.
Van Anraat forse ha commesso qualche sbaglio, ma niente di così stupido come quello di non vivere negli Stati Uniti quando era un esportatore di prodotti chimici.

Alcune domande per Dio

Secondo Roma, il favorito a diventare il nuovo pontefice sarebbe stato il Cardinal Giuseppe Sicola. Ma la sua candidatura cadde in quanto gli altri cardinali erano riluttanti ad avere un Papa Sicola.
Quanto avrei voluto essere in paradiso per vedere la faccia del papa quando ha scoperto che Dio non c’era.
Come molte persone vorrebbero vedere la mia in paradiso mentre sono di fronte a Dio. La differenza è che Giovanni Paolo sarebbe davvero molto turbato, mentre io sarei eccitato, anche se avrei molte domande da fare al Signore:
1) Chi ammiri di più: il credente che va in chiesa e fa buone azioni perché spera di essere ricompensato da te o comunque non punito, oppure l’ateo che lavora per migliorare i diritti umani perchè questa è la società in cui vuole vivere e non perché sarà giudicato in una vita futura?
2) Riconosci al Qaeda un’iniziativa basata sulla fede?
3) Perché hai permesso a Giovanni Paolo di operare contro la teologia della liberazione in America Latina?
4) Come ha fatto questo mondo a diventare così insopportabilmente crudele, corrotto, ingiusto e stupido? Ha raggiunto questo stato per caso, per, permettimi l’espressione, evoluzione oppure lo hai pianificato tu in questo modo? Oppure il diavolo ti ha costretto a farlo?
5) E’ vero che se volevi che andassimo in giro nudi, non saremmo nati con i vestito addosso?

William Blum
Fonte:www.killinghope.org/
aprile 2005

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ISABELLA PIOVANELLI

NOTE

{1}Vedere “Killig Hope” (in basso), capitolo 51
{2} www.wmd.gov/report/transmittal_letter.html
{3} Conferenza stampa del Dipartimento di Stato, 24 febbraio 2001
{4} Edizione serale della CNN con Wolf Blitzer, 29 luglio 2001
{5} Washington Post, 6 aprile 2005
(6)Utilizzo duale relativo alle testate chimiche e biologiche
Esportazioni americane in Iraq e loro possibile impatto sulle conseguenze sanitarie della guerra del golfo persico, comitato del senato sulle operazioni bancarie, alloggi, affari del cittadino in rispetto all’export administration, rapporto 25 maggio 1994, p.1 nel rapporto a sè stante o p.239 nella pubblicazione S. del senato. Hrg. 103-900
(7) Washington Post.17 Aprile 2005
(8) U.S. Utilizzo duale relativo alle testate chimiche e biologiche
Esportazioni americane in Iraq e loro possibile impatto sulle conseguenze sanitarie della guerra del golfo persico, comitato del senato sulle operazioni bancarie, alloggi, affari del cittadino in rispetto all’export administration, rapporto 25 maggio 1994, p.1 nel rapporto a sè stante o p.239 nella pubblicazione S. del senato. Hrg. 103-900

Pubblicato da Davide