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“TERRORISMO DEL DEFICIT” E GUERRA ECONOMICA

DI ELLEN BROWN
webofdebt.wordpress.co

Le banche di Wall Street sono state salvate dal fallimento da governi che stanno fallendo a loro volta. Ma le banche non stanno ricambiando il favore perché stanno partecipando ad una guerra di classe, insistendo sul fatto che il ceto medio già tartassato possa essere tartassato ulteriormente per far quadrare i bilanci del governo già sovrasollecitati. Tutti i favori stanno andando verso Wall Street mentre Main Street, la gente comune, scivola nella schiavitù del debito. A Wall Street bisogna far pagare la sua parte, ma in che modo?

Il disegno di legge di riforma finanziaria approvato il 25 giugno potrebbe aver ritagliato un qualche genere di protezione per i consumatori ma per Goldman Sachs e la lobby dei derivati il disegno di legge è stata una vittoria netta, lasciando intatto il business delle scommesse di Wall Street. In un articolo pubblicato il 25 giugno su Newsweek dal titolo “La riforma finanziaria rafforza le banche più grandi”, Michael Hirsch scriveva che il disegno di legge “consacra di fatto l’élite finanziaria esistente. Con il disegno di legge è più probabile che diventeranno anche i futuri colossi del sistema bancario”.

Il governo federale e la Federal Reserve hanno anticipato letteralmente migliaia di miliardi di dollari per salvare i grandi giocatori di Wall Street, al punto di mettere a repentaglio la valutazione del credito del governo stesso. Ma Wall Street non ha dovuto pagare nulla per il risanamento. Sono stati lasciati a pagare il conto gli stati e i cittadini. Il 17 giugno, Time ha pubblicato un articolo di David von Drehle dal titolo “All’interno della gravissima situazione degli Stati” nel quale si scrive che la maggior parte degli stati sono ora alla prese con continui deficit nei bilanci che non si vedevano dagli anni Trenta. A differenza delle banche di Wall Street, che possono prendere a prestito dai fondi federali al tasso incredibilmente basso dello 0,2% e reinvestire quei soldi nella speculazione, gli stati non hanno accesso alle linee di credito. Devono prendere denaro a prestito tramite l’emissione di obbligazioni e numerosi stati sono così vicini al fallimento che la valutazione dei loro titoli sta crollando. A peggiorare le cose, agli stati non è legalmente consentito di essere insolventi. A differenza del governo federale, che può indebitarsi all’infinito, gli stati devono far quadrare i loro bilanci e non possono emettere valuta propria. Questo li mette sullo stesso piano della Grecia e di altri paesi europei pieni di debiti, ai quali è vietato, secondo le normative dell’Unione Europea, emettere valuta propria o prendere a prestito denaro dalle proprie banche centrali.

Gli Stati, naturalmente, non hanno una propria banca di proprietà pubblica, con un’eccezione – il Nord Dakota. Il Nord Dakota è inoltre l’unico stato che può sfoggiare un avanzo di bilancio, e il livello più basso di disoccupazione e di morosità nei mutui immobiliari. Come osserva von Drehle, “E’ una cosa meravigliosa essere il Nord Dakota”.

La gran parte degli stati è alle prese con gravi e croniche insolvenze, il che li colloca nella stessa trappola del debito della Grecia: sono stati obbligati a licenzare i dipendenti, vendere i beni pubblici e cercare dei modi per riscuotere altre imposte da una popolazione già sovratassata. E la loro situazione è destinata a peggiorare, dato che il pacchetto di incentivi del governo federale verrà presto tagliato, insieme agli aiuti agli stati.

Il governo federale non sta solamente lasciando all’asciutto gli stati ma minaccia di imporre addirittura altre tasse ai cittadini che ormai si trovano in seria difficoltà. Paul Volcker, ex presidente della Federal Reserve e attuale consigliere economico alla Casa Bianca, ha detto in aprile che il Congresso deve tenere in considerazione l’IVA – una tassa imposta ai vari livelli di produzione sui beni di consumo. Attualmente un’IVA al 17,5% viene imposta in Gran Bretagna, mentre è stato proposto un suo innalzamento al 20%, mentre alcuni paesi dell’Unione Europea hanno già un’IVA al 25%. In Europa, perlomeno i cittadini ricevono qualcosa in cambio dei loro soldi, tra cui un’assistenza sanitaria finanziata dalla federazione ma questo non avverrà così facilmente negli Stati Uniti dove addirittura l’aggettivo “pubblico” per l’assistenza sanitaria non compare più nel programma. L’IVA colpisce in particolare i ceti medi e bassi, dato che questi spendono la maggior parte delle loro entrate in beni di consumo. I ricchi, d’altro canto, investono buona parte dei loro soldi in attività speculative, che al momento non vengono tassate.

Ciclo econonomico o guerra di classe?

Ismael Hossein-Zadehi, che insegna economia alla Drake University nello Iowa, definisce l’intera crisi economica una guerra di classe. Quello che è stato descritto come debito pubblico è iniziato come debito privato di speculatori finanziari che l’hanno scaricato sulla gente. I governi che hanno salvato questi speculatori insolventi sono diventati a loro volta insolventi ma le banche che sono state tratte in salvo, piuttosto che tendere una mano in cambio, hanno preteso la loro fetta di torta, con pagamento per intero. I responsabili stanno dando la colpa alle vittime e insistono sulla “responsabilità fiscale”. I banchieri di Wall Street stanno dettando i termini della restituzione dei debiti che loro stessi avevano contratto.

“Responsabilità fiscale” significa un taglio alla spesa, un fattore che è intrinsicamente deflazionistico nel corso di una recessione, come abbiamo visto nelle disastrose politiche del presidente Herbert Hoover del periodo depressionario. Non furono solamente i repubblicani a sbagliare. Nel 1937, il presidente Franklin Roosevelt tagliò anch’egli la spesa pubblica, riportando l’economia di nuovo in recessione. I tagli alla spesa provocano la riduzione delle entrate fiscali, che hanno come risultato ulteriori tagli alla spesa. Contrariamente a quanto ci è stato detto finora, i governi nazionali non sono come le famiglie. Non devono far quadrare i loro bilanci e “vivere dei propri mezzi” perché essi hanno gli strumenti per aumentare l’offerta monetaria. Non solo hanno gli strumenti ma devono partecipare alla spesa pubblica quando l’economia privata si sta riducendo, per continuare a far girare l’economia. Praticamente oggi tutto il denaro ha origine sotto forma di credito creato dalle banche o di debito. E oggi l’offerta monetariasi sta riducendo ad un ritmo che non si vedeva dagli anni Trenta perché la crisi bancaria ha reso sempre più difficile ottenere credito.

Tuttavia, invece di “rigonfiare” l’economia collassata i governi nazionali stanno insistendo sulla responsabilità fiscale, e la responsabilità viene messa tutta sugli stati, sul lavoro e sulle classi produttive. Buona parte degli speculatori finanziari che hanno provocato il crollo la farà franca. Non solo non pagano nessuna imposta sugli acquisti e le vendite dei loro “prodotti finanziari” ma pagano anche pochissimo come imposte sul reddito. Goldman Sachs ha pagato un’aliquota effettiva di appena l’1% nel 2008. Il professor Hossein-Zadehi scrive:

“Sta diventando sempre più evidente che la maggioranza dei lavoratori in tutto il mondo ha di fronte un nemico comune: un’oligarchia finanziaria improduttiva che, come un parassita, succhia il sangue economico dei lavoratori, semplicemente operando e/o scommettendo su richieste di proprietà… la vera domanda è quando i lavoratori e le altre vittime dell’ingiusto peso del debito capiranno la gravità di questa situazione e si ribelleranno per liberarsi dalle catene del debito e della depressione”.

I lavoratori non si ribellano perché hanno subito la propaganda di credere che l’”austerità fiscale” è un qualcosa che è necessario intraprendere per salvare i loro figli da un destino ancora peggiore. In realtà quello che è necessario che avvenga in un crollo deflazionistico è spendere più soldi nel sistema, e non ritirarli per pagare il debito federale. Il denaro deve andare nell’economia reale – nelle fabbriche, nelle aziende agricole, nelle imprese, nel mercato immobiliare, nei trasporti, nei sistemi di energia sostenibile, nell’assistenza sanitaria, nell’istruzione. Invece il denaro degli incentivi è stato depredato per risanare i bilanci tossi degli scommettitori finanziari che hanno spinto l’economia in una pericolosa discesa in picchiata.

Pareggiare i conti

Mentre il Congresso va incontro alle esigenze delle banche, gli stati si devono arrangiare da soli. Da dove devono venire i soldi per riuscire nell’impossibile impresa di far quadrare i loro bilanci? Il salasso di una classe di lavoratori già anemica con l’IVA è più probabile che uccida il paziente piuttosto che guarirlo. “A differenza dei paesi dell’Unione Europea, dove l’IVA è la più grande fonte di entrate fiscali”, fa notare il professor Randall G. Holcombe, “gli stati degli Stati Uniti impongono già l’IVA di base con le loro imposte sulle vendite”. Un raddoppiamento non solo ridurrebbe la quantità di denaro che gli stati sarebbero in grado di riscuotere ma ostacolerebbe seriamente il ruolo dell’IVA come generatore di denaro. Entro il 2030, dice il professor Holcombe, questo effetto compenserebbe qualunque aumento nelle entrate del governo provenienti dall’IVA.

Una soluzione più praticabile e giusta sarebbe quella di approfittare dell’unico grande mercato rimasto sul pianeta che oggi non è soggetto a tasse – i “prodotti finanziari” che rappresentano le scorte di magazzino del robusto settore finanziario. Un’imposta sulle transazioni finanziarie nelle operazioni speculative a volte viene chiamata “Tobin tax”, dal nome dell’uomo che per primo la propose, l’economista premio Nobel James Tobin. Il potenziale di una Tobin tax è enorme. La Banca per i Regolamenti Internazioni ha fatto sapere che nel 2008 le operazioni totali sui derivati assommavano a 1,14 milioni di miliardi di dollari. Questa cifrà probabilmente era sottostimata, dato che le operazioni over-the-counter non venivano riportate e la loro dimensione è sconosciuta. Un’imposta di appena l’1% su un milione di miliardi di dollari di operazioni genererebbe 10.000 miliardi di dollari all’anno di fondi pubblici. E questo solamente per i derivati. Ci sono anche le azioni, le obbligazioni e le altre operazioni finanziarie da mettere nel frullatore, e più di metà di queste operazioni avvengono negli Stati Uniti.

Una Tobin tax non genererebbe queste enormi somme ogni anno, perché affosserebbe le operazioni computerizzate ad alta fraquenza che ora compongono il 70% degli acquisti sul mercato azionario. Ma si tratterebbe di una fine meritevole. L’improvvisa discesa di mille punti nel Dow Industrial Average del 6 maggio ho fatto vedere al mondo come sia vulnerabile il mercato azionario alla manipolazione da parte di questi sofisticati scommettitori dei mercati. L’intero business del trading ad alta frequenza deve essere fermato, per proteggere i legittimi investitori che stanno utilizzando il mercato azionario secondo il fine per il quale era stato concepito: aumentare il capitale delle imprese. Come ha osservato Mark Cuban in un articolo del 9 maggio intitolato “In quale business si è ficcata Wall Street?”:

“La creazione del capitale per farne business deve essere meno dell’uno per cento sul volume di Wall Street in qualsiasi momento… la mia opinione è che è importante che questo paese tenga Wall Street lontana dal business di creazione del capitale per farne altro business. Che venga fatto con l’utilizzo di imposte sulle operazioni di compravendita, o con la modifica della struttura fiscale sui guadagni in conto capitale in modo che non ci siano tasse sui guadagni in conto capitale sui pacchetti di azioni (di aziende pubbliche o private) detenuti per più di 5 anni, e nessuna imposta sui dividendi pagati agli azionisti che hanno tenuto le azioni in azienda per più di 5 anni. C’è bisogno di farlo, c’è bisogno di far pensare i grossi scommettitori di Wall Street a dei modi per utilizzare i loro capitali per aiutare a far nascere e crescere le imprese. E’ questo il modo in cui si potranno creare posti di lavoro. E’ questo che sarà l’elemento che accelererà l’economia mondiale. Non arriverà dai trader che cercano di entrare illegalmente nel sistema finanziario per guadagnare pochi spiccioli ad ogni operazione”.

Oltre a proteggere i legittimi risparmiatori e gli investitori esentando coloro che detengono azioni per più di 5 anni, questi potrebbero anche essere esentati da una Tobin tax se il totale complessivo degli acquisti di azioni è al di sotto del milione di dollari l’anno. Tutto ciò trasformerebbe letteralmente questa tassa in una tassa per milionari – e davvero irrisoria, a solamente l’1% per operazione.

Nel corso del summit dei G20 a Toronto dello scorso fine settimana, è stato esaminata e appoggiata da Francia e Germania l’eventualità di una tassa sulle transazioni finanziarie ma alla quale si sono opposte Stati Uniti e Canada, anche se non è stato deciso nulla di vincolante. Ad ogni modo, gli stati non devono aspettare il governo federale o il G20 per agire perché potrebbero imporre loro stessi una Tobin tax. Si potrebbe obiettare che gli speculatori di Wall Street riscuoterebbero le loro entrate e andrebbero da un’altra parte, ma le grandi banche e gli intermediari hanno filiali in tutte le grandi città di ogni stato. Difficilmente farebbero le tende e lascerebbero i loro lucrosi centri di business. Né si può sostenere che dovremmo andare incontro ai pirati che stanno saccheggiando i nostri mercati azionari perché ci stanno pagando una bella bustarella, perché non stanno nemmeno facendo quello. Oggi le operazioni finanziarie non generano entrate fiscali.

Due candidati del partito dei verdi per il ruolo di governatore, Laura Wells
in California e Rich Whitney in Illinois, hanno inserito una Tobin tax imposta dallo stato nelle loro piattaforme. Entrambi stanno facendo una campagna per avere banche di proprietà pubblica nei loro stati, sul modello della Banca del Nord Dakota. Le persone di tutto il mondo fanno affidamento sugli Stati Uniti per il loro coraggio e l’innovazione, e California e Illinois sono due degli stati maggiormente colpiti. Se questi stati riuscissero a ribaltare le loro economie potrebbero stabilire un modello per una sovranità economica a livello globale.

Ellen Brown
Fonte: webofdebt.wordpress.com/
Link: http://www.webofdebt.com/articles/who_will_pay.php
28.06.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di JJULES

Pubblicato da Davide

  • amensa

    mi pare che finalmente qualcuno capisca come stanno le cose.
    se qualcuno ha dubbi, vada a rileggere cosa sto scrivendo da mesi…. l’unico problema è che si stanno svegliando troppo tardi!!!!

  • Tonguessy

    Sta diventando sempre più evidente che la maggioranza dei lavoratori in tutto il mondo ha di fronte un nemico comune: un’oligarchia finanziaria improduttiva che, come un parassita, succhia il sangue economico dei lavoratori

    Sono andati i bei tempi del fordismo, eh? Soldi ed inquinamento per tutti, consolidamento di un’imponente middle class e degrado ambientale come mai prima. Adesso che le fabbriche sono ferme a causa dello spostamento degli investimenti (non più industriali, ma borsistici con carattere altamente speculativo) la middle class è sparita, molti vivono sotto ai ponti ed un po’ di inquinamento in meno si vede.

    c’è bisogno di far pensare i grossi scommettitori di Wall Street a dei modi per utilizzare i loro capitali per aiutare a far nascere e crescere le imprese. E’ questo il modo in cui si potranno creare posti di lavoro.

    Ecco, sì. Ragionateci assieme. Tanto noi sappiamo che i soldi vengono con l’inquinamento comunque.

  • stefanodandrea

    “Le persone di tutto il mondo fanno affidamento sugli Stati Uniti per il loro coraggio e l’innovazione”
    Trovo sempre maggiori conferme che gli statunitensi più intelligenti siano, nel fondo, degli idioti presuntuosi.
    Sappiano, gli statunitensi “intelligenti”, che molti non statunitensi fanno affidamento che i popoli aggrediti dagli stati uniti raggiungano una capacità militare di provocare al popolo americano, in proporzione al numero degli abitanti, un numero di morti civili e militari almeno doppio rispetto a quello che gli stati uniti hanno provocato ai popoli e agli eserciti aggrediti.
    Insomma la “intelligente” Ellen Brown dovrebbe almeno essere in grado di capire che sono molti di più coloro che sperano che la resistenza islamista sia in grado di provocare al popolo e all’esercito statunitense trenta milioni di morti (il doppio di quindici milioni, ossia un ventesimo della popolazione statunitense, se è vero che, come si legge nella home di CDC ad oggi i morti iracheni a causa dell’invasione sono oltre un milione e dunque oltre un ventesimo della popolazione) che non quelli che “fanno affidamento sugli Stati Uniti per il loro coraggio e l’innovazione”.
    Ormai solo gli imbecilli fanno affidamento sugli Stati Uniti. Quindi o Hellen Brown ci crede imbecilli o non ha l’intelligenza per capire l’ovvio.

  • lucamartinelli

    vediamo di affrontare il problema delle speculazioni da un punto di vista alternativo. E se fosse nostra la responsabilita’? Siamo noi che ci facciamo infinocchiare dagli imbonitori e acquistiamo la loro carta straccia. Smettiamo di farlo e vedrete le risate…Da mesi e anni ci scagliamo contro il sistema bancario..ebbene, quanti di noi hanno ritirato i loro risparmi dalle banche, salutato cortesemente, girato i tacchi e si sono levati da quel mondo? E’ come per i maghi e cartomanti: se non fosse per il popolo bue e superstizioso sarebbero tutti alla mensa dei poveri. E’ la stessa cosa. Manca la consapevolezza (tanto per cambiare) che abbiamo una possibilita’ di far cambiare le cose. Sono i nostri risparmi, come ricordato anche da Tremonti, a tenere in piedi il sistema. Almeno fino a pochi anni fa avevamo le briciole. Ora siamo arrivati al punto che dobbiamo pagare noi per fargli usare i nostri soldi e arricchirsi. Ovvio che c’è qualcosa che non gira per il verso giusto. Non solo, ma visto i tempi che corrono, avremmo solo da guadagnarci nel caso che il bel paese seguisse fino in fondo la strada argentina. Sappiamo che fine hanno fatto i risparmi del popolo argentino depositati in banca ….saluti

  • lucamartinelli

    non so se E. Brown sia americana, penso di si’. Non pretendere che abbia l’apertura mentale per riconoscere le castronerie che ha detto. E’ figlia del suo paese. E’ convinta che gli yankee siano liberatori e portatori di democrazia. Ci vorra’ qualche anno di presa di coscienza perche’ arrivi a capire che sono criminali assassini, le cui mani grondano sangue di milioni di persone dal tempo della guerra di secessione. sii comprensivo. ciao

  • Ricky

    Gli americani saranno anche, in generale, idioti presuntuosi, ma augurargli 30 milioni di morti mi sembra una reazione da nazista. (non so se ti sei accorto che ti ho dato del nazista)

  • stefanodandrea

    Dinanzi ad uno stato che ne attacca un altro uccidendo un ventesimo della popolazione (stiamo ipotizzando che la cifra di CDC sia più o meno esatta) o si reputa giusto o almeno opportuno che lo stato aggredito abbia la capacità di colpire allo stesso modo e arrestare l’imperialismo militarista e allora non si è razzisti (ed è il mio caso); o si considerano le vite degli aggressori come dotate di maggior valore rispetto a quelle degli aggrediti e allora si è nazisti. Poi ci sono alcuni che, non augurandosi una risposta dell’aggredito almeno proporzionale a quella dell’aggressore, si credono semplicemente “buoni” (e non anche nazisti). Questi ultimi, oltre ad essere nazisti senza saperlo sono anche idioti presuntuosi (presumono di essere “buoni” e invece sono nazisti). Non so se ti sei accorto che ti ho dato del nazista o dell’idiota inconsapevolmente nazista.

  • vainart

    Sono perfettamente d’accordo con te, il sistema salterebbe se tutte le persone reagissero ritiranto il loro denaro dalle banche o rifiutando l’uso dell’euro utilizzando di più monete alternative. Ci si lamenta tanto ma non appena qualcuno ha la possibilità di “guadagnare” come fanno loro ci si dimentica subito dell’etica.
    La gente parla ma non agisce. Il sistema bancario è marcio perchè li abbiamo lasciati fare… ritirate i soldi (finti) e comprate beni materiali, fossero anche tappeti, quadri o gioielli. Torniamo a un’economia più mercantile e meno virtuale, dovremmo cominciare noi… poi loro rimarrebbero isolati. Senza la vacca muoiono anche le zecche!

  • brunotto588

    Dunque si ribadisce che il Norh Dakota gode addirittura di un’ invidiabile prosperità e spiccata allergia alla corda attorno al collo … e non sembra che l’ abbiano ancora bombardato …!!! … ECCO: questo serva ancora una volta da lezione a tutti quelli che “non si può uscire dal debito pubblico” … Vive la fesse.