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TEMPO DA BRUXELLES

DI PANAGIOTIS GRIGORIOU
greekcrisisnow.blogspot.fr

La situazione politica greca alle soglie delle elezioni di domani, domenica 6 maggio, che potrebbero anche decretare la fine della moneta unica

Ritorno alla capitale, Pasqua è finita. Anche il traffico era molto fluido in direzione dei rientri, sotto un tempo uggioso, ecco che tutta la Grecia è sotto la tempesta. Nessuna resurrezione in vista. «È proprio un tempo da Bruxelles, cielo basso e freddo», era la battuta del giorno di questo mercoledì mattina alla radio. Oppure su questa stessa frequenza radiofonica, si finge interesse per le prossime elezioni. In televisione è ancora più grottesco. Ieri su un’area di sosta autostradale, mentre compravo un doppio caffè greco per due euro, non sono potuto sfuggire allo schermo gigante in piena … azione: «Noi non ripeteremo i gravi errori del PASOK, siamo una formazione politica responsabile, e il nostro paese ha bisogno di noi, perché noi governeremo guidati dal senso di responsabilità …», diceva Antonis Samaras, a capo della destra (Nuova Democrazia). Soltanto una persona tra gli automobilisti di passaggio, un uomo che sembrava viaggiare da solo, ha vagamente seguito le proposte di Samaras, e di nuovo, indifferenza.

Queste elezioni, se non troviamo una soluzione, (ritrovare in parte la nostra sovranità e un po’ della nostra dignità venute a mancare così … come se niente fosse), ebbene queste elezioni segnano, a detta di tutti, la “diagonale del vuoto politico”, soprattutto da parte dei politici Memorandisti. Ad esempio, sembra che il PASOK abbia difficoltà a trovare dei candidati per completare le proprie liste. Di conseguenza, è ovvio che appaiano dei nomi quasi sconosciuti, oppure dei “subalterni”. Fermo restando la famigliocrazia e il nepotismo, come a Trikala, città della Tessaglia e capoluogo dell’omonima unità periferica. Nella circoscrizione di questa simpatica regione della Grecia centrale, oltre al nuovo Christos Gatselis, il cui slogan è «Io sono uno di voi – nuovo inizio», ritroviamo sulle liste del PASOK locale, un certo Giorgios Oikonomou, figlio dell’anziano deputato e ministro del PASOK Christos Oikonomou, nonché marito della figlia di Soula Merenditi. Quest’ultima, anche lei deputata del PASOK, ha annunciato il suo ritiro dalla vita politica, in favore del suo genero «per rendere così possibile il rinnovamento politico e per far posto ai giovani». Noi, d’altra parte, dobbiamo ammettere che la nostra teorizzazione antropologica sia stata superata da quest’originalità nell’usare il «prezzo della promessa politica», che sarebbe dunque una sedia in «Parlamento». Soula Merenditi trova questa pratica perfettamente conforme ai «buoni costumi», Memorandum o no. Aveva fatto una campagna anche durante le legislative del 2009 con questo slogan: «Votate Soula per avere un posticino»; ed è stata eletta, poiché i cittadini della divisione amministrativa le concessero allora la loro fiducia, da bravi … democrati e perché no? “progressisti”. E invece, la caffetteria chic in centro a Trikala è fallita, e al suo posto ora vendono ciambelle, vicino allo stand allestito dagli Indignati locali. Il loro messaggio è chiaro: «Greci, svegliatevi! I disoccupati sono più di un milione», «Alle urne bisogna dire No ai partiti del Memorandum».

Più a sud, a Corinto, Stavros Dimas, deputato della circoscrizione e Ministro degli Affari Esteri sotto il governo del banchiere Papademos dall’11 novembre 2011, non si ricandiderà, ma lascerà il «posto» a suo figlio, Christos Dimas. Stavros Dimas, attuale vicepresidente del partito della Nuova Democrazia (destra), non ha, tuttavia, nulla di un funzionario politico da sottoprefettura. Giurista di formazione, ha lavorato per la società «Sullivan & Cromwell» a Wall Street, poi per la Banca Mondiale, prima di essere più volte ministro negli anni 1980 e, in fine, membro della Commissione Europea tra il 2004 e il 2009. Dunque, secondo un’idea assai diffusa dalla propaganda che circola in Grecia ma anche fuori, i «cosmopoliti» come Stavros Dimas, così a loro agio nella «gouvernance» sovranazionale, sarebbero portatori di un’etica diversa, basata sull’”efficacia comprovata”, piuttosto che sul nepotismo, eppure … Sapendo che il PASOK di Soula Merenditi e la Nuova Democrazia di Stavros Dimas sono le due principali formazioni previste dai Troikani «modernisti ed epuratori» in corsa per il potere dopo le elezioni, allora comprendiamo meglio il senso della … modernità. Ma non finisce qui. Akis Tsochatzopoulos, ex-ministro della Difesa (PASOK), coinvolto in numerosi scandali per appropriazione indebita, è in carcere da quattro giorni, un evento raro, che, non a caso, ha avuto molta risonanza nella stampa tedesca: una parte del denaro sporco di cui il ministro Akis era il destinatario, è stato versato, infatti, da imprese tedesche.

I redattori del sito francofono paradisfj.info («Paradisi fiscali e giudiziari»), precisano da parte loro, che «la scorsa settimana, l’ex-ministro della Difesa ed ex vice Primo ministro Akis Tsochatzopoulos (settantadue anni), uno dei fondatori del PASOK nel 1974 e vicino all’ex Primo ministro socialista Costas Simitis, è stato arrestato. L’arresto è il risultato di due anni d’ inchiesta sulle transazioni immobiliari realizzate o sponsorizzate da società offshore controllate dal politico e con sede a Cipro (Torcaso), in Liberia (Nobilis) e negli Stati Uniti (Blue Bell). L’affare era esploso a fine maggio 2010, quando due testate greche, «Kathimerini» e «Proto Thema», svelarono che Akis Tsochatzopoulos aveva acquistato tramite una società-schermo un lussuoso appartamento nel centro di Atene per un milione di euro. Il nome dell’alto dirigente del PASOK è uscito fuori, inoltre, in due grossi affari di corruzione legati all’acquisto di materiale militare (Siemens, Ferrostaal). Secondo il fisco l’imputato avrebbe depositato alcuni milioni di euro in diverse banche europee, di cui 16,2 milioni di franchi svizzeri depositati nella Confederazione Svizzera. Anche tre parenti sono stati arrestati, tra cui suo cugino Nikolaos Zigras, anche lui ex ministro. Anche sua moglie e sua figlia potrebbero essere indagate. Il PASOK si è affrettato a espellere il suo ex-responsabile».

Nel frattempo, la Nuova Democrazia, riabilita alcuni politici «di casa», coinvolti, da parte loro, nello scandalo del Monastero di Vatopedi, candidandoli alle legislative del 6 maggio, è questa l’ultima prodezza di Samaras, il «ri-fondatore».

Resta la strada. I greci affermano che l’arresto di Akis è solo fumo negli occhi, soprattutto in vista delle elezioni. «Siamo ancora … capaci di votare il PASOK e la Nuova Democrazia, sì o no?», è questa la domanda che la gente si pone ogni giorno e in ogni momento ad Atene come anche altrove. A questo proposito, D., un mio amico dentista (che sta depositando l’istanza di fallimento del suo studio), esprime i suoi dubbi: «Non so. La gente è arrabbiata, certo, ma resta immobile, è una pentola a pressione che un giorno esploderà, questo è certo. Ma, i due ex-grandi partiti (PASOK e Nuova Democrazia), potrebbero non essere abbastanza indeboliti dopo queste elezioni. In questo caso, si formerebbe un secondo governo di coalizione guidato dal banchiere. Che dire allora, cosa dobbiamo pensare degli elettori? Ebbene … semplicemente che le persone, se votano ancora così, avranno, ahimé, ciò che si meritano. Ma vedo che qualcosa si sta muovendo. Io, e per la prima volta, voterò per la sinistra, ma c’è anche altra gente che mostra un comportamento elettorale che definirei inusuale, per dirla breve. Come un amico che conosco da anni, che era leggermente di destra fino ad ora, e che ha accettato di far parte delle liste elettorali dell’Alba Dorata (estrema destra). Gli ho detto: “ma sei scemo? adesso diventi fascista?” Ha risposto di no, naturalmente, e visibilmente imbarazzato ha detto di “voler punire il sistema”, i partiti nepotisti. Non so quale sarà il risultato finale di queste elezioni; non ho molta fiducia. Allo stesso tempo, in molti si allontanano dai media e dall’informazione. A prima vista non sembra una reazione politica, ma piuttosto un atto di sopravvivenza psicologica, perché la gente non ne può più di questo choc permanente, è troppo violento. Quest’auto-esclusione dalla sfera pubblica, è vissuta da queste persone come un meccanismo di autodifesa, un ultimo atto istintivo, è la loro ultima spiaggia prima di sprofondare nella follia. I pochi pazienti che visito allo studio in questi giorni, mi dicono la stessa cosa da quasi un mese … Ma penso che alla fine andranno a votare».

Altri temono ancora che i risultati saranno truccati. Georges M., ateniese, ha avvertito via mail tutti i suoi amici: «Come potete ancora fidarvi di un governo che ha già violato la Costituzione per ben sei volte dal primo Memorandum? Dei funzionari del ministero degli Interni che conosco, mi hanno detto che anche quest’anno è stato tutto preparato come nelle elezioni degli altri anni, compreso la stampa e l’aggiornamento delle liste elettorali per seggio elettorale. Queste elezioni, sono forse, ancora, realtà virtuale?».

Per il momento, non possiamo aspettarci altro che il caos, cioè un risultato che renderà il paese ingovernabile, soprattutto dalle forze del Memorandum, poi si vedrà.«Votate per noi, altrimenti il paese sarà ingovernabile e verrà sottoposto a manovre che potrebbero condurlo fuori dall’Europa», questo è l’ultimissimo argomento dei tenori del PASOK e della Nuova Democrazia, che suonano lo spartito dell’opera buffa il cui libretto è stato scritto dalla Troika. Ieri mattina, nella metro, proprio a proposito del caos, una signora diceva: «Preferisco il caos all’umiliazione. Insomma preferisco morire, ma a testa alta. E poi, chissà, il caos tanto temuto da loro, potrebbe condurci verso l’uscita dalla crisi, certo non immediatamente, ma nel giro di dieci o vent’anni avremmo riconquistato il nostro futuro. Lo dobbiamo ai nostri figli e non alle banche …». Alcuni hanno applaudito, è stato spontaneo, anche la signora ne è rimasta sorpresa.

Neanche José Manuel Barroso sembra avere un’aria serena. Da Bruxelles, davanti al Parlamento Europeo, il presidente della Commissione ha ricordato la logica implacabile del Memorandum: «Il processo di trasformazione e di adeguamento della Grecia sarà lungo; ciò non toglie che l’attuazione di queste misure costituirà il punto di partenza del suo risanamento. È necessario far comprendere al grande pubblico il programma e il fine degli importanti cambiamenti che avranno luogo nei prossimi mesi se vogliamo convincerlo che i sacrifici e gli sforzi messi in atto oggi produrranno dei risultati concreti domani» (Commissione Europea – Comunicato del 18 aprile 2012 – 183 def.).

Senza indugio, la mattina stessa del 18 aprile, l’Unione degli Imprenditori dell’Industria Alberghiera greca si era già … adeguata. Essa ha denunciato unilateralmente i contratti collettivi che disciplinano il settore. Ora, tutti i dipendenti (rimasti) devono “negoziare” caso per caso degli accordi “personalizzati” con i loro datori di lavoro. È anche (e soprattutto) questo il senso del Memorandum.

Il direttore della Banca centrale europea, un ex di Goldman Sachs, Mario Draghi, durante una lunga intervista, rilasciata venerdì 24 febbraio al Wall Street Journal, ha affermato che il «modello sociale europeo è morto». Tranne che per i figli di Soula e di Stavros.

Panagiotis Grigoriou
Fonte: http://greekcrisisnow.blogspot.fr
Link: http://greekcrisisnow.blogspot.fr/2012/04/temps-de-bruxelles.html
19.04.2012

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da SILVIA SOCCIO

Pubblicato da Davide

  • Tao

    Domenica si vota in un paese sconvolto I partiti di governo Pasok e Nuova democrazia l’attaccano insieme ai comunisti di Kke

    La campagna elettorale si chiude in Grecia con il fantasma della sinistra a spaventare i partiti conservatore e socialista dei Memorandum, i banchieri e gli investitori. Domenica si vota e la febbre degli elettori per Syriza, la piccola coalizione di sinistra, viene considerata il pericolo maggiore per la stabilità politica ed economica del paese, perché un governo di sinistra allontanerebbe la Grecia dall’Unione europea e dall’euro. Nella realtà, Syriza ha un programma così moderato da poter essere accettato da tutti quelli contrari alle politiche neoliberiste che distruggono la Grecia. La svolta verso Syriza e la sinistra rappresenta anche la rabbia di un popolo contro i veri padroni del paese, i due partiti che hanno governato per più di trent’anni con governi monocolore.

    Il fascino del giovane presidente di Syriza, Alexis Tsipras, la demonizzazione della coalizione fatta dagli avversari e la fiducia di tantissima gente che ha condiviso gli ultimi due anni di lotte, scioperi, occupazioni, manganellate e gas, hanno fatto crescere le simpatie verso Syriza. Tsipras si preparava ieri sera per il suo comizio in piazza Omonoia, la ex piazza popolare di Atene trasformata dopo il 1989 in «piazza Tiranna» e più tardi nella «piazza degli immigrati». 
    La grande massa degli indecisi sembra muoversi verso i partiti contrari al Memorandum, mentre anche chi optava per l’astensione ha capito che il non voto è un voto a favore di Nuova Democrazia e del Pasok, e dunque a favore della odiata troika e dell’ancora più odiata cancelliera Merkel. La Grecia ha perso la sua autonomia e indipendenza con i Memorandum, ma i greci sembrano conservano l’orgoglio di resistere. 

    Syriza sembra il «marchio vincente» delle elezioni. Si vede dalla marea di gente che inonda i gazebo della coalizione, nelle grandi città e nella periferia del paese. Molti sperano che Syriza lavori per un cambio del governo e per la fine dei tagli, che invece il governo ripropone per giugno. Syriza chiede la collaborazione della intera sinistra per cambiare pagina in Grecia e in Europa, mentre lavoratori e pensionati hanno visto nelle ultime settimane diminuire di nuovo le loro entrate e aumentare l’esercito dei disoccupati.

    Nuova Democrazia e Pasok sono spariti dalle piazze e dalle strade. I loro dirigenti si possono vedere praticamente solo in televisione. Il leader conservatore Samaras ha sfidato la sorte e si è fatto vivo mercoledì a un comizio all’aperto a Salonicco, ripetendo che la sua Nuova Democrazia non vuole un governo in collaborazione con il Pasok. Nella stessa città, il fuoriuscito da Nuova Democrazia Kammenos e oggi leader dei «Greci Indipendenti» ha però radunato in piazza il doppio della gente andata a sentire il suo ex capo. 

    Il ministro Venizelos ha chiesto un governo di larghe maggioranze e ha sferrato un durissimo attacco contro Syriza: «Grazie al suo populismo, vuole riportare la Grecia alla dracma». Il segretario dei comunisti Papariga, in chiusura di campagna elettorale al Campo di Marte, ha detto no alla proposta di Syriza per un governo di sinistra, perché «non vogliamo giocare questo gioco, per non uccidere la speranza del popolo». Di fronte a più di trentamila militanti, Papariga ha cercato di serrare le fila del Kke di fronte al molto probabile sorpasso di Syriza. Lo slogan? «Non sprecare il tuo voto a destra e a sinistra. Vota Kke».

    Argiris Panagoulos
    Fonte: http://www.ilmanifesto.it
    4.05.2012

  • albsorio

    Peccato che in Italia non ci sia nessun partito capace di opporsi veramente alle truffe dei venditori di banconote, forse dobbiamo patire la fame e essere manganellati dalla polizia europea o italiana che sia prima che qualcuno alzi la testa. Alle prossime elezioni bisogna votare senza ideologia, Monti & C. + ABC a casa a zappare la terra.

  • Affus

    LA PRIMA CASA DOVE VIVO CON LA MIA FAMIGLIA , E’ COME I CONFINI DELLA PATRIA ,SONO SACRI, NON SI TOCCANO . VIENE PRIMA LA CASA DOVE ABITO CON IL MIO NUCLEO FAMILIARE E POI I CONFINI DLLA PATRIA E SI DIFENDE COME SI DIFENDEREBBERO I CONFINI DELLA PATRIA ,CON LA STESSA VITA !!!

  • dana74

    a riguardo “L’austerity nelle urne greche” di Michele Paris su Altre Notizie
    http://www.altrenotizie.org/esteri/4843-lausterity-nelle-urne-greche.html