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TAGLI E DETTAGLI

DI EUGENIO BENETAZZO
eugeniobenetazzo.com/

Quando nel 1994 Amy Whitfield scalava le classifiche musicali internazionali con il suo “Saturday Night” ed imperava la cultura del disco entertainment degli anni 90, allo stesso tempo il nostro paese raggiungeva il suo picco di massimo splendore per quanto concerneva il benessere economico alimentato da uno sviluppo e successo industriale che proprio in quell’epoca ostentava il suo massimo slancio evolutivo. Ricordo molte bene quel periodo, frequentavo da qualche anno l’università ed al tempo stesso mi dilettavo come dee jay negli house club: rammento ancora come tutti noi giovani “discotecari” sognavamo un giorno di poter possedere o gestire un locale da ballo (e sballo) tutto nostro, vedendo gli incassi e le migliaia di persone che vi gravitavano ad ogni serata. Sono passati appena quindici anni e quel periodo ormai è un ricordo di un passato che non rivedremo mai più.

Dalla metà degli anni 90 per l’Italia è iniziato infatti un lento processo di declino industriale: sono stati fatti entrare a frotte milioni di extracomunitari con il solo scopo di consentire ai grandi gruppi industriali di poter abbassare i costi di manifattura (grazie a persone disperate disposte a lavorare con retribuzioni minori rispetto agli italiani), di lì a poco è stato introdotto il lavoro interinale come soluzione per “snellire” l’attività di impresa che in poco tempo ha fatto nascere una nuova fascia sociale, quella dei precari, infine si è dato inizio ad una lenta opera di deindustrializzazione aiutando gli industriali a smantellare le loro aziende per spostarle al di fuori dei confini italiani e decretando così la fine di centinaia di migliaia di posti di lavoro. Quando sta accadendo in questi ultimi 18 mesi non può essere definito genericamente come semplice crisi, come ci vogliono far credere i media tradizionali con il loro gracchiante vociferare, quanto piuttosto come una vera e propria emergenza che sino ad oggi ha manifestato solo il primo dei sue tre aspetti, ovvero quello finanziario.

Adesso dovranno arrivare le altre due sfacettature, quella industriale e quella sociale, entrambe legate da questo scellerato ed osannato modello economico imposto dal WTO in cui tutti i paesi occidentali hanno dovuto lentamente e progressivamente regalare le loro produzioni ed i loro ordinativi industriali alle nuove aree emergenti di questo millennio, così facendo si sono create le condizioni sociali ed industriali per una impensabile sperequazione. L’Inghilterra regna sovrana su questo, il modello thatcheriano (privatizzazioni e dismissioni forzate dei gangli strategici della nazione) sta dimostrando come l’eccesso di liberismo economico produca l’esatto opposto di quello che aveva promesso. Gli USA che sono stati il primo paese a delocalizzare (con Messico ed India) hanno pagato il conto con la loro stessa solidità finanziaria. Per chi non lo avesse ancora compreso i mutui subprime sono detonati perchè lentamente sono stati bruciati milioni di posti di lavoro e persone che avevano contratto precedentemente debiti per vivere non sono più stati in grado di ripargarli (la FED poi ci ha marciato accellerando il processo di polverizzazione finanziaria).

Ormai dovremmo parlare di una mutazione genetica per il nostro tessuto socioeconomico: il turbocapitalismo ci sta presentando i conti. E siamo appena agli inizi. Chi continua a profetizzare la fine di questa cosidetta “crisi” temo che non abbia veramente ancora compreso che cosa stia accadendo. L’Italia è un paese manifatturiero (per quello che rimane) ed esportatore, questo significa che per esserci veramente ripresa questa deve realizzarsi al di fuori dei nostri confini, consentendo alla nostra economia di seguire a traino. Tra meno di quindici anni saremo catapultati al quindicesimo posto su scala planetaria, non saremo più un paese industrialmenete rilevante, ma uno stato depresso in lento e silenzioso declino. Direi proprio silenzioso perchè di giovani a gridare ce ne saranno sempre meno: sempre tra quindici anni oltre il 40 per cento della popolazione avrà un’eta superiore ai sessant’anni. Da Bel Paese un tempo, presto saremmo denominati come il cimitero degli elefanti. La contrazione della capacità produttiva industriale che si è verificata in questi ultimi mesi ci ha proiettati ai livelli di produttività di oltre quindici anni fa (non penso che si riuscirà mai più a recuperare questi livelli).

Il futuro è piuttosto delineato, chi è vecchio vivrà con quei quattro soldi messi da parte e chi è giovane si troverà a doversi inventare la vita di tutti i giorni, lavorando a missione e a singhiozzo: già tra cinque anni almeno 1/5 se non 1/4 delle aziende italiane si estinguerà o si ritirerà dal mercato, lasciando un profondo vuoto a livello occupazionale. Non dimentichiamo inoltre come le pesanti situazioni di default finanziario che stanno vivendo le imprese italiane presto si riverserà proprio sui bilanci delle stesse banche che adesso (grazie alle strepitose opere di privatizzazione riguradanti appunto lo stesso sistema bancario italiano) continuano a dettare legge su chi vive e chi dovrà estinguersi. Chi pensa di replicare il modello inglese per assorbire gli esuberi occupazionali, puntando quindi tutto sul terziario (settore dei servizi) probabilmente si è laureato per corrispondenza in Economia Davanti e Commercio Dietro presso l’Università per Barbieri. A livello nazionale non vi è una forza politica che si faccia portavoce di esigenze di protezionismo nei confronti dei nostri gloriosi ed invidiati distretti industriali, l’unica risorsa che avevamo ovvero la distintività ed originalità della manifattura italiana è stata brutalmente sacrificata per permettere a paesi come la Cina di assorbire, copiare e far morire le nostre tipiche produzoni, diventando nel frattempo la grande fabbrica del pianeta. A mio modo di vedere l’unica salvezza potrebbe essere un incredibile e improvviso cambio di governance politica che faccia emergere un “tribuno del popolo” stile Lula in Brasile, che contrasti e metta fine a questo dictat economico che sta portando il paese al suicidio industriale, sociale ed economico.

Eugenio Benetazzo
Fonte: www.eugeniobenetazzo.com
Link: http://www.eugeniobenetazzo.com/tagli_e_dettagli.htm
27.11.2009

Pubblicato da Davide

  • Niko

    Bell’intervento.Mi trovo d’accordo con la maggior parte delle idee e opinioni postate dall’autore…credo proprio però,che il “tribunale del popolo” resti e resterà sempre un utopia.Non conosco bene la situazione politica del Brasile sinceramente,ma se davvero è così complimenti a loro!!anche se credendo (io) a un NWO operante “all’ombra”,penso proprio che rimarrà l’unico governo di quel tipo,sempre ammesso che non lo buttino giù prima…

  • TizianoS

    Io abito in un comune che faceva parte di un “glorioso ed invidiato” distretto industriale, che oggi è smantellato e morto. L’unico “big” politico che venne a fare un “comizio di salvataggio” fu Fausto Bertinotti, ovviamente senza produrre alcunché. Questo tipo salottiero è il massimo “tribuno” che un paese come l’Italia può esprimere: che tristezza !

    Per il resto, complimenti all’autore per l’articolo.

  • pablobras

    grande eugenio…un raggio di luce per chi vive nel film che i media propinano(popolo sotto sedativo…e poi non è solo in atto l’obnubilamento psichico ma anche l’indebolimento spirituale specialmente dei giovani).
    Saresti così gentile da illustrare brevemente cosa sta facendo di positivo il governo brasiliano ?
    Se chiedo troppo nel rubare tempo a sua maestà Benetazzo andrebbe bene anche un commentatore ben informato.

  • mazzi

    Finalmente Benettazzo! Adesso stai cominciando a dire le cose come stanno. Era tempo.

  • ubiq

    si, sono anni che noi giovani (quasi ex … superati i 35) assistiamo disillusi e depressi allo sfacelo del paese.
    Troppe volte ho assistito all’accettazione dei peggiori vizi italici: meglio una raccomandazione ed un bel posticino “al caldo” per vivere da burocrati fancazzisti tutta la vita.
    … e gli altri che si fottano, ma soprattutto, che lavorino anche per me!!

    … in piazza a gridare? … alle urne per sostenere il solito tribuno/trombone di turno?

    NO!! RACCOMANDAZIONI E PROTEZIONE … l’Italia vuole morire affogata nei suoi vizi

  • fervorino

    Sono d’accordo con l’analisi di Benetazzo. A questo punto allora come possiamo cambiare il nostro futuro? Perchè non può essere sufficiente solo un “tribuno del popolo”, il contesto internazionale ci condiziona in modo determinante.

  • maristaurru

    Giusto Benettazzo, ma lei è troppo giovane la sua analisi parte in ritardo, quello che sta succedendo è stato voluto , con precisione matematica, fin dagli anni 67/68. E nel nostro Paese ci sono state evidenti collusioni con chi voleva questo nuovo ordine, c’è stata quella che a me pare gentaglia, che andando contro il proprio Paese, tradendolo schifosamente, ha operato perchè questo accadesse, e ciò per i motivi più abietti. Da qui l’effetto per cui tra i Paesi Europei saremo quello che ci rimetterà di più, nonostante in molti abbiano pagato di persona il tentativo di arginare sta gentaglia che coviamo in seno… traditori del proprio Paese, il peggio del peggio.

  • ventosa

    Daccordo su tutto. Benettazzo ha su’intetizzato in poche frasi ciò che egli e pochi altri avevano previsto e denunciato gia da qualche anno.
    Non so se ce la faremo, ma se qualcuno interpreta l’uscire dall’emergenza come il poter ritornare ad avere le tasche piene, vuol dire che non ha ancora capito. Uscire dall’emergenza significherà abbassare il tenore di vita generale, riducendo i margini di guadagno (che potranno ancora esserci) delle elites per conservare posti di lavoro e reinvestire nel tessuto sociale. Ridimensionare i sogni di crescita esponenziale che inumanamente sono stati portati avanti col capitalismo e sua figlia globalizzazione, per mantenere l’organizzazione attuale e colmare i grossi buchi che ci sono per il suo mantenimento. Le industrie che producono beni di consumo vedono e vedranno ridurre i picchi di produzione e questo continuerà a portare alla chiusura di centri di produzione, trascinando con se parte delle migliaia di aziende che lavorano nell’indotto. Elefanti come le industrie automobilistiche e simili, ridurranno il numero dell fabbriche, semplicemente perchè ormai, nei paesi occidentali soprattutto, abbiamo già un’auto a testa, quattro televisori a famiglia, lavatrici, lavastoviglie, ecc.
    Ecco, se la massa critica riuscirà a spostare la coscienza, quindi l’attenzione e l’azione verso il bene comune, si potrà ancora vivere una vita meritevole di essere vissuta, in caso contrario saremo inesorabilmete costretti al si salvi chi può. Altro che guerre in casa d’altri…

  • stefanodandrea

    Adesso si comincia a capire che non si deve avere paura del tribuno del popolo, del tribunale popolare e della giuistizia popolare, ma che in questi concetti è racchiusa (purtroppo) l’unica speranza. Ai rischi segnalati da Benettazzo aggiungerei la prospettiva jugoslava alla crisi della repubblica italiana. Io lo vado dicendo da parecchio tempo che serve un “Fronte popolare italiano”. Comunque bravo Benettazzo.

  • idea3online

    Ma in un mondo a pezzi al livello finanziario, con gli Stati Uniti decotti, parliamo dell’Italia, uno di quelli che cerca di far fare affari all’Italia sul Gas e creare alleanze commerciali con altri stai del Mediterraneo, vuole far costruire il Ponte…….questo articolo parla di un cambiamento…..ma se chi vorrebbe staccarsi da satellite telecomandato Usa sta subendo difficoltà enormi.

    Ma che articolo, nella teoria ottimo, ma nella pratica Italia mediocre al 100%, in quanto chi scrive si dimentica che l’Italia è un suddito americano, e come tale deve subire percorsi storici dettati dall’ALTO.

    Anzi l’Italia essendo una nazione non super sviluppata in confronto ad altri stati europei, noi per loro siamo SUD, ha subito danni inferiori.

    Ma perchè non raccontate la verità?

  • cris79

    finalmente uno che dice le cose come stanno semplicemente….mi associo in tutto al’analisi economica sul nostro paese!
    La cosa è talmente semplice, eppure ci sono ancora milioni di persone che non l’hanno ancora capito…come può essere possibile una ripresa economica se stiamo delocalizzando da anni migliaia di posti di lavoro e abbassando il prezzo della manodopera interna?
    come è possibile farsi prendere ancora per il culo da tutti quei politici economisti indistintamente da sinistra e destra, che poco a poco ci stanno privando tutto…con il sorriso sulle labbra!?
    …io non sono per le rivoluzioni ,e non credo in nessun guru o nuovo miracolo economico…ma un consiglio per chi è ancora giovane l’hò…andate via da questo paese comandato da vecchi patriarca rincoglioniti, senza nessuna intenzione di muovere un dito per il bene delle generazioni future

  • lucamartinelli

    perfetto, hai centrato il problema vero. condivido al 100. e se vogliamo essere chiari non potremmo dire il nome della banda criminale a cui i traditori sono iscritti? anzi due bande: Massoneria e Goldmann Sachs. due nomi solo di esempio? per Goldmann il buon Prodi e per gli illuminati il cav. Berlusconi. ma l’elenco sarebbe lunghissimo. il sottoscritto è da sempre un mite ma ogni tanto sogna la giustizia di popolo, quella che appendeva ai lampioni i traditori. buona domenica

  • sentinella

    e’ finita la cuccagna signor Eugenio Benettazzo??? Sa non ce ne eravamo accorti: alla fine del 2001 quando i nostri stipendi si sono dimezzati abbiamo festeggiato il 2002 stappando lo spumante e poi ci siamo svegliati e al bar il capuccino costava il doppio di prima. Già lì è iniziata l’inculata. Ma eravamo ancora sotto choc per l’11 settembre e poi sono iniziate le infinite guerre del petrolio… e chissà quando finiranno?
    Siamo in crisi, siamo in guerra ma ormai c’è assuefazione e poi tra poco è Natale, il secondo natalone di gran crisi ma stiamo tirando avanti con il grasso che abbiamo messo da parte negli anni migliori e qualche strennuccia ce la possiamo ancora permettere. Così ci illudiamo che appunto questa sia una crisi e come tale dopo la crisi ci sarà la ripresa. Così dicono tutti telegiornali, su tutti i canali li fanno con lo stampino non si sforzano neanche tanto di apportare un gran che di variazione. Sono come i bambini a scuola che si sbirciano e si copiano il compito e alla fine i temi sono tutti uguali. La radio idem. TUtta l’informazione è conformata ai dettami del GRANDE FRATELLO.
    mA QUESTA NON E’ SOLO UNA CRISI E’ UN CAMBIAMENTO INARRESTABILE DEL MONDO.
    Pienamente d’accordo Con il Sig. Benetazzo. Non c’è nulla da aggiungere.
    C’è un economia turbo capitalistica che è come una locomotiva senza macchinista e si alimenta da sè perchè ormai fuori dai meccanismi di controllo politico e sociale.
    Si evolve nelle forme che le sono utili alla propria sopravvivenza non disdegnando anzi alleandosi con le forme di economia criminale che sempre più si stanno diffondendo e sono diventate anch’esse di dimensioni globali.
    E’ il Frankestin fuggito dal controllo dei suoi creatori e anzi si rivolta proprio con più durezza contro i suoi creatori (British e Usa).
    L’imprenditore italiano va a costruire le sue fabbriche in Cina, i cinesi vengono a dar danno qua con le loro fabbrichette illegali.
    La politica ha rinunciato a controllare e cerca solo di mitigare con il solito welfare che non potrà durare in eterno visto e considerato che le entrate fiscali si assotigliano perchè gli unici che pagavano le tasse e cioè i lavoratori dipendenti regolari si stanno estinguendo.

    Che paese diventeremo?? Un paese da cui bisogna emigrare per avere un futuro??

  • gamma5

    Sarà anche vero che con l’euro qualcuno ci ha perso, ma e doveroso dire anche che qualcuno ci ha guadagnato (chi ti vendeva il caffè per es.) e quindi, pari e patta, il sistema Italia nel suo complesso non ne ha perso.