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SULLE ELEZIONI IN SIRIA DEL 7 MAGGIO 2012

DI PAOLO SENSINI

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un breve articolo sugli sviluppi delle elezioni politiche siriane, di cui i media occidentali non hanno riferito assolutamente nulla.

Le elezioni del 7 maggio volevano essere un tentativo di pacificazione per la Siria, ma il disinteresse e il silenzio del circo mediatico internazionale ne hanno definito la cornice, cercando in qualsiasi maniera di squalificarne e vanificarne ogni sforzo propositivo. Insomma, un déjà vu al quale si è già assistito molte volte.
Eppure nel paese erano presenti da giorni ispettori dell’ONU (al momento delle elezioni ne erano presenti circa settanta, mentre l’attesa è di trecento osservatori complessivi entro la fine di maggio), che avrebbero potuto svolgere un ruolo non marginale a latere delle sedi elettorali. Avviata il 15 aprile dopo l’approvazione all’unanimità del Consiglio di sicurezza della risoluzione 2042, la missione ONU ha seguito di poco il piano in sei punti di Kofi Annan e della Lega Araba.

Il 21 aprile è stata votata la risoluzione 2043: il Consiglio dell’ONU “stabilisce, per un periodo iniziale di novanta giorni, una missione di supervisione, denominata ‘UNSMIS’, inerente la rapida disposizione di circa trecento osservatori non armati, supportati da componenti civili e sistemi di trasporto aereo, finalizzati a monitorare la riduzione degli scontri a fuoco in tutte le loro forme e da parte di tutte le forze in campo”.

Un totale di 7.195 candidati (di cui 710 donne) per 250 poltrone in Parlamento: questa la posta in gioco per le prime elezioni multipartitiche nella storia recente del paese.

La mattina delle elezioni, per chi si trovava a Damasco come il sottoscritto e ha quindi potuto seguire da vicino lo svolgimento della consultazione, vi era grande fermento intorno ai seggi elettorali. Segno che l’evento era sentito come importante e, per molti versi, foriero di aspettative positive per il futuro del paese. Dovunque si vedevano sciamare sulle strade della capitale giovani muniti di pettorine elettorali che distribuivano febbrilmente prospetti informativi sui candidati dei vari partiti in lizza. Lo stesso movimento di folla l’ho potuto riscontrare di persona anche all’interno di un edificio adibito a seggio posto sulla piazza di Bab Thuma, una zona di snodo assai importante per la città, dove un flusso ininterrotto di persone si accalcava per poter apporre la propria croce sul simbolo prescelto. Per scongiurare eventuali brogli elettorali, ad ogni votante veniva inoltre chiesto di lasciare un’impronta dell’indice intriso di inchiostro rosso.

Il risultato, dopo lo spoglio dei voti, è stato il seguente: il Ba‘th, partito al potere da mezzo secolo in Siria, ha vinto le elezioni legislative. In attesa dei risultati ufficiali e dei dati precisi sull’affluenza alle urne, la stampa siriana ha diffuso i parziali dello scrutinio concluso nei principali distretti del Paese. Secondo il quotidiano “al Watan”, il Ba‘th, che guida il Fronte dell’Unità nazionale (جبهة الحدة الوطنية), versione elettorale del Fronte nazionale progressista (FNP), ha riportato “una vittoria schiacciante’” non solo a Damasco, ma anche a Daraa e Idlib, roccaforti delle proteste anti-regime.

I partiti di “opposizione”, raggruppati nel Fronte del cambiamento e della liberazione (جبهة التغيير والتحرير), hanno ottenuto l’elezione nel distretto di Damasco solo del loro leader, “l’oppositore” Qadri Jamil, segretario generale del neonato partito della Volontà nazionale (الإدارة الوطنية).
Nella regione costiera di Tartus, i candidati del B‘ath hanno stravinto accanto a “qualche indipendente”. Analogamente nella regione meridionale di Suwayda, a maggioranza drusa, l’affluenza è stata del 58 per cento e anche qui il B‘ath ha stravinto, con alcuni indipendenti eletti.

Nella regione frontaliera di Qunaytra (quel che rimane del Golan siriano), su cinque seggi quattro sono andati al Fronte dell’Unità nazionale guidato dal B‘ath e uno a un indipendente. Stessi risultati nella regione meridionale di Daraa e in quella nord-occidentale di Idlib.
Il Syrian National Council (SNC), l’organismo geneticamente modificato guidato dall’estero da Burhan Ghalioun e chiamato spregiativamente dai siriani “Consiglio di Istambul”, ha boicottato le elezioni bollando come “falsa” l’apertura a nuove forze politiche: i nuovi gruppi partitici (nove in totale), affermano dal SNC, “sono costrutti artificiosi del governo, con candidati sconosciuti”.

Anche per l’ONU, cui tuttavia non spetterebbe pronunciarsi sulle scelte politiche e istituzionali interne a un paese, “le elezioni non rientrano nella logica di un dialogo politico globale e inclusivo che permetta un futuro democratico per la Siria”. Questo il clima “preparatorio” che aleggiava sulle consultazioni elettorali siriane.

A urne chiuse, mercoledì 9 maggio, un ordigno è stato fatto esplodere vicino alla città di Daraa, pochi istanti dopo il passaggio del convoglio ONU, ove sedeva anche il capo della missione, il generale norvegese Robert Mood. Ma era solo un piccolo assaggio di quello che sarebbe successo di lì a poche ore. Il giorno seguente, infatti, sulla trafficata tangenziale a due corsie che conduce verso l’aeroporto di Damasco, su cui si affaccia il quartiere popolare di Al Qazzaz, zona solitamente affollata in quelle ore da impiegati diretti al lavoro e da studenti, un duplice attentato ha sconvolto la città come mai era successo in precedenza. È stato il più devastante atto terroristico compiuto da kamikaze da quando si è aperta la crisi in Siria, che è costato la vita a 60 persone e quasi 400 feriti, di cui molti gravissimi.

I media internazionale, più zelanti che mai, hanno subito insinuato il dubbio che l’attentato, non essendo stato nel frattempo rivendicato da nessuna organizzazione, potesse essere opera dello stesso regime per far ricadere la colpa sugli oppositori interni ed esterni. Un’accusa neppure troppo velata al governo e agli apparati di sicurezza siriani di aver organizzato il massacro dei suoi stessi cittadini, accusa naturalmente mai neppure presa in esame nel caso di atti terroristici in altri paesi, pena l’infamante onta di “complottismo”. “Cosa sarebbe successo se invece che a Damasco, in Siria, un attentato del genere si fosse verificato a Tel Aviv o Gerusalemme?”, ha chiesto polemicamente alla comunità internazionale il patriarca greco-cattolico (melchita) Gregorios III Laham.

Domanda più che legittima e sensata, ma che purtroppo non otterrà risposta alcuna. L’unico risultato tangibile di questo efferato gesto terroristico, è quello di aver definitivamente fatto calare un silenzio tombale sui risultati delle elezioni del 7 maggio, concentrando da qui in avanti tutta l’attenzione internazionale sulla “insostenibile situazione nel regime di Bashar al Assad” e sugli atti presenti e futuri della “Comunità internazionale”.

A fine aprile la nave Lutfullah II, registrata in Sierra Leone, è stata fermata nel porto libanese di Salaata, nei pressi di Beirut: trasportava svariati container con armi da fuoco leggere e pesanti destinate ai “ribelli” siriani.

Partita dalla Libia, la Lutfullah II si è fermata ad Alessandria d’Egitto per ripartire alla volta di Tripoli (Libano settentrionale), snodo cruciale per i mercenari al soldo di Turchia, Qatar, Arabia Saudita, Israele e paesi Nato.

Com’è noto, infatti, le potenze occidentali e i paesi del Golfo hanno offerto supporto economico ai “ribelli”, finanziando con cento milioni di dollari le azioni terroristiche volte a rovesciare il regime siriano. Non ci sarebbe dunque nulla da stupirsi di cargo colmi di armamenti, se non fosse per il “piano Annan” e le risoluzioni ONU che auspicano la “fine degli scontri”.

Ma la Siria non è la Libia, e la partita è ben lungi dall’essersi conclusa così come auspicavano la NATO e suoi vassalli mediorientali. Allah, Suriya, Bashar wa bass!

Paolo Sensini
14.05.2012

Pubblicato da Davide

  • cardisem

    Bravo Paolo! Come si può aggiungere come commento? Un senso di frustrazione ed impotenza per una politica estera che sentiamo profondamente estranea e che i “nostri” governi ci imputano, appellandosi ad una “rappresentanza” che noi sentiamo profondamente falsa, ingiusta, umiliante. È importante riuscire a capire cosa succede per davvero nel Vicino Oriente, come i “nostri” governi ci ingannano e come gli interessi di cui si fanno portatori non sono i “nostri” interessi. La comprensione della politica estera ha un senso se serve alla contestazione della politica interna ed a rimettere in discussione il sistema della rappresentanza politica e delle forme istituzionali, il cui fallimento non solo è sotto i nostri occhi, ma soprattutto lascia segni sulla nostra pelle e sulla base della nostra esistenza. Ricordo come un personaggio nostrano (Gasparri) voleva addirittura ordinare arresti preventivi di studenti che manifestavano contro la Gelmini. Si diceva che la violenza dei facinorosi non poteva essere ammessa e non aveva nessuna possibile legittimità. Ebbene, qui assistiamo all’armamento vero e proprio di orde di ribelli che provocano stragi come quella di Damasco… Devo continuare?

  • RicBo

    Curioso come queste caricature di giornalisti riescano a fare un intero servizio senza neanche due parole da parte di un cittadino di Damasco.
    Non dico un’intervista intera, bastavano due parole, un’opinione presa al volo..
    Ma che differenza c’è tra questo giornalista e gli embedded della Fox USA?

  • Aironeblu

    In questo inizio di millennio abbiamo tristemente assistito e partecipato ai massacri in Afghanistan, Iraq e Libia, con milioni di morti civili (quasi metà dei quali bambini, vista l’età media della popolazione), e l’annientamento di secoli si storia e sviluppo civile. Qui ci stanno impoverendo, ma in Medio Oriente li stanno macellando letteralmente! Basta assistere passivi, FACCIAMO SENTIRE LA NOSTRA VOCE a questi schifosi criminali che ci dovrebbero governare e compiono questi orrori nel nostro nome! Sulla rete, sulla piazza e sotto i palazzi del potere!

  • albsorio

    Che differenza c’è? Lui era lá poi forse racconta la veritá. La pace non si costruisce con le ricette sioniste.

  • ericvonmaan

    RicBo per fare simili affermazioni allora devi essere molto ben informato… perchè non ci illumini ed informi con le tue fonti sicure ed attendibili? O i giornalisti sono rispettabili solo quando sono allineati alle tue opinioni personali?

  • Truman

    dice RicBo:che differenza c’è tra questo giornalista e gli embedded della Fox USA?

    Intanto quasi tutte le notizie relative a Damasco arrivano tramite gli stipendiati CIA/NATO di Londra, quindi i giornalisti di regime non sono a Damasco. Certo, le loro sono vere interviste di persone false.

    Invece Sensini produce un sacco di numeri sulle elezioni e sui risultati, dati che sulla stampa di massa non ci sono. E scrive da Damasco.

  • cardisem

    Garantisco per la persona! Quanto a te…

  • anventur

    hasbara “di sinistra”.

  • cardisem

    Sono un lettore assiduo di CDC, che trovo una raccolta eccellente di articoli. Non è una adulazione di comodo perché non so nulla e niente della sua redazione. Mi limito al prodotto. Le uniche critiche che possono farsi riguardano la frequenza dei refusi, la qualità non sempre eccellente degli articoli scelti e tradotti. Anche la qualità dei commenti è mediamente buona. Ripeto: per Paolo Sensini garantisco io e respingo le diffamazioni di Ricbo. Del resto, per sapere chi è Paolo Sensini basta leggere il suo libro sulla Libia, dove si è recato di persona. Trovo incongrua la critica secondo cui avrebbe dovuto intervistare delle persone. Ha detto delle cose, ha fatto delle analisi, ha testimoniato con la sua presenza, ha verificato di persona. Non credo conosca l’arabo… Invece, ho forti perplessità sulla presenza di Ricbo nel Forum di CDC. Qualcuno ha voluto assicurare che non è un Troll. Naturalmente, non contesto il diritto di Ricbo e di chiunque di essere una voce critica su ciò che si scrive, si legge, si commenta… ma trovo profondamente insincere, fragili, faziose, provocatrici le sue inserzioni. Se non è un consapevole Troll, di quelli mandati da Israele in giro per la rete, penso che abbia qualche problema psicologico… E basta con costui. Ritornando invece a Paolo Sensini, garantisco io per lui e lo garantisco con la mia firma, per quello che vale e per la considerazione che se ne vuol fare. Dire che è un “embedded” o mettere in dubbio la sua onestà intellettuale e la sua piena indipendenza di giudizio è maldicenza, denigrazione, non dico “diffamazione” perché questo termine in un senso tecnico lo può usare solo un giudice emettendo sentenza di condanna. Lo stesso Paolo Sensini dovrebbe citare in giudizio Ricbo per “diffamazione” ed attendere almeno 7 anni che il giudice pronunci una sentenza di condanna per il “diffamatore”, che da questo momento assume lo status sociale di “diffamatore”… Ma non credo che Ricbo valga non dico 7 anni del suo tempo da parte di Paolo Sensini, ma neppure 7 minuti, che dico 7 secondi!

  • cardisem

    Faccio notare che oggi almeno sulle reti stranieri di press tv circola la notizia che il nostro Monti contempla la possibilità di usare l’esercito contro i dimostranti italiani che assaltano le sedi di Equitalia. E poi ci vengono a parlare di Assad!….

  • astabada

    Caro RicBo,

    Quando il SNC era contro l’intervento occidentale, potevo anche credere che non capissi.

    Ora che giocano a carte scoperte, che invocano l’intervento “internazionale” (chissa` perche` non quello della Cina o del Brasile), sembra proprio che tu sia qui solo per tirare la finestra di Overton.

    Non tirare troppo la coperta, che` gia` si intravedono i piedi.

  • RicBo

    D’accordo, accetto che Sensini sia una persona in buona fede e chiedo scusa.
    Ma rimane molto sospetto il fatto che non dia voce ai cittadini siriani, cosa basilare se l’informazione deve essere completa. Se l’icompletezza è dovuta a censura da parte del regime, Sensini lo dica, altrimenti alimenta il sospetto di essere di parte. Non me ne faccio nulla di sapere risultati e precentuali di elezioni proclamate dal regime solo per continuare al potere.

  • RicBo

    Sono un lettore assiduo di CDC, che trovo una raccolta eccellente di articoli. Non è una adulazione di comodo perché non so nulla e niente della sua redazione. Mi limito al prodotto. Le uniche critiche che possono farsi riguardano la frequenza dei refusi, la qualità non sempre eccellente degli articoli scelti e tradotti. Anche la qualità dei commenti è mediamente buona. Ripeto: per Paolo Sensini garantisco io e respingo le diffamazioni di Ricbo. Del resto, per sapere chi è Paolo Sensini basta leggere il suo libro sulla Libia, dove si è recato di persona. Trovo incongrua la critica secondo cui avrebbe dovuto intervistare delle persone. Ha detto delle cose, ha fatto delle analisi, ha testimoniato con la sua presenza, ha verificato di persona. Non credo conosca l’arabo… Invece, ho forti perplessità sulla presenza di Ricbo nel Forum di CDC. Qualcuno ha voluto assicurare che non è un Troll. Naturalmente, non contesto il diritto di Ricbo e di chiunque di essere una voce critica su ciò che si scrive, si legge, si commenta… ma trovo profondamente insincere, fragili, faziose, provocatrici le sue inserzioni. Se non è un consapevole Troll, di quelli mandati da Israele in giro per la rete, penso che abbia qualche problema psicologico… E basta con costui. Ritornando invece a Paolo Sensini, garantisco io per lui e lo garantisco con la mia firma, per quello che vale e per la considerazione che se ne vuol fare. Dire che è un “embedded” o mettere in dubbio la sua onestà intellettuale e la sua piena indipendenza di giudizio è maldicenza, denigrazione, non dico “diffamazione” perché questo termine in un senso tecnico lo può usare solo un giudice emettendo sentenza di condanna. Lo stesso Paolo Sensini dovrebbe citare in giudizio Ricbo per “diffamazione” ed attendere almeno 7 anni che il giudice pronunci una sentenza di condanna per il “diffamatore”, che da questo momento assume lo status sociale di “diffamatore”… Ma non credo che Ricbo valga non dico 7 anni del suo tempo da parte di Paolo Sensini, ma neppure 7 minuti, che dico 7 secondi!

    D’accordo, accetto che Sensini sia una persona in buona fede e chiedo scusa. Ma rimane molto sospetto il fatto che non dia voce ai cittadini siriani, cosa basilare se l’informazione deve essere completa. Se l’icompletezza è dovuta a censura da parte del regime, Sensini lo dica, altrimenti alimenta il sospetto di essere di parte. Non me ne faccio nulla di sapere risultati e precentuali di elezioni proclamate dal regime solo per continuare al potere.

  • cardisem

    Io ho pure i miei sospetti, ma li ho… su di te, i cui argomenti mi sembrano sempre strampalati e la logica inesistente. Posso dirlo senza essere offensivo? Non intendo offendere nessuno: ho ben altro cui interessarmi che polemizzare con Ricbo. Conoscendolo di persona, insisto nell’affermare non solo l’assoluta onestà di intellettuale di Paolo Sensini, ma anche il suo valore di studioso, come può constatare chiunque si prenda la briga di leggere e consultare i suoi libri e le sue edizioni.

  • RicBo

    Ripeto: chiedo scusa, ma chiedo comprensione perchè il mio interesse per la questione siriana deriva dall’amore che ho per il suo popolo e la sua cultura, dovuta a frequentazione diretta.

  • RicBo

    Ma infatti SNC non rappresenta che un decimo dell’opposizione ad Asad. Quello più corrotto fra l’altro.

  • antiUsrael

    Ottimo Paolo!
    Dopo aver letto il libretto verde di Gheddafi e il libro di Aruffo ”Gheddafi storia di una dittatura rivoluzionaria”(ottimi entrambi) ho letto anche il tuo libro ”Libia 2011” e ne consiglio vivamente la lettura a chi vuole sapere cos’è successo e perchè questi assassini mondialisti hanno colpito ancora impunemente e senza ritegno alcuno.
    Molte cose le sapevo,ma la quantità di fonti e dettagli che riporta Paolo Sensini in questo suo libro è impressionante.
    Grazie ancora per il tuo lavoro.

  • cardisem
  • cardisem

    E leggiti pure questo reportage: http://civiumlibertas.blogspot.it/2012/05/joe-fallisi-tutte-le-donne-sono-regine.html
    Adesso mi aspetto che tu dica che sono dei falsi. Ne riporto qualche brano: «…Ahmed mi spiega anche che i datori di lavoro del Qatar, della Turchia, dell’Arabia hanno stabilito un prezziario delle imprese: 50 euro per sparare, idem per un rapimento, 100 per sgozzare, e così via. E mi racconta una storia che risale a un anno fa. Agenti qatarioti contattano a Duma il proprietario di una copisteria e lo finanziano affinché paghi (10 euro a testa) criminali e disoccupati per farli partecipare ai raduni antigovernativi. E’ una massa di gente che si abitua a ricevere quel sussidio quasi quotidiano. Ma nonostante l’impegno, dopo un po’ di mesi il clima cambia e migliora. Allora i finanziamenti stranieri cessano, e il commerciante, a sua volta, non dà più un soldo a nessuno. Inferociti, i manifestanti lo minacciano e gli rapiscono la moglie e i figli. Lui vende casa e negozio, paga il riscatto e fugge coi suoi familiari in Qatar, dove vive tuttora». Ed io mi chiedo quanti Troll che operano in rete abbiano gli stessi datori di lavoro, ma sono cose che si possono solo sapere sospettandoli con fondamento razionale, ma che mai si potranno sapere con le classiche prove processuali, che la storia insegna possono spesso essere fabbricate di sana pianta.

  • cardisem

    Ti ho già risposto altrove… E ti ho pure aggiunto le integrazioni che aspettavi. Usi l’espressione “molto sospetto…” e quindi non puoi offenderti se ti dico che il mio ”sospetto” cade interamente su di te. Ipotizzando che tu sia uno dei quei 1000 e passa Troll di cui già parlava il Guardian più di un anno fa, sarebbe per noi di grande interesse se tu tu rivelassi tale e ci rendessi edotti sui metodi di reclutamento e sulla contrattualistica. CDM è in fondo solo una piccola parte della rete in qualche modo funzionale al sistema: se fosse tutto Murdoch al 100 %, molti forse il 90 % abbandonerebbe del tutto i consueti canali di informazione. Occorre perciò che vi sia almeno l’1% di informazione e discussione libera, perché il sistema sia funzionale e possa reggersi. Ma i metodi del Mossad e dell’Hasbara sono assai sofisticati, non cessano di stupirci, non ne sappiamo mai abbastanza. Se i miei sospetti sono fondati e se tu proprio vuoi restare con noi, ci saresti molto utile parlandosi dei tuoi padroni, piuttosto che lasciare commenti che nessuno – credo – prende qui seriamente in considerazione…

  • cardisem

    Ancora: dire “ammetto la buona fede” è una insulsaggine. Potrebbe avere un senso se ad esempio davanti ad una cassiera o l’uno o l’altro si sbaglia nel conteggio del denaro, ma laddove vi è una puntuale analisi scientifica dei fatti il termine “buona fede” appare piuttosto improprio…

  • cardisem

    Ancora: se mai, siamo noi che dobbiamo o non dobbiamo ammettere la “buona fede” di Ricbo. Io ne dubito e con questo ho davvero chiuso. Ciedo scusa io per essermi soffermato tanto, ma la mia natura epimeteica mi fa vedere le cose non tutte in una volta, ma poco alla volta e anche a distanza di tempo, sia che si tratti di cose importanti o non importanti come la “buona fede” di Ricbo.

  • cardisem

    Ma dove attingi le tue informazioni? Forse te li passa il Mossad?
    Sensini ci è andato in Siria ed ha parlato anche con qualche oppositore che vuole l’invasione straniera e la sudditanza ad Israele, ma la maggior parte della popolazione, la stragrande maggioranza ha confermato il suo appoggio al legittimo presidente della Siria. Leggiti questo più ampio studio dello stesso Sensini, ma bada che ormai la tua credibilità è zero. Ti conviene assumere un’altra identità…

    http://civiumlibertas.blogspot.it/2012/05/paolo-sensini-di-ritorno-dalla-siria.html