SULL' INEVITABILE GUERRA CONTRO L'IRAN

Come Don Chisciotte - Informazione indipendente dal 2003

DI PAOLA PISI

Uruknet

Alcuni mesi fa un blog canadese
aveva diffuso per primo la falsa notizia dell’isolamento
internazionale dell'Iran da internet e per giorni, in maniera diluviale, i siti
"alternativi" si erano riempiti di articoli che gridavano al complotto
contro Teheran, al primo passo (il milionesimo "primo passo") della
guerra contro l’Iran, per arricchirsi in maniera metastatica di sempre più
fantasiosi particolari (si è voluto bloccare la borsa petrolifero iraniana, che
distruggerà per sempre il dollaro, e via di scemenza in scemenza). Sarebbe
bastato un minuto per controllare se l’Iran era isolato davvero: naturalmente non lo
era, le linee internet funzionavano senza problemi, come hanno confermato le autorità
iraniane, perché la Repubblica Islamica dell’Iran utilizza cavi diversi da
quelli tranciati.

Era importante? Era emblematico, per due motivi.

Il primo è che la patacca ha potuto attecchire e trovare spazio anche in un’informazione che si vorrebbe seria e antimperialista perché da anni si va avanti a rilanciare il falso scoop, il sensazionalismo, il singolo episodio eclatante, con una ricezione acritica di qualsiasi notizia venga diffusa ad arte, senza alcun controllo sulle fonti: l’importante è che la notizia, vera o falsa che sia, risulti clamorosa e possa essere sfruttata in senso cospirazionistico. E in questo modo molta informazione alternativa diventa, a volte inconsapevolmente, disinformazione

Il secondo è che la bufala dell’isolamento internet iraniano costituiva l'allora ultimo esempio di una serie di false notizie, presunte rivelazioni che mai si avverano, sedicenti indiscrezioni in realtà inventate dalla prima all'ultima parola, che da cinque anni stanno riempiendo la stampa alternativa (e nell'ultimo anno anche molti media ufficiali), per far credere all'opinione pubblica che Bush (o Israele, o entrambi) stia per scatenare un terrificante attacco, magari atomico, contro l'Iran. Quello della guerra contro l'Iran è stato in grande tema disinformativo dell'ultimo lustro: giorno dopo giorno, articolo dopo articolo, incessantemente la dis-informazione alternativa (almeno quella anglofona) ci ha martellato quotidianamente con l'imminente, anzi già iniziato, olocausto nucleare iraniano, tutti a lutto preventivo per il futuro genocidio persiano, e del tutto indifferenti davanti ai genocidi e alle guerre reali in Iraq e Afghanistan. Ci sono siti, come il canadese Globalresearch, che di fatto sono dedicati quasi esclusivamente a sfornare falsi scoop sull'attacco all'Iran: il resto è solo contorno del piatto forte.

Ovviamente, non intendo dire che chiunque ritenga che a breve-medio gli USA (o Israele) attaccheranno l’Iran faccia disinformazione (e tantomeno che la faccia volontariamente): le tensioni USA(e Israele)-Iran sono innegabili e vi è un motivo di reale e grave conflitto fra USA-Israele e la Repubblica islamica dell’Iran. E cioè il nucleare iraniano, che, anche se presumibilmente a scopi civili, doterebbe Teheran di una tecnologia in grado di costruire armi atomiche: ma un'analisi dei dati dovrebbe, appunto, tenere in conto anche di tutti gli altri fattori che rendono quantomeno inverosimile un attacco contro la Persia, prima di tutto il fatto che gli USA hanno consapevolmente consegnato a l’Iraq a un gruppo di politici settari sciiti, importati dagli occupanti in Iraq direttamente da Teheran. Risulta assai difficile pensare che se gli USA avessero pianificato dopo quella irachena una guerra iraniana non avrebbero trovato di meglio che regalare in via preventiva la Mesopotamia a un gruppo di sanguinari seguaci di Khomeini, i quali per di più godono tuttora del sostegno incondizionato di Bush. Inoltre gli USA non hanno sufficienti truppe da mandare in Afghanistan, dove la NATO sta platealmente perdendo la guerra contro la resistenza nazionale guidata dal Mullah Mohammad Omar: con quali soldati invaderebbero l'Iran? Il problema tecnico secondo me è secondario, perché in ogni caso manca qualsiasi volontà da parte USA di attaccare la Persia, ma chi invece crede che l'America stia per iniziare una guerra contro gli ayatollah persiani dovrebbe pure porsi anche un minimo problema sulla fattibilità della stessa. E poi qualcuno crede seriamente che il Congresso voterebbe, durante una campagna elettorale, a favore di una nuova guerra, mentre gli USA ne stanno perdendo un'altra in Afghanistan? Anche un attacco israeliano agli impianti nucleari iraniani sembra, al momento, altamente improbabile: forse, se, come tutti i sondaggi lasciano prevedere, il Likud vincerà le prossime elezioni nello stato sionista, le possibilità aumenterebbero lievemente, ma pare difficile, se non impossibile, che Israele possa agire, in un campo di tale rilievo, in maniera opposta ai voleri USA. Aggiungo che un altro argomento mostra che una guerra contro l'Iran (o un attacco agli impianti nucleari persiani) è allo stato quasi impossibile. E cioè che se gli USA e/o Israele avessero avuto l'intenzione di' attaccare la Persia lo avrebbero già fatto, e da un pezzo: non avrebbero certo aspettato che l'Iran, anche grazie al gentile dono dell'Iraq da parte degli USA, si rafforzasse, che la corsa al nucleare (a scopi civili, come è probabile, o militari, non importa) procedessero fino a questo punto, e soprattutto che il petrolio, anche grazie a questo chiacchiericcio infernale sulla guerra prossima ventura, arrivasse vicino ai 150 dollari al barile, rendendo a questo punto catastrofico, al di là dell'esito militare, un attacco contro Teheran, viste le immediate e disastrose ripercussioni economiche. E' chiaro che le cose potranno cambiare in futuro, a causa di eventi attualmente imprevedibili, ma allo stato tutto fa pensare che non vi sarà alcuna altra guerra nel golfo. E davvero spero di non sbagliarmi.

In ogni caso, la dis-informazione alternativa anglofona non si è posta né questi, né altri interrogativi, appunto perché per cinque interminabili anni si è andati avanti, nel 99% dei casi (percentuale prudente), a battere senza un minuto di respiro il tamburo della guerra contro l’Iran non sulla base di analisi dell'espansione imperialista, o della situazione mediorientale, e spesso senza neppure specificare i motivi che avrebbero dovuto portare a una guerra, ma fondandosi su presunte rivelazioni anonime di "fonti sicure" – tutte platealmente in contrasto l’una con l’altra, e tutte smentite dai fatti -, su date certe dell’attacco, che venivano sostituite appena quella precedente era superata dal calendario (spesso fatte circolare da Debka file, sito legato al Mossad) e su notizie semplicemente false. Ogni evento è stato letto come l’inizio della guerra che non c’è: Israele bombarda un presunto sito nucleare siriano (che nucleare non era)? E’ ovvio, si prepara a bombardare l’Iran. Un pesante battibecco nel golfo di Hormuz, gonfiato ad arte dal Pentagono, diventa il nuovo Tonchino. All’infinito, senza un attimo di pausa. Appena il precedente "primo passo" della guerra viene dimenticato (solitamente accade in poche ore) o l’ennesima attendibilissima rivelazione anonima ai vari Scott Ritter e Seymour Hersh si rivela non così attendibile, si passa a quella successiva, all’infinito e senza la minima vergogna. Ci è toccato perfino leggere a profusione che un B-52 USA levatosi in volo per errore con un carico nucleare stava andando a bombardare Teheran – dal Dakota e da solo – ed è stato bloccato da una misteriosa "rivolta dei generali" contro Cheney, nota solo a quattro buffoni dei siti "alternativi", cui è stata rivelata dalle solite attendibilissime fonti anonime. Per quattro anni siamo stati tediati dalla storia della prossima borsa petrolifera iraniana, che avrebbe dovuto - a dispetto di ogni logica economica - distruggere il dollaro a vantaggio dell'euro e pertanto sarebbe stata l'ennesima causa scatenate della guerra: bene, ora la borsa petrolifera iraniana ha aperto nell'indifferenza del mondo e, nel silenzio imbarazzato degli stessi disinformatori che per quattro anno avevano urlato a tutti polmoni che la borsa persiana avrebbe segnato insieme la fine del dollaro e l'inizio dell'aggressione USA. In realtà il dollaro ha 10.000 motivi di preoccupazione, ma fra questi non rientra la borsa dell'isola di Kish, dove per di più le transazioni non avvengono in euro, come giuravano i grandi analisti economici "alternativi", ma soprattutto in rial: e forse perfino un Mike Whitney non riesce ancora a trovare il coraggio di scrivere che il rial iraniano mette in pericolo la supremazia del dollaro e che qualche anno sarà la moneta principale delle transazioni internazionali, tanto più che l'Iran è forse l'unico paese al mondo ad avere un'economia ben più disastrata di quella americana.

Il problema dei rapporti USA-Iran non viene affrontato con un metodo analitico, bensì divinatorio-oracolare: e chi ci sta vendendo questo veleno da 5 anni viene accolto con un fideismo quasi religioso. Ultimamente poi si è raggiunto il parossismo: la presidenza Bush sta per finire, e ai mullah non è stato torto neanche un capello. E allora le rivelazioni, i rumor, le profezie si accavallano in un crescendo wagneriano: Bush bombarderà l'Iran in agosto, me l'ha detto un anonimo; no lo bombarda in novembre, me l'ha detto un altro anonimo più attendibile; no lo bombarda Israele entro la fine dell'anno, l'ha confermato un terzo anonimo, ancora più attendibile degli due altri anonimi. Qualche audace - terrorizzato all'idea che fra qualche mese la pacchia finisca - mette già le mani avanti: sarà Obama - O B A M A ! - a bombardare l'Iran.

I profeti della guerra contro l'Iran possono essere in buona fede? Ovvio che no. Alcuni lo saranno anche - in particolare i più stupidi e quelli che hanno raggiunto la cordata negli ultimi tempi - , ma certo non lo può essere chi da 5 anni ci propina false rivelazioni ricevute da inesistenti e sicurissimi informatori anonimi. Certo non lo può essere uno Scott Ritter, che da almeno tre anni instancabilmente millanta che fonti ultra-affidabili - e rigorosamente non menzionabili - gli fornirebbero indiscrezioni certe, certissime, doc, su inizio e modalità delle guerre persiane, con profusione di dettagli. E appena l'ultima vaticinio viene smentito dagli eventi, questo cialtrone parte con la profezia successiva, e perfettamente in contraddizione con quella precedente. Certo non lo può essere Seymour Hersh, che qualche giorno fa ha rivelato l'ennesima "operazione coperta" USA contro l'Iran (aveva cominciato due anni fa, a inventarsi le operazioni coperte, e continua monotonamente a ripetere il suo verso, citando come sempre alcune decine di "fonti anonime", per di più sempre preso seriamente dai media ufficiali, che si guardano bene dal ricordare le cantonate precedenti del grande giornalista investigativo). Certo non lo può essere Ray McGovern, prodigo da anni sui particolari dell'attacco all'Iran, di cui ci ha fornito innumerevoli date e scenari, naturalmente tutti diversi e tutti rivelati da fonti che non possono essere nominate. Certo non possono esserlo i tanti siti dedicati alla guerra che non c'è: possibile che dopo cinque anni che postano senza un attimo di sosta false indiscrezioni, previsioni tutte sbagliate, oracoli contraddetti dai fatti, non gli sia sorto almeno qualche dubbio sulla qualità dei loro "informatori anonimi", se mai per caso esistono? Quello che più sconcerta comunque è la credulità dei loro lettori. E poi qualcuno si meraviglia che la gente creda alle menzogne di Bush. Naturalmente non sto dicendo che tutti i siti di informazione alternativa che giorno dopo giorno ci hanno sommerso solo di oracoli sulla guerre persiane e di lodi alla gloria dei mullah di Teheran siano al servizio di oscuri poteri: la maggior parte lo ha fatto per puro conformismo, per seguire la corrente, per ammannire ai lettori quello che questi volevano leggere, senza neppure chiedersi se quanti andavano pubblicando fosse vero o falso. Il che, forse, è anche peggio.

In generale però la psy-op sull''attacco all'Iran è un’operazione niente affatto innocente, motivata da diverse ragioni, non ultima, evidentemente, la speculazione petrolifera e borsistica. Da quando le false rivelazioni sull'"inevitabile" guerra contro la Persia sono passate dall'informazione alternativa alle prime pagine dei media ufficiali, ad ogni nuovo scoop e ad ogni rivelazione di fonti "che non possono essere nominate" fa seguito un ulteriore aumento del petrolio e un crollo borsistico. Ovviamente, ogni giorno il regime di Teheran getta alcune tonnellate di benzina sul fuoco, minacciando ritorsioni apocalittiche per bombardamenti che i mullah sanno benissimo non verranno mai (ovviamente, a meno che non presumiamo che l'Iran sia governato da pazzi, in senso tecnico, se il governo persiano temesse davvero una guerra cercherebbe di allentare la tensione, non di fomentarla in tutti i modi possibili), addirittura arrivando a costruire "centinaia di migliaia" di tombe per i futuri invasori, testando con mega strombazzamenti pubblicitari missili che "possono raggiungere Tel Aviv" e in realtà taroccati col photoshop, giurando di avere centinaia di missili già puntati su "obiettivi predeterminati" e pronti per essere lanciati (sia ben chiaro, l'Iran ha il pieno diritto di sperimentare tutti i missili, veri e photoshoppati, che vuole, ma le dichiarazioni che accompagnano i presunti war games persiani non sono certo fatte per rasserenare il clima), inventandosi financo improbabili tentativi di rapimento e assassinio di Ahmadinejad. Il tutto, mentre i governanti iraniani mandanoappunto in giro per il mondo immagini malamente alterate digitalmente dei loro invincibili armamenti. Naturalmente lo scopo iraniano non è certo quello di terrorizzare l'Occidente per la presunta capacità distruttiva dei missili grossolanamente creati al computer e "già puntati" contro grandi e piccoli Satana o con l'arma segreta persiana, il photoshop, ma di far credere che un attacco USA-Israele all'Iran sia probabile e così alimentare costantemente la tensione, al fine di creare all'interno del paese un clima di assedio che possa far diminuire l'impatto della catastrofe economica iraniana, e da un lato ricompattare il paese, dall'altro creare una nuova scusa per l'aumento della repressione contro qualsiasi potenziale vero o presunto oppositore. Soprattutto, l'Iran sa perfettamente che la sfida verbale con USA e Israele ne accresce di minuto in minuto popolarità e prestigio in quel mondo arabo che costituisce il reale oggetto delle sue mire egemoniche. Nel contempo, la propaganda persiana serve ad alzare il prezzo del petrolio, far crollare ulteriormente le borse, determinando per questi motivi - e non certo per la paura delle ritorsioni e/o minacce belliche del photoshop persiano - un vero e proprio panico nel Grande Satana e nei suoi alleati. Con il conseguente effetto di poter alzare il prezzo in future trattative USA-Iran nel dopo-Bush. A questo punto è ovvio che gli abitanti degli USA preferirebbero qualsiasi soluzione a favore dell'Iran che un petrolio a 200 dollari al barile (per arrivare al quale non c'è bisogno di alcuna guerra: basta che l'Iran e i battitori occidentali dei tamburi bellici continuino a far credere che la guerra è dietro l'angolo). Che l'Iran faccia i propri interessi, e lo faccia nel modo più sfacciato, nulla di male: che l'economia mondiale riceva il colpo di grazia da questa indecente psy-op non può, e non deve, preoccupare il regime dei mullah, tanto più che la loro, di economie, non ha davvero più nulla da perdere. Infinitamente più esecrabile è che invece continuino a spargere menzogne su un imminente attacco contro la Persia sedicenti giornalisti occidentali, senza i quali tutta la minacciosa e vagamente clownesca propaganda iraniana avrebbe il peso che dovrebbe avere, e cioè zero. Naturalmente ad alimentare la psy-op delle guerre persiane da parte dei media ufficiali occidentali vi è anche parecchio altro oltre alla speculazione petrolifera (rassicurare gli alleati arabi degli USA, prima di tutto i sempre più inviperiti sauditi, che Bush sta facendo qualcosa per bloccare l'egemonia iraniana in Medio Oriente, dopo averla determinata; far dimenticare agli elettori che gli USA hanno fatto una guerre genocida per consegnare di fatto l'Iraq all'Iran, sostituendo un regime laico con una teocrazia sciita filo-khomeinista; esercitare pressioni sull'Iran perché fermi il progetto nucleare; presumibilmente anche spianare la via a un futuro accordo fra i prossimi presidenti degli USA e dell'Iran - con ogni verosimiglianza Obama e Larijani -, accordo che dovrà apparire agli occhi degli americani come il male minore rispetto al collasso economico che farebbe seguito a una nuova guerra in aree petrolifere, e parecchio altro).

Per quanto riguarda però i siti e i movimenti cosiddetti contro la guerra e la dis-informazione alternativa, che certo non hanno il potere di provocare scossoni borsistici, i motivi di questi cinque anni di maniacale propaganda sulla guerra contro l'Iran sono altri, e spesso anche più ignobili. Certamente le migliaia e migliaia di articoli pubblicati dai media "alternativi" hanno avuto anche l'ovvia funzione di preparare la strada al lancio della "notizia" della possibile nuova guerra sulla stampa ufficiale: ma una delle ragioni di questo fanatico martellamento di tamburi da parte di chi teoricamente dovrebbe denunciare i crimini VERI dell'imperialismo, è che la ipotetica guerra contro l'Iran è servita perfettamente allo scopo di far dimenticare e passare sotto silenzio le guerre, i massacri e i genocidi reali . Come ha detto più volte Scott Ritter, fra l'entusiasmo dei buffoni "anti-war" e dei siti alternativi, la guerra contro l'Iraq è "un evento minore" se comparata alle future guerre persiane. Quando ha cominciato a dirlo, i morti iracheni erano 100.000, ora sono ben più di un milione. Cui si aggiungono milioni di feriti, mutilati, orfani, e quasi cinque milioni di profughi. Cosa volete che siano? niente, "un evento minore", una quisquiglia rispetto ai futuri morti iraniani. Di quelli, e di quelli soltanto, dobbiamo preoccuparci, per quelli dobbiamo piangere, lamentarci come prefiche, indignarci, indire manifestazioni: i morti iracheni - per non parlare di quelli afghani - possono tranquillamente andare all'inferno, insieme con i rifugiati alla disperazione, alle bambine costrette a prostituirsi, ai bambini torturati. L'Iraq - come ha scritto Ritter - dovrà aspettare: ora dobbiamo occuparci delle cose serie, dell'Iran. E questo sconcio è stato pubblicato praticamente da tutti i siti contro la guerra e di "sinistra", come se non sapessero che nessun movimento contro la guerra e tantomeno i siti "alternativi" hanno mai fermato alcuna impresa bellica: l'unico scopo che ci si può seriamente prefiggere è quello di fare informazione, di far conoscere alla gente quello che succede davvero. E invece si proclama, senza alcun pudore, che l'informazione sulla realtà deve scomparire per cedere il passo ai vaticini su un improbabile futuro. E naturalmente non lo si è solo detto, ma lo si è anche fatto: ormai una metà (stima prudentissima) degli articoli pubblicati dall'"informazione alternativa" ha un unico maniacale argomento: "domani gli USA, o Israele, o tutti e due, attaccheranno l'Iran", con annessa descrizione di conseguenze catastrofiche. Anzi, attualmente, ad essere gettonatissimi sono proprio gli scenari apocalittici che faranno seguito ai bombardamenti che non ci saranno. Le guerre e i crimini veri? scomparsi completamente. Qualche lieve sussulto si ha solo nel caso di attacchi USA contro sadristi: in questo caso, perfino i siti alternativi deplorano, forse perché i seguaci di Sadr ricevono una qualche luce riflessa dalla casa madre persiana: altrimenti, silenzio plumbeo. Gli USA possono massacrare, distruggere, torturare uomini donne e bambini in Iraq e Afghanistan, e non una parola, men che mai una anche timida protesta, da parte degli attivisti anti-war: mica si può star dietro a tutto, e le lacrime sono già state versate tutte per i morti virtuali iraniani. Per quelli reali non ne è rimasta neanche una. Premesso che ovviamente mi opporrei in ogni modo possibile ad una guerra contro l'Iran (e contro qualsiasi altro paese), mi pare evidente che oscurare i genocidi e le guerre in atto per occuparsi in modo esclusivo e parossistico solo di improbabili eventi futuri non possa che fare il gioco dell' imperialismo. Come se durante la guerra in Vietnam i movimenti anti-war avessero urlato per anni: "Chissenefrega del Vietnam! Gli USA presto bombarderanno le isole Tonga, ce l'hanno detto gli anonimi: questo è quello che conta, altro che il Vietnam! I vietnamiti crepano? Pazienza, tanto mica sono immortali, pensiamo piuttosto ai poveri tonghesi che verranno inceneriti, che tragedia!".

Come conseguenza di questo quinquennale incessante frastuono sulla imminente guerra contro l'Iran, il regime di Teheran è stato promosso a campione del progresso e dell'antimperialismo. Le sedicenti sinistre (in tutti i sensi) idolatrano la teocrazia persiana, i professionisti dei cosiddetti movimenti contro la guerra sono sdraiati ai piedi di Ahamdinejad e Khamenei, ogni notizia che potrebbe apparire anche lievemente critica nei confronti dei mullah viene pubblicata dai siti alternativi con a fianco la scritta: "war pimp alert": se non esalta la grandezza dei teocrati di Teheran deve essere falsa per forza. Nel contempo, una delle principali fonti di un'informazione che davvero non aveva bisogno di ulteriori disgrazie è diventato il sito di propaganda iraniano Press TV, che mediamente pubblica una notizia attendibile su tre (ma chissà perché ad essere ripostate all'infinito sono le altre due). E non sto parlando solo dei movimenti anti-guerra britannici, tipo Socialist Worker o Stop the war, che ha vietato ogni anche blanda critica al regime iraniano (come è noto, Stop the war ha espulso i movimenti antimperialisti e di sinistra contro la guerra all'Iran, perché critici nei confronti della teocrazia khomeinista) o a un uomo davvero per tutte le stagioni - piene e mezze - come George Galloway, che di fatto difende la pubblica impiccagione di adolescenti gay nelle piazze persiane, ma anche della cosiddetta sinistra USA, anche se sicuramente meno esaltata rispetto al fanatismo khomeinista dei colleghi inglesi. La logica sottesa è più o meno questa: dato che gli imperialisti USA bombarderanno l'Iran, il regime di Teheran è un bastione dell'antimperialismo, e se qualcuno osa balbettare che lapidazione di adulteri, impiccagione di bloggers , gay e bevitori di alcool, carcere e nerbate per aver portato a spasso un cane, animale impuro, forse sono un tantinello eccessive, sicuramente è un servo di Bush.

Chissà perché la regola aurea secondo cui i – veri o presunti (in particolare i presunti) - avversari degli USA devono essere al di sopra di ogni critica, pena l’essere tacciati di filo-imperialismo dal magnifico movimento antiwar, non ha funzionato in solo due casi, quando invece i governi di due paesi avversi agli USA sono stati oggetto di una campagna demonizzante da parte degli stessi attivisti anti-guerra, e cioè l’Iraq e l’Afghanistan. Precisamente gli unici due paesi davvero aggrediti dagli USA: sia ben chiaro, è solo una coincidenza, mai mi permetterei di pensare che la stragrande maggioranza del movimento antiwar sia una quinta colonna dell’imperialismo. Anzi, in assoluta e totale buona fede, i signori "anti-war" si sono prodotti in una riscrittura della storia, cancellando con un tratto di penna gli aiuti di Israele all'Iran durante la guerra con l'Iraq e l'intero Iran-Contra, e inventandosi un Saddam servo degli USA, che avrebbe attaccato la Persia per ordine di Washington: la dimostrazione che il presidente iracheno era un fantoccio della CIA sarebbe una foto di Saddam che stringe la mano e Rumsfeld, invece di sputargli in faccia come si usa in queste occasioni, foto che ripostata all'infinito dai magnifici media alternativi ha preso il posto di prove altrimenti inesistenti. Dunque, secondo questa ignobile propaganda, prezzolata a monte e deficiente a valle, gli USA avrebbero da sempre voluto attaccare l'Iran, prima usando Saddam e fra poco (fra poco da 5 anni) direttamente. Che nel frattempo abbiano attaccato l'Iraq e l'Afghanistan - e cioè proprio i peggiori nemici di Teheran -, importato direttamente dall'Iran i settari pupazzi messi al potere a Baghdad, avallato e promosso in Iraq la pulizia etnica di chiunque - sunnita, cristiano e sciita - si opponesse all'egemonia persiana, e alla fine consegnato il loro "alleato" Saddam ai pupazzi filo-persiani perché venisse linciato dal Mahdi army e da Moqtada al Sadr in persona, alla presenza del Gran Cerimoniere, l'ambasciatore iraniano, e molto altro, sono dettagli che non devono neppure essere presi in considerazione. Gli USA hanno sempre voluto attaccare Teheran, grande bastione antimperialista, e ora lo faranno. I fatti, compagni, non contano.

Onde evitare fraintendimenti, ripeto che sono assolutamente contraria non solo a qualsiasi tipo di azione aggressiva nei confronto dell'Iran (e di ogni altro paese), ma anche ad eventuali tentativi da parte di stati stranieri di ottenere un cambiamento di regime in Iran: e questo non perché la reazionaria teocrazia khomeinista mi piaccia - non mi piace proprio per niente - ma perché l'unica cosa ancora peggiore del khomeinismo sarebbe un governo apertamente filo-USA. E in ogni caso i paesi occidentali non hanno alcuna legittimità né politica né morale per criticare chicchessia, figuriamoci per provocare sconquassi politici: devono essere le forze progressiste e antimperialiste iraniane a liberare l'Iran dal giogo teocratico. Semplicemente, non credo che nessuno, in Occidente, voglia né bombardare la Persia, né cercare di destituire il regime degli ayatollah.

Precisato questo, va detto a chiare lettere che, a differenza di quanto sostengono alcune allegre sinistre, l'Iran non è un paese antimperialista. Non basta fare sgangherati proclami verbali contro gli USA e contro Israele per essere antimperialisti: altrimenti, con questo criterio, anche Forza Nuova e Roberto Fiore (non a caso grandi amici del governo di Teheran) sarebbero campioni del progresso. L'Iran è un paese capitalista, dove qualsiasi forza progressista e di sinistra e i movimenti dei lavoratori sono soggetti ad una feroce repressione. Oltretutto il regime iraniano sta portando avanti un programma di privatizzazioni che davvero solo Chossudovsky può presentare, in un articolo ai confini della realtà e oltre, come uno schiaffo all'imperialismo e al capitalismo (naturalmente, come sanno anche i sassi, in qualsiasi altro paese del mondo accade il perfetto contrario, e le privatizzazioni favoriscono il più sconcio capitalismo, specie se, come in Iran, aprono a multinazionali straniere. Ma in Persia succede così: prima si guarda cosa fanno i mullah, poi ci si industria disperatamente a mostrare che come sempre hanno agito per il meglio). Soprattutto l'Iran ha attivamente aiutato le criminali guerre di aggressione USA contro l'Afghanistan e contro l'Iraq. L'Iran ha collaborato con gli USA nel produrre falsa documentazione sulle inesistenti armi di distruzione di massa irachene, non solo grazie al doppio agente Iran/CIA Ahmed Chalabi - grande amico di un altro idolo delle sinistre nostrane, il genocida Moqtada al Sadr, e attualmente, come il compare, in visita presso la casa madre persiana -, ma anche aiutando galantuomini come Michael Leeden a costruire falsi dossier contro l'Iraq, con la gentile collaborazione del SISMI (naturalmente ora gli USA pretendono di essere stati "ingannati" dagli agenti iraniani che li volevano spingere verso la guerra contro Saddam, una delle tante pietose menzogne dell'amministrazione Bush). Le Badr brigades, create e addestrate dall'Iran, sono rientrate in Iraq con i carri armati USA, e hanno iniziato immediatamente un'opera di massacro e pulizia etnica, in stretta collaborazione con gli occupanti USA. Tutte le milizie filo-iraniane, braccio armato dei vari partiti del governo fantoccio filo-khomeinista installato dagli americani, non solo hanno combattuto attivamente contro la resistenza irachena, ma hanno provveduto a ripulire l'Iraq di chiunque fosse sospettato della pur vaga simpatia per la resistenza (oltre che di sunniti, cristiani, sciiti laici, palestinesi, donne senza velo o con velo non sufficientemente pesante, gay, barbieri, rom, venditori d'alcool, e sicuramente dimentico qualche altra categoria), ovviamente non solo nella più totale impunità, ma con la a volte tacita a volte attiva collaborazione degli USA. L'Iran sostiene con tutte le sue forze sia in Iran che in Afghanistan i governi fantoccio messi al potere dagli USA e naturalmente osteggia le resistenze nazionali ("terroristi", secondo Teheran) in entrambi i paesi.

E qui arriviamo a un'altra delle conseguenze (casuali, per carità) della forsennata campagna quinquennale sulla "inevitabile, imminente, anzi già cominciata" guerra contro l'Iran, e cioè togliere quel barlume di supporto che qualcuno ancora dava alla resistenza irachena (per quanto riguarda quella afghana il problema non si è mai posto: i paladini della libertà occidentali hanno sempre osteggiato la lotta di liberazione del popolo afghano). Visto che il regime iraniano bolla la resistenza irachena come "terroristi saddamiti" (salvo poi definire "resistenza" gli squadroni della morte di Moqtada al-Sadr, ora apparentemente caduto in disgrazia), e che la resistenza irachena si ostina da sempre a parlare di una doppia occupazione del paese, USA-Iran, vorrà dire che la resistenza sbaglia, pare chiaro. Perfino Maliki, Hakim e gli altri fantocci importati dagli USA hanno goduto presso la stampa alternativa di una qualche luce riflessa dallo splendente sole persiano che li illuminava.

E' chiaro che non sto dicendo che USA e Iran siano alleati, e che alla sera Bush e Ahmadinejad si telefonino e, dopo essersi scambiati effusioni amorose verbali, dicano: "Hai visto, amore mio, li abbiamo fatti fessi tutti anche oggi!". Tutt'altro. Si tratta di una convergenza di interessi: l'Iran ha aiutato gli USA a preparare e a compiere le proprie guerre genocide perché queste facevano anche l'interesse persiano. Ma il risultato non cambia: e i paesi antimperialisti queste cose non le fanno. Qualcuno mi può gentilmente spiegare perché sarebbe antimperialista la politica iraniana? Perché - dopo la totale distruzione dell'Iraq - ora ci sono tensioni con gli USA nella spartizione del bottino iracheno, e sia americani che persiani stanno tentando di strattonare il criminale "governo" iracheno, davvero servo di due padroni? Perché l'Iran vuole arricchire l'uranio a scopi civili e gli USA sospettano (o dicono di sospettare) che non siano civili affatto? Ovviamente l'Iran ha tutto il diritto di costruire centrali nucleari, ma non riesco a capire perché i medesimi soggetti politici sostengano che l'energia nucleare sia più o meno demoniaca se prodotta in occidente e angelica se prodotta in Iran, paese che peraltro naviga su un mare di petrolio. Ripeto, la volontà iraniana di dotarsi di centrali nucleari è pienamente legittima, ma non vi è nulla di antimperialista in una centrale nucleare (e neanche in un eventuale bomba atomica).

Oltre ai continui minacciosi proclami contro Grandi e Piccoli Satana, con tutta la buona volontà del mondo si può citare solo l'aiuto economico dato dall'Iran a Hamas (quello militare è stato più volte smentito dallo stesso Hamas, quindi sospendo il giudizio), questo sicuramente autentico. Certo ci si può interrogare quanto tale aiuto sia dovuto ad un reale amore per la causa palestinese e non al desiderio da parte dell'Iran di promuovere il proprio ruolo di unico nemico del sionismo e di avere un altro alleato nel tentativo di stabilire un'egemonia mediorientale: l'amore dell'Iran per i palestinesi parrebbe, così a occhio, smentito dallo sterminio dei palestinesi in Iraq da parte delle milizie filoiraniane (con tanto di esplicita faida) [1]. E non si dica che i palestinesi in Iraq sono stati torturati e massacrati non in quanto palestinesi, ma perché precedentemente protetti dal governo di Saddam Hussein: questo lo so da me, ma li hanno torturati e massacrati ugualmente, uomini, donne e bambini, nell'assordante silenzio di tutti i paladini della causa palestinese. Un palestinese morto conta solo se lo uccidono gli israeliani: se invece hanno il cattivo gusto di farsi trucidare dai "buoni", che i palestinesi crepino pure. E comunque i soldi dati ad Hamas non bastano di sicuro a rendere l'Iran un baluardo antimperialista. Aiuti economici alla Palestina, Hamas compreso, li ha sempre dati anche l'Arabia saudita, ma certo nessuno si è giustamente sognato per questo di dire che la reazionaria monarchia saudita era un baluardo contro l'imperialismo.

In realtà, a provare che l'Iran sarebbe una grande potenza antimperialista, a dispetto di qualsiasi dato e di qualsiasi seria analisi, è appunto autoreferenzialmente proprio la guerra che Bush vorrebbe, secondo la propaganda anti-war, muovere all'Iran: prima di grida a squarciagola che gli USA (e/o Israele) bombarderanno domani i mullah, e poi si dice che per questo motivo i mullah sono i campioni della libertà. Naturalmente, questa logica perversa ha portato a sottrarre qualsiasi supporto alle reali forze antimperialiste del mondo medio e centro-orientale (non solo ai movimenti nazionali di resistenza afghano e iracheno, ma anche alle sinistre arabe, per non parlare di quelle iraniane, addirittura espulse dai movimenti anti-war perché si permettevano di criticare la teocrazia di Teheran). E quel che è peggio è che questa apparentemente necessaria divisione in due dello schieramento politico e ideologico - o con i khomeinisti o con i sionisti, tertium non datur - ormai si riflette tragicamente anche sul mondo arabo, dove, una volta distrutto l'ultimo bastione del socialismo arabo, l'Iraq baathista, pare non ci sia alternativa fra Teheran e i suoi satelliti da una parte o USA e Israele dall'altra, cancellando così qualsiasi progetto di un autentica lotta di liberazione dal modo arabo. L'unica scelta possibile (a tutti i livelli, informativo compreso: ormai Aljazeera è filoiraniana e Alarabiya filo-USA) sembra essere fra due blocchi entrambi reazionari ed entrambi desiderosi di sottomettere alla propria egemonia regionale i paesi arabi. Ovviamente l'imperialismo sionista USA/Israele è infinitamente peggiore, più potente e più pericoloso del tentativo espansionista iraniano, ma questo non migliora di una virgola la qualità del regime khomeinista, tanto più che a essere meno peggio degli USA e di Israele ci vuole davvero poco. E soprattutto si tratta di un'alternativa falsa, perché nell'opposizione fra USA e Iran non vi è nulla di strutturale, come la collaborazione fra i due paesi nelle guerre di aggressione contro Afghanistan e Iraq ha ampiamente mostrato. Fra paesi capitalisti e reazionari un accordo si può sempre trovare, e con ogni probabilità, dopo le presidenze di Bush e Ahmadinejad si troverà, ovviamente sulla pelle del mondo arabo, probabilmente Palestina compresa (naturalmente, se e quando un qualche accordo USA-Iran si farà, i profeti della guerra prossima ventura non diranno mai che si erano sbagliati, Dio scampi: ci assicureranno che alla fine gli USA e Israele si sono dovuti piegare davanti alle invincibili armi photoshoppate dell'Iran, che, come Ahmadinejad ci assicura, è la prima superpotenza del mondo). E senza un lustro di propaganda sulla guerre persiane prossime venture, con annessa continua glorificazione della teocrazia di Teheran, tutto ciò sarebbe stato evidente anche un cieco, se si fosse guardato ai fatti e non alle profezie disinformative sparse ad arte.

Paola Pisi

Fonte: http://www.uruknet.info/

Link: http://www.uruknet.de/?p=s8182&hd=&size=1&l=i

13.07.2007

Nota: Quello pubblicato qui è un estratto di una trattazione più ampia che partiva da alcune diffamazioni di Fabio de Fina e Maurizio Blondet contro Uruknet. Chi fosse interessato, può leggere della vicenda qui.

Commenti (34)

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    1. paolapisi 16 luglio 2008

      @Lestaat Oh, guarda chi c'è! Bene, ora la nuova versione è che la guerra c'è già ma non si vede, e forse non si vedrà mai. Però c'è. Perfetto: il problema è che i media alternativi e alcuni signori di cui parlo nell'articolo completo (su Comedon ce n'è solo una parte, come ben specificato in nota) hanno per anni e anni profetizzato date, dettagli e particolari di una guerra che se ci fosse stata si sarebbe vista benissimo, con bombe atomiche, pioggia di missili da aria terra mare e forse sottoterra, con descrizioni accuratisime, con tanto di data al mese giorno e forse ora, di false flag operations che l'avrebbero preceduta, peggio dell'11 settembre e da attribuirsi all'Iran, in modo da giustificarne l'"incinerimento" e l"olocausto nucleare". E si è preteso che queste stronzate fossero state rivelate da fonti anonime, informatissime e segretissime. E invece erano solo un mare di balle.


      Per il resto, ora Ahamdinejad dopo aver ruggito sta facendo le fusa e dice che vuol trattare con gli USA. E gli USA hanno prontamente raccolto e per la prima volta un altissimo diplomatico americano parlerà direttamente con l'Iran. Risultato: petrolio in discesa nettissima e borse in salita alla grande. ma guarda un po'. Segnali di guerra?


      Comunque, probabilmente mi sono sbagliata: pensavo l'accordo con l'Iran l'avrebbero fatto i nuovi presidenti, Obama e Larjiani, Invece forse lo fanno Bush e Ahma.



      Saluti.

    1. reza 16 luglio 2008

      La Pisi dice; "Voglio vedere una - dicesi UNA - prova che gli USA hanno spinto Saddam alla guerra contro Khomeini."

      È provato, invece, da quanto emerse dallo "Scandalo Iran - Contras" che gli Stati Uniti aiutarono direttamente Saddam e fornirono armi ed informazioni strategico-tattiche all'Iraq.

      Attacco fulmineo dell'esercito di saddam e sfruttamento dell'effetto sorpresa, senza preventiva dichiarazione formale di guerra, era davvero una sorpresa per l'Iran ma non per gli americani che, in termini di finanziamenti e di forniture belliche da parte dei sovrani arabi impauriti del fatto che il khomeinismo potesse dilagare anche nei loro regni, organizzarono l'attacco coi suddetti aiuti all'Iraq.

      L'aiuto americano agli oppositori interni del nuovo governo iraniano, mentre il paese era invaso dall'esercito di Saddam, completava il progetto Statunitense che con embargo sulle forniture militari e congelamento dei beni iraniani all'estero, stabili sempre dall'America, portarono alla Crisi degli ostaggi americani in Iran.

      Il 12 dicembre 1983, Donald Rumsfeld, su mandato di Ronald Reagan, incontra a Baghdad Saddam Hussein e Tareq Aziz, malgrado i due paesi non abbiano più relazioni diplomatiche e il 1° gennaio 1984 viene pubblicata la notizia che gli USA considerano contraria agli interessi americani una eventuale sconfitta irachena.
      A questo punto gli americani entrano direttamente in scena a favore dell'Iraq .

    1. Lestaat 16 luglio 2008

      @kolza
      "Ha retto, purtroppo, molto poco il confronto con la Democrazia, visto che nè gli USA, nè la GB, nè altri Stati dell'area avevano interesse in un vicino progredito e libero da vincoli coloniali."

      Non è un po' restrittivo e fuorviante fare l'associazione democrazia->progredito e libero ?
      Diciamoci la verità, l'Irak ERA un paese progredito e moderno.
      Il sangue delle popolazioni sottomesse non cancella di certo il dato di fatto, e soprattutto non fa certo dimenticare le "popolazioni sottomesse" che permettono a qualsiasi altra "democrazia" di vivere al di sopra delle proprie possibilità.
      Diciamo che l'Irak quindi non era poi molto diverso da un qualsiasi altro paese progredito e moderno.
      L'articolo nel suo complesso è davvero la descrizione del dito che indica la Luna, come ormai da lungo tempo lo sono gli articoli della Sig.na Pisi.
      Il fatto che da tempo si parli di un attacco all'Iran che ancora non c'è stato non significa di certo che i venti di guerra siano evidenti e le supposte scuse per cui non ci sarà mai sono bazzecole dovute alla visione un po' retro della politica e dell'aspetto geopolitico mondiale da parte di chi scrive.
      Non so se questa guerra, già per altro ampiamente iniziata, diventerà mai una guerra esplicita, ma è un fatto che una parte del potere americano sia ben disposto ad intraprenderla su "consiglio" israeliano.
      Ed è di questo che si è parlato contnuamente nella stampa cosiddetta "alternativa", ed è semplicemente VERO.
      I 400 dollari al barile potrebbero spaventare una classe dirigente cui importi l'effetto sulla società e sull'economia del proprio paese, ma non interessa certo quel manipolo di uomini d'affari che hanno per ora il potere ben saldonelle mani, che al contrario, sarebbero ben felici di vedere il petrolio a quel prezzo, e ben felici anche di vedere l'economia reale americana affondare nei debiti. In mezzo a questo casotto infatti CHI diventa PROPRIETARIO dei mezzi di produzione? Chi, con l'avvento dell'Amero, sarà in grado di rimettere in moto l'apparato produttivo. Chi avra, di fatto, il potere nelle mani?
      Purtroppo la Sig.na Pisi a queste cose non pensa, persa nei giochi di potere locale e soprattutto accecata dall'idea che Bush (o chi per lui, è indifferente) sia minimamente interessato alle sorti della propria nazione e dell'economia.
      E' vero che ci sono moltissime cose in ballo, ma sullo sfondo, lo scenario di guerra è tutt'altro che impossibile.

    1. kolza 16 luglio 2008

      Caro Reza,
      La zona chiamata Iraq è nata, come ben saprai, dall'accordo Sykes-Picot. E' stata tenuta insieme con il sangue delle popolazioni sottomesse al volere di questo o quel tiranno. Ha retto, purtroppo, molto poco il confronto con la Democrazia, visto che nè gli USA, nè la GB, nè altri Stati dell'area avevano interesse in un vicino progredito e libero da vincoli coloniali.
      Che poi la zona sia un rischio per i "colonizzatori", questa è lezione di Storia: pochi furono gli Imperatori romani che assoggettarono la Mesopotamia... quasi sempre dovettero abbandonarla. E questo è il destino degli USA. Mi auguro solo che non riempiano ancor di più di schifezze radioattive.

    1. kolza 16 luglio 2008

      Se proprio vogliamo analizzare i complessi rapporti tra USA (di qualsiasi colore siano le Amministrazioni) e Iran, dobbiamo partire dalla Rivoluzione del 1978-1979.
      Pochi dicono che il clima di isteria del 1978 non fu esasperato solo dalle botte della SAVAK, ma anche dalle troupe della BBC che "invasero" il Paese alla ricerca del malcontento popolare (con un despota come lo Scià niente di più facile...) rievocando in chiave moderna i cahiers de doleance della Rivoluzione Francese. Cosa ci faceva la BBC in Persia? Faceva il coro alla BP, la quale era ai ferri corti con Pahlavi per il rinnovo della concessione petrolifera (si sa che i tiranni diventano sempre più avidi).
      Tornando agli USA, mentre Jimmy Carter mandava il generale Huyser a frenare gli istinti golpistici dei militari persiani, dall'altra parte Brzezinski dava credito alle idee di Zia Ul Haq, criminale pakistano e dittatore a tempo perso, con la sua famigerata Muslim Belt, poi rieditata da Bernard Lewis (vedi Bilderberg) con la teoria della linea di frattura tribale... L'Iran era un tassello e lo Scià un ostacolo. Se poi fosse arrivato il Tudeh al potere, beh quella era un'evenienza da scartare... Così Ruhollah Khomeini rientrò in Iran con tanto di volo Air France e tribù di giornalisti al seguito.
      Com'è andata, lo sappiamo tutti... così come sappiamo andò la cd. October Surprise dell'Ambasciata americana a Teheran... che condannò alla sconfitta il "pacifista" Carter (che favorì l'embargo del Nicaragua sandinista, provocò l'intervento sovietico in Afghanistan, vietò la vendita di grano USA all'URSS).

    1. reza 16 luglio 2008

      Si ma solo la frutta fresca , Cioé quando vengono raccolti dall'albero. Li trovi solo tra fine agosto e metà settembre in Iran.

      Per la guerra, anche se ho postato sul mio blog molti articoli denunciati dalla Pisi ma solo per analizzarli e quindi, per illustrare il punto di vista dell'Iran, credo che una guerra vera e propria e nella forma classica non ci sarà mai, mentre è un atto sin dall'1979 - l'anno della Rivoluzione islamica iraniana che cambiò definitivamente la fisionomia politica del medioriente, una guerra strisciante contro lo sviluppo e l'evoluzione dell'Iran rivoluzionario che al contrario delle tesi della Pisi, non è imperialismo ma anti-imperialismo, poiché agisce nel senso di liberare il cortile della propria casa alla occupazione imperialista israeloangloamericano.

    1. reza 16 luglio 2008

      Ciao Geo,
      Non credo che la verità si trovi da qualche parte nelle parole scritte dalla Pisi, si tratta solo delle mezze verità, cosa che io classifico peggio rispetto alle falsità.
      Lei parla dell'Iraq arabo senza riferimenti e considerazioni storici, quando attuale Iraq nasce , malgrado la matita di Churchill, dalla primordiale civiltà sumero-accadica, per diventare poi provincia persiana (secc. VI-IV a. C.).
      Solamente in seguito alla conquista araba l'Iraq divenne parte del mondo arabo, ma questo non importa alla Pisi.
      Tuttora, il nucleo principale dell'Iraq corrisponde alla Mesopotamia ( regione compresa tra il Tigri e l'Eufrate, che gli antichi chiamavano Caldea a sud e Assiria a nord), lo stato iracheno nei suoi confini attuali comprende anche parte della catena dei Monti Zagros, gigantesco arco di pieghe parallele che attraversano l'Iran, comprendendo anche un lembo dell'altopiano curdo verso la Turchia e una porzione del tavolato desertico dell'Arabia, inclinato verso l'Eufrate.
      La Mesopotamia, di cui la Pisi si è dimenticata, è una vasta pianura, formata da un pianalto, coperto in prevalenza da steppe a nord, bassa a sud, originata dalle alluvioni di due sistemi fluviali molto attivi: il Tigri-Eufrate (=Shatt al Arab, dopo la loro riunione) e il Karun che nasce al nord della regione di Khuzistan iraniana e passa in mezzo alla città di Ahwaz dove io sono nato.
      Ciò che ora si considera Iraq, deriva in realtà da cinque aree culturali ben distinti: Quella curda nel nord, con centro ad Arbil; quella degli arabi musulmani sunniti nella regione centrale attorno a Baghdad; quella degli arabi musulmani sciiti nel sud, con centro a Bassora; quella assira, prevalentemente cristiana, sparsa in varie città del nord; e quella degli arabi della palude, un popolo nomade che vive nelle terre paludose del fiume centrale, mentre la composizione demografica del paese è; 62% musulmani sciiti, 35% musulmani sunniti, 3% cristiani su circa 28 milioni di abitanti.
      Il discorso è che il 35% dei sunniti non è completamente fatto dagli arabi, specialmente non dai wahabiti, perché una parte grande è composto anche dai curdi che sono un gruppo etnico medio orientale iranico per eccellenza,mentre il 62% degli sciiti fa parte della famiglie, direi unica, di sciiti sparsi in tutto il medioriente.
      In seguito alla caduta del regime di Saddam, il 62% di sciiti in aggiunta al considerevole percentuale dei curdi che fino a quel momento erano le vittime del pan arabismo wahabita di una netta minoranza araba sunnita nel paese, attraverso una elezione democratica che la Pisi non riconosce, hanno dato luogo alla cancellazione di un regime dittatoriale pan arabico, instaurnado un nuovo sistema politico basato sulle elezioni democratiche e in rispetto ai diritti delle minoranze.
      Non pretendo di dire che questo sistema sia ottimale o completo perché ciò non potrà avvenire sotto l'occupazione militare statunitense anzi, se gli americani riuscivano a far passare l'accordo che avevano proposto all'attuale governo iracheno, entro poco tempo anche quest'embrione di un Iraq libera e democratica si sarebbe andato a farsi beneddire, ma non posso prendere sul serio i velenti della Pisi quando cerca di colpevolizzare l'Iran di colpe che non ha, specialmente quando la Pisi disinforma la gente sui legami storici e quelli religiosi/cuturali che determinano il rapporto attuale tra l'Iran e l'Iraq, mentre prima di ora questo paese era un paese snaturato con un regime dittatoriale pan arabico che si basava sugli interessi di una netta minoranza non originaria dell'Iraq.
      Non è assolutamente veritiera stabilire un paragone tra il ruolo dell'America in Iraq ed il ruolo dell'Iran, come fa esattamente la Pisi, quando l'Iran e l'Iraq sono parte della stessa entità storica , culturale e religiosa, mentre l'America è un invasore assolutamente diversa dalla realtà irachena.
      Oh, più o meno la stessa cosa vale per l'Afghanistan.

    1. paolapisi 16 luglio 2008

      ARRRRRRRRRRRRRRRRGH!!!!!!!!!!
      Ancora la storia di Saddam che ha attaccato l'Iran per conto USA. Voglio vedere una - dicesi UNA - prova che gli USA hanno spinto Saddam alla guerra contro Khomeini. Prima della guerra, gli iraniani avevano commesso 244 violazioni di confine o atti di aggressione contro l'Iraq da aria, mare e terra nel periodo dal 23 febbraio 1979 al 26 luglio 1980. E l'Iraq aveva inviato 240 note ufficiali al'ambasciata iraniana e a una serie di organizzazioni internazionali. etc. etc. etc. etc. La guerra era l'unica soluzione possibile alle azioni di destabilizzazione dell'Iraq fatte dall'Iran (compresi attentati terroristici e il tentivo di assassinio di Tareq Aziz)? Ne potremmo discutere all'infinito. Ma l'america non c'entra niente di niente. Se Saddam ha sbagliato ha sbagliato per i fatti suoi. E durante la guerra Israele ha sempre sostenuto e armato l'IRAN (con la N). Per gli smemorati lo ricorda Uri Avnery anche sul manifesto di ieri:
      http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/15-Luglio-2008/art60.html
      Nel famoso "Piano sionista per il Medio Oriente", scritto durante la guerra, Oded Yinon auspica la vittoria dell'Iran e lo smembramento dell'Iraq in tre stati su base etnica. http://www.geocities.com/alabasters_archive/zionist_plan.html


      Non possiamo riscrivere la storia come ci pare


      E sì, Saddam è stato l'unico leader arabo davvero anti-imperialista dopo Nasser. Tutta la sua vita e la sua azione politica lo dimostrano.


      In quanto al caro Scott Ritter, si è dimesso nel 1998 come ispettore ONU perchè a suo dire gli USA e l'ONU erano troppo deboli contro l'Iraq e non facevano abbastanza per disarmarlo. ( nel 1997 era stato - giustamente -accusato dall'Iraq di essere una spia USA-Israele. ) Sempre nel 1998 ha detto che bisognava distruggere il regime di Saddam Hussein.
      http://news.bbc.co.uk/2/hi/americas/2247600.stm
      http://en.wikipedia.org/wiki/Scott_Ritter#cite_note-2

      E qui si può leggere una risposta palestinese a questo cialtrone:
      http://heshamtillawi.wordpress.com/2007/12/20/scott-ritter%E2%80%99s-epiphany-better-late-than-never/

      Poi sì, subito prima della guerra, ha detto tutto il contrario, per cominciare appena la guerra è scoppiata, con la storia delle fonti anonime che gli assicuravano che domani Bush avrebbe bombardato l'Iran. Non contesto alle fonti di Ritter e Hersh di essere anonime, ma di essere FALSE: sono anni che vanno avanti a raccontare che gli anonimi gli hanno fatto rivelazioni tutte in contrasto l'una con l'altra e tutte smentite dai fatti. Non gli mai sfiorato il dubbio, alla 132.000millesima rivelazione che non si è avverata, che le loro fonti, nell'inversosimile caso che esistano, non sono affidabili?


      In quanto al fatto che il genocidio e la totale distruzione dell'Iraq siano un evento minore rispetto ad un'eventuale guerra contro l'Iran, certo che Scott Ritter, e il vergognoso movimento anti-war (HAHAHAHA) lo hanno detto per minimizzare, o meglio coprire completamente, la guerra genocida contro l'Iraq. Hanno cominciato a dirlo 4 anni fa, qunado i morti iracheni erano meno di un decimo di quelli attuali.


      Voglio vedere se domani gli USA scagliassero una bomba atomica su Teheran (impossibile, per fortuna), e qualcuno dicesse "Cosa volete che sia, un evento minore, una cazzata, rispetto a una guerra contro la Cina, non badiamo a queste quisquiglie e occupiamoci piuttosto della possibile guerra contro la Cina. Chissenefrega dell'Iran e dei suoi milioni di morti", se tutti l'applaudirebbero.

    1. cesco 15 luglio 2008

      Prendersela così con Scott Ritter e Seymour Hersh mi sembra una vigliaccata.
      Il primo cercò in tutti i modi di far sapere agli americani la verità sulle presunte armi di distruzione di massa di Saddam nel clima aggressivamente conformista che precedette l'invasione dell'Iraq subendo per questo accuse ed ostacismo; il secondo, grazie ai suoi contatti tra i militari, ha sempre fatto scoperte interessanti attirandosi l'odio dei neocon, in particolare Wolfowitz e Pearl.
      E poi certo che le loro fonti sono anonime, in particolare Hersh ha sempre basato il suo lavoro sugli "informatori", anche quando svelò gli altarini nucleari di Israele e i retroscena dello scandalo di Abu Graib;
      deve forse rivelare i nomi delle sue fonti che così rischierebbero la corte marziale? In quanto alla sua rivelazione sulle operazioni sporche in Iran volute dalla casa bianca non credo ci si debba sorprendere.
      E poi cos'è questo vittimismo filo-arabo? L'Iran fu attaccato dagli USA negli anni '80, molto prima dell'Iraq, che a quei tempi...e poi se l'Iran non è anti-imperialista, cosa dobbiamo dire dell'Iraq di Saddam?
      E come ha già sottolineato qualcuno la propaganda anti-iraniana si sta intensificando.
      Infine non credo che Scott Ritter intenda sminuire la gravità della guerra in Iraq sostenendo che è un evento minore in confronto alla futura guerra all'Iran; ma semplicemente sostiene che quest'ultima, se ci sarà, avrà conseguenze ancor più catastrofiche.Cosa che mi sembra indiscutibile.

    1. paolapisi 15 luglio 2008

      Ciao Geopardy. Non ho affatto detto che l'Iran sia una quinta colonna occulta dell’occidente: anzi, ho escluso categoricamente la tesi "cospirazionista" che viaggia in alcune zone del mondo arabo, secondo cui ci sarebbe un'alleanza nascosta USA-Iran-Israele. Ho scritto apertamente che le tensioni Iran-USA(Israele) sono reali, ma secondo me sanabili, per i motivi che ho detto (giusti o sbagliati che siano). Ad essere una quinta colonna (e neanche tanto occulta) dell'imperialismo secondo me è il 90% dei cosiddetti movimenti antiwar e della cosiddetta sinistra anglofona, non l'Iran.


      Per quanto riguarda l'Iran ho parlato di convergenza di interessi, e non di alleanza. Però l'Iran ha aiutato attivamente tutte le fasi delle genocide guerre di aggressione USA contro l'afghanistan e l'Iraq (preparazione ed esecuzione). E questo è un fatto indiscutibile. E gli USA hanno importato da Teheran il settario e criminale governo che hanno messo al potere in Iraq: chi al mondo può seriamente credere che per preparare una guerra contro l'Iran gli USA non avessero idea migliore che consegnare in via preventiva l'Iraq a un gruppo di filo-Khomeinisti che non sanno neanche parlare in arabo senza un accento farsi? Certo che non l'hanno fatto per fare un piacere ai mullah iraniani, ma per distruggere l'identità araba irachena (anche e soprattutto con la pulizia etnica), però l'hanno fatto. E anche questo è indiscutibile.


      Per quanto riguarda il Libano, Israele l'ha attaccato per una lunga serie di motivi (come è noto la causa scatenante è stata l'uccsione di alcuni soldati israeliani da parte di Hezbollah e la cattura di due, i cui cadaveri verranno ridati in questi giorni ad Israele in cambio di una serie di prigionieri, fra cui Kuntar), ma il problema principale dei sionisti è che Hezbollah sia un movimento di resistenza contro Israele, non che sia un'emanazione diretta dell'Iran (come di fatto è). La prima guerra di Israle contro il Libano data al 1978, quando non solo hezbollah non esisteva neanche ma l'Iran era governato dallo Scià. Mentre Hezbollah esisteva, eccome, quando Israele riempiva di armi l'Iran per combattere Saddam Hussein. Con tutto il rispetto per Hezbollah, non è certo IL problema centrale delal politica medio-oreintale. Comunque, dopo la "divina vittoria" del 2006 Hezbollah non ha più tirato neanche un petardo verso israele, e ora sono di nuovo al governo con Hariri e Siniora, con tanto di benedizione da parte di Condoleeza Rice. E questo è possibile perchè Hezbollah non ha niente che assomigli a una politica economica, e dunque approva senza problemi le peggiori riforme ultra-capitaliste e le privatizzazioni di hariri e amici (il loro alleato Aoun è addirittura alla destra di Hariri e spinge per maggiori privatizzazioni). E lo dico senza voler toglere nulla alla davvero eroica resistenza di Hezbollah contro i sionisiti.


      Hamas è entrato recentemente nell'orbita iraniana (e neanche tutto: Hanneya secondo me no, Mashal assolutamente sì), a seguito della decisione della Fratellanza musulmuna, di cui Hamas è un'emanazione, di sposare la causa persiana: e Israele non andava andava pazzo per hamas neanche prima.


      Sanzioni è un termine molto generico; le sanzioni contro l'Iran mica somigliano all'embargo che era stato fatto all'Iraq. Basti pensare che sotto la presidenza Bush le esportazioni USA verso l'iran sono enormemente aumentate. E la catastrofe economica iraniana non dipende dalle sanzioni.


      In questo momento l'unico reale motivo di scontro è sul nucleare iraniano: se risolvono quello, tutto il resto si appiana, e senza grossi problemi.

    1. geopardy 15 luglio 2008

      Ciao Reza,
      voglio fare da paciere, diciamo che la verità stia nel mezzo.
      In parte, per motivi a noi non molto chiari, l'Iran sembra assecondare le azioni aggressive degli Usa (o Nato), dall'altra fa chiare azioni di boicottaggio nei confronti dei fini più beceri dell'amministrazione Bush (comandanti attuali della politica Usa).
      Probabilmente c'è una serie di cose, derivate dalle azioni degli Usa, da cui l'Iran pensa di trarre vantaggio (potrebbe essere per accrescere la sua influenza, cosa di fatto avvenuta), tra cui, essendo un importantissimo produttore di petrolio e gas, dalla crescita del prezzo, inoltre gli Yankies gli hanno tolto di mezzo (se non altro dal potere diretto) dei nemici storici, il partito Baat e i Talebani, non penso per fare un favore all'Iran, naturalmente, ma spero per loro (si fa per dire), che l'avessero già messo in conto, altrimenti sarebbero, certamente degli idioti.
      Questi ultimi avevano più volte innescato guerriglie di confine (se ben ricordo, ben prima del 2001), tanto che l'Iran aveva fatto le sue rimostranze internazionali, nei confronti dei Talebani, più di una volta, chiedendo ai suoi sostenitori (credo intendessero gli Usa, i Saud ed addentellati vari) di smettere di appoggiarli.
      Con Saddam avevano un lungo conto di sangue che ritenevano di dover saldare, evidentemente, ma non dimentichiamoci, che Komeini identificava, come nemici dei popoli della regione, i vari emiri, i quali, quando le truppe iraniane, dopo anni di conflitto, entarono nella penisola di Fao, sopra il Kwait, per timore l'invadessero, elargirono enormi prestiti all'raq, quegli stessi prestiti, i quali, servirono, poi, da detonatore truffaldino nei confronti dell'Iraq, e che, dopo aver avuto il nulla osta Usa per invadere l'emirato, portò l'raq all'invasione dello stesso, quindi Desert Storm.
      I fatti reali a nostra conoscenza, però, non mancano, basti vedere la fallimentare guerra di Israele contro gli Hezbollah e la dissennata distruzione del Libano.
      Gli Hezbollah, aldilà di altri appoggi, sono una forza che è diretta emanazione della Repubblica Islamica dell’Iran ed è per questo che sono stati attaccati, poichè, rimangono l’unico ostacolo, se escludiamo forse la Siria, ad un’israelizzazione, quindi occidentalizzazione, dell’area mediterranea del medio oriente e, probabilmente. è stato il primo vero confronto di Israele (occidente) con l’Iran.
      Idem, con le dovute differenze, per Hamas.
      Quindi una guerra asimmetrica è, di fatto, già in atto; potrebbe non essere un confronto tra diversi tipi di economia, ma sicuramente uno scontro per potere sì.
      Chiunque riesca a far perdere influenza agli Usa in quella regione, determinerà l’accelerarsi del suo declino.
      Quindi, secondo la Pisi, l’Iran potrebbe essere una specie di quinta colonna occulta dell’occidente, ma le azioni con effetto coincidente, vista la straordinaria complessità degli interessi, compresi quelli dietrologici, potrebbero anche trarre in inganno ed io, prima di sposare una tesi in maniera così palese, mi lascerei, se non altro, delle opzioni, lo stesso potrebbe essere applicato alla parte intrerpretativa di Reza.
      Altri fatti, le sanzioni ci sono innegabilmente ed in un momento, come sostiene la Pisi, di grande crisi economica dell’Iran (addirittura peggiore di quella Usa), non andrebbero certo incontro alle esigenze di ripresa economica di quel paese, non mi sentirei di definirle propriamente non ostili.
      Una lotta o guerra c’è, ma in un mondo così interdipendente, con una nazione così energeticamente e strategicamente importante, è talvolta difficile da identificare.
      Ciao

    1. Eracle 15 luglio 2008

      Paola Pisi, immagino che lei sappia che quando inizia una guerra, la verità è la prima vittima.
      La guerra è già iniziata da tempo, proprio attraverso la disinformazione.
      Più avanti si spareranno anche i proiettili, ma non prima di aver preparato il campo per bene.
      Lasci perdere i veggenti e consideri solo i fatti, quelli verificabili.
      Vedrà che ne potrà trovare a bizzeffe.
      Provi ad elaborarli.
      Scoprirà che ci sono molte, troppe cose illogiche se prese singolarmente, ma perfettamente logiche se inserite in un disegno più ampio.

      Provi a concentrarsi sul disegno.

      E la smetta di guardare il mo dito...

    1. Pausania 15 luglio 2008

      Reza, facciamo così, tagliamo la testa al toro: ci vuoi dire quando la fanno questa guerra contro l'Iran? Domani, fra un mese, fra un anno? Scegli tu. Però se poi non succede niente, basta, non se ne parla più. Promesso?

      A proposito, ti piacciono i pistacchi?

    1. reza 15 luglio 2008

      Illus.ssima Prof.ssa

      le patacca, come dice lei, attecchiscono e come, e trovano spazio anche in un’informazione che lei vorrebbe seria.
      Vuole che le parlo della "serietà di informazione" di Paolo Mieli che con il suo giornale mette voce in giro che "spie iraniane travestite da turisti stanno setacciando i paesi europei per individuare siti importanti da colpire in vista del prossimo futuro attacco israeloamericano all'Iran" !?!
      Già, lei ama dire che sa da sé che questo invece non fa parte di quanto cerca di denunciare, voglio dire, insieme alle notizie riguardanti i massacri dei civili iracheni e afghani negli ultimi giorni per i bombardamenti americani, notizie di cui nemmeno lei ama parlare, "l'informazione corretta" appartiene a lei stessa e a Paolo Mieli, è vero?
      Lei fa finta di non capire che è in atto una guerra di propaganda e che molte notizie fanno parte della propaganda che, di solito ma non obbligatoriamente, costituisce la fase preliminare della guerra guerreggiata in cui si usano le armi vere ?
      Ma perché non parla della proposta di "accordo IRAQ/USA" preparato da G.WBush per l'Iraq che , se andava in porto, faceva dell'Iraq un paese colonizzato sul modello ottocentesco, da parte dell'America ?
      Perché non dice che quell'accordo sta per saltare grazie all'asistenza anche giuridica e politica dell'Iran ?

      Non credo che lei abbia la voglia di chiarire alcunché sulla situazione, con questo suo lungo post pieno di disinformazione, ma credo invece che, come al soltio, sta facendo un gran lavoro di confondere, usando le mezze verità che sono poi peggio delle falsità.

      Non le dispiacerà sperò, se mi metterò ad analizzare punto per punto, questa sua ultima fatica ?

      a presto

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