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SU GAZA, BOMBE AL FOSFORO BIANCO

DI SIMCHA LEVENTHAL
Il Manifesto

Ho servito come artigliere nella divisione M109 dell’esercito israeliano dal 2000 al 2003 e sono stato addestrato a utilizzare le armi che Israele sta usando a Gaza. So per certo che le morti di civili palestinesi non sono una sfortunata disgrazia ma una conseguenza calcolata. Le bombe che l’esercito israeliano ha usato a Gaza uccidono chiunque si trovi in un raggio di 50 metri dall’esplosione e feriscono con ogni probabilità chiunque si trovi a 200 metri. Consapevoli dell’impatto di queste armi, le gerarchie militari impediscono il loro uso, anche in combattimento, a meno di 350 metri di distanza dai propri soldati (250 metri, se questi soldati si trovano in veicoli corazzati).

Testimonianze e fotografie da Gaza non lasciano spazio a dubbi: l’esercito israeliano ha usato in questa operazione bombe al fosforo bianco, che facevano parte dell’arsenale quando anche io servivo nell’esercito. Il diritto internazionale proibisce il loro uso in aree urbane densamente popolate a causa delle violente bruciature che provocano: la bomba esplode alcune decine di metri prima di toccare il suolo, in modo da aumentarne gli effetti, e manda 116 schegge infiammate di fosforo in un’area di più di 250 metri. Durante il nostro addestramento, i comandanti ci hanno detto di non chiamare queste armi «fosforo bianco», ma «fumo esplosivo» perché il diritto internazionale ne vietava l’uso.


Dall’inizio dell’incursione, ho guardato le notizie con rabbia e sgomento. Sono sconvolto dal fatto che soldati del mio paese sparino artiglieria pesante su una città densamente popolata, e che usino munizioni al fosforo bianco. Forse i nostri grandi scrittori non sanno come funzionano queste armi, ma sicuramente lo sanno le nostre gerarchie militari. 1300 palestinesi sono morti dall’inizio dell’attacco e più di 5000 sono rimasti feriti. Secondo le stime più ottimiste, più della metà dei palestinesi uccisi erano civili presi tra il fuoco incrociato, e centinaia di loro erano bambini. I nostri dirigenti, consapevoli delle conseguenze della strategia di guerra da loro adottata, sostengono cinicamente che ognuna di quelle morti è stata un disgraziato incidente.
Voglio essere chiaro: non c’è stato alcun incidente. Coloro che decidono di usare artiglieria pesante e fosforo bianco in una delle aree urbane più densamente popolate del mondo sanno perfettamente, come anche io sapevo, che molte persone innocenti sono destinate a morire. Poiché conoscevano in anticipo i prevedibili risultati della loro strategia di guerra, le morti civili a Gaza di questo mese non possono essere definite onestamente un disgraziato incidente.

Questo mese, ho assistito all’ulteriore erosione della statura morale del mio esercito e della mia società. Una condotta morale richiede che non solo si annunci la propria volontà di non colpire i civili, ma che si adotti una strategia di combattimento conseguente. Usare artiglieria pesante e fosforo bianco in un’area urbana densamente popolata e sostenere poi che i civili sono stati uccisi per errore è oltraggioso e immorale.

Simcha Leventhal *
Fonte: www.ilmanifesto.it/
Link:http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2009/mese/01/articolo/285/?
tx_ttnews[backPid]=16&cHash=27f6759410
22.01.2009

* L’autore è un veterano dei corpi di artiglieria dell’esercito israeliano e membro fondatore di Breaking the Silence

Pubblicato da Davide

  • myone

    Da quelle parti, quando uno muore viene sepellito prima del tramonto del sole ( se non erro)
    Non so se i dati dei bambini sono attendibili o no e che parte se ne fa garante come dato. Cio’ non toglie……
    Trovo ridicolo dire sulle bombe al fosforo, che esplodono decine di metri rpima del suolo e lanciano 200 sghegge infiammabili.
    Una bomba distrugge case, e le macerie ammazzano chiunque, e le sghezze convenzionali, sono proiettili uguli, che ammazzano e basta.
    Penso che durante un bombardamento la gente non stia in tenuta da abbronzatura per ustionarsi, ma stia nei rifugi sotterranei o nelgi scantinati.
    Una bomba vale l’ altra.
    Fuoco incrociato, e fuggi fuggi di persone, come bambini.
    Dove arriva il nemico o c’e’ battaglia, le persone fuggono in direzioni opposte. Questo mi fa pensare, che forze armate stanno dove ci sono civili, dentro le case, e che il terrore fa scappare chi vi abita dentro.
    (con questo non giustifico nulla)

    Azioni cosi se ne sono viste tante in questi posti e in giro per il mondo.
    Dovrebbero finirla una volta per sempre, qui sta’ il problema.

    Israele riconosca il ibano come libanese e i libanesi riconoscano israele come e’ ora e stop. Si chiuda l’ embargo e si faccia vivere i due popoli nel migliore del modi. Si lascino liberi i confini per tutto, e non si faccia piu nessuna azione di nessun tipo.
    Non c’e’ altra via. Il passato e’ passato, e se si va avanti cosi , la cosa continuera’ ad oltranza. Certo che hamas sta’ all’ estero, e gioca sulla pelle dei suoi. Anche qui nessuno dice nulla o poco.

    Ci fosse la pace, la ricostuzione e la vita migliore del libano, frontiere libere, embargo zero, la cosa sarebbe e dovrebbe essere finita una volta per tutte.

    Ma se capita che, comincia ancora la solita storia in israele, e il libano si presta ancora alle solite cose, allora tutto ricomincerebbe.

    Visto che la cosa e’ risaputa, e che in uno stato di grazia e di benessere, ricomincerebbe il tutto, a partire a ritroso fino all’ 800, e se vogliamo, ce n’e’ di gran lunga pure in tempi passati remoti, la cosa rimane com’e’, e nessuno sa’ come finira’. Soluzioni non ce ne sono, affinche’ il tutto tacera’ naturalmente, e le persone pensano a vivere e non a morire o far morire, chi cerca di far morire l’ altro.

    Pero’ in questo caso, hamas, rimane sempre la miccia del tutto, e per loro, hamas e’ anche libano, islam, islam arabo, supporto paesi arabi e isalmici, e minaccia continua e cieca, che equivale, a non considerare piu’ nulla e nessuno, e quello che succede, si vede.

  • archia

    ma che c’entra il libano? ma lo sa che quando leggo i suoi commenti non capisco niente.. gaza e hamas si trovano in palestina non in libano (in libano c’è hezbollah, e campi profughi palestinesi)… poi chiude parlando di hamas.. la solita sollfa sui terroristi contro i militari democratici.. indiani barbari con le frecce contro i cowboys… ma lei è americano o inglese per caso.. ? dal modo in cui scrive direi che non usa una sintassi italiana

  • Tao

    ARMI A MICROONDE A GAZA, IPOTESI O IMMAGINAZIONE

    DI FERNANDO TERMENTINI
    paginedidifesa.it

    La battaglia a Gaza è terminata ma ancora molte fonti di informazione, ricorrendo anche ad immagini di repertorio degli scontri, ripropongono il problema di armi al fosforo bianco. Munizionamento illuminante al fosforo sicuramente è stato utilizzato nel corso degli scontri, anche bombe d’aereo o proietti di artiglieria pesante, ma affermare con decisione che questo particolare materiale sia stato usato su larga scala per scopi offensivi, potrebbe essere forse azzardato e comunque semplicistico.

    A Gaza le operazioni militari sono state caratterizzate da episodi tattici di combattimento degli abitati come ormai avevamo dimenticato dalla fine del secondo conflitto mondiale, a stretto contatto con la popolazione civile e in zone densamente abitate. In queste condizioni utilizzando munizionamento a caricamento speciale come gli ordigni illuminanti caricati con il fosforo bianco, diventa difficile gestire la ricaduta al suolo delle gocce incandescenti, concentrandole su obiettivi areali come, ad esempio, un bunker o una postazione avversaria.

    In queste condizioni, quindi, si potrebbe verificare che qualcuno o qualcosa possa essere colpito da fosforo che brucia e che non è possibile spegnere con l’acqua. In questo caso però le parti di materiale che brucia lascerebbe tracce profonde su qualsiasi cosa venisse a contatto.

    Le immagini che sono arrivate dal teatro di guerra non confermano in maniera incontrovertibile queste ipotesi, né lasciano pensare a un uso estensivo e generalizzato di fosforo bianco né contro i combattenti né contro la popolazione palestinese.

    Se, invece, come sembra, molti dei feriti e molti cadaveri presenterebbero (la forma ipotetica è d’obbligo non disponendo di riscontri certi) lesioni la cui origine non è sicura e non riconducibile a quelle provocate dalle armi normalmente utilizzate, come vaste bruciature, tessuti scarnificati e mummificazione dei tessuti molli, allora si potrebbe pensare che forse siano state utilizzate ancora armi a microonde e/o al plasma.

    Strumenti che dovrebbero essere stati sperimentati in Iraq, in Libano e forse anche in occasione della prima guerra del Golfo, contro le truppe irachene in fuga da Kuwait City. Armi che invece dei proiettili sparano fasci di energia più o meno potente. Sistemi a suo tempo studiati e realizzati per conto dell’amministrazione americana fin dai tempi della presidenza Clinton per disporre di efficaci dispositivi anti-sommossa non letali (l’arma Sceriffo costruita dall’industria americana Raytheon), successivamente trasformate in vere e proprie armi offensive agendo sulla potenza irradiata.

    La materia colpita da queste armi perde istantaneamente tutta la componente liquida e si accartoccia diminuendo di volume. Fenomeno che aumenta in maniera esponenziale quando l’obiettivo è un uomo. Cadaveri rimpiccioliti con i tessuti molli mummificati, le parti ossee scollate e gli indumenti praticamente indenni. Condizioni che hanno caratterizzato molti cadaveri trovati a Falluja dopo i combattimenti casa per casa e in Libano nel corso della guerra del 2006.

    A Gaza, peraltro, sembra che la scorsa estate, organi istituzionali della Sanità palestinese, riferendosi alla tipologia delle lesioni di molti feriti fra i manifestanti, hanno ipotizzato l’uso da parte degli israeliani di armi non convenzionali. In quella occasione si parlò seppure in modo superficiale di persone con gravi effetti ustionanti, con feriti o cadaveri quasi fusi con muscoli e organi interni distrutti. Di fatto, tessuti prosciugati dell’acqua, come avviene sulle sostanze organiche sottoposti all’azione delle microonde.

    Sistemi del tipo la pistola Taser capace di uccidere a otto metri di distanza irradiando energia elettrica di oltre 60.000 volt, diffusissima in Usa e anche in Francia. Armi corte che nei combattimenti negli abitati, negli spazi stretti, nei cunicoli, nei locali sotterranei e di notte potrebbero essere molto più efficaci rispetto alle armi convenzionali.

    Molto più sicuri anche per chi le ha in dotazione, in quanto si abbatte il rischio dei colpi di rimbalzo ricorrente quando si opera in locali stretti e circondati da mura, pericolosi anche per le truppe amiche. Sistemi sicuramente più selettivi nella scelta del bersaglio rispetto ad armi leggere automatiche o a bombe a mano offensive.

    Un’ipotesi di cui si è già scritto in occasione della guerra in Libano e forse più condivisibile sul piano tecnico rispetto a ipotesi che invece fanno riferimento all’uso generalizzato per scopi offensivi di munizionamento al fosforo bianco.

    Fernado Termentini
    Fonte: http://www.paginedidifesa.it
    Link: http://www.paginedidifesa.it/2009/termentini_090121.html
    21.01.2009

  • nessuno

    il sayamin & giudeo myonne ha scritto l’ennesima castroneria.
    Cita il libano per lui la palestina e i palestinesi non esistono.
    Non perde occasione per sottolineare che le bombe cadono sui “terroristi” che si fan scudo dei civili.
    E poi i bambini morti? Mette in dubbio la fonte..come se un numero inferiore di vittime innocenti diminuisse l’orrore di questa carneficina.
    Il vento cambia e le persone ne hanno piene le scatole della shoa( adesso incominciano i riti di commemorazione i film in tv la solita propaganda)
    dei vostri lamenti fasulli incomincia a capire che siete un popolo di delinquenti assassini di civili inermi.
    Voi tornerete a errare per il mondo e il mondo vi prenderà a calci in culo.

  • Santos-Dumont

    nessuno, volevo rispondere a myone ma mi hai risparmiato lo sforzo. Concordo totalmente con la tua valutazione.

  • pietro200

    @ my(nchi)one. come fa notare nessuno, sembra proprio che di spazzatura nel cervello(?) ne devi avere parecchio.
    guarda che il libano non ha proprio niente a che fare con la palestina e tantomeno con la striscia di gaza. ciao.

  • adriano_53

    myone è tra gli embedded assolati dal governo isra(heil)iano per la guerra nella rete.
    se sono queste le truppe non c’è partita.

  • adriano_53

    dopo aver letto cosa può contenere o contiene la panoplia isra(heil)iana ci vuol un cervello da struzzo per disquisire sui razzi Qassam.

  • Affus

    dubbi sul numero delle vittime: potrebbero essere 600 e non 1.300

    «Così i ragazzini di Hamas
    ci hanno utilizzato come bersagli»

    Abitanti di Gaza accusano i militanti islamici: «Ci impedivano di lasciare le case e da lì sparavano»

    GAZA – «Andatevene, andatevene via di qui! Volete che gli israeliani ci uccidano tutti? Volete veder morire sotto le bombe i nostri bambini? Portate via le vostre armi e i missili», gridavano in tanti tra gli abitanti della striscia di Gaza ai miliziani di Hamas e ai loro alleati della Jihad islamica. I più coraggiosi si erano organizzati e avevano sbarrato le porte di accesso ai loro cortili, inchiodato assi a quelle dei palazzi, bloccato in fretta e furia le scale per i tetti più alti. Ma per lo più la guerriglia non dava ascolto a nessuno. «Traditori. Collaborazionisti di Israele. Spie di Fatah, codardi. I soldati della guerra santa vi puniranno. E in ogni caso morirete tutti, come noi. Combattendo gli ebrei sionisti siamo tutti destinati al paradiso, non siete contenti di morire assieme?». E così, urlando furiosi, abbattevano porte e finestre, si nascondevano ai piani alti, negli orti, usavano le ambulanze, si barricavano vicino a ospedali, scuole, edifici dell’Onu. In casi estremi sparavano contro chi cercava di bloccare loro la strada per salvare le proprie famiglie, oppure picchiavano selvaggiamente. «I miliziani di Hamas cercavano a bella posta di provocare gli israeliani. Erano spesso ragazzini, 16 o 17 anni, armati di mitra. Non potevano fare nulla contro tank e jet. Sapevano di essere molto più deboli. Ma volevano che sparassero sulle nostre case per accusarli poi di crimini di guerra», sostiene Abu Issa, 42 anni, abitante nel quartiere di Tel Awa. «Praticamente tutti i palazzi più alti di Gaza che sono stato colpiti dalle bombe israeliane, come lo Dogmoush, Andalous, Jawarah, Siussi e tanti altri avevano sul tetto le rampe lanciarazzi, oppure punti di osservazione di Hamas. Li avevano messi anche vicino al grande deposito Onu poi andato in fiamme E lo stesso vale per i villaggi lungo la linea di frontiera poi più devastati dalla furia folle e punitiva dei sionisti», le fa eco la cugina, Um Abdallah, 48 anni. Usano i soprannomi di famiglia. Ma forniscono dettagli ben circostanziati. E’ stato difficile raccogliere queste testimonianze. In generale qui trionfa la paura di Hamas e imperano i tabù ideologici alimentati da un secolo di guerre con il «nemico sionista».

    Chi racconta una versione diversa dalla narrativa imposta dalla «muhamawa» (la resistenza) è automaticamente un «amil», un collaborazionista e rischia la vita. Aiuta però il recente scontro fratricida tra Hamas e Olp. Se Israele o l’Egitto avessero permesso ai giornalisti stranieri di entrare subito sarebbe stato più facile. Quelli locali sono spesso minacciati da Hamas. «Non è un fatto nuovo, in Medio Oriente tra le società arabe manca la tradizione culturale dei diritti umani. Avveniva sotto il regime di Arafat che la stampa venisse perseguitata e censurata. Con Hamas è anche peggio», sostiene Eyad Sarraj, noto psichiatra di Gaza city. E c’è un altro dato che sta emergendo sempre più evidente visitando cliniche, ospedali e le famiglie delle vittime del fuoco israeliano. In verità il loro numero appare molto più basso dei quasi 1.300 morti, oltre a circa 5.000 feriti, riportati dagli uomini di Hamas e ripetuti da ufficiali Onu e della Croce Rossa locale. «I morti potrebbero essere non più di 500 o 600. Per lo più ragazzi tra i 17 e 23 anni reclutati tra le fila di Hamas che li ha mandati letteralmente al massacro», ci dice un medico dell’ospedale Shifah che non vuole assolutamente essere citato, è a rischio la sua vita. Un dato però confermato anche dai giornalisti locali: «Lo abbiamo già segnalato ai capi di Hamas. Perché insistono nel gonfiare le cifre delle vittime? Strano tra l’altro che le organizzazioni non governative, anche occidentali, le riportino senza verifica. Alla fine la verità potrebbe venire a galla. E potrebbe essere come a Jenin nel 2002. Inizialmente si parlò di 1.500 morti. Poi venne fuori che erano solo 54, di cui almeno 45 guerriglieri caduti combattendo».

    Come si è giunti a queste cifre? «Prendiano il caso del massacro della famiglia Al Samoun del quartiere di Zeitun. Quando le bombe hanno colpito le loro abitazioni hanno riportato che avevano avuto 31 morti. E così sono stati registrati dagli ufficiali del ministero della Sanità controllato da Hamas. Ma poi, quando i corpi sono stati effettivamente recuperati, la somma totale è raddoppiata a 62 e così sono passati al computo dei bilanci totali», spiega Masoda Al Samoun di 24 anni. E aggiunge un dettaglio interessante: «A confondere le acque ci si erano messe anche le squadre speciali israeliane. I loro uomini erano travestiti da guerriglieri di Hamas, con tanto di bandana verde legata in fronte con la scritta consueta: non c’è altro Dio oltre Allah e Maometto è il suo Profeta. Si intrufolavano nei vicoli per creare caos. A noi è capitato di gridare loro di andarsene, temevamo le rappresaglie. Più tardi abbiamo capito che erano israeliani». E’ sufficiente visitare qualche ospedale per capire che i conti non tornano. Molti letti sono liberi all’Ospedale Europeo di Rafah, uno di quelli che pure dovrebbe essere più coinvolto nelle vittime della «guerra dei tunnel» israeliana. Lo stesso vale per il “Nasser” di Khan Yunis. Solo 5 letti dei 150 dell’Ospedale privato Al-Amal sono occupati. A Gaza city è stato evacuato lo Wafa, costruito con le donazioni «caritative islamiche» di Arabia Saudita, Qatar e altri Paesi del Golfo, e bombardato da Israele e fine dicembre. L’istituto è noto per essere una roccaforte di Hamas, qui vennero ricoverati i suoi combattenti feriti nella guerra civile con Fatah nel 2007. Gli altri stavano invece allo Al Quds, a sua volta bombardato la seconda metà settimana di gennaio.

    Dice di questo fatto Magah al Rachmah, 25 anni, abitante a poche decine di metri dai quattro grandi palazzi del complesso sanitario oggi seriamente danneggiato. «Gli uomini di Hamas si erano rifugiati soprattutto nel palazzo che ospita gli uffici amministrativi dello Al Quds. Usavano le ambulanze e avevano costretto ambulanzieri e infermieri a togliersi le uniformi con i simboli dei paramedici, così potevano confondersi meglio e sfuggire ai cecchini israeliani». Tutto ciò ha ridotto di parecchio il numero di letti disponibili tra gli istituti sanitari di Gaza. Pure, lo Shifah, il più grande ospedale della città, resta ben lontano dal registrare il tutto esaurito. Sembra fossero invece densamente occupati i suoi sotterranei. «Hamas vi aveva nascosto le celle d’emergenza e la stanza degli interrogatori per i prigionieri di Fatah e del fronte della sinistra laica che erano stato evacuati dalla prigione bombardata di Saraja», dicono i militanti del Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina. E’ stata una guerra nella guerra questa tra Fatah e Hamas. Le organizzazioni umanitarie locali, per lo più controllate dall’Olp, raccontano di «decine di esecuzioni, casi di tortura, rapimenti nelle ultime tre settimane» perpetrati da Hamas. Uno dei casi più noti è quello di Achmad Shakhura, 47 anni, abitante di Khan Yunis e fratello di Khaled, braccio destro di Mohammad Dahlan (ex capo dei servizi di sicurezza di Yasser Arafat oggi in esilio) che è stato rapito per ordine del capo della polizia segreta locale di Hamas, Abu Abdallah Al Kidra, quindi torturato, gli sarebbe stato strappato l’occhio sinistro, e infine sarebbe stato ucciso il 15 gennaio.
    Lorenzo Cremonesi

  • myone

    Leggete sopra SAYAMONI

  • myone

    https://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=comments&sid=5507&tid=28688&mode=flat&order=1&thold=-1

    Grazie affus. Un bel respiro. Qui i film se li vedono solo alla rovescia. Meno male che qualcosa trapela pure dall’ altra parte. Ma penso che le menti girano solo a un lobo unico, anche qui, come lo slam, ce ne vuole di tempo e di info per sviluppare altro.

    Hamas o no, sempre di quella razza sono, e se non gli veniva di peggio, di quella razza totale rimanevano ( pensando che i piu’ abbiano capito, loro e hamas)( e questo loro e hamas risale rpima molto prima dall’ 800 in poi fino al culmine del 38)
    ingnoranti o no che siano. E non dico che non paghino oltre.

    Allora tutta la propaganda israeliana e company, non diceva balle, alla fine.

    Gli isdraeliani che si cammuffavano da hamas e giravano dicendo hamas hamas…….. era come dire…. ecco il vostro hamas, che fa. Su forza…… forza hamas. ( e sappiate ancora che hamas e’ stato eletto democraticamente dai palestinesi, e guarda a caso, e’ il primo carnefice in casa sua.)

    Ho sentito pure, che i tunnel generici, sono gestiti da hamas, che gli fa pagare pure la licenza 4.000,00 euro, e chiede una percentuale sulle entrate, mentre i suoi tunnel, dove fa passare armi e altro, sono migliori, finzionali, e moderni…quasi.

    Non so se lo capite, che la storia non si legge sotto la lampadina su carta e concetto, ma si annusa veramente sui posti, sui luighi, sul pensieri e sulle anime delle persone. E chi piu’ di loro sanno che sono? Lascateli come sono. Quando una causa finisce, finisce pure la disputa.

    Nel mentre, si paga tutto. Denaro e vita sprecati e sprecate.

    (istinto di dire)

  • myone

    Sorry… SAYAMONE

  • myone

    Il libano non centra. Errore. Si sono oriundo apologo.

  • alcenero

    Gaza/ Esercito israeliano: circa 1.300 le vittime palestinesi

    Jerusalem Post: Difesa smentisce reportage italiano

    Roma, 22 gen. (Apcom) – L’esercito israeliano ha dichiarato oggi che le vittime palestinesi dell’offensiva “Piombo Fuso” su Gaza sono circa 1.300, di cui molte sono uomini armati affiliati a gruppi radicali. Lo riporta il Jerusalem Post facendo riferimento al reportage dell’inviato a Gaza Lorenzo Cremonesi pubblicato sul Corriere della Sera di oggi, secondo cui il numero delle vittime complessive non supera la soglia di 600.

    L’ufficio della Difesa israeliana responsabile per il coordinamento e l’amministrazione su Gaza ha già compilato una lista con i nomi di circa 900 vittime palestinesi uccise durante le tre settimane di offensiva; 750 di queste sarebbero militanti di Hamas.

    Secondo la Difesa dello stato ebraico circa i tre quarti delle vittime sarebbero state legate al movimento islamico che controlla Gaza o ad altre formazioni militanti come la Jihad Islamica. Almeno 500 degli uccisi sarebbero stati uomini armati di Hamas.

    Nel suo reportage, Cremonesi ha inoltre spiegato che in base agli ospedali visitati nella Striscia di Gaza, il numero dei feriti sarebbe ben inferiore ai 5.000 riferiti da Hamas, e riportati dalle Nazioni Unite e dalla Croce Rossa.

  • alcenero

    Allora tutta la propaganda israeliana e company, non diceva balle, alla fine.

    Siete più realisti del re. Leggi sotto. E lasciamo perdere la balla che sono tutti militanti di Hamas che non ci credono manco loro.

  • myone

    Continuo sull’ articolo sopo che mi hai risposto con finale “essenziale”
    L’ esercito retifica i morti, ma non retifica il resto del testo. Allora e’ vero pure il resto del racconto: hamas che spara da case abitate e che nel fuggi fuggi dalle case prese di mira da artiglieria o mitraliate, vengono uccisi. Oppure: hamas che da’ dei vigliacchi a chi non combatte e li mette dalla parte dei moderati che significa pro-isdra, e li punisce facendoli entrare in luoghi come ospedali e sedi, e combattono da li, facendo si che poi alla risposta al fuoco si creano carneficine. Anche questo allora e’ vero? Cosa e quali cose metti da una parte e quali dall’ altra, sapendo: che te non c’eri, che io no c’ero, e che l’ italia non c’era, ma c’e’ solo questo, qualc’ un altro che e’ senz’ altro da qualche altra ottica che vede, e che ONU-pro-isdra da una parte e pro-libano dall’ altra, non sta’ di certo come un arbitro in mezzo a una guerra su un territorio vasto quanto basta, e che in giornata, i morti vengono sepelliti, e fra di loro, sapersi che vi siano dei contabili e’ pressoche’ fantasia, e se fosse cosi, anche loro sarebbero nella loro mente pronti a dire di piu’ o di meno, a secondo di quello che credono che il numero o i fatti, avvalorino una considerazione o un’ altra.

    La risposta, non sta’ nel dopo. Sta’ sempre nel prima. I dati e i modi, da una pallottola a un missile, da 100 a 1000, per me, ha poco conto. Difatti il problema esiste, si ripetera’, cambieranno conti e idee e motivi e considerazioni. Siamo in palla. Questa e’ l’ unica cosa certa. Siamo in palla qui, la, e da per tutto. Se ci tolgono la corrente o ci si rompe il pc e non ne prendiamo piu’ un altro, paradossalmente, la cosa sarebbe pure risolta, se non altro nella sua vicessitudine.

  • myone

    se gli ebrei hanno assoldato me e non c’e’ partita, visto come mi consideri, dovresti essere soddisfatto, la vittoria e’ totalmente tua.

  • myone

    Si ho confuso palestina con libano. Meno male che confondo una parola ma non una posizione di una regione, c’e’ di peggio MINCHIONE, e fra quel peggio non ci sono le mie mani sporche di sangue, e nemmeno la mia capa da immolare per nulla di che.