sfero.me
di Paolo Bellavite
Ho avuto il piacere di collaborare con un team di ricercatori capitanato dal prof. Serafino Fazio in uno studio retrospettivo sulla cura domiciliare del COVID-19, di cui qui riferisco in sommi capi i contenuti e i risultati.
Lo studio è stato pubblicato in anteprima l'8 dicembre 2021 dalla rivista peer-review “Medical Science Monitor” col titolo Retrospective Study of Outcomes and Hospitalization Rates of Patients in Italy with a Confirmed Diagnosis of Early COVID-19 and Treated at Home Within 3 Days or After 3 Days of Symptom Onset with Prescribed and NonPrescribed Treatments Between November 2020 and August 2021 (Studio retrospettivo sugli esiti e sui tassi di ospedalizzazione di pazienti in Italia con diagnosi confermata di COVID-19 precoce e trattati a casa entro 3 giorni o dopo 3 giorni dall'insorgenza dei sintomi con farmaci di prescrizione e non di prescrizione tra novembre 2020 e agosto 2021) (https://www.medscimonit.com/abstract/index/idArt/935379).
Oltre al principale investigatore prof. Serafino Fazio (già professore di medicina Interna all’Università di Napoli), i co-autori sono il prof. Paolo Bellavite (già professore di Patologia generale alle Università di Verona e di Ngozi-Burundi), la prof. Elisabetta Zanolin (Dipartimento di Diagnostica e Sanità Pubblica dell’Università di Verona) , il dr. Peter A. Mc McCullough (Department of Cardiology, Truth for Health Foundation, Tucson, AZ, USA), il dr. Sergio Pandolfi (Neurochirurgo – Ozonoterapeuta, Docente al Master di II° livello in ossigeno-ozono terapia Università di Pavia) e la dr. Flora Affuso (ricercatrice indipendente).
Lo studio mirava a indagare, attraverso l’esame delle cartelle cliniche, gli esiti e i tassi di ospedalizzazione in una serie di pazienti con diagnosi confermata di COVID-19 precoce trattati a casa con farmaci e integratori alimentari a base di flavonoidi e vitamina C. Sono state analizzate le cartelle cliniche di una coorte di 158 pazienti italiani con COVID-19 in fase iniziale trattati a domicilio. Il lavoro è stato svolto mediante telemedicina con sede nello studio privato del ricercatore principale (SF), con l'assistenza di uno degli autori (FA), mentre gli altri autori hanno collaborato al disegno dello studio (PB, PAM , e SP), analisi statistiche (EZ) e stesura del manoscritto (PB, EZ). I pazienti erano di tutto il territorio italiano e hanno contattato il medico (SF) attraverso il gruppo Facebook “TerapiadomiciliareCOVID19”.
Il trattamento di base per tutti i pazienti consisteva in indometacina, aspirina in basse dosi, omeprazolo e un integratore alimentare a base di esperidina, quercetina e vitamina C. Nei pazienti che vedevano peggiorare le loro condizioni cliniche, al trattamento di base erano aggiunti azitromicina e/o eparina a basso peso molecolare a dose profilattica e/o betametasone, secondo il giudizio clinico. L'associazione della tempestività del trattamento e delle variabili cliniche con la durata dei sintomi e con il rischio di ricovero è stata valutata mediante tecniche di regressione logistica.
Nell'analisi statistica, i pazienti sono stati divisi in due gruppi: il gruppo 1 (n=85) è formato da pazienti che si sono rivolti al medico tempestivamente e sono stati trattati il prima possibile (il gruppo 2 (n=73) è composto da pazienti che hanno ritardato il ricorso al medico e in cui la terapia è quindi iniziata > 72 h dopo l'inizio dei sintomi. La gravità clinica all'inizio del trattamento era simile nei due gruppi.
I risultati hanno dimostrato che nel gruppo 1 (cura tempestiva), la durata dei sintomi è stata più breve rispetto al gruppo 2 (mediana 6,0 giorni rispetto a 13,0 giorni, P rispetto al 19,18% di ricoveri nel gruppo 2. Nel gruppo 1 un solo paziente ha sviluppato alterazioni alla radiografia del torace e 2 pazienti hanno manifestato un aumento dei livelli di D-dimero (parametro della coagulazione intravascolare), rispetto a 30 e 22 pazienti, rispettivamente, nel gruppo 2. Il fattore principale che ha determinato la durata dei sintomi e il rischio di ricovero è stato il ritardo nell'inizio della gestione del paziente (P
In conclusione, questo studio sul mondo reale dei pazienti nella società colpita dalla pandemia ha mostrato che la diagnosi precoce e la gestione precoce dei pazienti hanno ridotto la durata dei sintomi del COVID-19 e ridotto il tasso di ospedalizzazione. Va precisato che il disegno dello studio (retrospettivo e senza gruppo di confronto) non consente di valutare l’efficacia della terapia utilizzata ma il risultato suggerisce la possibilità di effettuare ulteriori studi “randomizzati” laddove ciò sia possibile e per i quali i ricercatori si dichiarano disponibili a collaborare. Nota importante per il pubblico: Queste informazioni tratte dalla letteratura scientifica non devono in alcun modo sostituire il consiglio del medico. Gli autori declinano ogni responsabilità in caso di uso improprio delle informazioni qui riportate. Nota su potenziali conflitti di interesse: Paolo Bellavite ha un accordo di consulenza scientifica con Vanda s.r.l. (Frascati, Roma) ma non ha avuto alcun ruolo nelle decisioni sui trattamenti, se non quello di aver pubblicato in precedenza dei lavori sulla possibile utilità dei flavonoidi (es: https://www.mdpi.com/2076-3921/9/8/742 e https://www.intechopen.com/chapters/74748) cui il dr. Fazio si ispirò indipendentemente, basandosi su un criterio di validità scientifica. Tutti gli altri autori non hanno dichiarato alcun potenziale conflitto di interesse. Nella figura si vede lo schema riassuntivo del lavoro Fonte: https://sfero.me/article/studio-importanza-terapia-precoce-covid-19 Pubblicato il 09.12.2021

Pfefferminz 12 dicembre 2021
La seguente intervista potrebbe essere interessante per i medici.
Il dr. Shankara Chetty è un medico di base che ha curato con successo circa 7.000 pazienti affetti da Covid.
La sua osservazione principale è la seguente: alcuni suoi pazienti che sembravano del tutto guariti si presentavano da lui all'ottavo giorno dall'inizio della cura con sintomi respiratori.
Il dr. Chetty ha diagnosticato i sintomi respiratori come un'allergia alla proteina Spike del virus e l'ha curata con successo.
La sua ipotesi è che l'allergia alla proteina Spike sia legata al DNA di questi pazienti, questo spiegherebbe perché solo alcuni di loro hanno sviluppato sintomi respiratori importanti all' ottavo giorno.
Il dr. Chetty ha osservato anche pazienti vaccinati. In costoro i sintomi respiratori comparivano prima, al quarto giorno, particolarità spiegata dal dr. Chetty dall'esposizione del vaccinato alla proteina Spike del vaccino, con conseguente desensibilizzazione.
Il dr. Wolfgang Wodarg, pneumologo, che presenziava all'intervista, ha ritenuto che le dichiarazioni del dr. Chetty fossero talmente senzazionali da meritare di essere rese note all'Ordine dei Medici affinché siano divulgate
L'intervista inizia al minuto 2:23:04 del video in inglese intitolato "There's No Such Thing As A Free Lunch", nel sito del Comitato Corona dell'avv. Fuellmich, Corona-ausschuss.de, Session n. 82.
Nota a margine: l'ipotesi che i sintomi respiratori all'ottavo giorno siano un'allergia alla proteina Spike del virus (si pensi al riguardo al fatto che la malattia Covid ha tre fasi, la prima virale e la seconda infiammatoria), e che l'allergia avrebbe una causa genetica, potrebbe spiegare l'alto numero dei contagi in Lombardia? Caratteristiche genetiche simili che hanno portato all'allergia (sintomi respiratori).
Pfefferminz 15 dicembre 2021
Aggiungo un articolo del dr. Wolfgang Wodarg, pneumologo, sull'intervento del dr. Chetty:
"Il Covid-19 è una malattia a due fasi?"
La seconda fase, a partire dall'ottavo giorno, sarebbe una reazione allergica con sintomi respiratori.
https://2020news.de/ist-covid-19-eine-zwei-phasen-erkrankung/
(in tedesco)