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STRESS-TEST PER UNA DISTRUZIONE GESTITA DELL'ORDINE

DI KONSTANTIN GORDEEV
strategic-culture.org

Gli attacchi terroristici non possono essere senza senso. Paragonati a vendette o a diversivi, oltre alla morte di innocenti, devon sempre realizzare qualcosa di più importante – hanno obbiettivi politici. Il terrorismo indirizza sempre qualcuno che di norma è fortunato a non essere colpito dall’ attacco stesso. Solitamente uccidere chi è debole ed incapace di rispondere è un modo per rivolgersi a chi è potente e portatore di certe responsabilità. Dalle conseguenze di un attacco possiamo dire chi sta davvero a monte.

In quest’ ottica gli attacchi di Anders Breivik hanno motivazioni profonde, e non tutto può essere spiegato così facilmente come l’ assassino stesso sta cercando di fare.Breivik, che si descrive come un ‘massone ed un fondamentalista cristiano di destra’, ha detto che il suo intento era di “salvare la Norvegia ed il mondo Occidentale dalla cultura Marxista e dall’ avanzata Musulmana”. Ha detto che i suoi attacchi erano mirati contro il Partito Laburista al governo in Norvegia, creduto il responsabile della creazione di una società multiculturale in Norvegia. A Breivik non piaceva il fatto che i migranti avessere gli stessi diritti dei norvegesi. Ma ecco dove si contraddice.

Per prima cosa, non importa quali siano le politiche migratorie del Partito Laburista, il processo di ‘islamizazione’ della Norvegia è molto lontano dei livelli ‘critici’ di Germania, Francia e Gran Bretagna. Molti degli immigrati che arrivano in Norvegia non sono musulmani.

Secondo, i conflitti fra migranti e cittadini possono avvenire quando ai primi capita di godere di maggiori privilegi, per esempio, quando si affronta il problema della disoccupazione, o quando c’è una vera minaccia che i migranti possano violare le tradizioni del paese. Ma non c’è niente del genere in Norvegia, dove i sussidi per i migranti non vengono a dispetto dei diritti dei cittadini, ma provengono da riserve di fondazioni pubbliche, a loro volta mantenute principalmente dalle rendite petrolifere.

Anche se la situazione fosse critica come vedeva Breivik, sarebbe stato più logico per lui attaccare i musulmani. Ma ha scielto di attaccare i ‘traditori norvgesi’.

Il modo in cui Breivik ha minuziosamente preparato l’ attacco dà da pensare. Nel suo manifesto di 1500 pagine fa un dettagliato resoconto di tutte le ‘fasi di preparazione’. Per fare la bomba, esplosa a Oslo ore prima del massacro sull’ isola di Utoya, ha costituito una società di comodo che gli ha consentito di acquistare i fertilizzanti richiesti per la fabbricazione dell’ ordigno. Breivik ha anche descritto come sia riuscito ad ottenere armi potenti.

La sua impeccabile ‘operazione’ mi fa dubitare del fatto che abbia lavorato da solo. Conoscendo i dettagli, sarebbe logico supporre che sia stato assistito, specialmente nelle fasi finali della preparazione. Ora che sono in atto le investigazioni, nuovi dettagli saranno svelati per provare o meno questo punto di vista. Tuttavia, certi fatti ci permettono di fare un’ analisi piuttosto dettagliata di quello che è successo:

1) Luogo dell’ attacco. La Norvegia primeggia nelle classifiche delle Nazioni Unite dei paesi più sviluppati e prosperi dell’ Europa. Uccidendo 77 persone e ferendone dozzine, si è dimostrato che non ci sono più luoghi sicuri nel mondo.

2) Bersaglio dell’ attacco. Non è stata una scielta a caso. Nonostante Breivik disse che la sua intenzione era quella di ‘mandare un segnale’ alla gente ma che non sembra aver capito, ed i leader norvegesi non ne sembrano intimiditi. Resoconti dicono che circa 1500 giovani hanno tentato di linciare Breivik, e questo prova che i fini del terrorista non sono stati raggiunti. Ma l’ intera storia ha mostrato che gli Europei non sono assolutamente preparati a respingere attacchi terroristici, sopratutto quando i loro leader dicono che non proteggeranno nessuno, tranne loro stessi. Addirittura 700 giovani tra i 14 e i 25 anni, che si trovavano la summer camp del Partito Laburista di Utoya, non sono riusciti a catturare Breivik. Certo, sull’ isola c’ erano guardie di sicurezza, c’ erano adulti, e il tiratore era solo. Il numero delle vittime avrebbe potuto essere addirittura maggiore se Breivik non avesse finito le munizioni. La Norvegia, che per decenni è rimasta uno dei posti più sicuri, si è ritrovata impreparata a gestire certi tipi di ‘test di sicurezza’.

3) Promuovere l’ idea di una catastrofe imminente. Questo è quello che Breivik è riuscito a fare quando i media hanno raccontato alla gente ogni dettaglio della sua visione ‘filosofica’. Il manifesto di Breivik, intitolato “2083: Dichiarazione d’ Indipendenza Europea”, è ancora disponibile in rete. Nella sua ‘dichiarazione’ Breivik dice ci sono oltre 80 cellule in Europa, Russia compresa, pronte a ripetere simili attacchi e mettere in pratica l’ ideale di ‘Rivoluzione dalla Tunisia fino agli Urali’.

4) Il livello di ‘crudeltà’ sociale accettabile è stato alzato. Breivik ha ucciso ragazzi e ragazze, giustificandosi con le parole di Ted ‘Unabomber’ Kaczynski che certe azioni ‘erano orribili ma necessarie’. Sembra che gli Europei siano ancora sordi a ciò che succede attorno a loro.

Certamente, Cecenia, paesi dell’ ex Jugoslavia, Libia, Afghanistan non sono parte dell’ Europa, lo credono soltanto. Quindi perchè dovrebbero temere i sicari musulmani – Albanesi, Bosniaci, Libici coinvolti in crimini crudeli senza precedenti? Gli Europei sono abituati a pensare di essere in salvo e ben lontani da tutto questo. Ma ora che la tragedia è successa, gli Europei hanno provato sulla loro pelle la paura e l’ incertezza.

5) La stabilità dell’ Unione Europea. La Norvegia non è membro dell’ UE, ma fa parte dello Spazio Economico Europeo e della zona Schengen. Poco dopo gli attacchi la Norvegia ha imposto unilateralmente restrizioni al trattato di Schengen ed ha ripreso a controllare i passaporti.

L’ impatto degli attacchi di Breivik sull’ economia di Norvegia e di UE non è ancora evidente. Comunque, colpendo la Norvegia, uno dei maggiori esportatori di petrolio mondiali, le conseguenze avrebbero potute essere ben più gravi, avrebbe certamente un impatto sull’ economia globale.

6) La tempistica degli attacchi. La tragedia è occorsa fra il summit dell’ Eu, dominato dalla crisi economica, e gli annunci di default degli Stati Uniti. In altre parole, gli attacchi norvegesi possono essere considerati una specie di stress-test per una distruzione gestita dell’ ordine.

7) Ideologia. Per quanto possa sembrare strano, un proclamato massone ed estremista di destra come Breivik si attiene effettivamente a ideologie trotskyste di sinistra: 1) negare ogni forma di tutela dello stato sulla società, compreso il supporto sociale, la correttezza politica, la regolazione della produzione industriale e dello scambio. 2) la promozione di un modello di società corporativa. In altre parole, il significato degli attacchi in Norvegia è di sostenere l’ ideologia neoliberista e di combattere per una posizione più forte delle multinazionali. E questo è quello che i membri del Bildberg si accingano a fare.

In un modo o nell’ altro, se tutto quello che ho scritto su Breivik in quest’ articolo è corretto, la nuova rivoluzione Europea è solo questione di tempo.

Konstantin GORDEEV
Fonte: www.strategic-culture.org

Link: http://www.strategic-culture.org/news/2011/08/03/stress-test-for-manageable-order-destruction.html
3.08.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org acura di REIO

Pubblicato da Davide

  • Onilut

    C’è una canzone di un cantautore italiano underground, il cui nome è Scardanelli, che si intitola “voglio sparare al presidente”. Un vero rivoluzionario non spara addosso a ragazzi e ragazze indifesi. E’ un’inclinazione che attribuirei piuttosto a uno sbirro, ecco. Sparare al presidente, invece, potrebbe giustificare, quantomeno, un moto “rabbioso” del dissidente di turno. Ad ogni modo, ciarle a parte, non scomodiamo Teddy Kaczinsky: le azioni “orribili ma necessarie” erano ben altre. Unabomber faceva saltare in aria scienziati servi delle multinazionali affinché non portassero avanti i loro progetti catastrofici. Qualcuno forse dovrebbe ringraziarlo. Breivik io non lo ringrazierei.

  • GioCo

    Interessante articolo, bisogna però vedere chi può realmente essere preparato ad attacchi terroristici senza vivere in un bunker. Fosse il problema non è tanto essere preparati, quanto capire che non c’è preparazione possibile contro chi ti osserva, ti studia e poi ti attacca mentre tu stai solo pensando ai fatti tuoi. Tuttavia, come per la bestia tra i cespugli, pure questa enorme spesa energetica, mentale e fisica ha una fortissima motivazione. Altrimenti non potrebbe esistere. Le domande quindi del “chi ha realmente speso quelle energie” e di conseguenza “perché”, non è soltanto necessario per distribuire delle colpe. Occorre per capire cosa e come combattere quest’orrore e per non dare “pugni al vento”. Non solo, ma se proprio vogliamo trarre delle conclusioni subito, cominciamo dal domandarci da dove ha origine la follia di Breivik. Se qualcuno l’ha “coltivata” e poi “sostenuta”. Di matti ce ne sono tanti in giro, ma una follia così mirata e funzionale ai giochi geopolitici mondiali, così tempistica, quantomeno è interessante.

  • consulfin

    “La sua impeccabile ‘operazione’ mi fa dubitare del fatto che abbia lavorato da solo. “ In effetti, uno che deve agire da solo cosa ci fa con una ricetrasmittente?