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SPUNTI SULL'AVVENIRE (MARCHIONNE DOPO CRISTO)

DI FRANCO BERARDI “BIFO”
sollevazione.blogspot.com

All’inizio dell’autunno 2010 Sergio Marchionne ha dichiarato che lui vive nell’epoca dopo Cristo, e non può stare ad ascoltare le considerazioni che provengono da gente che vive nell’epoca prima di Cristo. La blasfema metafora di Marchionne vuol dire che da quando esiste la globalizzazione non si possono rivendicare quei diritti e quelle garanzie sociali che vigevano prima della globalizzazione.

Se dobbiamo competere con economie emergenti nelle quali il costo del lavoro è inferiore al costo del lavoro degli operai europei, dobbiamo abbassare i salari europei. Se dobbiamo competere con economie nelle quali l’orario di lavoro è illimitato e le condizioni di lavoro sono selvagge – scarse garanzie di sicurezza sul lavoro, turnazioni massacranti, precarietà del rapporto di lavoro – anche in Europa bisogna abolire i limiti all’orario settimanale, rendere obbligatorio lo straordinario, rinunciare alla sicurezza del posto di lavoro e così via.

In termini brutali così potremmo tradurre il pensiero di Sergio Marchionne (che del resto esprime il pensiero ufficiale dell’Unione europea dopo la svolta seguita alla crisi greca di primavera): l’evoluzione del capitalismo richiede l’abrogazione di fatto dei principi che discendono dalle tradizioni Socialista, Illuminista e Umanista, e naturalmente dei principi che definiscono la democrazia, ammesso che questa parola significhi qualcosa. Vorrei aggiungere un’ultima considerazione, giocando un po’ con la metafora cristologica del signor Marchionne. Nell’epoca dopo Cristo di cui parla lui anche il principio cristiano dell’amore per il prossimo va cancellato, ridotto al più a predica domenicale.

E’ questa l’Europa che vogliamo? A questa immagine di sé ha deciso di piegarsi l’Europa? Ed il pensiero marchionnico coincide con la politica dell’UE?

Naturalmente più che di principi qui si tratta di rapporti di forza. Negli ultimi anni la classe finanziaria, dominante nel governo economico del mondo, ha usato le potenze tecniche globalizzanti per aumentare enormemente la quota di ricchezza che in forma di profitto e di rendita finanziaria va nelle tasche di una minoranza. La classe operaia, e il lavoro cognitivo multiforme non hanno potuto resistere all’attacco seguito alla globalizzazione.

Questa distribuzione della ricchezza confligge però con la stessa possibilità di uno sviluppo ulteriore del capitalismo perché la riduzione del salario globale provoca una generale riduzione della domanda. Si sta verificando un effetto di impoverimento che rende la società sempre più fragile e aggressiva, ma anche un effetto deflattivo che rende impossibile lo stesso rilancio della crescita.

Come se ne esce?

Il signor Marchionne e i suoi sodali, che vivono nell’epoca dopo Cristo, fanno questo ragionamento: se la deregulation ha prodotto il collasso sistemico col quale sta facendo i conti l’economia globale, allora occorre maggiore deregulation. Se la detassazione degli alti redditi ha portato al restringimento della domanda, allora ci vuole un’ulteriore detassazione degli alti redditi, se l’iper-sfruttamento ha portato a una sovraproduzione di automobili invendute ed inutili, allora occorre intensificare la produzione di auto. Sono forse pazzi, costoro? Penso di no, penso che siano incapaci di pensare in termini di futuro, che siano nel panico, terrorizzati dalla loro stessa impotenza. Hanno paura. Tutto quello che sanno fare è aumentarsi lo stipendio (vero, Marchionne?) e i dividendi per i loro commensali.

La borghesia moderna era una classe fortemente territorializzata, legata a un patrimonio materiale che non poteva prescindere dal rapporto con il luogo, con la comunità. Il ceto finanziario che domina la scena del nostro tempo non ha alcun rapporto di affezione col territorio né con la produzione materiale, perché il suo potere e la sua ricchezza si fondano sull’astrazione perfetta della finanza moltiplicata per il digitale. L’iper-astrazione digital-finanziaria sta liquidando il corpo vivente del pianeta, e il corpo sociale.

Ma può durare? Dopo la crisi greca si è costituito un direttorio Merkel Sarkozy Trichet che ha stabilito, senza alcuna consultazione dell’opinione pubblica, di concentrare dal 2011 il potere di decisione sull’economia dei diversi paesi esautorando di fatto ogni istanza parlamentare. Potrà davvero questo direttorio commissariare la democrazia nell’Unione, sostituirla con un comitato d’affari che fa capo ai direttori delle grandi banche? Potrà imporre un sistema di automatismi per i quali, se vuoi far parte dell’Unione devi ridurre i salari dei dipendenti pubblici, licenziare un terzo degli insegnanti e così via?

Il 16 ottobre a Roma e a Parigi si sono tenute due immense manifestazioni che mi fanno pensare che la dittatura finanziaria non riuscirà a stabilizzarsi.

Può darsi che Sarkozy riesca a far passare la legge che prolunga il tempo di vita lavoro fino a 65 anni, e in Italia le politiche di taglieggiamento del salario operaio e dei diritti operai non finiranno certo con la prossima caduta del governo Berlusconi.

Questo lo so.

Ma nei paesi latini (cattolici) del mondo europeo la dittatura europea non si stabilizzerà, perché nei prossimi mesi e nei prossimi anni assisteremo a un diffondersi, contraddittorio, talvolta violento, ma persistente di insubordinazione sociale che sempre più individuerà il vero nemico – non nei governi nazionali, ma nell’Unione stessa, nel suo direttorio granitico e nelle sue tecniche di governance apparentemente neutrali. E allora a quel punto occorrerà abbattere l’Europa presente, perché l’Europa possibile emerga finalmente.

Allora dovremo chiederci: ma è proprio vero che dobbiamo competere secondo la regola economica? Se proprio di competizione dobbiamo parlare (e la parola è sbagliata) perché non pensare alla competizione tra stili di vita, modalità dello spirito pubblico, livelli di felicità e di godimento per l’organismo sensibile collettivo? Non sono forse questi criteri che nel lungo periodo dell’evoluzione umana possono avere una forza attrattiva superiore al prodotto nazionale lordo, alla quantità di petrolio bruciato, e al numero di centrali nucleari?

Quello che vogliono gli esseri umani (fin quando non sono preda di un’ossessione psicotica che si chiama avarizia) è vivere in modo piacevole, tranquillo, possibilmente a lungo, consumando ciò che è necessario per mantenersi in forma e per fare all’amore.

Tutti quei valori politici o morali che hanno reso possibile il perseguimento di uno stile di vita di questo genere li abbiamo chiamati un po’ pomposamente “civiltà”.

Ora vengono i Marchionne a raccontarci che se vogliamo continuare a giocare il gioco che si gioca nelle borse e nelle banche, dobbiamo rinunciare a vivere in modo piacevole, tranquillo, eccetera. Ovvero dobbiamo rinunciare alla civiltà. Ma perché dovremmo accettare questo scambio? L’Europa è ricca non perché l’euro è solido sui mercati internazionali o perché i manager fanno quadrare i conti del loro profitto. L’Europa è ricca perché ci sono milioni di intellettuali di scienziati e di tecnici, di poeti e di medici, e milioni di operai che hanno affinato per secoli il loro sapere. L’Europa è ricca perché nella sua storia ha saputo valorizzare la competenza e non solo la competitività, ha saputo accogliere e integrare culture diverse. E’ ricca anche, bisogna pur dirlo, perché per quattro secoli ha sfruttato ferocemente le risorse fisiche e umane degli altri continenti.

Dobbiamo rinunciare a qualcosa, ma a cosa precisamente?

Certamente dovremmo rinunciare all’iper-consumo imposto dalle grandi corporation, ma non credo che dovremmo rinunciare alla tradizione umanistica, a quella illuminista e a quella socialista, cioè alla libertà, al diritto e al benessere. Non perché siamo affezionati a dei principi del passato, ma perché questi rendono possibile una vita decente, mentre i criteri che propongono in Marchionni garantiscono per la maggioranza una vita infernale.

La prospettiva che si apre non è quella di una rivoluzione, concetto che non corrisponde più a niente perché implica un’esagerata considerazione della volontà politica sulla complessità della società presente. Quella che si apre è la prospettiva di una transizione paradigmatica.

Un nuovo paradigma, che non sia più centrato intorno alla crescita del prodotto, intorno al profitto e all’accumulazione, ma fondato sul pieno dispiegamento della potenza dell’intelligenza collettiva.

Non credo che l’Europa abbia qualcosa da insegnare alle altre civiltà del pianeta. Può dare un contributo originale, come nel bene o nel male ha fatto nel passato in più occasioni.

Abbiamo imposto il modello capitalistico, e ora cerchiamo la via per venirne fuori. Non per venire fuori dal capitalismo, che come ogni altro modello economico (lo schiavismo, il feudalesimo) è incancellabile – ma per venire fuori dalla sua dominanza incontrastabile. Autonomia della società dal dominio del capitale, dispiegamento delle potenze che il capitale ha realizzato nella sua convivenza conflittuale con il lavoro.

Questo è il contributo originale che l’Unione europea, quella possibile, quella del dopo-dopo-Cristo che Marchionne non riesce neppure a immaginare, potrebbe consegnare alla storia del mondo.

Franco Berardi “Bifo”
Fonte: http://sollevazione.blogspot.com
Link: http://sollevazione.blogspot.com/2010/10/marchionne-dopo-cristo.html
19.10.2010

Pubblicato da Davide

  • martiusmarcus

    Piangere per Marchionne, o piangere per Bifo?
    Qual è l’ultimo bastione della resistenza che la sinistra oppone alla potenza dispiegata dal Sistema Globalizzato di Produzione delle Merci (SGPM)? Mentre il SGPM produce valanghe di beni destinati a un godimento reale o virtuale e amministra incontrastato i desideri del pianeta tramite le sue agenzie specializzate in questa funzione (cultura, pubblicità, massmedia…), cosa fa la sinistra per difendere le classi subalterne? Quale modello di civiltà propone (sarebbe meglio dire “difende”)? Il modello illuministico-scientistico-tecnocratico che è giusto quello che ha creato e sostiene il potere del SGPM! Il modello proposto dalla sinistra – oggi la vera forza della conservazione – è quello che presuppone: 1) di produrre e consumare le stesse merci che il SGPM propone oggi, se non di aumentarlo (i socialdemocratici sono per lo “sviluppo”) 2) di far sì che a queste merci attingano in misura preponderante uno stuolo di nullafacenti che rispondono al nome di classe media (professori, ricercatori, amministrativi vari, pensionati di varia origine) e con il loro sazio consenso stabilizzino il tutto con la truffa elettoral-televisiva 3) i veri produttori-faticatori siano una minoranza di scimmie ammaestrate – inebetite da sesso-droga e ronckenroll- intorno a macchine sempre più autonome ed efficienti. Meglio se rinforzate da schiere di schiavi importati da fuori.
    Questa è la civiltà che la sinistra vuole difendere dall’attacco del SGPM! Nessun altra: leviamoci dagli occhi il fumo che la sinistra ci soffia dentro: della fraternità, libertà uguaglianza, o dell’umanesimo, o di Leonardo da Vinci, non sanno che farsene. Vogliono solo continuare a consumare il pianeta facendo finta di produrre qualcosa.
    Marchionne esprime con sadica franchezza il punto di vista del sistema globalizzato di produzione delle merci. Ma la sinistra, e Bifo, che cosa bofonchiano?

  • Tonguessy

    l’evoluzione del capitalismo richiede l’abrogazione di fatto dei principi che discendono dalle tradizioni Socialista, Illuminista e Umanista

    A voler essere brutale: con la carta igienica ci si pulisce, con i princìpi neanche quello si può fare. Ma di quali tradizioni umaniste va cianciando Bifo? Qui ci sono anni e anni di scioperi con scontri pesantissimi, altro che “princìpi”! Si vada a ripassare la Storia, sig. Bifo, e si rilegga gli anni ’60, quando la rivoluzione pareva ad un passo e fu sfiorata diverse volte. Rimosse le barricate, immessi gli “opposti estremismi”, introdotta la tivù, tolti gli spazi sociali, inventato il “riflusso”, eccoci qui. Noi ce ne stiamo comodi comodi davanti alla tivù mentre loro, i Marchionne, continuano a fare quello che noi avevamo impedito loro di fare fino a poco tempo fa. Adesso c’è lo sciopero regolamentato, con tanto di fasce protette: se proprio vuoi scioperare mai più barricate, vedi di farlo senza causare inconvenienti alla macchina capitalista che, lanciata a tutta velocità, ha ormai divorato la terra intera.
    Ha ragione Marchionne a parlare di ggente prima di Cristo e ggente dopo Cristo. La lezione di Cristo non si dimentica facilmente: qualcuno deve pagare per tutti. In Italia è il lavoratore dipendente che paga per tutti. Chi non lo capisce ha la mentalità antica, e si deve adeguare. Ammesso non voglia fare come in Francia, of course.

    Ah, piccolo inciso: il 21 Settembre si è votato in Parlamento per l’abolizione del vitalizio (dopo 3 anni di “lavoro” un parlamentare italiano percepisce una lauta pensione a vita).
    Presenti 525. Votanti 520. Astenuti 5. Hanno votato si all’abolizione del vitalizio in 22.
    Hanno votato no all’abolizione del vitalizio in 498. I nostri parlamentari sì che hanno capito la lezione di Cristo….
    http://www.openpolis.it/dichiarazione/547092

  • Tonguessy

    Stai solo facendo confusione: la sinistra in Italia è morta da anni, quelle che esistono attualmente sono solo varianti del Partito Unico. Sennò non si spiegherebbe perchè quando sono andati al governo non abbiano fatto leggi contro il conflitto di interessi, ad esempio.

  • vic

    Qui in podcast l’intervista a Di Bella, l’eccezionale costruttore d’auto meridionale “che non sbaglio’ una mossa”, chiamato a Torino da lidi lontani:

    http://www.rsi.ch/podcast

    cliccare a partire dal 21-22 ottobre: Rete2/Laser/scarica oppure /ascolta
    prima puntata datata 20 ottobre/9h00
    seconda puntata datata 21 ottobre/9h00
    a cura di Brigitte Schwartz

  • vic

    Non c’e’ Cristo che tenga: si deve parlare di pR o dR, vale a dire “prima del Robot” o “dopo il Robot”. Robot nel senso delle megafabbriche che producono per l’intero globo, un esempio per tutti la Intel.

    La cosiddetta sinistra non ha saputo proporre modelli sociali di ricaduta benefica su tutti dovuta all’aumentata produttivita’. Non si tratta solo di modello industriale. In certi casi c’e’ un solo modello, talmente e’ complicato tutto il processo di fabbricazione. Indietro e’ ben difficile tornare. Il genio italico di un certo brillante Faggin contribui’ in modo decisivo all’avvio dell’industria dei microprocessori. Come sarebbe stato utile un secondo genio italico di sinistra che in ugual misura avesse influenzato l’organizzazione sociale, vale a dire avesse inventato il micromeccanismo geniale per far ricadere sulla societa’ gli enormi guadagni di produttivita’ ottenuti grazie alle macchine ed all’elettronica.

    Invece tutto e’ finito nel circuito dei think thank da cui esce Marchionne. Per loro produttivita’ e’ solo competizione (per modo di dire in quanto a competere sono pochissimi giganti industriali). Mai che gli passi per il cervello l’idea che una societa’ di schiavi non e’ a lungo andare nell’interesse di nessuno, nemmeno dell’elite dei manager mercenari.
    Oggi si dovrebbe parlare di societa’ di schiavi delle macchine, dell’elettronica e della bioingegneria, una novita’ assoluta per il genere umano, da quel che ne sappiamo.

    — Intermezzo pubblicitario:
    Un salutino a quelli che sono informati sull’origine bioingegneristica dell’homo sapiens, originariamente previsto in mansioni da schiavo. Vabbe’, un salutino anche a Darwin, che ci spiego’ i meccanismi dell’evoluzione naturale da homo sapiens a homo imbecillis.
    — Fine dell’intermezzo pubblicitario.

    Compito della sinistra sarebbe stato di trovare un modello di trasformazione della produttivita’ dovuta alle macchine in benessere per il cittadino medio. Se non si trova un meccanismo sociale di questo tipo, tutto il cosiddetto progresso non serve a nulla, peggio, diventa deleterio, come stiamo osservando quotidianamente.

    Trovare un modus vivendi decente fra grande industria globalizzata e stato che offra servizi indispensabili alla societa’, questa e’ la sfida. Con la mentalita’ da Marchionni si finisce in un vicolo cieco: cieco d’inventiva e cieco di coscienza.

    Forse un modo decente per uscirne e’ che gli stati con visioni simili (ad esempio i paesi scandinavi e simil-scandinavi) facciano delle alleanze, una specie di lobbismo di stato per influenzare in modo virtuoso i colossi dai piedi d’argilla. Ma chi muove gli stati? L’opinione pubblica gioca un ruolo enorme. Il Sudamerica odierno, ce lo mostra. D’altro lato un’opinione pubblica disillusa, non nel senso nefasto ma nel senso che non crede ad un caudillo, ad un dittatorello “ghe pensi mi”, e’ a sua volta salutare.

    Ahi, sto cascando sul tema della salute. Pure lei ormai vittima di lobby d’interesse strapotenti a livello planetario. L’opinione pubblica puo’ dire la sua, eccome. per esempio non vaccinandosi contro malattie non degne di vaccino, mandando a quel paese la signora Chan dell’OMS. Per esempio non correndo per ogni baggianata dal medico, il quale a sua volta rinvia ad infiniti esami, guarda guarda, resi possibili solo da macchine costosissime che vanno ammortizzate, ovviamente, con tanti tantissimi esami. Robotizzati pure loro. Mi viene il sospetto che pure i medici siano in un certo senso schiavi dei robot.

    Uhi, uhi, mi sto impantanando, per cui vi saluto.
    Buona salute a tutti.

  • Tonguessy

    La cosiddetta sinistra non ha saputo proporre modelli sociali etc..
    Oh, Vic! Non parlare anche tu per astrazioni. Dimmi piuttosto: CHI avrebbe dovuto fregiarsi del titolo di politico di sinistra e fare quello che dici? D’Alema, quello che bombardava il Kossovo? Diliberto, quello che non fece alcuna legge sul conflitto di interessi? Assurdo che ancora si creda che la sinistra esista: è morta decenni fa, soppiantata dalla sionistra di chiara matrice USA.
    Oggi si dovrebbe parlare di societa’ di schiavi delle macchine…. una novita’ assoluta per il genere umano

    Do you remember Ned Lud? La distruzione delle macchine che rende schiavi…correva l’anno 1779 quando si scagliò contro il telaio meccanico.

  • Frikkio

    Io un’idea ce l’avrei:

    .. e se mandassimo in Cina e pagassimo agitatori politici, mestatori, politici corrotti e sindacalisti del cazzo in Cina, esattamente come faceva la Russia con l’Italia prima del crollo del muro, in modo da fare levitare gli stipendi degli operai, conseguentemente aumentare le tasse, conseguentemente riaumentare gli stipendi, riconseguentemente riaumentare le tasse, etc? Insomma perche’ non insegnamo loro la parola “incasinare lo stato”?

  • Frikkio

    … e giacche’ ci siamo mandiamo li anche un po’ di preti!

  • lucoli

    per dirne solo una…

  • ottavino

    Tanta saggezza nelle tue parole Martius. Purtroppo nessuno vuole ammettere la verità e ci ritroviamo con i commenti di Bifo.
    Ce ne fosse uno di questi politici che ci venisse a dire: “Siamo cicale, e ci comportiamo come cicale da decenni. Questo non può più esistere”.

  • Tetris1917

    Ecce Homo
    Tempi duri per Marchionne, all’orizzonte non ci sta solo l’operaio cinese per il proletariato occidentale; ma un bell’ imprenditore orientale che con i suoi capitali e soprattutto con il suo divenire economico, si mangera’ la FIAT e tutto quello che ne consegue. La globalizzazione non e’ a senso unico. E solo a Cristo un delegato occidentale, si puo’ affidare per vedere sollevarsi un po’ di saggio del profitto. La noce e’ quasi bucata, a favore del “pappicio” giallo.

  • Frikkio

    … ma intanto, se domani piovera’, tutti col SUSINO, mi raccomando!

  • stefanodandrea

    Scrive Bifo: “Quello che vogliono gli esseri umani (fin quando non sono preda di un’ossessione psicotica che si chiama avarizia) è vivere in modo piacevole, tranquillo, possibilmente a lungo, consumando ciò che è necessario per mantenersi in forma e per fare all’amore”. E prosegue: “Tutti quei valori politici o morali che hanno reso possibile il perseguimento di uno stile di vita di questo genere li abbiamo chiamati un po’ pomposamente “civiltà”.

    Ebbene la “civiltà” di cui discorre Bifo è proprio la “inciviltà” di cui ci dobbiamo liberare. La civiltà consisterebbe nel consumare ciò che è necessario per mantenersi in forma e fare l’amore? Io uno che la pensa così lo manderei in un campo di rieducazione a spaccare le pietre. Bifo rilegga “Dei doveri dell’uomo” o magari l’articolo su Sparta pubblicato oggi in Segnalazioni.

    Poi un’altra considerazione. Ma lo STATO ITALIANO Bifo non lo conosce? L’europa che c’è. L’europa che vogliamo. Il mondo come luogo d’azione della moltitudine (in altri articoli). Persino i luoghi in cui viviamo (in un precedente articolo). Ma lo Stato italiano mai. Spiegate a Bifo che alla competizione internazionale ci si sottrae riesercitando la sovranità dentro i confini statali. Aumentando la produzione per i consumi interni e limitando importazioni e esportazioni. Vietando le delocalizzazioni di capitale estratto dal plusvalore prodotto da lavoratori italiani. Promuovendo e tutelando l’agricoltura delle piccole e medie aziende ITALIANE.
    Bifo è estremamente confuso. E’ sostenitore di veri e propri disvalori ed è un vincente. Il mondo è proprio come lui lo vuole. Ora la crisi sta minacciando quel mondo e allora ha paura.
    Vi invito a riflettere se sia il caso di smettere di pubblicarlo

  • vic

    lapsus freudiano: Ghidella, non Di Bella

  • Simulacres

    affinchè l’opinione pubblica possa dire la sua, in primo luogo bisognerebbe che ne avesse una (dov’è, dov’è, ne vedi qualcuna?), tralascio il secondo, il terzo ecc. ecc…

    l'”opinione pubblica” non ha opinione, ha solo mezze-opinioni (contraddittorie), mezze-idee (contraddittorie) e mezzo-mezzo-mezzo-cervello(contraddittorio); il giusto necessario atto a soddisfare le necessità fisiologiche. tutto il resto è “post-robotica pubblicitaria”.

    anzi, oggi, si potrebbe affermare che quel poco di umano che v’era rimasto dell’era robotica nell'”opinione pubblica” è morto e sepolto definitivamente nel momento in cui cominciò a credere al “progresso post-robotico”; ossia, l’era digitale nella quale l’intelligenza naturale è caduta intrappolata e dominata nella rete di quella artificiale, vale a dire: l’intelligenza naturale dell’uomo sopraffatta dal “primo venduto”, un archetipo del microprocessore Intel.

    per chiudere alla Blade Runner: vedremo cose che noi umani non potremo ancora immaginare… e tutte le altre cose andranno perse per sempre nel tempo come lacrime nella pioggia. E’ tempo di morire.

  • vic

    Hai ragione, ci casco sempre come un pollo.
    Sara’ per via della mania delle simmetrie: la natura e’ destrorsa, no sinistrorsa, insomma non me lo ricordo piu’. Tende a far girare le cose piuttosto da una parte, il succo sarebbe quello.

    Mettiamola cosi’, forse manca un filosofo divulgativo di riferimento. Oppure c’e’ (Galimberti) ma nessuno gli da’ retta. Negli anni ’60 imperversavano i due “Mar”: Marcuse e Marx. Oggi non imperversa proprio nessuno. Forse e’ un bene, c’e’ piu’ tempo per rileggere roba antica.

    Il fatto e’ che non si vede mai un dibattito in un media elettronico o scritto dove vi sia uno/a con in mano la soluzione per non farci schiavizzare dalle macchine, dall’elettronica, dalla bioingegneria, dalla medicina preventiva, dalla climatologia preventiva detta anche geoingegneria (proprio ieri verso il tramonto ho divagato mezz’oretta scrutando nel cielo stranissime scie che si allargavano troppo con modalita’ e morfologia molto ma molto strane).

    In America una famigliola ha messo in rete un video straordinario: hanno costruito da se’ una vera e propria sonda stratosferica, in pratica un pallone sonda con a bordo una telecamera ed un sistema GPS nonche’ delle lucette per ritrovare l’aggeggio una volta tornato a terra col paracadute. Non e’ da crederci, si vede la terra dallo spazio prossimo. Sta cosa m’ha fatto balenare un’idea: perche’ non si costruisce un aggeggio analogo con un sistema di prelevamento di campioni d’aria in situ, alle diverse altezze. Quelli di Ispra s’erano specializzati ad analizzare l’atmosfera da lontano tramite un fascio laser. Ma l’analisi diretta di campioni d’aria e’ una cosa molto piu’ tangibile, un avvocato direbbe forensicamente rilevante.

    Ops, sto divagando e parlo d’aria fritta, aromatizzata al bario, stronzio, arricchita di nanopigmenti metallici o al quarzo. Non c’entra niente con il fatto che siamo schiavi di troppe cose e di troppi manager cosi’ cosi’. Pero’ ste scie cominciano ad inquietarmi, in particolare il fatto che nessuno ci spieghi esattamente il loro scopo. Mi vengono pensieri sinistri. Ahi, ci sono ricascato, scusa Tonguessy. Pensieri da mondo di Asterix, dove ci si preoccupava che il cielo potesse cadere sulla testa; serviva da intermezzo alla preoccupazione dell’avanzante impero.

  • alinaf

    …… o di risorgere dando sfogo ai più rabbiosi istinti …..naturali, s’intende ! Ciao.

  • alinaf

    Trottare dietro ad un personaggio come Marchionne che galoppa forsennatamente per tutto il globo nel tentativo di ricavare ancora qualcosa dal raschiamento del barile lo trovo anacronistico.
    Chiedere diritti come l’elemosina a questo tipo di” umano” criminale lo reputo quantomeno idiota.
    Dopo aver dato scorso a questa rassegna di banalità trite e ritrite, mi piacerebbe approfondire sul tema “cambio di paradigma” , tanto caro ma tanto difficile da capire. Per essere più originali, meno ripetitivi e più propositvi : il cambio che Biffo intende non l’ho molto capito . Ciao.

  • RINOGAETANO

    Ingenuita’ giovanile: lo fanno apposto a far aumentare la crisi: grave problemi implicano gravi soluzioni

  • vic

    Sei molto pessimista, scusa volevo dire realista.

    Da quel che si sente, in Francia l’opinione pubblica si sta manifestando.
    In Sudamerica i nuovi presidenti senza divise militari sono arrivati li’ perche’ sostenuti da un’opinione pubblica a loro favorevole.
    La Svizzera e’ fuori da UE, NATO e compagnia perche’ l’ha voluto la sua opinione pubblica.
    Occhei esistono gli spin doctor che sono piu’ furbi delle volpi, ci sparano addosso le tecnologie psicologiche del marketing. Alla lunga pero’ l’opinione pubblica riemerge.
    In Islanda e’ riemersa. Eppure li avevano ipnotizzati preventivamente gli spin doctor finanziari. Niente da fare.
    Scommettiamo che sul lungo periodo vincera’ l’opinione pubblica perfino in quella terra da esercitazioni militari che e’ divenuta l’Afghanistan? E dire che della loro di opinione si fa e si e’ fatta una grande strage.

    Per questo e’ di primaria importanza lasciare del terreno libero affinche’ l’opinione pubblica si manifesti, specialmente quando i suoi governanti la stanno trascinando dove lei non vuole. Sempre quando e’ stata soffocata l’opinione pubblica sono nati sistemi di societa’ ben poco rallegranti.

    Sarkozy sta cosa non la vuole evidentemente capire: la France c’est pas toi!

  • Tonguessy

    🙂

  • cortesia

    punto 1: leggere I DOVERI DELL’UOMO
    punto 2: comprendere che Berardi è un operaista di provincia, a cui non affidare nemmeno una cartoleria
    punto 3: smettere di pensare che Parigi sia il centro del mondo (passatisti!), e guardare più a sud, e a est, e meno a nord, e ad ovest

  • Simulacres

    No, no, é giusta la prima che hai detto e, sebbene le tue speranze siano anche le mie, non ho nessuna difficoltà ad ammetterlo:
    sono fortemente pessimista e per quanto mi spinga indietro nella storia tutto mi dice che mai come oggi il futuro dell’umanità s’è trovato così tanto maledettamente in pericolo.
    Basterebbe soltanto dare un’occhiatina al dizionario storico del secolo appena passato: conosci forse un secolo precedente più feroce e più folle nella storia dell’umanità? e i sentori di questo primo decennio del XXI cosa ti dicono? dove andremo a finire?

    Non si tratta dell”opinione pubblica” di un singolo paese più previdente e più virtuoso dell’altro, si tratta dell”opinione pubblica” del mondo.

    Io non vedo “opinione pubblica” per le strade del mondo, vedo soltanto, ad ogni latitudine e longitudine, focolai di disperati vittime di un tessuto di orrori delle più spaventose ingiustizie e perversità umane (guerre e crimini di ogni sorta!) in nome delle più bizzarre vanterie relative alla civilizzazione e alla democrazia.

    Eccoci i grandi capolavori d’arte concettuale dell”opinione pubblica”. non credo all'”opinione pubblica”, io, non c’ho mai creduto, ce n’è a milioni di “opinione” (quale?) e ognuno dice la sua, io mi tengo la mia.

    E per intanto, l’opinione pubblica di cui tu parli, e solamente una minoranza spinta dall’indigenza e dominata dall’impotenza; vedremo se, dove e quando diventerà maggioranza cosa partorirà e, nel caso, quanto camperà.

    ps. ma spero vivamente di sbagliare “opinione” 🙂

  • fma

    Le considerazioni di Bifo si reggono sull’assunto indimostrato secondo cui l’Europa e dunque l’Italia godrebbero di una centralità che le metterebbe nelle condizioni di potersi sottrarre all’aut aut marchionnico.
    Si domanda Bifo:
    perchè “dobbiamo rinunciare a vivere in modo piacevole, tranquillo, eccetera. Ovvero dobbiamo rinunciare alla civiltà. Ma perché dovremmo accettare questo scambio? L’Europa è ricca non perché l’euro è solido sui mercati internazionali o perché i manager fanno quadrare i conti del loro profitto. L’Europa è ricca perché ci sono milioni di intellettuali di scienziati e di tecnici, di poeti e di medici, e milioni di operai che hanno affinato per secoli il loro sapere. ”
    Credo che lo stesso si dicessero i cittadini della Serenissima repubblica di Venezia, nel quindicesimo secolo, facendo conto sui loro mercanti, cerusici, speziali, vetrai, maestri d’ascia e via discorrendo, senza annettere troppa importanza al fatto che in quegli anni i Turchi avessero conquistato Costantinopoli e Vasco da Gama circumnavigato l’Africa.
    Invece l’asse economico del mondo s’era spostato in modo irreversibile.
    La centralità del Mediterraeo era finita.
    Se stessimo vivendo un momento simile, la scelta dello stile di vita non rientrerebbe tra le nostre disponibilità, passerebbe sopra le nostre teste, sarebbe l’ineluttabile conseguenza di un mutamento dei rapporti di forza fuori dalla nostra portata.
    Talvolta capita. Quando capita è meglio capirlo subito.

  • Simulacres

    “Chiedere diritti come l’elemosina a questo tipo di” umano” criminale lo reputo quantomeno idiota”

    … oltre che indegna di una cosiddetta “società-democratica” che si ritiene portatrice di “civilizzazione universale”.

    benvenuti nell’era della pompa e del ciarlatanismo universale! ciao.

  • stefanodandrea

    Commento eccellente, che porta una critica “interna” alla tesi di Bifo, della quale io, invece, non condivido i presupposti.

  • Iacopo67

    Ma chi l’ha voluta la globalizzazione ? Chi ha voluto l’apertura delle frontiere, l’abbattimento dei dazi, e, come se non bastasse, gli incentivi alle delocalizzazioni ? Sono proprio loro che l’hanno voluta, gli industriali, le multinazionali, attraverso l’organizzazione da loro stessi fondata, il WTO. Hanno combattuto per averla, questa globalizzazione del cavolo, e l’hanno ottenuta. Così finalmente si possono chiudere le fabbriche, licenziare, e poi riaprire queste fabbriche nei paesi poveri, dove la terra costa poco, i capannoni costano poco, la mano d’opera costa poco, non ci sono sindacati rompicoglioni e se inquini la terra o l’aria non ti dicono niente. La produzione viene poi riimportata verso i paesi più ricchi, dove si può vendere a prezzi più alti, così si massimizza il profitto. Però non gli basta, devono anche far vedere che, poverini, loro sono costretti a delocalizzare per rimanere competitivi. Quanta ipocrisia !

  • Allarmerosso

    Quello che ci frena è il profitto . Abbiamo creato una società che fa qualcosa solo per profitto e non per utilità , quando riusciremo come razza e quindi come società ad essere slegati dal profitto in tutti i sensi potremmo fare cose che adesso nemmeno siamo capaci d’immaginare potremmo fare tutto cio che vogliamo senza curarci dei costi .. e potremmo dare ricchezza (quella vera) a TUTTI . tutto il resto è solo un chiaccherare inutile di cose inutili se non a chi comanda grazie al potere del denaro , denaro che è alla base della vita di tutti per il semplice nutrirsi , sistema difeso anche da quelle stesse persone ce dovrebbero sperare che questo sistema crolli .

  • Ricky

    Io non trovo questo articolo particolarmente operaista o sviluppista o cieco sulla perdita di centralitá dell’Europa.
    C’è di sicuro un po’ di tutto questo ma c’è anche una particolare visione della descrescita per come la intende Bifo, che da intellettuale nel suo iperuranio pontifica sulla centralitá della produzione cognitiva nella societá.
    Bifo é un figlio del ’77 e in questo articolo si legge chiaramente.
    Comunque, se mi permettete un’osservazione sui commenti pubblicati sino ad ora, nonostante siano tutti pertinenti, non posso fare a meno di pensare che state tutti guardando il dito della persona che sta indicando la luna.

  • Ricky

    Se pensi che professori, ricercatori e pensionati siano solo uno stuolo di nullafacenti, mi vengono i brividi pensando al modello di societá che proponi.

    Se poi per SPGM intendi il neoliberismo, sostenere che sia stato creato dal modello illuministico-scientistico-ecc. é uno slogan qualunquista e nient’altro.

  • toolleeo

    Se nel 1779 Lud se la prendeva col telaio, nel 2010 un novello Lud se la potrebbe prendere con “cose” che escono dalle menti di ricercatori finanziate dalla DARPA, e che al momento non sembrano tanto tangibili (come invece lo era il telaio), ma che nel giro di pochi anni cambieranno (in peggio?) la vita di tutti noi. Magari non si chiameranno piu` col nome con il quale nacquero e si sviluppano tuttora, ma per i piu` curiosi solo alcune keyword: wireless sensor networks, ubiquitous computing, RFID (vabbe`, questa e` facile!), cyber-physical systems (assolutamente trendy). E attenti al cloud computing (“la nuvola”, la chiama telecomitalia): se prima potevate avere qualche – vaga – speranza di privacy, a breve nemmeno quello.

  • ottavino

    Interessante scambio di pareri. Intelligenze molto vive, complimenti. Mi provo anch’io a dire qualcosa. L’opinione pubblica è difficile che vada da qualche parte perchè sta chiedendo di non impoverirsi. Purtroppo temo che il meccanismo sia irreversibile e non ci sarà “opinione pubblica” che tenga. Paradossalmente “l’opinione pubblica” dovrebbe accettare l’impoverimento e produrre una “controcultura” povera. Che male c’è ad essere poveri? Ecco questa serebbe l’occasione per imparare ad essere poveri!.

  • Simulacres

    perfettamente d’accordo.

    “Che male c’è ad essere poveri?”

    anzi, che male c’è ad essere poveri e vivere una vita “reale”, ricca e degna di tale nome?

    sono le stesse figure retoriche di cui si serve l'”opinione pubblica” per gemere sulle sue passioni di vittima e carnefice a rendere l’ambiente in cui respiriamo irrespirabile. ciao.