SORPRESA: E' TORNATO CARLO MARX

DI LORETTA NAPOLEONI
unita.it

Riparte la lotta operaia lungo la catena di montaggio che ormai unisce l’est all’ovest. I metalmeccanici cinesi strappano alla Foxconn e all’Honda concessioni importanti verso la creazione di uno statuto dei lavoratori che i nostri operai invece stanno per perdere. Le stesse forze che applaudono alla vittoria cinese in occidente, incitano gli italiani a rinunciare ai privilegi conquistati in decenni di lotte. Ecco l’ultimo atto canaglia dell’economia globalizzata, e per conciliare questi atteggiamenti incompatibili non si esita a suggerire di cambiare la Costituzione. Peccato che questa contraddizione sia irrisolvibile con i tagli alla Costituzione o ai costi di produzione. Non si illudano politici e alcuni industriali: la crisi è sistemica, e se non viene risolta da entrambi i fattori dell’equazione produttiva: capitale e lavoro, tra dieci anni il nostro capitalismo potrebbe non esistere più. I destini degli industriali e degli operai occidentali sono tornati a incrociarsi.Per vent’anni la formula della globalizzazione è stata: taglio dei tassi d’interesse e delocalizzazione, un’equazione che ha evitato al capitalismo, quello vero, non il suo avatar finanziario, di confrontarsi con il suo nemico numero uno: la caduta tendenziale del saggio di profitto. Marx ne parla a lungo, ma anche Smith e Ricardo accennano a questo virus che si rafforza con il dilagare della produzione meccanizzata. Meno lavoro umano si utilizza nella produzione, meno grasso sarà il profitto; l’uomo e la sua intelligenza hanno un valore aggiunto superiore alla macchina.

Gli asiatici lo sanno bene, noi ce ne siamo dimenticati. La Honda e la Foxconn si piegano ai voleri degli operai cinesi invece che rimpiazzarli con nuove tecnologie o delocalizzare la produzione in Vietnam perché il valore aggiunto della manodopera cinese è ancora imbattibile. Per produrre autovetture ed ipod di prima qualità ci vuole, per dirla alla Adam Smith, la mano “magica” dell’operaio specializzato.

La disputa tra capitale e lavoro alla Fiat è solo l’anteprima di ciò che ci aspetta nei prossimi anni se non ci decidiamo a risolvere il problema della caduta tendenziale del saggio di profitto. Con i tassi d’interesse ormai a zero l’unico modo per contrastarla è tagliare il costo del lavoro, già ridotto all’osso. Delocalizzare in Cina o in Asia non è più così conveniente, ce lo confermano gli scioperi a Shenzhen, si rischia di ritrovarsi con le stesse dispute dall’altra parte del mondo. È vero, ci sono sempre i Paesi dell’ex est europeo: Polonia, Serbia, Slovacchia dove un operaio guadagna ancora 350 euro al mese e dove la vita è quasi tanto cara quanto a casa nostra. Questa la minaccia della dirigenza Fiat: chiudiamo Pomigliano e ce ne andiamo tutti in Polonia, la Panda invece che nel mediterraneo la facciamo a due passi dal Baltico.

Il discorso non fa una piega, peccato che non si sia preso minimamente in considerazione il mercato di sbocco. Ecco l’altro grande ostacolo del capitalismo: il mercato di sbocco, un volano industriale che bisogna conquistarsi con crescente difficoltà. Quello cinese si chiama mercato interno: un miliardo e 300 milioni di operai. Anche in Italia un tempo si chiamava nello stesso modo. Negli anni del miracolo economico la Fiat produceva utilitarie che poi vendeva a quella classe media ed operaia che l’aiutava a produrle.

Il capitalismo, ricordiamolo, prende il nome dal capitale, ma altro non è che il prodotto del rapporto tra questo e il lavoro: l’uno senza l’altro non possono esistere. Se togliamo la fabbrica agli operai italiani e paghiamo 350 euro a quelli slovacchi, la moderna utilitaria chi la comprerà? È una domanda che tutti gli industriali dovrebbero porsi. E prima di guardare oltralpe, facciamo due conti con la concorrenza. La Fiat non è la Toyota che da vent’anni produce macchine ibride, non è neppure la cinese Grenley che si è comprata la Volvo. Non ha né il prodotto, né i muscoli per competere a livello internazionale con i vecchi e nuovi giganti dell’auto. E, ahimé, questo discorso vale un po’ per tutta la nostra industria che negli ultimi anni ha perso lustro e fatica a sostenere la concorrenza agguerrita degli asiatici.

La grande sfida della seconda fase della globalizzazione si chiama mercato nazionale, come difendere capitale e lavoro in un’economia mondiale tendenzialmente canaglia? L’Italia non è la Germania, terzo esportatore al mondo, ma è un Paese dove c’è ancora voglia di lavorare, dove la classe media e quella operaia sono più povere che vent’anni fa, dove un insegnante di liceo guadagna 1200 euro al mese. C’è spazio quindi per la crescita economica, ma per averla bisogna che la torta venga divisa più equamente, le briciole non bastano più. Se non lo facciamo, nessuno mangerà più: l’ha predetto due secoli fa Carlo Marx.

Loretta Napoleoni
Fonte: www.unita.it
16.06.2010

35 Commenti
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wiki
wiki
16 Giugno 2010 17:05

finalmente dopo tante chiacchere e prosopopee liberiste si torna a citare uno dei maggiori economisti mai esistiti…

anonimomatremendo
anonimomatremendo
16 Giugno 2010 20:41

“C’è spazio quindi per la crescita economica…”

Eh si,un mondo intero.

AlbertoConti
AlbertoConti
17 Giugno 2010 3:11

Se c’è un punto debole del grande Marx è proprio l’interpretazione dell’economia, ed in particolare la sottovalutazione della componente monetaria. Del resto anche i suoi posteri non brillano gran che. Per lo meno Marx non aveva le mani in pasta come Keynes, e non poteva certo prevedere Bretton Woods e Ronald Reagan. Ma fissare tutta la grande crisi attuale alla “caduta tendenziale del saggio di profitto” come fa Loretta, o alla “crisi da sovraproduzione” come fanno i marxisti sessantottini, vuol dire avere le fette di salame sugli occhi, lo dice uno che è convinto che si possa sempre imparare anche dagli asini, e che ogni punto di vista offre uno scorcio di verità. Ma con tutto il rispetto questa larva di sinistra morente non ha più nulla da dire.

wiki
wiki
17 Giugno 2010 3:52

associare le teorie Keynesiane con il NEO LIBERISMO, di cui Reagan era uno de pricipali esponenti politici, è un’ osservazione evidentemente distorta…

victorserge
victorserge
17 Giugno 2010 3:59

e dunque cosa si può imparare leggendo il tuo post?

wiki
wiki
17 Giugno 2010 4:07

prosopopee liberiste che ultimamente sembrano aver sposato le tesi signoraggiste, magari per trovare un comodo capro espiatorio, per l’attuale fallimento di mercato, nell’euro…

Tetris1917
Tetris1917
17 Giugno 2010 4:12

Probabilmente non avrai letto la “teoria del valore”. B Woods del 71, e’ una forzatura del rapporto-valore oro/dollaro; si e’ sancito il predominio del dollaro, su scala mondiale. Inoltre manifesta, lo sviluppo massivo del capitalismo parassitario (quello finanziario), proprio in risposta alla “caduta tendenziale del saggio medio di profitto”. Insomma, ai profitti sempre piu’ scarsi nel processo DmD’ (denaro – merce denaro), si e’ sviluppata a dis-misura, un’economia di tipo DD’ (ossia senza produzione intermedia di merce) con D’ > D, chiaramente. Questo, modestamente, non e’ che l’ho detto io o altre menti novecentesche, piu’ o meno fallite, come Keynes. L’ha detto un uomo globale, di due secoli fa, a mio parere non ancora smentito. Anzi visto i venti che soffiano: o socialismo o barbarie.

AlbertoConti
AlbertoConti
17 Giugno 2010 5:02

Non mi risulta di aver fatto “associazioni”, ho solo detto che neppure blasonati economisti successivi a Marx hanno fornito una teoria universale e convincente per capire le economie complesse, e quindi il modo d’incanalarle al fine del bene comune (alibi keynesiano). L’ultraliberismo della reaganomics è invece un dato storico di cui Marx non poteva disporre, ma che probabilmente avrebbe inciso non poco sulla formulazione delle sue categorie economiche, in particolare sul ruolo centrale della questione monetaria (e quindi finanziaria).

AlbertoConti
AlbertoConti
17 Giugno 2010 5:06

E’ un semplice invito a liberare la mente da schemi rigidi e inconcludenti.

La verità non ce l’ho certo in tasca, ma la cerco, osservando la realtà che non mi appare imbrigliabile in quegli schemi.

Tetris1917
Tetris1917
17 Giugno 2010 5:21

a conferma di quello che dico, un’interessante intervista sulla crisi greca:
http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20100616/pagina/07/pezzo/280529/

AlbertoConti
AlbertoConti
17 Giugno 2010 5:22

Br. Woods è del ’44. Nel ’71 se ne sancisce il fallimento, ed inizia la fase 2 della truffa, l’esplosione dell’economia finanziaria, dove le “plusvalenze” non c’entrano un piffero col lavoro.

Tetris1917
Tetris1917
17 Giugno 2010 5:33

..intendevo il 71 come superamento di quegli accordi.Forse ho scritto male….

AlbertoConti
AlbertoConti
17 Giugno 2010 5:40

Interessante, in particolare questo passo : “… negli anni ’70, fino ai nostri giorni, tutti i governi di Atene hanno usato i prestiti non per garantire il benessere, ma in realtà per raccogliere dei voti in loro favore, per coltivare il loro bacino elettorale.” E’ un’esempio di una generale “convergenza d’interessi” tra banchieri e politici, per la costruzione del matrix truffaldino che ci opprime. Ancora una volta, qui il lavoro non c’entra un piffero (e ne viene espulso).

materialeresistente
materialeresistente
17 Giugno 2010 6:20

Mah, che Marx non abbia affrontato questi temi mi sembra un pò superficiale. Qui se ne parla: l ruolo della moneta, del credito e della finanza Lo sviluppo dei mercati finanziari e dunque delle diverse forme di finanziamento dell’accumulazione, influenza l’andamento del capitale da prestito e slega ancor più capitale reale e monetario. Ma in sintesi rimane il fatto che tutto il denaro che non diventa capitale produttivo di plusvalore rimane capitale fittizio. La questione è: che differenza esiste, sotto il profilo della sua remunerazione, tra capitale produttivo e capitale fittizio? Questo è un punto centrale. Per rispondervi cominciamo con l’analisi che Marx fa della teoria quantitativa della moneta. Per gli economisti che modernamente si chiamano “monetaristi”, ovvero che sostengono la teoria quantitativa della moneta[14], i fenomeni della circolazione monetaria spiegano tutto il resto: defluisce l’oro e causa la crisi anziché viceversa, aumenta l’offerta di moneta e c’è inflazione anziché viceversa. Se ci si pensa, questa impostazione è naturale nel senso di connaturata allo spirito reificato del borghese. Poiché appare alla coscienza umana un deflusso di moneta in concomitanza con una riduzione dell’attività economica, questa è causata dalla moneta, la moneta è una potenza autonoma nelle vicende umane. Questa glorificazione… Leggi tutto »

Truman
Staff CDC
17 Giugno 2010 6:27

Dice AlbertoConti:

Se c’è un punto debole del grande Marx è proprio l’interpretazione dell’economia, ed in particolare la sottovalutazione della componente monetaria.
In realtà Marx qualcosa del monetarismo l’aveva capita. Quando parla di feticismo della merce in qualche modo Marx descrive anche il feticcio per eccellenza di oggi, il denaro.
Un feticcio è un artefatto umano che diventa oggetto di culto, di venerazione.
Oggi la stragrande maggioranza delle persone adorano il dio denaro. E’ proprio questo che spiega il paradosso di Say, (http://trumanb.blogspot.com/2010/02/il-paradosso-di-say.html) il fatto che le crisi economiche diventano sempre più gravi man mano che gli scambi diventano sempre più liberi.
Il monetarismo sotto alcuni aspetti è il braccio religioso del liberismo, è ciò che consente di utilizzare una teoria microeconomica (il liberismo) in ambiente macroeconomico. La regolazione dell’economia dovrebbe avvenire, in base alla dottrina ed ai dogmi diffusi, tramite la regolazione della quantità di denaro circolante. Non funziona proprio, ma i sacerdoti del monetarismo ripetono i loro mantra, recitano esorcismi, e cominciano a passare ai sacrifici umani. (Ehi, tu che stai leggendo: non è fantasia e non è un gioco, l’umano sacrificabile potresti essere tu).

redme
redme
17 Giugno 2010 6:51

..la faccia come il culo….citano marx e gli operai cinesi nei giorni in cui epifani scarica la fiom alla vigilia di uno sciopero nazionale cgil…e neanche una parola su questo fatto….

wld
wld
17 Giugno 2010 7:59

Ha perfettamente ragione, redme, ormai il dado è tratto, questo è un grave momento, (non solo per i dipendenti di Pomigliano) ma è una involuzione di tutti i lavoratori che piano piano vedranno sparire i loro diritti, ogni datore di lavoro (visto il precedente) porterà le stesse innovazioni di quel galantuomo di marchionne che si era spacciato da salvatore dell’economia Italiana, con il suo maglioncino blu informale. Posto qui l’articolo per i più distratti: – http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/201006articoli/55915girata.asp

AlbertoConti
AlbertoConti
17 Giugno 2010 9:00

Un po’ improbabile che un grande filosofo che ha scritto “Il capitale” non abbia affrontato anche la questione del denaro. La Banca d’Inghilterrra era già truffaldinamente operante e i suoi metodi non sono sfuggiti a Marx. Ma i numeri (recenti) che hai riportato su moneta e finanza non erano neppure ipotizzabili all’epoca, e con essi la rilevanza centrale del fenomeno. Sembra preistoria quando ad un incremento di massa monetaria corrispondeva altrettanta inflazione. Adesso basta tagliare stipendi e pensioni, poi si può pompare tutto ciò che si vuole, a spese del contribuente. Certo che “le leggi di natura non possono mai essere annullate”, ma da troppi decenni abbiamo lasciato che i lestofanti le annullassero a loro vantaggio e a nostro danno, senza entrare nel “meccanismo”. E’ ora di entrarci, e capovolgerlo come un calzino.

redme
redme
17 Giugno 2010 9:06

…”con il suo maglioncino blu informale”…ne avevo uno uguale (non di cachemire)…..l’ho buttato… 🙂

RoteFahne
RoteFahne
17 Giugno 2010 9:55

Chi dice che il crollo del saggio di profitto nno c’entra nulla con l’attuale crisi non ha capito niente di economia e probabilmente è cieco sordo e anche un po’ tonto.

Tutto nasce dal fatto che i salari sono fermi da 20 anni o addirittura hanno perso potere d’acquisto per effetto dell’inflazione.

Che si è fatto?

Per rimpiazzare la quota di salario necessaria a consumare, si è drogata l’economia col debito.Le carte revolver,i mutui subprime.
Così drogato,il mercato ha ricominciato a “tirare”.

Una crescita fittizia,perchè viziata dal denaro creato ex nihilo.

Specialmente per la Ue che è un mercato decotto e in sovraccapacità produttiva e allo stesso tempo sottoutilizzo degli impianti che lavorano al 60-70% della loro capacità produttiva.

Il crollod el saggio di profitto c’entra perchè le imprese a causa dei margini di profitto sempre più striminziti sono andate in Cina,per comprimere i costi di produzione.

Torna tutto.

Sono gli ottenebrati che come al solito non vogliono capire.

wiki
wiki
17 Giugno 2010 11:23

condivido pressoche completamente questa lucida analisi…

dana74
dana74
17 Giugno 2010 13:20

eh ma non bastano mica eh eh

dana74
dana74
17 Giugno 2010 13:30

brutto articolo.

Riconosce l’errore del capitalismo e che fa?
Ti ripropone il Marx, ci rendiamo conto che alla sua epoca non esisteva la globalizzazione, che le nazioni erano sovrane, che c’erano un bel pò di differenze rispetto ad oggi?

E che facciamo, mentre i cinesi conquistano diritte noi li perdiamo, è questo uno di quei benefici di cui i sindacalisti sostenitori della globalizzazione tanto parlavano?
Ovvero ritornare competitivi con cinesi indiani etc per produrre sempre le stesse auto che dovremmo cominciare ad esportare su marte per mantenere sti posti di lavoro?

Fino a quando intendiamo portare avanti questo gioco al massacro?

anonimomatremendo
anonimomatremendo
17 Giugno 2010 13:54

Crescita,creSCITA,CRESCITAAAA…questa é talmente assatanata di crescita che se potesse si consumerebbe il mondo intero.:)

wiki
wiki
17 Giugno 2010 14:08

CONDIVIDO L’OSSERVAZIONE…

anonimomatremendo
anonimomatremendo
17 Giugno 2010 14:30

“C’è spazio quindi per la crescita economica [ah siii di piú ancora…], ma per averla bisogna che la torta venga divisa più equamente….”

Mi dispiace per te e le tue sorti magnifiche e progressive;puoi dividerla come vuoi,la quantitá della torta resta sempre quella…éd é sempre piu´scarsa.Ti sei mai chiesta perché?

stefanodandrea
stefanodandrea
18 Giugno 2010 3:38

Marx aveva previsto che le nazioni non sarebbero state più sovrane, che una sola letteratura “mondiale” avrebbe sostituito le letterature nazionali, che il capitale si sarebbe disancorato dagli Stati nazione. Il fatto è che quel processo che per Marx è insito nel capitale come rapporto sociale, la cui regola fondamentale è che il capitale deve valorizzarsi (e oggi, quindi, il denaro deve valorizzarsi) non è per niete un destino necessario. L’esperienza europea, fino alla fine degli anni ottanta e già dalle reazioni alle crisi del 1929 dimostra che è possibile un “modo di produzione statale” dove moltissimi beni e servizi vengono prodotti e utilizzati senza mai divenire “merce”, ossia senza mai essere venduti al mercato al “prezzo di mercato”. In Italia in alcuni anni il 58% del PIL era pubblico e in altri stati europei la percentuale di pil pubblico è più alta. Dunque Marx haa visto bene la direzione della storia che il capitale persegue per valorizzarsi. Non aveva previsto che gli Stati nazione possono limitare, vincolare e costringere il capitale, pur riconoscendo la proprietà privata dei mezzi di produzione. D’altra parte nel Manifesto del Partito comunista l’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione è all’ottavo posto (delle… Leggi tutto »

Truman
Staff CDC
18 Giugno 2010 4:46

Fermo restando che la Napoleoni sui concetti della decrescita non è particolamente indicata, la frase di per sé è sensata, non si parla di una possibile crescita economica illimitata, ma del fatto che ci sono ancora degli spazi di crescita, purchè le risorse siano divise più equamente. Insomma servirebbe una rivoluzione concettuale per passare ad un paradigma di equilibrio con la natura, ma nel frattempo c’è ancora spazio per la crescita.

Detto questo, una crescita economica illimitata sarebbe possibile anche all’interno di un’economia ecologica, che eviti di sfruttare le risorse naturali, purchè la crescita sia limitata alla parte immateriale: la cultura, i servizi, la qualità della vita intesa come benessere e non come consumo di merci materiali. Anzi si potrebbe avere crescita economica con consumi materiali decrescenti. Un esempio vistoso in questo senso è il riciclaggio dei rifiuti, che evita gli sprechi, aumenta l’occupazione, fa crescere l’economia.

anonimomatremendo
anonimomatremendo
18 Giugno 2010 10:32

La torta di cui parla la Napoleoni altro non é che il famigerato PIL.Marxisticamente esso é la somma dei salari piú il plusvalore: PIL =PV+S.Ora,sempre marxisticamente,aumentando S non succede che aumenti Il PIL ,semplicemente dimunisce Il PV.Queste cose le sa anche mio nipote di otto anni!

Se la “torta” di cui parla é un´altra cosa di quella qui marxisticamente intesa,allora che la smetta di citare Marx a sproposito…tutto qui.Ciao

anonimomatremendo
anonimomatremendo
18 Giugno 2010 11:23

“Come difendere capitale e lavoro in un’economia mondiale tendenzialmente canaglia?”

Ma il capitale é lavoro! “lavoro morto, che si ravviva, come un vampiro, soltanto succhiando lavoro vivo e più vive quanto più ne succhia”.(K.Marx)

antsr
antsr
18 Giugno 2010 14:32

Vorrei solo immettere 2 questioni su questo argomento aperto cui la Napoleoni forse ancora troppo presa da discorsi oramai vecchi non ha tenuto presente e ciò mi è sembrato tanto strano non tenerne minimamente conto (dove si vive?) sono, per me, spero per tutti voi, importanti: la questione ambientale con tutti i nessi e connessi (vedi ultimo caso del golfo del Messico) e quella crescita oramai limitata a cui ci si avvicina a grandi passi per i vari motivi che conosciamo. Vi sembra poco non pensare a tutto ciò?

anonimomatremendo
anonimomatremendo
18 Giugno 2010 17:10

Mettiamola cosí.La torta é giá stata divisa,quello che é da dividere é il suo incremento.É questo incremento che é sempre piu´ scarso e quindi c´é sempre meno da dividere.Questa Napoleoni é come quel tale che siccome quando piove apre l ´ombrello,pensa che basti aprire l´ombrello per far piovere.Ossia redistribuire piu´equamente la ricchezza prodotta per vederla crescere.Piu´banalmente,ma é questo il livello a cui dobbiamo abbassarci,questa pretende che si divida ció che ancora non é stato prodotto…un po´come fanno le banche ,guarda un po´.

anonimomatremendo
anonimomatremendo
18 Giugno 2010 17:19

Prima che le risorse naturali si esauriscano,ci saremo noi giá esauriti….e di brutto.;)

AlbertoConti
AlbertoConti
19 Giugno 2010 3:16

” i sacerdoti del monetarismo ” sono degli stupidi imbroglioni, e questo rafforza l’importanza della questione.

AlbertoConti
AlbertoConti
19 Giugno 2010 3:27

Non aveva previsto la dimensione della truffa monetaria. Ma non si può certo fargliene una colpa, visto che ora non la si comprende neppure a posteriori. Oltre al comprendonio all’economia-politica attuale difetta anche la memoria, come giustamente hai fatto osservare. E’ un disfacimento cerebrale senza speranza.