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SOLIMANO GUARDA VERSO EST

DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.com

Se proprio dovessimo confessare il sentimento che abbiamo provato leggendo l’accusa, esplicita, lanciata a Parigi dal premier turco Erdogan ad Israele – il genocidio di Gaza – potremmo definirlo meraviglia, ma non stupore.
In altre parole, non c’attendevamo una così esplicita veemenza, ma la sostanza c’era già chiara.
Cos’ha detto, Erdogan?

“Israele rappresenta oggi la principale minaccia per la pace regionale…Se un paese fa un uso della forza sproporzionato, in Palestina, a Gaza, utilizza bombe al fosforo, non gli diremo “bravo”. Gli chiediamo come possa agire in questo modo…Goldstone è ebreo e il suo rapporto è chiaro…non c’è dichiarazione alla quale gli israeliani non reagiscano, non si rimettono mai in discussione, non c’è un giorno in cui non ritengano di aver ragione. ”[1]

Ma ce n’è anche per i sostenitori di sanzioni od interventi militari nei confronti dell’Iran e del suo programma nucleare:

“finora l’AIEA ha parlato di probabilità e non di certezze.”

La dura presa di posizione turca dovrebbe essere soppesata con attenzione sia ad Ovest, sia ad Est: perché?
Poiché, soprattutto dopo “l’era Bush” – ossia dopo i fallimenti della politica USA nello scacchiere del Vicino e Medio Oriente – c’è un grave deficit politico nel mondo musulmano e qualcuno sarà chiamato, presto o tardi, ad assumersi le responsabilità che oggi sono delle fallimentari amministrazioni occidentali o dei loro Quisling.
La situazione “sul campo” è sempre grave, anche se i media occidentali hanno iniziato a “spegnere le telecamere” sull’Afghanistan ma, soprattutto, sull’Iraq: si riportano notizie d’elezioni politiche, ma s’omette di raccontare quante vite continua a stroncare la guerriglia, civili iracheni e militari USA.
Ciò che manca in Europa e negli USA è veramente una “exit strategy”, ossia quella che potrà essere, in definitiva, un andarsene almeno con “l’onore delle armi”. Nemmeno questo è possibile pianificare.
Se l’Afghanistan è tuttora territorio di guerra, quello che vogliono far credere è che l’Iraq sia diventato in qualche modo “normale”: come si può definire “normale” un Paese dove il tempo è ritmato dagli scoppi delle autobombe?

Se le armi occidentali hanno completamente fallito (ammettendo di credere, come allocchi, che questa fosse la loro missione) nell’esportazione della democrazia, oggi non sanno nemmeno come riportare, almeno, la situazione ad un livello “accettabile” per andarsene.

Per capire quanto sia costante, nel tempo, questo fallimento, ci viene in aiuto un giornalista sui generis, sul quale non possiamo assolutamente nutrire dubbi d’incompetenza o di superficialità nel valutare quei luoghi, quelle guerre e quegli scenari: Thomas Edward Lawrence.
Ecco cosa scriveva in una corrispondenza per il Sunday Times, il 2 Agosto del 1920, sull’Iraq:

“Il popolo britannico è stato condotto in Mesopotamia in una trappola, dalla quale sarà difficile uscire con dignità ed onore. Sono stati ingannati mediante la costante mistificazione dell’informazione.
Il nostro governo è più carente del vecchio sistema turco. I turchi presidiarono il Paese con 14.000 militari di leva (locali compresi) ed uccisero una media annuale di duecento Arabi per mantenere la pace. Noi, dispieghiamo 90.000 uomini, con aeroplani, autoblindo, battelli armati e treni corazzati. Abbiamo ucciso circa 10.000 Arabi solo durante la recente Estate.”
[2]

Le parole di Lawrence potrebbero, con differenze di dettaglio, essere pubblicate con la data odierna. E qui entra in gioco Erdogan.

Apparentemente, le dichiarazioni di Erdogan possono essere interpretate come un attacco ad Israele: in realtà, sono il necessario distacco da posizioni filo-israeliane, quel tanto che basta per accreditare nuovamente la Turchia come un interlocutore attendibile nel mondo arabo e musulmano.
Se non bastano le parole di Lawrence per convincerci dell’inadeguatezza, dell’inconsistenza politica dell’Occidente in quelle aree – dall’accordo segreto di Sykes-Picot del 1916, la dichiarazione di Balfour per aggraziarsi il barone Rothschild (che finanziava lo sforzo bellico britannico), passando per il trattato di Sèvres del 1920 e terminando con le farsesche elezioni irachene ed afgane di questi anni – bisognerà comprendere che nel mondo arabo e musulmano di serie proposte politiche se ne scorgono poche. Anzitutto, per la pochezza degli attori.

L’Arabia Saudita è certamente il regno del denaro e dei petroldollari, ma è anche la nazione che vive – diremmo “istituzionalmente” – un grave deficit di democrazia, intesa come completa assenza di dialogo interno, di dibattito politico: tutto è deciso, pianificato e controllato dalla reggia di Ryad.
Potrebbe essere altrimenti? Il regno saudita è poco popoloso, composto prevalentemente da deserto e con un’economia completamente succube del petrolio: mancano principalmente gli “attori” del vivere sociale. La stessa cosa vale, in dimensioni ridotte, per gli Stati del Golfo.
Anche la Giordania è troppo piccola per essere veramente attrice nello scenario medio-orientale, nonostante gli sforzi di una dinastia mai doma nell’accettare tali angustie.

L’Egitto, da sempre, è nazione-guida per il mondo arabo: l’Istituto di Al-Azhar è probabilmente il maggior centro del pensiero musulmano, il passato ha visto sulla scena egiziana personaggi del calibro di Nasser. E’ il presente il problema.
L’Egitto è “congelato” da troppi anni in una sorta di “mubarakesimo” che ne ha devitalizzato le energie prorompenti. Il “regno” di Hosni Mubarak assomiglia sempre di più a quello ricordato in Russia come l’epoca di “nonno Breznev”: una società bloccata nelle sue dinamiche, sottoposta ad un’asfittica censura di polizia, laddove le energie vitali sembrano perdersi come acqua negli uadi.
Cosa rimane? Il minuscolo e frammentato Libano? La sfinge libica?

La Siria è la nazione che ha mantenuto più d’ogni altra, dopo il crollo dell’URSS, l’antica impostazione nasseriana del socialismo reale, mentre la disputa con Israele per la restituzione delle alture del Golan non ha mai trovato soluzione.
D’altro canto, la Siria non ha certo le potenzialità economiche dei due vicini: all’Est, l’Iran degli ayatollah, ad Ovest la Turchia, l’erede dell’Impero Ottomano.
E, se vogliamo tornare un poco indietro nei secoli, queste sono le due realtà che hanno impregnato il mondo musulmano, più dei califfati di Baghdad – senz’altro più ricchi di cultura, che proveniva, però, in gran parte dall’Est – ma privi di quel pragmatismo che ha consentito ai due Paesi di valicare secoli di storia senza mai essere schiacciati da un colonialismo di nome e di fatto.

Cosa sta accadendo, oggi?
L’Iran sta procedendo a marce forzate verso l’industrializzazione e la modernità, con un tentativo unico nel suo genere d’interpretare l’Islam senza violentarlo ma senza, sull’altro versante, farsi imbrigliare come i Paesi del Golfo.
Se, però, guardiamo più alla Storia Moderna, solo la Turchia possiede un “know-how” imperiale nel mondo musulmano: l’Impero Ottomano, caduto meno di un secolo fa, è uno dei grandi “animali addormentati” della Storia, che poco è valutato e che tanto, ancora oggi, determina negli eventi.
Basti riflettere che la Bosnia è ancora oggi una “piccola Turchia”, che Paesi come l’Albania nacquero proprio dal collasso del grande impero morente, colpito dalle armi europee ovunque perché vastissimo, dal Bosforo all’Iraq, dalla Libia al deserto arabico. Proprio i luoghi dove oggi manca qualsiasi proposta politica convincente, il vuoto pneumatico della proposta.

Qualche commentatore un po’ superficiale ha giustificato la veemente “uscita” di Erdogan con la questione armena, “elevata” dal Congresso USA a livello di genocidio. Fra un po’ sarà un secolo che si parla del genocidio armeno, eppure la Turchia non aveva mai meditato di rompere l’alleanza con Israele – e, di fatto, d’incrinare quelle con gli USA e con l’Unione Europea, giungendo a mandare all’aria un’importante esercitazione NATO – soltanto per la vicenda armena.
E’ ovvio che un simile approccio non favorirà l’integrazione della Turchia in Europa: allora, perché? Questioni interne?

Se così fosse, Erdogan si sarebbe limitato ad infiammare qualche piazza fra il Bosforo ed Erzurum, come aveva già fatto in passato: lanciare da Parigi – prima di un colloquio con Sarkozy – una simile freccia, significa non temere le conseguenze internazionali. Anzi, quasi cercarle.
Se s’osserva con più attenzione la Geografia di quei luoghi, si noterà che la lunghissima frontiera turca dell’Est corre dalla Siria all’Iran per centinaia di chilometri. Comunità turche sono stanziate nel nord dell’Iraq (a Kirkuk, ad esempio) fino in Cina, lungo l’antica Via della Seta.

E’ senz’altro presto per definire quali potranno essere gli sviluppi nell’area, ma di certo la forza NATO in Afghanistan è sulla via del logoramento: locale, causato dalla guerriglia e dall’instabilità del governo Karzai, e generale, dovuto alla sempre maggior scarsità di mezzi economici degli USA e dell’Europa. Come riecheggiano le parole di Lawrence!
La frattura ad Occidente sarà compensata – ci sono già stati ampi segnali in merito – con un rinsaldarsi dei legami con la Siria e con l’Iran, ma questo è ancora poco per giustificare il passo di Erdogan.

La Turchia si sta proponendo per il “dopo” NATO ed USA in Afghanistan ed in Iraq, quando quei Paesi saranno abbandonati a loro stessi. La partita vede già in campo l’Iran – il 60% della popolazione irachena è sciita, e lo stesso Bush padre evitò di salire fino a Baghdad, nel 1991, per non “regalare l’Iraq all’Iran” (e contestò la successiva scelta del figlio) – mentre, ad Est, un sempre più claudicante Pakistan non riesce a garantire più nulla, nemmeno il controllo interno del territorio.
L’attacco di Erdogan ad Israele – più che una presa di posizione nei confronti di Tel Aviv – significa una presa di distanza necessaria, quasi una “credenziale” da “spendere” – domani – in una futura strategia pan-islamica nella regione. Dove, per ora, l’unica alternativa per le Nazioni che politicamente contano – ossia Turchia, Siria ed Iran – è l’alleanza.

La porta che si sta schiudendo ad Est – la lunga via che conduce fino alle “locomotive” cinese ed indiana – sembra oggi più allettante dell’asfittica Unione Europea, degli USA con le pezze al sedere, dell’orgoglio israeliano che sconta un isolamento oramai totale nell’area: c’è da chiedersi cosa succederà in Egitto con il “dopo Mubarak”.
Non fraintendiamo: non sarà certo una Sublime Porta ma, quelle centinaia di miglia di monti e deserti ad Est di Erzurum, sono per Ankara – oggi – più importanti della Padania e della Ruhr. Al punto di schiaffeggiare pubblicamente Israele.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2010/04/solimano-guarda-verso-est.html
9.04.2010

[1] Fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201004articoli/53899girata.asp
[2] Fonte: http://www.antiwar.com/orig/lawrence.php

Articolo liberamente riproducibile nella sua interezza, ovvia la citazione della fonte

Pubblicato da Davide

  • Tao

    L’ODIO DI FIAMMA NIRENSTEIN CONTRO ERDOGAN

    DI ANDREA CARANCINI
    andreacarancini.blogspot.com/

    L’odio sionista contro Erdoğan esce finalmente allo scoperto: è di ieri un velenoso articolo della ben nota fanatica Fiamma Nirenstein, uscito sul giornale del Banana[1] , in cui si fa scientemente opera di disinformazione. Sorvolo sulla causa occasionale dell’articolo (le falsità – vere o presunte – di uno sceneggiato della televisione turca sull’esercito israeliano) perché la considero irrilevante. Mi preme invece evidenziare le bugie propalate dalla Nirenstein nella seconda parte dell’articolo.

    Sul ritiro dell’ambasciatore turco da Gerusalemme. Scrive Nirenstein che l’attuale ambasciatore Ahmet Oguz Cernicol è stato ritirato perché “forse ritenuto troppo morbido dopo un recente testa a testa con il governo israeliano”. La definizione di “testa a testa” è spudorata perché, come si ricorderà, il detto ambasciatore venne a suo tempo pubblicamente umiliato dal governo israeliano: dopo essere stato convocato venne infatti fatto sedere su un divano più basso (foto), mentre il vice-Ministro degli Esteri israeliano diceva ai fotografi: “Fate attenzione che sta seduto su una sedia più bassa, mentre noi stiamo su quelle più alte, che sul tavolo c’è solo la bandiera israeliana e che non stiamo sorridendo”[2]

    Sull’avvicinamento di Erdoğan al mondo islamico, che secondo l’articolista sarebbe “potente” e rivolto contro l’Occidente. Si capisce che Nirenstein, per “mondo islamico”, intende qui essenzialmente l’Iran, e per “mediazione” l’adeguamento supino ai diktat israeliani. In realtà, quando Erdoğan insiste che la controversia sul nucleare iraniano deve essere risolta diplomaticamente[3] , svolge precisamente quell’attività di mediazione che la Nirenstein gli rimprovera di aver interrotto. Il problema, per i sionisti, è che la svolge da capo di stato, come del resto Chavez (che non è nemmeno musulmano) e non da uomo di paglia e/o da complice di Israele, come accadeva quando i governanti turchi erano espressione della casta militare massonica.

    Sui militari turchi “imprigionati dal governo”. Nirenstein si riferisce all’”affare Ergenekon”, al progetto cioè di colpo di stato della “Gladio del Bosforo” per rovesciare il governo di Erdoğan[4] . In realtà, alla Nirenstein è “sfuggito” il fatto che i militari in questione non sono stati arrestati “dal governo” ma dalla magistratura[5] (la Turchia è pur sempre una democrazia, pur se non indulgente con i misfatti israeliani), che dei 22 alti ufficiali rimessi in libertà la settimana scorsa ne sono stati riarrestati 21 [6] , e che, se è vero che il procuratore capo di Istanbul ha sollevato dall’incarico i tre magistrati che stavano indagando sul complotto, tale decisione è stata ampiamente criticata in Turchia da svariati giuristi di chiara fama[7] , anche perché – particolare non irrilevante – a quanto pare il detto procuratore capo figura nell’elenco dei magistrati che sarebbero stati confermati nell’incarico in caso di riuscita del colpo di stato[8].

    Sul carattere “islamista” del progetto di riforma costituzionale presentato da Erdoğan. Cosa c’è di islamista in una riforma che voglia rafforzare l’esecutivo “mettendo in subordine il militare e il giudiziario”? Ammesso, e non concesso, che si tratti puramente di “subordine” e non di un doveroso riequilibrio dei poteri (lodato da importanti esponenti del Parlamento europeo[9] ), davvero è così scandaloso che, in democrazia, i militari accusati di reati contro lo stato possano finalmente essere giudicati dai tribunali civili, invece che esclusivamente da quelli militari[10]

    Andrea Carancini
    Fonte: http://andreacarancini.blogspot.com/
    Link: http://andreacarancini.blogspot.com/2010/04/lodio-di-fiamma-nirenstein-contro.html
    8.04.2010

    Questo è il livello degli opinionisti che trovano usbergo sul giornale del Banana.

    [1] http://www.ilgiornale.it/esteri/la_tv_turca_attacca_israele_e_fa_infuriare_pure_palestinesi/07-04-2010/articolo-id=435416-page=0-comments=1
    [2] http://andreacarancini.blogspot.com/2010/02/erdogan-israele-minaccia-la-pace-nel.html
    [3] http://andreacarancini.blogspot.com/2010/04/erdogan-contrario-nuove-sanzioni-contro.html
    [4] http://andreacarancini.blogspot.com/2010/02/erdogan-un-altro-morobondo.html
    [5] http://www.todayszaman.com/tz-web/news-206759-experts-suspects-could-destroy-evidence-in-sledgehammer-case.html
    [6] http://www.todayszaman.com/tz-web/news-206431-101-court-reverses-kubans-ruling-to-release-21-sledgehammer-suspects.html
    [7] http://www.todayszaman.com/tz-web/news-206759-experts-suspects-could-destroy-evidence-in-sledgehammer-case.html
    [8]Ibidem. “Controversial chief prosecutor would serve as prosecutor under martial law, documents reveal”: “I documenti rivelano che il controverso procuratore capo avrebbe fatto il procuratore sotto la legge marziale”.
    [9] http://www.todayszaman.com/tz-web/news-205709-europe-backs-aqua-aquareform-chartreuse-chartreusepackage-urges-civilian-constitution.html
    [10] http://www.todayszaman.com/tz-web/news-205078-turkish-government-seeks-to-reform-constitution.html

  • vic

    Fi’: Dimmi pa’, chi creo’ la luce?
    Pa’: Dio disse “Sia la luce” e la luce fu’, figliolo.
    Fi’: Ed il Kuwait, chi creo’ il Kuwait?
    Pa’: Il Regno Illuminato disse “Let Kuwait be” ed il Kuwait fu’.
    Fi’: L’Iraq, chi lo creo’ quello?
    Pa’: Sempre il Regno disse: “Let Iraq be” …
    Fi’: … e l’Iraq fu’. Posso continuare da solo con la giaculatoria, pa’?
    Pa’: Prego figliolo, giuacula.
    Fi’ (con tono imperiale): Poi il Regno disse “Let Pakistan be” ed il Pakistan fu’.
    Pa’ (fischietta): fiii fuuu.
    Fi’: Spegni la luce, pa’. Buona notte.
    Pa’: Notte.

  • Tonguessy

    Cominciano a delinearsi gli scenari post-USA. Così come i “barbari” irruppero nelle roccaforti dell’impero romano, così forze esterne stanno testando a spallate la tenuta di certe posizioni. Staremo a sentire cos’ha da dirci Obama, semmai dirà qualcosa. L’attacco è indiretto, ma merita attenzione.

  • maumau1

    mentre i media parlano di rinascita economica USA ,in realtò gli USA crollano anche militarmente..

    ‘pagliacci,come accadeva quando i governanti turchi erano espressione della casta militare massonica.”
    e quando appunto la stessa casta militare massonica dei giovani turchi spinti dal sionismo e dalla finanza internazionale diededo vita al genocidio armeno compiuto in due fasi..
    con Erdogan si è spezzato questo rapporto di sudditanza…

    ciao

  • vimana2

    Solidarietà totale ad erdogan e a tutti quei paesi islamici che stanno facendo da baluardo di resistenza contro Sion, in particolare, siria, giordania, afghanistan, Iran e Turchia!

  • wld

    Ormai regna il freddo invernale tra Obama e Netanyahu, leggendo qua e la su alcuni giornali internazionali sembrerebbe che che l’immagine degli USA venga danneggiata non poco nel Medio oriente, almeno per quello che scrive Akiva Eldar del quotidiano Haaretz. Non si può dire che Netanyahu abbia avuto un grande successo nella visita a Washington, anzi è stato trattato con molta freddezza dal presidente Obama, forse per lo scarso controllo che ha sul suo governo. Tutto questo va visto anche in un contesto che l’ottanta per cento degli Ebrei che ha votato per Obama, molto probabilmente si aspettano un radicale cambiamento della politica Americana verso gli Israeliani. L’era Bush ha fallito clamorosamente, quindi Obama dovrebbe essere il “nuovo” che avanza, quindi non c’è da stupirsi se anche la Turchia prenda posizione sulla nuova politica USA. Quell’area comunque rimane strategica per l’energia fossile, e gli USA (ormai fallimentari) non possono permettersi una nuova crisi a livello planetario e proprio dove quelle energie sono ubicate.

  • GRATIS

    L’elemento che viene fuori è che la pubblicistica sionista, sia essa stampata sul Giornale, che diffusa dal tg3, (con il volto allucinatamente entusiastico di una venduta come la Botteri) (per non parlare delle pasionarie antitalebane e filoisraeliane del Manifesto – con la Sgrena in capo -) viene in molti casi coniugata al femminile, in evidente continuità ed emulazione della Fallaci.

  • astabada

    Ciao quello che dici sul genocidio armeno e’ davvero inaudito, potresti citare la/le fonti?

    Grazie,

    astabada

  • kiteni

    Et voilà, finalmente la Turchia si accorge che il suo futuro è in Asia come d’altronde fu il suo antico passato e come é tuttora il suo conflittivo presente. Questa storia per allocchi di una adesione turca alla UE finirá per evaporare definitivamente e presto potremmo ritrovarci con un Oriente piú forte e deciso. Riguardo Israele é evidente che é in mano a degli scriteriati fanatico-criminali ma democraticamente eletti, cosa che peggiora la situazione. Si tratta di un paese allo sbando sia sociale che morale e malgrado le apparenze anche molto debole sul piano militare. Mi si dirá che deliro ad affermare una cosa del genere ma considerate il fatto che Israele non possiede un entroterra strategico. In altre parole il suo territorio é diminuto e in caso di conflitto maggiore perderebbero tutto, con o senza arsenale atomico. Il loro é un mega bluff che ha funzionato piú per indifferenza e passivitá generali che per una loro ipotetica invincibilitá. Bueno, lasciamo da parte l’accozzaglia sionista e ritorniamo alla Turchia. Personalmente ho apprezzato gli interventi di Erdogan non fosse per il fatto che sono trent’anni che aspetto qualcosa del genere da parte di un capo di governo della regione. Non posso peró dimenticare che Erdogan é un “maldido politico”, vedi la questione kurda di cui non si parla mai o quasi. Saludos.