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SICURI CHE GHEDDAFI STIA PERDENDO ? OCCHIO AL DOPO

DI MARCELLO FOA
blog.ilgiornale.it

Pochi giorni fa ho scritto un articolo in cui invitavo i lettori a diffidare sia dei proclami dei rivoltosi che di quelli del regime. Potete leggerlo qui ed è ancora attuale. Come in altre crisi internazionali, non sappiamo con precisione quale sia la situazione sul terreno. Quanti sono i morti? Quali le città cadute?

Un lettore, Andrea Paglialunga, che opera nel Nord Africa, mi ha inviato un’email, dalla quale risulterebbe che a Misurata, contrariamente a quanto hanno riferito le agenzie di stampa, tra giovedì e venerdì sarebbe successo ben poco.

Testimonianza significativa, che rafforza la mia cautela. Siamo proprio sicuri che Gheddafi stia perdendo? Io no. E inizio a temere il dopo.Poco fa il Colonnello ha pronunciato un discorso lunghissimo e come sempre delirante. Con un’importante novità, però: minaccia di sostituire le compagnie petrolifere occidentali con quelle cinesi. E non bisogna dimenticare i suoi ingenti investimenti in tutto l’Occidente: l’impero finanziario del Colonnello è molto esteso con ramificazioni in importanti compagnie europee, come ha ricordato il Sole 24 Ore in questo articolo. E non è un mistero che Gheddafi sia vendicativo…

Dunque si profilano scenari negativi per noi occidentali e in particolare per l’Italia, perlomeno a breve.

a) La rivolta continua, Gheddafi resiste, scoppia una guerra civile con decine di migliaia di morti e una forte instabilità nella regione; prima dell’avvento di un nuovo regime più stabile. Risultato: tragedia umana e ondata di profughi

b) La Libia viene di fatto divisa in due, l’Occidente impone una no-fly zone, Gheddafi resta al potere ma isolato dal mondo; si ricrea la situazione dell’Irak tra il 1991 e il 2003; insomma Gheddafi come Saddam. Risultato: a rischio le forniture energetiche all’Italia

e) Gheddafi rimane al potere e regola i conti con i Paesi che lo hanno tradito usando l’arma finanziaria e quella energetica. Risultato: potete immaginarlo da soli…

Esiste un quarto scenario: la fuga, magari concordata, del Colonnello in Venezuela o a Cuba, insomma l’esilio. L’esito perfetto, per tutti, ma anche il più improbabile. Se non ha abbandonato finora, Gheddafi si batterà fino all’ultimo.

O sbaglio? Prepariamoci, questa crisi rischia di durare a lungo e di non essere affatto gestibile. A una manciata di chilometri dalle nostre coste…

Ecco la mail di Andrea Paglialunga, che ripropongo con la sua autorizzazione:

Egregio Sig. Foa,

Ho avuto modo in questi giorni di leggere i suoi articoli dove parla della questione Libica e in generale delle zone in fermento in questi ultimi mesi. Non sono un politologo, un analista o un esperto, quindi mi perdonerà se alcune mie domande le sembreranno banali o scontate.
Lavoro da oltre dieci anni con il Medio Oriente e il Nord Africa. Ho avuto modo di organizzare reti commerciali in quelle aree. Per cui ho sviluppato anche relazioni personali importanti, amicizie solide. Senza contare che ho vissuto per oltre un anno a Dubai e altrettanto in Kuwait. Premesso questo, le confesso che ho davvero molti dubbi su quello che leggo sui giornali o sento alle televisioni.

1. Bahrain: mi saprebbe spiegare come sia possibile una sommossa in quel piccolo emirato dove la popolazione locale non vede limitate le proprie libertà, dove é ammessa, aiutata e incoraggiata l’attività imprenditoriale privata, dove non ci sono drammatiche condizioni di malcontento sociale (ho fatto riferimento ai locali ed ho escluso expat provenienti da Pakistan, India o Cina che vengono reclutati con contratti annuali, che hanno stipendi da miseria, che vivono in 15 in un appartamento ma che comunque vedono quella condizione come un’opportunità se paragonata alle condizioni di vita dei luoghi da dove provengono)?

2. Ho parlato proprio ieri con due clienti Libici. Due importatori che lavorano nel settore dei materiali per costruzioni. Uno di Misurata e l’altro di Tripoli. Sono di generazioni diverse, uno di circa 70 anni l’altro di meno di 40, quindi neanche accomunabili ad esperienze e storie simili.
Ho chiesto loro prima di tutto della situazione personale e sono rimasto esterrefatto. Quello di Misurata oggi ha riaperto il negozio dopo essere stato chiuso una settimana, per cautela. Mi ha detto di aver sentito qualche sparo, ma niente di più. Nessuna difficoltà nel vicino porto o problemi di ordine pubblico.
Ho pensato, é lontano dalla Capitale, vive in una zona tranquilla, non ha notizie in quanto le fonti informative non sono attendibili, così ho provato con quello di Tripoli. Mi ha detto che di Aerei non ne ha visti, giusto qualche elicottero, poi mi ha rassicurato dicendomi che giovedì scorso era andato in Banca per verificare che il bonifico che deve farmi non fosse bloccato.
HA LETTO BENE. Giovedì scorso lo sportello della banca era aperto e funzionante. Mi ha detto inoltre di aver sentito anche lui spari .. L’ultima settimana è stata un po’ tesa, ma di guerriglia neanche l’ombra.

Adesso, posso immaginare che non mi dica la verità. Che abbia timore di essere intercettato o non so cosa. Ma le assicuro che non mi é sembrato diverso da come é solitamente, era solo un po’ preoccupato perché il flusso di clienti è sceso gli ultimi 10 giorni e probabilmente si vedrà costretto a spostare le date legate al programma che abbiamo stabilito ad inizio anno.

Confesso che non so cosa pensare

Marcello Foa
Fonte: http://blog.ilgiornale.it
Link: http://blog.ilgiornale.it/foa/2011/03/02/sicuri-che-gheddafi-stia-perdendo-attenti-al-dopo/
2.03.2011

Pubblicato da Davide

  • stefanodandrea

    Sulla Libia notizie confortanti, che confermano quanto intuito dalla maggior parte di lettori di CDC e lasciano ben sperare.

    Sul Bahrain, dite al sig. Paglialunga che la logica dice che le rivolte possono avvenire per ottenere libertà che non ci sono ma anche per estinguere libertà che ci sono. Cosa crede che in occidente nei prossimi secoli non ci saranno più rivolte? Esse aspireranno a eliminare talune libertà (o, preferibilmente, ma il mio è solo un augurio, alcuni poteri).
    Ditegli inoltre che le rivolte possono avvenire per conquistare il potere (sia fine a sé stesso sia per una diversa politica, interna o estera). Noi in occidente siamo liberi, ma non abbiamo alcun potere. Il sig. Paglialunga, evidentemente, è interessato solo a commerciare e crede che tutti siano come lui. Grazie al cielo non è vero

  • terzaposizione

    Se Gheddafi rimane al potere vedremo che numeri da Mastella farà il suo padrone per rimanere in affari con Isso.
    Colonnello faccia una mossa spettacolare,lei che è vendicativo : desecreti i suoi documenti su Ustica,vedremo quanto durerà il ns.impegno nella NATO una volta conosciuto l’Alleato che tirato giù il DC9.

  • attiliohollige

    l’articolo è più delirante dei discorsi di gheddafi!
    e poi:
    ….Noi in occidente siamo liberi,….

    hahahahahahahahahahahahaha che comicità irresistibile!

  • buran

    Articoli come questo http://www.repubblica.it/esteri/2011/03/03/news/fronte_guerra-13114140/?ref=HREA-1
    sembrano tratti pari pari dai filmini LUCE del tempo che fu. Che senso ha mandare un inviato (ammesso che sia davvero lì) se riferisce solo le cose per sentito dire?

  • Giancarlo54

    Riguardo all’Italia, Berlusconi ha dimostrato ancora una volta di essere un cialtrone, sia chiaro che quelli che sono i suoi oppositori sono ancora più cialtroni di lui, voglio proprio ridere se Gheddafi dovesse vincere, voglio proprio vedere la faccia di tutti……

  • Tetris1917

    In questi giorni si stanno accavallando le ipotesi piu’ strampalate, oltre dal main stream ufficiale, anche su siti alternativi, non si riesce a capire una benemerita…..anche perche’ ci sono punti di fondo irrisolti:
    1) La Tunisia a che punto e’?
    2) L’Egitto a che punto e’?
    3) La fascia mediorientale Yemen ecc.. a che punto e’?

    Si parlava di un intervento diretto americano. Benissimo: no fly zone. Bombardamenti stile Serbia, produrrebbero un’ ondata di profughi che andrebbero a premere ai confini dell’occidente, con conseguenze sociali evidenti. La Cina e la Russia non accettano la soluzione (vedere quello che ho allegato sotto, preso da rainews24.it); e tutto diventa di nuovo ingestibile per l’occidente. Se Gheddafi riprendesse il potere, per i rivoltosi si aprirebbe la via dell’esilio. E dove? Verso l’occidente. Quindi come la mettiamo-mettiamo, questa situazione e’ un punto di non ritorno e gli equilibri ne risulteranno notevolmente alterati, a discapito soprattutto delle nazioni Europee affacciate sul mediterraneo. La Cina e la Russia ne escono piu’ rafforzate e l’America comunque deve prendere atto che il suo declino non e’ solo interno, ma sistemico generalizzato. Obama puo’ pompare e drogare come vuole l’economia. La sua dipartita e’ solo accelerata, comunque.


    La gigantesca Somalia libica
    Se l’intervento internazionale sulla Libia non sara’ valutato con estrema cautela, “c’e’ il rischio che la Libia sprofondi nel caos e si trasformi in una gigantesca Somalia”: lo ha detto il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, nella audizione in corso alla Commissione Affari Esteri del Senato americano.

    No Fly zone
    Il processo decisionale per stabilire sulla Libia una no fly zone richiedera’ tempo, e se verra’ stabilita, sara’ frutto di una decisione che e’ ancora “lontana”: lo ha detto il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, parlando alla Commissione Affari Esteri del Senato Usa.
    L’attacco alla Libia
    Il ministro della difesa americano Robert Gates ha detto oggi che la creazione di una ‘no-fly zone’ richiederebbe un attacco contro la Libia.
    “Diciamo le cose come stanno. Una ‘no-fly zone’ inizia con un attacco contro la Libia per distruggere le sue difese aeree”, ha detto il ministro Gates durante una audizione al Congresso.
    “Solo dopo un attacco del genere sarebbe possibile far volare i nostri aeroplani sul paese senza la preoccupazione che i nostri piloti possano essere abbattuti”, ha aggiunto il capo del Pentagono.
    Mentre gli Stati Uniti raffreddano l’ipotesi di una no flyzone sulla Libia che oltre tutto non troverebbe una sponda Onu alla luce del ‘no’ della Cina (e quasi sicuramente della Russia) in Consiglio di Sicurezza, il ministro degli Esteri, in una intervista ad Avvenire, fa il punto sull’impegno del Governo italiano nella crisi libica.