SICUREZZA E AL LUPO AL LUPO

blank

DI SANDRO PROVVISIONATO
La Voce della Campania

Siamo in una fase storica contrassegnata da un dato con cui e’ impossibile non fare i conti: la realta’ soccombe di fronte alla prepotente percezione della realta’ (indotta dai media) da parte della maggioranza dei cittadini. Cio’ che conta non sono i fatti ma l’immaginazione degli stessi, la loro elaborazione e generalizzazione, il modo in cui vengono comunicati. Un esempio: il pacchetto sicurezza appena varato dal nuovo governo. Ce lo stiamo ripetendo fino alla noia: i dati ufficiali, quelli per intenderci del ministero dell’Interno, ci dicono che l’Italia negli ultimi 15 anni non e’ mai stato un paese cosi’ sicuro.

Tutti i reati, ad eccezione di uno, sono in calo, un calo addirittura vistoso se ci riferiamo al delitto piu’ grave in assoluto: l’omicidio. Nel 2006, ultimo anno per il quale disponiamo di dati definitivi, gli omicidi sono stati 621, 393 in meno rispetto al 1995, addirittura 1.280 in meno rispetto al 1991. Come dire che in 15 anni appena gli omicidi in Italia si sono ridotti ad un terzo. Emblematico il caso Napoli, citta’ che i telegiornali di casa nostra continuano a dipingere come la piu’ insicura d’Italia: il tasso di omicidi ogni 100 mila abitanti e’ passato dal 9,1 del 1990 al 3,3 del 2006. La stessa tendenza la si riscontra nella tipologia del reato di omicidio: negli ultimi 15 anni quelli della criminalita’ organizzata sono passati da 709 su 1901 a 121 su 621. Quelli conseguenti a furto o rapina: da 120 a 53. Gli unici in aumento sono quelli passionali o commessi in ambito familiare: da 97 a 192. Come dire che nel 2006 un delitto su tre e’ stato commesso in ambito familiare e quindi, se proprio dobbiamo cercare il “luogo della paura”, possiamo trovarlo all’interno di quello che per paradosso dovrebbe essere il “luogo piu’ sicuro”: le nostre pareti domestiche. Rispetto a questi dati, evidenti nella loro chiarezza, da dove nasce il senso di insicurezza e di paura che sembra attraversare l’intera penisola? Per trovare un aggancio della percezione della paura con la realta’ bisogna allora frugare piu’ a fondo nelle cifre, specie in quelle relative. Un dato emerge: l’incidenza degli stranieri che commettono reati sul nostro patrio suolo e’ decisamente piu’ alto della stessa incidenza di stranieri in Italia.

Nel 1988 gli stranieri in Italia rappresentavano lo 0,8% della popolazione, gli arrestati erano il 6%. Nel 2006 il divario e’ aumentato dal 5% al 33%: come dire che se gli stranieri in Italia sono uno ogni 20 italiani, quelli che finiscono in galera sono uno ogni tre italiani. Un dato confermato da quello sulla presenza nelle carceri italiane, che sono stracolme di stranieri. Altri due dati completano il quadro: i reati per cui gli stranieri vanno in carcere sono nell’ordine: borseggio, rapina e furto in abitazione, rapina in strada, ossia quei reati che, pur non essendo gravissimi, destano rabbia individuale e insicurezza sociale. Reati commessi soprattutto da cittadini Rom e spesso impropriamente catalogati e quindi confusi come cittadini romeni. Attenzione: gli stranieri regolari hanno indici di criminalita’ identici agli italiani.

A delinquere sono soprattutto gli irregolari, i cosiddetti clandestini che – stando alle nuove norme – diventerebbero criminali d’ora in avanti anche senza commettere reati, ma semplicemente appena entrati in Italia. Ma il dato piu’ sorprendente e’ un altro. Chi sono gli immigrati clandestini? Quelli che sbarcano in Sicilia? Quelli che varcano illegalmente le nostre frontiere? No. I dati del ministero dell’Interno ci dicono che il 64% di clandestini sono i cosiddetti ovestayers, ossia gli immigrati entrati legalmente in Italia con tanto di visto e rimasti oltre la scadenza del visto stesso. Quindi ne’ sans papiers, ne’ persone da stipate nei lager dei CPT fino a 18 mesi in attesa di identificazione, ma persone gia’ schedate nelle ambasciate e ai posti di frontiera. Se andiamo al fondo del problema sicurezza, stante il calo generalizzato dei reati, stante l’aumento dei piccoli e medi reati commessi soprattutto dai Rom, stante la presenza dei Rom in Italia stimata in appena 170 mila unita’ (la Spagna ne ha 800 mila), di cui la meta’ cittadini italiani, resta una domanda. E’ mai possibile che il settimo Paese piu’ industrializzato del mondo sia in preda al panico per cosi’ poco? Cio’ che spaventa tanto le persone, specie le piu’ deboli, e’ davvero legato alla criminalita’ o a qualcosa di diverso che per semplificare chiameremo “familiarita’ dei luoghi”? Il prato davanti a casa che ora e’ una baraccopoli, l’uscita dalla stazioncina che ora e’ frequentato da spacciatori e prostitute, il giardinetto di quartiere diventato infrequentabile? Ma tutto questo non e’ solo un normalissimo problema di ordine pubblico che risolve con interventi strutturali di accoglienza e una maggior presenza sul territorio di polizia, carabinieri, vigili urbani?

La risposta allora non sta nelle ronde padane per ora (cosi’ dicono) munite solo di cellulare (a che serve? A chiamare la polizia? Perche’ la polizia non c’e’?) e nei pacchetti sicurezza bipartizan che si dimostrano sempre armi spuntate contro la realta’ e quindi solo esercizi di parata che lasciano intatti e irrisolti i problemi. Ricordate la povera signora Reggiani brutalmente assassinata a Roma da uno straniero lungo un vialetto sterrato e non illuminato alla fermata di un trenino? Bene. un anno dopo quel vialetto e’ ancora sterrato e non illuminato. Il comune (Veltroni o Alemanno e’ lo stesso) non ha mai pensato di asfaltare e illuminare una stradina. Forse qualcuno si aspetta un nuovo caso Reggiani per poi poter gridare “al lupo, al lupo” tra gli applausi di chi da’ fuoco ai campi nomadi? Il sospetto e’ piu’ che fondato.

Sandro Provvisionato
Fonte: www.lavocedellevoci.it
Link: http://www.lavocedellevoci.it/inchieste1.php?id=153
5.06.08

Potrebbe piacerti anche
blank
Notifica di
5 Commenti
vecchi
nuovi più votati
Inline Feedbacks
View all comments
5
0
È il momento di condividere le tue opinionix
()
x