SIAMO TUTTE OCHE. L'INCHIESTA DI REPORT

SIAMO TUTTE OCHE. L'INCHIESTA DI REPORT

DI JUANARIA PIROMALLO

ilfattoquotidiano.it

Non metterò più un piumino Moncler! E dovrebbero fare lo stesso tutti quelli che come me ieri sera erano inchiodati a guardare “Siamo tutte oche”, la magistrale inchiesta di Report della sempre vigile Milena Gabanelli. Ha rischiato di essere “inforcata” da un allevatore di oche in Ungheria la bravissima giornalista Sabrina Giannini mentre indagava sull’illegale pratica della “spiumatura”. Oche blindate come in un lager. Non bisogna essere animalisti per farsi venire la pelle d’oca (ops, pardon per il calambour) nel vedere come vengono strappate le piume, il più veloce possibile, per l’equivalente di 30 centesimi di euro ad animale.

Il risultato è: 100% di animali feriti e sanguinanti, il 20% in modo grave con conseguenze letali, dopo lunga agonia. Trattamento crudele al quale vengono sottoposte quattro volte all’anno. Eppure le normative europee vietano una simile atrocità sull’animale. L’Ue consentirebbe l’utilizzo sul mercato di piumino d’oca ricavato solo dalla pettinatura. Figurarsi!

Parte di questo mercato va a riempire giubbini e giacconi Moncler. Remo Ruffini aveva recuperato negli anni 90, una vecchia azienda, Moncler, in tempi lontani fornitrice di alpinisti e maestri di sci, poi simbolo del paninaro anni 80, ma ormai brand in declino. Comasco e testardo, di studiare non ne voleva sapere, diplomato ragioniere, quanto basta per farsi due conti. Con l’aiuto finanziario del fondo Carlyle, la cura Ruffini funziona: il fatturato cresce, lui si quota in borsa, a questo punto si delocalizza. Non produce più in Italia e va in Moldavia, Romania. Ma la vera chicca sta nella Transnistria (giuro non conoscevo l’esistenza), Stato autoproclamatosi facente parte del territorio della Moldavia, dove i giornalisti non sono i benvenuti e i prezzi di produzione ancora più bassi. E la qualità del prodotto pure.

A conti fatti, il risparmio su ogni capo, rispetto alla produzione quando era eseguita in Italia, sarebbe di 30 euro. Risparmio che, su un piumino che in boutique costa intorno ai mille euro, è veramente irrilevante.

Caro Remo, un modesto suggerimento, dopo questa globale figuraccia, ritorna a produrre in Italia, magari ancora un po’ là, in provincia di Lecce, dove dopo il tuo improvviso “abbandono” hanno dovuto licenziare qualche centinaio di operai. Certo hai investito molto sulla seduzione del marchio, sulla pubblicità, d’impatto le foto a doppia pagina sul Corriere della Sera. Splendida la campagna invernale a firma Anne Leibovitz, molto cool. Oggi vesti Madonna, Carolina di Monaco e altre celebrity, sorridi soddisfatto dal tuo chalet di Sankt Moritz sul patinato AD. Ma non credi che un prodotto di lusso viva anche della sua dignità d’origine?

Prendi esempio da Brunello Cucinelli (lui non si è sottratto alle domande della Giannini) e alla faccia del made in Italy produce tutto in Italia, le ragazze fresche di assunzioni sono fiere di fare le sarte, si accontenta di un profitto di un 9% e i suoi azionisti sono più che soddisfatti. Leggo invece su “Investire Oggi”, che hai chiuso il 2013 in forte crescita di fatturato e utile. Per l’esattezza la società dei piumini Moncler ha chiuso il 2013 con un utile netto normalizzato in crescita del 17% a 96,3 milioni di euro, grazie a un fatturato anch’esso cresciuto del 19% a 580,6 milioni. Il tutto Made in Moldavia. Quasi quasi preferisco il “pataccato” Moncler di piume sintetiche.

P.S. E pensare che avevo simpatia per l’Ungheria, se non altro per aver dato i natali alla protagonista del “Il sacrificio di Eva Izsak” (ChiareLettere)

Januaria Piromallo

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/03/non-mettero-piumino-moncler/1187629/

3.11.2014

VIDEO DELLA PUNTATA CLICCA QUI

Commenti (30)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Nascondi area commenti 10 caricati
    1. Dostojevskij 5 novembre 2014

      Non ho tempo per approfondire l'ennesima ondata di disgusto pubblico telecomandato, mi balza giusto agli occhi questo nome: Transnistria. La regione è da diverso tempo in stato di agitazione e c'è una forse spinta verso la Russia e da quando la situazione Ucraina si è infiammata le varie secessioni stanno per fare fronte comune. Ad occhio direi che se fai affari in quelle zone sei in qualche modo considerato vicino a quella cerchia di imprenditori che guardano troppo a est, oltre il parco giochi della Nato dove invece tutto è permesso.

      Mettici la stoccata a chi produce in Ungheria e c'hai un paio di piccioni con una fava. Non conosco il signor Ruffini ma, sempre ad occhio e se il ragionamento di prima è corretto, dovrebbe ritenersi fortunato che il suo jet privato non si sia schiantato su uno spazzaneve guidato da un ubriaco che non ha bevuto (cit.)
    1. yakoviev 5 novembre 2014

      Discorsi che posso anche condividere, tranne l'ultimo. Mi pare che si tratti di un'"azienda italiana" solo a livello nominale, perchè il proprietario ne ha la cittadinanza, ma una delle mosse del suddetto proprietario è stata proprio la delocalizzazione della produzione che prima veniva fatta in Puglia.

    1. yakoviev 5 novembre 2014

      Credo che sia un fan di Renzi, comunque Renzi lo ha citato come esempio di imprenditoria italica positiva.

    1. clausneghe 5 novembre 2014

      Bravo!

    1. storpio 5 novembre 2014

      Dato che tutto ció che esce da quella scatoletta di merda che propina una fila di cagate una peggio dell'altra, mi sorge spontanea una domanda.

      Non certo per difendere sta minchia di moncler..
      Ma sto Remo Ruffini, se non erro, ha già visto un calo in borsa il giorno dopo la trasmissione..
      Non é che questo elemento stava in qualche modo disallineandosi dalla dittatura..?!?!
      Non ho alcuna prova in merito è solo un sentore, un qualcosa che non quadra..

      Che non sia un mini berlusconi che vuol fare il galletto sfidando il sistema e tac..
      Na mozzata alle gambe giusto per farti capire chi comanda.

    1. LuigiFabozzi 5 novembre 2014

      quel che mi stupisce è che le persone s'indignano...

      ma dove credevate le prendessero le piume?
      il fatto è che siccome adesso va di moda si dirà tutti contro il moncler

      io lo so da dove vengono le piume... e per questo non prendo mai oggetti fatti con pezzi di animali.

      voi domandatevi PRIMA che REPORT faccia una "magistrale" inchiesta, da dove vengono tutte le cose che usate.


    1. uomospeciale 5 novembre 2014

      A parte la crudeltà dello "piumaggio" ormai le fibre sintetiche hanno superato da almeno 20 anni le prestazioni termiche delle migliori imbottiture in piuma o in lana, oltre ad essere molto più igieniche e molto meno soggette a muffe, o proliferazioni di batteri, acari, e altre bestiacce schifose.

      Se la gente provasse un po' a vedere al microscopio che razza di "fauna" si sviluppa dentro un piumino o su una pelliccia, dopo appena poche settimane di utilizzo, gli passerebbe per sempre la voglia di metterseli.
      Dopotutto sono pezzi di cadavere, no?

      Insomma mettersi addosso la pelle, le piume, o il pelo di un'animale con le fin troppe alternative artificiali enormemente più efficienti, pulite, ed economiche che sono disponibili oggi, non è solo di pessimo gusto, ma è anche stupido.




    1. neutrino 4 novembre 2014

      ... ma è così difficile per l'acquirente tipo di una giacca Moncler rinunciare alla piuma naturale?


      Prima della moda dei 'paninari' non era così comune avere una giacca in piumino d'oca, a quanto mi ricordi. Se non altro per il prezzo, che pochi si potevano permettere.

      Oggi per capi tecnici la piuma è spesso sconsigliata, a favore di alternative sintetiche, perché si impregna facilmente di sudore, e perde la capacità isolante.

      Non ci vuole molto a capire che se l'imbottitura di una giacca è fatta di piuma d'oca, qualche oca deve averci rimesso qualcosa.. anche se onestamente non mi aspettavo tanta crudeltà.

      Ma è spesso il caso, quando si tratta di grandi volumi, magari per un tempo limitato, come accade per le mode effimere spinte dal marketing, che si cerchino scorciatoie, per aumentare la produzione rapidamente, senza fare esplodere i costi.

      Il produttore è ovviamente responsabile. Ma i consumatori, quantomeno per la leggerezza con cui si disinteressano dell'origine di ciò che comprano, sono responsabili anch'essi. E con l'aggravante, a mio parere, dei 'futili motivi'. Cioè l'acquisto di un capo non indispensabile, solo per seguire in massa l'ultima suggestione markettara.




    1. clausneghe 4 novembre 2014

      Sono quasi tutti così, i nostri "padroni". Ignoranti, insensibili, arricchiti volgari senza un minimo di morale. Per i soldi vanno in Moldavia o li attirano qui, i Moldavi, e poi magari li disprezzano e votano Lega, i padrù e padrunsì.

      Mi piacerebbe vedere all'opera, qui e ora, il fantasma dei Soviet, le guardie rosse che fucilavano i grassi kulaki.. Ma peggio di loro è il Sistema marcio che gli permette di fare quello che vogliono, compreso avvelenare e inquinare, senza quasi pagare fio. Padroni, Finanza, Politici e falsa informazione, eccovi il peggio.
    1. makkia 4 novembre 2014

      Ma Sabrina Giannini non è il sicario che, sempre tramite Report, aveva "terminato" il "seccante" Antonio Di Pietro per conto dei padroni del vapore di allora, con un'inchiesta dove spacciava le particelle catastali per case? (aiutino: un pollaio può essere una particella, un terreno ne può comprendere anche trenta)

      "uh-oh... mi è semblato di vedele un gatto..."

      Che poi ha ammesso di "aver fatto un po' di confusione" ma mantenendo "la validità di fondo dell'inchiesta".
      E' riuscita dove decine di accuse simili avevano fallito, finendo in tribunale con pagamenti a Tonino di centinaia di migliaia di euro di risarcimenti per diffamazione.

      "Sì, sì: è ploplio lei!"

      E adesso Moncler.

      Da chi avrà avuto il "contratto", la nostra dinamica killer? L'avranno contattata nelle darknet con pagamento in bitcoin?



      E quanto alla Piromallo, lo mangia il paté sui crostini di natale? Lo sa che il fois gras si ottiene facendo ammalare di fegato le oche con ingozzamenti forzati? (il fegato ingrossato a dismisura pesa di più a parità di oca).
      Lo sa che sia l'ingrasso che la spiumatura al vivo sono metodi tradizionali della cultura contadina e non "becere manovre del capitalismo nostrano"?
      Lo sa che il piumino pettorale perde le caratteristiche di morbidezza e impermeabilità se estirpato dalla carogna? Che non sarebbe diverso dalla robaccia dei piumini di Ikea o cinesi (buoni come sudarii e di molto inferiori a una normale coperta di lana)?

      Ah, ma certo, che stupido! Il fois gras è un prodotto francese. Non è mica un'azienda italiana.
      Sono quelle italiane che devono andare in merda ed essere comprate con un piatto di lenticchie da qualche crucco o ammarracano.

Visualizzati 10 di 30 commenti approvati.