Home / ComeDonChisciotte / SETTANT’ANNI OR SONO, MA NON LI DIMOSTRA. UN PASSATO CHE NON PASSA

SETTANT’ANNI OR SONO, MA NON LI DIMOSTRA. UN PASSATO CHE NON PASSA

DI FRANCO CARDINI
francocardini.net

Seconda guerra mondiale, 70 anni fa l’inizio

Sono comode, le idées récues. Prendete la seconda guerra mondiale. Tutta colpa del genio malefico di Adolf Hitler. Che di colpe ne ebbe senza dubbio molte. Ma le cose stanno in modo diverso, sono più complicate. Nella longue durée delle vicende europee, tra 1648 e 1659 l’Europa dissanguata dalla guerre di religione mise a punto lo ius publicum europaeum e un sistema di controlli incrociati che rese possibile un lungo periodo di equilibrio e di guerre limitate. Con il 1789 e l’invenzione sia della “guerra ideologica “ (una laicizzazione della Guerra Santa che era andata disperdendosi dalla fine del Seicento?) e della “guerra totale”, si aprì un Todtentanz che in varie fasi condusse a quello che Oswald Spengler avrebbe definito l’Untergang des Abendlandes, ma che oggi possiamo meglio qualificare – ora che i concetti di Europa e di Occidente si sono andati reciprocamente allontanando, per quanto siano in molti a sostenere istericamente il contrario – come il suicidio d’Europa.
Settant’anni, ma non li dimostra. Nella storia vi sono cose magari recenti o molto recenti, e che sembrano remote o sono addirittura dimenticate, almeno dal grande pubblico: chi si ricorda più, ormai, di Pompidou o di Eltsin? E cose, invece, presenti o addirittura incombenti, “passati-che-non-passano”.

Così la seconda guerra mondiale. Libri, cinema, perfino war games e “giochi di ruolo”. A Parigi, questa settimana, il best seller venduto a centinaia di migliaia di copie è il “numero speciale” della rivista “Le Point” dedicato ad Adolf Hitler; nelle polemiche massmediali, il confronto col nazismo o il richiamo alla seconda guerra mondiale sono obbligati. E’ “normale” definire “nuovo Hitler” il tiranno del momento, anche quando il paragone appare strampalato; va di moda citare l’arrendevolezza delle democrazie nella conferenza di Monaco del ’38 e, al contrario, il loro fermo rigore dinanzi all’aggressione nazista alla Polonia del ’39 come esempi, rispettivamente, di errato e di corretto atteggiamento politico; uno dei principali e più tragici esiti della guerra 1939-45, la shoah, resta uno dei massimi argomenti d’attualità nella stessa politica internazionale d’oggi.

Nella visione corrente, che non sarebbe politically correct mettere minimamente in discussione pena il rischio di vedersi catalogati come “revisionisti” o peggio, le responsabilità della seconda guerra mondiale risalgono tutte e intere a Hitler, al nazismo e al nazionalismo fanatico, razzista e revanscista sviluppatosi come un fungo malefico nella Germania degli Anni Venti-Trenta.

Naturalmente, gli storici seri e i commentatori politici più avveduti hanno dal canto loro sviluppato una prospettiva più complessa e articolata: che si fonda non tanto sull’attribuzione delle responsabilità, quanto sull’esame genetico degli avvenimenti e sulla lettura attenta delle fonti, comprese quelle che recentemente e recentissimamente sono emerse dagli archivi specie americani e russi, finora (e in gran parte ancora) protetti dal top secret. Questa più matura e prudente visione è ben lungi, sia chiaro, da scagionare Hitler e magari dall’accusare qualcun altro: si limita a ricostruire con attenzione il contesto degli avvenimenti che precedettero, accompagnarono e seguirono quel tragico 3 settembre 1939 – il giorno della dichiarazione di guerra da parte di Gran Bretagna e Francia al Reich tedesco, secondo un impegno assunto nell’aprile precedente da queste due potenze nei confronti del governo polacco – e ad esaminarne con attenzione il contesto.

I fatti, in sé, sono noti: ma non si riflette abbastanza su di essi. La radice della seconda guerra mondiale non sta soltanto nella crescita in Germania della malapianta nazista: che a sua volta, purtroppo, non era affatto un “fungo”, ma aveva al contrario radici profonde nella cultura europea e occidentale (non solo tedesca) del tempo, nel materialismo biologico che aveva consentito lo svilupparsi di ricerche scientifiche suscettibili di legittimare il razzismo, nell’antisemitismo diffuso che era radicato anche in paesi come la Francia, gli Stati Uniti e la stessa Polonia. V’era poi la contesa tra nazioni impegnate nella corsa all’egemonia europea e mondiale; nel 1870 la Prussia aveva umiliato la Francia in una guerra che le aveva strappato i territori renani; nel 1920, con i trattati di Versailles, il nazionalismo francese aveva preteso una piena e pesante vendetta imponendo alla Germania il pagamento di astronomici debiti di guerra mentre le sottraeva i mezzi per ottemperare a ciò incorporando i bacini del carbone e dell’acciaio (Ruhr, Saar, Alsazia-Lorena), mentre dovunque in Europa i vincitori avevano premiato i movimenti nazionalistici che li avevano aiutati contro gli austro-tedeschi (e ne nacquero le “nuove” nazioni, dalla Jugoslavia alla Cecoslovacchia alla stessa Polonia, sovente con pessime soluzioni etnogeografiche, come si è visto nella recentissima crisi balcanica). In particolare al nuovo stato polacco, in parte costituito con territori ex-tedeschi, si procurò uno “sbocco al mare” (del quale esso aveva un bisogno solo limitato, dati gli ottimi rapporti con la vicina Lituania) mediante una discutibile soluzione: si “internazionalizzò“ la città baltica di Danzica, che era tedeschissima date la stragrande maggioranza dei suoi abitanti, la sua storia e le sue tradizioni, strappandola alla madrepatria e ponendola sotto l’egida delle Nazioni Unite. Con ciò il corpo territoriale della Germania si trovava tragicamente spaccato in due: difatti la provincia della Prussia orientale (storicamente la culla dell’unità tedesca) veniva separata dal resto del paese. Col tempo il governo polacco, appunto appoggiato dalle potenze vincitrici del conflitto 1914-18, procedette a una progressiva “polonizzazione” della città, riducendo progressivamente diritti e prerogative degli abitanti tedeschi. Non c’è da meravigliarsi se la gente di Danzica, non meno dei tedeschi dei Sudeti che si erano visti assegnare d’ufficio alla Cecoslovacchia, nutrisse nella sua maggioranza, una viva simpatia nei confronti del movimento nazista che fin dalla sua nascita ne aveva rivendicato con decisione i diritti.

Alla luce di tutto ciò – e senza nascondersi la natura criminale dello stato nazista e la sua infame legislazione razziale (ma vi erano stati, tra i quali molti americani, in ciò non da meno) – ci si è chiesti se davvero Hitler voleva e aveva pianificato fino dal 1933 la guerra. Si è risposto affermativamente, ma al riguardo molti dubbi permangono. Nel 1961 un celebre e attendibile storico anglosassone, insospettabile di simpatie hitleriane (e anzi filosocialista e pacifista), scrisse un libro famoso, The origins of the Second Worlds War, tradotto in italiano da Laterza: in esso si negavano le intenzioni aggressive di Hitler nei confronti dell’Europa analizzando, tra l’altro, i vari dispositivi militari alla vigilia del conflitto. Ne risultava che inglesi e francesi disponevano di una flotta di bombardieri, mentre i tedeschi avevano solo dei caccia: ed è noto che sono i primi che servono in una guerra offensiva, mentre i secondi sono utili principalmente a difendersi. Più recentemente un intellettuale, uomo politico e scrittore statunitense, Patrick J. Buchanan, ha scritto un best seller sconvolgente, dal titolo Churchill, Hitler, and the unnecessary war. How Britain lost its empire and the West lost the world (New York, Three ivers Press, 2008).

Il tono del libro del Buchanan è quello di una requisitoria dura e provocatoria: ma i suoi argomenti sono per la verità da tempo noti agli studiosi e in parte anche al grande pubblico. Fino ai primi del Novecento in alcuni alti ambienti politici inglesi e francesi – nei quali era già presente un protagonista, Winston Churchill – si era pianificato di trascinare a qualunque costo la Germania in una guerra che le avrebbe proibito di divenire la prima potenza economica e industriale del mondo, come essa sembrava avviata ad essere: si era decisi a far di tutto per negare ai tedeschi quel ruolo di potenza-guida che i francesi avevano conosciuto due volte nella storia europea (con Luigi XVI e con Napoleone) e che l’Inghilterra deteneva dal Cinquecento come signora dei mari e dei lontani imperi asiatici.

I trattati di pace del 1919-20 – una “pace per farla finita con tutte le paci future”, come la si è impietosamente definita – furono anzitutto diretti a “punire” la ex-potenza tedesca, a impedirle di risollevarsi e a garantire la sopravvivenza degli imperi coloniali inglese e francese (e qui si gettarono anche le basi dei problemi del Vicino Oriente che ancora pesano sul mondo intero); fu ancora la diplomazia ispirata dal Churchill e sollecitata dal governo statunitense a rompere l’alleanza diplomatica anglogiapponese lasciando con ciò il Giappone isolato e determinandone, come contraccolpo, la febbre nazionalista e antioccidentale.

Ma si poteva davvero lasciar Hitler libero di spadroneggiare in Europa centro-orientale? Questo è un altro punto di accanita discussione tra chi sostiene che, una volta lasciato libero – come lo fu nel ’38 – d’impadronirsi di territori come i Sudeti e la Boemia, il Fuhrer non si sarebbe mai saziato; e che egli contravvenne agli impegni che si era assunto nel ’38 all’atto dei patti di Monaco.

In realtà, Hitler non aveva mai fatto mistero dei suoi obiettivi immediati: e la riunificazione della Germania, quindi la riappropriazione di Danzica e la saldatura tra Germania e Prussia orientale, erano esplicitamente sempre stati nei suoi programmi. Di solito non si dice né che le trattative per Danzica con il governo polacco andavano avanti da anni, né che quest’ultimo mai aveva rinunziato al suo progetto di progressiva polonizzazione della città (contro il dettato statutario che la poneva sotto l’egida delle Nazioni Unite), né che esso aveva sempre disdegnato le pur ampie assicurazioni di libertà economica e commerciale che il governo tedesco gli aveva offerto in cambio del ritorno della città alla madrepatria. E’ vero: ci si poteva mai fidare di Hitler? Ma è non meno vero che il governo polacco, saldamente tenuto in pugno da un gruppo di militari di estrema destra, non aveva nemmeno consentito nel ’39 all’esercito russo di passare attraverso il suo territorio per schierarsi ai confini con la Germania. I russi al confine tedesco sarebbero stati una garanzia per le potenze occidentali e un deterrente per la Germania. Ma la diplomazia anglofrancese consigliò il governo polacco di non fidarsi dei “comunisti”: e ciò fu la principale ragione per la quale Mosca e Berlino giunsero alla “scandalosa” e “paradossale” conclusione di siglare, il 23 agosto 1939, un trattato di reciproca non-aggressione. Esattamente una settimana dopo, l’esercito tedesco varcò i confini polacchi e si annettè la città di Danzica. Fedeli alla loro promessa, Francia e Inghilterra dichiararono guerra alla Germania. Ma se davvero la guerra aveva come posta la liberazione della Polonia, perché le potenze occidentali non la dichiararono anche a Stalin che il 17 settembre, d’accordo con i tedeschi, ne invase la metà orientale?

Secondo Buchanan, comunque, se Francia e Inghilterra non avessero dichiarato la guerra, si sarebbe arrivati facilmente e per via diplomatica alla delimitazione e alla composizione del conflitto germano-polacco e la Polonia non sarebbe stata invasa dai russi. Certo, il regime nazista sarebbe sopravvissuto in pace: ma non si sarebbe scatenata una guerra che costò milioni di vite umane, la pur dura persecuzione degli ebrei non sarebbe giunta agli orrori della shoah – né avrebbe potuto dispiegarli sull’intera Europa – e col tempo il totalitarismo nazista si sarebbe evoluto, com’è accaduto a quello comunista. Soprattutto – e ciò interessa soprattutto al conservatore Buchanan, – Stalin non sarebbe divenuto dal ’45 in poi padrone di mezza Europa e l’equilibrio coloniale del mondo non sarebbe stato turbato, come invece lo fu dalle conseguenze immediate e remote del conflitto, come la diffusione di ideologie di liberazione nazionale e sociale, magari sotto forma di comunismo o, più di recente, di “fondamentalismo islamico”. Insomma, né il Giappone né gli Stati Uniti sarebbero scesi in guerra e oggi probabilmente l’Occidente dominerebbe ancora il mondo, ma avrebbe avuto modo di diffondervi con equilibrio e armonia quel sistema democratico che invece, nelle attuali condizioni, non è riuscito a “esportare”. E ci saremmo risparmiati non solo la lunga diarchia sovieto-americana travestita da “guerra fredda”, ma anche l’infausta era dell’unilateralismo della superpotenza statunitense culminata nell’incubo della dementocrazia bushista.

Fantasie? Certo, quel ch’è fatto è fatto e l’accaduto non si cancella. Ma ormai sappiamo che non è affatto vero (lo ha detto un grande studioso, David S. Landes) che la storia non si fa con i “se” e con i “ma”. Al contrario, è proprio scrivendola anche al condizionale, è proprio chiedendosi che cosa avrebbe potuto accadere se i fatti avessero preso un’altra piega, che si riesce ad apprezzare nel suo autentico valore la qualità di quel ch’è davvero avvenuto.

Se ne può trarre una “morale”? Senza dubbio: quella secondo la quale ai fatti del passato è necessario guardare con serietà e con serenità, senza pregiudizi e senza dogmatismi. “Sbattere il mostro” in prima pagina e, soprattutto, attribuire sempre ad altri le colpe di quanto è accaduto e proclamarsene innocenti, non serve. Gli orrori di Stalin e di Hitler non ci assolvono dalle nostre colpe: nè l’uno nè l’altro, ad esempio, sono responsabili del sistematico sistema di sfruttamento al quale il sistema colonialistico, alimentato dalle ideologie liberal-liberiste, ha assoggettato quattro continenti su cinque tra XIX e XX secolo. Qualcuno in vena di dir cattiverie ha sostenuto che la peggior “colpa” dei sistemi totalitari è stata quella di “introiettare” in Europa la violenza che le ben educate democrazie occidentali avevano per secoli imposto al resto del mondo. E’ un giudizio inclemente, forse feroce: ma chi conosce un po’ sul serio la storia avrebbe difficoltà a contestarlo in toto. Rileggetevi alla luce di queste considerazioni l’ultima, splendida e preziosa enciclica papale: e meditate, gente, meditate.

Franco Cardini
Fonte: http://www.francocardini.net/
1.09.2009

Pubblicato da Davide

  • materialeresistente

    “Fantasie? Certo, quel ch’e fatto è fatto e l’accaduto non si cancella. Ma ormai sappiamo che non è affatto vero (lo ha detto un grande studioso, David S. Landes) che la storia non si fa con i “se” e con i “ma”. Al contrario, è proprio scirvendola anche al condizionale, è proprio chiedendosi che cosa avrebbe potuto accedere se i fatti avessero preso un’altra piega, che si riesca ad apprezzare nel suo autentico valore la qualita di quel ch’è davvero avvenuto. ”

    Più che fantasie direi fantascienza. Ma come si può scrivere al condizionale la storia? quante variabili e percorsi diversi si possono ipotizzare? Quello che scrive Cardini è uno ma ce ne possono essere anche altri. Se si ragiona al condizionale.

  • myone

    Vero. Ma qualcosa di ricevuto e qualcosa da dare, si evolve sempre in un peggio quando si ottiene con e post guerre e imposizioni
    Sapere dove stanno gli eguilibri che avrebbero non fatto si che le cose fossero difficili da dire.
    lo stesso vale nel dire che uno stato o societa’ verra’ ripagata della stessa moneta in cui ha pagato altri.
    L’ irak ad esempio fu usato dagli usa contro gli iraniani, poi saddam alzando la testa contro l’ america pro terrorismo
    ha trovato la sua fine e l’ america la sua vittoria. Solo che, c’e’ sempre una nota che non va’ mai in pausa,
    quella che finanzia e fumenta le fini di altri, e poi come risolutrice e liberatrice
    fa’ un’ altro tipo di colonialismo e di imposizione di vita, dove lei stessa ne torna sempre a capo.
    Se la si e’ scampata in tanti modi prendendosi meriti e fumentando disfatte, ed uscendo da disfatte a torto senza pagare pegno,
    quando quel prima o poi si riversera’ se si riversera’, quando conto portera’?

    In poche parole, l’ europa nel suo espansionismo a partire dalla conquista dell’ america e dell’ africa, si e’ fermata solo dopo 2 guerre mondiali intestine, gli usa, con i loro conti, come sono messi? E se venisse il tempo anche per loro, che conto dovrebbero pagare?
    E se i conti si facessero in danaro e sfruttamento dei nostri sistemi, chi meriterebbe l’ esenzione di una eventuale calamita’?

  • radisol

    Mah …. se la finalità di Cardini è quella di dimostrare che nè Hitler nè Stalin ( e già ho qualche difficoltà a metterli sullo stesso piano) non sono “funghi malefici” spuntati da nulla … e che forse non erano nemmeno troppo peggiori del colonialismo liberista occientale … o che non è stato certo Hitler ad inventarsi per primo l’antisemitismo ( casomai fu la Chiesa, ma questo Cardini si guarda bene dal dirlo) … DICO DI ESSERE SENZ’ALTRO D’ACCORDO ….. ma il modo come Cardini ci arriva mi suscita non poche perplessità ….. assurdo sostenere che il mito della “superiorità tedesca” di Hitler si sarebbe accontentato di riprendersi il porto di Danzica che “spaccava territorialmente in due la Germania” …. a parte il fatto che Danzica è tuttora territorio polacco e non mi sembra che la Germania sia per questo “territorialmente spaccata” …. come dicevo mi sembra poco credibile il fatto che se gli avessero ridato Danzica con una trattativa diplomatica poi non ci sarebbe stata la seconda guerra mondiale …. Ripeto, mah …. Cardini scrive da Dio, a volte riesce persino a commuovermi, MA MAI A CONVINCERMI …. nemmeno quando nel merito di fondo sono già in partenza d’accordo con lui come in questo caso …. sul riferimento poi alla “ultima, splendida e preziosa enciclica papale” come soluzione salvifica di tutti i problemi del mondo, evito di pronunciarmi …. finirei sicuramente per essere blasfemo …..

  • xl_alfo_lx

    Forse dovresti rivederti la cartina della Germania nazista

  • vic

    Nel post guerra fredda, pian piano gli studiosi hanno sempre piu’ accesso ad archivi di varia natura. Da essi sembra emergere un quadro diverso della potenza tedesca. In particolare di quanto fosse avanzata in campi scientifici di frontiera. Naturalmente cio’ non interessa agli storici.

    Bush pare che abbia perso il primato dell’idea di guerra preventiva dei tempi moderni. A quanto pare Hitler si scaglio’ contro’ la Russia di Stalin, quando venne a sapere che il baffone voleva invadere la Germania. Precedendolo, pensava di arginarlo. Emergono anche documenti e testimonianze (perfino italiane e giapponesi) molto interessanti sull’uso di bombe tedesche dalla potenza sconvolgente, simile ad un’atomica, contro l’armata rossa.
    ,p>
    Meraviglia un po’ che Cardini non accenni alle radici para-occulte del nazismo. Gli Illuminati di oggi hanno le loro radici anche li’. L’eugenetica del periodo nazista veniva via da una precisa cultura filosofica, si pensi alla societa’ Vril, all’Ahnenerbe e alla Thule Gesellschaft. Senza contare le ricerche in questa direzione condotta dalle SS medesime.

    Anche la faccenda dell’entrata in guerra degli USA oggi vien vista con altri occhi. Il famoso affondamento del Lusitania fu’ un inside job. Niente di nuovo sotto il sole, vero? Venne poi usato come pretesto dall’amministrazione USA per giustificare all’opinione pubblica l’entrata in guerra. Comunque s’erano premurati di farsi assicurare dagli Inglesi che avrebbero rinunciato al loro impero mondiale, ormai in declino.

    Da parte italiana si attende sempre che si aprano gli archivi con i carteggi di Mussolini (chissa’ mai dove son finiti), in particolare gli scambi epistolari con Churchill.

    Buon divertimento a tutti i topi d’archivio

  • maumau1

    a proposito di ripensare la storia per capirne il succo o darne diverse interpretazioni…
    a proposito delle shoah..ossia dei genocidi..

    bisognerebbe ricordare che la più grande strage riconducibile ad una religione non è quella ai danni degli ebrei ma è quella dei cristiani…
    infatti tutti i principali esponenti di quel regime, Stalin ed anche Lenin (e Trotsky) deportarano nei campi della Siberia,uccisero ed imprigionarono fino alla morte,ammontano secondo stime ufficiali e quindi sottostimate a circa 10milioni di cristiani ortodossi(erano tutti cristiani ortodossi in Russia,poi fu vietato!)dopo essere stati spogliati di tutti i loro possedimenti.
    Ma secondo altri storici e studiosi potrebbero essere anche 4-5volte tanto..

    Se poi ci ridordiamo che Lenin(di madre ebraica) e Trotskij(cioè Lev Davidovic Bronstein), Kamenev, Zinoviev, Radek, Sverdlov erano ebrei,tutti massimi attori dell”Ottobre rosso” della rivoluzione bolscevica.

    il tutto pone dei seri dubbi sul perchè e sul per come in Russia si stabili’ il comunismo……(dominio ebraico della Russia)
    lo stesso Marx era ebreo figlio di rabbino ,Levi Marx,ed anche lui fine talmudista.. http://it.wikipedia.org/wiki/Karl_Marx

    quindi abbiamo un gruppo di potere riconducibile alla razza-religione sionista che massacra e deporta cristiani,adducendo motivazioni poco credibili,quelle del comunismo…
    E li derubano dei loro averi.

    Poi abbiamo Hitler(parecchi del suo entourage erano cattolici e lui stesso in parte,visto le derive esoteriche) che sterminò ebrei ed anche lui li deporta e priva dei loro averi e ricchezze,anche qui adducendo motivazioni poco credibili,quelle del nazismo…

    Le differenza io non le vedo poi tante…anzi vedo molte analogie vendette e ricorsi storici..(d’altronde anche la Polonia sottratta dai polacchi dopo la prima guerra mondiale,fu invasa e ripresa con la seconda guerra mondiale dai tedeschi però questa viene considerata una provocazione illegittima..perchè?E perchè non lo è quella della Russia che la invade ad Est?)

    senza contare che tra i 50milioni di morti della seconda guerra mondiale di cui un buon 45milioni erano civili erano quasi tutti cristiani…
    che è il risultato di scatenare un guerra nel cuore di Europa a tutti i costi
    (appunto come riporta il libro di Buchanan perchè se una guerra evitabile non la si è evitata,solo motivi economici e di limitare il potere tedesco?Visto che gl istrateghi sapevano benissmo chi sarebbe morto e quanti e dove e di che religione,come sapevano che non sarebbe morto un civile americano,ed infatti non ne mori’,visto che la guerra non a caso è stata scatenata sul suolo europeo..)

    Inoltre dei 50milioni di morti 20milioni erano russi quasi tutti civili e quindi i russi sono quelli che hanno perso il maggior numero di persone ,di nuovo tutti cristiani…(sebbene era vietata ufficialmente la religione)
    che si aggiungono ai 10(o forse 5volte di più!) della deportazione del regime comunista andiamo dai 55 ai 100milioni(secondo le stime più alte dei cristiani periti nel regime comunista) di cristiani uccisi…

    ecco quale gruppo religioso ha subito mai il più grande massacro di tutti i tempi(provocare ed incendiare una zona è facile c’è chi lo sa fare molto bene e a seconda di dove e come incendi sai già quanti danni e quanti morti puoi provocare..!!)

    quindi se mai si scatenerà una guerra nel cuore di Europa(ricordo i missili che gli USA volevano mettere in Polonia ed Ucraina,ricordo le frizioni che gli USA hanno creato con le rivoluzioni colorate prendendo potere in nazioni ex sovietiche ed in piena Europa..se un Europa supina alla Nato cedesse ai diktat della Nato dovrebbe entrare in guerra contro la Russia e questo determinerebbe la fine dell’Europa sia che sul suo territorio si combatta una improbabile guerra convenzionale sia una più probabile guerra nucleare!!) sappiamo chi perirebbe e di che religione principalmente si tratterebbe…
    ed in USA?Ci saranno ancora zero morti?Questa volta no…ma anche li
    ci sono milioni di cristiani (70)e non solo…

    vedremo…

    PS
    anche il genocidio degli armeni è un’altra Shoah,ma per gli ebrei ortodossi chi attribuisce il termine shoah ad un altro genocidio commette sacrilegio..come se altri genocidi ugualmente terribili e gravi siano genocidi di serie B perchè riguarda un’altra razza..

  • maumau1

    ecco a cosa porta ripensare la storia,notare le analogie riallacciare il filo spezzato del rapporto causa effetto ,da storici falsi…
    ma attualmente chi se lo può permette ufficialmente sulla stampa ed informazione ufficiale ,ossia quella che fa grossi numeri..non quella di ultra nicchia?
    credo nessuno..

  • Jarek

    …e bravo… finalmente sei uno che conosce un po’ la storia 🙂
    L’articolo sembra (ripeto sembra !) cosi autorevole che molti se ne bevono. Sarebbe meglio se quell signiore scrivesse qualcosa sulla… mostra dei gatti esotici per esempio. Ti saluto cordialmente.

  • Jarek

    Cardini, con dovuto rispetto. Se vuoi scrivere in futuro qualcosa sulla storia polacca, anche in contesto europeo, fammi sapere. Due lezioni ti do gratis, seguenti dovrai purtroppo pagare… Pero’ ti conviene, ti assicuro. A volte meglio stare zitti invece raccontare le balle. Uno stille “commuovente” va benissimo per le fiabbe per bambini ma non basta per toccare argomenti serii.

  • AnviL

    Beh, se i fatti sono andati come sappiamo è perchè qualcuno ha voluto che le cose andassero in quel modo.
    Chissà chi saranno costoro… io una mezza idea l’avrei… NWO!

  • vic

    Pare incredibile ma e’ vero: Hitler vide per la prima volta il simbolo della svastica nella sacrestia della chiesa che lui frequentava regolarmente da ragazzo come chierichetto.

    Gli intrecci della storia!

  • vic

    Poi c’e’ tutta una storia da scrivere, quella del dopoguerra, e del ruolo ingombrantissimo dei servizi segreti, di quello che han nascosto, intrecciato, manipolato, combinato, decimato, inventato, perfezionato, guidato, torturato, assassinato.

    E chi piu’ ne ha piu’ ne metta. Le han combinate proprio tutte.

    Qualche sparuto giovane storico ha cominciato a metter mano a questo tema, almeno parzialmente. Sarebbe interessante vedere cosa vien fuori da est sul tema.

  • radisol

    La rivoluzione russa come una gran sceneggiata fatta sl solo scopo di creare uno strumento per l’espansionismo sionista e poter massacrare cristiani …. ne avevo sentite di tutti i colori ma questa le frega tutte ….. Marx “talmudista” nel senso che era un profondo conoscitore del Talmud ? Peccato però che fosse completamente ateo e che dicesse che ogni religione rappresenta l’oppio per i poveri …. come dire, chessò, che Giordano Bruno era un “biblista” perchè sicuramente conosceva bene la Bibbia ….. e quindi sotto sotto un agente segreto del revanscismo clericale contro la scienza … magari si è anche dato fuoco da solo ….. Credevo che Cardini fosse un “integralista cattolico” …. ma di fronte a certe idiozie che leggo qua sopra adesso mi sembra quasi un “illuminista” …..

  • myone

    Non so’, ma dati alla mano, dall’ anno X DC che ricordi la storia, mi piacerebbe ci fosse un risultato di quanti morti si sono fatti fra (cristiani e cristiani) in varie guerre.

  • myone

    Comunque di giusto o ingiusto dal concepire una guerra, guardare che filtro abbia un promotore o una classe dirigente, poco importa, alla fine risultano distruzioni e morti. E la morte sopratutto civile, e’ contro la vita e i guerrafondai sono tutti uguali.
    L’ incomunicabilita’, la mancanza di soluzioni, la non maleabilita’ del consenso e dell’ accordo, l’ ostilita’ di soluzione, fa scattare sempre una guerra, e sono i pochi che la decidono per tutti.
    E i tutti non sapendo tenere testa, si accodano al consenso e all’ attuazione, e un popolo prende parte sia come azione che come idea o ideale. La guerra e’ sempre stata presente negli uomini, perche’ hanno sempre guardato oltre, oltre il lecito.
    Invadere, conquistare, possedere, eliminare il diverso pensante, contrastarsi su pensieri teorie o religioni o principi, e’ sempre quello che la faceva scaturire , alimentare, o giustificare.
    Un tempo, quando problemi di risorse non ce n’ erano, e la popolazione era di moltissimo ridotta, anziche’ migliorare un vivere e cercarne altre di dimensioni in tutto, si andava a giro per fare altro.
    Che scuse possiamo darci, nessuna.
    Anche un’ esigua popolazione doveva trovare sempre posti nuovi e migliori per fuggire dal dominio di altri, e averne la meglio su altri ancora. L’ uomo si ripete anche fosse qualche decina in una terra ricca ma vuota di altra popolazione.
    E quando siamo in tanti come ora, sicuramente le guerre o le eliminazioni, hanno l’ intento di fare piu’ spazio, in un mondo troppo stretto, colonizzato totalmente, e con tante ragioni da eliminare.
    Per ora si sta’ sul convenzionale, aumentando i patos totali, si andra’ sul risolutivo calcolato.

  • Sassicaia

    In effetti la storia insegna che ragioni e torti non stanno mai tutti dalla stessa
    parte:buona parte delle motivazioni del secondo conflitto mondiale sono da
    ricercarsi nelle troppo umilianti condizioni di pace imposte dai vincitori ai
    vinti a Versailles.Chiunque avrebbe intuito che una Germania spaccata in
    due pezzi separati avrebbe prima o poi cercato la rivincita,come chiunque avrebbe intuito la pericolosita’ di lasciare delle grandissime minoranza tedesche sparpagliate in vari stati confinanti con la Germania:il pangermanesimo e’ sempre in agguato.Non darei invece grosse colpe ai polacchi per non aver accettato l’aiuto sovietico,visto cosa fecero i sovietici
    agli ufficiali polacchi a Katyn nel 1940,quando ne sterminarono freddamente
    15000 con un colpo alla nuca dopo averli dichiarati prigionieri di guerra.
    E’ vero che forse Hitler non avrebbe dichiarato guerra a Francia e Germania,
    infatti egli aveva sempre detto che il lebensraum della germania era ad est,
    ma e’ anche vero che qualcuno,prima o poi,avrebbe dovuto intervenire per
    fermare le mire espansionistiche del sanguinario caporale boemo.Questo dovrebbe far riflettere alcuni pacifisti odierni che pensano di poter fermare
    le guerre con le parole e le manifestazioni:i tiranni come Hitler,che disponeva di un esercito molto potente ed efficiente,si fermano solo
    armando contro di loro un esercito ancora piu’ potente,non esistono
    altri sistemi purtroppo.