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SENZA LAVORO, IN MEZZO AI PERICOLI

DI DAHAR JAMAIL

Amman – Ahlam Najam aveva solo bisogno di un lavoro. A 25
anni
possedeva un diploma universitario in insegnamento, ma non non riusciva
a trovare un impiego.

Quando la Kellogg Brown and Root (KBR), consociata della ditta
statunitense Halliburton, le ha offerto un lavoro come guardia di
sicurezza presso una base U.S.A. in Iraq, ha accettato.

Il 18 maggio dello scorso anno le hanno sparato due volte in testa
mentre aspettava un taxi per andare al lavoro. I suoi assalitori la
hanno lasciata cieca, e priva dell’olfatto.
“Molte persone lavoravano con gli Americani, cosi’ pensavo che sarebbe
stato ok”, dice Najam all’IPS. Ora si trova ad Amman, presso la sede di
un organizzazione che assiste le donne arabe cieche.

“I miei due capi alla KBT, Mr. Jeff e Mr. Mark, erano solitamente molto
buoni e gentili con me”, afferma. “Dicevano che non era pericoloso
lavorare per loro”.

[Ahlam Abt Al-Hassan]

Najam ha lavorato alla KBR per tre mesi prima che le sparassero. E’
stata portata all’ospedale di Hilla, circa 100 km a sud di Baghdad, ed
e’ rimasta li’ per molti giorni. Ma i suoi buoni capi non la hanno mai
contatta, dice.

In seguito e’ stata trasferita all’ospedale di Baghdad. Qui le hanno
detto che c’era stata una chiamata da “Mr Jeff” (non le sono mai stati
forniti i cognomi dei suoi capi). Stava troppo male per prendere la
chiamata. I suoi datori di lavoro non hanno piu’ richiamato. I
tentativi
di trovare i loro cognomi, indirizzi email o numeri di telefono non
hanno dato frutti.

“Ho spedito due email al responsabile delle pubbliche relazioni della
KBR lo scorso giugno. Ma non hanno mai risposto. Non so cosa fare ora,
non posso tornare in Iraq perché e’ troppo pericoloso”.

Najam si sente ferita in molti modi. “Mi comportavo molto bene con
loro.
Sempre in orario, mai a casa prima, ed erano soddisfatti del mio
operato. Ma quando ho avuto davvero bisogno di loro, non erano li'”.

La KBR ha un indirizzo email che dovrebbe rispondere alle domande sui
dipendenti in Iraq nel giro di 12 ore. Le email a quel indirizzo non
hanno avuto risposta.

Ahlam Najam ha lavorato come guardia di sicurezza in un paese dove la
disoccupazione e’ superiore al 50 % e dove i prezzi stanno salendo.
Come
Najam, molti non hanno scelta se non quella di lavorare in condizioni
di
grave pericolo. E la sicurezza non sta migliorando.

Auto-bombe e attacchi di altro tipo hanno ucciso almeno 80 soldati
U.S.A
e più di 800 iracheni solo nell’ultimo mese.

Non aiuta che il presidente U.S.A. George W. Bush sembri indifferente.
“Sono contento che in meno di un anno sia stato democraticamente eletto
un governo in Iraq, che ci siano migliaia di soldati iracheni
addestrati
e meglio equipaggiati per combattere a difesa del loro paese (e) che la
nostra strategia sia molto chiara”, ha detto Bush ai reporter a
Washington.

Nelle ultime due settimane almeno 35 soldati U.S.A sono stati uccisi in
Iraq, con 1.670 morti dall’inizio dell’invasione nel marzo 2003.

Il vice-presidente Dick Cheney – che era a capo della Halliburton, la
quale ha vinto un mucchio di contratti in Iraq – si e’ espresso in una
previsione ottimistica. Durante un intervista con la CNN ha detto che
l’insorgenza in Iraq era “in agonia”.

Ma dopo un meeting con i comandanti militari U.S.A. in Iraq, il
senatore
Joseph Biden di Delaware ha detto, “L’idea che gli insorti siano in
fuga
e che noi stiamo per voltare pagina, non l’ho sentita da nessuno”.

Data: 7 giugno 2005

Fonte: IPS News

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Traduzione dall’inglese a cura di CARLO MARTINI per www.comedonchisciotte.org

Pubblicato da Davide