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SEI PER SETTE QUARANTADUE, PIU’ DUE CINQUANTAQUATTRO !

DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.com

Atto unico di Carlo Bertani

Libera trascrizione della circolare ministeriale numero 37 del 13 Aprile 2010, del Ministro Maria Stella Gelmini.

Personaggi ed interpreti:
Banditore (d’indefinite origini padane);
Serafino (aiutante del Banditore, di natali ignoti);
Genitori:
Laziali;
Veneti;
Campani;
Genovesi;
Toscani;
Siciliani;

Barellieri, venditori di noccioline e comparse a iosa.

Scenografia: l’interno di un tendone da circo.

Si va a cominciare. Sipario.

(Banditore): Venghino signori, venghino perché, alla gran fiera delle iscrissioni scolastiche, bisogna imparare la tabelina del ventisette! Entrate prego, che più biglietti si vendono e più bestie si vedono!
Avete un figlio? Deve andare a scuola? Ma bene! E che scuola vuol fare? Vuol fare l’avvocato? Il saldatore? Il saltatore? Il musicista? Il cabalista? L’astronomo? Il metronomo?
Salite la rampa ed entrate, un solo euro a persona, bambini metà presso, sconti comitive e buffé compreso nel presso! Forsa, non perdiamo tempo che il tempo è denaro e il denaro ci piace a tutti…

Bene, adesso andremo a cominciare lo spetaccolo, dove troverete tutte – ma dico proprio tutte – le novità, ma anche i segreti più segreti – anche le cose che non si possono mica dire vè – per iscrivere i vostri figliuoli alla scuola che fa diventare grandi, importanti, che poi c’avranno tutti la loro Porsc e una bionda sul sedile, mo va là…andiamo ad inissiare! Musica Serafino! (Scorrono le note di Indiana Jones).

Per prima cosa, dovrete sempre pensare al numero magico: cosa dice mai la signora là in fondo? Il tre, il sette…no, qui si fa meglio! Tre per tre che fa nove, ancora per tre che fa ventisette: ha visto mo’, signora, che c’è anche il sette?
Perché ventisette?
Perché, se volete mandare il vostro figliolo alla scuola, devono essere in ventisette, altrimenti non possono mica fare una classe!
Come dice lei, il signore con l’ombrello? Se sono ventinove?
Ventinove va benissimo, boia d’n mond leder, ma va bene anche trentuno…non si sa bene quando finisce, se c’è il limite, il respingente…hanno fatto persino classi di quarantacinque, faranno scuola in palestra…l’importante è stare sempre sopra il ventisette!
E brava la mia signora con la gonna rossa! Ecco la domanda! Cosa succede se non si fa il ventisette, il cinquantaquattro o l’ottantuno?
Non si può fare la classe, il vostro bambino non può andare a scuola e poi non c’arriva la Porsc…oh, la volete la Porsc, vero? (applauso, grida d’assenso).
E chi l’ha deciso?

(Banditore): Serafino! (rivolto all’aiutante) met zò el prim cartel! (appare un poster con una graziosa mammina in occhialini alla moda che allatta).
Questa, signori miei, è la regina del ventisette, quella che ha deciso il numero magico! E perché?
Perché non si poteva mica mantenere tutta quella bolgia di professori…che a pagarli tutti, anche poco, non ci saltavano fuori i soldi per la Porsc…la volete la Porsc? (applausi, urla, ecc).
Vi chiederete cosa succederà se non si farà il numero magico, il ventisette, che è come se esce un full al poker del videogioco…semplice: non si fa la classe e si mandano i ragassi nella scuola più vicina, quella che c’ha la maglia rosa del ventisette…et capi?

(Genitore toscano) Veramente, la mi sembra tutta ‘na bischerata: ‘n ciò hapito nulla di ‘sta bischerata del ventisette…
(Banditore): mo bene, tanto siamo qui per spiegare…da dove viene, lei, signore?
(Genitore toscano) da Livorno…
(Banditore): e bene! Se a Livorno non si riesce a fare il ventisette, il cinquantaquattro o l’ottantuno…vorrà dire che si manderà il ragazzo a Pisa…
(Genitore toscano) Oh, l’figliuolo mio, a Pisa, ’n ce lo manderò mai, capito? ‘n ce lo mando punto: meglio un morto in casa che un pis…
(Secondo genitore toscano) O che c’hai tu da ridire su’ pisani? O che, tu cerchi rogne? Sarà bello mandare i figlioli in quel pisciatoio della tua Livorn…
Scoppia la rissa fra genitori d’opposte contrade. Livorno-Pisa termina con 3 feriti (uno grave) ed otto contusi. Dopo l’ingresso dei barellieri, il sempiterno Serafino calma i bollenti spiriti distribuendo stampati pubblicitari della nuova Porsc Sborron, 250 chilometri orari, 0-100 i tre secondi e distributore di preservativi incorporato.

(Banditore) Basta, su, mo’ piantiamola un po’ lì…Serafino, met zo el secund cartel! Fa partir la musica!
Dall’alto cala un’immagine 6×9 del Presidente Napolitano che fuma la pipa. Intanto, partono le note di “Fratelli d’Italia”. Commozione generale, pianti, segni di riappacificazione. Una signora di Pontremoli ha un malore. Intervengono nuovamente i barellieri (semplice crisi di continenza, subito risolta nel WC chimico della struttura).

(Banditore) Bisogna essere uniti, che sarà mai mandare i figlioli un po’ più in là…qualche decina di chilometri…che volete che sia! Lo ha detto anche il Brunetto, al nanèt che fa il ministro degli statali, che andare in pensione dopo non è mica un sacrificio, è solo una piccola iattura…
(Banditore, rivolto a Serafino, piano) Serafin, ma cus’l’è na iattura?
(Serafino) è una disgrazia.
(Banditore) andém bèn…se n’minister el sa no l’italian…
(Banditore, un po’ in difficoltà) ben, sentiamo cosa dice il pubblico…

(Primo signore romano) E a mme, che mme frega? Sto al Testaccio, se nun me lo pijano là, lo manderò a Monteverde, a Monte Mario…
(Secondo signore romano, un po’ alterato) E bbravo fregnaccione mio, io sto a Montefrescone, che sta a 50 chilometri dall’Aquila: mo’, dove lo manno? A ccasa tua a mmagnà?
(Primo signore romano, voglia di chiudere l’alterco) E cche ne so io…mannalo un po’ dove cazzo te pare…

(Banditore) Fermi, fermi tutti! Non alteratevi mica, eh? Mo’ avete visto cosa gli è successo al Funari, che se la prendeva sempre calda? Mo’ c’è preso l’infarto…C’è la solussione, basta pensarci un poco, mettersi d’accordo…
Per prima cosa, dobbiamo sempre ricordare che è meglio prevenire che reprimere: l’avete già sentito dire alla televisione, vero? (coro d’assenso).
Allora, bisogna fare in modo che i figli non nascano più così…all’anarchica, come si dice…perché ci vogliono le tre P: Pianificazione, Procreazione e Progresso. E’ chiaro? (rumore indefinibile fra il pubblico, sussurri dubbiosi).

(Banditore) Si può? Si deve? La volete la Porsc? (coro d’assenso).
Allora, basta organizzarsi e saper un poco, ma solo un pochino la Matematica, boia d’n mond leder…quanto ci mette una mamma a scodellare un figliolo, non sono nove mesi e dieci giorni?
(Signora, terza fila) A volte anticipa…
(Banditore, stizzito) Ben, signora, non ci mettiamo a tirar fuori le eccessioni, perché altrimenti non c’andiamo più a casa….volete la Porsc? (coro unanime d’assenso). Ben, allora andiamo avanti: d’altro canto, non è forse vero che l’eccessione conferma la regola?

(Signora genovese) Mia, ma nun duveivan fa la scuola delle “Tre I”?
(Banditore): mò certo, solo che è passata di moda, come, come…come andare sulla Luna…la minigonna…il pattino…adesso c’è la moto d’acqua, che va più forte…come la Porsc…ma cosa ce ne facciamo delle tre I?
Intant, a voulem parler sol più l’inglès?
(Coro): Nooooooooo…
(Banditore): E allora, parliamo i nostri bei dialetti che è meglio! (applauso scrosciante).
E l’Informatica? Ma et vist che disaster che han combinà là, nella Merica, che cun tut quei computer a momenti i fan andar zò tute le Burse? Ma stiamo tranquilli…sensa tuti quei computer chi runza…e poi, tutte queste intercettazioni, ’sti veleni, ‘ste liste che scrivono sul Internett, ma et vist che roba? E se questi qua, cun l’Internett, se mettan a fa ‘na bumba? (brusio).
E l’impresa, l’impresa…guardate me, che ho fat sol la tersa elementare: avé vist che impresa che ho mis su? Eh? La volete la Porsc? (applausi, quasi delirio).
E allora, si deve passare dalla scuola delle tre I a quella delle tre P!
Però, se vogliamo fare ‘ste classi di ventisette, bisogna organizzare la LIPPA, che se no n’andem da gniuna part…

(Genitore siciliano) Ma che minchia è ‘sta lippa, è nu ggiuoco a premi?
(Banditore) Ma cus et capì…la LIPPA è la Lista Italiana di Procreazione Programmata Assistita, et capì? (brusio fra il pubblico).
(Signora ferrarese) Ben, ma cus em da fèr…dobbiamo fare quelle cose là soltanto quando ce lo dice la signora, quella là con la bambina…quella del cartello di prima?
(Banditore) Ma no, ma no, nun l’è na lista nasiulan, perché siamo tutti federalisti oramai, che poi vuol dire che la Porsc non ce l’hanno solo a Roma, ma tutti, in tutti i cortili ce ne sarà una! (applausi, tripudio, delirio).

(Nonno pugliese): Ma gli insegnanti…
(Banditore): Ben, c’ho letto bene in quel libretto del ministero, ma quella parola lì non l’ho mica trovata. ‘Spetta un po’…Serafino!
(Serafino): Son qua!
(Banditore): Portem su el liber, quel del’istrussiun…
(Serafino): L’è qua!
(Banditore): Ben…qui, a pagina due, si parla di “risorse umane” ma ‘sta parola, “insegnanti”, n’lèm minga truvà…dicono che ridurranno di 26.500 unità ‘ste risorse umane…non so cosa dirle signore…qui non ne parlano…ben, se riducono di ventiseimila questi qua, quante Porsc ci salteranno fuori? E alora! (applausi, delirio).

(Banditore): Qui, a ‘bsogna cha va spieghi ben sta LIPPA, che sensa el pipì la serv a nient…
(Genitore siciliano): ma che minchia è ‘sta robba? Già sta lippa me pare na gran minchiata…pure ce dobbiamo mettere a pisciare?
(Banditore): ma no, ma no, el pipì l’è il P.P, ch’lè il Piano Procreativo!
(Genitore siciliano) Nun ce capisco una minchia…

(Banditore) Ben adès al spieg ben…alora, se a duvem fer tute ste classi de ventisette, a b’sogna pensarci per tempo, almeno sei anni prima? Chiaro? (brusio).
Sei anni prima, i sindaci di tutti i comuni d’Italia affiggono la lista della LIPPA e tuti i papà e le mamme che i pensan de fà de’ piccin, se iscrive. Poi, i gan temp nove mesi e dieci giorni per cunfermà l’iscrissiun!
Cusì, el sindaco – cun l’acordo de tutti i cumpunenti de magiuransa e d’uppusision – el po’ meter zò, finalmente, el P.P., el Piano Procreativo Comunale…come i dis, chi, nel decreto attuativo…ha, ecco, el P.P.C. Piano Procreativo Comunale, che dopo el va sù alla Provincia e l’diventa el P.P.P., Piano Procreativo Provinciale, dopo el se ciama…el Piano Procreativo Regionale e poi Piano Procreativo Nazionale.
Ghe sun delle diferense per le province autonome, la Valle d’Aosta e i tedesc dell’Alto Adige…ma sun robe de poc…

(Genitore campano) E mettimmoce pure ‘na benedizione e’ San Gennaro, pe fa ‘nu guaglione…
(Banditore) No, ma la serv ancora ‘na cosa…n’dem a leser…ah, sì, l’Piano Procreativo Nazionale el va apruvà cun firma del President d’la Rpublica entro sessanta giorni, altrimenti el va a la Curt Custitusiunal…
(Genitore campano) facciamo finta d’averci capito qualcosa: e, se nu povero disgraziato nun coglie bbuono o’ tiro?
(Banditore) Ben, ma i vari P.P i gà dele tuleranse, se deve tener cunt delle gravidanse isteriche, delle gemellari…la cunferensa Stato-Regioni l’ha indicà, più correttamente, n’coefficiente de 29 +/- 2, cusì se va l’più visin possibile al ventisette…e poi, un diritto acquisito te fa salir in testa a la graduatoria per l’anno seguente, insomma…o te trumbi giusto secondo l’piano, e te gà diritto a na secunda prova, come alla “Ruota”, la dumanda de riserva…

(Genitore siciliano): ma a che minchia serve tutta ‘sta robba?
(Banditore, tono trionfale): ma a risparmià i dané, così ‘ste risorse umane se la pian in ti ciapp e ghe saran le Porsc per tutti…Serafino, fa entrà la machina!

Accompagnata dalle note di “Sei per sette quarantadue, più due cinquantaquattro”, e da due vallette con minigonna-mutanda e scollatura-topless, entra in scena, finalmente, l’argentea “Sborron”. Tripudio, apoteosi. Sul maxi schermo scorrono le immagini di Tardelli che urla per la vittoria dell’82. E Forza Italia.

Sipario.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com/
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2010/05/sei-per-sette-quarantadue-piu-due.html
17.05.2010

Liberamente riproducibile in tutti i teatri del globo, dall’Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno.

Pubblicato da Davide

  • Tonguessy

    Occorreva proprio mettere la foto della tignosa? M’è venuto un bruciore di stomaco…..

  • paolofederici

    Nibor Dooh

    togliere ai poveri per dare ai ricchi

    Mi sono trovato a discutere di “numeri” e, avendo studiato matematica al Liceo Scientifico, ho sempre ritenuto che i numeri siano “indiscutibili”, nel senso che due più due “dovrebbe” fare sempre quattro, qualsiasi ideologia politica si intenda abbracciare.

    Avrete già capito che Nibor Dooh non è altro che Robin Hood a rovescio.

    E allora lasciatemi spiegare.

    Partiamo dalla Costituzione che all’art. 33 recita:
    “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.”

    Quindi se qualcuno vuole aprire delle scuole private è libero di farlo. Non è invece consentito alla Stato di dare dei contributi a quelle stesse scuole private.

    Anche perché quello che si da alla scuola privata (con la scusa che così facendo si “aiuta” anche il “povero” che volesse iscrivere il figlio alla privata!) va solo a beneficio dei ricchi (perché se una retta costa 5.000 euro, non è che “contribuendo” con 1.000 euro si permette al “povero” di far frequentare al figlio quella scuola. Al massimo si fanno risparmiare 1.000 euro al ricco che non ha certo problemi a spenderne 5.000 anziché 4.000!)

    Allargando il discorso è lo stesso problema dell’ICI: togliere l’ICI a chi pagava MENO di 300 euro era un modo per aiutare “i poveri” (ed è quello che aveva fatto il governo precedente). Togliere l’ICI a tutti … ha solo favorito i ricchi (visto che i “poveri” erano già esentati!)

    Quindi già con questi primi due “punti” della discussione, abbiamo chiarito che lo Stato sta dando soldi (e tanti) ai ricchi che possono permettersi la scuola privata ed ai ricchi che hanno case grandi per le quali l’ICI sarebbe superiore ai 300 euro.

    Facendo credere di aiutare i poveri, mentre così non è.

    E adesso veniamo ai numeri. La “scuola” pubblica costa allo Stato (mi dicono) circa 70 miliardi di euro all’anno. Tremonti ha deciso che questo costo è troppo alto e quindi ha incaricato la Gelmini di “tagliare” le spese di almeno il 10 per cento. E la Gelmini taglia 8 miliardi.

    Come si fa a tagliare?

    Riducendo le spese. Siccome la spese sono fatte per oltre il 90 per cento di stipendi, tagliare le spese vuol dire tagliare il numero degli stipendi da pagare, quindi “lasciare a casa” il 15 per cento degli insegnanti (la Gelmini prevede 134.000 insegnanti in meno, in tre anni).

    Ottenendo così due risultati: gravando la scuola pubblica di inefficienza (perché se mettiamo 85 persone a fare un lavoro che facevano in 100, è chiaro che il lavoro sarà “incompleto” rispetto a prima) e, contemporaneamente, aumentando il numero dei disoccupati, quindi del disagio sociale, quindi dei problemi legati alla mancanza di lavoro.

    Considerare lo Stato come un’azienda dove, per aumentare il profitto, si tagliano i costi è il modo più sbagliato di gestire il bene comune.

    Perché un’azienda può anche NON preoccuparsi dei problemi che andrà a creare a chi i tagli li subisce (leggi: al “personale licenziato”), ma uno STATO deve preoccuparsi di tutti i suoi figli, sempre e comunque.

    Un titolare d’azienda può anche decidere di licenziare per il bene dell’azienda. Un padre di famiglia mai e poi mai penserà di mettere in strada i propri figli.

    Lo Stato dunque dovrebbe ragionare come una grande famiglia.
    Purtroppo ragiona come una grande azienda.

    Se poi calcoliamo che il contributo alla scuola pubblica è di circa 1 miliardo di euro (basta moltiplicare mille euro cadauno per ognuno del milione di studenti iscritti alle “private”) ed il taglio dell’ICI ai ricchi ha comportato un “minus” di 3,6 miliardi di euro per le casse dello Stato, ecco che oltre metà dei tagli gelminiani si potrebbero comunque evitare facendo restituire ai ricchi il “maltolto”.

    Insomma, comunque la si giri, la storia non cambia: si sta uccidendo la scuola pubblica per “favorire” la privata (frequentata solo dai ricchi) aiutando le famiglie (dei ricchi) non solo con contributi statali ma anche con l’esclusione dal pagamento dell’ICI.

    E questa è matematica elementare.

    Paolo Federici

    fonte: http://paolofederici.splinder.com/post/22739265/

  • sandrez

    dai, non siamo gente da damnatio memoriae…bisogna ricordare le facce dei nostri “tutori” 😉

    PS.
    cos’è la damnatio memoriae?!
    😀

    W la squola

  • castigo

    ma l’ICI non l’avevano tolta solo dalla prima casa??
    perché se l’hanno tolta a TUTTI bisogna informare l’agenzia delle entrate…..

  • Albertino

    concordo con le tue argomentazioni. io non avrò mai i soldi per mandare mia figlia ad una scuola privata, e come me la maggior parte delle persone. mia figlia dovrà per forza frequentare una scuola pubblica che sarà sempre meno efficiente. e con lei i figli di milioni di italiani. un conto è evitare gli sprechi, un altro tagliare posti di lavoro per fare cassa. saluti.

  • Truman

    (Riprendo un mio post precedente dai forum)
    Troppo spesso vedo pericolosi attacchi alle scuole private, che hanno certamente sostanziose motivazioni, ma non tengono conto di tutti gli aspetti del rapporto scuole pubbliche – scuole private.

    E’ vero che le scuole private sono incostituzionali sotto svariati profili, visto che gli insegnanti privati costano allo stato sia in termini diretti (stipendi) che in termini previdenziali (sanità e pensione).
    Però rendono un notevole servizio alle scuole pubbliche, liberandole dei figli di papà che non hanno voglia di fare un tubo e preferiscono comprarsi il titolo di studio piuttosto che sudarselo. Depurando le scuole pubbliche di tale feccia, la didattica migliora nettamente. Restano le differenze individuali, ma gli alunni che restano sono quelli convinti che il titolo di studio va meritato e non comprato.

    Inoltre il meccanismo delle scuole private opera anche nel senso del riequilibrio sociale: i ricchi restano ignoranti mentre i poveri un po’ di cultura cercano di farsela. Alla lunga qualche risultato si vede.
    Qui molti resteranno allibiti: “ma le scuole private sono scuole di qualità, dove si pensa allo studio invece che alla politica!”

    Devo dire che una volta anch’io credevo a queste favole. Ogni volta che mi imbattevo in una scuola privata di quelle stile CEPU, pensavo che fossero una categoria particolare, che le scuole per il recupero di anni scolastici (“recupero” è il termine che nella neolingua corrisponde al vecchio “compravendita”) fossero un’eccezione.
    Ci ho messo tempo a capire che esse sono la stragrande maggioranza delle private, anzi di quelle scuole d’elite di cui si parla tanto ancora non ne ho trovate. Forse sono nascoste bene.
    A dire la verità qualcuna di queste scuole private è un po’ superiore alle altre, ad esempio la London School of economics, tipica destinazione di molti figli di papà, impartisce una raffinata preparazione in economia, che piacerebbe molto ad Orietta Berti.
    Finchè la barca va sono bravissimi a spiegare le grandiosi sorti progressive del capitalismo.
    Poi arriva la più spaventosa crisi economica dai tempi della grande depressione e si inceppano tutti nella ripetizione di mantra.

  • IlFilo

    occupiamo rettorati in tutta italia, e i tg TACCIONO.

    Parlano ricercatori del dip. fisica sperimentale e i media TACCIONO.

    Lasciano voce solo a quella lì, capace solo a dire “sono slogan vecchi”.
    Comincio a credere al raccontino narrato in questo articolo