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SEGNALI DELLA NUOVA LOTTA DI CLASSE IN EUROPA: LA FRANCIA

DI EUGENIO ORSO
ariannaeditrice.it

Il paese maggiormente animato da orgoglio nazionale e attaccato alla bandiera dell’Europa occidentale e continentale, oltre ad entrare nel comando integrato della NATO in seguito ad una discussa decisione del gruppo di potere dell’attuale capo dell’Eliseo, Nicolas Sarkozy, che in tal modo ha tradito il vecchio spirito di indipendenza gollista, è oggi scosso da una serie di episodi che potrebbero preludere, come accade in Gran Bretagna, ad una nuova stagione di disordini con esiti rivoluzionari.

Quando i sistemi tradizionali e legali di lotta per la difesa del posto di lavoro e dei propri diritti non funzionano più o sembrano armi spuntate, si può e si deve ricorrere a nuove forme, se non si vuole accettare passivamente un destino tracciato da altri.

Questo è quanto sta accadendo in Francia – ed anche in Belgio, paese in cui sono presenti concessionarie FIAT[1] – con il moltiplicarsi dei “rapimenti” di esponenti del middle management, i quali operano nell’impunità più assoluta ristrutturando le unità produttive e licenziando per conto terzi.

Marzo e aprile sembrano essere stati mesi abbastanza caldi, al di là della meteorologia, con i dipendenti di almeno tre aziende, come Sony France, 3M e Caterpillar che hanno preso in ostaggio i manager, chiudendoli nei loro uffici.

A titolo d’esempio, gli operai hanno sequestrato, nello stabilimento di Grenoble della storica Cat produttrice di macchinari per costruzione, quattro dirigenti, a fronte di un piano industriale che prevedeva più di settecento licenziamenti, scomodando lo stesso Sarkozy e costringendolo a promettere il salvataggio dell’unità produttiva.

La libertà per i manager tenuti sotto sequestro in cambio del mantenimento del posto di lavoro, in fondo, è una richiesta minima, tenuto conto che se il sequestrato è, ad esempio, debole di cuore, viene subito rilasciato [è accaduto anche questo] e che il tasso di violenza, in tali sequestri, è molto basso se non inesistente.

Del resto, privare per qualche ora della libertà personale individui [definibili lacchè dei poteri forti?] che distruggono le altrui esistenze, in cambio di benefit e cospicui incentivi economici, sembra più un atto di giustizia che una violenza, un crimine.

Siamo già un passo oltre lo sciopero e le consuete, rituali manifestazioni di piazza.

I francesi, sulla base di recenti sondaggi, sembrano dividersi in due schieramenti di pari consistenza nell’approvare o rigettare queste forme di lotta.

Anche nel paese della recente rivolta della “recaille” nelle grandi banlieues, secondo una sprezzante definizione degli insorti data da Sarkozy, allora ministro degli interni, nella Francia dei giovani figli e nipoti d’immigrati che senza una guida e una regia affrontavano la polizia e bruciavano auto e mezzi pubblici, sospesi nel limbo dei senza identità[2] – non più margrebini e non ancora francesi, anche se cittadini della République fin dalla nascita – si avverte una sfiducia montante nella politica ufficiale, tanto più che l’opposizione sistemica socialista, in parlamento e nel paese, non pare poi tanto diversa, tanto più vitale e attiva del nostrano Pd attraversato dai brividi dello scioglimento.

Nel prossimo futuro, le tensioni generate dalle questioni sociali che attraversano l’Europa, in conseguenza della crisi, potrebbero sovrapporsi alle fiammate di rivolta dei marginali, delle così dette sotto-classi urbane in un cocktail micidiale, minando progressivamente la stabilità dei governi liberaldemocratici e delle istituzioni e mettendone a nudo, oltre che un’intrinseca fragilità, anche la sostanziale irriformabilità.

A questo rischio non potrà sfuggire la stessa République ed è anche per farvi fronte che Nicolas Sarkozy, Bernard Kouchner ed Hervé Morin hanno rinunciato all’orgogliosa indipendenza gollista che dal lontano 1966 nessuno, in Francia, aveva messo seriamente in discussione.

Dalle dichiarazioni pubbliche di Sarkozy si comprende che “diplomazia forte”, “alleati forti e sicuri” e il riferimento a “serrare le fila” assieme alle altre democrazie occidentali, nascondono non tanto o non soltanto l’intenzione di aderire ad una sorta di ideologia atlantista, ma quanto di creare le condizioni per poter affrontare, con speranza di successo e unitamente agli alleati liberaldemocratici, i possibili disordini interni futuri.

In questo clima sta avendo una certa diffusione, in Francia, un pamphlet che risale al 2007 dal titolo vocativo di L’insurrection qui vient, edito da La fabrique di Eric Hazan e attribuito al poco più che trentenne Julien Coupat.

Il probabile autore è di famiglia agiata, ha contribuito a fondare una rivista filosofica e una sorta di comunità rurale a Tarnac nel Corrèze, e nel momento in cui scrivo è in prigione, perché accusato assieme ai suoi compagni di attentati contro le linee TGV, l’alta velocità francese della SNCF[3].

Sous quelque angle qu’on le prenne, le présent est sans issue.

Sono le semplici parole, che non hanno bisogno di traduzione, con cui inizia il pamphlet incriminato e ben rivelano la situazione di disorientamento, di sconcerto, di assenza di prospettive e di assoluta mancanza di fiducia “nelle istituzioni” comune a molti giovani, non soltanto francesi.

Se il presente non offre scampo, non ha via d’uscita, Il futuro non ha più avvenire, sembra essere il motto di un epoca oscura, in cui non ci sarà una soluzione sociale alla presente situazione. Il vago aggregato chiamato «società» è senza consistenza e l’impasse del presente è dovunque percettibile.

La sphère de la représentation politique se clôt. Da destra a sinistra è il medesimo nulla.

Coloro che hanno trovato nella strada del crimine meno umiliazioni e più benefici non deporranno le armi e la prigione non riuscirà ad infondergli l’amore per la società.

Ce livre est signé d’un nom de collectif imaginaire, e chi lo ha redatto non ne è l’autore.

Chi lo ha redatto si è limitato a mettere un po’ d’ordine fra i luoghi comuni dell’epoca, in ciò che si mormora ai tavoli dei bar, dietro la porta chiusa delle camere da letto.

Chi lo ha redatto altro non ha fatto che fissare delle verità necessarie [ineludibili?], quelle la cui rimozione universale riempie gli ospedali psichiatrici e gli sguardi di pena, di dolore e di afflizione.

Ho cercato, sia pure in modo libero e impreciso – spero non troppo rozzo – di tradurre alcune frasi che giudico importanti e rivelatrici nell’avvio di questo scritto e credo che le accuse di linguaggio che ricorderebbe quello delle Brigate Rosse, siano quanto meno superficiali e infondate, se non frutto di cattiva coscienza.

Ben poco a che vedere con i comunicati delle BR degli anni settanta e ottanta, diversi i riferimenti e il contesto storico e sociale, non comparabili gli esiti sperati, percepibili il disincanto e un certo goût du néant nel testo.

Il pamphlet prosegue suddiviso in cercle [cerchi], sette per la precisione, in cui chi lo ha redatto ci presenta una sorta di filosofia, una visione del mondo diversa rispetto a quella che il potere oscuro dell’epoca diffonde.

Il divertimento come bisogno vitale dell’uomo e la rivalorizzazione degli aspetti non economici dell’esistenza [« Moins de biens, plus de liens! »] ne sono la prova.

Non è l’economia che è in crisi, in quanto l’economia è la crisi.

L’ultima parte dello scritto, con En route!, Se trouver, S’organiser, e il gran finale di Insurrection, costituisce il corpo propriamente “insurrezionale” e incriminato della breve opera, benché, in Être en armes [parte di Insurrection], pur mostrando di preferire i profeti armati a quelli disarmati, pur non credendo nelle insurrezioni pacifiche e giudicando le armi necessarie, l’autore chiarisce che è necessario far di tutto per renderne l’uso superfluo.

Perché questo pamphlet mette a disagio il potere francese e il suo presunto autore è in carcere – seppure per la poco chiara vicenda degli attentati alle linee ferroviarie – e gli sono stati negati anche gli arresti domiciliari?

I tempi stanno diventando maturi e la storia si è rimessa definitivamente in marcia?

Eugenio Orsi
Fonte: http://anchesetuttinoino.splinder.com
Link: http://anchesetuttinoino.splinder.com/post/20340116/SEGNALI+DELLA+NUOVA+LOTTA+DI+C
17.04.2009

NOTE

[1] Poco più di una ventina di lavoratori FIAT della concessionaria di Chaussée de Louvain, che è la maggiore in Belgio, il 9 di aprile del 2009 hanno preso in ostaggio per cinque ore tre dirigenti del gruppo, fra i quali un italiano, durante una trattativa sindacale per la chiusura del reparto riparazioni della officina di Bruxelles-Meziers. Pare evidente che questo metodo di lotta sta incontrando adesioni anche fuori dei confini francesi.

[2] La componente islamica dell’insurrezione non consiste in questo caso in una adesione ad alcuna corrente islamista. In Gran Bretagna la relativa integrazione sociale del mondo islamico ha reso possibile una protesta terrorista, infine una protesta di minoranza. In Francia invece è nato un fatto nuovo, la protesta di maggioranza che assume della linea islamista solo la totale rottura con l’Occidente. [Gianni Baget Bozzo, Il Giornale.it, giovedì 10 novembre 2005, www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=41862] [3] Una breve nota biografica su Julien Coupat tratta da Wikipedia: né le 4 juin 1974 à Bordeaux, est un des fondateurs en 1999 de l’éphémère revue philosophique française Tiqqun. Depuis le 15 novembre 2008, il est suspecté d’avoir formé une « cellule invisible » à laquelle est imputé le sabotage d’une caténaire de ligne TGV, action qui a été revendiquée par un groupe allemand le 9 novembre 2008.

Pubblicato da Davide

  • sultano96

    Non rilevo alcuna differenza tra le due classi sociali, cioè quella operaia e quella dirigenziale, sono sempre cmq come i polli di Renzo di manzoniana memoria, una lotta tra “poveri”, intesa nel senso spirituale.
    Che una peripatetica chieda 1.000 € o 10 € per ogni sua prestazione sempre tr..ia rimane, mette a disposizione dello sfruttatore le proprie intrinseche capacità personali, è solo una questione di prezzo!
    Per quanto sopra da me manifestato, è chiaro che non sono schierato per nessuno dei due fronti che ritengo codini, visto l’esistenza dell’antropocrazia. Antropocrazia che libera da ogni sudditanza!

  • Earth

    Dalla tua opinione si salva solo chi non lavora… in effetti anche se logicamente giusto perche’ se un operaio un giorno guadagna 10euro e lo promuovono a 1000 euro all’ora a lui andrebbe bene, ma non dimenticarti che siamo anche persone e quell’operaio agiato potrebbe investire i soldi per fare del bene, inizialmente ti direi di non fare tutta un’erba un fascio anche se, sterminando i ricchi e’ la soluzione piu’ facile, perche’ di ricchi che fanno vera filantropia si contano sulle dita di una mano. Purtroppo l’antropocrazia sono in pochi che la conoscono e non penso che crescera’ abbastanza in fretta per sostituire questo modello economico, probabilmente vincera’ la scuola austriaca come d’altronde la cina ha gia’ comprato rame e altri materiali che non sono infiniti a differenza dei dollari.

  • radisol

    Luce e riscaldamento a intermittenza per oltre 66 mila famiglie

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    E’ polemica sullo “sciopero” dei dipendenti delle compagnie energetiche

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    Francia, mini-blackout elettrici la nuova protesta dei lavoratori

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    dal nostro inviato ANAIS GINORI

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    PARIGI – Piccoli black-out, la luce elettrica a intermittenza, la fornitura del gas interrotta per qualche ora. E’ l’effetto della protesta dei lavoratori di Edf e Gdf che sta provocando disagi a migliaia di utenti in tutta la Francia. Da tre settimane, i dipendenti delle due compagnie energetiche sono in agitazione. Oltre alle giornate di sciopero (l’ultima giovedì) alcuni lavoratori hanno deciso di interrompere la fornitura o di diminuire la potenza di alcune utenze. Secondo un primo calcolo, sarebbero già 66.500 le famiglie colpite dalla protesta. Mercoledì un ospedale della città settentrionale di Douai è rimasto senza corrente per 40 minuti, così come i settanta anziani dell’ospizio di Mazères, nel centro del paese.

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    A Brest, in Bretagna, oltre 6.200 case e 650 imprese hanno avuto un fornitura ridotta per un’intera giornata e molti negozi sono stati costretti a chiudere anticipatamente. “Sono senza gas da due giorni: ci laviamo con l’acqua fredda”, racconta Danièle Hoffmann, una madre di due bambini nel Val d’Oise, intervistata da Le Parisien. In questa regione non lontano da Parigi sono rimasti al buio decine di case popolari e un grande centro commerciale.

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    Dopo il “sequestro” dei manager in alcune fabbriche, le “interruzioni selvagge” degli operai energetici sono un ulteriore segnale della radicalizzazione del conflitto sociale nel paese. E’ la prima volta in anni recenti che la protesta dei lavoratori ha ricominciato a usare mezzi di rivendicazione illegali. “Un tabù è caduto”, ha notato con preoccupazione il giornale Le Parisien, che teme un diffusione di questi fenomeni spontanei, senza il filtro di una rappresentanza sindacale, tradizionalmente debole e divisa nel paese. Finora, le principali sigle sindacali, come la Cgt, hanno infatti giustificato le azioni dei dipendenti definendoli “sintomo di disperazione” ma anche come un modo per conquistare visibilità.
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    Gli amministratori delle compagnie energetiche hanno invitato i sindacati a tornare al tavolo delle trattative. Secondo un portavoce si tratta di “atti isolati compiuti da una piccola minoranza di lavoratori”. Più severo il giudizio del premier, François Fillon, che ha parlato di “sabotaggi” e ha detto che il governo non tollererà altri black-out. “Manifestazioni di violenza non hanno nulla a che vedere con il dialogo sociale”, ha detto Fillon. Un concetto ribadito dal ministro del Lavoro, Brice Hortefeux. “Queste interruzioni di corrente elettrica non sono assolutamente equiparabili al legittimo diritto di sciopero”.
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    (18 aprile 2009) http://www.repubblica.it

  • adriano_53

    per anime semplici:

    la lotta di classe non cessa mai perche fino a quando esisterà una società divisa in classi esisteranno interessi divergenti e conflittuali.

    può accadere, come si è verificato dagli anni ottanta in poi, che una classe costringa l’altra al tappeto, che si manifesti uno squlibrio di forze tale per cui uno dei contendenti non riesca a parare i colpi dell’avversario.

    Ad uno sguardo lontano può apparire che non ci sia nemmeno lotta fra gli antagonisti, e allo sguardo di un semplice che la lotta di classe sia scomparsa.

    ma la lotta tra le classi è la società e il tono della società è il tono della lotta di classe.

    dato il tono della società occidentale degli ultimi trentanni saluto con entusiasmo questa ripresa di vigore da parte di uno dei contendenti.

  • sultano96

    La ringrazio per la risposta e se l’antropocrazia non crescerà abbastanza è una questione che riguarda meramente i poveri di spirito, guidati ancora dall’anima di gruppo!
    Un ricco filantropo è un ossimoro, perchè uno è ricco?
    Se per eredità, in antropocrazia nel giro di un breve lasso di tempo la sua richezza evapora, diversamente con il lavoro non potrà mai accumularla, altri modi non ne conosco.
    Cordialità.

  • sultano96

    Se non verrà addottata l’antropocrazia questi flash di genio si ripeteranno in successione, fintantochè non ne scaturirà violenza fisica, quella morale è già avvenuta come sostiene Fillon e Brice Hortefeux.

  • castigo
  • Gioacchino_Murat

    Definire un rapimento e la privazione della liberta’ per qualche ora un atto di giustizia sociale,oltre ad essere incitamento alla violenza,riporta
    con la memoria ai tristissimi anni della seconda guerra civile italiana,
    quella del 68,in cui un’intera generazione di giovani fu mandata allo
    sbaraglio da quattri ideologi senza scrupoli a combattere una guerra
    di cui ancora oggi molti portano le ferite e che non e’ sfociata in nulla.
    Il sonno della ragione genera sempre mostri.

  • sultano96

    Castigo mi scusi! Ma qual’è il nesso tra l’antropocrazia ed i link da lei indicati? Avendoli già letti e valutati, tra le due situazioni esiste la stessa differenza che c’è tra un limone ed una locomotiva a vapore! Se lei gli assimila soffre di una patologia neuronale.

  • castigo

    sultano96:

    Castigo mi scusi! Ma qual’è il nesso tra l’antropocrazia ed i link da lei indicati?

    li ha già letti??
    tutti??
    mamma mia che velocità!! 😀

    Avendoli già letti e valutati, tra le due situazioni esiste la stessa differenza che c’è tra un limone ed una locomotiva a vapore!

    ah, che sbadato, a lei non potevano essere sfuggiti….
    ma probabilmente si è fermato al titolo, dato che TUTTI sono ampiamente in relazione con la “cosa” che chiamate col nome altisonante di “antropocrazia”….
    come se bastasse un nome roboante per mascherare le ca…..volate….

    Se lei gli assimila soffre di una patologia neuronale.

    non vedo come possa affermare siffatte sciocchezze, considerando il fatto che 1) non mi conosce affatto e 2) se proprio deve “insultare” (ma questo venendo da lei posso considerarlo solo un complimento), ci sono così tante “patologie neuronali”…. sia preciso, o scegliamo una cosa a caso, come quando scrivete le vostre strampalate teorie??

    ciò detto la lascio ai suoi deliri.
    non mi illudevo certamente di farla rinsavire postando quei link.
    sono per gli attenti lettori di comedonchisciotte, affinché possano correttamente valutare lo strame che proponete….

  • Orsieuge

    Una piccola precisazione: l’autore dell’articolo sono io e il mio cognome è Orso e non Orsi.
    In verità, l’articolo in questione non è che l’abbozzo di uno scritto più esteso.
    Aggiungo a quanto compare nell’articolo qualche altra considerazione:

    l’Occident s’est sacrifié en tant que civilisation particulière pour s’imposer comme culture universelle, allo stesso modo in cui la borghesia ha dovuto negare se stessa, in quanto classe, per permettere l’imborghesimento della società.
    Omologazione, “pensiero unico” e mitologie neoliberali del presente avrebbero la loro genesi nel sacrificio di un’entità in agonia che sopravvive come forma .
    Poi le questioni dell’immigrazione e dell’integrazione, che hanno la forza per minare il sistema dall’interno e non possono né potranno essere risolte con misure e strumenti repressivi:
    Notre histoire est celle des colonisations, des migrations, des guerres, des exils.
    E’ la storia di tutto ciò che ha fatto di noi degli stranieri nel nostro mondo e se non ci fossero e non ci fossero stati gli immigrati, forse non esisterebbero i francesi, sostiene chi ha redatto il pamphlet.
    Tale visione potrebbe esser estesa, per la verità, anche alla Gran Bretagna, all’Italia e a qualsiasi altro paese.
    Si tratta un modo di vedere le cose diverso dal mio, che estremizzato porta a negare qualsivoglia importanza per la persona, la sua formazione e la sua identità della tradizione e delle comunità stabilite nei luoghi d’origine, ma non certo di un banale discorso di propaganda a fini “terroristici”, o di semplici giustificazioni per una battaglia di retroguardia di matrice anarco-insurrezionalista o addirittura vetero brigatista.

    Oggi non si può più attendere – l’apocalisse nucleare, la rivoluzione o un nuovo movimento sociale – perché attendere ancora sarebbe una follia.
    Niente sembra meno probabile di un’insurrezione, ma niente è più necessario.
    Ma l’insurrezione dei diseredati, la fiammata che si estende rapidamente minacciando di travolgere l’ordine costituito, altrettanto rapidamente può spegnersi, lasciando alle sue spalle le macerie fumanti dei saccheggi e gli odi e le rivalità fra gli stessi subalterni.
    E’ già accaduto ed è molto probabile che accada ancora, in un prossimo futuro, nella Francia delle periferie nate con l’industrializzazione ed anche nell’Italia dell’immigrazione clandestina, del precariato diffuso e dell’abbandono al degrado e alla criminalità, organizzata e comune, di intere aree del sud del paese.
    Le premesse per l’avvio di una vera stagione rivoluzionaria e l’innesco del processo rivoluzionario non di rado hanno richiesto nel corso della storia umana tempi di maturazione ultra decennali o addirittura secolari, basti pensare alla “rivoluzione” cristiana i cui effetti, attraverso i millenni e pur con gli sconvolgimenti culturali, religiosi e sociali dei secoli trascorsi, sono arrivati fino a noi.

    Grazie per l’attenzione

    Eugenio Orso
    [e non Orsi …]

  • Orsieuge

    E allora lasciamo che i lacché della global class riducano, con la complicità di stati liberaldemocratici deboli e asserviti, la maggioranza della popolazione in uno stato fin troppo simile alla schiavitù.

    Lasciamo che grandi e piccoli avvoltoi di un sistema sull’orlo del fallimento si accaniscono sul cadavere delle società e lo spolpino.

    Meglio una seconda guerra civile di questa situazione, in cui le massime aspirazioni di moltissimi giovani italiani sono quelle di diventare “tronisti” o “veline”, in cui domina l’analfabetismo “di ritorno”, sempre più diffuso e funzionale al sistema, e la trimurti dell’intontimento di massa – Milan, Nazionale e Ferrari -, in cui il politicamente corretto dell’epoca impedisce i veri dibatti politici e l’emersione di una situazione sociale di ora in ora più drammatica, mentre Libero Mercato e politica degenere distruggono il futuro di milioni di lavoratori …

    E’ vero, infatti, che il sonno della ragione genera mostri … e i mostri sono già fra noi fin dall’avvento del neoliberismo, del “pensiero unico” e l’affermarsi dell’impianto neomitologico di riferimento: Libero Mercato, Globalizzazione, Liberaldemocrazia, Diritti Umani, ecc.

    Eugenio Orso

  • Gioacchino_Murat

    E a tutto questo si pone rimedio rapendo e ricattando esseri umani
    che sono spesso solo altre pedine di questo gigantesco ingranaggio?
    La lotta di classe non ha funzionato allora,non funzionera’ ora,producendo altri lutti e morti che andranno a sommarsi alla gia’ grave situazione economica.

  • Orsieuge

    Qui forse si confonde l’insurrezione, la pura rivolta – invocata dal “toto” francese che ha redatto l’Insurrection qui vient – con un vero processo rivoluzionario.
    Ai tempi in cui la lega era guidata in apparenza dall’urlante e rozzo Bossi, ma Gianfranco Miglio era l’ideologo, questo ultimo ebbe a dire: non ci può essere una rivoluzione senza qualche “morticino” …
    E’ la dura realtà e così è sempre stato.
    Stiamo parlando comunque di una lotta che potrà diventare senza quartiere fra lavoratori dipendenti a rischio di esclusione e ceti medi a rischio di ri-proletarizzazione, da un lato, e la famigerata Global Class con i suoi “funzionari” [fra i quali, a basso livello, i manager sequestrati] e i suoi camerieri politici [in occidente nel contesto della politica “ufficiale”, liberale e democratica], sull’altro fronte dello scontro.
    Questo conflitto, che è già agli inizi e non soltanto in Francia, potrà intersecarsi e sovrapporsi – nelle sue manifestazioni future – con i riots delle sotto-classi urbane.
    Ma sono gli esiti di questo conflitto che peseranno veramente, non le fiammate estemporanee di rivolta – in molti casi senza alcuna visione politica – che portanno rapidamente rientrare.
    Comunque sia, affamare e condannare alla miseria [o, in qualche caso, anche alla morte] milioni di persone innocenti è un crimine ben più grave e di grande portata storica del tenere sotto sequestro – fra l’altro, senza percosse o quasi – alcuni miserabili farabutti che sacrificherebbero anche la madre all’osceno molok del libero mercato, per riempirsi le tasce di benefit e premi.
    Questi individui, irrimediabilmente bacati, non avranno cittadinanza alcuna in un mondo futuro che avrà superato la peste del turbocapitalismo e svelato l’inganno della “democrazia”.
    E’ tutto chiaro?

  • Gioacchino_Murat

    Si certo e’ tutto chiarissimo anche senza utilizzare quell’aria marziale
    da Jack Nicholson in codice d’onore nel dire tutto chiaro.Un paio di piccole obiezioni:primo tutto questo scenario non si realizzera’ e il capitalismo pian piano si rimettera’ in moto con nuovi padroni e sotto nuove bandiere,i ricchi ci saranno sempre come ci saranno sempre i poveri,i pezzenti ,i senza tetto,gli sfruttati,gli emarginati e anche i
    falliti a invocare la rivoluzione contro il sistema questo orrendo Moloch cui addossare ogni colpa,senza considerare le responsabilita individuali
    che sono la maggior parte.
    Seconda cosa i sanguinari fanno le rivoluzioni col sangue altrui,tipo i cattivi maestri del 68,coloro che hanno fatto la piu’ grande rivoluzione
    di tutti i tempi l’hanno fatta col sangue proprio e divulgando e pronunciando parole d’amore:in questo esattamente marxismo e dottrina cattolica sono differenti,lo dico non a te,ma ai cattocomunisti che pensano che Marx e Gesu’ “in fondo”dicevano le stesse cose.

  • Orsieuge

    Ultimo post, perché altrimenti si rischia di non chiudere più la discussione.

    Coloro che invocano le “responsabilità personali”, per nascondere i fallimenti sistemici – ad esempio, le responsabilità personali di banchieri “che hanno sbagliato”, un po’ come i compagni che sbagliano di altri tempi – sono i pubblicisti dell’ultrliberismo e della funzionale [al Mercato] liberaldemocrazia.

    Subito dopo l’esplosione “ufficiale” della crisi finanziaria, ad esempio, sul Corriere uscivano degli editoriali, spesso firmati dall’odioso Giavazzi o dall’obnubilato Ostellino o ancora da altri pennivendoli di questa fatta, a difesa estrema del Libero Mercato e, non di rado, in questi editoriali si evocavano “responsabilità personali” per nascodere le tare sistemiche …

    Per quanto riguarda gli spauracchi – ai quali i pennivendoli ricorrono quando non hanno altri argomenti – molto gettonato era ed è il fallimento dell’Unione Sovietica, il terribile Gosplan, la fatale assenza del Mercato.

    Tu, invece, agiti come spauracchio il ’68, il cui fallimento, secondo alcuni, ha spianato la strada proprio al Mercato globale e al Neoliberismo.

    Attenzione a non cadere in questi errori, anche perché di certo non sei pagato e incensato come i vari Giavazzi e Ostellino, mercenari della disinformazione.

    I manager ricevono d’abitudine premi e benefit [talvolta principeschi se fanno parte del top] per “ristrutturare”, tagliare i costi, sostenere a tutti i costi il tasso di profitto e, quindi, licenziare.

    Questi sono i loro veri target , la sostanza del loro “lavoro” …

    Saluti da

    Eugenio Orso
    [e non Orsi]

  • Gioacchino_Murat

    Il mio unico spauracchio e’ la violenza da qualunque parte essa provenga per questo non ho mai votato ne’ votero’ mai partiti che abbiano avuto o abbiano responsabilita’ morali o materiali con atti
    di terrorismo,niente rossi e niente neri dunque,per gli altri colori c’e’
    sempre spazio nel mio cuore.Contraccambio i saluti ringraziandoti per lo scambio di vedute

  • sultano96

    Castigo lei non è l’enfiteuta dei link segnalatimi! Già altri lo hanno preceduto nelle medesime osservazioni. Ho fatto tesoro dell’esperienza, ed ho concluso che dell’antropocrazia si e no che ne abbiate letto il titolo. Se lei si reca in ospedale vede solamente delle persone offese ed insultate da dei cattivoni come me, oppure degli individui sofferenti di varie patologie?

  • sultano96

    Le sue ultime righe tinteggiano un futuro fosco, soprattutto per chi non conosce l’antropocrazia. Io speriamo che me la cavo!

  • Earth

    Non ho sentito parlare mai a nessuno male del reddito di cittadinanza e arrivi tu con ste … documentati meglio va…